La vittima mancante -Robert Bryndza -
recensione a cura di Connie Bandini
Una sedicenne, scomparsa nel nulla dopo essere uscita a comprare le
sigarette per la madre, del cui corpo non si troverà mai traccia. Un uomo
accusato e condannato, ma assolto per insufficienza di prove anni dopo. Un
mistero aperto che diventa uno dei cold
case più inquietanti della capitale.
Trent’anni dopo, nell’era dei podcast true crime, un’agenzia creativa
decide di riesumare il caso e ingaggia Kate Marshall, ex poliziotta e ora
investigatrice privata, insieme al suo fidato collaboratore Tristan Harper. Per
Kate, però, questa non è una semplice indagine: la pista riporta a galla il
nome di Peter Conway, serial killer che ha distrutto la sua carriera e la sua
vita personale. L’uomo, un tempo suo superiore e amante, è ora gravemente
malato in carcere, ma la sua ombra continua a incombere.
Robert Bryndza costruisce un thriller classico che si serve delle atmosfere
del cold case: documenti polverosi, testimoni che ricordano a metà,
indizi corrotti dal tempo e sospetti che si moltiplicano. Kate e Tristan si
muovono tra King’s Cross, un tempo quartiere degradato e oggi completamente
trasformato, e i sobborghi londinesi, scavando in segreti mai del tutto
svelati.
L’inchiesta si alterna a tensioni personali: il peso dei ricordi di Kate,
le difficoltà economiche legate alla gestione del campeggio ereditato, il
rapporto con il figlio Jake e la solida, affettuosa complicità con Tristan.
Il ritmo narrativo cresce progressivamente: se la prima parte si concentra
sulla ricostruzione del contesto e sull’intreccio dei personaggi, dalla metà in
avanti la trama accelera, infittendosi di colpi di scena e rivelazioni che
portano a un finale sorprendente e, soprattutto, plausibile. Bryndza dosa con
abilità verità taciute, piste ingannevoli e false confessioni, fino a
sciogliere l’enigma con un equilibrio che lascia il lettore soddisfatto ma
inquieto.
Kate è una protagonista complessa, segnata da errori e traumi, ma
determinata a non lasciarsi schiacciare. Tristan, giovane, brillante e leale, è
un perfetto contraltare: la sua presenza alleggerisce i toni cupi e dona
freschezza alle indagini. Accanto a loro, un coro di figure secondarie
credibili, mai solo comparse, che contribuiscono a rendere la vicenda
tridimensionale.
Consigliato a chi ama i cold case avvolti da atmosfere cupe, con
protagonisti realistici e umani, e a chi non ha paura di perdersi in un
labirinto di menzogne per trovare, finalmente, la verità.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2025

Nessun commento:
Posta un commento