sabato 3 gennaio 2026

LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA

 




Lettera di una sonosciuta - Stefan Zweig -

recensione a cura di Alice Bassoli


In poco più di cento pagine, Stefan Zweig costruisce una confessione che è anche atto d’amore e condanna. Una lettera che arriva al suo destinatario e spalanca una intera esistenza prima di allora ignorata. La voce narrante è quella di una donna senza nome che scrive all’uomo che ha amato per tutta la vita. Un amore unilaterale, però, silenzioso e ossessivo, vissuto ai margini della vita dell’altro, che di lei non ha mai avuto davvero coscienza. Zweig sceglie un monologo febbrile. Lei vive per lui, lui vive senza di lei e in questa sproporzione si consuma la tragedia. La sconosciuta non chiede nulla, non reclama giustizia, non accusa apertamente; eppure ogni frase è una lama sottile che mette a nudo l’egoismo distratto dell’uomo, simbolo di una maschilità colta, brillante e terribilmente cieca. Zweig è magistrale nel tratteggiare il lato psicologico dei suoi personaggi: l’attesa, l’illusione e la dedizione assoluta che scivola lentamente nell’annullamento di sé. La scrittura è limpida ed elegante, ma attraversata da una tensione emotiva costante, quasi claustrofobica. Non c’è mai melodramma, e proprio per questo il dolore risulta così autentico e devastante al contempo. Un viaggio alla scoperta di un amore non ricambiato e sulla invisibilità, sul bisogno disperato di essere visti almeno una volta nella vita. Un classico breve, crudele ma assolutamente necessario.


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