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lunedì 29 giugno 2026

VENERE PRIVATA

 




Venere privata – Giorgio Scerbanenco –

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La storia si apre con Duca Lamberti, ex medico radiato dall’Ordine e appena uscito dal carcere dopo aver praticato un’eutanasia su una paziente terminale. Un ricco industriale gli chiede di aiutare il figlio Davide Auseri, un giovane che da mesi è sprofondato nell’alcolismo e nella depressione dopo la misteriosa e prematura morte di una  donna. Sembra inizialmente una banale vicenda sentimentale che si trasforma presto però in un’indagine sempre più complessa. Lamberti si addentra così in un mondo fatto di prostituzione d’alto bordo e illusioni infrante, il volto più oscuro della società milanese.

Al centro del romanzo c’è soprattutto l’umanità dei personaggi, descritti con uno sguardo lucido e privo di sentimentalismi.

Duca Lamberti è animato da un forte senso di giustizia e da una profonda compassione per chi soffre.

Aleggia su tutta la storia una riflessione sulla solitudine, sull’emarginazione e sulle conseguenze delle scelte umane.

Si potrebbero voler dire molte più cose su uno dei romanzi più famosi di questo straordinario scrittore, che non ha certo bisogno di qualcun altro che incoraggi il lettore a leggere i suoi meravigliosi romanzi. Sappiamo ormai tutto. Eppure ci troviamo ancora oggi, a distanza di anni, a volerne parlare. Questo grazie alla profonda umanità di cui sono intrise le sue storie, piene di sincerità, talmente oneste. Non sono romanzi ruffiani, i suoi, ben lontani dalla narrativa contemporanea, in cerca di consenso, quella che popola spopola sugli scaffali delle librerie oggi, che vuole leccare a tutti i costi i piedi al lettore, commuoverlo con inutili sentimentalismi e rievocazioni di storie ambientate in un passato commercialmente edulcorato.

Insomma, quando la me lettrice entra in crisi, la cura è sempre e solo una: Scerbanenco. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 1966

pagine: 256

Editore: La nave di Teseo


domenica 28 giugno 2026

LA BALLATA DI SANT'ILARIO

 




La ballata di Sant'Ilario - Giancarlo Vitagliano -

recensione a cura di gino campaner

 

📖Spiccioli di trama: il criminologo Milo Severi rientrando a Napoli subisce un grosso danno alla sua auto nel parcheggio di un autogrill. È costretto a ricorrere alle "cure" di un meccanico ed il piu vicino è nel paese di Porto Sant'Ilario. Arriva nel bel mezzo di un'alluvione che sarà concausa di numerosi contrattempi.... 

 

🔥Punto di forza: sicuramente i personaggi: Milo, Casimiro, Sofia, Dante, Elmo. Un'infinità di protagonisti, tutti ugualmente importanti, tutti partecipi nel rendere l'atmosfera di forte sospetto. Grazie alla loro empatia rimangono a lungo nella memoria. 
Ma anche la storia: verosimile, coinvolgente, dinamica. Si legge con piacere. 



🙁Punto debole: per gli amanti delle emozioni forti qui non troveranno grande soddisfazione. Sorprese, una spruzzata di suspense, ma poco pathos. 



🏁Finale: il mistero viene risolto e ciò che verrà fuori dall'indagine di Milo sarà molto sorprendente. Non tutto andrà a buon fine. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Mi sono divertito. Romanzo piacevole. Questo è il giudizio finale se devo esprimere un parere netto su questo romanzo. Sull'autore devo necessariamente sospendere il giudizio. Non me ne voglia Vitagliano. Ho tutta l'intenzione di approfondire la sua "conoscenza" leggendo altri suoi romanzi. Credo che, a ritroso, continuerò ancora a leggere le indagini di Milo. Anche se i romanzi con protagonista il criminologo fanno parte di una serie (siamo gia al quarto capitolo) e sapete come la penso a riguardo. Leggere, come in questo caso, il quarto capitolo (l'ultimo) di una serie è un po’ come salire su un treno in corsa. D'accordo che i romanzi sono tutti indipendenti uno dall'altro per quanto riguarda le inchieste ma i personaggi principali al quarto capitolo hanno avuto tutti un'evoluzione rispetto al primo. Hanno tutti una storia che se non si conosce si fa fatica a capirne le nuove dinamiche.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 252

editore: Homo Scrivens

 


venerdì 26 giugno 2026

UOVA FATALI

 




Uova Fatali – Michail Bulgakov -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Si sa che gli uomini diventano migliori, in grembo alla natura".

Ma cosa succede quando essi vogliono governarla?

La fine del mondo raccontata in sole 73 pagine.

Sono stata rapita dalla copertina e dal titolo del libro che spiccava tra tanti volumi di una bancarella.

Ho fantasticato molto su queste misteriose uova fatali ancor prima di iniziare la mia avventura.

Immaginate la mia faccia quando, girando il libro sottosopra, ho scoperto che conteneva un'altra storia di Bulgakov che vi racconterò il seguito.

Un viaggio nella Mosca dell'aprile 1928 mi ha portato a conoscere il geniale zoologo Vladimir Ipatievič Persikov e la sua scoperta scientifica: un raggio "rosso" capace di accelerare la crescita cellulare.

Quella che sembrava essere un'invenzione straordinaria, però, si trasforma in un horror fantascientifico apocalittico, ma anche in una satira politica quasi comica sulla cecità del potere.

Infatti i politici pensano di usare il progresso per governare la natura, per poi restare vittime della loro stessa arroganza.

Ho atteso trepidante lo schiudersi di quelle uova per scoprire quale mostruoso essere ne sarebbe uscito fuori.

La scrittura cinematografica e visionaria mi ha trascinata nel caos, come dentro una pellicola in bianco e nero di un vecchio film di fantascienza.

Mi ha lasciato un'unica certezza: quella di un ciclo mitologico destinato a ripetersi, incarnato perfettamente nell'archetipo di Prometeo.

L'illusione immortale di poter governare la vita, racchiusa nel fragile guscio di un uovo che annuncia l'apocalisse.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1925

pagine: 102

editore: edizioni Clandestine

LA FINESTRA SBAGLIATA - SCRITTORE O INFLUENCER -

 



Scrittore o influencer 

 

Qualche tempo fa, una persona con cui ho avuto un alterco virtuale, mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere.
Ha concluso la sua arringa dicendo che ricevo solo 30 like al giorno, pur fregiandomi di scrivere.

Se non mi avesse frattanto bloccata, le avrei risposto che uno scrittore è cosa diversa da un influencer, per grazia di Dio, e che oggi come oggi non avere molto seguito può essere – non dico necessariamente sintomo di indipendenza morale – ma molte volte condizione unica per una visione lucida delle cose che consenta un margine vitale di libertà… sì, insomma, che consenta di non dover fare il coro alle varie espressioni del potere solo per gratificare il proprio pubblico.

