Il manoscritto - Franck Thilliez -
recensione a cura di Elisa Caccavale
Il
manoscritto, romanzo di Franck Thilliez si apre con la morte dello scrittore di fama Caleb Traskman, suicidatosi
lasciando incompiuto l’ultimo romanzo. A occuparsi del testo è il figlio J.-L.,
che decide di pubblicarlo ricostruendone la conclusione mancante e
introducendolo con una nota che racconta la fine del padre. Ma ciò che emerge
dalle pagine del manoscritto è una storia fin troppo disturbante per essere
considerata solo finzione.
Il romanzo racconta
infatti la vicenda di Léane Morgan, una scrittrice segnata dalla scomparsa
della figlia Sarah, rapita anni prima e mai ritrovata, nonostante un uomo abbia
confessato l’omicidio. Il dolore per quella perdita ha disgregato la famiglia e
lasciato ferite mai rimarginate, soprattutto nel rapporto con il marito
Jullian, che a lungo aveva condotto indagini personali nella vana ricerca della
bambina. Quando Jullian resta vittima di un’aggressione che gli provoca una
grave amnesia, Léane è costretta a tornare nei luoghi del passato, nella villa
sul mare dove la loro vita era precipitata nell’incubo, per ricostruire una
verità che sembra essere stata sepolta troppo in fretta.
Parallelamente, due
poliziotti si trovano coinvolti nel ritrovamento di un cadavere orrendamente
mutilato, un delitto che riporta alla luce vecchie piste mai del tutto chiarite
e apre inquietanti collegamenti con il caso di Sarah. Più le indagini avanzano,
più i confini tra l’opera narrativa lasciata da Caleb e la realtà dei fatti
diventano instabili: ciò che è scritto nel manoscritto sembra anticipare eventi
reali o rifletterli in modo sorprendente.
Il romanzo procede
così come un gioco di specchi tra finzione e verità, mettendo in discussione il
ruolo della scrittura e il potere delle storie, mentre i protagonisti — dentro
e fuori il manoscritto — cercano risposte a domande che nessuno è mai riuscito
a chiudere definitivamente.
Il punto di forza del romanzo è senza dubbio il coinvolgimento: Thilliez sa costruire tensione costante, capitolo dopo capitolo, grazie a una narrazione serrata e a una sapiente alternanza di punti di vista. La lettura risulta estremamente fluida, quasi magnetica: è uno di quei testi che “chiamano” il lettore a proseguire senza tregua, rendendo difficile interrompere la storia.
Lo spunto dell’evergreen del manoscritto
incompiuto — un classico del genere metanarrativo e thriller — viene ripreso
con consapevolezza e sfruttato per alimentare il senso di ambiguità che
percorre l’intero romanzo. Thilliez gioca apertamente sul confine tra narrativa
e realtà, invitando il lettore a interrogarsi sul potere della scrittura e
sulle ossessioni che possono nascere attorno alla creazione letteraria.
Se da un lato la costruzione è avvincente,
dall’altro il romanzo mostra, soprattutto nel finale, un certo eccesso di
complessità: come accade spesso quando si “mette troppa carne al fuoco” per
sorprendere a tutti i costi, alcune soluzioni risultano sovraccariche e
rischiano di lasciare una sensazione di eccesso rispetto alla compattezza
iniziale della trama. Il finale volutamente aperto accentua questa impressione,
dividendo probabilmente i lettori tra chi apprezza l’ambiguità e chi avrebbe
desiderato una chiusura più netta.
Nel complesso, Il manoscritto resta un
thriller di grande efficacia e forte presa emotiva, estremamente suggestivo e
dimostra ancora una volta la capacità di Franck Thilliez di catturare
l’attenzione del lettore e di trasformare la lettura in un’esperienza intensa,
sospesa tra tensione psicologica e gioco letterario.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2019

Nessun commento:
Posta un commento