giovedì 27 novembre 2025

DOMANI NELLA BATTAGLIA PENSA A ME

 




Domani nella battaglia pensa a me - Javier Marías -

recensione di Miriam Donati

 

Marías costruisce un thriller metafisico, una tragicommedia, che intreccia trama, digressioni, dilemmi filosofici su cosa fare, cosa non fare, cosa sarebbe successo se avesse fatto o se non avesse fatto.

È un romanzo satirico e allo stesso tempo gotico, come dice lo stesso autore, ma con mezzi moderni. Il fascino, la minaccia, i misteri del romanzo gotico si svelano su una segreteria telefonica, in conversazioni vuote, su un televisore per combattere l'insonnia.

È difficile entrare subito nell’opera, anche se l'inizio è memorabile, come quasi tutti quelli di questo autore (almeno nei libri che ho letto). Sembra lento, pesante, nonostante la sua innegabile ricchezza letteraria, ma, man mano si progredisce pazientemente nella lettura, si rimane intrappolati.

Lo scrittore ci presenta una storia che oscilla tra sanità mentale, follia e ossessione, è un romanzo sull'inganno, l'infedeltà, il caso e le sue conseguenze. Il suo protagonista, il ghostwriter, sceneggiatore di relativo successo, Víctor Francés, ha un appuntamento con Marta Téllez a casa sua. È una donna attraente, sposata con Dean e madre di un bambino di due anni. Questo incontro è promettente, perché il marito è a Londra. C'è attesa e tensione sessuale. Ma l'imprevisto domina la serata, Marta inizia a stare male, e a poco a poco, con Victor come testimone, agonizza e muore accanto a lui, nel letto matrimoniale. Il ragazzino dorme in una stanza vicina. Cosa farà Victor di fronte a questo scenario inaspettato che lo disarma completamente?

Il racconto, in prima persona, diventa una lunga riflessione di idee che si sovrappongono senza dare tregua al lettore. Le frasi si intrecciano per raccontarci impressioni, descrizioni, supposizioni, immaginazioni. Dopo quella notte... tutto può succedere. Ci sono solo domande che tormenteranno diversi personaggi. La frustrazione per l'infedeltà che non è stata consumata diventa una costante nella vita di Victor, ossessionato da ciò che è accaduto e si ritrova suo malgrado coinvolto nella vita di Marta, decidendo di conoscerne il marito, la sorella e il padre, guidato dal gravoso peso di quella responsabilità ingombrante, ossia l’essere il depositario delle parole della donna e colui che ne ha condiviso l’esperienza più intima, quella della morte appunto.

Ben presto Victor capirà che, in questa storia, niente e nessuno è come sembra, che i fantasmi appaiono più reali dei personaggi, intrisi come sono di doppiezza e di inganno, e che la vita non è che un gioco di interpretazioni possibili e alternative, ciascuna con un proprio senso.

Il tema più importante è l'ibridazione che colpisce subito nella figura del protagonista-narratore.  la professione di Víctor, un ghostwriter, non solo sottolinea "il potere della parola dandogli un ruolo da protagonista", ma funge anche da sfondo per le riflessioni sulla propria identità. Victor si descrive come un "intruso", un "usurpatore", un essere praticamente invisibile, qualcuno che non è "nessuno".

In un'altra occasione, si identifica con l'autore-narratore, quando dice che il suo nome è Javier a una prostituta che rimorchia per strada: "Forse stavo per essere imparentato con me stesso, Javier con Víctor". In questo episodio la nebulosità delle identità si manifesta anche in un altro modo: Victor non è sicuro che la prostituta sia la sua ex moglie, per quanto sia difficile capire che qualcuno non riconosca la persona con cui ha condiviso tre anni della sua vita. Tutto questo fa parte del gioco narrativo in cui si fondono ciò che è accaduto e ciò che è immaginato, fatti e memoria. La vita è presentata nel libro come un costante aggiornamento delle possibilità, nella realtà o nella memoria, alle quali è conferita.

