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venerdì 2 gennaio 2026

IL TEMPO NON HA PIETA'

 





Il tempo non ha pietà - Franco Foschi - 


Questo libro, Il tempo non ha pietà scritto da Franco Foschi, mi è stato regalato. Questa puntualizzazione la faccio perchè spesso si dice che non siamo noi a scegliere i libri che vogliamo leggere ma sono loro che si fanno trovare sulla nostra strada e fanno in modo (loro stessi) di essere letti. Questa mia esperienza rafforza questa credenza. Un romanzo che per mia volontà forse non avrei mai letto. Chi me lo ha regalato invece mi ha fatto un grande "favore", perchè mi ha permesso di scoprire un autore che non conoscevo e che, grazie a questo libro, ho ora, per lui, un'alta considerazione. Foschi ha scritto un romanzo originale che non annoia mai. Un ritmo forsennato con situazioni che si susseguono con grande rapidità. Senza sosta. Personaggi sopra le righe ma credibili che rendono il romanzo ancora più accattivante. Un libro non banale, che racconta una storia possibile ai giorni nostri ma inconcepibile nel 1980. Ma proprio qua sta la grande capacità dell'autore: aver raccontato una storia di ribellione, di sovversione da parte di uomini di colore impensabile in quegli anni in cui di uomini di colore non ce n'erano proprio o se c'erano erano pochissimi e non certo bellicosi e pronti alla rivoluzione. Una vicenda che ha per protagonista un investigatore privato che si fa chiamare momo. Vive una vita serena se non fosse per qualche eccesso d'ira e per qualche sua frequentazione poco raccomandabile. Prima era un poliziotto e proprio un suo ex collega si rivolge a lui preoccupato per alcune voci di rivolta che si succedono con sempre maggior frequenza e che dovrebbe partire da un quartiere che momo conosce bene. Gli viene chiesto di capire cosa c'è di vero e chi sarebbero gli elementi più esagitati da tenere d'occhio. Da quel momento per lui sarà un susseguirsi continuo di situazioni anche bizzarre che coinvolgono il lettore e ne catturano l'attenzione senza dargli tregua. Un finale pirotecnico in linea col resto del romanzo. Un libro che a me è piaciuto molto e che consiglio con entusiasmo. 

 


IL CASO DELL'UOMO CHE FU UCCISO DUE VOLTE

 




Il caso dell'uomo che fu ucciso due volte - Alvise Trisciuzzi - 


Ho terminato di leggere questo libro, che ho letto, non lo nascondo, incuriosito soprattutto dal suo titolo, Il caso dell'uomo ucciso due volte. Non conoscevo l'autore per cui ho accettato il rischio di rimanere eventualmente deluso. Non so se sono stato fortunato ma mi sono molto divertito. Questo romanzo racconta la seconda indagine del maresciallo Arturo Bonomi. La prima era stata Il delitto della Madonna di Fossalto, che, a questo punto, spero di recuperare al più presto. Questa volta Bonomi dovrà capire come è morto Fabio Mazza. Mazza era il playboy del paese. Una grande schiera di amanti, ma anche una grande quantità di uomini inferociti perché traditi dalle loro mogli. Chi può essere stato tra i tanti? Come se non bastasse l'assassino potrebbe anche essere stata una donna, una delle tante amanti, gelosa di tutte le altre e desiderosa di avere per sé l'esclusiva. E perché no un padre? Che non sopportava di vedere la figlia usata dallo sciupafemmine, per i suoi bassi istinti, per poi magari essere scaricata senza troppi riguardi. Un caso che si presenta quindi di difficile soluzione. Per aggiungere ancora dubbi nella testa del maresciallo c'è anche la posizione ed il momento nel quale è stato trovato il corpo del Mazza. Seduto su una panchina, capo reclinato con tre ferite apparentemente tutte mortali. Qual è stata inferta per prima? E perché lo hanno "ucciso" più di una volta? Cosa è avvenuto realmente? È successo a pomeriggio inoltrato, in una giornata molto nebbiosa. Tutti elementi che metteranno in difficoltà la squadra che indaga, ma che vedrà il maresciallo, utilizzando l'intuito e le rivelazioni del medico legale, uscirne fuori egregiamente. Risolverà il caso usando la logica e la serenità di giudizio. Un romanzo piacevole. Divertente e ironico ma incisivo e avvincente, dotato della giusta tensione nei momenti clou. Da evidenziare anche la grande quantità di personaggi presenti nel romanzo. Tutti descritti con precisione e originalità. Una lettura distensiva, avvincente e coinvolgente. 

 

 


IL PAESE DEI MORTI

 




Il paese dei morti - Linda Tugnoli -


Era da tempo che desideravo iniziare a leggere i romanzi scritti da Linda Tugnoli. Il problema grosso è che di libri interessanti, che mi attirano, ce ne sono moltissimi, ma ne riesco a leggere solo uno per volta. Mi trovo inevitabilmente a dover scegliere. Capita anche di non fare sempre la scelta giusta e per un lettore è parecchio frustrante: tempo poco, libri tanti, e se succede anche che si sbaglia nella scelta... Questa volta è andata benissimo, ma ne ero certo, diciamo che per una volta non ho voluto rischiare. Avevo bisogno di certezze e sono andato sul sicuro. Ho appunto letto l'ultimo romanzo scritto da Linda Tugnoli, Il paese dei morti. Un romanzo, ultimo (in ordine di tempo) di una serie, con protagonista il giardiniere Guido Boggio-Martinet. Sarà protagonista, insieme ai tanti personaggi che si susseguiranno sulla "scena", anche la valle Cervo e gli spettacolari scenari che offre questo angolo di Piemonte, che anche io in parte conosco. Guido questa volta cercherà di capire, insieme al suo amico commissario, perché sia stato ucciso, in casa propria, il Pierangelo, ultimo discendente di una ricca famiglia del luogo ormai caduta in disgrazia. Pierangelo aveva un hobby un po' macabro. Collezionava foto dei defunti, che otteneva fotografando a sua volta le immagini che vengono messe sulle lapidi per ricordare il morto. Possibile che sia a causa di questa passione che sia stato ucciso? La voglia di scoprire la verità metterà Guido in guai seri e riuscirà a capire cosa si nasconda dietro al delitto solo al termine di una lunga e pericolosa indagine. Il finale segue la logica di un romanzo che appartiene ad una serie. I personaggi principali arrivano incolumi, anche se acciaccati, alla meta. Io preferisco i finali più cinici ma devo dire che è comunque coerente e logico. Appropriato al racconto sviluppato dall'autrice. Linda Tugnoli insomma ha creato una bella storia con personaggi vivaci e divertenti. A cominciare da Guido una persona schiva e taciturna amante della natura e della sua terra. Un romanzo che si legge con piacere quindi. Originale e coinvolgente. Come in ogni giallo che si rispetti poi non mancano le sorprese e i colpi di scena. Così come anche i momenti di pathos. I complimenti all'autrice sono perciò d'obbligo, sentiti e autentici. 


L'INSONNE

 




L'insonne - Daniele Zaccone -


Daniele Zaccone è tante, tantissime cose. Podcaster, content creator, editor, divulgatore letterario, scrittore. Non conosco quale sia il suo parere in merito ma io lo considererei soprattutto uno scrittore. Un autore che se richiesto fornisce anche un supporto indispensabile all'attività di altri scrittori. Lo dico perché il romanzo che ha scritto (ed ho letto) lo considero un ottimo romanzo. Un romanzo che solo uno scrittore a tutto tondo può scrivere.  Il titolo è L'insonne. Il libro appartiene al genere thriller. Una storia che non lascia indifferenti e che, attraverso la sua coinvolgente scrittura, vi farà sentire come presenti nelle "scene" via via descritte. Il protagonista è l'ispettore Nicola Billi. Si troverà a dover affrontare un caso che farà riemergere dolorose ferite subite nel passato. Il modus operandi dell'assassino a cui deve dare la caccia oggi è infatti identico a quello che molti anni prima un altro serial killer aveva utilizzato per i suoi crimini. Allora la sua caccia spietata e la vendetta che mise in opera avevano procurato grande dolore e risentimento all'interno della famiglia del poliziotto. La sua vita dopo quel caso fu completamente stravolta ed ora teme di dover rivivere quell'incubo. Ma si tratta dello stesso serial killer o è un emulatore? E poi perché ricominciare ad uccidere proprio ora? Zaccone ci regala un romanzo adrenalinico e carico di tensione. Colpi di scena e sorprese si susseguono rapidamente. Nel lettore non cala mai l'attenzione soprattutto perché non ci sono quasi mai momenti "tranquilli". L'autore è abile a tenere il racconto sempre sul filo del rasoio. Il finale inquieta e completa il fuoco di fila di emozioni di cui l'ultima parte della storia è piena. Molti complimenti a Zaccone a cui consiglio, nel caso non fosse così, di far diventare l'attività di scrittore (di gialli) quella principale. Mi sembra portato..... 


