lunedì 15 dicembre 2025

LE PIETRE VOLANTI

 




Le pietre volanti – Luigi Malerba -

recensione a cura di Patrizia Zara



"Le pietre volanti non si lasciano afferrare, eppure sono lì, sospese, come pensieri che non trovano pace." 

Ho letto questo romanzo come si ascolta una confessione: in prima persona, con la sensazione che ogni parola fosse rivolta direttamente a me. La vicenda segue un pittore, protagonista e voce narrante, che ripercorre la propria formazione, la nascita della vocazione artistica e la consapevolezza dolorosa che i legami umani sono fragili, destinati a dissolversi. Non ha un nome preciso, perché la sua identità è quella di un artista che vive la tensione tra arte e vita, tra il desiderio di dare forma all’invisibile e la certezza della solitudine. È un personaggio che si muove in un paesaggio visionario, sospeso come le pietre del titolo, simbolo della fragilità dei rapporti e della vacuità dei sentimenti. 

Il titolo stesso racchiude il cuore del libro: ciò che per natura dovrebbe essere pesante e immobile diventa leggero e sospeso, come i pensieri inquieti e le emozioni che non trovano radici. È l’immagine di un’esistenza instabile, di rapporti che non si consolidano, di una solitudine che resta sospesa senza mai risolversi. 

La forza del romanzo sta nella capacità di trasformare un quadro di Fabrizio Clerici in un universo narrativo, nella scrittura elegante e fluida che riesce a dare corpo a un’atmosfera sospesa e visionaria, e nella profondità esistenziale con cui Malerba indaga la solitudine e il dolore dei sentimenti. Non a caso il libro ha ricevuto premi prestigiosi come il Viareggio e il Campiello. Tuttavia, proprio questa intensità può diventare un limite: l’eccesso di introspezione rischia di risultare monotono, la trama appare più contemplativa che dinamica e il tono cupo e disincantato può pesare su chi cerca leggerezza o azione. Lo stile, pur lineare e limpido, è fortemente introspettivo e visionario, capace di rendere tangibile l’immagine pittorica da cui nasce il libro, ma sempre orientato verso la meditazione più che verso l’azione. 

Ciò che colpisce è anche la dimensione filosofica del testo: Malerba non racconta soltanto la storia di un pittore, ma mette in scena un’interrogazione sull’arte e sulla vita. La vocazione artistica diventa un modo per dare forma all’invisibile, ma anche un peso che isola, che separa dal mondo. Le pietre volanti sono allora il simbolo di questa tensione: bellezza e inquietudine, leggerezza e gravità, speranza e disincanto. È un romanzo che non si limita a narrare, ma invita a riflettere, a sostare in uno spazio sospeso dove le domande contano più delle risposte. 

In definitiva, "Le pietre volanti" è un’opera che affascina e inquieta, che premia chi accetta di lasciarsi trasportare in un paesaggio mentale dove le pietre non cadono mai, ma restano sospese, come i pensieri che non trovano pace. È un libro che chiede tempo e disponibilità, ma che restituisce al lettore la sensazione di aver attraversato un territorio interiore unico, fatto di silenzi, visioni e parole che restano a lungo nella memoria.

 
genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1992


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