Ombre e misteri tra i boschi –
Tiziana Viganò –
recensione a cura di Lilli Luini
Non si tratta di un romanzo ma di
tre racconti distinti con gli stessi protagonisti e la medesima ambientazione.
Di cosa parla
Cominciamo dai protagonisti, due
pensionati con la dichiarata aspirazione di scrivere un giallo. Rosanna, ex
insegnante, dotata di grande intuito, una che non si arrende mai. Carlo, ex
industriale, appassionato di pesca e di buona cucina. Sono molto amici, forse
più che amici, un legame che dura da anni.
L’ambiente in cui si muovono è la
Valganna, vale a dire una zona di boschi e paesini intorno a un lago che
d’inverno ghiaccia. Un luogo tranquillo, un po’ fuori dalle rotte turistiche e
commerciali, paesini in cui tutti conoscono tutti ed è difficile pensare a
misteri e delitti.
E invece accadono, come
dappertutto.
Nel primo racconto viene uccisa
la sorella della proprietaria di un albergo, tornata in paese dopo anni di
assenza. Nel secondo a morire è la giudice di una gara di pasticceria. Nel
terzo, il ritrovamento da parte della stessa Rosanna di un cellulare sepolto
nei boschi dà il via a un’indagine su una misteriosa sparizione avvenuta anni
prima.
Il maresciallo Daverio e i suoi
uomini sono gli attori della legge, quelli davvero deputati a indagare, che
trovano continuamente sulla loro strada i due indomiti dilettanti.
Pregi
Va da sé che un giallo con due
investigatori amatoriali ha un tono leggero e gli sviluppi si fondano
sull’intuito e sulle voci di paese da cui Carlo e Rosanna, soprattutto
quest’ultima, riescono a costruire ipotesi e conclusioni. Un tipo di giallo e
di plot che ultimamente è apprezzato e va incontro a quei lettori, spesso
dimenticati dalla giallistica tradizionale, che amano cimentarsi con il mistero
ma non leggere di sangue e orrore. Per chi poi ama la cucina, ci sono molte
pagine dedicate alla buona tavola.
Difetti
Si percepisce l’assenza di un
editor che avrebbe senza dubbio impresso incisività alla scrittura (e quindi alla storia), reso
più godibili i dialoghi ed evitato qualche incongruenza narrativa in cui
qualunque autore incappa. Non per niente, gli autori più conosciuti li citano
sempre nei ringraziamenti.
Personalmente, nel secondo racconto, non ho
gradito l’accenno a un caso recente di cronaca con tanto di discussione circa
il nome della vittima. Il mio spassionato consiglio all’autrice è di evitare:
una ferita ancora aperta e sanguinante esige rispetto e prudenza. Inoltre il
riferimento colpisce il lettore, tirandolo fuori dal mondo immaginario
dell’autore e ributtandolo nella realtà.
genere: giallo
anno di pubblicazione: 2026

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