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domenica 29 settembre 2024

L'UOMO DEI SUSSURRI

 




L'uomo dei sussurri - Alex North -

recensione acura di Rosanna Mutinelli 


L’UOMO DEI SUSSURRI di Alex North è un thriller psicologico che mescola abilmente suspense, mistero e dramma familiare. La trama si sviluppa attorno alla figura di Tom Kennedy, un uomo devastato dalla perdita della moglie, che decide di trasferirsi con il figlio Jake nella tranquilla cittadina di Featherbank, sperando di iniziare una nuova vita. Tuttavia, la quiete del luogo è solo un’illusione. Pochi giorni prima del loro arrivo, un bambino di sei anni è misteriosamente scomparso, risvegliando l’incubo di un oscuro passato. Featherbank, infatti, è stata già teatro, vent’anni prima, degli orrori commessi da Frank Carter, il cosiddetto Uomo dei Sussurri, un serial killer che attirava le sue giovani vittime sussurrando alle loro finestre.

La scomparsa del bambino riporta alla mente quei terribili eventi, nonostante Carter sia rinchiuso in prigione. Le indagini vengono affidate al vecchio detective Pete Willis, che aveva catturato l’assassino in passato ma non aveva mai scoperto dove fossero finiti tutti i corpi. Mentre la ricerca del bambino continua, Jake inizia a comportarsi in modo sempre più inquietante. Sostiene di sentire voci che sussurrano il suo nome e di avere una misteriosa amica immaginaria, aumentando così la preoccupazione di Tom, che si trova a fronteggiare le sue paure più profonde.

Il punto di forza del romanzo non è solo la trama avvincente, ma anche la capacità dell’autore di intrecciare con maestria la tensione della caccia a un killer con un’intensa riflessione sui rapporti umani, in particolare il legame tra genitori e figli. North esplora le fragilità emotive di Tom e Jake, due personaggi feriti dalla vita, che cercano di trovare un equilibrio reciproco in un mondo che sembra crollare attorno a loro. La caratterizzazione dei personaggi è uno degli aspetti più riusciti: Tom è un uomo ferito, che cerca di proteggere suo figlio, ma che allo stesso tempo deve confrontarsi con i propri fantasmi interiori. Jake, invece, è un bambino sensibile, il cui comportamento diventa progressivamente più enigmatico e angosciante. L’atmosfera creata da North ricorda i migliori romanzi di Stephen King, con una narrazione che riesce a mantenere alta la tensione e il senso di minaccia costante. Le scene in cui Jake sente i sussurri, o quelle in cui le ombre del passato sembrano materializzarsi, sono costruite in modo tale da evocare un crescente senso di inquietudine nel lettore. Featherbank, con la sua calma apparente, diventa il perfetto sfondo per un thriller in cui il pericolo sembra annidarsi ovunque.

 Nonostante la trama sia avvincente e ben costruita, qualcuno potrebbe rimanere deluso dal finale. Dopo aver mantenuto alta la tensione per la maggior parte del romanzo, il climax viene risolto in maniera piuttosto frettoloso, dando l’impressione che l’autore abbia voluto concludere la vicenda in modo troppo rapido e lineare. Questo, però, non intacca la qualità complessiva della storia, che riesce comunque a tenere viva l’attenzione e a coinvolgere profondamente il lettore.

L’UOMO DEI SUSSURRI è un thriller ben scritto, capace di bilanciare magistralmente suspense e introspezione emotiva. Il romanzo, con le sue atmosfere cupe e i suoi personaggi complessi, affronta tematiche profonde come il lutto, la paura e il legame indissolubile tra padre e figlio. Sebbene il finale possa sembrare troppo sbrigativo, l’esperienza di lettura resta coinvolgente e appagante, rendendo il libro una scelta consigliata per gli amanti del genere.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2019


venerdì 27 settembre 2024

LUNA ROSSO SANGUE

 




