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venerdì 30 gennaio 2026

FAI BEI SOGNI. DIECI ANNI DOPO

 





Fai bei sogni Dieci anni dopo - Masssimo Gramellini -

recensione a cura di Francesca Tornabene


In punta di piedi, mi sono seduta ad ascoltare questa storia intensa, intima, autobiografica.

Ho trovato CASA tra quelle pagine e ho avuto paura.

Un bambino di nove anni perde la sua mamma e si trova ad affrontare la vita senza.

Ma quella verità, raccontata per 40 anni, cela un segreto.

È questo il fulcro stravolgente della storia. Il conflitto tra la verità e la paura di conoscerla.

È stato bello conoscere un Uomo coraggioso che mette a nudo la sua anima, lotta contro 

il MALE DI VIVERE e poi, mette LA SUA STORIA al servizio degli altri.

E 10 anni dopo l'uscita del libro, rivede, aggiorna, aggiunge capitoli, e racconta con tanta umiltà l'impatto che ha avuto lui dai messaggi dei sui lettori.

Tanto che la prima parola, dopo 230 pagine di silenzio e dolore è stata GRAZIE!

Ricordandomi che non siamo soli in quella muta sofferenza.

Quel "Belfagor" che prepotentemente prende forme diverse e riaffiora quando meno te lo aspetti, offuscando i ricordi, lo combattiamo TUTTI.

Ma non tutti riusciamo a vincere le nostre paure.

Mi ha commosso la tenerezza con la quale ha descritto il confine labile tra una dolce bugia e la prigione dell'eternità.

Ha ragione lui. La foga di capire gli eventi si schianta nella nostra inadeguatezza.

Bisogna dare tregua alla nostra mente.

Col TEMPO, la trama della nostra VITA assume un SENSO del tutto inaspettato. E la meraviglia è così grande che vale la pena attendere!

Il Buio non è vuoto. Bisogna solo attendere la luce per orientarsi.

Mi ha colpito l'impatto che i SOGNI hanno avuto sulla sua vita.

Tanto da pensare che essi non sono solo radicati nell'anima, ma spesso, alcuni di essi diventano radice stessa dell'animo umano.

Ancora una volta, la scrittura scava nel fango delle nostre esistenze, scopre relitti perduti nel tempo e poi cura con quella capacità unica di trasformare sofferenza in meraviglia.

Così quel "Fai bei sogni" suona come la più poetica e tenera delle buone notti.

GRAZIE.



genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

 

giovedì 29 gennaio 2026

OMBRE E MISTERI TRA I BOSCHI

 




Ombre e misteri tra i boschi – Tiziana Viganò – 

recensione a cura di Lilli Luini 

 

Non si tratta di un romanzo ma di tre racconti distinti con gli stessi protagonisti e la medesima ambientazione.

Di cosa parla

Cominciamo dai protagonisti, due pensionati con la dichiarata aspirazione di scrivere un giallo. Rosanna, ex insegnante, dotata di grande intuito, una che non si arrende mai. Carlo, ex industriale, appassionato di pesca e di buona cucina. Sono molto amici, forse più che amici, un legame che dura da anni.

L’ambiente in cui si muovono è la Valganna, vale a dire una zona di boschi e paesini intorno a un lago che d’inverno ghiaccia. Un luogo tranquillo, un po’ fuori dalle rotte turistiche e commerciali, paesini in cui tutti conoscono tutti ed è difficile pensare a misteri e delitti.

E invece accadono, come dappertutto.

Nel primo racconto viene uccisa la sorella della proprietaria di un albergo, tornata in paese dopo anni di assenza. Nel secondo a morire è la giudice di una gara di pasticceria. Nel terzo, il ritrovamento da parte della stessa Rosanna di un cellulare sepolto nei boschi dà il via a un’indagine su una misteriosa sparizione avvenuta anni prima.

Il maresciallo Daverio e i suoi uomini sono gli attori della legge, quelli davvero deputati a indagare, che trovano continuamente sulla loro strada i due indomiti dilettanti.

Pregi

Va da sé che un giallo con due investigatori amatoriali ha un tono leggero e gli sviluppi si fondano sull’intuito e sulle voci di paese da cui Carlo e Rosanna, soprattutto quest’ultima, riescono a costruire ipotesi e conclusioni. Un tipo di giallo e di plot che ultimamente è apprezzato e va incontro a quei lettori, spesso dimenticati dalla giallistica tradizionale, che amano cimentarsi con il mistero ma non leggere di sangue e orrore. Per chi poi ama la cucina, ci sono molte pagine dedicate alla buona tavola.  

Difetti

Si percepisce l’assenza di un editor che avrebbe senza dubbio impresso incisività  alla scrittura (e quindi alla storia), reso più godibili i dialoghi ed evitato qualche incongruenza narrativa in cui qualunque autore incappa. Non per niente, gli autori più conosciuti li citano sempre nei ringraziamenti.

Personalmente, nel secondo racconto, non ho gradito l’accenno a un caso recente di cronaca con tanto di discussione circa il nome della vittima. Il mio spassionato consiglio all’autrice è di evitare: una ferita ancora aperta e sanguinante esige rispetto e prudenza. Inoltre il riferimento colpisce il lettore, tirandolo fuori dal mondo immaginario dell’autore e ributtandolo nella realtà.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

 


martedì 27 gennaio 2026

AMY E ISABELLE

 




Amy e Isabelle - Elisabeth Strout -

Recensione di Miriam Donati

 

L'unico modo per mangiare un elefante è un boccone per volta”Questo è il romanzo d'esordio di Elizabeth Strout ed è sorprendente vedere quanto la sua voce sia già sicura, assolutamente matura. Dimostra già la sua caratteristica capacità di documentare le lotte interiori e i conflitti emotivi, nonché le prove e le tribolazioni delle persone comuni ed è una maestra nell’affrontare le relazioni umane e nel costruire personaggi multidimensionali distinguendosi come un talento unico.

Il libro affronta temi come la solitudine, la vergogna e la ricerca dell'identità. Il significato storico del romanzo risiede nella sua capacità di trasmettere le sfumature delle esperienze delle donne e dei conflitti familiari in una piccola città, che è un tratto distintivo dell'opera di Strout aprendo la strada alle successive opere di successo, come "Olive Kitteridge" che ha vinto il Premio Pulitzer.

