martedì 9 dicembre 2025

IL MANOSCRITTO

 




Il manoscritto - Franck Thilliez - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il manoscritto, romanzo di Franck Thilliez  si apre con la morte dello scrittore di fama Caleb Traskman, suicidatosi lasciando incompiuto l’ultimo romanzo. A occuparsi del testo è il figlio J.-L., che decide di pubblicarlo ricostruendone la conclusione mancante e introducendolo con una nota che racconta la fine del padre. Ma ciò che emerge dalle pagine del manoscritto è una storia fin troppo disturbante per essere considerata solo finzione.

Il romanzo racconta infatti la vicenda di Léane Morgan, una scrittrice segnata dalla scomparsa della figlia Sarah, rapita anni prima e mai ritrovata, nonostante un uomo abbia confessato l’omicidio. Il dolore per quella perdita ha disgregato la famiglia e lasciato ferite mai rimarginate, soprattutto nel rapporto con il marito Jullian, che a lungo aveva condotto indagini personali nella vana ricerca della bambina. Quando Jullian resta vittima di un’aggressione che gli provoca una grave amnesia, Léane è costretta a tornare nei luoghi del passato, nella villa sul mare dove la loro vita era precipitata nell’incubo, per ricostruire una verità che sembra essere stata sepolta troppo in fretta.

Parallelamente, due poliziotti si trovano coinvolti nel ritrovamento di un cadavere orrendamente mutilato, un delitto che riporta alla luce vecchie piste mai del tutto chiarite e apre inquietanti collegamenti con il caso di Sarah. Più le indagini avanzano, più i confini tra l’opera narrativa lasciata da Caleb e la realtà dei fatti diventano instabili: ciò che è scritto nel manoscritto sembra anticipare eventi reali o rifletterli in modo sorprendente.

Il romanzo procede così come un gioco di specchi tra finzione e verità, mettendo in discussione il ruolo della scrittura e il potere delle storie, mentre i protagonisti — dentro e fuori il manoscritto — cercano risposte a domande che nessuno è mai riuscito a chiudere definitivamente.

Il punto di forza del romanzo è senza dubbio il coinvolgimento: Thilliez sa costruire tensione costante, capitolo dopo capitolo, grazie a una narrazione serrata e a una sapiente alternanza di punti di vista. La lettura risulta estremamente fluida, quasi magnetica: è uno di quei testi che “chiamano” il lettore a proseguire senza tregua, rendendo difficile interrompere la storia.

Lo spunto dell’evergreen del manoscritto incompiuto — un classico del genere metanarrativo e thriller — viene ripreso con consapevolezza e sfruttato per alimentare il senso di ambiguità che percorre l’intero romanzo. Thilliez gioca apertamente sul confine tra narrativa e realtà, invitando il lettore a interrogarsi sul potere della scrittura e sulle ossessioni che possono nascere attorno alla creazione letteraria.

Se da un lato la costruzione è avvincente, dall’altro il romanzo mostra, soprattutto nel finale, un certo eccesso di complessità: come accade spesso quando si “mette troppa carne al fuoco” per sorprendere a tutti i costi, alcune soluzioni risultano sovraccariche e rischiano di lasciare una sensazione di eccesso rispetto alla compattezza iniziale della trama. Il finale volutamente aperto accentua questa impressione, dividendo probabilmente i lettori tra chi apprezza l’ambiguità e chi avrebbe desiderato una chiusura più netta.

Nel complesso, Il manoscritto resta un thriller di grande efficacia e forte presa emotiva, estremamente suggestivo e dimostra ancora una volta la capacità di Franck Thilliez di catturare l’attenzione del lettore e di trasformare la lettura in un’esperienza intensa, sospesa tra tensione psicologica e gioco letterario.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2019

 


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