Luna rosso sangue - Antonio Lanzetta -

recensione a cura di Edoardo Todaro


Ormai, ed è bene dirlo, anche Antonio Lanzetta entra a pieno titolo nel lungo elenco di autori italiani che vale la pena leggere. Autore di alcuni buoni libri, lo abbiamo con “Il tempo dell’odio” e lo ritroviamo con “ Luna rosso sangue “. Cilento prima, Cilento ora, un mondo dove la gente giudica tenendo in considerazione i comportamenti. In questo caso ci troviamo con due fratelli, Pietro e Toni, che, loro malgrado, divengono investigatori; con il sangue come molla per la violenza, la molla che fa scattare nei due fratelli l’essere “investigatori “ è la scomparsa di Luisa, escursionista ed insegnante di italiano per gli immigrati al centro d’accoglienza. Un libro, questo, in cui Lanzetta non fa sconti a niente, in cui il contesto sociale è al centro, anzi il centro: nessuno nasce delinquente, è la vita a cambiare le persone; avere a che fare con lo sfruttamento della forza lavoro immigrata nei campi e/o nei cantieri, e dove le cooperative servono esclusivamente come copertura per loschi affari. Un piccolo paese dove tutti si conoscono, dove le case, ora abbandonate, sono abitate da chi cerca un futuro migliore, da chi è arrivato da lontano ed è disposto a farsi sfruttare per un tozzo di pane, vittime del sistema, reclutati dalla miseria, dei soldati a vita; avere a che fare con i nuovi padroni dell’illegalità che prestano soldi a tassi altissimi. In tutto questo si inserisce la speculazione edilizia “ecosostenibile“ finanziata dai fondi pubblici. Un romanzo che ha l’abilità di unire quanto scritto sopra a superstizioni, segreti ancestrali, culti neopagani,  alla simbologia tradizionale, a storie popolari  con i cerchi da chiudere, i cerchi di pietre, perché i cerchi si chiudono sempre. Con questo romanzo, sotto tanti aspetti misterioso, Lanzetta ha l’obbligo di scrivere, in un futuro prossimo, una nuova pagina del Cilento.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024

giovedì 26 settembre 2024

CUORE DI GHIACCIO

 




Cuore di ghiaccio - Almudena Grandes

 Recensione di Miriam Donati

 

Vanno molto di moda le saghe delle famiglie. Personalmente ne ho un rigetto, come sempre quando sono pubblicati libri che sembrano fatti su ordinazione. 

Mi appassionano invece le “grandi” storie” e per grandi intendo quelle inventate con colpi di scena e intrecci avventurosi, probabilmente attinte dalla realtà che ogni giorno ci stupisce. Sto attraversando un momento nel quale ho bisogno di visionarietà legata però non a fantasie improbabili, ma concretezze possibili.

L’aver usato il verbo appassionarsi rimanda all’oggetto della recensione. Se devo definire Cuore di ghiaccio ho trovato come qualificarlo: non è solo appassionante, è soprattutto APPASSIONATO.

Nessuno come Almudena Grandes sa raccontarci la storia di Spagna negli anni bui dalla fine della Repubblica per tutto il periodo del franchismo fino ai giorni nostri e in Cuore di ghiaccio lo fa attraverso la storia di due famiglie, per l’appunto una saga, ma che saga! Niente a che vedere con gli smorti succedanei attuali.

La scrittura della Grandes è avvolgente, fluviale, unisce invenzione e fatti storici al servizio di una passione civile e al servizio della memoria dei “perdenti” per i quali ricostruisce un’epica, un confronto lucido con il passato poco indagato durante la transizione alla democrazia quando ci sono state poche analisi e pochi esami di coscienza.

Parla in prima persona attraverso un personaggio maschile: Alvaro Carrión Otero, e già questa è una scelta inusuale, e riesce, calandosi in un personaggio maschile, a farcene appassionare – ecco ritorna il verbo di prima – perché vorremmo veramente conoscerlo Alvaro, averlo davanti in carne e ossa, tanto ci appare reale in tanti frangenti del racconto. Alla fine del libro è diventato un moderno modello di riferimento.

Più di 1000 pagine e se si aggiungono i moltissimi personaggi con il doppio cognome sembra un’impresa impossibile arrivare alla fine. Inoltre la nostra Almudena utilizza i capitoli alternando il racconto delle vicende attuali a quelle del passato. Vi assicuro invece che tutto scorre come un fiume e i salti temporali aiutano con il racconto del presente raccontato in prima persona ad alleggerire il racconto cruento della guerra civile invece in terza persona come se fosse un coro a narrarla e tutto si compenetra.

Andiamo però per ordine.