In tutta la prima parte ci sono aggressività e senso di colpa sottaciute che generano un'elettricità simile a quella che precede un temporale. La struttura è particolarmente riuscita: da subito alcune allusioni a un avvenimento del passato recente di Isabelle e Amy preparano il lettore al punto di svolta. Occorrerà arrivare alla metà del libro perché esso sia ricostruito precisamente e se ne percepisca tutta l'importanza ai fini narrativi.
Strout adotta uno stile realistico per trasmettere il mondo interiore dei suoi personaggi e le loro complesse relazioni esplorando la natura umana e i legami familiari con profonda intuizione psicologica e attenzione ai dettagli. Il linguaggio del libro è ricco ed espressivo, con un focus sulle esperienze emotive dei personaggi. L'autrice utilizza abilmente espedienti letterari come flashback e monologhi interiori per rivelare il passato e le motivazioni dei personaggi. La struttura narrativa è progettata affinché il lettore si immerga gradualmente nella vita e nell’atmosfera della piccola città e dei suoi abitanti e osservi lo sviluppo degli eventi e i cambiamenti nel rapporto tra Amy e Isabelle. Atmosfera che Strout riesce a rendere di apparente indolenza, con segreti e passioni sommerse in un luogo dove tutto sembra fermo e dove l'assenza di emozioni forti è vera solo in superficie.
In realtà tutti i protagonisti della storia nascondono all'interno un fardello da portare, un rimpianto o un desiderio travolgente che li tiene svegli la notte, un'inquietudine profonda e la loro agitazione è destinata, con o senza violenza, a uscire prima o poi dagli argini e a modificare il corso delle loro esistenze. Si appoggiano l'uno all'altro per conforto e sostegno, ma ci sono cose che non riescono nemmeno ad ammettere. Il loro modo per superare questo tormento segreto è combattere, un giorno alla volta, e sperare che le cose migliorino alla fine: "Ma cosa potevi fare? Continua e basta. La gente continuava: lo facevano da migliaia di anni. Hai preso la gentilezza offerta, lasciandola penetrare il più possibile, e le restanti fessure buie che portavi con te, sapendo che col tempo avrebbero potuto trasformarsi in qualcosa di sopportabile."

Il romanzo esplora il complesso rapporto tra una madre vedova, Isabelle Goodrow, che lavora come segretaria nel mulino locale ed è alle prese con le proprie insicurezze, e una figlia, Amy, sedicenne alle prese con la propria identità e che si sente soffocata sotto l'occhio vigile della madre.

Per molti aspetti, Isabelle e Amy sono come qualsiasi madre e figlia, un misto feroce di amore e odio scambiato in ogni loro sguardo. Il fatto che mangino, dormano e lavorino fianco a fianco non fa che aumentare la tensione di due anime sole incapaci di comunicare in modo significativo tra loro mostrando compassione o amore.

Per Amy sua madre è un mistero. Perché non ha amici? Perché è innamorata del suo capo sposato di mezza età poco attraente? Perché non le parla di suo padre? Tutte queste domande restano senza risposta e iniziano a marcire dentro Amy che ha una bellezza delicata e composta e si ritrova - prima con allarme, poi con un'eccitazione a malapena trattenuta - a palesare la propria sessualità, bersaglio perfetto per un predatore sessuale che si manifesta nelle vesti dell’insegnante supplente, il signor Robertson, con cui inizia una relazione, causando una frattura enorme e gelida che rimarrà incolmabile tra lei e la madre.

Parte della forza del romanzo deriva dalla capacità di Strout di ambientare le dolorose lotte di Amy e Isabel nel contesto più ampio di una piccola città. Alcuni elementi della vita lì sembrano senza tempo: il flusso costante di pettegolezzi, le gerarchie sociali invisibili ma comunque rigide, le antiche interruzioni della vita (malattia, adulterio, violenza). Nuovi elementi, tuttavia, segnalano un periodo più buio: sono stati avvistati UFO e una giovane ragazza è scomparsa e potrebbe essere stata rapita. Strout intreccia bene questi elementi nel racconto della relazione sempre più aspra tra Amy e Isabelle. Coglie il senso emergente di sé di Amy, la sua lotta per diventare adulta ed essere accettata, la successione selvaggia di emozioni durante l'adolescenza e la sorprendente scoperta del sesso. Realizza anche un ritratto meravigliosamente sfumato di Isabelle, una donna brillante e spesso arrabbiata che ha solo imperfettamente sostituito la passione con lo stoicismo. Isabelle disprezza le colleghe del mulino, ma essendo madre single è lei stessa esclusa dall'élite dei colletti bianchi della città. E lei ha i suoi demoni con cui fare i conti, la solitudine autoindotta aggravata dalla consapevolezza che la sua giovinezza sta svanendo. Certo, è amareggiata e controllante, ma fa del suo meglio per crescere bene la figlia. 

La situazione degenera quando Amy e il suo insegnante vengono scoperti in circostanze compromettenti e gli istinti protettivi di Isabelle emergono contro il risveglio sessuale della figlia, facendo esplodere risentimento e malintesi latenti. Si spezza il già fragile legame che condividono e Isabelle, terrorizzata che la storia trapeli e comprometta la loro fragile posizione nella comunità, è costretta ad affrontare i propri errori passati e il sentimento di fallimento.   

I momenti di connessione tra madre e figlia sono scarsi, appesantiti da incomprensioni, eppure questi momenti portano il peso di un amore non espresso. Entrambi i personaggi sono imperfetti ma facilmente riconoscibili, illustrando un'esperienza universale di vicinanza familiare mescolata a dolore. Il romanzo non si tira indietro dalle discussioni schiette su desiderio, tradimento e l'impatto della segretezza sulle relazioni.

La storia è significativa grazie anche alla capacità di Strout di creare personaggi realistici. Personaggi secondari, come le colleghe di Isabelle, rappresentano un aspetto cruciale della storia e offrono spunti su diversi aspetti della femminilità. Le donne affrontano le proprie difficoltà interagendo con la comunità più ampia, dimostrando che ognuno ha le proprie battaglie nascoste. Le sfumature delle relazioni femminili sono articolate con cura, dimostrandone vitalità e profondità. Le colleghe insegnano indirettamente a Isabelle lezioni di vita, mentre conoscono anche la figlia che è stata assunta per il periodo estivo.

Nelle lunghe giornate al mulino, piene del continuo chiacchiericcio e delle discussioni delle altre donne, Amy e Isabelle vengono inconsapevolmente coinvolte nella vita delle colleghe e quando inizieranno ad accorgersi che non solo nelle proprie vite, ma anche in quelle delle altre donne tutto è in movimento e che nessuna tra loro è davvero sola, quando volgeranno lo sguardo, inizieranno a mutare e a ricongiungersi alle altre.
Questa svolta coincide nel romanzo con un cambio sul piano narrativo molto intenso: se fino ad allora la storia alternava unicamente le vicende di Amy a quelle di Isabelle, dal momento in cui madre e figlia, ma soprattutto Isabelle, iniziano ad aprirsi ai sentimenti, alle storie e al dolore delle persone che hanno vicine, anche il romanzo inizia a narrare le vicende degli altri personaggi che ruotano intorno a loro, acquistando finalmente una profondità e una percezione di simultaneità fino a quel momento assente.
Accorgersi all'improvviso che nessun evento è mai l'unico nella storia di una comunità, o di una famiglia, o di un gruppo di amiche, permette ad Amy di scoprire un pezzetto di sé e a Isabelle di ritrovarne un altro.

Isabelle ha affrontato la sua gelosia, le sue paure e le sue imperfezioni. Il romanzo immortala la lotta tra comprensione e accettazione generazionale. Strout invita i lettori a riflettere sui propri legami materni e sulle complessità insite nella crescita. Le ultime pagine evocano sia speranza che tristezza, dipingendo un ritratto di resilienza di fronte a turbolenze emotive.

Avvolgente e credibile, il romanzo ha anche qualche pecca: un finale prevedibile, la decisione di non introdurre un singolo personaggio maschile positivo e alcune lungaggini soprattutto a metà libro relative a minuzie descrittive e conversazioni insignificanti della vita in una piccola città obiettivamente ininfluenti.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2015


lunedì 26 gennaio 2026

SCIALACCA





Scialacca - Kristine Maria Rapino -

recensione a cura di Connie Bandini


L’abruzzese Kristine Maria Rapino, attraverso una prosa densa, evocativa e squisitamente sensoriale indaga il tema universale del ritorno e del perdono familiare con una scrittura che mescola con naturalezza introspezione e concretezza.

