lunedì 23 febbraio 2026

GIORNO DI RISACCA

 





Giorno di risacca – Maylis de Kerangal – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Terzo libro che leggo di quest’autrice francese che si è imposta qualche anno fa nel panorama letterario con il bellissimo “Riparare i viventi”.

Di cosa parla

La voce narrante, in prima persona, è una donna che vive a Parigi, di professione doppiatrice e lettrice, sposata e madre di una ventenne che pratica la scherma. Un giorno, al telefono, si sente convocare dalla polizia di Le Havre: è stato trovato il cadavere di uno sconosciuto. La donna – di cui non sapremo mai il nome – deve recarsi là per essere ascoltata perché la cosa la riguarda. Sorpresa e inquieta, parte per Le Havre, città dove ha vissuto fino alla giovinezza. 

L’inizio sembra quello di un giallo, o di un noir, ma ben presto il romanzo vira in tutt’altra direzione. Appena scesa dal treno, infatti, la protagonista viene sopraffatta dai ricordi, da quelle mille cose e persone di cui sono fatti gli anni. Di più, la città diventa protagonista, ed è una città dove la Storia è entrata con la violenza di un tornado. Il romanzo si svolge in una sola giornata, in 173 pagine densissime di vita, morte, amore, delusione.

I pregi

L’autrice si caratterizza per una scrittura ricchissima, precisa, a volte quasi tecnica. In questo romanzo, ha scelto di esprimersi con frasi lunghissime, magari due o tre pagine senza un punto, che incorporano discorsi diretti cambi di tempo e soggetti. Ma non perde mai il filo e non si lascia mai trasportare da flussi di coscienza classici: i suoi flussi sono sempre finalizzati al racconto, al recupero di ricordi, di parole sentite da altri (memorabile il racconto dell’anziana Jacqueline sul bombardamento del 1944, struggente quello delle due giovani ucraine fuggite dalla guerra). In tutta questa ondata di ricordi, il presente viene tenuto ben stretto attraverso le comunicazioni con marito e figlia rimasti a Parigi e con le telefonate di Lavoro, che ci svelano un mondo sconosciuto, quello del doppiaggio.

E poi c’è Le Havre, dove ti sembra di camminare, tremare per il freddo, deprimerti per il grigiore, prenderti un’ondata traditrice che ti lascia fradicia.

I difetti

Più che difetti, credo siano scelte precise dell’autrice che ha voluto mantenere il romanzo nell’indeterminatezza. Sul fortissimo legame della protagonista con Le Havre sembra esserci l’ombra di un qualcosa che l’ha spinta ad andarsene, un dolore che non viene mai chiarito.

E poi c’è il finale. Vero che non si tratta di un giallo, ma insomma due parole in più sul cadavere si potevano spendere. Tanto più che è stato quello a determinare il ritorno a Le Havre e quanto ne è seguito. Così ho avuto l’impressione che questo viaggio nel passato sia stato inutile, che non abbia spostato nulla per la protagonista. Ma questa è solo un’impressione personale: sono sicura che moltissimi lettori apprezzeranno proprio questa indeterminatezza perché così, il più delle volte, è la vita.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 192

editore: Feltrinelli

 

 


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