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lunedì 21 settembre 2026

TUTTI I COLORI DEL BUIO




 


Tutti i colori del buio - Chris Whitaker –

recensione a cura di Lilli Luini

 

Impossibile dare a questo romanzo un’etichetta di genere, ma è sbagliato anche dire che non è. Meglio affermare che non è solo un romanzo di formazione, non è solo un giallo, non è solo un mistery. In realtà bisogna abbandonare tutte le definizioni e chiamarlo semplicemente “romanzo”, 700 pagine, 30 anni di dimensione temporale, quasi tutti gli Stati Uniti come dimensione geografica, anche se il centro attorno a cui ruota questo mondo è in periferia, nel Missouri, dove la vicenda prende inizio nel 1975.

Joseph Macauley, detto Patch, ha 13 anni quando, camminando nel bosco, salva casualmente la giovane Misty da un rapimento. Viene portato via al suo posto e rimarrà oltre un anno nelle mani del suo sequestratore, in una cantina, al buio e solo, tranne per una ragazza, la misteriosa Grace, che ogni tanto lo raggiunge e gli racconta un mondo che Patch non ha mai visto.

Il linguaggio estremamente poetico di Whitaker in questa fase dà il meglio di sé: ero così presa a visualizzare le sue descrizioni che solo molte pagine dopo mi son resa conto che forse quei racconti così vividi contenevano degli indizi per la trama poliziesca.

Non è un caso che questo si annoveri tra i pochissimi libri in cui non ho intuito nessuna delle soluzioni che verranno alla fine: intendiamoci, la vicenda su cui si snoda l’indagine è molto interessante ma è popolata di personaggi di cui l’autore si occupa in profondità, nessuno stereotipo, nessuna frase fatta e neanche nessuna ricetta semplificata. Chi legge è profondamente immerso in loro e nel loro vivere, tempo per le ipotesi ne resta poco e così scappano i collegamenti.

C’è anche da sottolineare una certa bravura dell’autore a tenere le carte coperte senza darlo a vedere. Ci sono personaggi su cui ho avuto dei dubbi, ma alla fine era giusto avere il dubbio solo che il segreto che celavano andava in tutt’altra direzione.

Tornando a Patch: a salvarlo è la sua amica, Saint Brown, apicultrice in erba che diventerà poliziotta. Ma lui non tornerà mai completamente da quell’anno vissuto al buio, continuerà a cercare Grace e la sua ricerca si estenderà a tutte le ragazze scomparse. Senza pesare in digressioni didascaliche, Whitaker affronta il tema del trauma. In mezzo a romanzi consolatori, dove chi torna dal buio supera il momento e riprende serenamente il proprio percorso, ci mostra come ciò non sia possibile, come anche nella migliore delle ipotesi la vita resti divisa tra il prima e il dopo.

Patch trova il suo linguaggio nella pittura e il suo scopo nella ricerca di Grace, ma è ben consapevole di creare sofferenza a chi lo ama. Saint innanzitutto, la cui vita è ugualmente divisa in un prima e un dopo, così come quella di Misty, la ragazza che ha salvato.

Non ha difetti la scrittura, neppure il modo di raccontare, non spettacolarizza il dolore, non indulge in dettagli macabri, li lascia intuire nello scorrere della narrazione.

Se qualcosa non mi è piaciuto, sta in qualche scelta di trama che vede coinvolto Patch in azioni di cui, secondo me, si poteva fare a meno, trovando soluzioni differenti ed evitando la classica domanda del lettore “ma capitano tutte a lui”.

Altre cose potrebbero disturbare i lettori, soprattutto coloro che lo aprono convinti che sia un thriller: non lo è, assolutamente, ci sono tante descrizioni, a volte il ritmo rallenta di molto, cosa che ai giallisti non piace. Come ho detto sono 700 pagine circa, la storia si svolge in un arco di tempo molto lungo e quindi la narrazione ha dei salti temporali.

Girano recensioni che lo acclamano come un capolavoro. Io credo che sia un bel romanzo, superiore alla media ma per il momento mi fermerei qui.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 726

editore: Einaudi


 

martedì 15 settembre 2026

PICCOLI FANTASMI

 




Piccoli Fantasmi - Gregg Dunnett - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


Al centro della storia raccontata in Piccoli fantasmi di Gregg Dunnett (Nord) c'è la famiglia Martin, ancora segnata dall'omicidio della piccola Layla, rapita e uccisa due anni prima. Il colpevole non è mai stato trovato e l'indagine sembra ormai destinata a chiudersi senza una soluzione. L'ispettore Kieran Clarke, che non si è mai davvero rassegnato al fallimento del caso, decide però di tentare un'ultima strada: riportare la vicenda all'attenzione del pubblico attraverso un programma televisivo, nella speranza che qualcuno si faccia avanti con nuove informazioni. Intanto Gale, il fratellino di Layla, vive il dolore della perdita in un modo decisamente insolito: continua infatti a vedere la sorella, che gli appare sotto forma di fantasma e sostiene di poterlo aiutare a scoprire la verità sulla propria morte. Da questo momento l'indagine della polizia e quella, molto particolare, condotta da Gale finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.

La premessa di Piccoli fantasmi è interessante perché intreccia due elementi potenzialmente molto forti: da una parte il lutto di una famiglia che non riesce a superare la morte violenta di una figlia, dall'altra un delitto rimasto senza colpevole. Ed è soprattutto quest'ultimo aspetto a sostenere la lettura, ma la componente gialla segue una strada un po' diversa da quella del classico giallo a enigma. Il romanzo non costruisce infatti tutta la propria suspense intorno alla domanda “chi ha ucciso Layla?”: il lettore arriva piuttosto presto ad avere un quadro chiaro di ciò che è accaduto. Da quel momento l'interesse si sposta altrove, sul capire come la verità riuscirà a venire a galla e, soprattutto, se sarà possibile trovare il modo di dimostrarla. È questo meccanismo a sostenere buona parte della tensione narrativa e a rappresentare uno degli aspetti più riusciti del romanzo: non tanto la scoperta del colpevole, quindi, quanto l'attesa di vedere come potrà essere finalmente incastrato.

Meno convincente risulta invece il modo in cui viene sviluppata la componente psicologica, che pure avrebbe potuto avere un peso molto maggiore. L'idea iniziale di Gale che continua a vedere la sorella offriva infatti molte possibilità sul piano emotivo: un bambino traumatizzato dalla perdita, incapace di separarsi completamente da Layla, che continua a sentirla accanto a sé. Sarebbe stato interessante mantenere più a lungo l'ambiguità su quella presenza, lasciando aperta la possibilità che fosse una proiezione del dolore, del senso di colpa o semplicemente del bisogno disperato di Gale di avere ancora sua sorella con sé.