Francesco Lomonaco torna nella casa di famiglia, sulla costa adriatica, nel cuore di un territorio che conserva ancora l’odore del sale e delle ferite non rimarginate. Al suo fianco c’è Aria, una ragazza albina, fragile e intensa, chiamata ad accompagnarlo nel difficile percorso di disintossicazione. Aria è una presenza che guida, senza giudicare. Anche lei, però, custodisce nel silenzio un dolore, generato da una storia taciuta.

Ad accoglierli, una famiglia che nel frattempo ha imparato a sopravvivere senza Francesco: una madre dolce esattamente come tanto tempo prima, un padre chiuso in sé e poco loquace e un fratello maggiore, Gillo, un tempo protettivo, oggi corazzato da rancore e disincanto.

È quest’ultimo, insieme alla fabbrica di fuochi d’artificio, il vero epicentro del romanzo. Quel luogo, fisico e simbolico insieme, è stato teatro di un passato doloroso e proprio lì, dove la polvere da sparo incontra l’acqua stagnante, si sedimentano i ricordi, le colpe e gli affetti sospesi.

La scialacca diventa così una potente metafora di ciò che resta: uno spazio dove il tempo non guarisce ma preserva la memoria, come una rete in cui si impigliano gli oggetti perduti e i legami che non si è riusciti a lasciar andare.
Tornare in quel luogo, per Francesco, significa affrontare i fantasmi del passato.

Il romanzo si muove su un equilibrio delicato tra il visibile e il taciuto, tra il gesto quotidiano e l’abisso interiore. Il dramma che ha spezzato i rapporti tra Gillo e Francesco aleggia fin dalle prime pagine: non viene subito esplicitato, ma si avverte come un nodo che stringe l’aria e condiziona ogni parola.

L’incontro tra i due fratelli Lomonaco è un lento avvicinamento, fatto di diffidenza, rabbia e affetto che non ha smesso di covare sotto la cenere. Sarà necessario un ponte tra i due per operare una vera e propria rinascita.

In un’intervista, Kristine Maria Rapino racconta che il personaggio di Francesco nasce da un incontro reale: un tossicodipendente conosciuto durante la sua esperienza come volontaria accanto ai senzatetto, morto pochi giorni prima di entrare in comunità. Scrivere, quindi, diventa un modo per restituirgli una seconda possibilità e un diverso destino.

E così il romanzo si fa omaggio a tutti gli invisibili che popolano le nostre città e le nostre coscienze. Rapino mostra con delicatezza e rispetto l’autenticità della caduta e del perdono, parla delle assenze che segnano, dei silenzi che pesano e della possibilità — fragile ma reale — di trovare la luce anche nei luoghi più oscuri.


genere: narrativa

anno di pubblicazione. 2025

domenica 25 gennaio 2026

LA SENTINELLA




 


La sentinella - Giovanni Balsamo -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il romanzo racconta il lungo interrogatorio che si consuma tra un criminologo ed un serial killer. Un interrogatorio teso a capire quali siano state le motivazioni che hanno portato il pluriomicida a compiere tutti quei brutali delitti. 

 

🔥Punto di forza: l'originalità della situazione che da vita al romanzo. Un dialogo serrato, nel quale si contrappongono l'evidenza delle macabre gesta del serial killer raccontate dal criminologo e le giustificazioni dell'assassino, spesso deliranti e difficili da afferrare. Immagino sia stato un lavoro molto complicato riuscire a "costruire" i pensieri del pluriomicida. Riuscire a renderlo lucido e spietato benché continui a sostenere tesi improponibili per fornire una giustificazione plausibile alle sue azioni. 

 

🙁Punto debole: spesso ciò che sostiene il serial killer e come lo dice rende complicato trovare una logica ai suoi deliri (e ai suoi delitti). Anche solo capirli. Bisogna riuscire ad immedesimarsi negli sproloqui dell'omicida. A volte proseguire nella lettura non è agevole. Ma qui si denota anche il coraggio dell'autore. La sua voglia di stupire. Di creare un personaggio contraddittorio, non banale, ma ricco di sfaccettature.

 

🏁Finale: il termine del romanzo porta a conoscenza delle ultime verità dell'assassino. Non si possono giustificare in alcun modo i suoi crimini.  Una logica in tanta efferatezza, anche a cercarla con mente aperta, non la si trova. A meno che.... 

 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Non è facile, o almeno non lo è per me, recensire questo romanzo. Credo che mi limiterò a dare le mie impressioni di lettura. Non è facile perché tutto il racconto si incentra sul dialogo tra il criminologo e il serial killer. Da premiare sicuramente l'originalità non tanto dell'interrogatorio, nei libri gialli ce ne sono moltissimi, quanto del vero e proprio confronto tra i due protagonisti. Uno che cerca di inchiodare alle sue responsabilità il pluriomicida dall'altra un uomo che giustifica i suoi delitti come inevitabili. Guidati da una necessità alla quale non si poteva sottrarre. Complimenti a Balsamo, un lavoro, secondo me, assolutamente meritevole di giudizi positivi. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

 

giovedì 22 gennaio 2026

LE VIE DELL'EDEN

 




Le vie dell’Eden – Eskhol Nevo 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Romanzo divise in tre parti – o tre lunghi racconti – come già accaduto per una delle più famose opere dell’autore israeliano, Tre piani. Le storie sono indipendenti, ma legate da un fil rouge. Nella prima, un musicista con un doloroso divorzio alle spalle e una figlia amatissima, viene coinvolto in una vicenda oscura da una donna appena conosciuta. Nel secondo, uno stimato medico in lutto finisca accusato di molestie sessuali da un’allieva. Nel terzo, una donna va a passeggio con il marito ma ad un certo punto lui le consegna il proprio telefono, entra in un frutteto e scompare.

Ognuna delle tre storie è una confessione, unica via per la redenzione e l’ingresso nell’Eden. Ma che cos’è questo Eden? Il frutteto in cui entra e scompare Ofer fa riferimento a una storia del Talmud, in cui quattro maestri entrano nel Paradès, il giardino di Dio, da cui uno solo uscirà incolume. Ma Nevo è laico e quindi questo Eden resta indeterminato, indefinito, un luogo in cui non ci sono risposte. Del resto, tutto il romando è costruito sull’indeterminatezza. Ascoltiamo ciò che ci dicono i tre protagonisti, empatizziamo con loro ma non riusciamo a credere fino in fondo alla loro versione dei fatti. L’impressione di venire manipolati è lì, in sottofondo e non ci abbandona. Se le vicende hanno la suspence di un thriller, si discostano dal genere proprio perché non ci sono certezze sulla colpevolezza o l’innocenza. Nel cercare le parole per confessare l’inconfessabile, le tre voci narranti ci mettono di fronte a una matassa inestricabile di ricordi, segreti, mezze verità.