SQUADRA LINCE

 





Squadra lince - Fabio scalini -


Ho rimandato per troppo tempo la lettura di questo romanzo, purtroppo. Capita che quando, per qualche motivo, un romanzo "salta" il giro, non viene cioè letto quando esce o quando viene posto in qualche modo in evidenza dall'autore o dall'editore, poi viene inevitabilmente "superato" da altri libri nuovi, che sul mercato si susseguono senza sosta. Per quelli rimasti indietro diventa complicato essere recuperati. Questo, normalmente, è quello che succede a me.  Questo romanzo sono riuscito invece a recuperarlo in tempi abbastanza brevi e ne sono molto contento. Il romanzo al quale mi riferisco è di Fabio Scalini e si intitola Squadra Lince. Una storia veramente accattivante, una trama piena di suspense e di sorprese, immersa in una atmosfera di sospetto e di dubbio, che l'autore riesce sapientemente a ricreare, e che dura per tutto il racconto. La trama è semplice ma mai scontata e non ha bisogno di effetti speciali spregiudicati o inverosimili per colpire il lettore. Si rimane spesso a bocca aperta e si legge con piacere, sempre in attesa di qualche sorpresa. Quattro ragazzini partono per un campo scout organizzato dalla loro parrocchia. Ci sono due ragazzi più esperti, Carlo e Paolo e due novizi, Fabio e Manuel. Purtroppo uno dei tre verrà perso di vista e mai più ritrovato. Non si sa bene cosa sia successo ma le imponenti ricerche non danno nessun risultato. 30 anni dopo uno dei tre superstiti (Carlo) si suicida. Lo veniamo a sapere mentre Paolo è sotto interrogatorio della polizia. Perché è li? Da qui si dipanano una serie di avvenimenti che trascinano il lettore all'interno di una storia molto coinvolgente e appassionante. Dove la verità (quella vera) fatica ad emergere. Lo farà solo nel finale. Un finale spiazzante e adrenalinico che rappresenta la ciliegina sulla torta di un ottimo romanzo. Complimenti a Scalini. 

 


L'EDUCATORE

 



L'educatore - Antonio Lanzetta -


Quella appena passata è stata una estate di riscoperte. Prima Riccardo Landini, ora Antonio Lanzetta. Da considerare anche il ritorno in grande stile di Ferdinando Salamino. Autori che negli ultimi tempi, per varie ragioni, ho un po' trascurato e perso di vista. Ma che quando mi si presenta l'occasione leggo sempre molto volentieri. Per me sono delle certezze, che difficilmente tradiscono le attese. Un porto sicuro dove rifugiarsi magari dopo aver affrontato romanzi poco...attraenti. Di Lanzetta ad esempio lessi anni fa la trilogia che lo fece conoscere al grande pubblico. Parlo della trilogia de L'uomo del salice in cui il protagonista era Damiano Valente, lo sciacallo. Ora lo ritrovo con questo ottimo thriller. Con una scrittura che cattura e una storia che coinvolge e lascia spesso senza fiato. Con tante sorprese e colpi di scena disseminati lungo il percorso. Un finale pirotecnico. Dove pathos e azione, malinconia e tensione si alternano con grande maestria. Un romanzo ambientato nella "sua" Salerno. Una storia dura e aspra che si sviluppa in una atmosfera volutamente cupa. Il protagonista si chiama Fausto De Santis, è il vicequestore di Salerno ed insieme al collega Lanzara, all'ispettrice Ferri e al resto della squadra investigativa devono scoprire chi ha ucciso il giudice Borrelli. Gia dall'inizio delle indagini intuiscono, da alcuni elementi, che l'omicidio sembra ricollegarsi al caso dell'educatore, un serial killer che rapiva ed uccideva solo qualche anno prima. Quel caso fece molto scalpore e lasciò uno strascico di dolore mai superato in tante persone. Soprattutto in De Santis. Devono scoprire perche ora, a distanza di tanto tempo, qualcuno vuole riportare alla memoria quell'indagine. Mi fermo qua col racconto della trama. In un thriller-noir di questo spessore non si può, né si deve, scendere troppo nei particolari perché devono essere scoperti mano a mano, attraverso la lettura. L'invito (sincero) però è quello di leggere il romanzo e scoprire tutti i suoi misteri. Termino facendo grandi complimenti a Lanzetta. Sono certo che De Santis (insieme a Lanzara ed a Ferri) lo ritroveremo molto presto. Almeno così mi auguro. Se lo meriterebbe. 


LE REGOLE INFRANTE

 




Le regole infrante - Silva Gentilini -


Dopo aver letto questo romanzo (dopo poche pagine in realtà) devo fare il mea culpa. Non mi aspettavo di leggere un libro così profondo e così emozionante. Non conoscevo l'autrice (mia ennesima mancanza) e non so da cosa derivasse questa mia convinzione. Tra l'altro il suo precedente romanzo (Le formiche non hanno le ali, che mi premurerò di leggere quanto prima, se non altro per espiare in parte le mie colpe) era comunque un libro che affrontava un argomento drammatico ed era emotivamente impegnativo. Non certo perché non ne avesse potenzialmente le capacità, quindi. Il mio era un semplice pregiudizio basato sul nulla e per il quale le chiedo scusa. Pregiudizio che però, fortunatamente, non mi ha impedito di leggere il libro. Un racconto dolce e duro al tempo stesso. Un libro che contrariamente da me (in questo caso) non ha pregiudizi e considera ogni persona una ricchezza, anche la più vulnerabile. Persone a cui la vita, ad un certo punto, ha voltato le spalle e li ha fatti cedere a debolezze e nevrosi, facendoli precipitare in baratri apparentemente senza uscita. Ma c'è sempre, o quasi sempre, un modo per uscirne. Bisogna solo trovare la "cura" migliore, che ci dia la consapevolezza di essere importanti e di essere comunque unici e irripetibili. La protagonista principale è Vinni, che a causa della morte della mamma in un incidente stradale, per il quale lei stessa è rimasta a lungo in coma, per cercare di superare il trauma, il senso di smarrimento, la rabbia per il suo radicale cambiamento di vita, inizia a far un uso smodato di farmaci per stordirsi, per fuggire dalla realtà. Fino a quando non viene deciso che l'unica via per recuperare un po' di stabilità sia il ricovero in una clinica. Villa delle rose è il meglio per ricominciare. Li farà (e faremo) conoscenza con un gruppo di persone interrotte per vari motivi e succubi di dipendenze di ogni tipo. Bianca, Leo, Toni, Silvia sono personaggi del libro ma sono soprattutto persone, che potremmo incontrare ovunque: il vicino di casa, il commerciante sotto casa, lo studente, il professionista che ci aiuta a tenere i conti, persone che per tanti motivi si sono perse, che hanno deviato dalla via regolare per intraprenderne, spesso involontariamente, una più accidentata e pericolosa. Ma con il giusto aiuto e le giuste motivazioni possono tornare sui loro passi e riprendere il cammino perduto. Nella clinica poi ci sono psichiatri che vogliono bene ai loro pazienti. Di grande umanità. Che ci augureremmo di trovare, al bisogno, anche noi sulla nostra strada. Porti sicuri che rendono le terapie più sopportabili e di successo. Non mancano comunque i personaggi ambigui o del tutto negativi. Accadranno cose molto brutte che renderanno il romanzo ancora più emozionante e coinvolgente. Un libro bellissimo, che affronta un argomento duro e difficile con tenerezza e speranza. Che insegna che non si deve mai perdere la fiducia in se stessi e nel prossimo. Con coraggio e determinazione anche i problemi più grandi possono essere affrontati e superati. Se si trovano le persone che ci apprezzano per come siamo, con i nostri difetti e le nostre contraddizioni, tutto diventa possibile. Complimenti e grazie alla Gentilini per questo bellissimo libro.  


domenica 24 agosto 2025

LE STREGHE NON DORMONO

 




