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mercoledì 23 settembre 2026

L'ESTATE CHE HO UCCISO MIO NONNO

 




L'estate che ho ucciso mio nonno - Giulia Lombezzi -

recensione a cura di Stefania Calà


La protagonista di questo romanzo è la sedicenne Alice, figlia di genitori separati, ragazza in sovrappeso, che un bel giorno si ritrova a convivere con il nonno materno, un uomo dispotico e burbero, trasferitosi a casa sua e della madre a causa di gravi problemi di salute. La ragazza non gradisce questa intromissione nella sua vita ma riesce quasi a tollerarla, fino a quando, però, non scopre le angherie che il nonno infliggeva a sua madre quando questa era giovane. Alice, con il supporto emotivo degli amici Angiu e Cane, inizia così a fantasticare sulla possibilità di sopprimere il vecchio.

Ciò che colpisce, dal punto di vista della trama, è l'attaccamento e il senso di protezione che Alice ha nei confronti della madre, quasi i ruoli fossero invertiti. Ma la Lombezzi è oltremodo brava a filtrare questo sottobosco psicologico attraverso le percezioni di un'adolescente, pensando come lei, parlando come lei, percependo il mondo come lei. Il linguaggio (vero protagonista del romanzo) è talmente aderente al personaggio da restituire al lettore lo spessore della complessità dell'età adolescenziale moderna.

Vengono infatti esplorate (con grande tatto e maestria, a metà tra il detto e il non detto) le fragilità, l'impossibilità di comunicare attraverso lo stesso registro, la rabbia e la frustrazione per non poter fare di più, oltre a un disperato e inespresso bisogno d'amore.

Un aspetto particolarmente importante dell'opera, poi, è il rapporto che Alice ha con il suo corpo, baluardo e ultima difesa tra il suo essere più intimo e il mondo che la circonda.

Si tratta, in definitiva, di un romanzo di formazione scritto benissimo, al di là della storia in sé e del finale (che non mi ha convinta del tutto). Di certo è una lettura per nulla superficiale che lascia molto su cui riflettere. 

Voto 7,5/10

 

Cit. "Mi sa che la mia vita è in gran parte un sottotesto."

Cit. 'La nicotina e la birra sono un rimborso, il rimborso di questi giorni che fanno male."

Cit. "Differenze tra nonno e papà: papà lavava i piatti. Su cose del genere si giocano intere generazioni."

Cit. "Galleggio nell'abbraccio spugnoso dei carboidrati".

Cit. "Dire a qualcuno sei migliore di me è un ricatto schifoso."

Cit. "Non me ne frega un cazzo di ciò che hai subito. Aver subito non è una scusa per fare del male. Non lo è mai."

Cit. "Forse è per questo che ingrasso tanto. Per provare a tornare visibile."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 313

editore: Bollati Boringhieri

 


venerdì 18 settembre 2026

BIO

 






Sono nata casualmente a Genova il 15 luglio 1974 ma ho sempre vissuto a Palermo, almeno fino all’età di 27 anni, quando mi sono arruolata nell’Arma dei Carabinieri, inaugurando così un lungo periodo fuori casa. Dal 2012 sono rientrata nella mia città, Palermo appunto, che amo profondamente. Sebbene mi consideri una cittadina del mondo perché adoro viaggiare, la Sicilia rimane per me un posto splendido in cui abitare. In ogni caso, non potrei mai vivere lontana dal mare. Sono sposata e ho due figli gemelli di 20 anni, due ragazzi meravigliosi.

Ho studiato al liceo classico, successivamente mi sono laureata in Psicologia Clinica, Sociale e di Comunità. Durante il corso per diventare maresciallo della Benemerita ho conseguito anche il diploma di laurea in Scienze Criminologiche Applicate.

Sono abilitata alla professione di Psicologa e specializzata in Legislazione Sociale e Violenza di genere.

Attualmente lavoro nella Pubblica Amministrazione e svolgo volontariato in un Centro antiviolenza palermitano, dove sono responsabile del laboratorio di lettura.

Ho sempre amato leggere, sin da bambina. Non ricordo un giorno della mia vita in cui non abbia letto qualcosa. Mi considero una lettrice onnivora, perché – da persona curiosa – leggo di tutto, ma ho una predilezione per i legal thriller e i gialli in generale.

Mi piace recensire i libri che leggo, ma le mie recensioni non hanno niente di pretenzioso: non sono recensioni da esperta, bensì valutazioni “di pancia”, da lettrice appassionata. Tengo conto dell’armoniosità della trama, dello stile narrativo e, soprattutto, dell’emozione (positiva o negativa) che mi ha suscitato quella lettura. Un buon libro deve lasciarmi qualcosa, non importa cosa. Ad ogni modo, ne devo uscire diversa. Se non ha aggiunto niente alla mia vita, non è stata una buona lettura. Metto i voti, è vero, ma per gioco, come mio promemoria personale. E sono solita concludere con citazioni tratte da quel libro, in modo che chi legge la recensione possa farsi un’idea personale del contenuto dell’opera attraverso le parole dello stesso autore.

Qualche anno fa, in un periodo particolare della mia vita, ho iniziato a scrivere romanzi, e mi sono letteralmente lanciata nel mondo della pubblicazione da autodidatta come autrice self. Il mio primo romanzo (Nomen omen) è stato selezionato nella sezione Self publishing del Salone internazionale del libro di Torino 2024, e lì ho avuto la fortuna di conoscere Algra Editore, una bella realtà siciliana, che mi ha dato fiducia pubblicando il secondo romanzo (L’inverno nel cuore) nel 2025. La collaborazione con Algra è tuttora in corso.

La protagonista dei miei romanzi è Emma De Amicis, una giornalista romana frivola, coraggiosa, impertinente. Il personaggio è liberamente ispirato alla Emma di Jane Austen e, infatti, non risulta da subito simpatica al lettore. Ma lei, la mia Emma, è vera, imperfetta, si batte con i mezzi che ha per risolvere situazioni che la coinvolgono emotivamente ed è facile empatizzare con lei, perché è una ragazza “normale”, con pregi e difetti.

I miei romanzi non sono gialli puri, ecco perché ho iniziato a definirli “romanzi salmone”. Sono opere di narrativa che si collocano nell'intersezione fluida tra il giallo (la ricerca della verità) e il rosa (la ricerca del sentimento). Non si limitano a mescolare suspense e romanticismo, ma utilizzano l’elemento misterioso come motore per compiere una rinascita psicologica: un vero e proprio viaggio controcorrente nel "fiume di coscienza" dei personaggi. La componente misteriosa, quindi, diventa lo stratagemma per andare indietro, risalendo il fiume della memoria, per giungere, infine, alla sorgente di un dolore o di un amore.