Omri, Caro ed Heli – questi i loro nomi – vengono fotografati e scandagliati nel momento in cui tutta la loro vita vacilla, in cui si trovano di fronte all’ambiguità. È un tema ricorrente nella narrativa di Nevo, che ci mostra come anche nelle vite più normali – quelle che lui identifica con il termine di Borghesistan – si annidino nodi oscuri che non sappiano se è come e quando deflagreranno, magari smossi da avvenimenti irrisori, casuali, che addirittura sottovalutiamo nel momento del loro accadere.

E ancora, Nevo riesce sempre – al di là delle vicende narrate – a darci un quadro dell’incertezza del nostro tempo. Va rilevato che questo libro è stato scritto interamente nel periodo della pandemia, in cui tutti noi mai avremmo pensato di ritrovarci nel tempo dello strapotere della scienza.

Insomma, in conclusione, l’ennesimo, splendido libro di uno dei migliori scrittori del nostro tempo.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022


mercoledì 21 gennaio 2026

OLIVA DENARO

 




Oliva Denaro - Viola Ardone –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Sicilia, 1965. Oliva è una ragazzina di appena 16 anni quando viene sequestrata, segregata e violentata da un ragazzo del suo paese. Oliva sa (per cultura, per consuetudine, per tradizione e anche per la legge) che l'offesa può essere cancellata con il cosiddetto "matrimonio riparatore". Ma lei non ci sta e, con il tacito consenso della sua famiglia, intraprende una battaglia legale per chiedere e ottenere giustizia.
La storia narrata da Viola Ardone (anagrammato: Oliva Denaro) ricalca abbastanza fedelmente quella di Franca Viola, la prima ragazza, appunto, che nel 1965 si ribellò a quella che, anche dall'art. 544 del codice penale, era una procedura accettata da tutti. Si dovrà attendere il 1981 affinché l'articolo venga abrogato e (incredibile) il 1996 perché la violenza sessuale diventi reato contro la persona e non più contro la morale pubblica.
Ho letto questo libro in maniera immersiva e, devo ammetterlo, nonostante conoscessi la storia, mi è piaciuto moltissimo grazie soprattutto alla penna dell'autrice, delicata, ironica, che con grande grazia e capacità narrativa fa calare il lettore in quel contesto storico e culturale. Bravissima. Mi sono anche emozionata, ho letto le ultime pagine con gli occhi lucidi. Una menzione particolare va al padre della protagonista che, con i suoi silenzi pieni d'amore, la lascia libera di scegliere. Il ritratto del padre di Oliva è incantevole.
Ma... ma due cose mi hanno lasciata perplessa, una di carattere oggettivo e l'altra soggettivo. La prima è che per ben due volte si parla di commissariato dei carabinieri ed è un errore che non si può non considerare grave (è come dire che il commissario Montalbano sia un carabiniere); la seconda, quella che ritengo essere una scelta soggettiva dell'autrice, è che avrei preferito una più totale aderenza alla vera storia anche per ciò che attiene all'esito del processo (il vero colpevole venne di fatto condannato per lo stupro, mentre nel romanzo il lettore non ha questo tipo di soddisfazione).
Resta comunque un libro di notevole pregio, lo confermo,  infatti il mio giudizio è certamente positivo.
Voto 9/10

P.S. "Io sono favorevole" a Oliva Denaro e "la preferisco"!

CIT. "Un no, da solo, può cambiare una vita, e tanti no messi insieme possono cambiare il mondo."
CIT. "Nessuna donna è fragile: fragile è solo chi è esposto all'ingiustizia."
CIT. "Chinati giunco che passa la piena e arriva il momento di sollevare la testa."
CIT. "È così con le paure: sono porte che esistono solo fino a quando non abbiamo il coraggio di attraversarle."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2021

 


martedì 20 gennaio 2026

CACCIA ALLE STORIE - I GIORNI DEL LABIRINTO

 




CACCIA ALLE STORIE- AVVENTURE TRA LE PAGINE PER RAGAZZI CURIOSI

romanzi segnalati e recensiti da Elisa Caccavale


I giorni del labirinto - Isabella Montini -

I giorni del labirinto (Bompiani) racconta una storia realistica e molto vicina alla vita di tanti ragazzi. Il protagonista è Giorgio, un adolescente arrabbiato e disilluso: sa che suo padre non tornerà più a casa dopo la separazione, e ha deciso di non aspettarsi nulla da lui. Suo fratello minore Luca, invece, continua a sperare e a scrivergli lettere, convinto che un giorno tornerà.

Questo modo di vedere le cose manda Giorgio su tutte le furie. La rabbia cresce, soprattutto quando Luca si illude ancora una volta che il padre possa fargli una sorpresa. Da qui nasce un’idea rischiosa: andare a cercarlo di nascosto dalla mamma, per costringere Luca ad “aprire gli occhi”.

Il viaggio che i due fratelli intraprendono non è solo reale, ma anche emotivo. Durante la storia emergono sentimenti forti e veri: la delusione, la gelosia, il senso di colpa, ma anche l’affetto profondo che lega due fratelli molto diversi tra loro. Giorgio dovrà fare i conti non solo con il padre assente, ma anche con la rabbia che porta dentro.

Il libro è scritto in modo chiaro e diretto, facile da leggere, ma capace di far riflettere. Non ci sono avventure irreali o colpi di scena forzati: la forza del romanzo sta proprio nelle emozioni, raccontate con sincerità.

È una lettura consigliata a ragazzi e ragazze che vogliono una storia vera, che parla di famiglia, crescita e sentimenti difficili, senza giudicare e senza dare risposte facili. Un libro che aiuta a capire che crescere significa anche imparare a fare pace con ciò che fa male.


genere: narrativa per ragazzi

anno di pubblicazione: 2025



domenica 18 gennaio 2026

COSì AMANO LE DONNE

 





Cosi amano le donne - Laura Serena - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: alla statale di Milano viene trovato senza vita il corpo di un docente universitario. Tutte le ipotesi sono aperte. Dalla morte accidentale all'omicidio. Alla commissaria Lara Alfieri viene assegnata l'indagine ed il compito di scoprire cosa è reamente avvenuto. 

 

🔥Punto di forza: la commissaria Lara Alfieri, è un personaggio con la quale si empatizza immediatamente. Positiva e allegra nella sua vita privata, ma determinata e scrupolosa nelle indagini che è chiamata a svolgere. Tutta la sua squadra, dall'ispettore ai poliziotti, che la segue fedelmente. La vicenda gialla è ben costruita e sviluppata. Non è scontata anzi regala sorprese e emozioni. Una scrittura che invoglia la lettura. Ordinata, chiara, logica. Senza inutili fronzoli. Personaggi credibili. Vicenda verosimile. 



🙁Punto debole: per me l'autrice deve insistere e coltivare la sua vena da giallista con più incisività. A mio parere questo genere le si addice. La parte delle indagini mi è piaciuta molto. I consigli per come affrontare una relazione tossica, a causa di un uomo manipolatore e narcisista, invece, secondo me, li deve suggerire scrivendo un saggio ad hoc. O comunque farlo in un romanzo dedicato specificatamente a questo argomento. Attraverso un giallo non è la soluzione migliore. 