Il titolo del libro deriva da una poesia di Antonio Machado: “Difenditi dalle domande, dalle risposte, dalle loro ragioni, o una delle due Spagne ti gelerà il cuore. Il mio cuore era di ghiaccio e bruciava”

Le date da ricordare sono tre: 1936 – 1939 – 1975. L’inizio e la fine della guerra civile, la morte del Generalissimo e la fine della dittatura con la gioia dei perdenti di quarant’anni prima e l’allarme dei sostenitori della dittatura, i profittatori, i ladri, i delatori che temevano una resa dei conti.

Il romanzo inizia al cimitero di Torredolones, vicino a Madrid, dove si sta svolgendo la sepoltura dell’ottantatreenne uomo d’affari Juan Carrión Gonzales alla presenza della moglie, dei cinque figli, dei numerosi nipoti e della comunità anziana del paese. Appare fugacemente una giovane donna bruna, molto bella che è notata da uno solo dei figli, Alvaro, che è l’unico ad assomigliare fisicamente al padre. Quando Alvaro si reca in banca per decidere circa alcuni fondi d’investimento appartenuti al padre riconosce nella consulente finanziaria, Raquel Fernández Perea, la sconosciuta del cimitero che gli rivela essere stata l’amante del suo defunto padre.

Da qui in poi, poiché come dice l’autrice le storie spagnole finiscono sempre male, si dispiegherà la storia delle due famiglie Carrión e Fernández contrapposte come le due Spagne, una rossa e l’altra nera, in un groviglio di amore, odio, abiezione, generosità, pietà, crudeltà, fame, assedi, fucilazioni e uccisioni e soprattutto tradimenti, non solo delle grandi potenze, ma di ideali, di amici attraverso settant’anni: dalla Russia della Divisione Azul alla Francia dei campi d’internamento degli esuli spagnoli con il loro dolore, la loro nostalgia, l’identità divisa dei loro figli, paragonabile a una sorta di diaspora. Le differenze tra i capostipiti delle due famiglie, Julio e Ignacio, legati da un filo inesorabile che li riunirà attraverso i loro nipoti sono tali da portarli a un destino amaro in un affresco epico, drammatico e sentimentale.

Il libro resta nella memoria del lettore come gli altri dell’autrice: La figlia ideale, I tre matrimoni di Manolita, I pazienti del dottor Garcia, Gli anni difficili, Malena, un nome da tango, Troppo amore, I baci sul pane, etc. Spiace che Almudena Grandes ci abbia lasciato, ci manca questa autrice letteraria e popolare allo stesso tempo che ha scritto storie indimenticabili.

 

Genere Narrativa

Anno di pubblicazione 2007

In Italia 2008


mercoledì 25 settembre 2024

LA SOVRANA LETTRICE

 




La sovrana lettrice – Alan Bennett -

 recensione a cura di Francesca Simoncelli


Vi è mai capitato di leggere un’opera in cui si nominano altri titoli di libri e vi è venuta la curiosità di saperne di più?  

Io amo i romanzi che, in qualche modo, me ne consigliano altri ed è proprio il caso di questo racconto, menzionato in un testo letto tempo fa e subito messo nella mia lunghissima lista di libri in attesa di lettura. 

Si tratta de “La sovrana lettrice” di Alan Bennett, scrittore, attore e sceneggiatore inglese contemporaneo. 

La storia narra la passione per la lettura della regina Elisabetta, passione nata tardivamente e casualmente, ma che si trasforma fin da subito in un grande amore. 

L’ autore racconta che la regina, pur di continuare le sue letture, anche durante gli impegni ufficiali, salutava dalla carrozza con una mano, mentre con l’altra reggeva un libro, tenendolo ben nascosto, buttando un occhio alla folla dei sudditi e uno alle pagine stampate. 

I suoi comportamenti singolari indispettiscono il suo entourage, che subisce le conseguenze di questa nuova esperienza di Sua Maestà. 

Stanchi di essere costretti a seguire i curiosi e continui cambiamenti di programma, i suoi servitori tentano di riportarla sulla retta via, tanto che un giorno la regina, non trovando più il suo libro, che aveva nascosto sotto i cuscini della carrozza reale, chiedendo spiegazioni ai suoi servitori, si sentì rispondere che, credendo fosse un ordigno esplosivo, lo avevano fatto brillare. 

È un racconto verosimile, che ci fa chiedere quanto ci sia di reale, perché effettivamente si sa veramente poco della vita privata della regina Elisabetta.  

Scritto in modo ironico, ci mostra Sua Maestà sotto una luce diversa.  