Ma poi mi sono resa conto che aveva ragione. Oggi si misura uno scrittore dal numero di like sui social e si acquista il libro di autori che a loro modo “influenzano” – poco importa se lo fanno “di mestiere” o se alla capacità di scrittura hanno affiancato quella di esporsi e avere un seguito. Entrambe le cose, però, hanno sempre un prezzo. Tuttavia è un prezzo che spesso viene pagato volentieri, perché le persone hanno bisogno di sentirsi parte di una squadra percepita come vincente, di avere il libro di quella persona in casa, senza necessariamente leggerlo, per poter dimostrare uno status, come prima accadeva con l’ultimo modello di frullatore o con l’automobile.

Da lettori a consumatori, da romanzo a bene di consumo.

Anche io, nel mio piccolo, ho dovuto imparare linguaggi non miei. Ero sempre all’ultimo posto, negata per qualunque tipo di esibizione, da bambina diventavo bordeaux se solo mi veniva rivolta la parola.
Per questo mio temperamento non mi sono esposta prima con la scrittura. È inutile dire che se il testo vale si fa strada da solo. Non è vero. Se non ti esponi in qualche modo, se non hai un seguito, piccolo o grande che sia, nessuno potrà mai nemmeno accorgersi del testo e quindi scoprire se abbia qualche requisito o no.
Se poi si nasce in contesti socio culturali svantaggiati questo è ancora più vero.

Crescendo, ho cercato di cogliere il lato positivo di tutto questo. Sto imparando ad espormi senza rinunciare mai ai miei bisogni profondi, perché desidero che ogni passo converga con la mia natura.
Mi sto anche divertendo: parlare in pubblico, fare delle letture, rispondere a delle interviste.
Resta il fatto che non sono mai a mio agio e che anche lo fossi, si tratterebbe al più di una qualità suppletiva, non sarebbe di certo questo il metro per considerarmi una brava scrittrice.
Non di rado, per sentire bene, per sentire meglio, ho dovuto ritrarmi, abbassare il volume, osservare gli altri da un passo più in là, vivere il mondo da lontano, come fosse un insieme di meravigliosi scorci scovati da un punto invisitato.

«La solitudine si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo… fino alle stelle».

Fabrizio De Andrè, Frammento da Elogio della solitudine

 


giovedì 25 giugno 2026

L'ALCHIMISTA IMPERFETTA

 






L’alchimista imperfetta - Naomi Milller -

Recensione a cura di Miriam Donati

 

Il romanzo è una reinvenzione fantasiosa della straordinaria vita di Mary Sidney Herbert, contessa di Pembroke, scienziata visionaria, sostenitrice delle scrittrici e amante scandalosa di un uomo molto più giovane. Una delle prime autrici dell'Inghilterra rinascimentale a pubblicare con il proprio nome, la contessa riuscì a ritagliarsi uno spazio di rilievo in un mondo dominato dagli uomini, come figura audace e spesso controversa in una corte reale dilaniata da gelosie e intrighi. I suoi esperimenti pionieristici in campo letterario e scientifico sfidarono molte delle convenzioni consolidate dell'Inghilterra rinascimentale.

Mary non solo curò e pubblicò un'edizione de "L'arcadia della contessa di Pembroke" di suo fratello, ma realizzò anche nuove traduzioni dei Salmi e si pensa che la sua versione della storia di “Antonio e Cleopatra” abbia ispirato la celebre opera di Shakespeare.

Oltre a essere un'autrice e mecenate letteraria di grande influenza, organizzò un salotto letterario per scrittori, tra cui Edmund Spenser, John Donne, Ben Jonson e altri autori interessati a esplorare i limiti delle forme letterarie. Fu mentore di un gruppo di scrittrici, tra cui Mary Wroth, Aemilia Lanyer, Elizabeth Cary e Anne Clifford.

Era anche una scienziata, che praticava l'alchimia nel suo laboratorio privato per preparare rimedi chimici ed erboristici, ma non sono pervenuti manoscritti che documentino le sue ricette o i suoi esperimenti alchemici.

La maggior parte dei personaggi del libro sono versioni fittizie di figure storiche realmente esistite, i cui ruoli combinano elementi delle loro vite reali con invenzioni dell’autrice. 

Naomi Miller dà vita alla storia di Mary in forma romanzata, a partire dal 1575, quando Mary viene convocata a corte per servire la regina. Qualche anno dopo, sposa Henry Herbert, conte di Pembroke, e sebbene si tratti di un matrimonio combinato anziché d'amore, Henry sembra almeno accettare l'intelligenza e la cultura della sua nuova moglie e le concede la libertà di coltivare i suoi interessi letterari, portandola infine a fondare un circolo letterario nella loro dimora, Wilton House.

La storia di Mary, narrata in terza persona, si alterna a una narrazione in prima persona dal punto di vista di un'altra giovane donna; Rose Commin.

Rose, un personaggio di fantasia, proviene da un contesto sociale molto diverso, essendo cresciuta in campagna, figlia di un mercante di tessuti e di un'erborista. Dopo che sua madre è processata per stregoneria, Rose è mandata a Wilton House, dove diventa cameriera di Lady Catherine Herbert, che la incoraggia a sviluppare il suo talento per il disegno, oltre a insegnarle a leggere e scrivere. Rose si dimostrerà sia un'acuta conoscitrice dell'animo umano sia un'artista di talento.  Purtroppo, Lady Catherine muore poco dopo l'arrivo di Rose, ma quando Henry Herbert si risposa e porta la sua giovane moglie, Mary Sidney, a Wilton House, tra Rose e la sua nuova padrona nasce un'amicizia.

L'autrice dà vita a questa figura femminile in modo intelligente e stimolante. Ho apprezzato i capitoli alternati che descrivono gli eventi prima di Mary e poi di Rose, e ho seguito con interesse la graduale evoluzione del loro rapporto, che si trasforma in un legame di fiducia e rispetto reciproco. La storia non solo delinea questi personaggi in modo dettagliato, ma offre anche uno spaccato della vita nell'Inghilterra dei Tudor e delle restrizioni che le donne dovevano affrontare, non solo a causa dei pregiudizi maschili, ma anche per via dei pericoli della vita quotidiana, in cui il dolore e la perdita spesso andavano di pari passo.
Ne "L'alchimista imperfetta " l'autrice crea un pot-pourri di elementi familiari ai lettori di romanzi storici ambientati in quel periodo. Troviamo il rischio di accuse di stregoneria contro le donne con competenze ostetriche o conoscenze di rimedi erboristici, gli intrighi e le lotte di potere della corte elisabettiana e i vincoli sociali che offrono alle donne poche alternative se non il matrimonio, la maternità o una vita al servizio. A tutto questo si aggiunge lo studio dell'alchimia, un pizzico di romanticismo e personaggi storici famosi, e si hanno tutti gli ingredienti per una storia avvincente. Sebbene la struttura del libro sia chiaramente pensata per riprodurre le fasi del processo alchemico, allusioni all'alchimia si possono trovare in tutto il testo.

