Diciassette diverse possibilità di fallire - Julian Barnes
recensione a cura di Miriam Donati
Julian Barnes nell’introduzione avverte il lettore della possibilità di fallire ed è questo il fil rouge che – oltre a dare il titolo al libro – accompagna questa raccolta di racconti scritti nell’arco di quindici anni.
Nell’annosa
polemica che vede contrapposti racconto versus romanzo, Barnes, scrittore
soprattutto di romanzi, si schiera a favore del racconto e in questa raccolta
ne dimostra la grandezza.
Come
sempre, la scrittura di Barnes è stimolante, nitida e tagliente, a volte così
tagliente da risultare crudele. Che sia domestica o straordinaria, ogni storia
pulsa della risonanza, della scintilla e dell'umorismo pungente e toccante per
cui Barnes è giustamente acclamato.
Si
ha l'impressione che Barnes non perda una sola parola pronunciata vicino a lui,
né un singolo momento di potenziale disagio emotivo che potrebbe finire in una
storia come quelle di questo libro su relazioni, perdita, curiosità, amore,
amicizia, vecchiaia e morte, ma il suo principale interesse è l'esperienza di
essere vivi puntando sulla sproporzione della tradizionale divisione tra mente
e corpo.
Come
un buon birdwatcher, Barnes percepisce movimenti dove gli altri vedono
immobilità, e cattura lampi di vita nascosti che esplora nelle sue storie.
Illustra con la sua acuta comprensione le sfumature quasi invisibili
dell'interazione umana. In questa raccolta di racconti cattura le
sottigliezze di ciò che unisce e ciò che tiene isolati. I suoi personaggi sono
persone multidimensionali, eccentriche, adorabili, egoiste, aggressive e
innocenti allo stesso tempo, il che le rende ancora più piacevoli.
Nella
prima parte che si intitola Cross Channel Barnes si interroga
sulla verità, la sua verificabilità e il rapporto con il passato.
Riprende
da dove si era fermato in “Il pappagallo di Flaubert”. Drammatizza
le riflessioni inglesi e auto-parodiche sui francesi e le espande in finzioni
che suggeriscono un completamento reciproco attraverso un fraintendimento
reciproco.
Da
passeggero immaginario sul treno che attraversa la Manica, ricorda che gli anni
dell’infanzia furono segnati non tanto dai compleanni quanto dai viaggi in
treno verso Dover, Folkestone e Southampton, poi in traghetto per Calais,
Dieppe e Cherbourg, e poi in treno fino a Parigi. Con l'avvento del Tunnel
della Manica che ha avvicinato il paese che lo affascina così tanto, si elimina
il "senso di transizione" che il vecchio canale con il traghetto
forniva, i nomi, pieni di tanta storia, sono spariti: c'è solo il nuovo e
elegante treno senza scomparti. Riflette con sgomento sulla "sorprendente
banalità che nel corso della sua vita Parigi è diventata più vicina di Glasgow".
Il progresso è una cancellazione del passato, e il narratore riflette sulla
proposta di "razionalizzare" (cioè dissotterrare) i cimiteri di
guerra francesi. "Un secolo di memoria è sicuramente sufficiente".
Il
riferimento qui è a uno dei racconti, il più commovente della raccolta; "Evermore"
che parla di una correttrice di bozze del Dizionario Oxford che ha perso il
fratello nella Prima Guerra Mondiale e che compie un pellegrinaggio annuale
alla sua tomba a Cabaret Rouge. È questa Francia, campo di battaglia e
cimitero, che rimane l’immagine più potente di questa prima parte.
Nella
seconda raccolta “The Lemon table” Barnes parla dell’invecchiare
e del morire.
Il
titolo stesso della raccolta, come spiega l'ultima storia "Il
Silenzio", allude a una tradizione finlandese in cui i commensali a un
tavolo specifico erano obbligati "a parlare di morte".
