sabato 13 dicembre 2025

NEL PAESE DEI CIECHI

 




Nel paese dei ciechi – H. G. Wells -

recensione a cura di Alice Bassoli


Quando l’alpinista Nuñez precipita lungo una parete delle Ande e finisce in una valle isolata da secoli, crede di essere capitato nel luogo perfetto per imporsi sugli altri: un intero villaggio di persone nate cieche e ignare dell’esistenza della vista. Convinto del vecchio proverbio «Nel paese dei ciechi, chi vede è re», Nuñez pensa di avere un vantaggio naturale. Ma la realtà che trova lo ribalta, lo scarnifica, lo obbliga a guardare sé stesso molto più di quanto guardi gli altri. La storia è breve ma potentissima, parla di diversità con una lucidità contemporanea. In questo microcosmo isolato, la vittima diventa carnefice e il carnefice vittima. Il “diverso” cambia forma a seconda di chi lo osserva, e ciò che dovrebbe generare comprensione si trasforma invece in paura, controllo, violenza. Nuñez, “diverso” tra i ciechi, non riesce a riconoscere la diversità altrui e finisce a sua volta per essere schiacciato da un sistema che non lo comprende e che lo vede, appunto “diverso” e quindi condannabile. È un racconto attuale: mostra come l’essere umano, posto davanti a ciò che non conosce, preferisca difendersi anziché aprirsi. E come anche chi si considera vittima della società, se messo nelle condizioni di avere potere, possa trasformarsi nel peggior oppressore. È uno di quei testi che ti rimangono nella testa per giorni, che ti costringono a fare i conti con i tuoi pregiudizi e con il modo in cui guardi gli altri. Un racconto intenso, simbolico, violento nel suo realismo morale.
Consigliatissimo a tutti. Io, a distanza di tempo, ci sto ancora pensando.


genere: fantascienza


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