Le streghe non dormono - Alice Bassoli -


"Conosco" Alice Bassoli da anni. Dall'inizio del suo percorso letterario. L'ho seguito passo passo da quando, nel  2020, scrisse Elefanti a colazione. Lo lessi e ne rimasi conquistato. Da quel momento ho letto tutto quel che ha scritto e continuerò a farlo, con piacere, anche in futuro. Dopo Elefanti a colazione cambiò ancora genere (rispetto ai primissimi con Elefanti a colazione lo aveva già fatto) e si dedicò al giallo. Anche se in verita una vera e propria collocazione di genere i suoi romanzi non c'è l'hanno. Sono si gialli ma anche noir, mistery, narrativa. Ha iniziato utilizzando il self publishing per pubblicare il suo primo romanzo ed ha proseguito il suo percorso sempre utilizzando questa modalità per la pubblicazione di quelli successivi tra i quali, nel 2022, c'è stata La ninnananna degli alberi con il quale ha finalmente trovato il consenso e l'apprezzamento del grande pubblico, più forte anche dell'ostracismo che l’autopubblicazione si porta appresso. A questo proposito, mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa, chi ne parla male (del self publishing) o non conosce bene l'argomento (presunzione) o lo fa per frustrazione. Chiudo, sassolino tolto. A questo punto la casa editrice Corbaccio, intuendone il potenziale successo anche su "larga scala", la prende nella sua squadra riproponendo così, rivenduto e corretto, il suo romanzo di maggior successo ma con una distribuzione più capillare e ad un pubblico infinitamente più ampio (quello delle librerie e delle presentazioni) ed è ancora successo. Stavolta quello "ufficiale". Ora dopo quella storia tutti attendevamo questo nuovo romanzo, con grande curiosità ed aspettativa. Attese che, per quanto mi riguarda, non sono andate deluse anzi questo libro, Le streghe non dormono, conferma il suo grande talento e le sue capacità. Attraverso una scrittura lieve ma decisa propone temi che fanno riflettere. Lo fa attraverso una vicenda (un po' giallo un po' noir) ricca di sottointesi e di situazioni che fanno pensare, dove quello che appare evidente non sempre si rivela essere la verita. Insegna che tutti abbiamo una parte maligna e una parte buona e a prevalere spesso è quella che, a causa delle circostanze che viviamo, diventa, di volta in volta, più forte e persuasiva. Quasi sempre accade che tra i componenti di una piccola comunità, come in molte famiglie o in nuclei di amici, nascano rivalità, vengano celati segreti inconfessabili o da non rivelare e molte volte questi, una volta scoperti, portano a vendette o a crudeli rese dei conti. La vicenda raccontata lo spiega bene. Spesso il male è il bene si confondono anche se è sempre la negatività ad emergere. Il bene rimane sempre un po' nell'ombra, troppo pudico per mettersi in mostra. Anche le streghe del titolo (che non dormono mai) non sempre sono quelle a cui noi immediatamente pensiamo quando si parla di loro ma possono rappresentare anche altro, che non è fatto di carne ed ossa. Lascio a voi scoprire, leggendo il libro, a cosa mi riferisco. Anche il luogo dove è ambientato il romanzo contribuisce a renderlo unico. Un luogo evocativo di minacce e potenziali disastri dove la nebbia rende tutto confuso, misterioso ed uniforme, la golena di un fiume, in questo caso il Po della pianura reggiana. Rinnovo i miei complimenti all'autrice che con questo romanzo aumenta la mia stima nei suoi confronti anche grazie, questo voglio rimarcarlo, a come riesce a dire cose scomode anche senza "agitare" troppo gli animi. Senza enfatizzare troppo il racconto. 

 

 

 

 





IL TEMPO TRAFITTO

 




Il tempo trafitto – Ilaria Ferramosca –

 

Ilaria Ferramosca non è certo nuova nel mondo "librario". É infatti, tra il resto,  una apprezzata sceneggiatrice ed editor. Ha già diverse partecipazioni di questo tipo all'attivo. Questa volta si è voluta cimentare con la scrittura. Ha voluto fare il suo esordio con un romanzo giallo. Ed ha fatto subito centro. È infatti la  vincitrice, col suo libro, della I° edizione del Premio Giallo e Nero di Puglia. Il romanzo si intitola Il tempo trafitto ed ha come protagonista principale un detective privato di nome Agopar. Un soggetto molto particolare con tante fobie, che gli rendono la quotidianità assai complicata, e una omosessualità tenuta nascosta per paura delle chiacchiere di paese. Insieme a lui come coprotagonisti del racconto ci sono la psicologa Eliana e l'avvocato Degiorgis. Insieme sono stati incaricati di difendere Renato da una accusa molto pesante: un duplice omicidio. A morire sono stati il piccolo Matteo e la madre, Cristina Pascali. Renato è un ragazzo di 25 anni che però, a causa di un grave deficit cognitivo, sopraggiunto quando era un bambino, ne dimostra molti meno ma soprattutto non parla. È non può evidentemente raccontare come sono andate le cose. Però gli piace molto disegnare, anche se lo fa in maniera assai singolare....A scoprire come sono andate veramente le cose ci dovrà pensare Agopar, e per farlo comincerà col l'interrogare tutti quelli che hanno avuto a che fare col ragazzo il giorno della morte dei due malcapitati ed anche scavando nel suo doloroso passato, fatto di abbandoni e di disgrazie. I tre, man mano che portano avanti la loro indagine, si convincono sempre più dell'innocenza del ragazzo anche se le circostanze direbbero il contrario. È soprattutto dimostrarlo, con prove tanto schiaccianti a sfavore, non sarà affatto semplice. Adotteranno ogni possibile strategia per arrivare al risultato. Un racconto molto curato è scritto con brio pieno di sorprese e di momenti coinvolgenti. Nulla è scontato, anche le certezze che si credono ormai acquisite. Un giallo che fino al termine tiene col fiato sospeso e dove la fine sembra non arrivare mai, tanti sono i cambiamenti repentini di fronte. Forse alcune situazioni sono un po' al limite ma nulla di impossibile o di inverosimile. Ma certo possono lasciare un po' interdetti. Almeno, questa è stata la mia sensazione leggendolo. Un romanzo di sicuro piacevole che ci ha consegnato un nuovo interessante trio di personaggi, che mi auguro abbiano ancora occasione di indagare e di risolvere nuovi casi giudiziari. 

 

 

 Dettagli prodotto

·                       Genere : thriller

  • Editore ‏: ‎ Giunti Editore (18 settembre 2024)
  • Lingua ‏: ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏: ‎ 288 pagine
  • ISBN-10 ‏: ‎ 8809927001
  • ISBN-13 ‏: ‎ 978-8809927001

 

 


IL MARE NON DIMENTICA

 




Il mare non dimentica – C. Antani, E.Mascetti

 

 Con questo romanzo Corrado Antani ed Ettore Mascetti ci regalano la terza indagine dell’investigatore privato Marco Pavan, divenuto tale dopo aver lasciato forzatamente la polizia. Pavan viene ingaggiato da una signora che lui conosce bene ma che aveva perso di vista da tempo. Agnese, questo il suo nome (anche se Pavan la conobbe col nome di Emma), gli chiede di scoprire chi fu ad uccidere il padre diversi anni prima. All'epoca nessuno ci riuscì, anche se forse le indagini non furono molto scrupolose. Ma ora l'arrivo, alla donna, di una lettera anonima, nella quale vengono fatte importanti rivelazioni, le fa tornare la voglia di riprendere ad indagare per risolvere definitivamente il mistero. Pavan accetta l'incarico non avendo la minima idea del vaso che scoperchierà e di quali misfatti porterà alla luce. Metterà a repentaglio la sua vita e quella di chi gli sta accanto, famigliari e amici. Verranno uccise altre persone ed una sua vecchia conoscenza, che odia profondamente, tornerà nella sua vita per regolare definitivamente i conti. Non sarà facile ed indolore per l'investigatore risolvere il complicatissimo caso perché si rivelerà non essere semplicemente un caso di delinquenza locale ma vedrà coinvolti anche pericolosi soggetti "esterni". Sono stato volutamente fumoso nella descrizione della trama perché questo terzo romanzo che chiude idealmente una trilogia iniziata con Le eredità del male e proseguita con Quella cosa chiamata amore deve essere necessariamente letta. Sicuramente da chi ha già letto i due precedenti romanzi ma anche da chi vuole leggere un thriller mozzafiato in quanto comunque autonomo dagli altri due ed autoconclusivo lui stesso. Il duo, autore del libro, ci regala ancora una volta una storia avvincente con tante sorprese e momenti di suspense. Un ritmo altissimo dove le cose cambiano ed evolvono velocemente non lasciando respiro al lettore. Dimostra anche molto coraggio nel non lesinare momenti drammatici che porteranno a perdite inaspettate. Un Pavan come sempre in grande forma che con le sue indagini smuoverà acque torbide che non dovevano essere agitate e che provocheranno reazioni incontrollabili che metteranno a repentaglio la sua vita. Un romanzo che personalmente ha un unico neo. È corposo, forse troppo. Per me sicuramente. Con tantissima carne al fuoco. Antani e Mascetti hanno fatto un gran lavoro e l'esposizione è sempre chiara facendoci godere appieno il racconto ma secondo me qualche pagina in meno non avrebbe nel complesso nuociuto. Ma sono considerazioni personali che mi faceva piacere evidenziare. Spero comunque di ritrovare presto Marco Pavan in una nuova indagine. Se lo merita. Un personaggio particolare e sicuramente molto indovinato. Complimenti agli autori.