Parlo di sentimenti con cautela, in punta di piedi, perché penso che le persone che leggono i miei libri potrebbero immedesimarsi nelle storie da me narrate. E, per deformazione professionale, sto particolarmente attenta alle procedure investigative. Non invento nulla, spiego le fasi delle indagini esattamente come sono nella realtà italiana.

Vorrei sperimentare altri generi di scrittura ma, al momento, mi sto dedicando a chiudere la tetralogia delle inchieste di Emma De Amicis.

Il mio punto debole è da sempre Vasco Rossi: negli ultimi 30 anni non ho perso un suo concerto, è la mia passione più grande. Per quanto mi è possibile, cerco di citare le sue canzoni anche nei miei libri. Magari questa cosa può non piacere a tutti, ma io scelgo di rimanere fedele a me stessa.




lunedì 3 agosto 2026

SUCCEDE SEMPRE QUALCOSA DI MERAVIGLIOSO

 




Succede sempre qualcosa di meraviglioso - Gianluca Gotto –

recensione a cura di Stefania Calà

 

A 25 anni suonati, Davide è un ragazzo già deluso dalla vita: lavora come rider (avendo perso il lavoro di architetto che tanto amava), viene lasciato dalla ragazza e perde anche l'amatissimo nonno, l'unica persona capace di accogliere le sue fragilità e le sue frustrazioni. Dopo la morte del nonno, Davide viene convocato dal notaio e scopre che il nonno gli ha lasciato una somma di denaro per raggiungere un suo vecchio amico in Vietnam. Dapprima terrorizzato all'idea di partire da solo, il ragazzo si butta in questa avventura e incontra così Guilly, un personaggio singolare, che lo coinvolge in un viaggio itinerante in moto lungo tutto il Vietnam.
Questa a grandi linee la trama.
Devo ammetterlo: non amo i romanzi motivazionali,  quelli pieni di frasi fatte sul senso della vita, che hanno la pretesa di insegnarti qualcosa in una manciata di pagine. Eppure... Ho finito il libro da giorni e ancora sto lì a pensare a Davide, a Guilly e al Vietnam.
La struttura dinamica del romanzo – che spinge verso il capitolo successivo con la promessa di nuove mete, strategie e insegnamenti – accompagna il lettore in un'autentica maturazione emotiva. Così, l'itinerario attraverso il Vietnam si trasforma gradualmente in un profondo viaggio interiore, un viaggio capace di trasformare il protagonista da giovane disadattato a uomo consapevole, un viaggio in cui il lettore stesso si sente coinvolto. 
È la prima volta che leggo Gotto, non saprei dire (adesso) se lo leggerò ancora in futuro. Quello che posso dire, invece, è che questo libro mi ha lasciato qualcosa. Non solo. Mi ha lasciato qualcosa di bello su cui riflettere. Grazie.
Voto 9/10 (meritato!)

Cit. "Casa non è il luogo, è la sensazione."
Cit. "Preoccupati solo di quello che puoi controllare."
Cit. "Il fallimento è inevitabile. E allora non è forse meglio fallire seguendo i propri sogni? Facendo ciò che più si ama?"
Cit. "La vita non è matematica, è poesia. Goditi il viaggio."
Cit. "Qualunque cosa succeda, domani il sole sorgerà lo stesso. Tanto vale provarci, no? Cos'hai da perdere?"
Cit. "Bisogna capire che non tutte le tempeste vengono per rovinarti la vita. Alcune arrivano per ripulire la tua strada."
Cit. "La vita è un fiume. Scorriamo con essa!"
Cit. "Devi imparare a perderti."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2021

pagine: 432

editore: Mondadori


giovedì 23 luglio 2026

GUARDA ANCORA


 


Guarda ancora - Lisa Scottoline –

recensione a cura di Stefania Calà


Può un cartoncino bianco trovato nella cassetta della posta, un volantino come tanti, mettere a soqquadro la vita di una giovane donna in carriera?

La risposta è sì, a maggior ragione se si tratta di un cartoncino che riproduce l'immagine di un bambino scomparso due anni prima con le sembianze di come sarebbe adesso, un bambino che è identico a quello che sta dormendo nel suo lettino proprio in quella casa. La foto simulata di Timothy è identica al suo Will, il bambino gravemente malato, conosciuto in ospedale, e legalmente adottato con il consenso della madre naturale. I documenti sono regolari, lei ne è certa: la giovane madre non poteva tenere con sé quella creatura malata, non poteva provvedere al pagamento delle spese mediche, non aveva altra scelta, e ha acconsentito all’adozione firmando tutto ciò che c'era da firmare. 

Ma quel cartoncino bianco, adesso, mette tutto in discussione.

Il dubbio inizia a serpeggiare, e sono tante le cose che non tornano. L'avvocato che curò l'adozione morta suicida, la giovane madre del bambino morta per overdose. 

È così che Ellen inizia la sua personale e disperata ricerca della verità. 

Chi è veramente il bambino che sta crescendo? E, se il suo Will fosse davvero Timothy, il bambino rapito anni prima (e non il figlio di quella giovane disperata), avrebbe la forza di rinunciare a lui, riconsegnandolo ai veri genitori che, ancora, non hanno perso la speranza e continuano a cercare il loro piccolo?

Trama intrigante e ben costruita, ritmo serrato senza tempi morti, dilemmi interiori ben rappresentati (che consentono al lettore di empatizzare con la protagonista).

Insomma, un thriller di tutto rispetto (devo ammettere che la scuola americana è maestra in tal senso), che non posso far altro che consigliare agli amanti del genere.

Autrice da approfondire, probabilmente leggerò altre sue opere.

Voto 8,5/10


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2010

pagine: 400

editore: Fazi


lunedì 13 luglio 2026

I FIORI NASCOSTI NEI LIBRI

 




I fiori nascosti nei libri - Silvia Montemurro –

recensione a cura di Stefania calà

 

Chiara è una giovane stilista fiorentina che, un giorno, viene stranamente convocata in Svizzera per allestire una sfilata di moda in un lussuoso albergo. Durante il viaggio in auto, causa maltempo, è costretta a fermarsi a dormire in una residenza gestita da un uomo anziano e da suo figlio. È qui che Chiara, ficcanasando nelle varie stanze, trova e legge le lettere di Irena, una giovane donna sfuggita alla Polonia occupata dai nazisti nel 1939. Chiara non lo sa ancora, ma la storia di Irena, del suo tormentato amore e della figlioletta perduta sono irrimediabilmente legate a lei. 

