La piuma cadendo impara a volare
– Usama Al Shahmani -
recensione a cura di Lilli Luini
Aida, di origine irachena, vive
in Svizzera con Daniel, suo compagno da quattro anni. Ma il loro amore è in
crisi perché il ragazzo non riesce più a tollerare i silenzi di Aida sul suo
passato e sulla sua famiglia. Sono argomenti da cui lei fugge, che vuole ad
ogni costo lasciarsi alle spalle, per i quali non ha (o crede di non avere) parole
per raccontare. E allora Daniel parte, va in una fattoria sperduta a terminare
il suo servizio civile. Aida si ritrova sola, cammina lungo il Reno come suo
padre camminava lungo l’Eufrate “Sono passati tre giorni dalla partenza di
Daniel. Senza di lui l'appartamento mi sembra estraneo. Tutto ha un'aria
bizzarra e distante, persino la mia poltrona preferita dove ho l'abitudine di
leggere. Sono solitaria come una pietra caduta dal soffitto di un teatro
buio".
Piano piano dentro di lei nasce
l’esigenza di aprirsi al mondo.
Ed è con la scrittura che lo fa,
sulla pagina bianca e in lingua tedesca riesce finalmente a trovare la forza e
le parole per raccontare del campo profughi di Qom, in Iran, dove è nata perché
è lì che suoi genitori e la sua sorellina Noshe si sono rifugiati per sfuggire
al regime di Saddam Hussein. Poi, con l’aiuto di un amico, riescono ad arrivare
in Svizzera ed è lì che le due sorelle crescono, vanno a scuola, diventano
bambine e poi ragazze. Ma vivono sempre a cavallo di due culture, con i genitori
incapaci di integrarsi, che rimpiangono ogni giorno la patria, parola che per
le figlie non ha alcun significato. Quando, caduto Saddam, il padre riporta la
famiglia al villaggio, Aida e Noshe non riescono a resistere e fuggono di nuovo
in Europa, portando un libro di poesie, tanti sensi di colpa ma anche la
certezza di non avere altra scelta.
Pagina dopo pagina conosciamo il
viaggio di Aida, la sua lotta per riemergere dal dolore più grande, per tornare
a scuola, per trovare un lavoro. Un libro profondissimo, a tratti poetico, che
indaga sull’impossibilità per molte persone di sentirsi a casa in una lingua,
in una cultura. Esperienza che l’autore ha vissuto sulla propria pelle, essendo
un profugo iracheno che vive in Svizzera. L’unico difetto nel romanzo sta nei
dialoghi spesso troppo “rigidi” e poco orali, ma alla fine sono inezie di
fronte a un piccolo gioiellino letterario.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2022

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