I racconti descrivono la vita e gli eventi della vita principalmente dal punto
di vista di maschi anziani. Le circostanze e il modo in cui reagiscono possono
differire, ma spesso si fa il conto dei rimpianti passati e la consapevolezza
che la vita è stata vissuta più di quanta ne resti da vivere. Il tutto
raccontato con umorismo ironico.
Ci sono temi di occasioni mancate come in "La storia di Mats
Israelson", Invece in "La gabbia della frutta" un
coniuge maltrattato sopporta la moglie arpia per anni, finché non la lascia, ma
un po' troppo tardi. È un racconto triste, toccante, inquietante e straziante.
Due storie coinvolgono la musica: "Il Silenzio" racconta i
flashback di un compositore famoso, i suoi successi, le sue carenze e
l'incapacità di produrre un altro capolavoro. Nell’altro racconto molto
divertente "Vigilanza", l’appassionato spettatore di concerti
si autoproclama vigilante quando gli altri nel pubblico interrompono il suo
ascolto concentrato di Mozart e Shostakovich. Un militare in pensione fa la sua
scherzosa visita annuale a un'amante morta nove mesi prima (“Una pratica di
salute”) mentre Turgenev è coinvolto in una storia d'amore tardiva ("La
rinascita").
C’è
calore e compassione anche verso i personaggi più sgradevoli. Barnes mostra
come ci si aggrappa disperatamente agli ultimi bricioli di rispetto per sé
stessi, alla convinzione che non si è cambiati molto da quando si era febbrili
e resistenti, anche se ora si ha diritto a una tessera ferroviaria per anziani.
Il tema che attraversa queste storie di maturità è la perforazione delle
illusioni e come si conserva la residua dolcezza, la si custodisca, la si nutra
come scorta per gli anni successivi.
Le
altre tematiche sono: la persistenza del desiderio, la necessità della
rinuncia, la fallibilità della memoria, l'esperienza viscerale del declino
fisico e cognitivo e l'isolamento sociale. Funzionano come una potente
contronarrazione letteraria al discorso dominante sull'invecchiamento di
successo.
Nella
terza parte, dal titolo “Pulse”, i racconti, ambientati in
circostanze molto diverse e attraverso i cinque sensi, si concentrano su
momenti cruciali dell'amore: cosa fa scegliere una persona rispetto a un'altra
e i gesti banali che possono spezzare o dare vita a una nuova storia d'amore.
Un senso di perdita e malinconia pervade quasi tutte le storie.
La
maggior parte dei racconti tratta di fallimenti nelle relazioni tra uomini e
donne, ma non solo.
Le
storie più belle di questa raccolta esplorano i minuscoli impulsi misteriosi e
delicati che causano cambiamenti potenzialmente significativi, ma anche forse
illusori, nelle relazioni.
C'è
un senso esaltante di libertà anche nelle storie tristi, perché per Barnes la
curiosità per la natura umana sembra prevalere su tutto, Gli piace creare una
zona senza guinzaglio per i suoi personaggi, dove possono fare ciò che
vogliono.
Si
passa da un uomo che rinuncia a farsi amare, a causa della sua ossessione per
le escursioni, a un agente immobiliare che perde un’innamorata per la sua
curiosità invasiva, da un vedovo che torna sull'isola scozzese che aveva
custodito il ricordo del suo amore di coppia e impara quanto sia difficile
liberarsi dal dolore a un pittore
itinerante sordomuto che conduce una vita miserabile.
Nel
racconto che dà il titolo alla raccolta, storia toccante di un matrimonio
felice in contrasto con uno travagliato, crea un ritratto affettuoso di una
coppia inglese sposata da tempo la cui salute inizia a peggiorare in modi
insoliti. L'uomo perde l'olfatto e perde lentamente il profumo del mondo e la
moglie, a sua volta è affetta da una malattia neurodegenerativa che le fa
perdere progressivamente il controllo del proprio corpo. Bellissimo il
passaggio dove il marito, al capezzale della moglie paralizzata, cerca di
creare un momento condiviso impossibile facendole annusare erbe aromatiche di
cui lui non può sentire il profumo.
Genere:
Narrativa
pagine: 328
editore: Einaudi

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