Filo conduttore del romanzo, ma anche tra le due donne, sono i fiori nascosti nei libri. I fiori, con il loro linguaggio, creano un legame che travalica spazio e tempo. Entrambe le protagoniste di questa storia sono ben caratterizzate e con entrambe il lettore empatizza facilmente.

Il romanzo affronta anche temi importanti, come la malattia, la perdita, gli abusi e l'orrore della guerra, eppure non è una lettura "forte", non disturba, non intristisce. 

L'ho trovato gradevole, direi "gentile". 

La penna dell'autrice è sapiente e delicata e, benché non sia stata (per me) una lettura particolarmente entusiasmante, mi sento di consigliarlo. È un romanzo che riesce a trovare la via per giungere al cuore. 

Voto 7/10

Cit. "Se devi nascondere qualcosa, mettilo in un posto in cui nessuno andrà mai a guardare. Il cuore."

Cit. "Non lo sai che i baci complicano sempre tutto?"

Cit. "Non si dimentica il proprio passato. Non ci si stacca mai davvero dalle proprie radici."

Cit. "I fiori che nascondiamo nei libri sono i segreti che non riusciamo più a raccontare."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

pagine: 241 

editore: Rizzoli

 


martedì 30 giugno 2026

IL CUORE NON VA A DORMIRE

 





Il cuore non va a dormire - Enrico Galiano -

recensione a cura di Stefania Calà


Sasha è un'adolescente inquieta, ha solo due amici - un po' strambi come lei -, è alla ricerca del suo posto nel mondo, è fragile e forte al tempo stesso. È una ragazza che si innamora del suo affascinante professore e, attraverso lui, si innamora anche dell'arte.

Alessandra è una quarantenne disillusa, sposata con un uomo che non ama e con una bambina da crescere. La vita non le sorride più. Forse non le ha mai sorriso.

Le due voci si alternano per tutto il romanzo, in un intreccio ben architettato e coerente, finché non si incontreranno in una "crepa" che darà a entrambe la possibilità di riscattare il passato e anche il futuro.

Il libro è scritto benissimo - tanto di cappello - e, in alcuni passaggi, è "illuminato" da riflessioni per nulla scontate o banali.

Eppure mi è mancato qualcosa, mi è mancata l'emozione. Da lettrice, sono costantemente alla ricerca di quel quid che mi faccia dire "ecco un libro che mi ha scossa", che poi sia un brivido o una lacrima poco importa. Ma qui non c'è stato alcun quid, è mancata l'emozione. 

Peccato, avevo grandi aspettative...

Il romanzo, comunque, pur peccando di alcune forzature di trama (che, ovviamente, non posso spoilerare), si lascia leggere. Ho però apprezzato più la forma che il contenuto. Belle le spiegazioni di celebri dipinti con tanto di illustrazioni.

E copertina decisamente azzeccata.

Voto 7/10

 

Cit. "Le crepe sono le rughe del mondo, e le rughe sono bellissime, sai, sono disegni che la vita ci fa addosso, sono le prove che siamo stati vivi."

Cit. "Dovremmo avere tutti diritto a un ricordo."

Cit. "Quello che eviti... poi torna. Sempre."

Cit. "Ci sono le persone, e poi ci sono le tue persone. Quelle senza cui tu non saresti tu."

Cit. "C'è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine:456

editore: Einaudi


lunedì 22 giugno 2026

GRAN GALA' CON DELITTO

 




Gran galà con delitto - Simone Tempia –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Una cena in una prestigiosa villa, l'omicidio della padrona di casa, otto commensali (di cui uno immaginario) isolati dalla neve... ed ecco che il giallo è servito!

La trama e la struttura del primo romanzo scritto da Simone Tempia ricalcano in maniera non troppo originale il classico enigma della camera chiusa, con chiari riferimenti alla regina indiscussa del giallo, la meravigliosa Agatha Christie. 

Il lettore che si imbarca in questa lettura pensando di avere tra le mani un giallo da manuale o, ancor di più, qualcosa di originale e mai letto, rimarrà deluso.

Ma. Ma Simone Tempia fa un'operazione - questa sì originale - portando, all'interno della storia, Sir e Loyd (i personaggi che lo hanno reso famoso) con i loro dialoghi immaginari, le loro massime e i loro deliziosi siparietti. Ed ecco, allora, che il romanzo acquista un sapore diverso, diventa il contenitore di riflessioni, lezioni di vita, strategie di sopravvivenza (anche metaforiche). 

È come se tutta la storia fosse stata architettata ad hoc per consentire ai nostri di esprimersi.

Sono una grande lettrice di gialli, ma sono anche un'estimatrice di Sir e Loyd. Pertanto il mio giudizio non può che essere positivo. Ancor di più se consideriamo la penna sapiente di Tempia: il libro, infatti, è scritto molto bene.

Impossibile selezionare (come mia consuetudine) le citazioni più significative, perché ogni dialogo tra i due protagonisti meriterebbe uno spazio a sè. 
Consigliato.

Voto 8/10

Giusto un accenno...

"L'ostentazione mostra, l'eleganza non nasconde, Sir."

"È per questo che l'eleganza si vede, Lloyd."

"Quando il gioco si fa duro, Lloyd..."

"Vuol dire che non è più un gioco, Sir."

"Se mi permette. Meglio deludere le attese, che dare soddisfazione alle accuse, Sir."

"Licenza poetica, Loyd?"

"Direi più licenza elementare, Sir."

"Tu che ne pensi, Lloyd?"

"Io non penso, Sir. Spolvero."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Garzanti


giovedì 21 maggio 2026

AMABILI RESTI

 




Amabili resti - Alice Sebold –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Susie Salmon ha 14 anni quando viene stuprata, uccisa e smembrata da un serial killer in un campo di granturco, in Pennsylvania. Del suo corpo viene ritrovato solo un gomito. È questo l'incipit del romanzo, tutto inizia con la morte di Susie, che, subito dopo, si ritrova in una sorta di terra di mezzo (che lei chiama "il mio Cielo") dalla quale continua a osservare cosa succede sulla terra e cosa fanno le persone a cui ha voluto bene.