Dunnett sceglie invece abbastanza nettamente la strada del soprannaturale: Layla non è soltanto una presenza nella mente di Gale, ma un vero fantasmino che compare, parla e fluttua accanto a lui. Una scelta che finisce per sottrarre forza proprio alla dimensione che avrebbe potuto rendere il romanzo più profondo. Il rapporto tra Gale e la sorella morta avrebbe potuto diventare un modo per raccontare il lutto infantile e il difficile confine tra ricordo, immaginazione e realtà; rendendo il fantasma concreto, invece, quell'ambiguità scompare.

Per questo risulta anche difficile considerare Piccoli fantasmi semplicemente un “thriller psicologico”, come viene presentato. La componente psicologica certamente c'è — il trauma di Gale, il dolore dei genitori, la disgregazione della famiglia — ma il romanzo rimane soprattutto a cavallo tra giallo e paranormale. Aggiungere l'aggettivo “psicologico” non cambia il fatto che uno degli elementi fondamentali dell'indagine sia una bambina morta che torna realmente sotto forma di fantasma.

Nel complesso, quindi, Piccoli fantasmi è un romanzo scorrevole, con un meccanismo giallo sufficientemente solido da mantenere viva la curiosità e con una buona idea di partenza, ma che non riesce a sfruttare fino in fondo le potenzialità emotive della sua premessa. Paradossalmente, ciò che manca è proprio un po' più di “fantasma” in senso metaforico: meno Layla che fluttua accanto al fratello e più il peso della sua assenza nella mente di chi è rimasto. Sarebbe stato un romanzo diverso, certamente, ma forse anche più intenso e psicologicamente incisivo.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 364

Editore: Storm


venerdì 4 settembre 2026

22/11/63

 




22/11/63 – Stephen King - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Come tutti i dolci sogni, sarà breve...ma la brevità è la chiave della dolcezza, no? Io penso di sì. Perché quando il tempo è passato, non riesci più a riacchiapparlo".

Questa frase sintetizza l'essenza di questa straordinaria opera letteraria, che porta già nel titolo la destinazione finale del viaggio.

Un imprevedibile viaggio nel tempo per salvare Kennedy.

Una storia d'amore appassionata e profonda che diventa l'anima stessa della vicenda.

La resistenza del passato ai cambiamenti e quell'effetto farfalla che incombe su tutto, dove un semplice battito di ali può provocare un cataclisma devastante nel futuro.

800 pagine dense di suspense, il cui ritmo, lo stile di scrittura e la disarmante semplicità di cui King è maestro hanno segnato il mio mese d'agosto!

Non sono riuscita a leggere altro. Risucchiata nell'eco del tempo tra il Maine e il Texas attraversando Lisbon falls, Derry, Dallas, Jodie, Fort Worth.

Con questa storia King si è ancora una volta superato. Ha avuto l'audacia di fondere thriller storico, fantascienza e una potentissima componente romantica.

È un'incredibile ricostruzione storica dell'America degli anni 50' e '60, così come la cronaca dettagliata dei movimenti di Lee Harvey Oswald.

Grazie al mio gruppo di lettura ho avuto modo di conoscere un altro aspetto del Re e la sua versatilità nel raccontare storie ed emozioni sempre diverse, ma unite da un unico, inconfondibile, filo conduttore: la sua firma autorale!

Ho galleggiato fino alla fine nel dilemma tra ciò che è giusto e ciò che va fatto.

Il tempo è la chiave di tutto e "la vita è come il lancio di una monetina": un invito ad accettare il passato con tutte le sue tragedie e traumi, perché il presente è il nostro unico, fragile, equilibrio reale.

Già viaggio verso una nuova meta, con un pò di nostalgia per la grande avventura e le emozioni che ho vissuto!


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2013

pagine: 957

editore: Sperling & Kupfer

lunedì 31 agosto 2026

FOX

 




Fox – Joyce Carol Oates – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

C’è chi sforna pane, chi produce scarpe, chi costruisce case.

Joyce Carol Oates scrive capolavori. Non ho altro modo di definire questo romanzo, l’ennesimo bellissimo romanzo di questa incredibile quasi novantenne. Una mente lucidissima, capace non solo di concepire storie che colpiscono come una freccia avvelenata, ma di narrarle entrando nella psiche di ciascuno dei protagonisti.

Il titolo, Fox, in inglese ha un significato più efficace che in italiano.

Francis Harlan Fox è un insegnante d’inglese che arriva in una scuola secondaria della contea di Atlantic, nel New Jersey, una zona rurale. La direttrice della scuola vorrebbe una donna per quel posto, e ci sono ottime candidate, ma nella lezione di prova Mr. Fox seduce tutti, studenti, colleghi e anche la direttrice.

Perché è proprio questo il dono di Mr. Fox, sedurre gli altri, piacere a tutti, riesce a incantare e far partecipare alla lezione anche gli adolescenti più distratti e pigri. Ha delle referenze perfette da varie scuole in cui ha insegnato, quindi… perché mai non assumerlo?

L’inizio è folgorante: JCO inquadra la scena dal punto di vista esterno, ci mostra, come in un film, una palude, una riserva naturale, l’auto che arriva, la donna e il cane che scendono, l’una che dà ordini all’altra e poi slega il guinzaglio.

Da qui, il punto di vista si sposta dentro il cane, con una scrittura sincopata al respiro impaziente, a lingua fuori, tanto che chi legge si ritrova quasi a fare altrettanto. E, attenzione, non è il solito cane che trova qualcosa e il padrone chiama la polizia, niente affatto. È una scena cruciale, che si legherà non solo con la storia ma con il senso della storia. Perché quel qualcosa che trova il cane è, ovviamente, un pezzo di carne umana e a chi appartiene se non al fantastico professor Fox?

Non sto svelando nulla, sono i primi capitoli del libro e non è la morte di Fox il centro nevralgico, bensì la sua vita, il come sia riuscito a portarla avanti fin lì.

Già da subito, la scrittura della Oates strega chi legge, nonostante le lunghe, puntigliose descrizioni di ciò che circonda e ciò che sta dentro le voci narranti che via via si susseguono. Talmente ammaliante, almeno per me, da cadere subito nel turning-page, quel fenomeno che quasi ti costringe a continuare a leggere (e 700 pagine le ho divorate in tre giorni e mezzo).

I personaggi sono tanti, lo stesso Fox (la linea temporale va avanti e indietro nell’autunno del 2013), la direttrice della scuola Paige Cady, sua nipote Kate, che si ritiene l’anima gemella di Mr.Fox, così come la bibliotecaria Imogene, tre allieve, i loro genitori, il bidello e i suoi figli, il detective… un universo di provincia dove tutti credono che il male da loro non esiste, non può esistere e che, se solo ne hanno un sentore, ci stendono sopra una bella coperta.