 

 Dettagli prodotto

·                       Genere : Giallo

  • Editore ‏: ‎ Golem Edizioni (22 novembre 2024)
  • Lingua‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile  : ‎ 448 pagine
  • ISBN-10‏ : ‎ 8892912267
  • ISBN-13‏ : ‎ 978-8892912267

 

 


FIGLIA DEL TEMPORALE

 




Figlia del temporale - Valentina  D'Urbano –


 📖Spiccioli di trama: il romanzo racconta la vita di Hira. Che a 13 anni deve lasciare Tirana, ed una famiglia che le ha permesso di vivere spensieratamente, perché rimane improvvisamente orfana. È rimasta sola, il fratellastro è lontano ed irrintracciabile e non ha parenti prossimi. C'è solo un fratello del padre, già deceduto tempo prima, che vive nel nord, a Sanje, sulle montagne fredde e poco ospitali. Hira è obbligata a trasferirsi continuando a sperare che il fratello la venga a "salvare". L'integrazione è assai difficoltosa ma pian piano riuscirà a farsi accettare ed a comprendere quel modo di vivere, diverso anni luce da quello della città. Accetterà di buon grado gli usi e le tradizioni vigenti in quei villaggi sperduti. Instaurerà un forte legame con Astrit, il figlio dello zio che la ospita. Fino a quando una decisione importante potrebbe cambiare completamente la sua esistenza. 

 

🔥Punto di forza: tanti. Primo fra tutti l'aver raccontato una tradizione antica, di certo non solo albanese (fino a qualche anno fa apparteneva anche alla nostra cultura), che testimonia l'arretratezza di certi luoghi e che temo sia ancora viva. Poi anche la scrittura: solida, sicura, evocativa. Personaggi descritti in profondità. Non ci si annoia mai. Emozioni continue che come le montagne che descrive fanno su e giù nello stomaco. Un romanzo coraggioso, non banale che farà felici i suoi fans. Me per primo. Obbiettivamente ancora una prova maiuscola. 

 

🙁Punto debole: nessuno. L'unico neo è la conclusione del romanzo. 


🏁Finale: poteva essere diverso. La scrittrice aveva due opzioni. Ne ha scelta una. Per mia natura avrei scelto l'altra soluzione. Ha fatto felice chi non la pensa come me. Ma chi ha i miei stessi gusti è rimasto un po' deluso. Per quanto mi riguarda il finale non costituisce la ciliegina sulla torta. Commercialmente è più valido ma per chi appartiene alla nicchia la ritiene un'occasione persa. Peccato. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
libro bello, anzi bellissimo. La D'Urbano è diversa dagli esordi.
Per quanto mi riguarda non direi migliore perché le due fasi non sono comparabili. Sono eccellenti entrambe. Io ho amato profondamente i primi libri della D'Urbano. Mi sono entrati dentro, ha creato personaggi indimenticabili. Tre gocce d'acqua e Figlia del temporale sono due perle ulteriori che non appartengono a quella "storia". La D'Urbano prosegue il cammino, non indugia su ciò le ha dato la fama. Con determinazione e capacità costruisce un romanzo che parla del coraggio e della risolutezza delle donne, della volontà di non farsi sottomettere, a costo di immense rinunce. Un romanzo maturo, forte. Scrittura solida. Penna coraggiosa e inconfondibile. Un romanzo che conferma il talento della scrittrice e la sua maturazione. Mezzo punto in meno per il finale. 

 

 Dettagli prodotto

·                       Genere : narrativa

  • Editore ‏ : ‎ Mondadori (24 settembre 2024)
  • Copertina rigida : 312 pagine
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8804783249
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8804783244

 

 


FINO ALL'ULTIMO INGANNO

 




Fino all’ultimo inganno - Riccardo Landini –

 

Aver avuto la possibilità di leggere questo romanzo, parlo di Fino all'ultimo inganno, per me è come aver fatto un tuffo nel passato. Riccardo Landini è stato uno dei primi autori che ho recensito. Lessi uno dopo l'altro i suoi primi romanzi (che apprezzai molto) poi, come per tante cose nella vita, dove ad un certo punto si intraprendono strade diverse dalle consuete, io decisi di dedicarmi ad altri percorsi narrativi e l'ho persi un po di vista. Il primo inganno del lontano 2016 inauguró la serie con protagonista Brenno Sandrelli. Da allora di acqua ne è passata tantissima. Un decennio cambia tante cose. Ma una cosa non è mutata. La penna di Riccardo Landini. Il primo inganno mi fece innamorare del suo stile. Del suo estro, del suo talento. Ed ora ritrovo ancora lo stesso Landini, anzi, uno scrittore migliorato, più consapevole, più maturo ma con la stessa (di allora) capacità di tenere alta l'attenzione del lettore. Lettore che rimane avvinto alle pagine del libro dal principio fino al suo epilogo. Anche Brenno Sandrelli appare in buona forma malgrado la vita lo abbia messo spesso a dura prova. Un romanzo, l'ultimo (il sesto della serie, credo), che ti conquista a poco a poco, come l'incedere di questa "indagine" di Sandrelli. Inizialmente poco partecipativo, quasi irridente, verso colui che gli ha chiesto di verificare ed eventualmente avvalorare certe sue convinzioni. Poi sempre più coinvolto. E non solo emotivamente. Una trama che si sviluppa pagina dopo pagina, come una inarrestabile valanga. Prima un piccolo precipitare di pietre, poi l'ammasso di terra e rocce aumenta di dimensioni, fino a diventare una slavina di proporzioni enormi. Così anche gli eventi che segnano il destino dei protagonisti appaiono inizialmente di trascurabile importanza per poi diventare inquietanti e addirittura pericolosi per la loro vita stessa. Un finale che regala una sorpresa inaspettata. Pagine conclusive che pongono l'accento su un ottimo romanzo, costruito per regalare suspense e pathos. Complimenti vivissimi a Landini. Felice di averlo ritrovato. 

 

 

 Dettagli prodotto

 

·                       Genere : thriller

  • ASIN ‏ : ‎ B0F1C45SZY
  • Editore ‏ : ‎ Laurana Editore
  • Data di pubblicazione ‏ : ‎ 11 luglio 2025
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 240 pagine
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1280845924

 

 


ISABEL BLANCO

 





Isabel Blanco indaga nel dark web – Barbara Sarri –


Ho letto il romanzo Isabel Blanco indaga nel dark web, scritto da Barbara Sarri, spinto dal consiglio di un amico. Io ammetto che non conoscevo né l'autrice né il suo libro. Però una volta che mi è stato indicato, e ne ho letto la trama, ho accettato di buon grado il consiglio. Ora posso dire di aver fatto bene perché Isabel Blanco è un ottimo romanzo, complimenti a Barbara Sarri che lo ha scritto ed ha creato il personaggio di Isabel. Una ragazza piena di risorse. Fa principalmente l'investigatrice privata ma poi dedica parte del suo tempo ad insegnare flamenco in una casa che accoglie donne maltrattate e in questo modo offre anche un supporto morale a ragazze che nella loro sfortunata esistenza hanno conosciuto uomini violenti o prevaricatori. Il caso al quale è chiamata a collaborare riguarda il ritrovamento, in una villa abbandonata, a distanza di pochi giorni una dall'altra, dei corpi senza vita di due ragazze sparite in precedenza da una casa famiglia. Per capire meglio cosa sia successo alle due giovani deve addentrarsi in un mondo sotterraneo del quale, fino a quel momento, ne aveva solo sentito parlare come fosse una leggenda, molto poco aderente alla realtà: il dark web il lato oscuro di internet, dove tutto è possibile ma dove è anche molto pericoloso addentrarsi. Popolato com'è da personaggi ed organizzazioni discutibili che spesso sconfinano nell'illegalità anzi e quasi la norma. Un romanzo molto scorrevole che si legge con piacere, avvincente e coinvolgente. Protagonisti mai sopra le righe coi quali si empatizza facilmente. Isabel Blanco è un personaggio che spero continui ad indagare ancora a lungo, simpatico, frizzante e perspicace. Complimenti a Barbara Sarri. 