Mi piace pensare a lei, che è stata una delle persone più importanti al mondo, come un’appassionata lettrice, che spesso antepone i libri agli impegni reali e che fa della lettura una parte integrante della sua vita. 

“La sovrana lettrice” è un libro che rompe gli schemi: noi, spettatori delle vicende reali, non vediamo più la regina come un’austera signora, sempre ligia al dovere, ma la percepiamo più umana. 

Il finale vi sorprenderà! 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2011

 


lunedì 23 settembre 2024

L'ESTATE DELL'INNOCENZA

 




L’estate dell’innocenza – Clara Sanchez -

recensione a cura di Patrizia Zara

 

Mi credereste se vi dicessi che ho comprato questo libro, malgrado la Sánchez non sia la mia scrittrice preferita, perché la copertina mi ricordava una foto giovanile di mia madre?
L'ho letto in una sera di pioggia nell'ansiosa aspettativa di trovarvi qualcosa che mi appartenesse. Non mi sono sbagliata!
Credetemi ancora, io sono stata Beatrice, la piccola narratrice, e la mamma di questa è stata la mia mamma. Incredibile!
In un frammentario e confuso passato raccontato dalla voce di una bimba di nove anni ho rivissuto la mia fanciullezza; ho rivisto, come in un specchio chiazzato di giallo, di segni e di impronte, una io né spontanea, né naturale, senza grazia, una io bambina che  sapeva già, nel suo inconscio nascente, che sarebbe stata una creatura difficile.
E in questo passato romanzato ho sentito echeggiare la voce, come una cantilena nostalgica e lamentosa, di mia mamma "Se potessi tornare indietro"
"Se avessi potuto non aspettare tanto. Se avessi potuto avere più soldi e meno responsabilità, se avessi potuto vivere meglio"
Mi sono vista bambina osservatrice impotente di una vita disfatta dal tempo.
Mi sono sentita come quella "responsabilità" che ha impedito a mia madre di vivere meglio.
D'un tratto mi accorgo, ora, adesso, che è passato tanto tempo e questo mi fa paura. D'un tratto mi rendo conto che sono stata bambina e mi chiedo dov'è tutto quel tempo
che è passato? Ma stringo i denti, chiudo i pugni e mi ripeto, come una filastrocca vivace e rivoluzionaria, "non voglio sentire il rimpianto di aver sprecato il tempo, non voglio essere un prolungamento di mia madre"
Mi autoconvinco che il tempo lo si spreca sempre, in un modo o nell'altro. E che bisogna stare attenti con i rimpianti perché sono il vero inferno dei ricordi.
Non sarà sicuramente un romanzo di formazione da annoverare tra i bestsellers ma a me è piaciuto tanto per un gioco misterioso di affinità elettive.


genere: narrativa

anno d pubblicazione: 2019


domenica 22 settembre 2024

GIALLO A MESSINA

 





Giallo a Messina – Giuseppe Steno

Recensione a cura di Dario Brunetti

Giallo a Messina è il romanzo d’esordio dell’autore Giuseppe Steno uscito per la Fratelli Frilli editori.

Enzo Micali si risveglia da un coma lungo dieci anni. UN tuono molto forte è riuscito a scuoterlo e a fargli riaprire gli occhi.

Un vero e proprio miracolo per l’uomo che potrà finalmente rivedere lo sguardo dei suoi famigliari, ad attenderlo ci sono sua moglie Rina e suo figlio Dario.

Un evento davvero straordinario, eppure Enzo non incrocia lo sguardo di sua moglie Rina che cerca di evitare, non riesce a parlare e passa tutto il giorno a osservare fuori dalla finestra.

Rina non avrebbe mai creduto che suo marito si potesse risvegliare dal coma e ha preso la decisione di andare a convivere con Luciano, un suo dipendente dell’agenzia immobiliare.

Ma dal momento in cui suo marito si è risvegliato, la stessa donna troncherà la sua relazione con Luciano.

Nella vita di Enzo Micali non ci sono solamente Rina e Dario, c’è un’altra donna che appena venuta a conoscenza della lieta e sorprendente notizia si è precipitata da Roma. Lei è la giornalista e scrittrice Rosa Malizia, che un tempo fa è stata proprio l’amante dell’uomo.

