mercoledì 24 dicembre 2025

UN LIBRO DI MARTIRI AMERICANI

    





Un libro di martiri americani – Joyce Carl Oates – 

recensione a cura di Lilli Luini 

 

Sono una lettrice di JCO da molti anni, ormai non dovrebbe stupirmi più nulla. E invece questa donna ultraottantenne riesce ancora a lasciarmi senza parole. Siamo di fronte. Un’opera monumentale e assolutamente straordinaria, di cui non è facile parlare.

Proviamo ad andare con ordine, partendo dal titolo.

Luther Dunphy è un fervente cristiano evangelico che vive in una cittadina dell’Ohio. Siamo nel 1999 e lì ha sede una clinica in cui si praticano gli aborti. Ogni giorno, un drappello di manifestanti pro-vita monta la guardia e accoglie con cartelli e slogan sia le donne che vi si recano sia il medico responsabile, Gus Voorhees, e il poliziotto che lo scorta.

Il libro si apre con una scena agghiacciante: Luther uccide sia Gus che il poliziotto. La scena è raccontata da lui stesso.

Fu il Signore a ordinarmelo. Durante tutto ciò che accadde, fu la Sua mano a non esitare (…) Mio adorato Signore, raccomando la mia anima a te. Se questa è la tua volontà, in questo preciso momento verò ricongiunto a te nel cielo.

Luther si auto percepisce come un martire per la causa. Ma lo stesso vale per il dottor Gus, che crede fermamente nell’autodeterminazione delle donne, nella loro libertà di scelta e che per questo mette a rischio la propria vita e quella della sua famiglia.

Naturalmente entrambi sono percepiti come martiri dalle rispettive fazioni e così JCO mette in scena il dramma dell’America, divisa su tutto, religione, politica, morale. E JCO lo rappresenta attraverso le due famiglie, disintegrate dall’omicidio e dal successivo processo. L’una povera e religiosa, l’altra colta e progressista, si troveranno a fare per sempre i conti con quel mattino sul vialetto della clinica. In particolare l’autrice segue le due figlie, Naomi e Dawn, le eredi del disastro, entrambe in lotta, la prima con rabbia e dolore, la seconda con la fede cieca in cui è cresciuta. Le seguiamo fino al 2012 e con la loro storia attraversiamo quella dell’America. I personaggi sono molti, tutti straordinari: non in senso intrinseco, ma per come sono raccontati. JCO non ti descrive persone ed eventi, ti costringe a viverli dal di dentro. Dell’11 settembre parla due volte: la prima in diretta, siamo sulle scale della scuola con Dawn, le allieve terrorizzate, non sanno cosa sia accaduto ma gli insegnanti le stanno mettendo in sicurezza. La seconda volta a raccontare quel giorno è la madre di Gus, Madalena, con parole che ci trasportano lì a quella finestra sentendoci attraversati non dalla paura o dall’orrore ma dallo sconcerto. Creso che nessuno prima d’ora sia riuscito a descrivere in maniera più potente il sentimento dei newyorkesi nel momento in cui tutto accadeva.

Che dire della scrittura di JCO? Come sempre, ma qui più che mai, riesca ad alternare registri narrativi diversi, dal monologo alla fredda prosa giudiziaria fino al sermone e il risultato è un coro polifonico perfetto, che ci restituisce tutto, individuo, famiglia, società e nazione. Un critico ha definito questo romanzo un’autopsia dell’anima nazionale e forse è vero.

Io esco da queste oltre 800 con un’ammirazione sconfinata per questa donna che riesce come nessuno a emozionarmi, coinvolgermi, scioccarmi.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025


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