GIUGNO 2023
bianco su bianco ⭐⭐⭐⭐
la spiaggia ⭐⭐⭐⭐★
alleria ⭐⭐⭐⭐
un viaggio nel buio ⭐⭐⭐
Doppio delitto al Miramare - Emilio Martini -
LA SPIAGGIA - C. Nolasco –
Lessi per la prima volta un suo romanzo nel 2019, si
intitolava Sposo di sangue. Ne rimasi conquistato. Mi piacque molto. Da allora
seguo la sua produzione con interesse e curiosità. L'anno passato ho letto La
geometria del ragno ed anch'esso fu un libro che mi rimase impresso a lungo
nella memoria (l'ho reputato uno dei migliori libri letti nel 2022, nella mia
limitata ma qualificata classifica). Ora ho appena terminato di leggere La
spiaggia, ultimo romanzo in ordine di tempo di Carmen Nolasco, edito da Fides
edizioni (costola di Les flaneurs edizioni). Il giudizio non cambia anzi si
rinnova e si rafforza. La spiaggia è un libro che parte tranquillo forse troppo
(ingannevolmente) ma che diventa, ben presto, col passare delle pagine, sempre
più coinvolgente ed appassionante. Come mia consuetudine non parlerò della
trama (che comunque anch'essa meriterebbe di essere approfondita) per
concentrarmi di più su ciò che questa ennesima ottima prova della Nolasco mi ha
trasmesso. Prima di tutto colpisce la vicenda raccontata, che prende spunto da
una storia vera. Racconta di personaggi realmente esistiti, e di altri di
fantasia, di progetti avvenieristici (per l'epoca), di imprenditori illuminati,
immergendoli in un romanzo ben costruito e ben sviluppato con protagonisti che
ti rimangono attaccati addosso. Italo e Dante sono due uomini diversissimi che
a loro modo hanno fatto moltissimo, consapevolmente ed
inconsapevolmente, per la loro comunità. Una penna, quella della Nolasco,
che permette al lettore di fruire appieno del racconto e lo fa attraverso una
scrittura curata e precisa. Raffinata ma non pomposa che il lettore affronta
con grande piacere. I dialoghi poi croce e delizia di ogni scrittore sono fatti
benissimo quelli finali poi, quando la situazione si fa assai concitata, sono
anche divertenti e dissacranti ed aiutano a stemperare un po' la tensione del
momento. In definitiva una vicenda piena di colpi di scena e sorprese che fa
riflettere e pensare. Una lettura scorrevole, soprattutto la seconda parte, che
coinvolge e diverte. Finale che mette la ciliegina su una torta venuta
benissimo e per l'ennesima volta. Tanti complimenti a Carmen Nolasco.
genere: narrativa
valutazione: più che buono
UN BAOBAB TOCCO' IL CIELO DELL'AFRICA – Giacomo Pozzi
Recensione a cura di Dario Brunetti
In questo polverio di secoli vengono vissuti granelli di
spazi temporali, ogni città può sembrare sconosciuta ai nostri occhi, se la
nostra vita non accoglie il suo riempimento e non si disperde in quei piccoli
frammenti.
Tale premessa diventa doverosa se il pensiero mi porta ai
protagonisti di questa storia, James ed Helen sono due fratelli uniti da un
legame indissolubile avvolto in un piccolo talismano contenente un seme donato
dall’anziano Ford (l’uomo del bosco) come buon auspicio. Affinché quel seme
possa germogliare bisognerebbe custodirlo e proteggerlo con tutte le forze
necessarie, perché perderlo vorrebbe dire la fine di tutto!
Un Baobab toccò il cielo dell’Africa edito da Tempo
al Libro è un romanzo esistenzialista che vede l’ottimo esordio del
giovanissimo Giacomo Pozzi, nativo di Lugo d Romagna e residente a Imola.
Per assaporare le pagine profumate di questo prezioso volume
non voglio soffermarmi sulla natura degli eventi, ma sul loro significato, sul
valore intrinseco della vita che ci mette costantemente alla prova decidendo il
nostro destino.
Avversità, incidenti e perdite possono segnare una svolta
definitiva alle nostre esistenze, ma in fisica ogni reazione sottopone l’essere
umano a una controreazione e verrebbe da chiedersi siamo realmente preparati a
tutti gli ostacoli che la vita ci pone davanti e in quale modo reagiamo?