La donna non ritroverà solo Enzo, ma anche suo padre Martino, sul quale pende il capo d’imputazione di aver ucciso sua madre, a meno secondo Rosa che crede ancora fermamente a questa versione dei fatti.

L’uomo, a quei tempi era dedito all’alcol ed era realmente in grado di commettere un omicidio?

Nel frattempo la sua vita è cambiata e fa il diacono in una parrocchia di Messina.

Rosa riuscirà a recuperare il rapporto con suo padre, ma lei crede veramente che siano andati così i fatti in quel maledetto 20 dicembre del 1999? La mamma fu vittima di un furto e fu aggredita e spintonata, nel cadere ha battuto la testa e l’urto del capo le è stato fatale.

Ma una donna così apprezzata e ben voluta dalla gente come può essere stata uccisa a scopo di rapina? A meno che quel furto non sia stato simulato dall’aggressore per inquinare la scena del crimine!

Ipotesi, quesiti su destini che si incrociano nella vita di Enzo e Rosa, ma la giornalista è determinata ad andare in fondo alla verità e a cercare di dipanare più di un mistero che avvolge Messina.

Un giallo ben strutturato dall’autore messinese Giuseppe Steno che gode di un intreccio narrativo davvero interessante. L’inizio della storia è giustamente lenta perché serve al lettore per focalizzare bene l’attenzione sui personaggi della storia che sembrano nascondere più di un segreto che appartiene ad un passato difficile da dimenticare, soprattutto per una protagonista come Rosa Malizia, una donna che seppur dimostra le sue fragilità emotive, non si perderà d’animo e grazie al suo acume riuscirà a dare una svolta definitiva a delle indagini nel quale non si è voluto approfondire soprattutto per colpa di qualcuno di così potente e inarrivabile a tal punto di …

La frase ebbene che la completino i lettori amanti del genere improvvisandosi investigatori proprio come la nostra protagonista.

Ho apprezzato il modo in cui l’autore messinese sia riuscito a catalizzare l’attenzione sui personaggi della storia, caratterizzandoli al meglio e mettendo in evidenza ogni peculiarità rilevante.

In questo giallo troveremo elementi che non consistono solo nella ricerca della verità, ma esplorano i temi della fede, della speranza, della riconciliazione e del perdono. Inoltre ai fatti accaduti viene data un’importanza mediatica a tal punto che nel finale viene spettacolarizzata, una scelta che per quanto possa sembrare surreale o forzata, se ci soffermiamo a pensare della scelta del buon Steno risulterà paradossalmente vera e azzeccata, soprattutto al giorno d’oggi in cui gli eventi di cronaca nera diventano fenomeno a volte di uno smodato quanto disgustoso a mio avviso, intrattenimento televisivo fuori luogo dove i delitti vengono raccontati con toni fin troppo accesi e morbosi, da far sì che l’opinione pubblica e i media si dividono in innocentisti e colpevolisti.

Ritengo più opportuno che dietro ogni storia ci sia un percorso lungo e approfondito di ricerca della verità.

Se un romanzo di fantasia lo si inquadra sotto diverse chiavi di lettura che portano a degli spunti di riflessione, vuol dire che l’autore è riuscito a offrire al lettore un testo di qualità capace di andare oltre la storia in sé.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024


sabato 21 settembre 2024

TRE VITE UNA SETTIMANA

 




Tre vite, una settimana - Michel Bussi

Recensione a cura di Alice Bassoli

 

🌪 Trama intrigante e complessa:
Michel Bussi ci immerge in un thriller psicologico mozzafiato, in cui il ritrovamento di tre patenti quasi identiche su un cadavere misterioso apre la strada a una storia di identità frammentate. Renaud Duval, Hans Bernard e Pierre Rousseau sembrano essere la stessa persona, con tre vite parallele, tre case e tre famiglie diverse. La capitana Marelle deve scoprire chi sia davvero l'uomo morto, e soprattutto, se è stato vittima di un incidente, di un omicidio o se si è tolto la vita.

 

🤯 Intrigo che sfida la logica:
La narrazione, ricca di colpi di scena, ci porta in un dedalo di misteri, dove ogni indizio sembra condurre in direzioni opposte. La scoperta delle marionette in un negozio di un libraio antiquario parigino porta l’indagine fino alla Boemia, collegando il presente a un oscuro episodio del passato. Bussi gioca con il lettore, facendolo dubitare continuamente di ciò che crede di sapere.