🏁Finale: è un finale con grandi quantità di glucosio in entrambe le vicende. Quella professionale e quella personale. Ti fa quasi dubitare di aver letto un giallo. Le vicende private della commissaria hanno un grande impatto sulla parte finale del romanzo. Le ho apprezzate a fatica, lo ammetto. Le ultime pagine del racconto a mio parere non danno lustro al resto del romanzo. Peccato, sarebbe stata la ciliegina sulla torta. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Questa é la mia valutazione personale. Dentro quelle quattro stelline ci sono tante considerazioni. La principale è che per me, seguendo i miei canoni di valutazione, la parte "gialla" del romanzo è buona (quattro stelle) la parte che riguarda le vicende personali della commissaria Alfieri invece è solo piu che discreta (tre stelle e mezzo). La media non è proprio quattro ma è giusto per me dargli una valutazione complessiva comunque buona. Anche se con qualche riserva. La parte che riguarda le indagini l'ho apprezzata molto. Meno le vicende che hanno riguardato le sue amiche e la sua vita privata. Complimenti comunque all'autrice. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025



Nota a margine: Sono molto sensibile agli argomenti trattati in questo romanzo, il narcisismo maschile cosi come il maschilismo, il machismo e la violenza fisica, ma spesso anche "solo" psicologica, sulle donne sono un problema profondo che trattato in un giallo mi sembra un po' come banalizzarlo. Capisco che questo è un modo ulteriore per sensibilizzare ma allo stesso tempo rimango perplesso. 

 


sabato 17 gennaio 2026

GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI

 





Guida il tuo carro sulle ossa dei morti – Olga Tokarczuk –

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La protagonista è Janina Duszejko, una sessantenne ex insegnante d’inglese eccentrica e solitaria, appassionata di astrologia e amante degli animali. Vive in un piccolo villaggio polacco immerso nella natura, dove il ritmo lento della vita quotidiana viene sconvolto da una serie di morti sospette di cacciatori. Convinta che si tratti di omicidi, Janina si lancia in una propria indagine, spesso guardata con scetticismo dalle autorità e dai paesani.  

Tokarczuk usa una prosa precisa e pungente per esplorare temi come la relazione tra uomo e natura, l’ingiustizia sociale, il ruolo degli emarginati e i diritti degli animali.  

Più che puntare sui colpi di scena tipici del thriller, il libro si sofferma su riflessioni sulla vita, la follia e il senso profondo delle cose, alternando momenti di inquietudine a pagine di rara poesia.

Un libro a mio modestissimo avviso non per tutti. Non si tratta di un thriller anche se il titolo lo fa presupporre, piuttosto una storia che naviga intorno alla psicologia e all’eccentricità della protagonista e alle sue ossessioni rivolte agli animali e alla natura. Un romanzo che va assaporato senza alcuna fretta. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024


QUI TUTTI MENTONO

 




Qui tutti mentono - Shari Lapena -

recensione a cura di Mirella Pieroni


"Qui tutti mentono" di Shari Lapena esplora il lato oscuro della vita suburbana, rivelando come, dietro staccionate bianche e giardini curati, si nascondano segreti indicibili.

La storia ruota attorno a William Wooler, un uomo all'apparenza integerrimo, ma che nasconde una relazione clandestina appena terminata in modo disastroso. Tornando a casa frustrato e infuriato, trova la figlia di nove anni, Avery, che non dovrebbe essere lì. William perde le staffe e compie un gesto di cui si pente immediatamente. Poche ore dopo, Avery viene dichiarata scomparsa.

La narrazione si sviluppa in una spirale di bugie: William non può rivelare ciò che sa senza confessare il suo tradimento, ma non è l'unico a mentire. I vicini e gli amici hanno segreti che emergono con la scomparsa della bambina, trasformando il quartiere di Stanhope in un nido di sospetti.

Lapena dimostra una maestria nel mantenere un ritmo serrato, utilizzando capitoli brevi che si concludono con cliffhanger avvincenti. Il lettore si trova costantemente a dubitare di tutti, intrappolato tra indizi e false piste che minano la moralità di ogni abitante.

Oltre al mistero, il romanzo affronta temi sociali significativi, come la rabbia maschile e l'infedeltà, insieme a inquietanti questioni di manipolazione infantile, portando a riflessioni profonde su quanto realmente conosciamo le persone con cui viviamo.

Sebbene i personaggi siano ben delineati, risultano spesso poco empatici e profondamente imperfetti, il che può rendere difficile trovare un "eroe" con cui identificarsi. La scrittura di Lapena è asciutta e funzionale: priva di fronzoli descrittivi e centrata sull'azione, è perfetta per essere divorata in un solo pomeriggio.

In conclusione, "Qui tutti mentono" è un thriller psicologico solido e coinvolgente. Una lettura che tiene incollati alle pagine fino all'ultimo colpo di scena, ricordandoci che, a volte, il pericolo più grande è proprio nella casa accanto.

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 

 


martedì 13 gennaio 2026

IL BISTROT DEI DUVAL

 




Il bistrot dei Duval - Daniela Foschi - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il bistrot dei Duval è un romanzo che sceglie consapevolmente una tonalità emotiva delicata e rassicurante, puntando su una storia di incontri, crescita e trasformazione personale. Daniela Foschi costruisce una vicenda in cui il cambiamento nasce dal contatto umano e dal confronto tra età, caratteri e fragilità differenti, ambientando il racconto in uno spazio narrativo sospeso, quasi protetto, che favorisce l’introspezione.

La protagonista Letizia, detta Tizi, è un personaggio che non cerca la simpatia del lettore: scontrosa, pungente, spesso respingente, rappresenta una figura adolescenziale complessa e volutamente difficile. Questa caratterizzazione, se da un lato può risultare faticosa, dall’altro appare coerente con l’intento dell’autrice di raccontare un disagio non addomesticato, fatto di chiusure e reazioni difensive. Tizi è una protagonista che divide, ma proprio per questo mantiene una sua forza narrativa.

Al suo fianco c’è Alfonso, adulto segnato da una rinuncia silenziosa alle proprie aspirazioni. Il suo atteggiamento accomodante e la sua disponibilità costante lo rendono una figura di equilibrio, anche se talvolta rischia di apparire troppo remissiva per risultare pienamente convincente. Tuttavia, la dinamica che si instaura tra i due funziona sul piano simbolico: il loro rapporto, costruito più per contrasti che per affinità, diventa il motore di un percorso di reciproca messa in discussione.

Il viaggio che li conduce lontano dalla quotidianità assume un valore fortemente metaforico, rappresentando un passaggio di transizione più interiore che geografico. È in questi momenti che il romanzo mostra i suoi punti di forza, soprattutto nella capacità di soffermarsi sulle emozioni e sui non detti, anche se in alcuni passaggi la narrazione tende a indulgere in una dolcezza forse eccessiva, che può rendere la vicenda meno credibile per i lettori più esigenti.

La scrittura di Foschi è scorrevole, attenta, priva di asperità stilistiche: una scelta che favorisce la leggibilità e l’immediatezza emotiva, ma che talvolta sacrifica la tensione narrativa. Il bistrot dei Duval resta comunque una lettura piacevole, adatta a chi cerca una storia introspettiva, dai toni gentili, capace di offrire uno sguardo rasserenante sulle possibilità di cambiamento.

Un romanzo che non punta allo stravolgimento, ma alla continuità emotiva, lasciando al lettore una sensazione di calma riflessione più che di forte coinvolgimento.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 



domenica 11 gennaio 2026

L'INFERNO E IL RIFUGIO

 






L'inferno e il rifugio –  Carmelo Pecora

Recensione a cura di Dario Brunetti


L'inferno e il rifugio. La Resistenza di Cleto ed Enea tra ghiaccio, fuoco e pietra è il nuovo romanzo dell’autore Carmelo Pecora uscito per Edizioni Del Loggione.