 

 

Dettagli prodotto

·                       Genere : giallo

  • Editore ‏ : ‎ Mursia
  • Data di pubblicazione ‏ : ‎ 17 febbraio 2025
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 228 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8842568554
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8842568551

PANICO 38

 




Panico 38 – Andrea Sapienza –

 

Non è facile recensire un romanzo come questo. Sto parlando di Panico 38 di Andrea sapienza. Credo che l'autore si sia divertito molto a scriverlo ma ancor di più abbia sorriso pensando a chi lo leggerà. Allo sbigottimento di chi si avventurerà tra le sue pagine. Immagino anche però che non sia stato facile raccontare questa storia. Ha sicuramente richiesto grande cura e attenzione cercando di essere sempre chiari nell'esposizione. Una curiosità su tutte mi sovviene pensando a cosa ho letto. Ma da dove ha tratto ispirazione per un romanzo simile? Dico subito a scanso di equivoci che a me è piaciuto moltissimo. Una storia originale (a dir poco), un po' folle, certamente coinvolgente. Non convenzionale. Il libro incomincia con Annalisa che prende un taxi. Lo prende perche ha deciso di lasciare (momentaneamente?) Sandra, la sua fidanzata. Il taxi è guidato da Luca. Questo è anche l'inizio del racconto che Tamara scrive su indicazione del suo psicologo (dr. Bechis). Le viene consigliato di farlo per cercare di vincere una volta per tutte i suoi attacchi di panico. Il dott. Bechis è convinto che scrivere un racconto la possa aiutare. Tamara nella vita scrive favole per bambini, è una scrittrice, e quindi questo "compito" le sembra molto nelle sue corde. Un esercizio che la affascina e che anche secondo lei potrebbe aiutarla a vincere i suoi problemi. Tamara deve creare una serie di personaggi che in qualche modo la rappresentino. Ed è proprio questo lo scopo dell'esperimento. Aiutarla, attraverso le azioni e i pensieri dei protagonisti, a vincere le sue paure. Parallelamente la vita di Tamara, che divide l'appartamento con Wiston, un gatto insolente e opportunista, va avanti ed anche in questo caso Sapienza si è divertito parecchio ad ingarbugliare la matassa. Tanto che a un certo punto vita "reale" e racconto sembrano confondersi rendendo il romanzo sempre più divertente ed interessante. Andrea Sapienza lo "conobbi" anni fa leggendo il suo precedente libro, un noir dal titolo Morti sopravvissuti. Qui invece cambia completamente prospettiva. Un romanzo che non è inquadrabile in nessun genere. Molto giallo (noir), un po' fantasy. Ma che anche un pragmatico e razionale come me può apprezzarlo per quanto sia sorprendente e divertente. Un romanzo per nulla banale ma che offre molti spunti di riflessione al lettore. Mette nero su bianco quello che spesso, immagino, lo scrittore viva direttamente nella sua testa. Quando realtà e fantasia tendano a confondersi. Veramente un gran bel lavoro. Complimenti. 

 

 

Dettagli prodotto

·                       Genere : noir

  • ASIN ‏ : ‎ B0DX7C69J4
  • Editore ‏ : ‎ Spirito Libero Edizioni
  • Data di pubblicazione ‏ : ‎ 6 marzo 2025
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 322 pagine
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1281297470

INFLUENCER

 





Influencer – Federico Bonati –


Influencer è il titolo dell'ultimo romanzo scritto da Federico Bonati. Racconta la seconda indagine della vicequestora Clara Neccini e della sua squadra. Ovviamente è presente anche il giornalista Loriano Zaccari anzi anche lui è uno dei personaggi principali. La storia inizia col ritrovamento del cadavere di una giovane donna vicino al ponte sospeso Ragaiolo, in trentino. Ludovica Zortea, questo il suo nome, era una ragazza molto attiva sui social attirava molti fans ma, come sempre accade, anche molti haters. Gli inquirenti sono convinti che fra quelli si deve cercare il nome del suo assassino. L'omicidio è stato particolarmente efferato e si capisce da subito che chi le ha fatto del male deve essere una persona molto crudele e disturbata. Un giallo scritto molto bene, curato e avvincente, che vede progredire i personaggi che avevamo già conosciuto nel precedente romanzo di Bonati, L'occhio del falco. In questo secondo racconto le storie dei protagonisti subiranno dei grandi cambiamenti. Una parte del romanzo inoltre è dedicata all'approfondimento del loro stato psicologico, dei loro pensieri e dei loro sentimenti. Forse una parte troppo rilevante, questa è la mia opinione. Questi momenti di riflessione secondo me tolgono un po’ di pathos alla vicenda. Ma mi rendo conto che questi sono i miei gusti e che non sempre collimano col libro che ho di fronte. Parallelamente a questi momenti ovviamente le indagini sull'omicidio dell'influencer andranno avanti. La squadra di poliziotti guidati dalla Neccini lavorerà con molto scrupolo ed arguzia trovando presto il bandolo della matassa. Non sarà da meno Zaccari, che dovendo indagare suo malgrado per scrivere i pezzi per il suo giornale, si avvicinerà a sua volta molto al nome dell'assassino. Chi ci arriverà per primo? E quali rischi correrà? Una storia più intensa ed emozionante della precedente almeno questo è il mio parere. Un progresso importante, anche nella capacita di creare sorprese e suspense da parte dell'autore. Una prova più matura e attenta anche ai particolari. Magari non un giallo a tinte forti ma comunque un racconto molto coinvolgente. Complimenti quindi a Federico Bonati.

 

 

Dettagli prodotto

·                       Genere: giallo

  • ASIN: ‎ B0DRWF7HZ8
  • Editore : ‎ Affiori (31 gennaio 2025)
  • Lingua : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile : ‎ 208 pagine
  • ISBN-13 : ‎ 979-1255791294

 


IL TEMPO NON HA PIETA'

 



Il tempo non ha pietà – Franco Foschi –

 

Questo libro, Il tempo non ha pietà scritto da Franco Foschi, mi è stato regalato. Questa puntualizzazione la faccio perchè spesso si dice che non siamo noi a scegliere i libri che vogliamo leggere ma sono loro che si fanno trovare sulla nostra strada e fanno in modo (loro stessi) di essere letti. Questa mia esperienza rafforza questa credenza. Un romanzo che per mia volontà forse non avrei mai letto. Chi me lo ha regalato invece mi ha fatto un grande "favore", perchè mi ha permesso di scoprire un autore che non conoscevo e che, grazie a questo libro, ho ora, per lui, un'alta considerazione. Foschi ha scritto un romanzo originale che non annoia mai. Un ritmo forsennato con situazioni che si susseguono con grande rapidità. Senza sosta. Personaggi sopra le righe ma credibili che rendono il romanzo ancora più accattivante. Un libro non banale, che racconta una storia possibile ai giorni nostri ma inconcepibile nel 1980. Ma proprio qua sta la grande capacità dell'autore: aver raccontato una storia di ribellione, di sovversione da parte di uomini di colore impensabile in quegli anni in cui di uomini di colore non ce n'erano proprio o se c'erano erano pochissimi e non certo bellicosi e pronti alla rivoluzione. Una vicenda che ha per protagonista un investigatore privato che si fa chiamare momo. Vive una vita serena se non fosse per qualche eccesso d'ira e per qualche sua frequentazione poco raccomandabile. Prima era un poliziotto e proprio un suo ex collega si rivolge a lui preoccupato per alcune voci di rivolta che si succedono con sempre maggior frequenza e che dovrebbe partire da un quartiere che momo conosce bene. Gli viene chiesto di capire cosa c'è di vero e chi sarebbero gli elementi più esagitati da tenere d'occhio. Da quel momento per lui sarà un susseguirsi continuo di situazioni anche bizzarre che coinvolgono il lettore e ne catturano l'attenzione senza dargli tregua. Un finale pirotecnico in linea col resto del romanzo. Un libro che a me è piaciuto molto e che consiglio con entusiasmo. 


Dettagli prodotto

·                       Genere: Noir

  • Editore ‏ : ‎ Todaro (25 novembre 2024)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 200 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8832159627
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8832159622


mercoledì 31 maggio 2023

INTERVISTA A STEFANO CIRRI

 





Ciao Stefano, benvenuto nello spazio interviste del blog Giallo e cucina. Grazie per aver accettato il nostro invito. E’ la prima volta che ho il piacere di dialogare con te. Sono contento di questa opportunità perché credo tu abbia le potenzialità per diventare un ottimo scrittore. I tuoi romanzi ti hanno già dato grandi soddisfazioni ma la tua “carriera” è solo agli inizi e ci sono tutti i presupposti per continuare a migliorare. Approfitterò di questa occasione per torturarti un po’ con varie domande sulle tue abitudini in campo letterario, oltre, ovviamente, a parlare dei tuoi libri.

Inizierei con la domanda più ovvia, quella della presentazione. Quando sei nato e dove vivi, cosa fai nella vita oltre a scrivere? Dicci un po’ di te.