Mary Sidney emerge come un personaggio vivace, ma che, nonostante la sua posizione sociale, non è immune da un matrimonio combinato, dalla tragedia del lutto e dai rischi legati al parto. Quelle che sembrano opportunità sono spesso seguite da battute d'arresto o conseguenze indesiderate.

La determinazione di Mary a dare ai personaggi femminili un ruolo più rilevante nelle opere letterarie la porta a influenzare la poesia di suo fratello Philip e persino, sostiene l'autrice, l'opera di quello che è probabilmente il drammaturgo più importante del periodo. Il Circolo, il salotto letterario fondato da Mary è paragonato a un esperimento alchemico in cui i materiali vengono "mescolati e distillati finché l'unione del simile e del dissimile non produca la conoscenza perfetta ".

L'inserimento di una narratrice in prima persona, Rose Commin, offre al lettore un'ulteriore prospettiva su Mary e fornisce l'opportunità di sviluppare trame secondarie, nonché una toccante, seppur non convenzionale, amicizia tra donne provenienti da contesti molto diversi. L'incoraggiamento di Mary al talento artistico di Rose permette inoltre all'autrice di esplorare un altro tipo di processo di trasformazione. Come osserva Rose, "Più lavoravo con il colore, più facilmente riuscivo a comprendere la sovrapposizione e la miscelazione delle sfumature nell'ambito dell'alchimia della mia signora, dove meticolose combinazioni di ingredienti dissimili potevano produrre un risultato finale armonioso".

 

Genere: Narrativa storica

Anno di pubblicazione: 2020

pagine: 431

editore: Piemme

 


mercoledì 24 giugno 2026

TRE NOMI

 




Tre nomi - Florence Knapp -

recensione a cura di Connie Bandini


Il romanzo d’esordio della scrittrice inglese Florence Knapp, arriva in Italia per Garzanti (traduzione di Federica Merati) dopo aver conquistato lettori e classifiche nei paesi anglofoni. È uno di quei libri che nascono da un’idea narrativa semplice ma potentissima: quanto può cambiare una vita a partire da una singola decisione?

La storia prende avvio nel 1987, dopo una notte di tempesta. Cora Atkin ha appena dato alla luce il suo secondo figlio e deve registrarlo all’anagrafe. La scelta del nome sembra una formalità, ma per lei diventa un momento decisivo. Il marito Gordon, medico rispettato fuori casa ma autoritario e violento nella vita privata, pretende che il bambino porti il suo stesso nome, come vuole la tradizione di famiglia. Cora però esita. Potrebbe chiamarlo Julian, il nome che ama da sempre, oppure Bear, come suggerisce la figlia Maia.

Da questo bivio nasce la struttura originale del romanzo: la storia si divide in tre percorsi narrativi, ognuno determinato da una scelta diversa. Se il bambino si chiama Gordon, Julian o Bear, la sua vita – e quella della sua famiglia – prende direzioni differenti. Knapp segue queste tre versioni dell’esistenza per trentacinque anni, tornando a incontrare i personaggi a intervalli di sette anni e mostrando come una decisione apparentemente minima possa produrre effetti imprevedibili.

Il nome, nel romanzo, diventa molto più di un semplice segno di identità. È eredità, promessa, ma anche peso e aspettativa. Attraverso i tre possibili destini del protagonista, Knapp riflette sul modo in cui le scelte dei genitori possono influenzare profondamente la vita dei figli e sul delicato equilibrio tra libertà personale e condizionamenti familiari.

Al centro della storia c’è anche un tema doloroso e attuale: la violenza domestica. Gordon incarna il paradosso di molti aggressori: stimato e irreprensibile all’esterno, crudele e manipolatore nella dimensione privata. Il romanzo mostra con grande sensibilità quanto sia difficile per una donna come Cora sottrarsi a una relazione di controllo e abuso, e quanto ogni decisione – anche la più piccola – possa trasformarsi in un atto di coraggio.

Pur affrontando temi duri, Tre nomi è anche una storia di possibilità, di legami e di resilienza. Knapp costruisce un racconto che alterna tensione emotiva e riflessione, mostrando come le vite possano divergere, ma anche come sia sempre possibile cercare nuovi equilibri e nuove forme di famiglia.

Florence Knapp firma un esordio originale e delicato, che invita il lettore a interrogarsi su una domanda universale: quanto della nostra vita dipende davvero dalle scelte che facciamo – e quanto, invece, da quelle fatte per noi?


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 321

editore: Garzanti


martedì 23 giugno 2026

CACCIA ALLE STORIE - IL SEGRETO DI IRTOCOLLE

 




CACCIA ALLE STORIE - AVVENTURE TRA LE PAGINE PER RAGAZZI CURIOSI

romanzi segnalati e recensiti da Elisa Caccavale


Il segreto di Irtocolle – Michela Terrile -

Nel borgo di Irtocolle la vita scorre lenta tra i campi, i giochi dei ragazzi e la miniera che rappresenta il cuore della comunità. Quando la piccola Lorenza cade in un sonno profondo dopo un incidente, sua sorella Clara si convince che dietro quell'evento si nasconda qualcosa di più di una semplice fatalità. Inizia così una ricerca che la porterà a confrontarsi con antichi segreti, leggende dimenticate e verità che il paese sembra voler tenere sepolte. Tra diari, ciondoli e racconti tramandati nel tempo, Clara dovrà decidere fino a che punto è disposta a spingersi per salvare la sorella.

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del romanzo è il modo in cui Michela Terrile costruisce il mistero. Per gran parte della storia il lettore si muove in un'atmosfera sospesa tra realtà e leggenda: la natura sembra custodire presenze misteriose, il passato continua a far sentire la propria voce e tutto lascia pensare a qualcosa di magico o soprannaturale. Eppure il pregio del libro sta proprio nel fatto che, alla fine, ogni elemento trova una spiegazione razionale e coerente. Il fascino dell'ignoto rimane intatto, ma senza ricorrere a soluzioni facili o a effetti fantastici fini a se stessi.

Molto riuscita è anche la caratterizzazione dei personaggi. Terrile dimostra una notevole sensibilità nel raccontare le persone e le loro fragilità, evitando gli stereotipi e gli eccessi di spiegazione. In particolare ho trovato molto efficace il personaggio di Lorenza. Il lettore comprende che la bambina vive una situazione complessa, ma l'autrice non sente mai il bisogno di fermare la narrazione per spiegare tutto nel dettaglio. Attraverso gesti, sguardi e comportamenti emerge gradualmente la sua condizione e le dinamiche che la circondano. È un bell'esempio di show, don't tell: si intuisce molto senza che nulla venga esplicitato in modo artificioso.