L’opera si concentra su due storie diverse, come le definirà l’autore saranno due resistenze parallele di uomini sopravvissuti agli orrori della guerra concepiti in maniera differente.

L’operaio contadino Cleto Conficoni a soli vent’anni si vede arrivare una Cartolina di Precetto che attesta il suo arruolamento al Distretto Militare di Forlì per essere assegnato ad un reparto. Farà parte degli alpini della Julia, ma in un secondo momento sarà spedito in Etiopia nel 1935 assieme al suo fedele amico Gianin.

I suoi genitori, Giovanni e Veronica tentano ad ogni costo di fare in modo che suo figlio possa tornare a casa e sua madre nonostante la non vicinanza al regime fascista interpella sua cugina Rachele Guidi, moglie di Benito Mussolini.

Ma uno dei periodi più brutti della storia mondiale è solo alle porte e migliaia di giovani e non giovani, era il 1940 e Mussolini aveva stretto la sua alleanza peggiore. L’Italia affiancava i tedeschi di Adolf Hitler e dichiarando guerra a Francia e Inghilterra. Sarà solo l’inizio di un lungo e interminabile incubo. Quale sarà il destino di Cleto Conficoni? Dopo aver combattuto in Grecia, in Russia sopravvivendo ai combattimenti e alla ritirata, come mai è finito nei campi di concentramento di Mauthausen?

Un uomo che ha visto spalancarsi le porte dell’inferno sarà riuscito davvero a sopravvivere?

Dall’inferno di Cleto, troviamo Enea Castellucci, un uomo nascosto per ben otto mesi in un rifugio segreto scavato in un sottoscala lungo tre metri, protetto per non farsi scoprire dai fascisti impegnati in una campagna di rastrellamento soprattutto contro ebrei e partigiani, offrendo la loro collaborazione ai nazisti sia negli arresti che nelle persecuzioni.

Carmelo Pecora si avvale di una certosina documentazione svolgendo una ricerca meticolosa e dettagliata dei fatti, per narrare due storie di resistenza nel nome di una memoria storica che non deve andare mai perduta e ha la necessità impellente di arrivare ai più giovani proprio perché ne rappresentano il futuro di un paese che ancora oggi fa fatica ad andare avanti.

Cleto ed Enea ne sono la testimonianza di come la guerra lascia delle cicatrici indelebili che impattano in maniera devastante sulla loro condizione psicologica e sull’ambiente che vi ruota intorno.

Le lotte partigiane saranno sempre un patrimonio della storia italiana perché si basano su principi fondamentali della nostra Repubblica e Costituzione.

La libertà attraverso i suoi ideali ne è diventato un valore autentico per i quali i nostri nonni hanno combattuto per cercare di dare ai loro figli una condizione di vita migliore; tutto ciò che a loro è venuto meno perché la vita gli ha messi di fronte a sacrifici ed esperienze traumatiche come la guerra.

L’inferno e il rifugio è una testimonianza sentita e partecipe che l’ottimo Carmelo Pecora ha voluto ancora una volta offrirci attraverso questo prezioso volume nel nome dei partigiani, uomini coraggiosi che con orgoglio e dignità hanno combattuto anche rimettendoci la loro vita in cambio di un valore unico, autentico e indissolubile come la libertà.

Non posso che lasciarvi con le note di un inno popolare diventato un simbolo universale della Resistenza partigiana contro il nazifascismo.

https://youtu.be/4CI3lhyNKfo?si=ucHkUien6aoz2zbE 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025


venerdì 9 gennaio 2026

UN DRAGO A FORMA DI NUVOLA

 



Un drago a forma di nuvole – E. Scola, I. Milazzo -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Dopo aver visto il film "Il materiale emotivo", ho acquistato il grafic novel

da cui tutto è partito.

Il titolo, una calamita per me! Ho pensato alla forza dell'effimero, del fugace, dell'inafferrabile.

Non è solo un libro, è un'esperienza artistica, cinematografica.

Ho amato come la fragilità dell'acquerello abbia dato sostanza poetica ed emotiva ad ogni singola illustrazione trasformandola in un'esperienza sensoriale profonda.

Una libreria a Parigi, la mia destinazione letteraria.

In quelle 103 pagine, il tempio sacro delle parole mi è apparso come un mausoleo.

Perchè Pierre ha rinunciato alla sua vita sociale per accudire la figlia paralizzata da anni.

Ed è come imprigionato in un monologo interminabile senza via d'uscita che si ripete tutti i giorni.

E ciò in quanto le sue parole si infrangono nel mutismo selettivo della figlia.

Mi ha colpito la performance del paradosso comunicativo.

Più il padre parla, parla parla e meno comunica con la figlia che invece è un fiume di pensieri.

Ma è la dimensione immaginaria in cui egli vive insieme alla figlia oltre i confini della realtà che rapisce totalmente la mia attenzione.

Quello spazio intimo che solo la lettura ad alta voce di un libro sa creare.

In quell'atmosfera chi legge e chi ascolta vivono e comunicano come sospesi nel tempo.

Mi sono chiesta più volte chi fosse quel Drago!?

Lei? L'immaginazione? I libri? O La connessione tra i tre elementi!?

Il momento più suggestivo è stato l'arrivo turbolento di una giovane donna in libreria.

Perchè quel monologo triste si è trasformato in un tumulto condiviso di idee, parole, sentimenti e gioia.

Una vera e propria catastrofe luminosa che ha condotto Pierre a riflessioni profonde sul suo futuro e quello della figlia.

È stato uno di quei viaggi intimi che lasciano un sapore dolce amaro e diversi interrogativi.

Ho riflettuto sull'AMORE come atto di fedeltà estrema; sui SACRIFICI che i genitori fanno per i figli;

sui LIBRI, quale rifugio, cura e nuovo vocabolario quando la realtà e le parole falliscono;

ma più di ogni altra cosa, ho pensato al SILENZIO come espressione comunicativa del linguaggio supremo dell'ESSERE.


genere: fumetti

anno di pubblicazione: 2020

 


mercoledì 7 gennaio 2026

SERGE

 




Serge  - Yasmina Reza

Recensione di Miriam Donati

 

Yasmina Reza indossa panni maschili per raccontarci delle tribolazioni della famiglia parigina dei Popper, ebrei di origine ungherese. A volte insolente ed esagerato, serio e allegro, dolce e amaro, urticante e spietato, ma in fondo anche compassionevole coi i suoi personaggi il romanzo irregolare e disordinato emana una grande vitalità con al centro un viaggio commemorativo ad Auschwitz-Birkenau.

Il viaggio è ideato dalla figlia di Serge, Joséphine, che incarna la giovane generazione in cerca di identità, in netto contrasto con l'indifferenza degli anziani. Un carattere simbolico, che rappresenta il rinnovamento e la trasmissione. Il viaggio si trasforma in una serie di litigi familiari e riconciliazioni, scene domestiche banali o toccanti, ricordi d'infanzia e ricordi della morte degli antenati. Tra la complicità dei fratelli e lo scambio di frecciatine, tra romanzo e teatro, la scrittura è intrisa di umorismo e di un gusto per il burlesco, testimonia una sensibilità molto vicina all'eredità ebraica dell'Europa centrale.

