giovedì 4 dicembre 2025

GIUDA





 GIUDA - Amos Oz

 Recensione di Miriam Donati

 

Shemuel Asch, il protagonista di Giuda di Amoz Oz, è un giovane che, in una Gerusalemme del 1959, a causa del dissesto finanziario della sua famiglia e dell’abbandono della sua ragazza, che decide di sposarsi con il suo precedente fidanzato, lascia gli studi universitari a un passo dalla tesi sulla visione che hanno gli ebrei di Gesù.

Quando sta per lasciare la città, Shemuel vede un annuncio di lavoro: sono offerti alloggio gratis e un piccolo stipendio a uno studente di materie umanistiche che sia disponibile per tenere compagnia a un colto anziano, Gershom Wald, che vive insieme a una donna misteriosa che subito colpisce il giovane, Atalia Abrabanel. È l’inizio per Shemuel di una vita solitaria e ritirata, ma anche di riflessioni e di scoperte, in primo luogo sulle storie e le persone che ci sono con lui in quella casa. Sono storie dolorose quelle che emergono, fatte di perdite e tradimenti.

Il testo, pur essendo narrativo, rasenta spesso la poesia per la capacità prodigiosa di usare le parole, che con evidente raffinatezza sono tradotte in italiano da Elena Loewenthal. L'autore è un maestro di stile, qui a un alto livello: una scrittura austera, priva di fronzoli o leziosità; scrittura che procede senza sforzi, è molto razionale, ricca, pulita e incredibilmente originale in quanto vi è un continuo ritorno di frasi chiave, caratteri e temi principali. Si creano quindi tanti motivi diversi che nel romanzo diventano simboli del personaggio, come ad esempio la fretta di Shemuel o la sua facilità a commuoversi e la ciocca di Atalia che basta da sola a nominarla.

Un libro che parla di tradimento con suggestive rivisitazioni. Traditore è chiunque tenta strade nuove, getta lo sguardo oltre i confini del presente e del convenzionale. Lo fu Abrabanel, padre di Atalia, il cui sogno era un mondo senza confini nazionali, con scuole e istituzioni miste, unica via per impedire un'estenuante opposizione fra ebrei e arabi come lo furono altri personaggi storici che pagarono il loro coraggio e il loro impulso innovativo subendo l'infamia di essere giudicati traditori. Oz sembra voler rievocare e riaffermare la necessità di escogitare un modo nuovo di risolvere il conflitto in Medioriente, che non può eludere la questione di una convivenza fra i due popoli. Al contrario, la fede cieca nelle ideologie e la costituzione di uno Stato contro un altro popolo non potranno che seminare morte e spargere sangue. Come è accaduto al figlio-marito dei due abitanti della casa, fulcro oscuro e tragico delle loro vite.
Per Oz traditore è colui che chiama gli altri a sperimentare strade inedite, ad aggiornare le loro categorie mentali. Non vedendo ciò che il profeta vede, la società tende a cacciarlo, umiliarlo, tacciarlo di tradimento.

Alla meditazione sul tradimento il protagonista arriva attraverso la figura di Giuda che ruba pian piano la scena nella sua tesi, lasciata in sospeso, su Gesù visto dagli Ebrei, una variazione di prospettiva sull’Iscariota come strumento indispensabile in cui l’apostolo diventa per troppa fede vero motore della passione. Giuda diventa il vero protagonista, sul quale Oz indaga con evidente empatia: “in fondo – afferma Shemuel – senza di lui non ci sarebbe stata la crocifissione, e senza la crocifissione il cristianesimo non sarebbe mai esistito”. Quindi chi tradisce veramente e in relazione a cosa?