Pur essendo destinato a lettori giovani, Il segreto di Irtocolle non rinuncia ad affrontare emozioni forti. Alcuni passaggi sono particolarmente intensi e toccanti. È uno di quei libri che non cercano di addolcire ogni aspetto della realtà, ma che hanno il coraggio di mettere il lettore di fronte al dolore, alla perdita e alle scelte difficili. In questo senso il romanzo riesce davvero a raggiungere il suo obiettivo: emozionare. E lo fa senza ricatti sentimentali, ma attraverso una narrazione sincera e coinvolgente.

Lo stile di scrittura riflette perfettamente questa impostazione. La prosa è semplice, diretta e accessibile, ma nel senso migliore del termine: non ci sono inutili fronzoli o virtuosismi, eppure non mancano immagini evocative e momenti di autentica poesia. La lettura procede con naturalezza e lascia spazio alle emozioni e all'immaginazione del lettore.

Merita infine una menzione speciale l'ambientazione. Irtocolle è uno di quei luoghi immaginari che sembrano reali. Il nome stesso possiede una forte carica evocativa e richiama immediatamente un mondo fatto di ritmi lenti, comunità ristrette, natura e memorie condivise. Il paese non è soltanto uno sfondo, ma diventa parte integrante della storia e contribuisce in modo decisivo alla sua atmosfera.

Il segreto di Irtocolle è un romanzo che unisce mistero, emozione e umanità. Consigliato ai giovani lettori, ma capace di coinvolgere anche gli adulti, racconta una storia che sa intrattenere e commuovere allo stesso tempo, ricordando che dietro ogni leggenda si nasconde sempre una verità da cercare e che, a volte, il coraggio più grande consiste proprio nell'affrontarla.


genere: narrativa per ragazzi

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 128

editore: Antea

 


lunedì 22 giugno 2026

GRAN GALA' CON DELITTO

 




Gran galà con delitto - Simone Tempia –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Una cena in una prestigiosa villa, l'omicidio della padrona di casa, otto commensali (di cui uno immaginario) isolati dalla neve... ed ecco che il giallo è servito!

La trama e la struttura del primo romanzo scritto da Simone Tempia ricalcano in maniera non troppo originale il classico enigma della camera chiusa, con chiari riferimenti alla regina indiscussa del giallo, la meravigliosa Agatha Christie. 

Il lettore che si imbarca in questa lettura pensando di avere tra le mani un giallo da manuale o, ancor di più, qualcosa di originale e mai letto, rimarrà deluso.

Ma. Ma Simone Tempia fa un'operazione - questa sì originale - portando, all'interno della storia, Sir e Loyd (i personaggi che lo hanno reso famoso) con i loro dialoghi immaginari, le loro massime e i loro deliziosi siparietti. Ed ecco, allora, che il romanzo acquista un sapore diverso, diventa il contenitore di riflessioni, lezioni di vita, strategie di sopravvivenza (anche metaforiche). 

È come se tutta la storia fosse stata architettata ad hoc per consentire ai nostri di esprimersi.

Sono una grande lettrice di gialli, ma sono anche un'estimatrice di Sir e Loyd. Pertanto il mio giudizio non può che essere positivo. Ancor di più se consideriamo la penna sapiente di Tempia: il libro, infatti, è scritto molto bene.

Impossibile selezionare (come mia consuetudine) le citazioni più significative, perché ogni dialogo tra i due protagonisti meriterebbe uno spazio a sè. 
Consigliato.

Voto 8/10

Giusto un accenno...

"L'ostentazione mostra, l'eleganza non nasconde, Sir."

"È per questo che l'eleganza si vede, Lloyd."

"Quando il gioco si fa duro, Lloyd..."

"Vuol dire che non è più un gioco, Sir."

"Se mi permette. Meglio deludere le attese, che dare soddisfazione alle accuse, Sir."

"Licenza poetica, Loyd?"

"Direi più licenza elementare, Sir."

"Tu che ne pensi, Lloyd?"

"Io non penso, Sir. Spolvero."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Garzanti


domenica 21 giugno 2026

TRENTA E 'NA PIZZA

 




Trenta e 'na pizza – Al Gallo

Recensione a cura di Dario Brunetti


Trenta e na pizza è un piccolo gioiello noir dello scrittore e sceneggiatore Alberto Gallo uscito per Bolis edizioni.

Il racconto è ambientato nel quartiere Moro di Napoli dove a dettar legge è il clan appartenente a Giò Laurano. I cittadini del quartiere devono soccombere alla criminalità organizzata impegnata a trafficare droga.

Michele ha un’officina che era di suo padre e per non perderla deve nascondere la droga del clan dei Laurano. Nonostante la fedeltà giurata al boss nel compiere l’operazione, il ragazzo viene tradito e al tempo stesso venduto alla polizia per un carico di droga in arrivo.

Morso dalla coscienza e dal dolore Michele si impiccherà in cella.

Entrerà in scena sua mamma Miranda, una donna anziana e molto malata che ormai non ha più nulla da perdere ed è pronta a vendicarsi nel momento opportuno. Viene a conoscenza che il clan Laurano sta reclutando e sfruttando con misere paghe delle donne anziane per confezionare la droga.

Per la donna arriverà il momento della scelta, sarà costretta a umiliarsi pur di vendicare la morte del figlio Michele. Sulla sua strada incontrerà Mario, un ex saldatore malato di Parkinson.

I due anziani saranno uniti da un legame profondo che li porterà a trovare un’intesa perfetta. Una relazione d’amore destinata a trasformarsi in un sodalizio che andrà a rendere ai criminali un piatto servito freddo.

Il piatto freddo rappresenterà il riscatto degli invisibili, delle persone relegate ai margini di una società che non sa ascoltare il loro grido di aiuto. Questa umiliazione porta a prendersi quel che un destino crudele e amaro ha tolto loro per sempre.

La vendetta non diventerà una scelta criminale, ma l'unico strumento utile a coloro i quali (In questo caso Miranda) è stato privato di quanto più caro, un figlio, rivelandosi un vero atto di giustizia esistenziale.

 Trenta e na pizza non si limita a raccontare una storia di camorra, ma è una metafora universale sulla dignità umana, vilipesa e calpestata.

 Il noir diventa ancora una volta un pretesto per narrare una storia di denuncia sociale toccando una realtà cruda e amara, e Gallo con stile chirurgico, tocca le corde giuste confezionando un testo di alta qualità dimostrando di essere una delle voci più interessanti del genere crime.


genere: noir

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 78

editore: Bolis

 


venerdì 19 giugno 2026

IO NON HO PAURA

 




Io non ho paura - Nicolò Ammaniti -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri".


