venerdì 27 febbraio 2026

LA FINESTRA SBAGLIATA - SENZA VOLTO -

 


SENZA VOLTO

Quando ero piccola mi dissero che se volevo imparare a scrivere dovevo soprattutto leggere, ed era vero. Ma ho capito solo oggi che non dovevo leggere solo i libri, ma essere vorace di storie, di mondi, linguaggi, non detti, sguardi, pertugi, misteri.

Con questa curiosità mi assento spesso dalla realtà più superficiale – dimentico cappotti, portafogli, dettagli – per restare incantata a guardare dove poggerà una foglia, come si guardano mamma e figlio in un giorno normale, la piega che prende l’acqua delle pozzanghere investita da una macchina, il modo diverso che ciascuno ha di stare davanti al proprio dolore.

Con la stessa curiosità guardo le persone litigare sui social e non solo, e cerco di segnare nella mia mente una rotta, di chiedermi dove siamo, cosa significhi tutto questo per ciascuno di noi. Da anni il clima tra noi cittadini ha raggiunto soglie difficili da tollerare per chiunque, concedetemi di chiamarla una vera e propria “guerra civile psichica”.

Grazie ad un potere sempre più aggressivo che ci propone ogni giorno l’apologia del falso e la celebrazione del brutto, non abbiamo più parole per discernere né intelligenza emotiva per accogliere parti di un fenomeno senza sentirci obbligati ad abbracciare il tutto. Così ci sono persone che riconducono ogni morte al vaccino contro il Covid19 e altre che non ne riconoscono nemmeno una. Persone che non possono ammettere che gli uomini subiscano una pressione culturale, mediatica e ideologica violenta, altre che non vogliono sentir parlare di maschile predatorio. E potremmo continuare all’infinito, passando da destra a sinistra, da una categoria all’altra, da un tema all’altro.

Questa difficoltà di integrare le parti, di mettere insieme i pezzi, sta raggiungendo livelli preoccupanti. Ma, allora, siamo ancora capaci di leggere la nostra realtà, oppure leggendo ogni cosa — notizie, fatti, leggi —attraverso le nostre lenti politiche, emotive o ideologiche, in realtà non la leggiamo affatto? La risposta sta nell’enfasi esasperata dei discorsi, nella rapidità con cui produciamo contenuti senza riflettere, nel grado di aggressività e sarcasmo dei nostri commenti.

Scegliamo una “verità” e la proteggiamo contro ogni evidenza, come tifosi ostinati che negano qualsiasi errore della propria squadra. In questo modo, ogni reale possibilità di scambio viene menomata: diventiamo Eco e Narciso, immersi nelle nostre conferme virtuali, convinti di avere ragione o pronti a respingere chiunque non ci dia conferme. «Così, diventato famosissimo nelle città dell'Aonia, quello (Tiresia) dava responsi inconfutabili a chi lo consultava. La prima a saggiare l'autenticità delle sue parole fu l'azzurra Lirìope, che Cefiso un giorno aveva spinto in un'ansa della sua corrente, imprigionato fra le onde e violentato. Rimasta incinta, la bellissima ninfa partorì un bambino che sin dalla nascita suscitava amore, e lo chiamò Narciso» (Metamorfosi di Ovidio).

Eco e Narciso, etichette che lanciamo addosso a chiunque, ma che calzano perfettamente su ognuno di noi. Proprio come loro, siamo destinati a non trovarci mai, schiavi di un amore solipsista che annega nel momento in cui va alla ricerca dell’altro.

Ma… se questa nostra fosse una storia, una storia da raccontare, che storia sarebbe? Me lo chiedo perché da scrittrice non riesco ad abbandonare un certo sguardo poetico sul mondo e continuo a credere che la parola abbia ancora tanto da darci.

Mentre osservo le persone, immagino mondi sotterranei, parole inespresse dietro le smorfie, pugni chiusi dietro uno sbuffo; immagino dialoghi mai avvenuti, ricomposizioni insperate, carezze curative: finalmente immagino le parole sgorgare limpide e chiare dalla nostra bocca: in fondo vorremmo solo essere ascoltati nelle nostre verità, in fondo siamo bambini soli che chiedono di fare un pezzo di strada insieme.

Ecco nella mia mente ricomporsi quei dialoghi insperati: “vorrei che venissero riconosciute le vittime reali del vaccino”, “vorrei che si prendesse sul serio la sofferenza dei padri dopo la separazione”, “vorrei che fosse riconosciuta la difficoltà di alcune donne intrappolate in relazioni pericolose”.  Un maestoso discorso catartico, che non ha bisogno di odiare qualcuno, qualcuno che custodisce una verità a noi nemica. Finalmente nel mio immaginario tutte le realtà coesistono a formare un ingranaggio meraviglioso, un puzzle piramidale e maestoso fatto di tante piccole, colorate, realtà. Realtà che una lente distorta frammenta, ma che invece sono solo parti del nostro mondo, parti di noi.

Ma poi mi sveglio dal mio sogno e torno ad osservare la realtà: sono l’unica a trovarci stanchi, disgregati, incattiviti? Così ridotti, non facciamo che eliminare chi ci fa da specchio, perché riflette una verità che non vogliamo vedere. Ti blocco, un’operazione virtuale con effetti reali. Ogni volta che rimuoviamo il volto dell’altro, ci ritroviamo senza volto. «Piansero le Naiadi sue sorelle, offrendo al fratello le chiome recise; piansero le Driadi, ed Eco unì la sua voce alla loro. Già approntavano il rogo, le fiaccole da agitare e il feretro: il corpo era scomparso. Al posto suo trovarono un fiore, giallo nel mezzo e tutto circondato di petali bianchi», sempre Ovidio.

Intendiamoci, chi sono io per insegnare qualcosa a qualcuno? Io a mala pena riesco a tenere in piedi me stessa, in tutte le mie contraddizioni. È solo che tempo fa ho imparato una magia: cerco di trasformare tutti i miei limiti in poteri speciali. Così, ho trasformato esperienze di vita particolari a mio favore e ho imparato ad osservare ogni cosa da tante angolazioni, pena il collasso psichico. Quante volte mi sono sentita strattonare dalle tante verità, la mia interiore e quella del mondo! Quanta confusione, quanto caos! E allora, sapete cosa faccio? Quando dubito, cerco ancora, e quando non ho dubbi cerco di più. E così ho scoperto che le mie convinzioni, lungi dal perdere forza, ne guadagnano, e che la confusione non è altro che un segnale, un segnale che dice che il mio viaggio non è ancora finito.

 


Nessun commento:

Posta un commento