Ma questo è il terreno fertile in cui il male riesce a prosperare indisturbato.

Le tre adolescenti sono figlie di famiglie divise, dove i padri, di propria volontà o costretti, hanno traslocato: ma non c’è retorica nella Oates, addirittura arriva a mostrarti come costoro si accorgano di stare meglio, costretti a fare i conti solo con i problemi di lavoro che toccano il cervello, non la pancia. Una fuga dalle proprie responsabilità che qui è di tutti e lascia scoperto proprio ciò che è fragile, ancora in divenire.

Il male non ha un volto mostruoso, non tiene tutti sotto scacco con la violenza bensì con il proprio fascino, la propria amabilità, la propria cultura. La scuola diventa un luogo universale, dove va in scena l’incapacità di proteggersi dalla manipolazione, da chi sembra rappresentare in maniera perfetta come dovrebbe essere una figura di riferimento, nel caso specifico un professore.

Ogni personaggio che entra in scena conserva un frammento di memoria, una parte di verità ed è questo che rende la narrazione tesissima, al livello dei migliori thriller, senza bisogno di colpi di scena. La scrittura della Oates cambia continuamente, come si adatta al cane così lo fa con tutti i personaggi, in modo che pare di essere in mezzo a una scena dove ciascuno parla con la propria voce.

La vicenda resta dentro anche dopo terminata la lettura.

È un romanzo cupo, ipnotico, disturbante che mette in dubbio tutte le nostre certezze. Ci mostra comr intelligenza e cultura non siano sufficienti a comprendere e difendersi, anzi. Ed è proprio questo continuo instillare dubbi e incertezze la forza della narrativa di JCO.


genere: thriller

anno di pubbliczione. 2026

pagine: 727

editore: La nave di Teseo

 

 


lunedì 24 agosto 2026

IL BUIO DELLA RIBALTA

 




Il buio della ribalta - R. Ottonelli -

recensione a cura di Gino Campaner



📖Spiccioli di trama: Marco Bordoni esce finalmente dall'ospedale dove era ricoverato. Le sue condizioni sono ancora precarie ha bisogno di fisioterapia e attenzioni. Ben presto il suo lato oscuro prenderà comunque il sopravvento... 

 

🔥Punto di forza: Marco Bordoni è il vero mattatore. Il romanzo si regge sulla sua presenza, sui suoi "incarichi" punitivi, portati a compimento mentre si trova in convalescenza, dopo un lungo ricovero ed aver lottato tra la vita e la morte. Passa le sue giornate tra fisioterapiste, ospitate in tv e incontri galanti tanto fugaci quanto appaganti fino all'arrivo di Bea... 
La vicenda narrata: originale e con un gran ritmo. Non annoia mai e ci si sorprende spesso per la piega che prende il racconto. 
Di fondo rimane una vicenda che lascia l'amaro in bocca. Diverte ma che regala anche tanti spunti di riflessione. 


🙁
Punto debole: non lascia indifferenti. O si odia o si ama. La lettura scorre bene. Divertente da leggere. Il paradosso rende più leggera una storia comunque drammatica e per certi versi inquietante. 


🏁
Finale: il finale è una continua sorpresa. Ogni pagina conclusiva contiene una novità spiazzante. Colpi di scena inattesi che mettono la ciliegina su una torta già molto appetitosa. 


🎓
Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Da tempo volevo leggere un romanzo di Ottonelli. Finalmente sono riuscito a farlo. Dopo un inizio di estate un po' in sordina questo mese di agosto si è rivelato pieno di ottime letture. Questo romanzo è uno dei più apprezzabili. Un'idea originale. Un punto di vista particolare. Un personaggio, Marco Bordoni, unico e divertente anche se si tratta comunque di un serial killer, spietato e vendicativo. 


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024

pagine: 270

editore: Mursia

 


domenica 23 agosto 2026

IL GIOCO

 




Il gioco - Valerio Marra -

recensione a cura di Dario Brunetti


Ogni provincia nasconde i suoi segreti in uno stato di apparente tranquillità, dove il tempo non sembra essersi mai fermato e viene scandito dalla sua normale quotidianità.

Il 2000 segna l’inizio del nuovo millennio, un’epoca in cui non vi era ancora un uso smodato della tecnologia e dei social. Nella piccola comunità di Vallepiana, la quotidianità diventa una sorta di barriera in cui tutto sembra diventare un rito: dal bar in piazza eletto come punto di ritrovo, alla funzione religiosa nella messa domenicale, dalla festa del san Michele Arcangelo al Palio delle contrade.

Questi ultimi due eventi surriscaldano il clima di un’estate già rovente alimentando sfide e accese rivalità tra gli abitanti della comunità di Vallepiana.

Il caldo soffocante limita, destabilizza e accentua la paranoia collettiva nel momento in cui circoleranno dei biglietti misteriosi capaci di sgretolare le resistenze dei personaggi di questa incredibile storia magistralmente narrata dallo scrittore Valerio Marra nel romanzo dal titolo Il gioco edito Piemme.

Lo scherzo è adulto, il gioco è bambino

Si può essere confusi senza un’idea, ecco quella è l’infanzia

Parto da questi due concetti espressi dal geniale Carmelo Bene per soffermarmi su quest’opera, capace di offrire al lettore delle chiavi di lettura di particolare interesse.

Nella comunità di Vallepiana, il meccanismo che si attiva con i biglietti anonimi subisce una drastica metamorfosi, dettata da una violazione di uno stato originario di purezza dell’età infantile. La caccia al tesoro, gli indovinelli rappresentano il gioco nel quale si riconoscono i bambini nella loro spensieratezza.

Al contrario, i loro genitori schiavi di un’ipocrisia che tendono a nascondere dietro una facciata di circostanza, invadono lo spazio dei più piccoli; e qui che si insidia lo scherzo. Il gioco finisce dove inizia lo scherzo che trasforma lo stesso gioco in qualcosa di diabolico.

Tra i bambini nasce competizione non sportiva, ma una rivalità accesa, alimentata dalla spasmodica voglia di primeggiare con fare manipolatorio e a volte vendicativo.

Se i bambini sono confusi senza un’idea, al contrario gli adulti si portano dietro il fardello del proprio passato e sono vittime incontrastate del loro stesso pregiudizio che li sottopone a inevitabili dissapori.

L’unico bambino rimasto per fortuna intrappolato nella sua autenticità è Elia, che conosce il desiderio dello stupore, nutre un sentimento per Elena, cerca di prendersi cura di Gilda, la sua sorellina disabile, e deve proteggersi da Antonio, suo acerrimo rivale.

