La neve era sporca – Georges Simenon –
recensione a cura di Alice Bassoli
Il romanzo è ambientato in una città anonima e gelida,
occupata durante la guerra. Il protagonista, Frank Friedmaier, è un giovane
senza scrupoli che vive di piccoli traffici e frequentazioni ambigue, immerso
in un ambiente corrotto e moralmente degradato. Fin dalle prime pagine, Frank
compie un omicidio senza un vero movente, un gesto gratuito che segna l’inizio
di una discesa lucida e consapevole nel crimine. Attorno a lui si muove
un’umanità grigia e complice, incapace di opporsi al male o di riconoscerlo
davvero.
La lettura mi ha richiamato alla mente American Psycho: non
per le dinamiche narrative, che lì sono esasperate e quasi psichedeliche, né
per l’estrazione sociale dei protagonisti, decisamente più altolocata, ma per
la matrice psicologica comune.
In entrambi i casi ci troviamo di fronte a giovani
profondamente disturbati, incapaci di empatia, che inseguono il crimine non
come deviazione ma come principio di vita, come unico modo possibile di
affermare se stessi nel mondo.
Simenon costruisce un romanzo crudo, asciutto, profondamente
realistico, privo di compiacimento. E’ un romanzo che osserva,
descrive, e lascia al lettore il peso di ciò che resta. È una lettura che
inquieta proprio perché non concede vie di fuga, e che continua a lavorare
dentro anche dopo l’ultima pagina.
genere: narrativa

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