Ciao Gino, ringrazio te e il blog per l’opportunità, è un grande piacere anche per me. Che dire? Sono nato nel lontano 1976 a Firenze e da Firenze non mi sono mai mosso! Ho assistito impotente all’ormai famoso scudetto ‘rubato’ della stagione 81-82 e come se non bastasse anche alla finale di coppa UEFA del 1990 ad Avellino. E non mi sono mai ripreso, da allora! Tuttavia, provando a farmene una ragione, sono andato avanti nella vita e dopo un modesto quinquennio al liceo scientifico mi sono iscritto a scienze naturali senza però mai laurearmi. Nel frattempo ho lavorato in una cooperativa di solidarietà sociale – esperienza che mi ha formato tantissimo e di cui parlo nel mio terzo libro ‘Le otto sagome’ – poi ho fatto il praticantato in uno studio di consulenza del lavoro fino all’esame di stato che mi ha portato ad essere Consulente del Lavoro. Una professione che peraltro porto avanti ancora oggi. Sono stato un buon pallavolista, seppure dal basso dei miei 179 centimetri. Sono stato un discreto chitarrista, sia classico sia metal. Mi sono appassionato all’arte della lavorazione del legno a tal punto che in tanti mi credono un falegname, anziché un Consulente del Lavoro. Ho una splendida moglie, tre cani e due cavalli.

 

Come mai e quando hai deciso di iniziare a scrivere?

Ritengo fondamentale la ‘parentesi’ artistica che mi si è aperta all’improvviso intorno ai vent’anni, quando avevo una fantasia molto accesa e la voglia reale di diventare uno scrittore a ogni costo. Ho buttato giù storie in uno stile improponibile, ma con contenuti interessanti. E ciò che ho prodotto ormai 26 anni fa è rimasto nel disco rigido del mio vecchio PC, per poi passare di computer in computer fino a una sera del gennaio 2018, quando – rileggendo quelle vecchie annotazioni – non mi è venuta l’ispirazione decisiva. Sono partito a scrivere e non mi sono più fermato. Il periodo che va dall’inizio 2018 all’estate del 2020 è stato strategico, perché in quel lasso di tempo ho scritto praticamente tutti i libri che ad oggi sono stati pubblicati. Per lo meno nella loro prima stesura.

 

Oltre a scrivere sei anche un lettore? Hai un genere preferito? 

Pur restando sempre convinto che scrittura e lettura debbano andare di pari passo (ossia, in poche parole, che uno scrittore debba essere anche lettore), mi ritengo uno spirito libero. Sono nato come lettore di gialli classici, da Agatha Christie fino a Montalbano, poi – da quando sono diventato un autore – mi sono facilmente aperto verso altri generi. Diciamo che ho imparato a non fermarmi ad un’apparenza troppo spesso ingannevole: ho letto romance splendidi, ho letto romanzi di formazione meravigliosi, storie distopiche, horror… insomma, seppure prediliga il giallo/noir e il thriller, mi sento molto eterogeneo.

              

Da dove nascono le tue storie? Elabori notizie che leggi o sono esclusivamente di fantasia? I personaggi dei tuoi libri sono stati ispirati da persone reali?

Rispondo per gradi. Quasi mai mi capita di elaborare notizie, i miei spunti arrivano dal quotidiano, da fatti apparentemente senza particolare ‘enfasi’. Te ne racconto uno: un’ambulanza a sirene spiegate che non riesce a passare perché una macchina – a sua volta – non riesce ad allargarsi per lasciare libera la carreggiata. Questo particolare – osservato in un giorno qualsiasi vicino a casa - mi ha fatto venire in mente il personaggio del ‘disturbatore di ambulanze’, ossia un soggetto che si diverte (per qualche motivo misterioso) a intralciare il percorso delle ambulanze e a ritardare i soccorsi. Sono un po’ folle, vero? E per i personaggi è lo stesso: il disturbatore di cui sopra ne è la prova, ma anche ‘l’ostentatore’, il protagonista del mio primo romanzo, nasce da una scena vissuta sul tram. E concludo dicendoti che le mie storie non nascono in maniera idilliaca o poetica; non sono uno che si ritira in campagna, lontano da tutto e da tutti, per cercare ispirazione nei boschi tipo eremita. Io creo storie tutti i giorni, mentre vado al lavoro o anche – te lo dico senza censure – mentre sono al bagno!

 

Hai solitamente una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione?

La mia unica scaletta da rispettare è la quotidianità: se ho una storia in testa, se decido di iniziare a scrivere, mi impongo di scrivere tutti i giorni. Anche mezz’ora al giorno. Senza lasciare interruzioni. Per il resto ho un file word con tutti i miei spunti e tutte le mie idee, ma non uso scalette particolari.

 

Ti è capitato sicuramente di presentare un tuo libro in pubblico. In quel frangente preferisci un moderatore che ti pone le domande “giuste” o preferisci lasciare far fare le domande direttamente al pubblico?

Guarda, ho avuto moderatori di ogni genere! E un paio di volte mi sono pure auto-moderato. Mi piace avere accanto una persona che riesca a coinvolgere il pubblico, mi piace a mia volta creare un coinvolgimento col pubblico, mi piace auto-presentarmi e interagire. Diciamo che sono bravo a improvvisare e che me la cavo in entrambe le situazioni, con o senza moderatore. Mi piace molto anche condividere il palco con altri colleghi, l’ho fatto e l’esperienza è stata fantastica.

 

Non può mancare nelle mie interviste una domanda sulle case editrici. Domanda forse un po’ scomoda per voi scrittori ma che ha me incuriosisce sempre molto. Vedo che per la pubblicazione delle tue opere ti sei sempre appoggiato a case editrici. Sovente piccole, indipendenti, anche se immagino molto ambiziose ed agguerrite. Perché questa scelta? Ritieni indispensabile per uno scrittore la presenza e l’appoggio qualificato di una casa editrice? Io sono un grande estimatore del self publishing, tu lo hai mai preso in considerazione? Come sei riuscito a farti pubblicare il tuo primo romanzo? Te lo chiedo perché molti scrittori che conosco non riescono proprio ad entrare nel giro delle case editrici benché siano autori di buonissimi romanzi. Loro li propongono ma spesso neppure ottengono una risposta.

Be’, la domanda è scomoda forse perché ogni autore ‘emergente’ avrebbe da dire la sua, e penso che non sarebbero sempre paroline dolci, rose e fiori. Anzi! Voglio risponderti subito così: Stefano Cirri è - ed è sempre stato – un grandissimo estimatore del self publishing. Stefano Cirri non ha MAI ritenuto il self una narrativa di serie B. O di serie C. Circa il 60% delle opere che legge Stefano Cirri provengono da lavori in self. E ti dirò di più: il self sarà proprio la mia prossima scelta, sia per l’immediato futuro sia per il 2024. Ma facciamo un passo indietro. Ho iniziato ignorando quasi l’esistenza del mondo dell’autopubblicazione, dunque mi sono lanciato alla ricerca di case editrici. E penso di aver avuto anche la mia dose di fortuna. Quando sono entrato un attimo nel grande ‘meccanismo editoriale’ ho capito la difficoltà di emergere, ho capito che un autore neo-pubblicato non può restarsene a braccia incrociate ad aspettare che la fama cada dal cielo. O meglio, può anche farlo, ma il libro resta lì. Resta a prendere acari e ragnatele. Io sono sempre stato un grande sostenitore dell’auto-promozione, ho sempre pensato che occorra muoversi, camminare, fare fatica, spendere energie, a volte spendere anche soldi… e sono soddisfatto di ciò che ho fatto finora. Mi ha fatto piacere cominciare questo percorso con una casa editrice, avrei forse potuto intraprendere la strada del self anticipatamente, forse addirittura con il mio terzo romanzo, ‘Le otto sagome’, ma per una serie di motivazioni ho scelto la casa editrice. E poi confesso che sì, ho pubblicato quattro libri con tre case editrici diverse. Mi piace cambiare aria, ogni tanto!

 

Iniziamo a parlare finalmente dei tuoi libri. Il primo fu L’ostentatore poi fu la volta de Il profanatore entrambi pubblicati da Mauro Pagliai editore. In seguito scrivesti Le otto sagome che era stato pubblicato da Porto Seguro. L’ultima tua opera pubblicata, peraltro appena uscita, è 95 decimi edito da CTL editore Livorno. La prima cosa che mi viene da dire dopo aver letto 95 decimi, l’ostentatore e Le otto sagome (non ancora concluso) è che c’è stata via via una trasformazione, sia nello stile sia nel genere. Mi sbaglio? Ci puoi spiegare questa “evoluzione”? Nel genere giallo, mistero, noir di 95 decimi ti senti più a tuo agio o è stato solo un “diversivo”?

Non solo non ti sbagli, ma anzi, sono felice che si sia vista un’evoluzione perché è esattamente questo che spero di far notare ai miei lettori. Sono nato come un giallista non convenzionale e libero dalle etichette (per quanto anche l’essere anticonvenzionale si possa ritenere un’etichetta!). Ho volutamente ‘creato’ delle storie svincolate da Commissari, poliziotti, indagini ufficiali, cadaveri ritrovati e quanto altro. Mi sono concentrato su vicende che potrebbero vivere le persone qualsiasi, come me. O come te. O come chiunque nella propria quotidianità. Poi ho voluto cambiare. Dopo tre libri sullo stesso filone ho deciso di tingere la mia scrittura di nero. Ho voluto oscurare la mia narrativa, cercando anche di ‘pungere’ il lettore con delle frasi che colpiscono. E che fanno ‘rumore’, tanto per restare in tema. Sono entrato in una dimensione più cupa in cui – devo confessarlo – mi sento pienamente a mio agio!

