Il vecchio al mare – Domenico Starnone -
recensione a cura di Francesc Tornabene
È stato un viaggio colmo di tenerezza e malinconia lungo 122
pagine.
Le prime due pagine mi hanno colpita come un pugno ben
assestato che lascia senza respiro.
Mi sono ritrovata immersa in uno scenario perfetto. Il mare
di ottobre, una spiaggia di sabbia, una sedia trascinata da un uomo di 82 anni,
goffo, che osserva, legge e scrive appunti.
Ma è il prodigio della scrittura, come manifestazione
artistica estrema delle fragilità umane, quel tratto deciso, intimo,
introspettivo che cattura totalmente la mia attenzione.
Così, dal nulla sbuca una figurina dai contorni d'oro.
Seguo le sue piroette oltre la polvere, la sabbia e i guizzi
di luce finché quella presenza, quasi magica, si infila nelle fessure della
memoria e scandisce il tempo di questa storia fino alla fine.
Mi sono affezionata a Nico. È uno scrittore gentile,
garbato, generoso, elegante, a volte impacciato specie con le donne, in cerca
di ispirazione e che ha ancora voglia di stupirsi, di meravigliarsi dinnanzi
alle piccole cose della vita.
Ho avuto l'opportunità di esplorare l'autunno della sua vita
e il controverso e viscerale rapporto che lo lega all'arte della scrittura.
Ho amato il modo in cui cerca di far rivivere la memoria di
sua madre attraverso una scrittura poetica che mai le rende giustizia fino in
fondo.
Lo faccio anch'io, persino adesso, e sorrido cercando quella
poesia di Giorgio Caproni. Preghiera.
Mi ha suscitato tenerezza il modo in cui Nico si approccia a
Lu. Una giovane donna che in qualche modo le ricorda sua madre.
Attraverso lo sguardo attento e curioso di Nico ho
conosciuto gli abitanti della città e ne ho apprezzato luci e ombre.
Ho trovato diversi spunti di riflessione sul destino
dell'uomo e le sue fragilità, la solitudine, lo scorrere inesorabile del tempo,
l'esistenza, la fuga e il bisogno smodato di una vita semplice, il desiderio,
il senso della vita, la morte, la libertà, la dignità.
Mi sono fermata a riflettere sulla gioia che provoca un
nuovo DESIDERIO come quello di imparare il vocabolario di una nuova attività.
È stato un viaggio dentro la scrittura, alla ricerca delle
cose perdute nella memoria e di quelle immaginate.
Lui scrive perchè non può farne a meno, per addolcire la
realtà e per quel piacere intenso, raffinato e curativo che lambisce quel
tratto poetico.
E adesso che il mio viaggio letterario è giunto al termine,
grata, ripenso a quell'invito nostalgico nascosto tra le "scuciture del
consueto", di non trascurare nulla perché la vita è un soffio!
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2024

Nessun commento:
Posta un commento