Proprio l’apostolo divenuto il simbolo del tradimento, colui che la storia ci ha descritto come l’ignobile che vendette il Cristo per trenta denari, viene qui rappresentato in maniera totalmente diversa. Egli fu il seguace più assiduo dell’operato di Cristo, colui che più tra gli apostoli lo aveva amato, il più convinto della sua capacità di compiere miracoli e dunque della sua componente divina. Per nulla dubitando della capacità di Cristo di scendere dalla croce salvo, una volta condannato, lo vendette per quella somma irrisoria di cui lui, ricco, non aveva assolutamente bisogno, certo che il miracolo che il suo Signore avrebbe compiuto scendendo dalla croce avrebbe diffuso il messaggio di bontà e di pace che aveva sempre fin lì predicato. La morte di Gesù, lo scontro con la realtà è il momento più tragico nella vita di Giuda. È la raggiunta dolorosa consapevolezza dell’umanità di Cristo, a cui l’apostolo non può sopravvivere.
Qui il messaggio più importante del romanzo di Oz: se Giuda, universalmente conosciuto come abietto traditore, diffusamente rappresentato come l’ebreo per eccellenza con tutte le sue spregevoli caratteristiche, fosse stato riabilitato agli occhi del mondo intero, in particolare a quelli del mondo cristiano, quante guerre e persecuzioni si sarebbero potute evitare. Perché, e qui Amos Oz è molto chiaro, nella storia, dalle sue origini, gli ebrei sono stati perseguitati più dai cristiani che dai musulmani.
L’argomento è sviluppato in pagine che sanno mischiare l’erudizione a una grande capacità narrativa, ma non prevaricano mai e anzi si fondono con le riflessioni politiche e gli sviluppi personali. Come quasi impercettibile è l’evoluzione dei personaggi, così con lentezza si dispiega la scrittura dell’autore, finendo quasi per avvolgere chi legge con un ritmo leggermente ipnotico: a ciò contribuiscono le frequenti ripetizioni degli stessi concetti (la camminata protesa in avanti di Shemuel, la cura della sua lunga barba oppure la pappa di Sarah De Toledo sono solo alcuni esempi delle situazioni che si conficcano nella memoria) che finiscono per stare a metà strada tra il ritornello e la formula magica. Il risultato è un romanzo complesso che, tra dissertazioni divaganti e sentimenti espressi sottovoce, chiede al lettore un certo impegno, ma che sa senza dubbio ripagarlo: In perfetta sintonia è la conclusione che regala la stessa sensazione di una musica che si va lentamente spegnendo mentre una breve parentesi nella vita dei personaggi si chiude senza rimpianti o quasi.

Si rimane attratti dal lato squisitamente umano della vicenda che porta in primo piano i personaggi così eterogenei tra loro apparentemente, ma tutti accomunati dalla stessa solitudine di fondo. Cinque esseri che in qualche modo sono stati traditi e/o traditori, ma sempre a prescindere dal punto di vista di chi valuta l'azione/reazione e che Oz propone anche col significato di "cambiamento". Il palcoscenico è una casa-scrigno, vero e proprio sancta sanctorum che protegge e opprime i suoi abitanti. Shemuel, giovane studente in crisi di identità che stenta a trovare un cammino alternativo, un senso al suo vivere e al suo essere ebreo e che si raccapezza con la scena di chiusura carica di significato perché è un finale aperto a più interpretazioni. Il vecchio Wald, che cerca disperatamente nelle parole e con le parole di lenire il dolore per il figlio Micah morto orrendamente e della cui fine si sente responsabile. Atalia, giovane vedova di Micah, ammantata di mistero, anima saggia, sensibilissima e sensuale, che per qualche strana alchimia come in un gioco magnetico di poli opposti e non, calamita e nello stesso tempo respinge i giovani maschi di passaggio nella casa, ma anche pragmatica dipendente di un'agenzia di investigazioni che si occupa di indagare sui tradimenti di coppia. Infine Micah il cui agghiacciante destino non può che riportare tragicamente alla mente gli estremismi dei nostri giorni e ultimo Abrabanel, padre di Atalia, voce fuori dal coro e per questo tacciato di tradimento e isolato dai compagni politici. Deciso contestatore della politica di Ben Gurion, con lungimiranza e lucidità aveva sin dalla costituzione dello stato di Israele previsto le guerre che sarebbero derivate dalla contrapposizione con il popolo palestinese. Egli si era più volte pronunciato a favore d’una pacifica convivenza, in una terra senza stati sovrani, dove si potesse realizzare un’integrazione sociale e economica, pur conservando ciascun popolo le proprie tradizioni e la propria fede.
Ogni personaggio è avvolto nel manto della solitudine. Shemuel la brama, come per prendere una pausa dai suoi conflitti, Wald cerca di combatterla attraverso la parola, i dialoghi quasi ossessivi che occupano tutte le sue giornate. Atalia invece s'inserisce in maniera inizialmente sotterranea e si integra e sembra accettare la sua solitudine e prova pietà per tutti gli altri personaggi. Atalia è uno dei personaggi più interessanti perché appare inizialmente superiore alle dipendenze degli altri personaggi: la routine di Shemuel e il bisogno di conversazione di Wald non sembrano interessarle. 
Amos Oz non è in posizione neutrale sulle questioni del suo Paese, anzi ha scritto anche testi di saggistica sull'argomento, per cui le sue idee sono ben conosciute: è un teorico del "compromesso", del "cercare di incontrare l'altro a metà strada"; insomma è un pacifista. Non si pensi, però, che questo libro sia un saggio di idee volte in narrativa; in un'intervista, lo scrittore sostiene un presupposto letterario, che attribuisce a Lawrence: "per scrivere un romanzo bisogna saper presentare con uguale credibilità cinque o sei punti di vista diversi". E qui ci riesce.

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione 2014

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