La prospettiva è senz'altro originale, così come la scrittura, fresca e disinvolta. Susie partecipa emotivamente allo strazio del padre, all'angoscia repressa della madre (che, a un certo punto, lascia tutto e abbandona la famiglia, trovando così il modo per non lasciarsi schiacciare dal dolore), al primo amore dell'adorata sorella, alla crescita del fratellino. Osserva anche il suo assassino, impunito e libero. 

Susie prova a manifestarsi ai suoi cari, a volte ci riesce, ma resta ancorata in quel limbo, sia perché lei non riesce a staccarsi completamente dalla terra e sia perché il suo ricordo è troppo vivido in coloro che l'hanno amata. 

Non è un romanzo semplice da definire, non è propriamente un thriller ma non appartiene neanche al genere del paranormale. È piuttosto il tentativo di capire cosa succede all'anima di una persona quando muore, come si muove il suo spirito, come (forse) resta ancora accanto a noi. 

Senza dubbio l'autrice, nell'affrontare tale tematica, è stata influenzata dallo stupro che lei stessa subì quando era giovane studentessa universitaria. 

Nonostante l'originalità della trama e la scrittura gradevole, il libro non mi ha convinta del tutto. L'ho trovato lento e a tratti superficiale, ma sono curiosa di vedere il film tratto dal romanzo nel 2009 diretto da Peter Jackson (Premio Oscar per "Il Signore degli anelli").

Voto 6/10

Cit. "Per noi la vita è un eterno ieri."

Cit. "Ecco come si fa, si vive nonostante tutto."

Cit. "Salvando quell'istante con la mia macchina fotografica avevo trovato un modo per fermare il tempo e trattenerlo. Nessuno poteva portarmi via quell'immagine, perché mi apparteneva."


enere: narrativa

anno di pubblicazione: 201

pagine: 345

editore: edizioni e/o

 


martedì 5 maggio 2026

L?EDUCATORE

 




L'educatore - Antonio Lanzetta –

recensione a cura di Stefania Calà

 

A distanza di vent'anni, Fausto De Santis, ora vice questore di Salerno, si trova a investigare (di nuovo) sul caso del serial killer noto come "l'Educatore", ormai deceduto. A fargli da spalla è l'ispettore Lanzara, amico e fedele collega, che di Fausto conosce anche le motivazioni più intime che lo collegano, suo malgrado, agli eventi accaduti molti anni prima.

Nuovi omicidi, nuove piste da seguire ma vecchi dolori si affacciano alla vita del protagonista. 

Lanzetta è bravo ed è preparato (si vede), dosa dialoghi e descrizioni, intavola una storia inquietante e interessante, fatta di azione e riflessioni. Conosce le tecniche investigative e le utilizza con una certa maestria. Molto buoni i dialoghi, disinvolti e realistici, forse la parte migliore del romanzo. 

Però, in generale, le mie personali aspettative non sono state soddisfatte.

Intanto è un thriller poliziesco, ne ha tutte le caratteristiche, mentre io ero convinta che avrei letto un noir. Ma non è stato questo il motivo per cui non sono riuscita ad apprezzarlo completamente. La lettura di questo romanzo non è stata del tutto scorrevole. E non punto il dito sugli errori (qualche refuso e alcuni tecnicismi di polizia) che, tutto sommato, non disturbano e possono anche passare inosservati a chi non è addentrato nella materia. Mi riferisco, piuttosto, a quello stile narrativo ricco di dettagli che inizialmente mi aveva conquistata e che, invece, proseguendo nella lettura, mi è risultato pesante: da ricercato e sofisticato si è trasformato in ridondante e artificioso. Troppi aggettivi, troppe descrizioni sulle sensazioni provate dal protagonista, troppe ripetizioni. Ho rimpianto lo "show don't tell" di certi autori, quella capacità di lasciare che sia il lettore a immaginare cosa provano i personaggi semplicemente descrivendo ciò che fanno. La scrittura "densa" di Lanzetta, invece, non mi ha lasciato quello spazio in cui si inserisce la naturale curiosità di chi legge.

Infine, la storia, sebbene ben costruita (grazie anche all'alternanza passato/presente) a un certo punto diventa confusa, e ho faticato a cogliere alcuni collegamenti tra i vari crimini.
Buon libro, bravo autore, ma talvolta "less is more".

Voto 6,5/10

Cit. "Il dolore è la parte migliore di me. Serve a ricordarmi tutto ciò che ho perso."
Cit. "E credo che tutti, in fondo, abbiamo smarrito qualcosa. Alcuni hanno perso una persona, altri il coraggio, e altri ancora sé stessi, forse l'anima. Ma il peggio è quando non sai nemmeno più cosa hai smarrito."

 

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 288

editore: Newton Compton


lunedì 6 aprile 2026

LA GEMELLA SILENZIOSA

 




La gemella silenziosa - S. K. Tremayne –

recensione a cura di Stefania Calà

 

"Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io."

Sarah è la mamma di due gemelle identiche, Kirstie e Lydia. Il libro inizia quando una delle due è già morta ma, man mano che si avanza nella lettura, Sarah (e con lei il lettore) inizia a nutrire dubbi sull'identità della figlia sopravvissuta.

Ecco presentato un thriller psicologico di tutto rispetto, costruito ad arte, dove ogni pagina, ogni capitolo, non rappresentano un passo in avanti nella risoluzione dell'enigma quanto, piuttosto, una discesa agli inferi per questa madre dilaniata dal dubbio e dall'angoscia. Non solo perché non riesce a capire quale delle due figlie abbia seppellito, ma anche perché non ha chiara la dinamica dell'incidente in cui una delle sue bambine è morta.

Il trasferimento della famiglia su un'isola disabitata, dove il tempo è scandito dal susseguirsi della luce di un faro, e le ambientazioni grigie e cupe del luogo fanno sì che il lettore si senta partecipe di questo stato d'animo.

Molto interessanti le argomentazioni sui rapporti gemellari, che l'autore illustra con l'espediente di uno psicoterapeuta specializzato in gemelli.

Sarà che anch'io sono madre di gemelli, ma ho trovato l'argomento decisamente affascinante. 

La scrittura è piacevole, matura, le digressioni argomentative sono ben dosate, così come pure i dialoghi.

Eppure ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa per rendere questo romanzo un thriller eccellente. Forse (come ho letto in tante altre recensioni) un finale meno frettoloso e più soddisfacente. 