Questa citazione è il leitmotiv del mio ultimo viaggio letterario.
Erano anni che volevo andare ad Acqua Traverse, frazione di Lucignano, ma rimandavo ogni volta.
Guardavo il libro da lontano sullo scaffale e mi dicevo: "Poi, poi".
Alla fine è arrivato il momento.

Mi è bastato leggere le prime pagine per essere catapultata totalmente dall'orrore freddo della "tempesta del secolo" di King alla favola nera dell'estate più torrida del secolo filtrata dallo sguardo del piccolo Michele di 9 anni.

Ho vissuto un'avventura incredibile tra le colline dorate di un piccolo borgo rurale, immaginario, isolato, dimenticato dallo Stato, che nasconde nelle sue viscere un crimine atroce.
Quando Michele scopre il mistero, la narrazione si trasforma in un incubo diurno che mette in scena il crollo delle certezze infantili, lo scontro generazionale con i genitori, il trauma della crescita e l'oscurità dell'animo umano.

Attraverso una scrittura fatta di poche parole granitiche, cinematografiche e sensoriali, ho compiuto un salto generazionale che mi ha tenuta come sospesa, col cuore in gola, in un'altra dimensione fino alla fine.

Una storia che evoca lo spettro dei sequestri degli anni di piombo, affrontando i temi universali dell'amicizia, del tradimento e della paura.
Ma soprattutto, parla di coraggio, disobbedienza e di mostri: quelli immaginari ma soprattutto quelli veri, in carne ed ossa.

Ogni volta che guarderò un campo di grano o una casa abbandonata non potrò fare a meno di ripensare a quel borgo incantato e rivedrò Michele e Filippo.
La forza di questo viaggio sta proprio in questo legame clandestino che si crea tra due bambini il cui destino è legato in un mondo di adulti che hanno smesso di essere umani.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2011

pagine: 230

editore: Einaudi



giovedì 18 giugno 2026

72 ORE PER MORIRE

 




72 ore per morire – Fabio Rennani –

recensione a cura di Simonetta Locci

 

Ancora una volta l’autore supera sé stesso, portando il suo protagonista, il commissario Claudio Innocenti, a confrontarsi con una storia mozzafiato; eppure, credibile in maniera sorprendente. Il commissario si ritrova suo malgrado — insieme alla sua famiglia — al centro di un intrigo internazionale ambientato in una Roma vibrante e complessa, dove criminali comuni e agenti dei servizi segreti si muovono in un equilibrio precario, ostacolandosi a vicenda. 

A rendere la narrazione particolarmente intensa è il destino dell’ignara moglie di Innocenti, trascinata in un gioco più grande di lei insieme all’ex marito e alla figlia.

La trama, molto ben congegnata, scorre fluida nonostante il susseguirsi serrato di colpi di scena che spingono a voltare pagina senza sosta. Il ritmo è incalzante, costruito su capitoli brevi ma densi, capaci di bilanciare con stile e competenza azione ed emozione.

Uno dei meriti più evidenti è la capacità di mantenere alta la tensione senza ricorrere alla violenza gratuita, un cliché fin troppo diffuso nel genere. 

Come negli altri volumi della serie, il romanzo si presta a una lettura autonoma, pur accendendo l’inevitabile desiderio di approfondire l’universo narrativo dell’autore.

In definitiva, un libro consigliato non solo agli amanti del giallo e del thriller, ma a chiunque cerchi una storia contemporanea che non perda mai di vista lo spessore umano. Un’opera avvincente, solida e di grande impatto.


genere: thriller

anno di pubblicaione: 2026

pagine: 379

editore: Independently published


mercoledì 17 giugno 2026

LA VITA DAVANTI A SE'

 




La vita davanti a sé - Romain Gary -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“È SEMPRE NEGLI OCCHI CHE LA GENTE È PIÙ TRISTE”

Quasi mai mi soffermo sulla vita dello scrittore, quando parlo dei libri che ho letto, ma stavolta alcune parole le devo dire, perché in questo romanzo si sente tutta la sofferenza provata in una vita in cui le disuguaglianze sociali, religiose ed etniche sono state di ingente importanza: dalla deportazione in Russia, all'arrivo illegale in Francia, all’ostracismo nella carriera militare, perché ebreo.

Sicuramente un uomo di grande profondità, Romain Gary, ha saputo donare al mondo opere di valore letterario e morale, ma non ha saputo affrontare i demoni interiori che lo tormentavano, arrivando a togliersi la vita.

Il romanzo "La vita davanti a sé" racconta di un ragazzino, Mohammed, detto Momò, cresciuto da un ex prostituta ebrea, Madame Rosa, che accoglie i figli delle prostitute che, per legge, non possono tenerli con loro, in un condominio alla periferia di Parigi. Ma Momò è diverso, nessuno viene mai a trovarlo, non viene proposto per l'adozione, non si sa nulla del suo passato: tra lui e Madame Rosa c'è un legame speciale. Momò aiuta madame Rosa, che sta invecchiando ed è malata: le fa compagnia, si prende cura di lei; un piccolo uomo, che sente su di sé la responsabilità di accudire ciò che ha di più caro al mondo e la paura di rimanere da solo.

“DOVEVO AVERE, CHE SO OTTO, NOVE O DIECI ANNI E AVEVO UNA FIFA MATTA DI TROVARMI SENZA NESSUNO AL MONDO”

Madame Rosa, da parte sua, ama Momò come un figlio, ha paura di perderlo, tanto che non gli rivelerà la verità fino alla fine.

“ERAVAMO TUTTO QUELLO CHE AVEVAMO AL MONDO E ALMENO QUESTO LO AVEVAMO SALVATO”

Questo romanzo è molto coinvolgente, anche perché la narrazione è particolare, parla in prima persona proprio il piccolo Momò: l'esposizione è infantile, il linguaggio volutamente tipico di un bambino. Il resoconto dei fatti è spesso schietto, proprio come guardano il mondo gli occhi di un Infante; a volte racconta ciò che non riesce a capire fino in fondo, perché lui ha un cuore privo di pregiudizi, non è ancora contaminato dai preconcetti. La sua voce però è, al tempo stesso, anche, in un certo modo, adulta: un bambino costretto a crescere troppo in fretta, in un ambiente insolito, ma nel quale riceve amore, sia da Madame Rosa, sia dagli stravaganti personaggi che abitano nel loro condominio e nei dintorni, affezionati sia a lui che alla vecchia signora.