Il meccanismo narrativo del thriller permette all’ottimo Marra di esplorare le zone d’ombra della comunità e di entrare nella psiche di questi personaggi, protagonisti di un’opera corale.

Dall’album del 2003 Io non mi sento italiano, c’era un brano dal titolo I mostri che abbiamo dentro che si soffermava sulla parte oscura della mente umana, capace di generare quell’egoismo che spesso sfocia in violenza che diventa la vera minaccia della nostra quotidianità.

Nel gioco di Marra, gli abitanti di Vallepiana si confrontano con i loro stessi mostri nati da una condizione di isolamento individualista che viene poi trasmesso alle nuove generazioni. L’opera potente e visionaria dello scrittore ci porta a riflettere su questa condizione di vita che aliena un intero sistema: se il mondo dei più piccoli verrà corrotto e manipolato dagli adulti, l’intera società andrà sempre più verso una deriva esistenziale e sociale.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 400

editore: Piemme


giovedì 23 luglio 2026

GUARDA ANCORA


 


Guarda ancora - Lisa Scottoline –

recensione a cura di Stefania Calà


Può un cartoncino bianco trovato nella cassetta della posta, un volantino come tanti, mettere a soqquadro la vita di una giovane donna in carriera?

La risposta è sì, a maggior ragione se si tratta di un cartoncino che riproduce l'immagine di un bambino scomparso due anni prima con le sembianze di come sarebbe adesso, un bambino che è identico a quello che sta dormendo nel suo lettino proprio in quella casa. La foto simulata di Timothy è identica al suo Will, il bambino gravemente malato, conosciuto in ospedale, e legalmente adottato con il consenso della madre naturale. I documenti sono regolari, lei ne è certa: la giovane madre non poteva tenere con sé quella creatura malata, non poteva provvedere al pagamento delle spese mediche, non aveva altra scelta, e ha acconsentito all’adozione firmando tutto ciò che c'era da firmare. 

Ma quel cartoncino bianco, adesso, mette tutto in discussione.

Il dubbio inizia a serpeggiare, e sono tante le cose che non tornano. L'avvocato che curò l'adozione morta suicida, la giovane madre del bambino morta per overdose. 

È così che Ellen inizia la sua personale e disperata ricerca della verità. 

Chi è veramente il bambino che sta crescendo? E, se il suo Will fosse davvero Timothy, il bambino rapito anni prima (e non il figlio di quella giovane disperata), avrebbe la forza di rinunciare a lui, riconsegnandolo ai veri genitori che, ancora, non hanno perso la speranza e continuano a cercare il loro piccolo?

Trama intrigante e ben costruita, ritmo serrato senza tempi morti, dilemmi interiori ben rappresentati (che consentono al lettore di empatizzare con la protagonista).

Insomma, un thriller di tutto rispetto (devo ammettere che la scuola americana è maestra in tal senso), che non posso far altro che consigliare agli amanti del genere.

Autrice da approfondire, probabilmente leggerò altre sue opere.

Voto 8,5/10


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2010

pagine: 400

editore: Fazi


sabato 18 luglio 2026

REVIVAL

 



Revival - Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...e illuminata da luci elettriche".


Questa frase riassume Revival: un viaggio lungo oltre cinquant'anni, in cui la rinascita si rivela una maledizione più che una guarigione.

Ho divorato queste 470 pagine cupe e pervase da un nichilismo assoluto, senza sosta, risucchiata in una caduta libera senza fine tra riferimenti alla Bibbia, a Frankenstein e al Necronomicon.

Dopo l'impatto visivo de La tempesta del secolo, non mi aspettavo un evento atmosferico ancora più cinematografico: il colossale cataclisma di fulmini che fa da catalizzatore al dramma.

Jamie incontra il reverendo Jacobs a soli sei anni. 
L'ombra di questo legame lo incatenerà per sempre alla sfrenata brama di conoscenza dell'uomo, specialmente nei momenti più bui della propria deriva e della dipendenza.

All'armonia iniziale subentra la tragica conseguenza di un devastante lutto familiare.
Questo trauma distrugge la fede del reverendo e ne genera l'ossessione, culminando nella "terribile predica": un momento desolante e privo di consolazione.

Il segreto dell'energia elettrica ammalia fin dalle prime pagine, lasciando poi spazio ai misteri che avvolgono le guarigioni dei fedeli, segnate da inquietanti effetti collaterali.

Dopo una parte centrale volutamente più lenta, la dilatazione del tempo cede il passo a un climax spietato.

Un mondo privo di salvezza. L'immagine rassicurante del paradiso viene spazzata via da un ultimo inganno: ci si perde così in visioni prismatiche oltre la morte, in lande deserte dominate da mostri cosmici.

È il trionfo dell'orrore metafisico su quello umano: è come se si spegnessero tutte le luci, lasciando addosso una desolazione assoluta.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2017

pagine: 469

editore: Sperling & Kupfer






martedì 14 luglio 2026

LA PAZIENTE SILENZIOSA

 




La paziente silenziosa – Alex Michaelides -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Ci sono romanzi che conquistano per la qualità della scrittura e altri che catturano grazie a un'idea narrativa capace di incuriosire fin dalle prime pagine. La paziente silenziosa appartiene sicuramente alla seconda categoria. Alex Michaelides costruisce un thriller psicologico incentrato su un mistero tanto inquietante quanto affascinante: Alicia Berenson, pittrice di fama, uccide il marito senza che il movente sia chiaro e, subito dopo il delitto, smette completamente di parlare. Da quel momento il suo silenzio diventa un enigma che nessuno riesce a decifrare.

A tentare di far luce sulla vicenda è Theo Faber, uno psicoterapeuta convinto che, dietro quel mutismo ostinato, si nasconda una verità ancora tutta da scoprire. Attraverso le sedute terapeutiche, le indagini di Theo e le pagine del diario di Alicia, il lettore viene accompagnato in un percorso ricco di dubbi, false piste e continui cambi di prospettiva.

Lo stile di Michaelides è semplice e diretto, caratterizzato da capitoli brevi che rendono la lettura estremamente fluida. La sua esperienza come sceneggiatore emerge chiaramente nel modo in cui costruisce le scene e dosa le informazioni: ogni tassello sembra trovare posto al momento giusto, mantenendo alta la suspense fino alla conclusione.

Il vero punto di forza del romanzo è la capacità di spingere il lettore a formulare continuamente nuove ipotesi. Nulla appare del tutto come sembra e, quando si è convinti di aver finalmente intuito la soluzione, la storia cambia direzione. Il colpo di scena finale è senza dubbio l'elemento che ha reso il romanzo celebre e continua ancora oggi a dividere i lettori: molti lo considerano brillante e sorprendente, altri gli rimproverano alcune scelte narrative che, a posteriori, possono apparire discutibili. È uno di quei finali destinati a far discutere, ma proprio per questo difficili da dimenticare.

