Le anime grigie - Philippe Claudel -
Recensione di Miriam Donati
Inverno
1917. In una piccola città di provincia della Lorena, a pochi chilometri dai
campi di battaglia dove si sta compiendo una delle più grandi carneficine della
storia europea, viene trovato il cadavere di una bambina di dieci anni, “Belle
de jour”.
Al
di là della trama poliziesca, Philippe Claudel ci offre un romanzo avvincente,
in cui l'indagine si mescola a una profonda riflessione sulla natura umana e
sulle conseguenze delle nostre azioni. Le bugie e i segreti dietro le anime
grigie dei personaggi ci ricordano che nessuno è veramente innocente e che
tutti portano con sé un lato oscuro.
La
scrittura è intrisa di musicalità. Le frasi sono ritmiche e armoniose. Questa
musicalità rafforza l'aspetto poetico del romanzo e permette al lettore di
immergersi completamente nella storia. I sentimenti di tristezza, solitudine e
disperazione sono espressi con grande intensità, creando una profonda empatia
nel lettore.
Claudel
utilizza metafore e immagini forti per rafforzare l'impatto emotivo della sua
storia. Le parole evocano immagini suggestive e sensazioni intense.
Il
contesto storico è essenziale per comprendere le questioni e le tensioni che
attraversano il romanzo. La guerra, infatti, è onnipresente e le sue
conseguenze si fanno sentire. Gli uomini vanno al fronte, lasciando dietro di
sé le donne e i bambini. La maggior parte degli abitanti rimasti lavorano nella
Fabbrica dove viene prodotto il carbonato di sodio e si contrappongono agli
innumerevoli feriti che tornano dal fronte che è a pochi chilometri dal paese.
Bastano poche pennellate per trasportare nelle devastanti conseguenze sulla
psicologia e sulle relazioni umane di questo conflitto mortale.
La
scelta di ambientare l'azione nei Vosgi rafforza l'atmosfera cupa e opprimente
del romanzo. dove i sensi di colpa e la disperazione si mescolano alla bellezza
della natura circostante. I paesaggi montuosi e innevati diventano il riflesso
delle anime tormentate dei personaggi. La natura, bella e spietata, è un
elemento centrale del romanzo, che simboleggia la durezza della vita e la
fragilità dell'esistenza.
L'autore
esplora le dinamiche sociali e le interazioni tra i personaggi, facendo luce
sulle tensioni e i conflitti che si celano dietro le apparenze della vita del
paese.
I
rapporti tra gli abitanti sono complessi e ambivalenti, spesso segnati da
diffidenza e sospetto, i legami di amicizia e d'amore sono messi alla prova.
Sembra
che tutti abbiano qualcosa da nascondere e nessuno può essere totalmente sicuro
di chi possa fidarsi. Le rivalità e le gelosie sono all'ordine del giorno, e le
alleanze vengono fatte e rotte in base agli interessi personali. Ognuno di loro
porta un fardello, un lato oscuro che cerca di nascondere agli occhi degli
altri. Ma la verità alla fine viene sempre a galla, mettendo a nudo i segreti
meglio custoditi.
Eppure,
nonostante queste tensioni, ci sono anche momenti di solidarietà e compassione.
In tempi di crisi, gli abitanti sono in grado di sostenersi a vicenda e di
mettere da parte le loro differenze. È in questi momenti che li vediamo capaci
di essere crudeli e benevoli allo stesso tempo. Philippe Claudel ci offre un
ritratto realistico e senza compromessi esplorando le diverse sfaccettature
dell'animo umano e le dinamiche sociali che ne sono alla base.
Tutti
i personaggi sono direttamente o indirettamente legati al “Caso”, cioè il
ritrovamento della bambina di dieci anni "Belle de jour” strangolata e
abbandonata vicino a un canale.
La
galleria di personaggi variegati e intriganti rappresentano la fragilità umana.
