Quello che possiamo sapere – Ian
McEwan –
recensione a cura di Lilli Luini
Il romanzo si apre nel 2119. Tom
è un professore e ricercatore, il cui campo di competenza è la letteratura dal
1990 al 2030. Il mondo non è più quello che conosciamo. Un disastro provocato
dalla crisi climatica a cui è seguito una catastrofica inondazione nel 2045 ha
cancellato intere città e nazioni costiere. La Gran Bretagna è un arcipelago
che sta appena cominciando a rifiorirsi di flora e fauna, i collegamenti sono
difficoltosi, le biblioteche e gli archivi sono stati spostati sui monti.
In questo quadro Tom sta
ricercando un poemetto scritto nel 2014 dal noto poeta Francis Blundy in
occasione del compleanno della moglie Vivien. Lo ha letto quella sera, davanti
a lei e a un gruppo di amici quasi tutti letterati che ne hanno lasciato
memoria in lettere, diari e articoli di riviste, al punto che quella serata è
passata alla storia come Secondo Immortal Convivio, facendo l’eco al primo che
nel 1817 aveva riunito Wodsword e Keats.
Ma il poemetto non è mai stato
pubblicato e non ne è mai stata trovata traccia.
Basta questo a far capire che ci
troviamo di fronte a un romanzo altamente letterario, a cui bisogna dedicare
del tempo. La prima parte (circa metà libro), narrata in prima persona da Tom,
è densa di citazione, stralci di lettere e di diari (frutto della fantasia
dell’autore, è bene ribadirlo: stiamo leggendo un romanzo, non un saggio).
L’artificio narrativo di cui si
serve McEwan è al tempo stesso evidente e geniale: guarda noi e il nostro tempo
dalla distanza di un secolo. In questa prima parte ci sorprende vedere che cosa
è diventato il nostro mondo (ma l’autore ci ha tenuto a sottolineare che non si
tratta di un romanzo profetico, ma semplicemente di uno scenario possibile).
Se il passato non ci aveva annientati, ne eravamo
comunque terrorizzati. Il nostro traguardo più alto era non essere in guerra.
Non bastava raccontare a noi stessi che adesso i mari erano più puliti, e la
vita vi stava facendo ritorno, e che le nostre isole sotto la luce giusta
apparivano belle e lussureggianti. Tutto questo non dipendeva da un
comportamento virtuoso. Era il risultato del crollo della civiltà. Ogni volta
che gli esseri umani si fanno da parte, il resto del mondo vivente torna pian
piano a fiorire.
La ricostruzione ex post della
cena del 2014 si interseca con la narrazione del presente di Tom nonché sulla
sua visione dei nostri anni dalla distanza di un secolo:
Era come se masse di sprovveduti medievali avessero
fatto irruzione nella modernità, precipitandosi verso il teatro sbagliato per
salire sul palcoscenico sbagliato. Nella ressa frenetica, orribili segreti di
stato venivano allo scoperto, l’infanzia di molti finiva devastata, la
reputazione di persone rispettabili era compromessa, e una banda di idioti
logorroici assurgeva agli onori del mondo.
Piano piano, prende sempre più vigore
la figura di Vivien, la moglie del poeta, che diventerà indiscussa protagonista
della seconda parte. E anche qui, quando cominciamo a leggere queste pagine,
non dobbiamo chiederci cosa diavolo c’entra e perché un cambio di narratore ed
epoca così radicale. Bisogna aspettare la fine per chiudere il cerchio e capire
che, attraverso il racconto di Vivien, McEwan ci porta a una riflessione
profonda non solo sui sentimenti, sulla complessità dell’animo umano ma anche e
soprattutto su “quello che possiamo sapere” degli altri, delle loro vite. Man
mano che la seconda parte prosegue, noi facciamo i conti con tutta la
costruzione che ci eravamo fatti leggendo la prima: per me è stato incredibile
scoprire come non mi sia fermata a ciò che ha scritto Tom di Blundy e Vivien,
ma mi sia fatta un film del loro matrimonio e del loro rapporto. Scoprirmi con
un pugno di mosche in mano è stata un’esperienza interessante.
Che dire della scrittura di
McEwan? Spettacolare come sempre, fluida, semplice e ricchissima al tempo
stesso, con una padronanza assoluta di una narrazione che sfocia spesso in
digressioni e che spazia nel tempo. Mai didascalico, sempre pronto a suscitare
domande, riflessioni infinite.
Fantastica la chiosa con cui
chiude il libro:
I lettori eventualmente interessati sono pregati di
tener presente che nulla che abbia a che fare con questo romanzo è sepolto da
nessuna parte.
anno di pubblicazione: 2025