L’autore, grazie al suo romanzo ci conduce in un viaggio
attraverso la natura, il bosco diventa luogo di esplorazione dove sembra quasi
necessario perdersi per il gusto di spaventarsi e di mettere alla prova se
stessi, un po' come nelle favole.
Un testo di formazione dalle mille sfumature, ambientato in
un villaggio africano, Jalang in Gambia, in un centro missionario in cui si
pratica la permacultura, tematica su cui si focalizzerà l’attenzione e nella
quale forse coglie i lettori un bel po' impreparati.
Il Baobab citato nel titolo del romanzo, leggendario albero
africano sta a simboleggiare la forza e l’eternità, la terminologia di questa
parola deriva dall’arabo buhobab che sta a significare letteralmente “possedere
molti semi”.
Un Baobab toccò il cielo dell’Africa è un viaggio
introspettivo, mistico a tratti onirico con quel tocco di magia e di poesia in
cui sia la vita che la morte rappresentano gli stadi evolutivi della nostra
anima, entrambi fanno parte di un passaggio, l’anima prosegue il suo cammino
seguendo un processo di trasformazione.
Giacomo Pozzi attraverso una scrittura consapevole e matura
non si pone limiti e ci offre una storia molto suggestiva e particolarmente
intensa che saprà pizzicare bene le corde del nostro cuore riuscendo a
scuoterci e a farci emozionare.
Non ho voluto molto soffermarmi sui protagonisti della
storia, tra l’altro tratteggiati alla perfezione dall’autore perché è giusto
donare il significato di questo testo ai lettori, il suo valore va custodito
proprio come quel minuscolo seme.
Un romanzo di struggente bellezza scritto nella sua purezza
e semplicità, l’autore si è sentito a mio avviso liberato nel narrare una
storia che ci farà cogliere l’essenza della vita e di quei legami di cui
abbiamo necessariamente bisogno e che fanno parte della nostra esistenza.
MINUTO 92 - Stefano Cirri -
Che Stefano Cirri ami stupire ne siamo consapevoli. Ne ha data ampia dimostrazione nei
suoi romanzi, mescolando tra loro vari generi e dove non manca anche tanta ironia
dissacrante. Un cambio di passo deciso forse c'è stato col suo ultimo lavoro, 95 decimi, dove
l'aspettonoir prevale nettamente sui registri più comici. Ma adesso parliamo di Minuto 92.
In questo racconto Cirri spariglia ancora una volta le carte. Il motivo più importante è l'abban-
dono, almeno momentaneo, della sua casa editrice, per approdare nel mondo dell'auto
pubblicazione. Lo fa affidandosi ad una squadra tecnica di grande competenza, tutta al
femminile. Giada Obelisco come editor, Chiara kiki effe come correttrice di bozze e Domenica
Lupia come grafica. Di grande impatto poi la copertina, selezionata anch'essa da una donna,
Claudia Morini. Un lavoro curato e preciso dunque con l'obbiettivo di entrare nel mondo self
con un'opera seppur breve molto "solida" e convincente.
A parer mio l'obbiettivo è stato raggiunto. Anzi direi superato, dato che ad un attento
lavoro tecnico ha corrisposto un racconto di assoluto livello. Un racconto divertente, ma
anche profondo. Momenti ironici alternati ad altri più seri fanno della storia raccontata
una vicenda coinvolgente, leggera ma non banale. Un racconto che scorre rapido grazie ad
una scrittura senza "intoppi". Complimenti all'autore che attendo con impazienza col
suo prossimo romanzo che, se questo racconto ne è stata la promettente premessa, spero
sia ancora in self.
genere: narrativa
valutazione: buono
LA FIGLIA DELL'VVELENATRICE - Vito Catalano -
recensione di Dario Brunetti
La figlia
dell’avvelenatrice è il nuovo romanzo di Vito Catalano uscito per la casa
editrice Vallecchi di Firenze.
Ambientato nella
Sicilia del 1763 la storia vede protagonista Emanuele Rinaldi, un giovane
studioso di scienze naturali che parte da Palermo per stabilirsi nella dimora
del conte Paruta.
Il conte è un
caro amico di famiglia del Rinaldi e mette a disposizione la sua residenza
affinché possa favorire il giovane nella conoscenza del mondo della fauna.
Sembra davvero
essere il posto ideale, è collocato infatti nel cuore dell’isola tra boschi e
montagne.
Per Emanuele
Rinaldi gli studi e le ricerche del grande naturalista Francesco Cupani
personaggio realmente esistito e suo modello di riferimento, diventano motivo
di voler proseguire la scoperta della fauna attraverso nuovi elementi da
acquisire.
