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venerdì 15 maggio 2026

ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE

 




Alla ricerca delle coccole perdute - Giulio Cesare Giacobbe -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È il mio terzo "viaggio evolutivo" con il prof. GIACOBBE, e ancora una volta torno a casa "piena"!

Questa volta ho percorso un cammino di auto-consapevolezza in grado di sbloccare ristagni psicologici passando dalla dipendenza infantile all'autonomia affettiva.

"Alla ricerca delle coccole perdute" è più di un saggio breve di psicologia evolutiva di

212 pagine. È uno strumento di auto-analisi rapido e pragmatico.

Il metodo del professore ha uno stile estremamente schematico, breve e può essere considerato un ottimo punto di partenza.

Non ha la pretesa di sostituire una terapia, ma offre un "input brillante", accessibile ed immediato per innescare il cambiamento.

L'autore seziona la personalità in quattro fasi - bambino, adulto, genitore e il saggio - e, con un linguaggio semplice, diretto, per niente accademico, analizza le nevrosi e l'infelicità della società contemporanea.

Spiegando come il ristagno in una di queste fasi impedisca una reale maturazione affettiva e sociale e la felicità.

Tra queste pagine ho trovato diversi suggerimenti preziosi su come superare determinati blocchi.

Ad esempio, su come attivare la personalità genitoriale attraverso gesti quotidiani di responsabilità verso gli altri, 

offrendo una mappa interiore che mi ha permesso di guardarmi dentro più di quanto avrei immaginato.

Il focus del libro è chiaro per me: forse siamo tutti "ricercatori di coccole perdute" che, come consumatori esasperati, cercano protezione ovunque (oggetti, persone, relazioni tossiche), rifiutando la fatica di crescere.

Questo libro aiuta ad abbattere quella resistenza, attraverso un percorso di crescita personale autentico, semplice e accessibile.

Mostrando che la vera svolta avviene quando diventiamo noi stessi punti di riferimento, capaci di offrire cura agli altri, anziché limitarci solo a pretenderla.

 

genere: saggio

anno di pubblicazione: 2012

pagine: 212

editore: Ponte alle Grazie



martedì 3 febbraio 2026

QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE

 




Quello che possiamo sapere – Ian McEwan – 

recensione a cura di Lilli Luini

 

Il romanzo si apre nel 2119. Tom è un professore e ricercatore, il cui campo di competenza è la letteratura dal 1990 al 2030. Il mondo non è più quello che conosciamo. Un disastro provocato dalla crisi climatica a cui è seguito una catastrofica inondazione nel 2045 ha cancellato intere città e nazioni costiere. La Gran Bretagna è un arcipelago che sta appena cominciando a rifiorirsi di flora e fauna, i collegamenti sono difficoltosi, le biblioteche e gli archivi sono stati spostati sui monti.

In questo quadro Tom sta ricercando un poemetto scritto nel 2014 dal noto poeta Francis Blundy in occasione del compleanno della moglie Vivien. Lo ha letto quella sera, davanti a lei e a un gruppo di amici quasi tutti letterati che ne hanno lasciato memoria in lettere, diari e articoli di riviste, al punto che quella serata è passata alla storia come Secondo Immortal Convivio, facendo l’eco al primo che nel 1817 aveva riunito Wodsword e Keats.

Ma il poemetto non è mai stato pubblicato e non ne è mai stata trovata traccia.

Basta questo a far capire che ci troviamo di fronte a un romanzo altamente letterario, a cui bisogna dedicare del tempo. La prima parte (circa metà libro), narrata in prima persona da Tom, è densa di citazione, stralci di lettere e di diari (frutto della fantasia dell’autore, è bene ribadirlo: stiamo leggendo un romanzo, non un saggio).

L’artificio narrativo di cui si serve McEwan è al tempo stesso evidente e geniale: guarda noi e il nostro tempo dalla distanza di un secolo. In questa prima parte ci sorprende vedere che cosa è diventato il nostro mondo (ma l’autore ci ha tenuto a sottolineare che non si tratta di un romanzo profetico, ma semplicemente di uno scenario possibile).

 Se il passato non ci aveva annientati, ne eravamo comunque terrorizzati. Il nostro traguardo più alto era non essere in guerra. Non bastava raccontare a noi stessi che adesso i mari erano più puliti, e la vita vi stava facendo ritorno, e che le nostre isole sotto la luce giusta apparivano belle e lussureggianti. Tutto questo non dipendeva da un comportamento virtuoso. Era il risultato del crollo della civiltà. Ogni volta che gli esseri umani si fanno da parte, il resto del mondo vivente torna pian piano a fiorire.

