I ragazzi del massacro - Giorgio
Scerbanenco -
recensione a cura di Alice Bassoli
Giorgio Scerbanenco, padre del Noir italiano, firma qui una
delle sue opere più disturbanti e necessarie. Una giovane insegnante viene
ritrovata brutalmente uccisa nella scuola privata dove lavora. Accanto al
cadavere, ci sono i suoi alunni: un gruppo di ragazzi difficili, apparentemente
incapaci di spiegare ciò che è accaduto. L’omicidio è inspiegabile, il movente
nebuloso, il clima è quello di un malessere sociale che serpeggia un po’ ovunque.
A indagare è il dottor Duca Lamberti, il medico radiato dall’albo e diventato
investigatore suo malgrado. La sua è un’indagine che entra nelle crepe
dell’adolescenza abbandonata, nelle famiglie disastrate, nei margini della
Milano degli anni ’60. È una città che non ha pietà, che ingoia i più deboli e
non restituisce mai niente indietro. Più Lamberti scava, più il massacro assume
contorni ambigui e rivelatori: in quella classe non ci sono mostri, solo
vittime che diventano carnefici dentro un sistema particolarmente marcio. È un
romanzo lucido. Scerbanenco scrive con una ferocia asciutta, chirurgica, senza
sbavature né compiacimento. L’autore scava nella solitudine dei giovani, nella
violenza che nasce dalla mancanza d’amore, nella responsabilità collettiva che
la società non vuole assumersi. Lamberti emerge come un investigatore umano,
fallibile, capace di guardare oltre l’orrore e cercare la radice del male, non
solo il volto del colpevole. Questo libro è un noir, sì, ma anche un manifesto
sulla fragilità e sulla disgregazione sociale.
Un capolavoro.
genere: noir
anno di pubblicazione: 1968

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