 

🎭 Stile teatrale e non cinematografico:
Una delle particolarità di questo romanzo è il suo essere più teatrale che cinematografico, cosa rara nella narrativa moderna. Le situazioni sono talvolta esasperate, ma mai al punto di far perdere la coerenza narrativa. Anche se alcune soluzioni possono sembrare artificiose o paradossali, il talento di Bussi sta proprio nel suo essere un maestro dell’inganno: quello che sembra forzato, alla fine, si rivela un ingranaggio perfettamente oliato.

 

🧩 Un puzzle intricato e ben congegnato:
La vicenda è una complessa rete di relazioni e segreti, con tre donne – Nanesse, Éléa e Vicky – che cercano di capire se l'uomo che amavano è ancora vivo o morto, e soprattutto, chi fosse realmente. Ogni pagina è una scoperta, ogni nuovo dettaglio un pezzo di un puzzle più grande e misterioso. Le risposte arriveranno solo alla fine, e saranno del tutto inaspettate.

 

📚 Conclusione:
Nonostante alcune forzature narrative, “Tre vite, una settimana” è un romanzo in cui Bussi si conferma un maestro dell’intreccio, capace di creare storie ricche di suspense e sorprese. Una lettura consigliata a chi ama essere ingannato, solo per scoprire, a metà strada, che tutto ciò che pensava di sapere era sbagliato.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2023


venerdì 20 settembre 2024

NON SONO MAI STATO QUI

 




Non sono mai stato qui - Franco Filiberto -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il giudice De Nittis riceve, dopo molte insistenze, nel suo ufficio il Sig Boito che vuole rivelargli un fatto clamoroso. Sostiene che un uomo innocente è stato ingiustamente incarcerato e sta scontando una pena per un reato che non ha commesso. Dice di averne le prove. Il giudice a questo punto lo lascia parlare e così viene a conoscenza di una storia incredibile nella quale lui stesso (il giudice durante le indagini) ne è stato protagonista. 

 

🔥Punto di forza: la mente dell'autore ha partorito una storia alquanto originale. Chissà quale avvenimento o personaggio l'ha ispirato?  I protagonisti del suo romanzo sono tutti molto singolari, a iniziare da Sandro Boito. Vicenda ricca di colpi di scena e di sorprese che costituiscono l'essenza del libro stesso. Una vicenda che non ha una sola verità o meglio la verità è una sola, ovviamente, ma verrà fuori solo nelle battute finali, nel frattempo veniamo spesso messi fuori strada da racconti solo verosimili. La vicenda raccontata mantiene sempre alta l'attenzione del lettore grazie ad un buon ritmo e a delle situazioni coinvolgenti. 


🙁Punto debole: forse una revisione finale più attenta avrebbe evitato qualche errore di battitura...nulla di eclatante comunque, o che ne comprometta la lettura. 


🏁Finale: il capitolo finale "illumina" finalmente la scena. I fatti così come nella realtà si sono svolti vengono finalmente svelati dall'autore fino a quel momento abilmente celati. Un finale non banale che a suo modo fa porre al lettore dei quesiti importanti. L'omicidio é sempre sbagliato, ci mancherebbe. Invece sacrificare se stessi per una vendetta? 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫
Storia bizzarra, insolita, che forse (e per fortuna) non troveremo mai scritta sui giornali ma che non è banale o fine a sè stessa. Il tono del romanzo non è mai eccessivamente serioso neppure nei passaggi più drammatici ma riesce a comunicare messaggi importanti. Anche attraverso il gioco si può imparare anzi spesso è proprio attraverso questo che si vivono le esperienze più interessanti Complimenti all'autore per l'originalità. 

 
genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024


giovedì 19 settembre 2024

CARNE E SANGUE





 

Carne e sangue – Michael Cunningham -

recensione a cura di Lilli Luini

 

A prima vista è la solita saga familiare, che contiene l’ancor più solito sogno americano.

Costantin Stassos ha 8 anni quando lo incontriamo per la prima volta. Siamo in Grecia, nel 1935 e la sua è una famiglia di agricoltori. Il padre gli ha dato da coltivare un metro quadrato di terra sulla roccia che lui cura con diligenza, determinato a ottenere qualcosa da mettere sulla tavola. Se ne andrà via da quella terra avara, verso l’America che tanto promette. Lì sposerà Mary, immigrata con la famiglia dall’Italia e non solo metterà su una splendida famiglia (tre figli, Susan, Ben e Zoe) ma diventerà un imprenditore edile e costruirà la casa dei suoi sogni.