I temi trattati sono tanti, impegnativi ed importanti: l'amore, la solitudine, la morte, la malattia, la solidarietà, la povertà, il razzismo, la prostituzione: in poco più di 200 pagine un vortice di emozioni vi trasporterà nella periferia parigina e, ad ogni pagina, vi meraviglierete di quanta verità riuscirete a trovare.

Alla fine della lettura, posso affermare di essermi immersa in una tenera storia di amore familiare: un racconto di come l'amore non ha necessariamente bisogno di legami di parentela, di come le storie d'amore nascono nei posti più improbabili e non sono solo quelle passionali, ma anche quelle materne.

Il finale vi farà commuovere... O forse piangere... Perché alla fine…

”NON SI PUÒ VIVERE SENZA NESSUNO DA AMARE”


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1975

pagine: 222

editore: Neri Pozza

 


martedì 16 giugno 2026

LE DONNE DI PIAZZA DEL FICO

 




Le donne di piazza del fico - Margherita Pelaja - 

recensione a cura di Elisa Caccavale


Con Le donne di piazza del Fico (Piemme, Gennaio 2026) Margherita Pelaja dimostra come una rigorosa ricerca storica possa trasformarsi in un romanzo coinvolgente e ricco di umanità. La storia nasce infatti da fatti realmente documentati negli archivi del Vicariato romano, dai quali l'autrice recupera vicende e personaggi dimenticati per restituire loro nuova vita attraverso la narrativa.

La vicenda si svolge nella Roma del 1864, ancora sotto il potere papale. Protagonista è Luisa Stecca, una mammana che assiste le donne dei quartieri popolari, spesso coinvolta in gravidanze clandestine e situazioni familiari difficili. Tra le donne che frequentano la sua casa in piazza del Fico c'è Angela Carbone, giovane intelligente e ambiziosa, determinata a sottrarsi alla povertà che ha segnato la sua esistenza. Per riuscirci, Angela escogita un piano audace: fingere una gravidanza e attribuire a sé il figlio di Amalia, una ragazza sola e vulnerabile costretta a rinunciare al proprio bambino. In questo modo spera di legarsi definitivamente al ricco cavaliere Armando Bachino, di cui è mantenuta e dal quale desidera ottenere sicurezza economica e una posizione sociale più stabile. Ma gli inganni, soprattutto quando coinvolgono una maternità rubata, sono destinati a lasciare ferite profonde e a far emergere verità difficili da nascondere.

Ciò che rende il romanzo particolarmente riuscito è il modo in cui Pelaja evita di trasformare i personaggi in semplici simboli morali. Angela non è soltanto un'antagonista né una vittima delle circostanze: è una donna che cerca disperatamente di migliorare la propria condizione in un mondo che le offre pochissime opportunità. Allo stesso modo, Luisa si trova continuamente sospesa tra compassione, senso pratico e responsabilità morale.

L'ambientazione è uno dei maggiori punti di forza del libro. La Roma popolare dell'Ottocento emerge con grande vividezza: vicoli affollati, botteghe, conventi, cortili e piazze diventano il palcoscenico di una società attraversata da povertà, solidarietà, pregiudizi e desiderio di riscatto. La ricostruzione storica è accurata ma mai invadente e accompagna il lettore senza rallentare il ritmo della narrazione.

La scrittura è fluida ed elegante, capace di affrontare temi complessi come la maternità, l'emarginazione femminile, il peso delle convenzioni sociali e la ricerca della propria identità. Sullo sfondo di una Roma che si avvicina a grandi cambiamenti storici, si sviluppa così una vicenda profondamente umana, fatta di errori, speranze e seconde possibilità.

Le donne di piazza del Fico è un romanzo che appassiona per la trama ma che colpisce soprattutto per la capacità di dare voce a donne che la Storia ufficiale ha spesso lasciato nell'ombra. Una lettura consigliata a chi ama i romanzi storici ben documentati e le storie in cui le vicende personali si intrecciano con quelle della grande Storia.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 192

editore: Piemme

 


lunedì 15 giugno 2026

VICOLO CANNERY

 




Vicolo Cannery – John Steinbeck -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La vicenda è ambientata a Cannery Row, una strada realmente esistente nella cittadina di Monterey, in California, dove si concentrano le fabbriche di sardine. Qui vive una comunità eterogenea composta da pescatori, vagabondi, prostitute, operai e personaggi eccentrici, accomunati dalla precarietà economica ma anche da un forte senso di solidarietà.

Tra i protagonisti spicca Doc, biologo marino colto e generoso, stimato da tutti gli abitanti del quartiere. Attorno a lui ruotano Mack e il suo gruppo di amici, uomini senza un lavoro stabile che vivono di espedienti ma possiedono un’innata bontà d’animo. Convinti che Doc meriti un gesto di riconoscenza per tutto ciò che fa per gli altri, decidono di organizzargli una festa. Tuttavia, la loro goffaggine trasforma il primo tentativo in un disastro. Determinati a rimediare, preparano una seconda festa che questa volta riuscirà a celebrare l’amicizia e il valore della comunità.

Con Vicolo Cannery, Steinbeck costruisce un mosaico di episodi, ritratti e piccoli eventi quotidiani in cui ad essere protagonista è l’intera comunità che abita quella strada affacciata sull’oceano.

Steinbeck affronta temi profondi come la povertà, la solitudine, l’amicizia. I suoi protagonisti sono individui che la società considera falliti, ma che lo scrittore osserva senza alcun giudizio morale, restituendo loro una straordinaria umanità.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la capacità di trasformare persone apparentemente insignificanti in figure memorabili. Mack e i suoi amici conquistano il lettore grazie alla loro ingenuità e al desiderio sincero di fare del bene.

La sua scrittura alterna momenti poetici a dialoghi vivaci, riuscendo a raccontare la realtà con uno sguardo al tempo stesso realistico e pieno di compassione. Le descrizioni di Cannery Row contribuiscono a rendere il luogo un personaggio vivo, fatto di odori, rumori e volti che restano impressi nella memoria.

È un libro che invita a rallentare, ad ascoltare le storie degli ultimi e a riscoprire il valore delle relazioni umane.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1945

pagine: 256

editore: Bompiani


domenica 14 giugno 2026

CINQUE PICCOLE AFFAMATE

 




Cinque piccole affamate - Valerio De Santis -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: è risaputo che le più note favole e filastrocche per bambini poi così tanto innocenti e tranquille non lo sono. Spesso contengono situazioni e personaggi inquietanti. Certo i bambini le utilizzano per addormentarsi senza chiedersi cosa accade veramente ai personaggi delle favole ma ad un'analisi più attenta vengono i brividi a conoscere certi dettagli. Cinque piccole affamate e una filastrocca all'apparenza innocente. Ma se la si analizza bene.... 