La ricostruzione ex post della cena del 2014 si interseca con la narrazione del presente di Tom nonché sulla sua visione dei nostri anni dalla distanza di un secolo:

 Era come se masse di sprovveduti medievali avessero fatto irruzione nella modernità, precipitandosi verso il teatro sbagliato per salire sul palcoscenico sbagliato. Nella ressa frenetica, orribili segreti di stato venivano allo scoperto, l’infanzia di molti finiva devastata, la reputazione di persone rispettabili era compromessa, e una banda di idioti logorroici assurgeva agli onori del mondo.

Piano piano, prende sempre più vigore la figura di Vivien, la moglie del poeta, che diventerà indiscussa protagonista della seconda parte. E anche qui, quando cominciamo a leggere queste pagine, non dobbiamo chiederci cosa diavolo c’entra e perché un cambio di narratore ed epoca così radicale. Bisogna aspettare la fine per chiudere il cerchio e capire che, attraverso il racconto di Vivien, McEwan ci porta a una riflessione profonda non solo sui sentimenti, sulla complessità dell’animo umano ma anche e soprattutto su “quello che possiamo sapere” degli altri, delle loro vite. Man mano che la seconda parte prosegue, noi facciamo i conti con tutta la costruzione che ci eravamo fatti leggendo la prima: per me è stato incredibile scoprire come non mi sia fermata a ciò che ha scritto Tom di Blundy e Vivien, ma mi sia fatta un film del loro matrimonio e del loro rapporto. Scoprirmi con un pugno di mosche in mano è stata un’esperienza interessante.

Che dire della scrittura di McEwan? Spettacolare come sempre, fluida, semplice e ricchissima al tempo stesso, con una padronanza assoluta di una narrazione che sfocia spesso in digressioni e che spazia nel tempo. Mai didascalico, sempre pronto a suscitare domande, riflessioni infinite.

Fantastica la chiosa con cui chiude il libro:

 I lettori eventualmente interessati sono pregati di tener presente che nulla che abbia a che fare con questo romanzo è sepolto da nessuna parte.


anno di pubblicazione: 2025

 


venerdì 9 gennaio 2026

UN DRAGO A FORMA DI NUVOLA

 



Un drago a forma di nuvole – E. Scola, I. Milazzo -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Dopo aver visto il film "Il materiale emotivo", ho acquistato il grafic novel

da cui tutto è partito.

Il titolo, una calamita per me! Ho pensato alla forza dell'effimero, del fugace, dell'inafferrabile.

Non è solo un libro, è un'esperienza artistica, cinematografica.

Ho amato come la fragilità dell'acquerello abbia dato sostanza poetica ed emotiva ad ogni singola illustrazione trasformandola in un'esperienza sensoriale profonda.

Una libreria a Parigi, la mia destinazione letteraria.

In quelle 103 pagine, il tempio sacro delle parole mi è apparso come un mausoleo.

Perchè Pierre ha rinunciato alla sua vita sociale per accudire la figlia paralizzata da anni.

Ed è come imprigionato in un monologo interminabile senza via d'uscita che si ripete tutti i giorni.

E ciò in quanto le sue parole si infrangono nel mutismo selettivo della figlia.

Mi ha colpito la performance del paradosso comunicativo.

Più il padre parla, parla parla e meno comunica con la figlia che invece è un fiume di pensieri.

Ma è la dimensione immaginaria in cui egli vive insieme alla figlia oltre i confini della realtà che rapisce totalmente la mia attenzione.

Quello spazio intimo che solo la lettura ad alta voce di un libro sa creare.

In quell'atmosfera chi legge e chi ascolta vivono e comunicano come sospesi nel tempo.

Mi sono chiesta più volte chi fosse quel Drago!?

Lei? L'immaginazione? I libri? O La connessione tra i tre elementi!?

Il momento più suggestivo è stato l'arrivo turbolento di una giovane donna in libreria.

Perchè quel monologo triste si è trasformato in un tumulto condiviso di idee, parole, sentimenti e gioia.

Una vera e propria catastrofe luminosa che ha condotto Pierre a riflessioni profonde sul suo futuro e quello della figlia.

È stato uno di quei viaggi intimi che lasciano un sapore dolce amaro e diversi interrogativi.