 

Io a questo punto mi concentrerei di più sul tuo ultimo lavoro. Raccontaci un po’ la trama. Incuriosiscici, facci venir voglia di leggerlo. Se posso esprimermi a me è piaciuto molto. Mi è piaciuta molto la figura del protagonista ed anche la storia narrata. Mi è piaciuto più di tutto come hai condotto per mano il lettore a conoscere piano piano la vicenda utilizzando sapientemente mistero suspence e sorprese.

Io ti ringrazio tanto dei complimenti! ’95 decimi’ è la storia della ricerca di un input, di una motivazione. La ricerca di un perché. Questa ricerca la intraprende un ex giocatore compulsivo – Marco – che è talmente orgoglioso di essere uscito dal tunnel del gioco da potersi permettere di strascicare i piedi a terra tutto il giorno, senza fare nulla, beandosi nella sua condizione di ospite a casa di Paolone, suo amico d’infanzia. Paolone il salvatore, Paolone la mamma chioccia che si prende cura di lui. Un giorno, il treno su cui Marco sta viaggiando ha un ritardo. Un ritardo lungo e quasi inspiegabile per una tratta come quella. Addirittura il treno fa retromarcia e ritorna alla stazione precedente. Tutto questo succede perché c’è un morto. Un suicida ha scelto la testa del treno per salutare questo mondo e per dare l’addio a tutto e a tutti. E questo suicidio scatena qualcosa nella testa di Marco: lui, che è stato un disperato, che ha chiesto soldi in prestito per rimetterli subito nella fessura della macchinetta, che aveva debiti, che HA debiti, che ogni tanto ha pensato anche di farla finita. Marco avverte una specie di empatia tra il suo dolore e quello del suicida. Ma il suicida era un dirigente d’azienda, fintanto che era in vita. Un pezzo – se non grosso – diciamo importante. E allora? La sinergia resta ugualmente, anzi, per certi versi aumenta. Cosa nascondeva di così pesante, il dirigente? Ha portato con se un segreto inconfessabile? Marco va a caccia della motivazione. In fondo si sente ‘ispirato’ da una figura del genere, da un disperato che ha scelto la testa del treno per abbandonare il palcoscenico in una maniera teatrale. E più va avanti nella sua personale indagine, più i SUOI fantasmi emergono. E sono fantasmi che fanno a botte con i fantasmi del suicida, ma fanno anche a botte con la SUA realtà. La realtà di Marco. Ogni giorno. La verità sul suicida verrà a galla solo nel finale, e farà emergere un Marco cresciuto. Che forse è cambiato per davvero.

 

Esiste un Marco anche nella tua vita che ti ha ispirato a scrivere questo romanzo o è un romanzo di pura fantasia?

Purtroppo o per fortuna esiste una parte di me che si identifica in Marco. Sono stato un giocatore compulsivo, nella vita, ne sono uscito tanti anni fa e questo mi ha portato a voler rielaborare e reinterpretare questa mia condizione. Marco è un ex giocatore compulsivo. Come me. Ho reso il personaggio di Marco molto più ‘drammatico’ rispetto alla mia realtà ma – allo stesso tempo – l’ho reso un po’ più libero. Libero di agire, libero dai legami, libero di scegliere. Libero di continuare a crogiolarsi in una sensazione di perenne vittoria senza sostanzialmente fare niente nella vita. Salvo poi sentirsi attratto da chi - come lui – ha vissuto la disperazione e l’angoscia.

 

Comune denominatore dei tuoi libri sono la toscana e la “toscanità” dei tuoi personaggi (che forse si comincia a perdere un po’ in 95 decimi). Rappresentano la tua coperta di Linus o potremo un giorno leggere un Cirri in trasferta?

La toscanità quella verace si perde in ’95 decimi’, è vero. Anche questo è un elemento di stacco tra i miei tre libri precedenti e quest’ultimo. Diciamo che ho sempre amato far emergere nei personaggi una certa frizzantezza, o simpatia – chiamala pure così! E confesso che la fiorentinità/toscanità è stata la mia coperta di Linus. Anzi, verosimilmente lo sarà ancora. Mi piace molto l’uso della terminologia ‘parlata’ nei dialoghi, per esempio; vedo che ha una buona resa e piace al lettore. Non posso negare di esplorare altri lidi, in futuro, ma nei miei prossimi libri direi che ci sarà ancora Firenze.

 

Progetti futuri? Stai già lavorando a qualcosa o ti stai godendo il momento? Ci sarà ancora Marco protagonista in una delle tue prossime opere?

Parto dalla fine. Ho scritto tutti romanzi autoconclusivi perché non ho mai pensato di dare continuità ai miei personaggi. Certe volte qualche lettore mi ha detto che sarebbe felice di rivedere Tizio o Caio in un altro libro, e sebbene l’idea mi abbia attraversato il cervello – di tanto in tanto – resto convinto che in futuro non ci sarà più un Marco. Forse ci sarà un nuovo ‘ostentatore’, al limite, ma abbastanza in là nel tempo. Per il resto ti dico che no, non mi sto soltanto godendo il momento! Ho in cantiere un racconto lungo per settembre, un giallo classico per il 2024 e un altro testo in editing di tipo ‘introspettivo-thriller-soprannaturale’, diciamo così. E sono tutti progetti che vedranno la luce in self.

 

Ultime due domande. Obbligatorie nelle interviste di Giallo e cucina. La prima: consiglia un libro, due o tre di un tuo collega/ghi che noi lettori non possiamo assolutamente perdere. La seconda: pensando ai protagonisti di 95 decimi quali sarebbero i loro piatti preferiti quelli che non mancherebbero mai in un loro pranzo ideale?

I miei consigli ‘libreschi’ sono obbligatoriamente nel ramo emergente, perché la mia filosofia è da sempre la condivisione. Non faccio fatica a consigliare la trilogia di Ferdinando Salamino, Lacryma + Cicatrici di Domenica Lupia, Viscera di Simone Volponi, Il bambino senza occhi di Massimiliano Agarico e La prigione delle favole sole di Carmen Trigiante. Sono ad oggi i miei cavalli di battaglia. Sulla seconda domanda ti dico che i protagonisti di ’95 decimi’ sono forse i meno indicati per parlare di cucina e di ricette! Però non faccio fatica a confessarti che invece ci sono dei piatti tipici che compaiono negli altri miei libri. Uno su tutti il lampredotto, nella ricetta fiorentina ‘semplice’ ossia bollito nel brodo vegetale, tagliato a pezzetti e condito con sale, pepe e nulla più.

Ti ringrazio della bella chiacchierata. Se vuoi puoi aggiungere qualcosa che magari ritieni importante far sapere ai lettori….

In primis sono io che ringrazio te e tutti voi di Giallo e cucina! Per me è stato un piacere e un onore. Voglio aggiungere solo una cosa. Da un po’ di tempo sono solito dare voce agli autori emergenti come me attraverso delle dirette Facebook. Sono iniziate in silenzio, piano piano, e adesso hanno un certo seguito. Non ho un blog, non ho un canale, non ho una rubrica fissa e periodica. Mi sono però messo nei panni di chi ha scritto un libro, e ho capito che abbiamo tutti piacere di raccontare cosa c’è nel libro, di cosa parla, come è nato, come funziona la scrittura… e nel mio spirito di condivisione cerco di dare spazio a tutti coloro che me lo richiedono. Senza distinzione alcuna di genere narrativo.

 

 

Di nuovo grazie. Complimenti ed a presto.

Consenso trattamento dati personali

Nota bene: Rispondendo alle domande di questa intervista viene dato il consenso alla sua pubblicazione sul blog Un libro di emozioni e sui social ad esso legati.

 

sabato 24 dicembre 2022

INTERVISTA A LILLI LUINI (speciale Andremo a mietere il grano)

 





Ciao Lilli, bentrovata e bentornata nello spazio interviste del blog Giallo e cucina. Grazie per aver accettato il nostro invito. Qualche tempo fa abbiamo già avuto modo chiacchierare approfonditamente dei tuoi libri e della tua scrittura. Per chi volesse leggerla trova l’intervista a questo link: https://gialloecucina.wordpress.com/2022/02/11/oggi-parliamo-con-lilli-luini/

Oggi invece parleremo (quasi) esclusivamente del tuo ultimo romanzo: Andremo a mietere il grano, uscito lo scorso mese di ottobre e pubblicato dalla casa editrice Il vento Antico. Partiamo senza altri indugi con la prima domanda.

