giovedì 26 febbraio 2026

LA RADICE DEL MALE

 




La radice del male - Adam Rapp -

recensione a cura di Rossella Lombardi


In questo corposo libro, che copre sessant’ anni della storia della provincia americana, dal 1951 al 2010, viene narrata la storia di una famiglia un po’ bigotta, molto chiusa e rigorosa, con cinque figli: due maschi e tre femmine, la minore delle quali presenta un evidente deficit cognitivo. Il  più piccolo muore a pochi mesi di vita, lasciando una grande ferita nel cuore di tutti. I numerosi capitoli che si susseguono sono intitolati con il nome del personaggio del quale l’autore vuole raccontare le vicende nel suo percorso di vita, anche in città e in tempi  diversi . In realtà i veri protagonisti sono due: Mayra, la sorella maggiore, personaggio positivo, nella quale è facile identificarsi   e Alec “l’unico figlio maschio rimasto”, personaggio tormentato, cupo e ribelle. Chiarissimi sono i cenni autobiografici dell’autore : sua madre , come Mayra ,era infermiera in un carcere, dove ha avuto modo di curare un famoso serial killer. Il figlio di Mayra, Roman, è sicuramente riconducibile allo scrittore, anch’egli affetto da una patologia mentale.

Questo è sicuramente un libro allusivo; i personaggi sono ben distinti ma i loro tratti psicologici non vengono mai esplicitati. La scrittura  è precisa, scorrevole, forse un po’ prolissa.

Io apprezzo molto i libri che mi propongono una bella storia, anche intricata, avvincente e allo stesso moto mi piacciono i libri che mi suscitano domande, riflessioni. Questo libro fa sicuramente entrambe le cose. Tutti i personaggi infatti, nel corso della propria vita in famiglia e poi individualmente, sfiorano il MALE come spettatori, vittime o artefici. Vengono infatti citati episodi reali della storia americana: l’attentato al Presidente, le vicende di un famoso serial Killer di quegli anni, condannato poi alla pena di morte, alcuni attentati terroristici…L’autore all’ inizio sembra quindi associare  il male alla VIOLENZA.  Nell’evoluzione della storia sembra poi indicarci altre possibili manifestazioni del Male : i tradimenti, le malattie, gli abusi, la dissolutezza, l’abbandono, la malattia mentale, la morte, la religione come prigione, la menzogna …Poi sembra domandarci “  Come reagiamo, individualmente e collettivamente, di fronte al Male ? Dove ha origine il male ? Perché e come si diventa  fautori del male ?   E’ una predisposizione ereditaria o influisce un contesto familiare anaffettivo, giudicante, abusante?  E’ sufficiente, per evitare il male, educare al discernimento e alla responsabilità individuale?

Un personaggio condannato alla pena capitale dice “ Per come la vedo io, siamo tutti sdraiati fianco a fianco nel silenzio della notte . I buoni e i cattivi.  Ci sono i lupi e c’è la prateria “

Simbolicamente, quando un personaggio viene a contatto con il male, l’autore inserisce la presenza del sangue ( un’epistassi, una ferita, un parto …) o di un lupo ( reale o riferito a un proverbio o ad una citazione ) o cicatrici  di appendicectomie, di un parto cesareo, di ferite … come segni sul corpo  di traumi che non dimenticheremo mai.

Mayra investe un cerbiatto su una strada solitaria; prova una tristezza inesorabile …come se qualcuno le avesse infilato la mano nel petto per strizzarle tutto il sangue dal cuore. Almeno il cerbiatto non ha sofferto! Che sia una punizione per lei? Il suo Dio ha sempre agito con rancore, è sempre stato spietato con lei; perché dovrebbe cambiare proprio adesso?

In questo libro l’autore ci regala davvero immagini che colpiscono e situazioni che emozionano.

Nel finale sembra dirci con convinzione che  le nostre colpe, responsabilmente, si pagheranno tutte e proporci  una flebile speranza: è possibile sciogliere il nodo che aggroviglia tutto ciò che non ci piace di noi.

 
genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 496

editore: NN


Nessun commento:

Posta un commento