Ho riflettuto sull'AMORE come atto di fedeltà estrema; sui SACRIFICI che i genitori fanno per i figli;

sui LIBRI, quale rifugio, cura e nuovo vocabolario quando la realtà e le parole falliscono;

ma più di ogni altra cosa, ho pensato al SILENZIO come espressione comunicativa del linguaggio supremo dell'ESSERE.


genere: fumetti

anno di pubblicazione: 2020

 


mercoledì 26 novembre 2025

FAHRENHEIT 451

 




Fahrenheit 451 – Ray Bradbury -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

" Fahrenheit 451 "è un romanzo visionario, scritto a metà del 1900 dallo scrittore americano Ray Bradbury; ambientato in un futuro prossimo, sicuramente ispirato dai roghi di libri avvenuti in Germania durante il periodo na#ista, parla di una realtà distopica (ma purtroppo molto vicina alla nostra attualità) dove la gente viene convinta che i libri siano portatori di falsità e messi al bando, vietati: a chiunque ne verrà trovato in possesso, gli verrà bruciata la casa e saranno proprio i pompieri a farlo. In questo mondo i pompieri non sono l'organizzazione che noi conosciamo, non sono eroi che ogni giorno mettono in pericolo la propria vita per salvare la nostra; un mestiere intrinseco di altruismo e solidarietà come quello del vigile del fuoco, viene dirottato e incanalato verso la distruzione della conoscenza: ad ogni segnalazione partirà una pattuglia e dalle loro pompe usciranno lingue di fuoco che bruceranno case e libri di chi non avrà rispettato le regole; da qui il nome del romanzo: 451 gradi fahrenheit è la temperatura a cui brucia la carta. Le case si riempiono di schermi che proiettano realtà distorte, fittizie, sciocche, cercando di non far pensare alla gente ai problemi reali del mondo, chiudendola dentro una bolla... Vi ricorda qualcosa di attuale? Ma perché tutto questo? Perché un popolo che non legge, che non studia, che non si informa, è formato da persone ignoranti, che credono a tutto ciò che gli viene detto e che quindi è facilmente manipolabile.

E i pochi che si oppongono vengono scovati e puniti. Fino a che uno dei pompieri, Guy Montag, protagonista della storia, non inizia a dubitare del proprio ruolo, dopo l'incontro con una stravagante ragazza, che gli mostra il mondo da un punto di vista differente. Da qui inizia la sua ricerca della verità attraverso la lettura di alcuni libri e di altri dissidenti. Ci saranno persone che cercheranno di ostacolarlo, sua moglie per prima, felice della sua vita dentro le mura di casa, in compagnia delle persone virtuali degli schermi e della finta gioia che dà la stoltezza.

Altro tema attuale del romanzo è la velocità con cui la gente vive: velocità utilizzata come fonte di adrenalina e quindi di felicità; una vita vissuta di corsa per poter essere sempre su di giri, ma nella quale nessuno alza gli occhi per ammirare le stelle. Anche questo non vi ricorda il nostro presente? Ho amato e divorato questo libro perché tratta temi fondamentali e contemporanei, come la cultura, l'ignoranza, la manipolazione e la ribellione. Guy apprenderà dall'uomo che lo aiuterà durante il suo viaggio alla ricerca della verità un insegnamento essenziale: “la prima cosa di cui abbiamo bisogno è la qualità dell'informazione; la seconda cosa è il tempo per riflettere; la terza è il diritto di compiere azioni basate su quello che impariamo dall’interazione tra le prime due” Quanta verità in questa frase?! Fahrenheit 451 è uno di quei romanzi che quando li leggi ti cambiano il modo di vedere il mondo... Ti cambiano un po' la vita...
“BRUCIALI TUTTI E POI BRUCIA LE CENERI”




venerdì 1 agosto 2025

CAVALCARE LA PROPRIA TIGRE

 




Cavalcare la propria tigre – Giorgio Nardone -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non si nasce artisti, lo si diventa coltivando i propri talenti, spingendosi oltre i propri limiti".

Dopo aver letto questo libro mi sono soffermata sul significato del termine più potente e rivoluzionario di sempre.

"ERESIA" significa "scelta".

L'Eretico è la "pecora nera", il diverso, colui che ama la ricerca della verità e la mette al servizio degli altri.

Egli è un innovatore, uno che va oltre le tradizioni, che esprime una "opinione diversa" e mette in discussione pubblicamente una "verità assoluta".

La storia ci insegna che tale termine ha avuto anche una connotazione negativa. Tanto da essere considerata persino un delitto.

È l'eresia uno dei motivi che mi fanno amare senza misura la lettura.