Nel complesso, La paziente silenziosa è un thriller che mantiene ciò che promette: coinvolge, incuriosisce e invoglia a voltare pagina fino all'epilogo. È una lettura ideale per chi ama i romanzi ricchi di suspense e apprezza quelle storie che riescono a sorprendere senza ricorrere a effetti eccessivi. Pur non rappresentando una rivoluzione nel panorama del thriller psicologico, è un libro capace di distinguersi grazie a una trama ben costruita e a un finale che lascia il segno, anche per le discussioni che inevitabilmente suscita.

Valutazione: 4/5. Un thriller avvincente e intelligente, capace di tenere alta la tensione dall'inizio alla fine e di regalare un epilogo destinato a far parlare di sé.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2020

pagine: 352

Editore: Einaudi


mercoledì 8 luglio 2026

IL NIDO DEL CORVO

 





Il nido del corvo – Piergiorgio Pulixi – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Gran bel noir, quest’ultimo lavoro di Piergiorgio Pulixi, autore sardo che, romanzo dopo romanzo, è riuscito a creare un nuovo stile dei noir, dove protagonista è il territorio su cui si muovono i due investigatori. Daniel Crobu, detto il Corvo, uomo dal passato complicato che ha affrontato rendendo la propria vita ordinata, metodica. Viola Zardi, trentina trasferita nell’isola, istintiva, impulsiva, spesso incapace di frenarsi.

Sono di stanza a Oristano e si muovono nella penisola del Sinis, forse la zona più selvaggia della Sardegna. Non abbiamo spiagge bianche e mare turchese, in queste pagine, bensì stagni, fango, canne al vento, notti gelide e inquietanti.

Una ragazza è scomparsa ma di lei si trova soltanto una mano. Ma le donne scomparse sono due, forse tre e piano piano si delinea il profilo di un killer attento a ogni dettaglio, sfuggente nonostante tutti i mezzi tecnologici messi in campo, pericoloso anche per gli stessi inquirenti.

I due sono presi anche da problemi personali: bellissime le pause in cui Corbu è a casa, nella fattoria di famiglia, a curare i cavalli nelle ombre della sera e a parlare con il padre malato. Ma bellissimo anche il cercare un po’ di pace di Viola tra le braccia del giovane amante, che tiene nascosto, separato dalla sua vita quotidiana.  Il racconto scava anche nell’influenza che ha la contiguità del male delle vite dei due protagonisti.

Le descrizioni dei paesaggi sono magnifiche, riesci a vedere, a sentire il vento e al tempo stesso portano la tensione a livelli elevati. Lo stile è comunque coerente con il genere, Pulixi non si lascia mai andare ad arzigogoli o compiacimenti.

Insomma, a parere mio, un libro da leggere per gli amanti del genere perché, appunto, segna un passaggio tra il territorio, la provincia come spiegazione del male a scenario dello stesso.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 347

editore: Feltrinelli


giovedì 18 giugno 2026

72 ORE PER MORIRE

 




72 ore per morire – Fabio Rennani –

recensione a cura di Simonetta Locci

 

Ancora una volta l’autore supera sé stesso, portando il suo protagonista, il commissario Claudio Innocenti, a confrontarsi con una storia mozzafiato; eppure, credibile in maniera sorprendente. Il commissario si ritrova suo malgrado — insieme alla sua famiglia — al centro di un intrigo internazionale ambientato in una Roma vibrante e complessa, dove criminali comuni e agenti dei servizi segreti si muovono in un equilibrio precario, ostacolandosi a vicenda. 

A rendere la narrazione particolarmente intensa è il destino dell’ignara moglie di Innocenti, trascinata in un gioco più grande di lei insieme all’ex marito e alla figlia.

La trama, molto ben congegnata, scorre fluida nonostante il susseguirsi serrato di colpi di scena che spingono a voltare pagina senza sosta. Il ritmo è incalzante, costruito su capitoli brevi ma densi, capaci di bilanciare con stile e competenza azione ed emozione.

Uno dei meriti più evidenti è la capacità di mantenere alta la tensione senza ricorrere alla violenza gratuita, un cliché fin troppo diffuso nel genere. 

Come negli altri volumi della serie, il romanzo si presta a una lettura autonoma, pur accendendo l’inevitabile desiderio di approfondire l’universo narrativo dell’autore.

In definitiva, un libro consigliato non solo agli amanti del giallo e del thriller, ma a chiunque cerchi una storia contemporanea che non perda mai di vista lo spessore umano. Un’opera avvincente, solida e di grande impatto.


genere: thriller

anno di pubblicaione: 2026

pagine: 379

editore: Independently published


martedì 2 giugno 2026

L'OMBRELLO DELL'IMPERATORE

 





L’ombrello dell’imperatore – Tommaso Scotti -

recensione a cura di Lilli Luini

 

Tommaso Scotti è un giovane italiano dalle molte passioni che da una decina d’anni vive e lavora in Giappone. Questo è il suo primo romanzo ed è proprio un bell’esordio. Io l’ho acquistato per caso nelle promozioni del giorno, senza aver capito che si trattava di un poliziesco. Mi sono trovata in mezzo a un intreccio davvero originale, in cui i protagonisti sono l’ombrello del titolo e l’ispettore di polizia Takeshi James Nishida, un hafu, come dicono in Giappone, vale a dire di padre giapponese e madre americana. È un uomo dalle eccezionali capacità investigative ma non è visto di buon occhio dai suoi superiori, un po’ per le sue origini, un po’ per i suoi modi di indagare, non perfettamente allineati al rigore nipponico.

Questo gli impedisce di far carriera ma non di trovarsi appioppati tutti i casi più complessi.

Quello che dà il via al romanzo è un omicidio compiuto con un ombrello, infilato nell’occhio della vittima fino a penetrarne il cranio. L’ombrello è un modello  di plastica, molto diffuso in Giappone, quasi un usa e getta che normalmente viene abbandonato, dimenticato o perduto e raccolto da altri. Questo ha un segno particolare, piccolo ma visibile, un cerchio rosso che richiama la bandiera del Giappone.  Ma soprattutto reca due impronte, entrambe presenti nel sistema informatico. Una, scoprirà Nishida, appartiene all’uomo che l’ha comprato, l’altra… Mi fermo qui per non cadere nello spoiler. Dirò soltanto che Nishida seguirà il percorso dell’ombrello fino ad arrivare alla verità e in tal modo incontrerà molti personaggi, tutti narrati, perfettamente incastrati con le loro vite nel mosaico della storia.