I tre fratelli Popper possono essere arrivati alla mezza età, ma il loro rapporto è cambiato poco dall'infanzia. Serge, il maggiore, egoista, arrabbiato, vanaglorioso, doloroso ha sopportato la rabbia del padre, prima di infliggere la sua agli altri. Diventa rapidamente fastidioso, persino detestabile, ma riesce a toccarci nella sua rovina. La sua costante ricerca di riconoscimento lo spinge agli eccessi. Un personaggio complesso, sia affascinante che irritante. Rappresenta le contraddizioni umane di fronte all'eredità familiare.

Jean, il narratore, è il secondo figlio, che rimane in parte all'ombra del fratello. Modesto, rassegnato e giudicato "senza personalità", fa da eterno cuscinetto all'interno della famiglia, la sua visione malinconica e disillusa del mondo, i suoi vani tentativi di riconciliare la famiglia, lo rendono il più umano di tutti.

Anna, chiamata Nana, la più giovane dei fratelli, la ribelle che ha sposato uno spagnolo di sinistra senza un soldo, rimane a cinquant'anni la piccola principessa sempre importunata e presa di mira dai fratelli. A volte tende a perdere il contatto con la realtà. è l'idealista della famiglia.

Tra il cancro di alcuni o l'infarto che minaccia altri, si può persino morire stupidamente cercando di prendere un lampone sul bordo di un burrone o mangiando liquirizia, il libro deride costantemente i personaggi e la vita stessa che conduce dritta alla morte come i binari di Birkenau. I personaggi discutono affari o litigano, rivelano le loro miserie e debolezze, le loro angosce e oscurità. L’immagine di Serge seduto sul bordo del letto resta impressa e rappresenta la tragedia dell'uomo di fronte alla solitudine "c'è qualcosa di toccante nella posizione dell'uomo seduto sul bordo di un letto, come in un famoso dipinto di Edward Hopper". Yasmina Reza getta una luce dura sulla condizione umana: "è l'aspettativa di nulla... camminiamo sul sentiero che porta al nulla"; "Marta Popper è uscita da una piccola porta a sinistra per non essere nulla" e "Maurice Sokolov ha completato il suo piccolo viaggio circolare dalla culla alla morte senza che nessuno, nemmeno lui stesso, ne conosca mai lo scopo". Tutto sembra un vasto inganno con l'unica salvezza che è la risata e la consapevolezza che la verità può essere solo organica. 

Non appena inizia il romanzo, il narratore scopre i primi segni di invecchiamento in una piscina ed è attraverso il corpo che percepiamo la perturbazione di ciò di cui seguiamo i segni: la pelle flaccida, gli impianti di Maurice che non reggono, le "macchie del cimitero" di Serge, la "modifica della sostanza" di Nana, la "gobba di bufalo" di Marion. “Invecchiare significa rimpicciolirsi... mio fratello è diminuito".

Nel romanzo, dotato di un audace senso della battuta, c'è uno spirito di irriverenza e trasgressione, che lo yiddish chiama "sfacciata", una forma di insolenza, di impertinenza. Senza preoccuparsi della correttezza, il volgare e il sacro si mescolano felicemente: Serge usa un vocabolario scatologico a Birkenau, le continue liti tra i fratelli ricordano le risse dei Fratelli Marx, mentre facendo crollare il muro dello scaffale di un negozio di scarpe, Serge ricorda la goffaggine del Vagabondo. L'umorismo ebraico è anche un certo modo di vedere la realtà, una realtà fuori dagli schemi, o la discrepanza ironica con il tragico quando Serge spiega "per rimettermi in sesto mi trasporto ad Auschwitz" e racconta che sua figlia è stata impedita dalla scuola di visitare i campi di sterminio perché "non è stata selezionata. In un impeto di autoironia che ricorda i grandi autori ebrei americani, Malamud e Philip Roth, il narratore riconosce il fallimento della sua vita e rivendica la descrizione di "trasandato" inflittagli dalla compagna Marion, una triste caratteristica della condizione umana "presentami a un tipo che non è trasandato" commenta beffardo.

Dal senso sacro della famiglia agli ideali genitoriali, tutto ciò che rientra sotto una morale edificante e conformista viene costantemente demistificato. Di fronte alla tragedia del "letto medico abominevole" che ha sostituito il "materasso dei tempi antichi" o dell'insegnante "infantilizzante" che consegna un "cocktail magico" per eutanasiare gli anziani, il riso rende possibile affermare il valore della persona umana, la sua dignità, le sue potenzialità. È quindi una risata pienamente umana che non perde mai fiducia nel mondo corporeo. Afferma un valore umano essenziale: la singolarità dell'individuo. L'amore filiale si afferma ben lontano da qualsiasi idealizzazione della famiglia: nonostante un padre capace di percosse e una madre talvolta dura, il ricordo dei genitori immerge il narratore in "una sorta di tenerezza". Sogna di riunire i fratelli "i fratelli si stanno disgregando, si disperdono, sono uniti solo da un sottile nastro sentimentale o conformista" e mantiene un legame molto commovente con il figlio della sua ex partner, un ragazzino bello, unico e solitario che prende in giro la serietà degli adulti. Le risate sono accompagnate da una tenerezza toccante, soprattutto nelle scene di intimità familiare ("Marion cinguettava cose all'orecchio di suo figlio. Gli parla in una lingua che non esiste... Ride. Uno dei calzini di Luc ha un buco. Faccio scivolare il dito per solleticarlo”. Il narratore prova compassione per tutta questa umanità fantasiosa e pittoresca, condannata a un tumulto perpetuo, disperata nel tentativo di allontanare il destino. La risata nel romanzo è sia una risata incisa nella tradizione ebraica, sia una risata universale poiché persino Ramos, il marxista, ride della sua "risata marxista".

I Popper si trovano tra l'appartenenza e la non appartenenza all'ebraismo, tra "la leggerezza che deriva dall'assenza di eredità e il peso della memoria". Nonostante una madre che "aveva cercato di non essere l'anello di nessuna catena", il rapporto dei Popper con il mondo ebraico pende da un filo. Il loro incredibile viaggio ad Auschwitz-Birkenau, paragonato a un grottesco parco divertimenti kitsch, solleva implicitamente la questione ebraica della memoria "ma quando tornerai alla macchina, cosa ricorderai? La trasmissione, come ogni impresa umana, sembra tragicamente destinata al fallimento e il narratore deride "questo feticismo della memoria... un simulacro". C'è quindi poco da aspettarsi da un ricordo che consiste nel "levigare l'evento e metterlo in coscienza nella storia". Ma l'Olocausto affronta brutalmente l'uomo con la questione del male: "Come potrebbero gli uomini fare una cosa del genere? È inconcepibile. Sì, è concepibile. E si sta ancora facendo, sai",

In un mondo postmoderno tragicamente privo di sostanza, la scrittura concreta e pungente di Yasmina Reza, a volte banale nella sua familiarità "che famiglia di merda", ha il valore di un antidoto. Il narratore prende in giro le parole vuote con la loro gravità condizionata "diranno terribili, indicibili a ogni passo...". e ancora: “meditazione... anche questa parola mi è sembrata priva di significato".