Il mio giudizio resta comunque buono.

Voto 7/10

Cit. "Con i gemelli - soprattutto se identici - metti al mondo delle celebrità genetiche, delle persone che sono stupefacenti per il semplice fatto di esistere. Stupefacenti, e molto diverse tra loro."


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2016

pagine:320

editore: Garzanti 


mercoledì 18 marzo 2026

VIA DELLE STREGHE

 




Via delle streghe - Marilù Oliva -

recensione a cura di Stefania Calà


A Bologna, in via delle Streghe, vivono quattro donne, ciascuna magica a modo suo: Serena che rappresenta il fuoco, Magalie la sapienza, Iside l'oscurità e Zulmira la forza divinatrice.
Quattro donne diversissime tra loro ma accomunate da un desiderio, quasi un bisogno: vendicare le vittime di femminicidio. E così si incontrano, sempre dopo la mezzanotte, a casa di una di loro e, durante questi moderni sabba, organizzano e pianificano omicidi perfetti, che loro chiamano "la magia nera".
Al di là di ciò che fanno, le protagoniste di questo romanzo noir sono talmente ben caratterizzate che risulta impossibile non entrare in empatia con ognuna di loro: per i loro vissuti personali,  per le loro sofferenze,  per i loro sogni.
Marilù Oliva ha dato vita a "quattro donne ferite dagli eventi che non si vogliono piegare alla rassegnazione comune. Quattro sghembe rivoluzionarie contro i femminicidi".
Una storia,  quella qui narrata, che ha il grande merito di accendere (e lasciare puntati) i riflettori su un problema attualissimo (quello della violenza di genere) e che ci costringe a interrogarci su un'altra questione altrettanto spinosa: può un essere umano elevarsi a giustiziere, in barba ai dettami morali e alle conquiste della civiltà?
Romanzo scritto benissimo, a tratti poetico, emozionante, interessante,  istruttivo, ricco di riferimenti storici.
Molto, molto bello. Ed è la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della grande poliedricità di questa autrice, capace di passare dal retelling dei classici latini e greci alla narrativa contemporanea, eccellendo anche nel genere giallo e noir.
L'accento sul tema della sorellanza mi ha riportato alla mente il già apprezzato "Le sultane", anche se qui siamo a livelli ben più elevati.
Vorrei scrivere altro, ma preferisco che giudichiate da soli.
Io l'ho adorato.
Voto 10/10

Cit. "Quando avvisti le cose come sono, non senti più il bisogno di trattenerle."
Cit. "Se non c'è una spiegazione a questa vita, perché affannarsi tanto?"
Cit. "L'amore è la magia più imprevedibile."
Cit. "Tutti possiamo fare le magie. Le facciamo ogni giorno. Solo non ce ne rendiamo conto."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Solferino

 


domenica 22 febbraio 2026

ORA DIMMI DI TE

 




Ora dimmi di te - Andrea Camilleri -

recensione a cura di Stefania Calà


Alla soglia dei suoi 92 anni, ormai colpito da cecità, Camilleri utilizza l'espediente di una lunga lettera scritta alla pronipote di appena 4 anni, Matilda, per narrare non solo la sua vita ma, soprattutto,  un secolo di storia del nostro Paese. Inizia così un lungo e dettagliato racconto degli anni del Fascismo, del Comunismo, del terrorismo politico, gli anni del teatro (la sua grande passione) e alla RAI, fino ad arrivare alla scrittura e all'affettuoso sodalizio con la casa editrice Sellerio.
Ciò che traspare è un grande amore per la vita e per la verità, oltre che per la sua Sicilia, orgoglioso di portarne avanti la tradizione linguistica. Prendendo in prestito le parole di Pirandello, Camilleri osserva che "di una data cosa la  lingua ne esprime il concetto mentre della medesima cosa il dialetto ne esprime il sentimento". E racconta le sue delusioni, di quando iniziò a spedire il suo primo romanzo alle case editrici, ricevendo sempre la stessa risposta: "Il suo romanzo è impubblicabile a causa del linguaggio".
Definendosi un "contastorie" (ovvero uno che esaurisce nel piacere della narrazione ogni sua possibilità di espressione), Camilleri non si arrende e, invece, realizza - con sacrificio, tenacia e senza mai perdere la speranza - tutto ciò che il suo cuore desiderava, e anche di più.
Questo racconto è un inno alla vita, alla fiducia in se stessi, all'amore, alle cose semplici, è un piccolo manifesto. È il testamento,  lucido e consapevole, di un grande uomo, ai più noto come il papà del celebre commissario.
Ora che ho letto questo libro, mi rendo conto del fatto che il mio amatissimo Montalbano è solo la punta dell'iceberg.
Voto 7/10 (ma solo perché non amo le storie narrate in forma epistolare)

CIT. "La verità è come un punto fermo. Oltre non si può andare."
CIT. "Non ho paura di morire, mi dispiace solo enormemente di dover lasciare le persone che più amo."
CIT. "Ricordati che, sconfitta o vittoriosa, non c'è bandiera che non stinga al sole."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 112

editore: Bompiani

 


mercoledì 18 febbraio 2026

LA SIGNORA DEL NEROLI

 




La signora del neroli - Chiara Ferraris -

recensione a cura di Stefania Calà


Emma è una raccoglitrice di fiori d'arancio, ha le mani piccole e la passione necessarie per farlo. Non solo. Emma ama la terra, ama gli aranceti del ponente ligure, si sente viva solo nel periodo della raccolta, che lei e la sua famiglia attendono ogni anno con grande trepidazione. 

Emma è anche una giovane donna che conosce l'amore ma che, suo malgrado, si imbatte nella violenza e nella prevaricazione. 

Nonostante le difficoltà e le ingiustizie, Emma diventa "la signora del neroli", quell'olio preziosissimo ricavato dai fiori d'arancio e tanto richiesto dai profumieri. 

Crea un impero, trova il suo riscatto, assapora la vendetta, ma a quale prezzo?

Il personaggio creato da Chiara Ferraris è potentissimo, moderno, appassionato. Leggendo il romanzo ho più volte ripensato a Rossella O 'Hara, una donna quasi cinica, spregiudicata, pronta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi, emancipata e apparentemente egoista.

E non si tratta solo di modernità o caparbietà o autodeterminazione: Emma, come Rossella, è una eroina ma anche una antieroina, la ami ma la odi anche, a volte non la capisci, difficilmente empatizzi. Di certo, ti entra dentro, ti lacera il cuore e, quando finisci di leggere la sua storia, ne senti la mancanza. 

