Le dodici domande – Vikas Swarup -
recensione a cura di Lilli Luini
Diciamolo: noi lettori spesso ci
lamentiamo perché i romanzi ci sembrano “tutti uguali”, “dejà vu”, “la solita
storia”. Non è vero, ogni romanzo ben scritto è unico. Ciò che spesso si ripete
è il registro narrativo, cioè il modo in cui una storia viene raccontato.
Allora, se vogliamo un modo davvero originale, ecco questo libro davvero
geniale.
L’autore racconta la storia di
Ram, giovanissimo indiano nato nella casta degli intoccabili. Lo incontriamo
bambino e lo seguiamo fino ai diciotto anni. E dov’è la novità? Nel fatto che
la vicenda è raccontata come in un puzzle, dove le tessere si vanno a
incastrare non una dopo l’altra ma in un affastellarsi di vicende dure,
dolorose, commoventi, esilaranti.
Swarup parte dalla fine: Ram
partecipa a un gioco televisivo, Il Milionario (un format che è andato in onda
anche da noi) e inaspettatamente vince. La cosa non era prevista, la produzione
non ha neppure i soldi per pagarlo, e allora lo denuncia per truffa.
Come è possibile, si chiedono
tutti, che un ragazzino senza istruzione abbia potuto rispondere a dodici
domande di quella difficoltà?
Una giovane avvocatessa si offre
di difenderlo pro bono e a lei Ram racconta la verità. Attraverso le domande,
una dopo l’altra, Ram ricostruisce tutta la sua vita, perché è lì, sulla
strada, negli incontri che ha fatto che ha appreso le risposte. Ram non
racconta solo la sua storia, ne racconta cento, con un ritmo incalzante,
attraverso avventure, fughe rocambolesche, amori improbabili e mette in scena
l’India, paese pieno di contraddizione, dove povertà assoluta e ricchezza
enorme convivono a due passi, tra ville sfarzose e baraccopoli.
Scritto benissimo, si gira una
pagina dopo l’altra tra lacrime e risate, avendo sempre ben presente che si
tratta di una favola, di una fantastica metafora della vita stessa. Non è
realistico che tutte quelle domande abbiano a che fare con la vita di Ram? Sì,
è vero, ma – come dice Ram stesso – “Dopotutto, com’è saltato in mente a uno
spiantato cameriere di partecipare a un quiz per cervelloni? Il cervello non
rientra nella lista degli organi che siamo autorizzati a usare.”
P.S. Se a qualcun, leggendo
queste righe, è venuto in mente un film premio Oscar nel 2008, ha ragione, è
proprio tratto da questo libro. Alcuni partecipanti al mio gruppo di lettura lo
avevano visto in passato e mi hanno assicurato che il film è bello ma il libro
lo è diecimila volte di più, perché va in profondità a ogni episodio, cosa che
in due ore di film non era possibile.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2017

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