mercoledì 29 aprile 2026

DELITTO E CASTIGO

 




Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Fino a che punto possiamo giustificare le nostre azioni?

" Delitto e castigo ", capolavoro di Fëdor Dostoevskij, che si svolge quasi esclusivamente a San Pietroburgo, non è un romanzo giallo, né un noir, non ci sono casi da risolvere o assassini da scovare.

Il delitto avviene pressoché nell'immediato del racconto e a compierlo è il protagonista della storia, il giovane e indigente ex studente Raskol’nikov; ma non è certamente questo uno spoiler, perché sarà da qui che inizierà il vero cuore del romanzo.

Raskol’nikov uccide una vecchia usuraia e sua sorella, per cercare di sfuggire ad una vita miserabile, ma soprattutto per provare una sua personale teoria, basata sul fatto che esistono persone che sono al di sopra delle parti, autorizzate, in un certo modo, a decidere la sorte altrui, in beneficio di una causa superiore.

Ma, subito dopo il delitto, inizierà dentro di lui una lotta morale, per cercare di giustificare le sue azioni.

Durante questo conflitto interno, egli passerà attraverso la vergogna, il pentimento e infine il delirio e sarà vittima di un vero malessere fisico.

Intorno a lui ruotano tanti personaggi, che aiutano il lettore a comprendere meglio la storia e che completano la descrizione di un ambiente complesso, dove si alternano sentimenti ambigui: l'egoismo e la carità, l'amore e l'odio, il bene e il male; Dostoevskij riesce a scavare così bene nell'animo umano che i suoi personaggi sono così poliedrici, fragili, complicati da sembrare reali.

 Prima fra tutti Sonja, figlia di un ubriacone che Raskol’nikov incontrerà per caso; sarà lei la prima a cui lui confesserà il suo segreto.

 Lei è un'anima pura, che esprime la compassione, la fede sincera e profonda, l'amore incondizionato, ma che è costretta a prostituirsi per aiutare la famiglia, che vive nella miseria.

Non di minore importanza è Vrazumichin, amico di Raskol’nikov , anche lui ex studente, di animo buono e leale, che cercherà di aiutarlo nel suo momento di confusione e disperazione.

La grande differenza tra i due è la serenità con cui Vrazumichin affronta la vita, in confronto alle afflizioni di Raskol’nikov , perché alla fine il suo vero castigo non sarà la punizione fisica, ma il suo tormento interiore.

 Ogni parola, ogni frase esprimono questa sua sofferenza e tutti i personaggi e gli eventi completano il ritratto della complessità di quest'uomo, povero, ma di talento, che vorrebbe di più dalla vita, che si pone tante domande, che cerca risposte, che si dispera.

Dostoevskij descrive magistralmente la disperazione umana, riuscendo ad entrare dritto nell'animo, come una freccia ben scoccata, forse proprio a causa del suo vissuto, delle sue sofferenze personali, perché chi ha tanto sofferto, spesso, riesce ad avere una maggiore empatia ed il suo sguardo va oltre le apparenze e osserva la profondità.

Non riesco a trovare parole adatte a descrivere le emozioni provate nel leggere questo capolavoro, perché coesistono in me un vortice di sensazioni diverse.

Dostoevskij riesce sempre a stupirmi, mai a deludermi: nella lettura dei suoi romanzi ho troppa fretta di leggere, perché sono completamente coinvolta nella storia, ma ho poi la malinconia di aver terminato così velocemente e sento subito la mancanza di quella che ormai era diventata la mia quotidianità.

Volete provare tutte queste emozioni, senza uscire di casa?

Aprire un libro di Dostoevskij ed iniziate a leggere...

LA SOFFERENZA, IL DOLORE SONO L'INEVITABILE DOVERE DI UNA COSCIENZA GENEROSA E DI UN CUORE PROFONDO. GLI UOMINI VERAMENTE GRANDI, CREDO, DEBBANO PROVARE SU QUESTA TERRA UNA GRANDE TRISTEZZA.


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