 

🔥Punto di forza: storia originale. Ritmo, tensione. Atmosfera inquietante. Personaggi singolari. Tutto ha origine da una filastrocca. Quella che un papà raccontava sempre alle sue figlie per farle giocare insieme. La mettevano anche in scena e non sempre si era d'accordo sui personaggi da interpretare... 



🙁Punto debole: tecnicamente non ne ho ravvisati. La lettura scorre piacevolmente, senza intoppi. Ovvio che deve piacere il genere. 



🏁Finale: la parte finale del racconto svela il perché di tutto ciò che è avvenuto fino a quel momento nel romanzo. I motivi per cui le cose sono andate in un certo modo. Un finale sorprendente che ribalta le convinzioni che ci si era fatti fino a quel punto. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫 
Il romanzo mi è piaciuto. Leggendo questa storia mi sono di nuovo messo alla prova. Il precedente romanzo che avevo letto della Delos Digital, sempre appartenente alla medesima collana (Innsmouth) di questo, mi aveva colpito di più, forse perché aveva meno elementi soprannaturali e di fantasy. Il weird era bilanciato da momenti thriller e noir. Qui invece l'horror abbinato al fantasy è preponderante mettendomi in difficoltà per giudicarlo. Riconosco la bontà del lavoro ma è un genere che non mi appartiene.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 260

editore: Delos Digital

 


venerdì 12 giugno 2026

LA TEMPESTA DEL SECOLO

 





La tempesta del secolo – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'INFERNO È RIPETIZIONE".

Con questa spaventosa consapevolezza inizia il mio nono viaggio nel multiverso di King: un copione cinematografico lungo 433 pagine!

Sono tornata nell'isola che non esiste: mi ritrovo nella Main Street di LITTLE TALL ISLAND, apparentemente settant'anni dopo l'omicidio del marito di DOLORES CLAIBORNE.

Ma i conti non tornano!

Tra queste pagine si assiste a un vero e proprio corto circuito temporale.

Se l'eclissi legata al delitto di Dolores risale al 1963, il mio sbarco su quest'isola avviene invece durante la "tempesta del secolo" del 1989. Eppure il tempo qui sembra relativo: Little Tall Island è un luogo sconosciuto alle mappe, intrappolato nei segreti inconfessabili dei suoi stessi abitanti.

Il destino di questa comunità sembra evocare quello della colonia perduta di Roanoke del 1587, il cui enigma è racchiuso in un'unica, spettrale traccia incisa su un albero: la parola "CROATOAN".

Storicamente, non si scoprì mai che fine fecero quei coloni, scomparsi come inghiottiti da una tremenda tempesta.

Seguendo questi indizi, che sembrano anticipare sinistramente cosa accadrà, mi sono preparata all'arrivo di Linoge, un'oscurità millenaria che tiene sotto scacco l'intera isola.

Ma ciò che mi fa più paura è il silenzio e il considerare il compromesso.

E quando quella stessa, infame parola minaccia nuovamente di essere incisa sui muri della città, il messaggio diventa spietato ed inevitabile: NESSUNO È INNOCENTE in questa tempesta morale che infuria nel cuore degli uomini.

Siamo dunque tutti condannati a ripetere i nostri peccati in eterno?

Quanto è alto il prezzo delle nostre scelte?

La paura può trasformare una civiltà in branco?

Non c'è dubbio che il silenzio difronte al male ci renda tutti complici! "Dategli ciò che vuole e se ne andrà!"

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 432

editore: Sperling & Kupfer

mercoledì 10 giugno 2026

LA TERZA DIMENSIONE

 




La terza dimensione - Enrico Pandiani -

recensione a cura di Connie Bandini


Enrico Pandiani- autore torinese - torna a raccontare le vicende dei “Les Italiens”, la squadra investigativa della polizia parigina guidata dal commissario Jean-Pierre Mordenti. Si tratta di un noir articolato, in cui indagine criminale, ironia e vita privata dei protagonisti si intrecciano dando forma a una storia che procede su più livelli narrativi.

Il romanzo si apre con un fatto di sangue destinato a scuotere la quiete notturna di Parigi. Tre persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco. Le vittime non sembrano avere alcun legame tra loro e l’assenza di un movente evidente rende l’indagine ancora più complessa. A occuparsene sono Mordenti e il suo inseparabile collega Servandoni, insieme al gruppo di investigatori noto come “Les Italiens”, una squadra di poliziotti in gran parte di origine italiana che affronta il lavoro con uno stile spesso poco ortodosso ma molto efficace.

Fin dalle prime battute appare chiaro che dietro il triplice omicidio si nasconde qualcosa di più articolato di quanto sembri. L’unico indizio concreto conduce a un elemento inquietante e contemporaneo: l’arma utilizzata per il delitto sarebbe stata prodotta con una stampante 3D. Da qui prende forma un’indagine che tocca il lato più oscuro della tecnologia e della sua potenziale deriva criminale, aprendo uno scenario in cui il confine tra innovazione e pericolo diventa sempre più fragile.

Il titolo del romanzo suggerisce proprio questa molteplicità di piani. Da un lato c’è la dimensione tecnologica dell’indagine, rappresentata dalle armi stampate in 3D; dall’altro emerge una dimensione più profonda, legata alla complessità dei rapporti umani. Mordenti non è soltanto un commissario alle prese con un caso difficile, ma è un uomo che cerca di conciliare il lavoro con la vita affettiva, il rapporto con la compagna Tristane e il ruolo di padre acquisito per il piccolo Benjamin. Questa dimensione privata rende il personaggio più sfaccettato e contribuisce a dare spessore alla narrazione.

 Accanto alla ricerca dell’assassino trovano spazio le dinamiche tra i membri della squadra, i rapporti sentimentali e le fragilità dei protagonisti. Un ruolo fondamentale, poi, lo gioca anche l’ambientazione. La Parigi raccontata da Pandiani è una città fatta di quartieri popolari, bistrot, vicoli e periferie notturne, descritta con attenzione ai dettagli e capace di restituire un’atmosfera insieme affascinante e malinconica.

 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 308

editore: Rizzoli


martedì 9 giugno 2026

TANTA ANCORA VITA

 




Tanta ancora vita – Viola Ardone –

recensione a cura di Lilli Luini

 

Terzo libro che leggo di questa autrice, una delle migliori della nostra contemporaneità. Qui ha avuto un gran coraggio, perché lo scenario in cui pone l’azione è la guerra in Ucraina, vale a dire uno scenario tuttora quotidiano, rispetto al quale manca la distanza del tempo.

Ma ancora non basta: sceglie di dar voce a tre io narranti: Vita, una donna che ha perso tutto e che combatte contro una depressione che la domina e la paralizza; Irina, la sua colf ucraina, che ha studiato l’italiano con la Divina Commedia e parla citando Dante; suo nipote Kostya, un bambino che Vita trova un mattino addormentato sullo zerbino di casa.