Ci è voluto un talento incredibile per riuscire a mettere in scena un mix di umorismo, vitalità e interiorità. I dialoghi sono brillanti, frasi scintillanti in due o tre parole che colpiscono nel segno ma rivelano tutta la psicologia nevrotica dei personaggi che si amano e non si sopportano allo stesso tempo.

Il romanzo testimonia un'emozione profonda per l'uomo costretto a ritirarsi dal "grande vuoto" e la sua risata lucida e caustica esplode il più possibile vicino alla tragica verità dell'esistenza. Il messaggio? Senza arrivare al famoso "l'inferno sono gli altri", Serge è anche inferno ed è forse la fatalità che colpisce questi giovani anziani che si guardano invecchiare insieme. Se ridiamo ad alta voce per tutto il libro, questa risata diventa sempre più forzata di pagina in pagina. "Il mio libro è come se fosse ombreggiato dalla morte, inizia con la morte, finisce con la morte," ha scritto Yasmina Reza.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2022


martedì 6 gennaio 2026

LA LSTA DELLE COSE SOSPETTE





 


La lista delle cose sospette - Jennie Godfrey –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Fine anni '70, Inghilterra. In una cittadina dello Yorkshire due ragazze di quasi 13 anni, Miv e Sharon, decidono di indagare sugli omicidi che stanno sconvolgendo la regione, stilando una lista di possibili sospetti, nessuno escluso. Le giovani investigatrici iniziano così una caccia all'uomo (un serial killer che uccide donne, perlopiù prostitute) con i pochi mezzi che hanno a disposizione, essendo poco più che bambine, osservando i comportamenti di tutti gli adulti che le circondano.

Questo romanzo d'esordio ha, a mio avviso, più di un merito. Intanto è ispirato a fatti realmente accaduti, infatti nella nota introduttiva è già dichiarato il nome dell'assassino (Peter Sutcliffe, noto anche come lo Squartatore). È un romanzo scritto bene, e questo non è per nulla scontato. La storia è intrigante, la narrazione è coerente (sia nel linguaggio che nei ragionamenti), tutto è ben argomentato, nulla risulta banale o superfluo. Ma, soprattutto, sovverte la prospettiva. Siamo infatti abituati a indagini condotte da adulti, qui invece il tutto è osservato dalla prospettiva di due 12enni che della vita sanno poco e niente (ci si interroga, per esempio, sul significato del termine "prostituta"). 

E non solo. È un romanzo che parla di pregiudizi, di resilienza e di amicizia.

Gli argomenti sfiorati sono molteplici (la violenza domestica, il razzismo, la salute mentale, il tradimento, il bullismo), ma sempre con l'ingenuità, l'innocenza e la spontaneità tipici di quell'età.

Mi è piaciuto moltissimo. Mi è piaciuta l'architettura narrativa, mi è piaciuto il rapporto tra le due protagoniste, mi sono piaciuti gli altri personaggi, tutti ben caratterizzati, nonché le storie che si intrecciano, via via, alla vicenda principale. 

Ottimo davvero.

Voto 9/10

 

CIT. "A quell'età avevo già scoperto quante cose rivelano le persone se resti in silenzio."

CIT. "In qualche modo ci incastrammo così bene che alla fine non si vedeva più dove finiva una e iniziava l'altra".

CIT. "Dirlo a Sharon era diverso dal dirlo a chiunque altro - era come condividere le cose con una parte di me."

CIT. "Nel dolore non c'è vanità."

CIT. "Mi resi conto, anche se solo per un attimo, che era sempre possibile tornare indietro dalla cosa peggiore che ti fosse mai capitata. "

CIT. "Se abbiamo imparato qualcosa da questi ultimi anni, è che si deve essere felici quando si può."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 

sabato 3 gennaio 2026

LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA

 




Lettera di una sonosciuta - Stefan Zweig -

recensione a cura di Alice Bassoli


In poco più di cento pagine, Stefan Zweig costruisce una confessione che è anche atto d’amore e condanna. Una lettera che arriva al suo destinatario e spalanca una intera esistenza prima di allora ignorata. La voce narrante è quella di una donna senza nome che scrive all’uomo che ha amato per tutta la vita. Un amore unilaterale, però, silenzioso e ossessivo, vissuto ai margini della vita dell’altro, che di lei non ha mai avuto davvero coscienza. Zweig sceglie un monologo febbrile. Lei vive per lui, lui vive senza di lei e in questa sproporzione si consuma la tragedia. La sconosciuta non chiede nulla, non reclama giustizia, non accusa apertamente; eppure ogni frase è una lama sottile che mette a nudo l’egoismo distratto dell’uomo, simbolo di una maschilità colta, brillante e terribilmente cieca. Zweig è magistrale nel tratteggiare il lato psicologico dei suoi personaggi: l’attesa, l’illusione e la dedizione assoluta che scivola lentamente nell’annullamento di sé. La scrittura è limpida ed elegante, ma attraversata da una tensione emotiva costante, quasi claustrofobica. Non c’è mai melodramma, e proprio per questo il dolore risulta così autentico e devastante al contempo. Un viaggio alla scoperta di un amore non ricambiato e sulla invisibilità, sul bisogno disperato di essere visti almeno una volta nella vita. Un classico breve, crudele ma assolutamente necessario.


venerdì 2 gennaio 2026

NATALE SOTTO LA NEVE DI COPENAGHEN

 





Natale sotto la neve di Copenaghen- Karen Swan - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È stato un viaggio letterario piacevole, veloce, lungo 379 pagine in Danimarca.

Un appuntamento per le feste natalizie, in una città magica che non potevo assolutamente rifiutare.

Mi aspettavo di trovare sotto la neve di Copenaghen un semplice e accogliente rifugio caldo per l'inverno, un posto dove riposarmi sognando ad occhi aperti un amore romantico, di quelli che sbocciano inevitabilmente, che sfuggono alla ragione e ti avvolgono dolcemente.

Invece, ogni pagina, sotto quello strato di apparente dolcezza, ha svelato tanta ironia nei dialoghi, divertenti aneddoti sui primi appuntamenti, ma soprattutto il brivido di una indagine artistica condotta dalla protagonista.

Il mistero delle identità nascoste in un dipinto sconosciuto di un famoso pittore danese e la storia di un amore nascosto nel tempo.

Ma anche, l'eco della vulnerabilità dei sentimenti, il valore dell'amicizia, il peso dei segreti e dei tradimenti, la malinconia di chi crede nell'amore ma ha perso la fiducia e non è più in vena di festeggiamenti.

Non è una semplice storia d'amore ma un paesaggio più complesso, un invito a credere nei sentimenti, a mettere da parte l'orgoglio, ad andare oltre le appartenenze e fidarsi.

Perché l'amore non è solo un dono ma una conquista quotidiana che può concretizzarsi solo grazie alla fiducia.

C'è stato un momento in cui l'indagine artistica che stava conducendo Darcy diventa specchio emotivo della sua malinconia e il ponte per la sua guarigione emotiva.

È quello il momento che ho amato di più, il crollo della barriera del tempo a vantaggio del riconoscimento di un sentimento universale.

Il pregio di questo libro è stato quello di regalarmi più di un sorriso e la spinta di vivere a pieno lo spirito natalizio con la meraviglia che spesso la routine quotidiana offusca.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025