Io credo che Chiara Ferraris abbia un dono: bravissima nel tratteggiare un personaggio così complesso e suscitare emozioni tanto contrastanti; impeccabile sia nei contenuti che nella forma; raramente mi piacciono le parti descrittive, invece scritte da lei sembrano poesie. Un vero talento, elegante, raffinata, profonda. Non per niente, il romanzo è stato insignito del premio per la narrativa "Nadia Toffa" nello scorso mese di dicembre, proprio a Palermo.
Purtroppo, però, non ha superato il mio libro preferito, ovvero "L'impromissa". E lei lo sa 

Voto 9/10

CIT. "Mi viene da chiedermi se la vita in fondo non sia fatta di questo, di continui strappi e rotture e cuciture raffazzonate per tentare un'integrità che tutto sommato non ci appartiene per natura."

CIT. "A volte, per poter camminare in avanti è necessario fare salti molto arditi. Lasciarsi alle spalle luoghi, cose, persone. E poi ritrovarli, quando si è pronti per farlo."

CIT. "E tu sei me, quando sei qui. Altrove, io non sono io e tu non puoi essere me."

CIT. "Lui è il mio neroli, l'essenza racchiusa nel cuore delle zagare."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 448

editore: Piemme

 


mercoledì 11 febbraio 2026

IL PORTIERE E LO STRANIERO

 





Il portiere e lo straniero - Emanuele Santi -

recensione a cura di Stefania Calà


A metà tra un racconto e un saggio, "Il portiere e lo straniero" può definirsi un viaggio che l'autore, con grande passione, compie nella città di Algeri e, in maniera più figurata, nella giovinezza di Albert Camus, che ad Algeri è nato e cresciuto. 

La storia è quella di un ragazzo povero, con la passione per il calcio, cresciuto per le strade impolverate della città ancora colonia francese. Scegliendo il ruolo di portiere, il giovane Camus si erge a estremo difensore e ultimo baluardo di un campo da gioco che è metafora della vita. 

"La solitudine del portiere è quella condizione necessaria di chi vuole osservare il mondo da un altro punto di vista: da dietro, dal basso, dall'interno della mischia, dall'alto."

La domanda a cui l'autore cerca di dare una risposta è: Albert Camus avrebbe scritto "Lo straniero" e sarebbe riuscito a vincere il Nobel per la Letteratura se non avesse giocato nel ruolo di portiere e se non avesse dovuto rinunciarvi a causa della tubercolosi? La risposta è no, non avrebbe avuto la stessa visione della vita. 

"Sul campo di calcio si è tutti uguali senza differenze. L'unica differenza la fa il modo di giocare."

Emanuele Santi, con questo interessante e molto ben scritto romanzo, non solo consente al lettore di conoscere un autore universalmente apprezzato, ma tratteggia anche brillantemente la storia di un Paese e il suo amore per il calcio.

"Il calcio come veicolo per il mondo, il calcio come gruppo e come comunità. Il calcio come selezione meritocratica e come rispetto delle regole. Il calcio come coerenza assoluta e come limpida onestà intellettuale... un'arte capace di trasformare il mondo."

Un lavoro encomiabile, questo, che ci restituisce la figura di un uomo che, alla violenza, risponde con "l'arma della parola, la raffica spietata dei tasti di una macchina da scrivere", un uomo alla ricerca della giustizia e della felicità, un uomo a cui il calcio (ma, soprattutto, il ruolo di portiere) ha insegnato a osservare le cose, migliorandone l'angolazione dello sguardo e la profondità di analisi.

Lo sconsiglio, però, a chi non è appassionato di questo sport 

Voto 8/10

 

CIT. "Il calcio è gioco da uomini e tra uomini c'è lealtà e rispetto."

CIT. "Imparavo finalmente, nel cuore dell'inverno, che c'era in me un'invincibile estate."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2013

pag: 138

 


mercoledì 21 gennaio 2026

OLIVA DENARO

 




Oliva Denaro - Viola Ardone –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Sicilia, 1965. Oliva è una ragazzina di appena 16 anni quando viene sequestrata, segregata e violentata da un ragazzo del suo paese. Oliva sa (per cultura, per consuetudine, per tradizione e anche per la legge) che l'offesa può essere cancellata con il cosiddetto "matrimonio riparatore". Ma lei non ci sta e, con il tacito consenso della sua famiglia, intraprende una battaglia legale per chiedere e ottenere giustizia.
La storia narrata da Viola Ardone (anagrammato: Oliva Denaro) ricalca abbastanza fedelmente quella di Franca Viola, la prima ragazza, appunto, che nel 1965 si ribellò a quella che, anche dall'art. 544 del codice penale, era una procedura accettata da tutti. Si dovrà attendere il 1981 affinché l'articolo venga abrogato e (incredibile) il 1996 perché la violenza sessuale diventi reato contro la persona e non più contro la morale pubblica.
Ho letto questo libro in maniera immersiva e, devo ammetterlo, nonostante conoscessi la storia, mi è piaciuto moltissimo grazie soprattutto alla penna dell'autrice, delicata, ironica, che con grande grazia e capacità narrativa fa calare il lettore in quel contesto storico e culturale. Bravissima. Mi sono anche emozionata, ho letto le ultime pagine con gli occhi lucidi. Una menzione particolare va al padre della protagonista che, con i suoi silenzi pieni d'amore, la lascia libera di scegliere. Il ritratto del padre di Oliva è incantevole.
Ma... ma due cose mi hanno lasciata perplessa, una di carattere oggettivo e l'altra soggettivo. La prima è che per ben due volte si parla di commissariato dei carabinieri ed è un errore che non si può non considerare grave (è come dire che il commissario Montalbano sia un carabiniere); la seconda, quella che ritengo essere una scelta soggettiva dell'autrice, è che avrei preferito una più totale aderenza alla vera storia anche per ciò che attiene all'esito del processo (il vero colpevole venne di fatto condannato per lo stupro, mentre nel romanzo il lettore non ha questo tipo di soddisfazione).
Resta comunque un libro di notevole pregio, lo confermo,  infatti il mio giudizio è certamente positivo.
Voto 9/10

P.S. "Io sono favorevole" a Oliva Denaro e "la preferisco"!