Il romanzo si apre proprio con il bambino e con il suo lunghissimo viaggio da Kiev a Napoli, da solo, seguendo le indicazioni del padre che lo ha spedito via per potersi arruolare nell’esercito. Parla con un linguaggio forse non del tutto da bambino, ma efficacissimo, che ti dà la dimensione del suo spaesamento e della sua crescente sfiducia negli adulti.

“Tengo le orecchie aperte perché con gli adulti facciatosta non si può mai sapere.”

Vita lo accoglie malvolentieri, perché il bambino le ricorda in ogni momento il passato e il suo dolore si esaspera. Il suo arrivo costringe poi la nonna a prendere atto di una realtà che non si aspettava: suo figlio, al quale invia tutti i soldi che guadagna, è in guerra.

Pur essendo a Napoli, non c’è un minimo istante in cui la guerra non affiora dalle pagine, con tutta la sua insensatezza e la sua brutalità. Anche Vita combatte la sua guerra, dalla quale solo Irina riesce a trarla fuori ogni tanto: facendo entrare il sole dalle tapparelle e litigando con il pappagallo Massimo (a cui Vita ha dato il nome dell’ex marito).

Ma è la forza di Kostya a far muovere gli adulti, a costringere Vita ad alzarsi e prendersi cura degli altri.

So che questo romanzo ha ricevuto parecchie critiche, sia per la struttura complessa delle tre voci, sia per come queste voci vengono espresse. Io l’ho trovato magnifico. La Ardone si muove tra una voce e l’altra con una straordinaria facilità, scivolando proprio con grazia e leggerezza. E sono proprio quelle voci a definire i personaggi, a farceli conoscere, vedere, toccare.

Mi è piaciuto anche la capacità dell’autrice di non dare giudizi di sorta, ma di affrontare il dolore, soprattutto di Vita, con grande compassione.

Insomma, a parere mio, un gran bel libro.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 336

editore: Einaudi


lunedì 8 giugno 2026

IL MONDO INVISIBILE

 




Il mondo invisibile - Liz Moore -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Ada Sibelius ha dodici anni, non ha mai conosciuto sua madre e vive con il padre David, brillante informatico impegnato in un laboratorio di ricerca nella Boston degli anni Ottanta. Mentre il mondo muove i primi passi nel campo dell’intelligenza artificiale, David lavora a ELIXIR, un programma capace di replicare il linguaggio umano. Per Ada, il padre rappresenta l’intero universo: maestro, guida e unico punto di riferimento. Quando però David inizia a mostrare i segni di una malattia degenerativa, la ragazza viene affidata a una collega del padre e alla sua famiglia. Da quel momento Ada intraprende un lungo percorso di crescita e di ricerca della verità sulle proprie origini, seguendo le tracce di un mistero che affonda le radici nel passato della sua famiglia.  

La grande forza di questo romanzo è la sua capacità di fondere elementi apparentemente lontani tra loro. Da una parte troviamo la tecnologia, l’informatica e le prime riflessioni sull’intelligenza artificiale; dall’altra una storia profondamente umana fatta di affetti, perdita, desiderio di appartenenza e bisogno di conoscere sé stessi.

Ada è una protagonista straordinaria. Intelligente, vulnerabile, diversa dai suoi coetanei eppure autentica. La sua crescita è raccontata con sensibilità e precisione psicologica, senza mai cadere nella retorica. Il lettore la accompagna attraverso gli anni, condividendone dubbi, paure e speranze.

Liz Moore affronta temi complessi con grande naturalezza.

Particolarmente riuscita è anche la struttura narrativa, che si sviluppa su più piani temporali senza mai risultare confusa. Quando la verità inizia ad emergere, il lettore comprende che il cuore della storia non è tanto il mistero da risolvere quanto il bisogno universale di sapere chi siamo e da dove veniamo.  è un romanzo raffinato, emozionante. Pur essendo stato pubblicato diversi anni fa, le sue riflessioni sull’intelligenza artificiale e sul rapporto tra esseri umani e tecnologia appaiono oggi più pertinenti che mai. Ma soprattutto è una storia che parla di legami, di assenze e della ricerca di una verità capace di dare un senso alla nostra esistenza.

E poi devo dirlo senza esitazioni: io Liz Moore la adoro. 


genere: narrativa

annodi pubblicazione: 2021

pagine: 432

editore: NN editore


domenica 7 giugno 2026

UN MORTO SUL CONTORNO

 




Un morto sul contorno - Flavia Labre - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Aurora e Ludovica sono state invitate alla cena di gala che sancisce la fine dei lavori di ristrutturazione del castello di Varasole. Durante la cena però il dispotico direttore del museo viene ucciso. Per quanto fosse odioso sono in tanti felici per quell'omicidio. Ma uno solo lo ha commesso. Le due amiche non perdono tempo e cercano subito di capire come si sono svolti i fatti. 

 

🔥Punto di forza: Aurora è una forza della natura. Curiosa, perspicace, generosa. Trascina con sé Ludovica nelle sue temerarie indagini la quale si lascia coinvolgere molto volentieri. I gatti hanno un posto di primo piano nel racconto. Uno di questi di nome Merlino è ormai una star. Aurora e Ludovica hanno la saggezza delle settantenni (la loro età) ma la grinta di chi, di anni, ne ha quaranta di meno. 



🙁Punto debole: l'autrice ha scritto un buon romanzo. Non è nella mia comfort zone. Il punto debole sono io, dare un giudizio nel merito sarebbe sbagliato. 



🏁Finale: il finale rimette ordine nella confusione che si era creata. Le nostre due eroine danno una mano determinante alla soluzione del caso. La loro curiosità avrebbe potuto metterle in grande pericolo ma per fortuna tutto si è risolto senza ulteriori contrattempi. Alla fine anche Duchessa troverà casa. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫
Quando penso alla Labre mi viene sempre in mente il racconto Ogni suo respiro (da lei scritto, ovviamente) che per me rimane un vero gioiello, ma mi devo convincere che quella storia rimarrà unica. Adesso la Labre ha preso un'altra strada. Quella dei cozy crime (o mistery), che sono probabilmente più confacenti al suo modo di scrivere. Certamente lo sono molto meno per me, che leggo. Per me giudicare questo tipo di romanzi è piuttosto difficile. In questo sotto genere del giallo si possono creare storie anche inverosimili che io non riesco ad apprezzare nel modo giusto. Io per natura sono pragmatico e realista (anche un po’ cinico) e cerco nei libri le medesime caratteristiche. Qui per ovvie ragioni non ci sono. Ho capito quindi due cose: che i cozy crime non fanno per me. Che auguro tanta fortuna ad Aurora e Ludovica ma io a leggere le loro avventure mi fermo qua. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 219

editore: Independently published