Giorno di risacca – Maylis de
Kerangal –
recensione a cura di Lilli Luini
Terzo libro che leggo di
quest’autrice francese che si è imposta qualche anno fa nel panorama letterario
con il bellissimo “Riparare i viventi”.
Di cosa parla
La voce narrante, in prima
persona, è una donna che vive a Parigi, di professione doppiatrice e lettrice,
sposata e madre di una ventenne che pratica la scherma. Un giorno, al telefono,
si sente convocare dalla polizia di Le Havre: è stato trovato il cadavere di
uno sconosciuto. La donna – di cui non sapremo mai il nome – deve recarsi là
per essere ascoltata perché la cosa la riguarda. Sorpresa e inquieta, parte per
Le Havre, città dove ha vissuto fino alla giovinezza.
L’inizio sembra quello di un
giallo, o di un noir, ma ben presto il romanzo vira in tutt’altra direzione.
Appena scesa dal treno, infatti, la protagonista viene sopraffatta dai ricordi,
da quelle mille cose e persone di cui sono fatti gli anni. Di più, la città
diventa protagonista, ed è una città dove la Storia è entrata con la violenza
di un tornado. Il romanzo si svolge in una sola giornata, in 173 pagine
densissime di vita, morte, amore, delusione.
I pregi
L’autrice si caratterizza per una
scrittura ricchissima, precisa, a volte quasi tecnica. In questo romanzo, ha
scelto di esprimersi con frasi lunghissime, magari due o tre pagine senza un
punto, che incorporano discorsi diretti cambi di tempo e soggetti. Ma non perde
mai il filo e non si lascia mai trasportare da flussi di coscienza classici: i
suoi flussi sono sempre finalizzati al racconto, al recupero di ricordi, di
parole sentite da altri (memorabile il racconto dell’anziana Jacqueline sul
bombardamento del 1944, struggente quello delle due giovani ucraine fuggite
dalla guerra). In tutta questa ondata di ricordi, il presente viene tenuto ben
stretto attraverso le comunicazioni con marito e figlia rimasti a Parigi e con
le telefonate di Lavoro, che ci svelano un mondo sconosciuto, quello del
doppiaggio.
E poi c’è Le Havre, dove ti
sembra di camminare, tremare per il freddo, deprimerti per il grigiore,
prenderti un’ondata traditrice che ti lascia fradicia.
I difetti
Più che difetti, credo siano
scelte precise dell’autrice che ha voluto mantenere il romanzo
nell’indeterminatezza. Sul fortissimo legame della protagonista con Le Havre
sembra esserci l’ombra di un qualcosa che l’ha spinta ad andarsene, un dolore
che non viene mai chiarito.
E poi c’è il finale. Vero che non
si tratta di un giallo, ma insomma due parole in più sul cadavere si potevano
spendere. Tanto più che è stato quello a determinare il ritorno a Le Havre e
quanto ne è seguito. Così ho avuto l’impressione che questo viaggio nel passato
sia stato inutile, che non abbia spostato nulla per la protagonista. Ma questa
è solo un’impressione personale: sono sicura che moltissimi lettori
apprezzeranno proprio questa indeterminatezza perché così, il più delle volte,
è la vita.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2025
pagine: 192
editore: Feltrinelli

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