CIT. "Un no, da solo, può cambiare una vita, e tanti no messi insieme possono cambiare il mondo."
CIT. "Nessuna donna è fragile: fragile è solo chi è esposto all'ingiustizia."
CIT. "Chinati giunco che passa la piena e arriva il momento di sollevare la testa."
CIT. "È così con le paure: sono porte che esistono solo fino a quando non abbiamo il coraggio di attraversarle."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2021

 


martedì 6 gennaio 2026

LA LSTA DELLE COSE SOSPETTE





 


La lista delle cose sospette - Jennie Godfrey –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Fine anni '70, Inghilterra. In una cittadina dello Yorkshire due ragazze di quasi 13 anni, Miv e Sharon, decidono di indagare sugli omicidi che stanno sconvolgendo la regione, stilando una lista di possibili sospetti, nessuno escluso. Le giovani investigatrici iniziano così una caccia all'uomo (un serial killer che uccide donne, perlopiù prostitute) con i pochi mezzi che hanno a disposizione, essendo poco più che bambine, osservando i comportamenti di tutti gli adulti che le circondano.

Questo romanzo d'esordio ha, a mio avviso, più di un merito. Intanto è ispirato a fatti realmente accaduti, infatti nella nota introduttiva è già dichiarato il nome dell'assassino (Peter Sutcliffe, noto anche come lo Squartatore). È un romanzo scritto bene, e questo non è per nulla scontato. La storia è intrigante, la narrazione è coerente (sia nel linguaggio che nei ragionamenti), tutto è ben argomentato, nulla risulta banale o superfluo. Ma, soprattutto, sovverte la prospettiva. Siamo infatti abituati a indagini condotte da adulti, qui invece il tutto è osservato dalla prospettiva di due 12enni che della vita sanno poco e niente (ci si interroga, per esempio, sul significato del termine "prostituta"). 

E non solo. È un romanzo che parla di pregiudizi, di resilienza e di amicizia.

Gli argomenti sfiorati sono molteplici (la violenza domestica, il razzismo, la salute mentale, il tradimento, il bullismo), ma sempre con l'ingenuità, l'innocenza e la spontaneità tipici di quell'età.

Mi è piaciuto moltissimo. Mi è piaciuta l'architettura narrativa, mi è piaciuto il rapporto tra le due protagoniste, mi sono piaciuti gli altri personaggi, tutti ben caratterizzati, nonché le storie che si intrecciano, via via, alla vicenda principale. 

Ottimo davvero.

Voto 9/10

 

CIT. "A quell'età avevo già scoperto quante cose rivelano le persone se resti in silenzio."

CIT. "In qualche modo ci incastrammo così bene che alla fine non si vedeva più dove finiva una e iniziava l'altra".

CIT. "Dirlo a Sharon era diverso dal dirlo a chiunque altro - era come condividere le cose con una parte di me."

CIT. "Nel dolore non c'è vanità."

CIT. "Mi resi conto, anche se solo per un attimo, che era sempre possibile tornare indietro dalla cosa peggiore che ti fosse mai capitata. "

CIT. "Se abbiamo imparato qualcosa da questi ultimi anni, è che si deve essere felici quando si può."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 

lunedì 29 dicembre 2025

TUTTO CHIEDE SALVEZZA




 


Tutto chiede salvezza- Daniele Mencarelli –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Ho acquistato questo libro d'istinto, non conoscevo la serie Netflix e, anche dopo la lettura, non ho sentito l'esigenza di guardarla. Ci sono cose che, secondo me, bastano a se stesse.

Ho letto il romanzo in un paio di sere perché la scrittura di Mencarelli è semplice, diretta, e il linguaggio utilizzato autentico, arriva diretto e senza fronzoli al lettore (i personaggi principali parlano in romanesco). 

La storia è incentrata su ciò che accade durante sette giorni trascorsi dal protagonista (in TSO) in una stanza di un reparto psichiatrico, giorni in cui convive con altri cinque compagni di sventura: uomini nudi schiacciati dalla vita, anime sperse in cerca di salvezza.

Un romanzo dolceamaro, tenero, malinconico, una carezza che lascia qualcosa su cui riflettere. 

Una lettura senza troppe pretese che, però, a tratti, emoziona. Consigliato.

Non mi dilungo oltre, preferisco lasciare spazio alle citazioni, che parlano da sole.

Voto 7,5/10

 

CIT. "Perché il dolore costa fatica, ho vent'anni ma ho sofferto per mille, rimanendo sempre uguale a me stesso: un bambino di fronte a un dolore che non puoi conoscere né addomesticare."

CIT. "Bravo, è così che si vive. Con un giubbotto antiproiettile calato sul cuore, invisibile. Un talento del genere non si compra, è un dono della natura, purtroppo."

CIT. "La nostalgia è un dolore fisico."

CIT. "Ma oggi non si cura più solamente la malattia mentale, oggi è l'enormità della vita a dare fastidio, il miracolo dell'unicità dell'individuo, mentre la scienza vorrebbe contenente, catalogare."

CIT. "Un uomo che contempla i limiti della propria esistenza non è malato, è semplicemente vivo".

CIT. "Il disordine non me lo posso permettere, ne ho troppo dentro per vederlo anche fuori."

CIT. "È la bellezza la scintilla di tutto."

CIT. "Esse uomini non significa scala' le montagne, ma ave' la consapevolezza che ogni gesto ha un valore, nel bene come nel male."

CIT. "A farmi soffrire è l'idea che la vita vissuta finisca nel nulla, che non ci sarà modo di riviverla, di rivedere tutti."

CIT. "Eccoli, ognuno nel proprio angolo di stanza, indifesi di fronte alla propria condizione, di esposti alle intemperie, di uomini nudi abbracciati alla vita, schiacciati da un male ricevuto in dono. I miei fratelli."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022

 

mercoledì 19 novembre 2025

NINFEE NERE

 




Ninfee nere – Michel Bussi –

recensione a cura di Stefania Calà

 

"Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista."
Incipit di tutto rispetto per un romanzo dai toni noir che mi ha trascinato, letteralmente, nel mondo dei pittori impressionisti e, più precisamente,  a Giverny, paese della Normandia noto per essere stato il luogo dove Claude Monet dipinse le sue ninfee.
La storia narrata da Bussi è incentrata sull'omicidio di un oftalmologo, avvenuto proprio a Givenry, e attorno al quale si intrecciano,  in un susseguirsi a volte lineare e a volte caotico, le vite e le vicende di queste tre donne: una vedova di 80 anni che vive isolata e da tutti definita una strega, una maestrina di 36 anni intrappolata in un matrimonio senza amore e una bambina di 11 con la passione della pittura.
Il romanzo è sviluppato anche su piani temporali diversi che creano quella suspense necessaria affinché il lettore venga incuriosito e spinto a leggere fino alla fine. Devo ammetterlo, l'escamotage funziona, anche se talvolta è forzato e crea confusione.
La storia, nonostante alcune incongruenze, è intrigante e suggestiva, soprattutto per le ambientazioni e descrizioni dei luoghi e di ciò che quei luoghi hanno rappresentato per l'arte moderna. Mi è venuta, infatti, una gran voglia di visitare il paese di Monet e il museo Marmottan, ove sono esposte gran parte delle sue opere.
Il finale non mi ha sorpreso, diciamo che era "nell'aria". Comunque ben costruito.
Lo consiglio? Ma sì, tutto sommato è un buon noir.
Voto 7/10

CIT. "La vita si riduce a due o tre occasioni da non lasciarsi sfuggire. Te la giochi così, una vita! Niente di più. "
CIT. "Conosco i classici, ispettore. Se non c'è movente non serve un alibi."
CIT. "Ha capito cosa le sto dicendo, ispettore? Monet ha osservato la propria morte nel riflesso delle ninfee e l'ha immortalata sulla tela. Ninfee nere!"
CIT. "Se sogno, sogno ciò che mi viene vietato... È vero, il sogno è fuorilegge."
CIT. "Esiste un ufficio delle vite perdute?"


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2016

mercoledì 15 ottobre 2025

CHIAMATA PER IL MORTO

 




Chiamata per il morto - John Le Carré –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Pubblicato nel 1961, "Chiamata per il morto" è il romanzo d'esordio del giallista (con un breve trascorso nei Servizi segreti inglesi) John Le Carré e anche il debutto dell'agente segreto George Smiley. 

A questo primo lavoro ne seguiranno molti altri, sempre con lo stesso protagonista. Nel 1967 Sidney Lumet ne realizza un film per il grande schermo (esattamente 10 anni dopo il celebre e bellissimo "La parola ai giurati").

In questo primo capitolo della serie, Smiley si trova a indagare sul caso del suicidio di Samuel Fennan, un alto funzionario del Foreign Office, l'ufficio affari esteri del Commonwealth. Fennan pare si sia suicidato proprio dopo un colloquio con Smiley. Quest'ultimo, incredulo e preoccupato, si reca a casa del defunto e, accidentalmente, risponde alla telefonata del centralino al quale Fennan aveva chiesto la sveglia per il giorno dopo. A partire da questa evidente stranezza, l'agente segreto si convince del fatto che nessuno chiederebbe la sveglia per il giorno successivo se ha in animo di togliersi la vita. Questo è l'incipit.

Mi sono approcciata alla lettura di questo libro, appartenente al genere "romanzo dello spionaggio" o "spy story", in punta di piedi e con grande curiosità. A lettura ultimata (ma anche durante) ho provato un pizzico di delusione e ho riflettuto sul fatto che tutto deve essere contestualizzato. Mi riferisco allo stile narrativo, che mi ha ricordato quello di Raymond Chandler (che non mi aveva convinta del tutto). Ma anche qui, come nel caso de "Il grande sonno", ho cercato di immaginare cosa significasse scrivere in quegli anni, ho cercato di capire il linguaggio, di entrare in quel mood, di seguire i ragionamenti e i voli pindarici e, spesso, il fatto di narrare dando per scontati personaggi e circostanze. In poche parole, a volte mi sono sentita confusa e disorientata. E ho capito, una volta per tutte, che la letteratura segue il suo tempo (e, perché no?, le sue mode). 

Evidentemente non è una moda che fa per me.

Ciò che mi ha più convinta, invece, è stato il protagonista, un agente segreto grasso e goffo, l'antitesi del modello James Bond che spopolava proprio in quegli anni.

Aggiungo anche che l'edizione Oscar Mondadori è talmente curata che, alla fine, ho apprezzato (a ritroso) la storia. Infatti, a chiusura del libro, vi è tutta una parte dedicata alle trame degli altri romanzi della serie, nonchè approfondimenti sulla Guerra fredda, sui Servizi segreti britannici etc... Insomma, la parte più bella e interessante dell'opera.

Voto, mio malgrado, 6/10

CIT. "Io sono l'ebrea errante, la terra di nessuno, il campo di battaglia per i vostri soldatini di piombo."


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2019

 


mercoledì 1 ottobre 2025

MIMICA

 




Mimica - Sebastian Fitzek -

recensione a cura di Stefania Calà


Succede (talvolta, e forse non solo a me) che quando un libro è molto pubblicizzato, recensito, quando insomma tutti ne parlano, anche io mi senta in dovere di leggerlo, un po' per curiosità e un po' per stare sul pezzo, per non essere tagliata fuori dai commenti degli altri. 

È questo il caso.

Hannah, nota esperta tedesca di mimica facciale, viene rapita da uno psicopatico chiamato "il Chirurgo", sospettato di essere un pericoloso serial killer. Hannah, però, soffre di amnesia e non ricorda cosa le sia successo prima del rapimento. È il Chirurgo che le mostra un video nel quale la stessa donna confessa di avere sterminato la propria famiglia. Messa davanti a questa cruda verità, Hannah farà ricorso alle sue competenze professionali, che pian piano riaffiorano dell'oblio, per cercare di sfuggire al criminale di cui è prigioniera e fare luce sul mistero che la riguarda, convinta com'è che non sia stata lei a uccidere marito e figli.

Durante la lettura ho attraversato 3 fasi: la prima di entusiasmo e curiosità per come si presenta la storia, la seconda di rilassamento (convinta di aver capito chi fosse il vero assassino), la terza di "effetto wow". Il finale, infatti, è spiazzante.

Nel complesso è un buon thriller psicologico, ben architettato, la cui vera forza sono i capitoli brevissimi che si chiudono con un gancio che rimanda al capitolo successivo. Libro letto, infatti, nel giro di 3 sere. La scrittura è scorrevole e piacevole, non ci sono particolari ridondanze, i personaggi risultano piuttosto credibili, sebbene non caratterizzati fino in fondo.

Bella la copertina traslucida.

Il mio giudizio finale è sicuramente positivo, anche se - in questo specifico genere - ho letto di meglio.

Voto 7,5/10

CIT. "Come spesso accade, è la dose che fa il veleno."


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2025