lunedì 9 febbraio 2026

AMSTERDAM

 




Amsterdam - Ian McEwan -

recensione a cura di Patrizia Zara



Ho trovato Amsterdam nel crossing book condominiale, come si trovano certi oggetti dimenticati da qualcuno che aveva fretta di liberarsene. Non conoscevo McEwan, ma già dalle prime pagine ho sentito quell’odore molto english: elegante, tagliente, un po’ snob, come un tè servito con precisione chirurgica da un maggiordomo che ti osserva per capire se meriti davvero la porcellana buona.

La storia parte da un funerale — perché gli inglesi, quando vogliono divertirsi, cominciano sempre da lì — e segue Clive e Vernon, due uomini convinti di essere più intelligenti del resto del mondo. In realtà, pagina dopo pagina, si comportano come due turisti che hanno perso la mappa ma insistono a dire che sanno benissimo dove stanno andando. McEwan li osserva con un’ironia così sottile che a volte ti chiedi se stia ridendo con te o di te.

La trama è una collezione di scelte sbagliate, ambizioni mal calibrate e piccole vendette che crescono come funghi dopo la pioggia. È tutto molto preciso, molto controllato, molto britannico. E sì, anche molto divertente — ma di quel divertimento che non fa ridere, ti fa solo alzare un sopracciglio e pensare: “Eccoli, di nuovo”.

Lo stile è impeccabile, affilato, quasi troppo. A volte ho avuto la sensazione che McEwan fosse così impegnato a mantenere la sua compostezza da dimenticare di lasciar filtrare un po’ di calore. È brillante, certo, ma anche un po’ freddo: come se ti invitasse a cena e poi ti servisse tutto con i guanti, senza mai sedersi davvero al tavolo con te. E qualche passaggio, lo ammetto, scivola nella perfezione un po’ compiaciuta — quella tipica sicurezza inglese che noi italiani guardiamo con un misto di ammirazione e voglia di scompigliare i capelli a qualcuno.

Detto questo, Amsterdam resta un romanzo breve e affilato, che si legge con piacere e con quel sorriso obliquo che nasce quando un autore ti mostra la miseria umana con la grazia di una commedia nera. L’ho trovato per caso, e l’ho finito con la sensazione che il crossing book condominiale, ogni tanto, sappia scegliere per me meglio di quanto farei io.

Se McEwan voleva farmi divertire senza farmi sentire troppo comoda, ci è riuscito. Anche se, da italiana, ogni tanto avrei voluto scuotere i personaggi per farli uscire da tutta quella compostezza. Ma forse è proprio questo il fascino: guardare due inglesi affondare con stile.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2017


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