Ogni abitante del villaggio incarna uno spettro di ambiguità morale o riflette
varie sfumature di dolore, colpa e desiderio, rivelando demoni personali nella
propria vita: cittadini comuni, bastardi, santi, benestanti come il procuratore
Pierre-Ange Destinat, Mierck, un giudice altezzoso, Matziev, un colonnello
disperato, il dottor Hippolyte Lucy "morto di fame", facce rotte,
storpi dalla guerra, nella vita.
Il
personaggio centrale, un agente di polizia locale, è intimamente consapevole
delle paure e dei pregiudizi più profondi della città, che si manifestano nella
ricerca di una rapida risoluzione dell'omicidio di Belle.
Il
sospetto immediato incombe su due disertori catturati vicino al villaggio. Le
circostanze che circondano il loro interrogatorio e la loro condanna rivelano
una ricerca brutale e frettolosa di giustizia. Gli uomini sono trattati senza
pietà, visti come capri espiatori in una comunità che cerca disperatamente di
chiudere il caso.
Il
gendarme narratore è profondamente segnato dalla sua esperienza che lo spinge a
chiudersi in sé stesso, a isolarsi dal mondo e a perdersi in una profonda
malinconia interrogandosi sulla propria esistenza e sulla natura umana.
La
sua visione del mondo è alterata, vede solo l'oscurità delle anime e la
crudeltà degli uomini. Philippe Claudel riesce a immergerci nel cuore della
psicologia di questo personaggio, ci regala i suoi pensieri più intimi, i suoi
dubbi, le sue paure, ma anche i suoi momenti di lucidità e chiaroveggenza.
Avanzando
di vent'anni, la storia si concentra sulle sue riflessioni circa gli eventi
passati e ricorda il tempo in cui era accanto alla moglie durante la famigerata
notte delle indagini sull'omicidio. Il senso di colpa lo rode mentre si chiede
se sia stata fatta vera giustizia, costringendolo a rivisitare il caso
irrisolto insieme alle verità dimenticate. Questa rivalutazione rivela che la
violenza derivante dal tragico destino di Belle si intreccia con altri crimini
nascosti nel tessuto della comunità.
La
prosa struggente di Claudel dipinge immagini tristi, esplorando emotivamente la
perdita e la sopravvivenza. Si focalizza sulle figure delle quattro donne morte
del romanzo: Clemence, la moglie del narratore, morta di parto, Clelis
Destinat, giovane moglie del Procuratore morta sei mesi dopo il suo matrimonio,
dalla cui morte Destinat non si riprende mai, ma il cui ritratto nel salone non
la fa mai invecchiare. Come Clemence. La bambina “Belle de Jour” di cui
Destinat aveva subito colto la somiglianza con la moglie. Il romanzo ci fa
sospettare che sia lui l’assassino come se volesse unire la moglie e la bambina
nella stessa eternità anche se nulla è certo.
La
quarta donna, l’insegnante Lysia Verhareine, alloggiata nella dependance del
Castello di Destinat morta suicida per la mancanza di notizie dal fronte del
fidanzato. Il procuratore era affascinato da Lysia anche lei somigliante alla
moglie.
Al
culmine, vengono rivelate verità inquietanti e l'interconnessione delle
tragedie della città diventa evidente. Claudel evidenzia i dilemmi morali
affrontati dai personaggi, sottolinea la capacità dell'uomo di commettere
l'irreparabile, ma anche la sua capacità di trovare speranza e bellezza anche
nelle circostanze peggiori.
Il
romanzo mette in discussione la nozione di verità e sottolinea le conseguenze
devastanti che la scoperta della verità può avere.
Le
rivelazioni finali con l’ammissione del narratore che non può tollerare che la
presenza del figlio gli ricordi l’assenza della moglie, ci chiedono se la
redenzione sia possibile o se i personaggi rimangano per sempre bloccati nella
loro grigia esistenza. Alla fine della storia, sorge la domanda: gli abitanti
della città sono innocenti nelle loro azioni, o i loro fallimenti umani li
trascinano nella colpa per sempre?
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione 2003

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