Una trama estremamente godibile, che intriga il lettore e lo spinge a girare pagina. Su tutto questo si inserisce il valore aggiunto dell’ambientazione giapponese, in gran parte notturna, nei quartieri di Tokyo dove si vive di notte. La voce narrante è quella di Nishida, che è nato e cresciuto in Giappone senza essere del tutto giapponese, al quale l’autore dona il suo sguardo incuriosito e al tempo stesso disincantato. Nishida è fisicamente imponente ma nasconde umanissime fragilità e non è difficile affezionarsi.

La scrittura è gradevole, pulita, molto visiva, tanto che sembra di camminare tra le luci al neon delle insegne e tra i palazzi che guardano la luna in cielo.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2021

pagine: 320

editore: Longanesi

 


martedì 5 maggio 2026

L?EDUCATORE

 




L'educatore - Antonio Lanzetta –

recensione a cura di Stefania Calà

 

A distanza di vent'anni, Fausto De Santis, ora vice questore di Salerno, si trova a investigare (di nuovo) sul caso del serial killer noto come "l'Educatore", ormai deceduto. A fargli da spalla è l'ispettore Lanzara, amico e fedele collega, che di Fausto conosce anche le motivazioni più intime che lo collegano, suo malgrado, agli eventi accaduti molti anni prima.

Nuovi omicidi, nuove piste da seguire ma vecchi dolori si affacciano alla vita del protagonista. 

Lanzetta è bravo ed è preparato (si vede), dosa dialoghi e descrizioni, intavola una storia inquietante e interessante, fatta di azione e riflessioni. Conosce le tecniche investigative e le utilizza con una certa maestria. Molto buoni i dialoghi, disinvolti e realistici, forse la parte migliore del romanzo. 

Però, in generale, le mie personali aspettative non sono state soddisfatte.

Intanto è un thriller poliziesco, ne ha tutte le caratteristiche, mentre io ero convinta che avrei letto un noir. Ma non è stato questo il motivo per cui non sono riuscita ad apprezzarlo completamente. La lettura di questo romanzo non è stata del tutto scorrevole. E non punto il dito sugli errori (qualche refuso e alcuni tecnicismi di polizia) che, tutto sommato, non disturbano e possono anche passare inosservati a chi non è addentrato nella materia. Mi riferisco, piuttosto, a quello stile narrativo ricco di dettagli che inizialmente mi aveva conquistata e che, invece, proseguendo nella lettura, mi è risultato pesante: da ricercato e sofisticato si è trasformato in ridondante e artificioso. Troppi aggettivi, troppe descrizioni sulle sensazioni provate dal protagonista, troppe ripetizioni. Ho rimpianto lo "show don't tell" di certi autori, quella capacità di lasciare che sia il lettore a immaginare cosa provano i personaggi semplicemente descrivendo ciò che fanno. La scrittura "densa" di Lanzetta, invece, non mi ha lasciato quello spazio in cui si inserisce la naturale curiosità di chi legge.

Infine, la storia, sebbene ben costruita (grazie anche all'alternanza passato/presente) a un certo punto diventa confusa, e ho faticato a cogliere alcuni collegamenti tra i vari crimini.
Buon libro, bravo autore, ma talvolta "less is more".

Voto 6,5/10

Cit. "Il dolore è la parte migliore di me. Serve a ricordarmi tutto ciò che ho perso."
Cit. "E credo che tutti, in fondo, abbiamo smarrito qualcosa. Alcuni hanno perso una persona, altri il coraggio, e altri ancora sé stessi, forse l'anima. Ma il peggio è quando non sai nemmeno più cosa hai smarrito."

 

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 288

editore: Newton Compton


domenica 26 aprile 2026

DALLA PARTE SBAGLIATA SI MUORE

 




Dalla parte sbagliata si muore - Sonia Sacrato -

recensione a cura di Gino Campaner 

 

📖Spiccioli di trama: a Padova un serial killer uccide uomini che apparentemente non hanno nulla in comune. Chiamata ad indagare e a capire cosa muove l'assassino è la polizia. L'ispettore D'Elia conduce la squadra di investigatori. Lo stesso porterà avanti un difficile rapporto con Diana che è apertamente innamorata di lui. Entrambe le situazioni troveranno una sorprendente soluzione. 


🔥Punto di forza: si dice che l'incipit sia fondamentale nella lettura di un romanzo. Soprattutto perche indirizza l'attenzione e il coinvolgimento del lettore che se colpito da un inizio promettente, che soddisfa le sue attese, non lascia più il libro, qualsiasi cosa accada. L'incipit rappresenta un patto di reciproca fiducia tra lettore e scrittore.  L'incipit di Dalla parte sbagliata si muore mi ha colpito e mi ha stregato. Un inizio folgorante che mi ha fatto immaginare la lettura di un ottimo romanzo. Molto più "intenso" di quanto mi aspettassi. Lo è, in effetti. Anche se la parte thriller a lungo andare si perde un po’. 


🙁Punto debole: per mio gusto personale avrei preferito che il racconto thriller fosse più incisivo è prevalente. 


🏁Finale: il finale non è scontato. Ma un po’ troppo veloce. Non mancano comunque i momenti di pathos e le sorprese. Le imprese del serial killer sono curate e molto "efficaci". 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Il romanzo è formato da due storie parallele che si sviluppano insieme e che terminano nello stesso momento o quasi. Io amo più i gialli o i noir senza commistioni. Il romanzo ha una parte thriller ed un'altra equiparabile ad una commedia brillante, più giocosa e leggera. Il thriller è ben realizzato forse un po troppo frettoloso nel finale. La commedia racconta del rapporto di amicizia tra quattro ragazze una delle quali è innamorata dell'ispettore incaricato delle indagini. La Sacrato tiene bene in equilibrio le due vicende anche se per me in questo romanzo la parte della commedia è più curata, con dialoghi divertenti e situazioni spassose. Mi azzardo a dire che mi sembra più portata per questo genere rispetto al thriller. Anche se sarei curioso di vederla alle prese con un romanzo unicamente giallo. Potrebbe regalare sorprese. L'incipit è di prim'ordine. 

 

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 304

editore: Mursia


lunedì 13 aprile 2026

TEDDY

 






Teddy - Jason Rekulak -

recensione a cura di Lilli Luini 


Di questo libro, uscito nel 2022 per Giunti, mi ha incuriosito la copertina – un disegno infantile – e lo strillo, che lo accreditava di un elogio da parte di Stephen King.

Ora, a lettura terminata, le mie sensazioni sono contraddittorie.

Ma andiamo con ordine.