In definitiva, il romanzo, come ha affermato lo stesso Marías nel suo discorso di accettazione del Premio Rómulo Gallegos, è un genere "ibrido e flessibile", in cui, come nella storia che racconta, le identità sono ignorate o dimenticate e il confine tra realtà e fantasia si apre nella misura in cui i lettori lo desiderano.

Pertanto la chiave di questo e degli altri romanzi dell'autore è che hanno un narratore, che narra i propri ricordi, una versione di eventi filtrati ed elaborati da un solo testimone arbitrario e onnipotente.

La memoria diventa un filtro attraverso il quale si costruisce la realtà, e la finzione diventa un modo per esplorare i limiti di questa costruzione. Questa dualità è rappresentata dal protagonista, un uomo apparentemente di successo e rispettabile, sicuro di sé, ma anche pedante e pretenzioso e che nasconde un passato oscuro e una serie di segreti che lo tormentano. Man mano che si avanza nella lettura, si scopre che Victor si è costruito una maschera che gli permette di nascondere il suo vero io. L’altro personaggio che affronta una dualità simile è Marta Téllez, una donna enigmatica e seducente. Marta nasconde un'identità frammentata, piena di segreti e bugie, è una donna misteriosa, le cui motivazioni e le cui vere intenzioni sono difficili da decifrare e questo mette in discussione le percezioni del lettore.

L'asse di queste riflessioni è l'inganno permanente in cui si vive. Per quanto si cerchi di essere oggettivi, si trasmette sempre una realtà parziale e sfocata, raccontata in modi diversi a ciascuno.

L’autore utilizza simbolicamente per riflettere la dualità dei personaggi e le diverse sfaccettature della loro personalità lo specchio che è presente in tutta l’opera e rappresenta anche l'idea dell'immagine pubblica e di come le apparenze possano ingannare.

Il simbolismo è presente anche nel nome del protagonista, Victor, che può essere interpretato come un riferimento alla vittoria e alla conquista, che è legato all'ossessione del personaggio per il potere e il controllo.

La morte inaspettata e l'infedeltà non consumata diventano una sorta di "incantesimo" (il modo in cui Marías arriva a questa parola è un esempio della sua erudizione e della sua grande padronanza dell'inglese attraverso la parola ossessionante). L'incanto che Victor subisce gli impedisce di dimenticare o ignorare l'ambiente che ha lasciato e di dissociarsi da quello che sarà successo dopo che sarà uscito di casa e il giorno dopo torna nelle vicinanze dell'appartamento.

Quello che fino a quel momento poteva essere un romanzo solo intrigante, diventa da quel momento in poi una storia psicologica in cui alcuni aspetti comunemente inosservati dell'esperienza umana vengono esplorati lentamente e ripetitivamente.

Il libro di Marías è uno spazio carico di libri, metaletteratura, alta cultura, erudizione e con mille porte e corridoi, passaggi nascosti e codici segreti a volte difficili da decifrare.

Ambientato negli anni Novanta, nel bel mezzo della transizione politica della Spagna, l'opera ne riflette in modo sottile e profondo i cambiamenti, il periodo di incertezza e le conseguenze di quel recente passato. Inoltre, affronta questioni sociali rilevanti dell'epoca, come il ruolo delle donne nella società spagnola. Attraverso i personaggi femminili, Marías mostra le difficoltà e le limitazioni che le donne dovevano affrontare in quel momento, così come le aspettative e i ruoli imposti dalla società.

La prosa elegante è accuratamente costruita. Le frasi sono lunghe e complesse, piene di subordinate e divagazioni. Questo modo di scrivere può essere impegnativo, ma chi si immerge nel suo mondo letterario scopre una ricchezza e una profondità che pochi autori riescono a raggiungere. L'autore utilizza una voce narrante in prima persona, che permette di entrare in empatia con il protagonista e vivere i suoi conflitti interni e i dubbi esistenziali che lo tormentano e di comprendere le sue motivazioni e azioni, anche quando possono essere moralmente discutibili.