La prima curiosità che ogni lettore che conosce i tuoi libri precedenti vuole soddisfare è sicuramente sapere perché questo tipo di romanzo. Mi spiego, Lilli Luini sia in coppia che singolarmente ha sempre scritto gialli, peraltro pregevolissimi. Adesso un libro di narrativa che parla di famiglia e di rapporti parentali. Come mai?

Questa è una storia che ho in mente da almeno dieci anni. Il raccontarla pian piano è diventata una necessità e sono contentissima di averlo fatto. Ma non significa che lascerò il poliziesco, tutt’altro, e non significa neppure che scriverò altri romanzi che parlano di rapporti familiari. Dipende da quel che si presenta nella mia testa. Del resto ho scritto anche due romance.

 

Raccontaci un po’ la trama del romanzo facci venir voglia di leggerlo.

Siamo in un piccolissimo paese del Varesotto (che ho inventato di sana pianta per evitare che qualcuno pensi di riconoscere questo o quello). Qui, dopo quarant’anni d’assenza, torna Mary – un tempo Maria Gabriella, detta Ella. Qui è cresciuta insieme alle sue sorelle Maria Pia e Maria Beatrice (la madre era monarchica e prendeva i nomi dai Savoia), in una famiglia di quella borghesia arricchita con un po’ di puzza sotto il naso. Qui sono arrivate molte famiglie dal Sud, alla ricerca di una vita migliore, trovando ostracismo e disprezzo. Quando Maria Pia si innamora di Michele, un bel ragazzo moro e lavoratore ma con l’imperdonabile colpa di essere calabrese, la vita prende una svolta da cui nessuno potrà tornare indietro. 
Non dico di più per non svelare…

 

Hai affrontato temi importanti e molto attuali anche se i fatti salienti che racconti appartengono alla metà degli anni sessanta. Purtroppo molti mal costumi dell’epoca non sembrano essere molto migliorati ai giorni nostri. Sono solo cambiati i destinatari di odiosi pregiudizi. Mi azzardo anche a dire che Andremo a mietere il grano è un romanzo in parte autobiografico non fosse per altro perché la protagonista è una fotografa come te. Raccontami la genesi di questa storia. Quando e come è nata?

Volevo parlare dell’immigrazione interna, di cui sembra che nessuno si ricordi più. Io ho una passione per la Storia, credo che sia la maestra meno ascoltata che esista eppure sarebbe la migliore. Quello che è accaduto in quegli anni ha molto da dirci riguardo a quel che sta accadendo ora, sia dal punto di vista sociale che da quello umano. Io non ho la pretesa di spiegare nulla a nessuno, tantomeno di insegnare la Storia. Mi limito a mettere sulla scena una storia con la esse minuscola, una storia che è frutto della mia fantasia ma che è ambientata in quel clima, in quel periodo e quindi sarebbe potuta accadere.
Mary è mia coetanea per un semplice fatto: dovevo guardare gli anni Sessanta con i suoi occhi attraverso i miei ricordi. Che fosse una fotografa l’ho deciso poco prima di iniziare la stesura vera e propria ma in comune con me ha solo quella passione, nata fin da bambina. Lei è una professionista, io una dilettante appassionata. La cosa più importante che condivide con me è la sua convinzione assoluta che le persone hanno tutte lo stesso valore, non importa dove sono nate o di che colore hanno la pelle. È fondamentale per l’intreccio, perché determina sia lo svolgimento dei fatti che lo sguardo.

 

È un romanzo che ha nelle donne le principali protagoniste: Ella, Titti, Lia, ma anche Laura, Elena, Mariolina, nonna Caterina e nonna Angelina ecc. Gli uomini rimangono un po’ sullo sfondo, subiscono la risolutezza delle mogli e delle madri un po’ per amore un po’ per codardia. Hai voluto fin dall’inizio dare questa impostazione al romanzo o via via che lo scrivevi i personaggi stessi ti hanno indicato la strada che avrebbero voluto percorrere?

I personaggi dei miei romanzi fanno sempre quello che vogliono loro. Diciamo che il mio sguardo sul mondo è molto influenzato dai miei studi di sociologia e dalla mia esperienza in psicologia. Per cui, se un personaggio come Elena fa, pensa e dice determinate cose, è necessario che chi ci sta attorno abbia un carattere, un comportamento che consente a lei di essere così e viceversa. I rapporti e le dinamiche interpersonali sono un mondo affascinante da studiare ma che ha delle regole. E queste regole sono uguali in tutti i tempi.
Comunque, se scrivi un romanzo ambientato in una famiglia, in un piccolo paese e negli anni Sessanta, gli uomini rimangono sullo sfondo perché erano sullo sfondo. Io ho un’amica che, quando era piccola, il sabato chiedeva chi fosse quel signore che faceva colazione con loro. Molti padri andavano al lavoro prima che i bambini si svegliassero e tornavano quando già dormivano. E le madri di fatto comandavano come dei generali.

 

Parliamo un attimo di Ella (Maria Gabriella) e Titti (Maria Beatrice). Due sorelle con caratteri opposti. Ribelle e ostinata la prima, empatica e accondiscendente la seconda. Le vere protagoniste sono loro. Parlacene un po’.

Ognuno nasce con una sua valigetta, in cui ci sono i rudimenti di quello che sarà. Questi semi, chiamiamoli così, vengono poi cresciuti dall’ambiente familiare e sociale, insomma dai caratteri di chi ci sta intorno e dalle dinamiche che si creano. La vecchia saggezza popolare lo dice in molti modi, se uno nasce tondo non morirà quadrato, per esempio. Titti era l’ultima di tre figlie. La madre non voleva nemmeno la seconda, figuriamoci la terza: queste cose i bambini le sanno d’istinto e Titti – i cui semi erano i geni del padre, un uomo arrendevole, incapace di opporsi - è cresciuta senza dare mai fastidio. Lo dice subito la nonna: dove la metti sta e non piange mai. Si sentiva tollerata se non dava problemi e così ha fatto per tutta la vita.
I semi di Ella erano diversi, erano i geni di nonno Carlo Bianchi e della zia Laura. In lei l’atteggiamento della madre agisce in senso opposto, le fa montare rabbia e ribellione, la rende determinata ad agire e a conoscere.

 

Questo non è un giallo, è chiaro. Ma le peculiarità che caratterizzano la tua scrittura ci sono tutte. Cinismo, realismo, coraggio, cura del prodotto. Le hai mantenute anche in questo libro di narrativa. Sono caratteristiche che hanno contribuito a farmi apprezzare tanto la tua scrittura. Ho definito questo romanzo un pugno nello stomaco perché racconta una storia dura a tratti drammatica dove tutti escono in qualche modo sconfitti. Anche se la vicenda non è reale è assolutamente verosimile, con un finale non banale ma coerente ed in linea con l’asprezza del racconto che ci dice che le azioni cattive si pagano anche solo col rimorso, perché la coscienza non ha pietà e non fa sconti.  Spesso la giustizia degli uomini non si compie ma il peso che grava sull’anima a volte è ancora più difficile da sopportare. È corretta la mia lettura? Tu attraverso questo romanzo cosa volevi trasmettere?

Correttissima. Come ho detto, io volevo solo raccontare una storia che poteva accadere, poi le somiglianze con il mondo attuale sono lì da vedere perché nulla cambia dell’animo umano e nemmeno gli errori cambiano. In uno dei primi capitoli, Titti dice alla sorella che le rondini hanno abbandonato i nidi e non sono più tornate. Ecco, è lo stesso per quel che è accaduto a loro, a Mary in particolare: il tempo non tornerà più, è andato, quel che volevi risolvere non l’hai risolto e con quel peso devi convivere. Una delle mie “prime lettrici”, che l’ha letto in bozza, avrebbe preferito un finale diverso. Ma, come giustamente hai rilevato tu, sarebbe stato banale e non solo, sarebbe stato inverosimile. Nella mia visione della narrativa, i finali sono come i caratteri dei protagonisti: devono avere una coerenza interna, devono far parte della storia e non ribaltarla.

 

Se vuoi puoi aggiungere qualcosa che ancora non abbiamo detto sul romanzo ma che ritieni importante.

Sì, tengo a sottolineare che di autobiografico in questo romanzo c’è solo quello che ho detto prima riguardo al clima sociale e a Mary e qualche personaggio minore – tipo la maestra Mariolina – costruito pensando a qualcuno che ho incontrato davvero. I Bianchi non assomigliano nemmeno lontanamente alla mia famiglia, se non per l’ostracismo ai meridionali che però era comune a gran parte delle famiglie settentrionali. Né ci sono episodi da me vissuti personalmente, sono stata molto attenta a evitare ogni commistione.

 

Ti ringrazio per la pazienza e la disponibilità. A presto e ancora complimenti.

Io ti ringrazio moltissimo e ringrazio tutti coloro che hanno letto questa intervista.