L’avvelenatrice di uomini –
Cathryn Kemp –
recensione a cura di Lilli Luini
Giulia Tofana è una figura tra
storia e realtà, che ha sempre infiammato la fantasia popolare. Vissuta nel
XXVII secolo, nei tempi bui dell’Inquisizione e della peste, secondo quanto si
narra era figlia di Teofania, cortigiana alla corte spagnola, poi trasferitasi
a Palermo al seguito di un marito ricco mercante. È qui che Teofania, nel
laboratorio del monastero, inventa l’Acqua Tofana, potentissimo veleno che on
lascia tracce.
Non voglio raccontare la trama di
questo romanzo storico, che prende e trascina via nel passato di città come
Palermo, Napoli e Roma. Un romanzo ricco di immagini, suoni e sapori così come
di eventi che stravolgono le vite dei protagonisti.
Basterà dire che Giulia,
trasferitasi a Napoli e poi a Roma dopo la morte della madre, ne segue le orme.
Si circonda di donne che, da una piccola bottega che crea e commercializza
medicamenti, aiutano le altre donne a
guarire dal malanni, a partorire o ad abortire e, da ultimo, a liberarsi di
mariti violenti.
L’ambientazione ti butta dentro i
vicoli maleodoranti dove la peste la fa da padrone, ma anche nelle piazze e nei
palazzi del potere, dove l’Inquisizione combatte principalmente le donne,
accusate di far uso di arti magiche laddove in realtà è solo conoscenza delle
proprietà delle erbe.
I personaggi maschili sono tre e
secondo me rappresentano il difetto del romanzo: Papa Alessandro VII, che mette
in evidenza i privilegi della nobiltà dell’epoca ma che alla fine risulta il
meno riuscito del romanzo, un po’ troppo stucchevole. Poi abbiamo l’inquisitore
Bracchi, che più che dalla fede è mosso dall’ambizione personale, il che
risulta abbastanza solito e banale: il terzo è Don Antonio, che sta dalla parte
delle nostre donne, un prete non convenzionale che officia anche messe nere.
Ecco, a parte il fatto che è molto marginale, non è approfondito perché agisca
così.
Detto questo, il libro è comunque
godibilissimo, l’incalzare degli eventi è serrato, di quelli che ti tengono
incollata alla pagina. Giulia è un personaggio da mito, la vedi bellissima e
fiera attraversare le vie di Roma, combattere contro pregiudizi, alla fin fine
fregarsene di ogni convenzione. Se sia un’eroina o un’assassina non te lo
chiedi perché l’autrice è molto brava a farti empatizzare e poi, in fondo, lei
si limita a fornire l’Acqua Tofana alle donne che gliela chiede e il più delle
volte non si fa nemmeno pagare.
Mi verrebbe da concludere che
sembra un libro di altri tempi, in cui si percepisce la gioia dell’autrice nel
raccontare che non viene mai contaminata dalla ricerca ossessiva del realismo a
ogni costo. Del resto, che questa sia la vera storia di Giulia non ha molta
importanza: come diceva Pennac, se la vita è quello che è, il romanzo ha il
diritto a essere quello che vuole.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2025
pagine: 400
Editore: Nord

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