Quel che sembra
essere, solo in apparenza, un posto tranquillo si rivela essere un luogo con
mille insidie. Il giovane si innamora della figlia del conte Rosa, ma la loro
relazione sarà sconvolta da eventi che destabilizzeranno i protagonisti di
questa incredibile storia.
Il palazzo del
conte si distingue per la sua eleganza ma nasconde segreti che fanno parte di
un passato che si dimentica con fatica, affiora la malinconia che ancora
avvolge i residenti della stessa dimora.
La figlia
dell’avvelenatrice è una lettura intensa e coinvolgente capace di regalare
emozioni, rivivremo scene dell’epoca in cui valorosi cavalieri erano pronti a
difendere la loro donzella a colpi di spada, non mancheranno imboscate e
avvincenti duelli che si trasformeranno in una vera e propria resa dei conti
dove a prevalere sarà la legge del più forte.
Vito Catalano
offre ai lettori un breve romanzo storico-avventuroso ricco di azione e colpi
di scena, favorito da un ritmo serrato in cui la tensione raggiunge livelli
altissimi.
Rapimenti,
trappole e tradimenti per una storia che si tingerà sempre più di mistero. Gode
di un ottimo intreccio narrativo, tipico del romanzo giallo. Le caratteristiche di questo genere saranno
sempre più evidenti soprattutto nelle battute finali, nelle quali la verità,
sepolta per troppo tempo, si rivelerà in qualcosa di spiazzante che forse
getterà un po' di luce su tante zone d’ombra.
Atmosfere
suggestive per un romanzo di rara bellezza e di assoluta qualità, torneremo
indietro nel tempo andando alla scoperta della Sicilia, una terra meravigliosa
ricca di sapori e profumi ma anche di legende e superstizioni.
Un testo che
mancava forse da troppo tempo negli scaffali delle nostre librerie, l’autore
palermitano ci regala una piccola gemma letteraria di grande valore da
custodire.
Genere:
Storico-avventura
LA STANZA DEI SERPENTI - Alberto Verzè –
Ho da poco terminato di leggere un romanzo thriller e ve ne
parlo brevemente. Il libro ha per titolo La stanza dei serpenti ed è stato
scritto da Alberto Verzè. Pubblicato dalla casa editrice Viola edizioni. Da
tanto tempo avevo puntato questo romanzo ed era mia ferma volontà leggerlo. Non
è un romanzo recentissimo (2021) o meglio il libro è recente ma successivamente
a questo Verzè ne ha gia fatto uscire un altro Gli indiavolati (2022) che spero
di leggere anch'esso quanto prima. Parlando di La stanza dei serpenti posso
dire che finalmente, dopo aver letto ultimamente un paio di libri che sotto
questo aspetto mi avevano un po' deluso, ho affrontato un romanzo scritto in
maniera corretta ed armoniosa con parole appropriate e scritte nel modo e nel
momento giusto (vi assicuro, e chi legge lo sa bene, che questa non è una cosa
scontata). Il libro scorre veloce. Sia per la storia narrata, che coinvolge,
sia appunto per la scorrevolezza del testo. Grandi complimenti vanno fatti
anche alla costruzione dei dialoghi, croce e delizia di ogni scrittore.
Dialoghi brillanti. divertenti e sempre perfettamente centrati. La storia non
la racconto (si può senza problemi recuperarne la trama) ma posso dire che è
molto coinvolgente ed anche, in buona parte, sconvolgente. La suspense e i
colpi di scena non mancano soprattutto nell'ultima parte del romanzo. Le ultime
venti pagine poi sono rapidissime, adrenaliniche e le ultimissime pagine
lasciano proprio di stucco. Ed anche un po di magone. La prima parte è molto
più tranquilla ed ugualmente interessante e non fa per nulla presagire
l'inferno che si sta per scatenare. Promosso, anche se non a pieni voti perchè
c'è una parte (al centro del racconto) che mi ha lasciato un po' perplesso. Una
piccola parte, nulla che mi faccia cambiare la positività del giudizio ma
correttamente devo rilevarlo senza troppo approfondire però per evitare
spoiler. Diciamo che l'autore ha confezionato un'ottima torta (romanzo) sia
esteticamente che nella sostanza ma manca la ciliegina. Poco male sarà per la
prossima volta.
genere: thriller
valutazione: più che discreto