Victor, non smette di riflettere su tutto ciò che gli accade, fino ad allontanarsi per diverse pagine dalla trama in cui vive intrappolato. In queste digressioni ci imbattiamo in pensieri e frasi che potrebbero essere nostre.  D’altra parte troviamo sottotrame ingombranti, inutilmente lunghe, francamente inutili.

Marías alterna la narrazione al presente e al passato creando quindi tensione e suspense nella trama, ma anche un effetto di smarrimento nel lettore, che deve ricostruire le vicende e le relazioni tra i personaggi man mano che procede nella lettura. Questa struttura frammentata riflette anche la natura frammentaria della memoria e la soggettività dell'esperienza umana.

Un altro aspetto interessante dello stile narrativo di Marías è il suo uso della ripetizione e della reiterazione. Per tutto il romanzo, l'autore ripete alcune parole e frasi, creando un effetto ipnotico che rafforza l'atmosfera di ossessione e disagio che permea la storia.  L’autore usa l'intertestualità attraverso i riferimenti letterari. Allude a opere classiche della letteratura per arricchire il testo, che funzionano anche come una sorta di guida per il lettore, invitandolo a fare collegamenti e riflettere sui temi affrontati nel romanzo.

Marías sa come guidare la lettura, portare il lettore dove vuole davvero, permettendosi un esercizio di stile forse non da tutti ritenuto necessario.

Il romanzo immerge in un mondo in cui la morte si presenta in varie forme, sia come un evento imminente che come un'ombra che perseguita i personaggi e come un elemento che trascende il tempo e lo spazio. Nel corso del romanzo, i personaggi affrontano anche la morte dei propri ricordi ed esperienze. La morte diventa così un costante richiamo alla fragilità della memoria e all'inevitabilità dell'oblio. Utilizza allo scopo come simbolo l'orologio che diventa un oggetto ricorrente e che rappresenta il passare del tempo e l'ineluttabilità della morte. Simboleggia anche la mancanza di controllo che si ha sulla vita e su come si sia soggetti alle decisioni e alle azioni altrui.

Un altro tema evidente è quello della mancanza di comunicazione e della solitudine nella società contemporanea. Marías ci mostra personaggi che, nonostante siano circondati da persone, si sentono soli e disconnessi. Il protagonista ne è un chiaro esempio. Nonostante abbia una vita apparentemente di successo, si ritrova bloccato in una routine vuota e priva di significato, incapace di stabilire vere relazioni con gli altri.

I dialoghi, realistici e fluidi, giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama e nella costruzione dei personaggi e spesso contengono indizi chiave e rivelazioni che consentono al lettore di scoprire la verità dietro gli eventi.

Javier Marías riesce a bilanciare la serietà della trama con momenti di leggerezza e divertimento,

La scena con il re per esempio mi è sembrata ingegnosa, molto ben realizzata (anche se del tutto gratuita). Il dettaglio di non menzionare apertamente che si tratti del re di Spagna, anche se è chiaramente evidente, e di riferirsi a lui con soprannomi ridicoli, gli conferisce un tono comico.

Il titolo “rubato” alla tragedia di Shakespeare ha significato non tanto per le parole in sé, ma se contestualizzato rispetto al momento dell’opera in cui viene pronunciato: è il momento di una maledizione di un fantasma che torna a tormentare un animo colpevole costringendolo a fare i conti con la propria anima; è esattamente il processo che attraversa Victor rispetto a sé stesso e al fantasma, non fisico ma psicologico, di quella donna che ha accompagnato nell’istante della morte.

Il testo ha un epilogo sul valore della letteratura che è una delle spiegazioni più centrate che abbia mai letto sulla ragione dell'esistenza della letteratura stessa.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 1994



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