Attraverso Essa abbiamo la possibilità di SCEGLIERE, di coltivare la nostra abilità di pensare e agire al di là dell'ordinario e delle "verità preconfezionate".

Questo libro pone le basi per chi vuole viaggiare verso la totale libertà di pensiero, immaginazione e scelta.

È un saggio divulgativo sulla comunicazione e il problem solving strategico, applicabile a qualsiasi tipo di attività: relazionale, lavorativa, manageriale, artistica, sportiva, scientifica.

Il messaggio del libro è chiaro la saggezza e l'intelligenza strategiche dovrebbero essere coltivate ed esercitate quotidianamente e senza tregua.

In questo viaggio culturale ho avuto modo di assaporare gli stratagemmi per approfondire tali abilità attraverso l'arte greca dell'astuzia, l'arte cinese della guerra e quella della retorica della persuasione.

Lo studio di queste affascinanti arti senza tempo permette agli esseri umani di superare gli ostacoli con eleganza e leggerezza, ma soprattutto di "cavalcare la propria tigre" attraverso soluzioni semplici, prendendo spunto dalla natura e dagli animali.

Nel libro è citata una bellissima frase di Gandhi: "Sii quello che vorresti che il mondo fosse".

Ciò significa che dobbiamo solo imparare ad essere la migliore espressione di noi stessi, perché infondo non esiste alcuna magia, alcun trucco, o segreto.

È attraverso le abilità, i nostri talenti coltivati, le virtù, le conoscenze acquisite e l'esercizio quotidiano che miglioriamo la nostra essenza e possiamo produrre effetti straordinari in tutti gli ambiti della nostra vita.

 
genere: self-help

anno di pubblicazione: 2003


venerdì 18 luglio 2025

LE SETTE LEGGI SPIRITUALI DEL SUCCESSO

 




Le sette leggi spirituali del successo – Deepak Chopra –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non c'è una via alla gioia: la Gioia è la via" (Thich Nath Hanh)

"Il passato è storia, il futuro è un mistero e questo momento è un dono. Ecco perché viene chiamato presente".

Questo libro fornisce delle pillole di endorfine che una volta ingerite creano dipendenza.

Frasi semplici, accessibili a tutti.

Frasi Rivoluzionarie.

Alcune più di altre.

Ogni desiderio pianta un seme dentro di te.

Ogni seme, promessa di migliaia di foreste.

Affascinata da questa filosofia orientale, ho letto il libro tutto in un fiato in uno stato di totale estasi.

Poi, dopo aver avidamente divorato ogni parola, mi sono soffermata sui principi che regolano la crescita personale attraverso la connessione di mente, corpo e spirito.

Le sette leggi spirituali del successo propongono una mappa mentale, concettuale, del benessere che va oltre il materialismo e che deriva dall'armonia dell'universo, la comunione con la natura, dalle nostre abilità nascoste, dalla meditazione quotidiana.

È un invito a sognare, a scrivere righe di noi stessi e dei nostri desideri, a scoprire i nostri talenti e assecondare la nostra creatività, a vivere abbracciando la saggezza dell'incertezza, a prendere coscienza del presente andando oltre il passato, ma soprattutto, ad essere liberi da ogni condizionamento!

Alla fine del libro è previsto un programma di 4 settimane. Una regola ogni giorno.

Ho scoperto nuovi punti di osservazione del mondo, dove i problemi diventano occasioni di crescita. I sogni, foreste infinite di possibilità.

Prima di passare ad un'altra lettura e un altro viaggio culturale, mentre intorno regna il caos, mi siedo in riva al mare per contemplare: il tramonto, il presente e quello spazio, quasi magico, che alberga tra i pensieri.


anno di pubblicazione: 2019

 


venerdì 11 luglio 2025

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI E GODERSI LA VITA

 




Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita- G.C. Giacobbe - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Vecchio paradosso di Zenone di Elea diceva che se il tempo scorre il tempo non esiste, perché l'istante non potendosi fermare non c'è: appena comincia è già finito".

È stato un viaggio veloce, inaspettato, irrazionale.

Ho esplorato i meandri della mente umana attraverso una scrittura semplice, diretta, ironica e un pò fuori dalle righe.

Il libro non è solo un manuale tascabile di psicologia.

È molto di più.

Un saggio pieno di suggerimenti pratici, di metafore, esempi, riferimenti (anche ironici) a tecniche psicologiche orientali - quali quelle buddiste, zen e yogistiche - 

per prevenire le nevrosi, i circoli viziosi che conducono a stress, ansie e pensieri negativi, ma soprattutto a inevitabili seghe mentali.

