Le pietre volanti – Luigi Malerba -
recensione a cura di Patrizia Zara
"Le pietre volanti non si lasciano afferrare, eppure sono lì, sospese,
come pensieri che non trovano pace."
Ho letto questo romanzo come si ascolta una confessione: in prima persona, con
la sensazione che ogni parola fosse rivolta direttamente a me. La vicenda segue
un pittore, protagonista e voce narrante, che ripercorre la propria formazione,
la nascita della vocazione artistica e la consapevolezza dolorosa che i legami
umani sono fragili, destinati a dissolversi. Non ha un nome preciso, perché la
sua identità è quella di un artista che vive la tensione tra arte e vita, tra
il desiderio di dare forma all’invisibile e la certezza della solitudine. È un
personaggio che si muove in un paesaggio visionario, sospeso come le pietre del
titolo, simbolo della fragilità dei rapporti e della vacuità dei
sentimenti.
Il titolo stesso racchiude il cuore del libro: ciò che per natura dovrebbe
essere pesante e immobile diventa leggero e sospeso, come i pensieri inquieti e
le emozioni che non trovano radici. È l’immagine di un’esistenza instabile, di
rapporti che non si consolidano, di una solitudine che resta sospesa senza mai
risolversi.
La forza del romanzo sta nella capacità di trasformare un quadro di Fabrizio
Clerici in un universo narrativo, nella scrittura elegante e fluida che riesce
a dare corpo a un’atmosfera sospesa e visionaria, e nella profondità
esistenziale con cui Malerba indaga la solitudine e il dolore dei sentimenti.
Non a caso il libro ha ricevuto premi prestigiosi come il Viareggio e il
Campiello. Tuttavia, proprio questa intensità può diventare un limite:
l’eccesso di introspezione rischia di risultare monotono, la trama appare più
contemplativa che dinamica e il tono cupo e disincantato può pesare su chi
cerca leggerezza o azione. Lo stile, pur lineare e limpido, è fortemente
introspettivo e visionario, capace di rendere tangibile l’immagine pittorica da
cui nasce il libro, ma sempre orientato verso la meditazione più che verso
l’azione.
Ciò che colpisce è anche la dimensione filosofica del testo: Malerba non
racconta soltanto la storia di un pittore, ma mette in scena un’interrogazione
sull’arte e sulla vita. La vocazione artistica diventa un modo per dare forma
all’invisibile, ma anche un peso che isola, che separa dal mondo. Le pietre
volanti sono allora il simbolo di questa tensione: bellezza e inquietudine,
leggerezza e gravità, speranza e disincanto. È un romanzo che non si limita a
narrare, ma invita a riflettere, a sostare in uno spazio sospeso dove le
domande contano più delle risposte.
In definitiva, "Le pietre volanti" è un’opera che affascina e
inquieta, che premia chi accetta di lasciarsi trasportare in un paesaggio
mentale dove le pietre non cadono mai, ma restano sospese, come i pensieri che
non trovano pace. È un libro che chiede tempo e disponibilità, ma che
restituisce al lettore la sensazione di aver attraversato un territorio interiore
unico, fatto di silenzi, visioni e parole che restano a lungo nella memoria.
genere: narrativa

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