giovedì 12 febbraio 2026

L'AVVELENATRICE DI UOMINI

 




L’avvelenatrice di uomini – Cathryn Kemp – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Giulia Tofana è una figura tra storia e realtà, che ha sempre infiammato la fantasia popolare. Vissuta nel XXVII secolo, nei tempi bui dell’Inquisizione e della peste, secondo quanto si narra era figlia di Teofania, cortigiana alla corte spagnola, poi trasferitasi a Palermo al seguito di un marito ricco mercante. È qui che Teofania, nel laboratorio del monastero, inventa l’Acqua Tofana, potentissimo veleno che on lascia tracce.

Non voglio raccontare la trama di questo romanzo storico, che prende e trascina via nel passato di città come Palermo, Napoli e Roma. Un romanzo ricco di immagini, suoni e sapori così come di eventi che stravolgono le vite dei protagonisti.

Basterà dire che Giulia, trasferitasi a Napoli e poi a Roma dopo la morte della madre, ne segue le orme. Si circonda di donne che, da una piccola bottega che crea e commercializza medicamenti,  aiutano le altre donne a guarire dal malanni, a partorire o ad abortire e, da ultimo, a liberarsi di mariti violenti.

L’ambientazione ti butta dentro i vicoli maleodoranti dove la peste la fa da padrone, ma anche nelle piazze e nei palazzi del potere, dove l’Inquisizione combatte principalmente le donne, accusate di far uso di arti magiche laddove in realtà è solo conoscenza delle proprietà delle erbe.

I personaggi maschili sono tre e secondo me rappresentano il difetto del romanzo: Papa Alessandro VII, che mette in evidenza i privilegi della nobiltà dell’epoca ma che alla fine risulta il meno riuscito del romanzo, un po’ troppo stucchevole. Poi abbiamo l’inquisitore Bracchi, che più che dalla fede è mosso dall’ambizione personale, il che risulta abbastanza solito e banale: il terzo è Don Antonio, che sta dalla parte delle nostre donne, un prete non convenzionale che officia anche messe nere. Ecco, a parte il fatto che è molto marginale, non è approfondito perché agisca così.

Detto questo, il libro è comunque godibilissimo, l’incalzare degli eventi è serrato, di quelli che ti tengono incollata alla pagina. Giulia è un personaggio da mito, la vedi bellissima e fiera attraversare le vie di Roma, combattere contro pregiudizi, alla fin fine fregarsene di ogni convenzione. Se sia un’eroina o un’assassina non te lo chiedi perché l’autrice è molto brava a farti empatizzare e poi, in fondo, lei si limita a fornire l’Acqua Tofana alle donne che gliela chiede e il più delle volte non si fa nemmeno pagare.

Mi verrebbe da concludere che sembra un libro di altri tempi, in cui si percepisce la gioia dell’autrice nel raccontare che non viene mai contaminata dalla ricerca ossessiva del realismo a ogni costo. Del resto, che questa sia la vera storia di Giulia non ha molta importanza: come diceva Pennac, se la vita è quello che è, il romanzo ha il diritto a essere quello che vuole.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 400

Editore: Nord

 


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