Mallory Quinn ha ventun anni e si è da poco disintossicata. Prima di cadere nel baratro della droga era un’atleta e un atleta è anche il suo sponsor Russel. Un giorno costui le annuncia che c’è un lavoro per lei, baby sitter in una splendida villa del New Jersey. I coniugi Maxwell hanno un figlio di cinque anni, Teddy appunto, e sono appena rientrati dopo anni passati a Barcellona. Giustamente Mallory si chiede: e prenderebbero una con il mio passato? Sì, perché la signora lavora all’ospedale dei veterani, ha a che fare ogni giorno con la tossicodipendenza e al confronto la storia di Mallory è all’acqua di rose.

Il ragazzino si affeziona subito alla nuova baby sitter, che viene alloggiata in una dependance della villa in cui, si racconta in paese, è avvenuto un omicidio. È il primo elemento disturbante che l’autore inserisce nel quadro da mulino bianco di questa famiglia.

Ben presto capiamo il senso della copertina: Teddy disegna. Non l’ha sempre fatto, solo da quando abitano in quella casa e questo è il secondo elemento che introduce la vicenda. I disegni di Teddy ci sono tutti, nel libro, e assistiamo via via al loro cambiamento, al loro divenire sempre più inquietanti.

Non siamo in presenza di una storia che si distingue per originalità o forza, neppure per credibilità (ci sono elementi soprannaturali alla King, lo dico per onestà verso quei lettori che non li sopportano). Però… però l’ho letto in un giorno, prigioniera delle atmosfere che l’autore è riuscito a creare, di una suspence che l’ambientazione, passando da un estremo all’altro anche solo grazie ai cambiamenti meteo, rende qua è là davvero notevole.

Il bambino è un tesoro, ovviamente, e suscita molta empatia. Nel personaggio di Mallory si riesce a immergersi pur senza sapere quasi nulla di lei e del suo vissuto.

Dicevo all’inizio che ne sono uscita con sensazioni contraddittorie: siamo in presenza di un thriller con accenni horror come tanti altri, senza infamia e senza lode. Dall’altro riesce a prenderti per mano e portarti dentro una storia un po’ banale, alquanto improbabile, per certi versi impossibile, e fartela bere fino all’ultima goccia.

Ideale per momenti di noia, tipo attese in aeroporto, viaggi lunghi eccetera. Passa il tempo che neanche ti accorgi.



genere: thriller

anno di pubblicazione: 2022

pagine: 416

editore: Giunti

 


domenica 12 aprile 2026

MUTEVOLI NASCONDIGLI

 




Mutevoli nascondigli - Mariano Sabatini - 

recensione a cura di Gino campaner

 

📖Spiccioli di trama: la vicenda prende il via quando Malinverno subisce un grave attentato dal tatuatore (una sua vecchia conoscenza). Il giornalista rimane gravemente ferito. Il serial killer muore. Ma questo è solo l'inizio di una storia ricca di risvolti e personaggi. 

 

🔥Punto di forza: la complessità del racconto.
I tanti personaggi "impiegati" e i tanti risvolti della storia. 
L'utilizzo sempre opportuno di termini non comunissimi. Per me cultore della ricchezza della lingua italiana un vero paradiso. A cominciare dal titolo... 
Sabatini è un giornalista, conduttore radiofonico ed autore di articoli e libri di costume, cultura e cinema ma quando arriva Malinverno le storie che racconta si fanno nerissime, senza sconti. Come se Malinverno servisse all'autore per mettere su carta tutto il marcio che lo circonda senza "contaminare" il suo lavoro quotidiano. 



🙁Punto debole: lo avrei "asciugato" un po'. Gli scrittori ragionano in battute noi lettori in pagine. Ecco secondo me forse qualche pagina in meno avrebbe addirittura giovato. Rimane comunque solo un mio mero appunto personale che non inficia in alcun modo la bontà del romanzo. 



🏁Finale: il finale non porta sorprese eclatanti, quelle sono gia disseminate lungo tutto il racconto. Malinverno collaborerà fattivamente alla soluzione del caso. La sua intuizione da vero segugio porterà la polizia sulla pista giusta. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Sabatini teneva a riposo Malinverno da troppo tempo finalmente lo ha rimesso in attività. Avevo gia letto la precedente storia (Primo venne Caino) col cronista d'inchiesta protagonista e mi era piaciuta molto. Con questo romanzo Mariano Sabatini si è ulteriormente migliorato. Creando un racconto avvincente, con suspense e sorprese usando meravigliosamente la nostra lingua ricchissima di termini molti dei quali poco usati ma che inseriti nel momento giusto impreziosiscono la scrittura e la rendono più piacevole e istruttiva. Un libro che si legge con piacere e velocemente malgrado la discreta mole. Una storia complessa con tanti personaggi e tante vicende che si intersecano. Un Malinverno in grande spolvero malgrado il grave attentato subito. 


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 308

Editore: Indomitus publishing


lunedì 6 aprile 2026

LA GEMELLA SILENZIOSA

 




La gemella silenziosa - S. K. Tremayne –

recensione a cura di Stefania Calà

 

"Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io."

Sarah è la mamma di due gemelle identiche, Kirstie e Lydia. Il libro inizia quando una delle due è già morta ma, man mano che si avanza nella lettura, Sarah (e con lei il lettore) inizia a nutrire dubbi sull'identità della figlia sopravvissuta.

Ecco presentato un thriller psicologico di tutto rispetto, costruito ad arte, dove ogni pagina, ogni capitolo, non rappresentano un passo in avanti nella risoluzione dell'enigma quanto, piuttosto, una discesa agli inferi per questa madre dilaniata dal dubbio e dall'angoscia. Non solo perché non riesce a capire quale delle due figlie abbia seppellito, ma anche perché non ha chiara la dinamica dell'incidente in cui una delle sue bambine è morta.

Il trasferimento della famiglia su un'isola disabitata, dove il tempo è scandito dal susseguirsi della luce di un faro, e le ambientazioni grigie e cupe del luogo fanno sì che il lettore si senta partecipe di questo stato d'animo.

Molto interessanti le argomentazioni sui rapporti gemellari, che l'autore illustra con l'espediente di uno psicoterapeuta specializzato in gemelli.

Sarà che anch'io sono madre di gemelli, ma ho trovato l'argomento decisamente affascinante. 

La scrittura è piacevole, matura, le digressioni argomentative sono ben dosate, così come pure i dialoghi.

Eppure ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa per rendere questo romanzo un thriller eccellente. Forse (come ho letto in tante altre recensioni) un finale meno frettoloso e più soddisfacente. 

Il mio giudizio resta comunque buono.

Voto 7/10

Cit. "Con i gemelli - soprattutto se identici - metti al mondo delle celebrità genetiche, delle persone che sono stupefacenti per il semplice fatto di esistere. Stupefacenti, e molto diverse tra loro."