Molto interessante il suo punto di vista.

Il pensiero come risposta alla memoria, come metodo al pari del sogno per allentare la tensione "elettrica" creata nel cervello.

Il testo comunque è un invito a pensare meno, a godersi la vita, a ridere e soprattutto ad imparare a distinguere cosa è reale da ciò che non lo è.

Ho apprezzato la spiegazione e il suggerimento dell'uso dei mantra per uscire da circoli viziosi della mente.

Della tecnica dell'osservazione passiva, del respiro profondo e soprattutto della "presenza mentale" come metodo per acquisire "consapevolezza" di ciò che accade fuori o dentro di noi.

È stato un viaggio quasi onirico per certi aspetti, specie nell'ultimo capitolo.

Dove con un dialogo più intimo, profondo, quasi poetico, questo brillante professore racconta gli "incontri" e ci fornisce un perfetto esempio di osservazione, accettazione, consapevolezza del mondo che ci circonda.


genere: altro

anno di pubblicazione: 2012

 


giovedì 22 agosto 2019

SANGUE SPORCO




SANGUE SPORCO E. Aragona
Un libro che mi ha attratto da subito fin da quando Amazon me lo ha proposto come lettura consigliata (era maggio). Non so cosa mi abbia colpito di più; forse la copertina, forse la sinossi, che evocava le storie raccontate nei suoi libri (principalmente Il rumore dei tuoi passi e Quella vita che ci manca) da
Valentina D’Urbano che io amo moltissimo. Fatto sta che appena sono riuscito ho letto, con molta curiosità, questo romanzo scritto da Enrica Aragona ed edito da Corbaccio dal titolo Sangue sporco. Protagonisti della storia sono gli abitanti di un quartiere di Roma, Isola nuova, che è, citando l’autrice, un “agglomerato urbano a sud di Roma che iniziava dove la città finiva, era ancora, un cantiere a cielo aperto ingombro di terrificanti scheletri di cemento e stradine senza uscita, tutte da asfaltare”. Il libro inizia raccontando di una famiglia, i Guarino, a cui viene assegnata una casa popolare al quadrilatero 3, un posto fatiscente ancora prima di essere terminato. Qui la famiglia vivrà nel più assoluto degrado morale (padre assente, matrigna brutalmente manesca). Insieme alla loro, tante altre storie di vite sconfitte dalla povertà e dall’ignoranza. Scilla Guarino è la protagonista e la voce narrante del romanzo, viviamo insieme a lei la sua storia da quando piccolissima è giunta all’Isola nuova fino all’età adulta: la sua amicizia con Renata, con Natalina e con tutti gli altri abitanti del quartiere. Le drammatiche vicende che si intrecciano alla sua difficile esistenza nella quale ha vissuto amori sbagliati ed esperienze sconvolgenti fino alla decisione che ad un certo punto è costretta a prendere. Ora il suo presente è fatto di un lavoro, di una nuova casa e di una figlia (senza padre) ma non può dimenticare le persone ed i luoghi in cui è cresciuta. La storia è condotta in prima persona, su due piani temporali: Scilla da giovane, anni ‘80 e Scilla adulta anni 2000. Il libro di Enrica Aragona ricorda l’atmosfera di degrado dei primi romanzi della D’Urbano ma attenzione non ne imita lo stile perché la sua scrittura ha una propria personalità, un proprio modo di analizzare vite borderline; anzi la sua è più dura, più cinica, un vero pugno nello stomaco. Una sorta di ansia agita il lettore perché anche i dialoghi e le immagini, che evocano le sue descrizioni, sono di forte impatto emotivo. Questo romanzo però non ha nulla di eccessivo anzi fotografa in modo spietato la realtà, perché purtroppo queste “isole” nelle nostre città esistono veramente. Quartieri dormitorio senza servizi, senza assistenza dove domina il degrado e l’abbandono. Enrica Aragona dipinge un quadro desolante ma vero. Aspro e doloroso, ma senza enfatizzare. Non ce n’è bisogno. La speranza di uscire indenni da questi posti non esiste, si rimane comunque indelebilmente segnati e ad un certo punto l’unico modo per salvarsi è scappare. Rendersi conto che vivere è un’altra cosa e cercare un riscatto, tanto necessario quanto doveroso. Un libro bellissimo, un romanzo che merita, nella mia personalissima classifica, il massimo dei voti. Complimenti all’autrice. Chi etichetta questo romanzo come un romance a parer mio a capito poco o nulla. Consigliatissimo.
valutazione: ottimo
genere: altro