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2016

pagine:320

editore: Garzanti 


sabato 28 marzo 2026

L'ABISSO DELLE ANIME PERDUTE

 




L'abisso delle anime perdute - Luca Locarno -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: La vicenda prende avvio descrivendo il rapimento di una bambina. Alcuni anni prima un giovane che lavorava negli stati uniti, in un ristorante, si ritrova per caso al bancone del bar di una discoteca. Conosce la ragazza che serve i cocktails e se ne innamora. Da qui si svilupperà una vicenda lunga e a tratti dolorosa. Molto avvincente e coinvolgente. 

 

🔥Punto di forza: un inizio molto "forte" e promettente. Una storia con grande ritmo, dinamica, piena di avvenimenti e di sorprese. Tanti personaggi, molti sono i protagonisti. Un vero mattatore che ruba la scena non c'è. Anche questo è un punto di forza: non aver dato ad un personaggio in particolare il ruolo da protagonista assoluto. Ma averne tanti sullo stesso piano.

 

🙁Punto debole: tante situazioni mi son sembrate eccessive.
L'esagerata spettacolarizzazione di alcuni momenti. E’ per gran parte ambientato negli stati uniti ma le “americanate” son troppe.

 

🏁Finale: dipende di quale finale si parla. Se devo giudicare il termine dell'"inchiesta" per portare in salvo i prigionieri, direi: adrenalinica e spettacolare. Anche questa forse un po’ sopra le righe. Ma in linea (coerente) col resto del racconto. Se parliamo del dopo, di ciò che il romanzo racconta dopo la conclusione dell'indagine, direi che per un thriller come questo il livello di zucchero è troppo alto. Ma è noto il mio cinismo. I finali da mulino bianco non fanno per me. 

 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Bella storia. Buon romanzo. Si legge volentieri. Non entro nel merito di come gli hacker portino a termine il loro "lavoro" ma per chi come me non è un informatico tante descrizioni vengono prese col beneficio d'inventario. Le prendo per realistiche ma mi rimane qualche dubbio. 

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 325

editore: PAV

 


giovedì 12 marzo 2026

IL VILLAGGIO PERDUTO

 




Il villaggio perduto - Camilla Sten -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il villaggio perduto (Camilla Sten, Fazi editore, collana Darkside) è un romanzo che si colloca con grande efficacia sul confine tra thriller e horror, costruendo una narrazione capace di catturare il lettore fin dalle prime pagine. La storia ruota attorno al mistero di un villaggio minerario svedese abbandonato, dove negli anni Cinquanta l’intera popolazione sembra essere svanita nel nulla. Decenni dopo, una giovane documentarista decide di indagare su quella scomparsa insieme a una piccola troupe, ma ciò che inizia come una ricerca storica si trasforma presto in un’esperienza sempre più disturbante.

Il principale punto di forza del romanzo è proprio la sua straordinaria capacità di coinvolgimento. Sten costruisce un intreccio serrato e alterna abilmente due piani temporali – il passato del villaggio e il presente della spedizione – mantenendo alta la tensione narrativa. Il lettore è costantemente spinto ad andare avanti, trascinato dal desiderio di comprendere cosa sia realmente accaduto.

Ancora più riuscita è l’atmosfera. Il libro riesce infatti a generare un sottile e persistente stato di inquietudine: non tanto attraverso eventi esplicitamente terrificanti, quanto grazie a una sensazione crescente di disagio, di isolamento e di minaccia indefinita. Il villaggio abbandonato, immerso nella foresta e segnato da una storia oscura, diventa quasi un personaggio a sé, capace di evocare una tensione psicologica continua. È proprio questa capacità di muoversi sul filo tra thriller investigativo e suggestione horror a rappresentare uno dei maggiori pregi del romanzo.

Purtroppo, però, il libro cade nel finale. Dopo aver costruito con grande abilità un mistero fitto e inquietante, la conclusione appare poco convincente e difficilmente verosimile. La spiegazione degli eventi risulta forzata rispetto all’atmosfera che aveva sorretto tutta la narrazione e lascia la sensazione che la soluzione non sia all’altezza delle aspettative create nel corso della lettura.

In definitiva, Il villaggio perduto resta comunque un romanzo estremamente coinvolgente e atmosferico, capace di tenere il lettore incollato alle pagine e di generare una tensione psicologica molto efficace. Peccato per un finale che indebolisce parzialmente un libro che, per gran parte della sua durata, riesce invece a costruire un’esperienza di lettura davvero intensa e inquietante.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024

pagine: 366

editore: Fazi

 


venerdì 6 marzo 2026

MERIDIANO DI SANGUE

 




Meridiano di sangue - Cormac McCarthy -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Non è tra i libri che consiglierei. Non è una lettura ma una discesa all'inferno.

Una spirale di violenza cieca e gratuita, dove ogni frase è l'eco demoniaco della cannonata di un obice.

Ho navigato per mesi attraverso luoghi oscuri che non concedono redenzione o evoluzione, ma solo rassegnazione, morte e distruzione.

Testimone di una brutalità umana inaudita che degenera nel male metafisico.

Una scrittura granitica, arcaica, difficile da leggere, ma allo stesso tempo poetica, inevitabile e ipnotica.

Con essa, McCarthy scardina la concezione del vecchio West come luogo dell'ordine democratico e rivela anarchia e caos primordiali.

In questo Western distopico lungo 298 pagine interminabili, ho seguito un ragazzo nell'abisso della Banda di Glanton.

Un gruppo di cacciatori di scalpi realmente esistito nel 1850, qui trasformato in spettro del caos.

Figura centrale è il giudice Holden.

Un essere malefico, quasi soprannaturale, un filosofo del male con il gusto perverso per la violenza insensata, che considera la gueRRa non un atto umano, ma divino.

Un atto di creazione, qualcosa che dà senso alla vita, all'esistenza dell'uomo.

Solo il ragazzo, senza nome, sembra conservare una lieve scintilla di clemenza, una debole umanità che resiste e rifiuta di rassegnarsi alla filosofia dell'eterna violenza del giudice.

È questo il conflitto che mi ha tenuta incollata fino alla fine!

L'incisione sul fucile del giudice: ET IN ARCADIA EGO è il sigillo del romanzo.

Come nel quadro del Guercino, ci comunica che nessuno può sfuggire al proprio destino.

La morte è padrona ovunque, persino nei luoghi più idilliaci.

In quest'ottica, nel west incontaminato quello che doveva essere un nuovo inizio ora sembra soltanto il cimitero della civiltà.

È stata una resistenza contro l'abisso. In questa mattanza apocalittica sono rimasta aggrappata tutto il tempo del viaggio alla speranza, a quella flebile scintilla di umanità che caparbiamente rifiuta di spegnersi!


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 306

editore: Einaudi