Tutto bene, quindi? No, perché questo è un romanzo sulla felicità impossibile.

Cresciuto senza amore, Costantin non è un uomo facile: è collerico, esagerato, pacchiano nei gusti. La sua vita è fatta di obiettivi da raggiungere, di traguardi da tagliare e lo stesso pretende dai figli. Spesso si rifugia nell’alcool e in tali condizioni si avvicina troppo alla figlia più amata, Susan, pur senza arrivare all’incesto. La moglie è legatissima a Ben, l’unico maschio, che non cresce come l’uomo forte e virile che suo padre vorrebbe. Ne conseguono discussioni che sfociano spesso nella violenza non solo verbale. Poi, uno dopo l’altro, i figli se ne vanno. Susan si sposa, Ben si trasferisce a Boston, Zoe a New York.

Se ne va anche Mary, stanca dei tradimenti di Constantin e così la famiglia perfetta si disgrega.

C’è tutta la normalità e la banalità quotidiana nelle pagine che seguono il lento declino del sogno di felicità. Leggendo si ha la netta impressione di vedere la vita com’è, i personaggi che si muovono come ci muoviamo noi, spesso perché portati dal vento, senza aver deciso nulla, per pura casualità.

E ancora non è finita, perché le persone invecchiano ma non cambiano: e così ritroviamo Constantin nonno disprezzare Jam, figlio di Zoe, intelligente e alternativo come la madre e ad adorare Ben, il rampollo di Susan, che si sforza in ogni modo di essere il nipote perfetto che il nonno desidera, fino a implodere.

La scrittura di Cunningham è eccelsa: riesce a mostrare in maniera precisa gli scoppi di rabbia di Constantin, i silenzi di Mary, la staticità inconsapevole dell’agonia di Zoe fino all’ultima scena del giovane Ben, dove arriva a descrivere l’indescrivibile.

Un libro complesso, molto doloroso, ma secondo me da non perdere.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2011

 

mercoledì 18 settembre 2024

OLTRE LA PORTA SOCCHIUSA

 



Oltre la porta socchiusa - Lucia Guida

recensione a cura di Connie Bandini 


Alice non sta più bene nella vita che le si è cucita addosso: l’ambiente lavorativo in cui trascorre parte della propria giornata è malsano e i suoi rapporti sentimentali lasciano a desiderare. La sua ultima relazione con Roberto, già scricchiolante, si rivela assolutamente senza fondamenta quando Alice resta coinvolta in un grave incidente stradale e l’uomo non solo non si fa vedere, ma neppure chiede sue notizie.

L’incidente è piuttosto serio e Alice sarà costretta a cominciare un lungo percorso riabilitativo, che la costringerà a rallentare il passo – metaforicamente e non solo – e a rivedere ogni dettaglio della sua vita.

Si tratta di un percorso difficile, durante il quale nuove figure affiancano la sua quotidianità: sarà il lettore a scoprire se Carlo e Paride saranno in grado di offrirle una spalla sicura alla quale aggrapparsi nei momenti di difficoltà o se, al contrario, rappresenteranno un ennesimo ostacolo.

Alice è una donna forte, ma anche fragile e piena di ferite; afferma di non essere alla ricerca di alcun coinvolgimento emotivo, ma in realtà non disdegna l’intesa che vede delinearsi tra lei e  chi si mostra interessato a starle al fianco.

Grazie a una prosa fluida e a un linguaggio curato Lucia Guida offre al lettore una  storia in cui  è evidente che non è tutto oro ciò che riluce, che il primo passo per superare i propri timori sta nell’amare se stessi, nel riconoscere il proprio valore e nell’apprezzarsi.

Un romanzo intenso che racconta la vita, le sue prove, le sorprese che sa riservare e la necessità di imparare a osservare la propria esistenza con occhi nuovi e con uno sguardo diverso.


genere: narrativa

annodi pubblicazione: 2024

 

 


martedì 17 settembre 2024

RUBRICA: CACCIA ALLE STORIE - BOOK JUMPERS

 




RUBRICA: CACCIA ALLE STORIE – AVVENTURE TRA LE PAGINE PER RAGAZZI CURIOSI
romanzi segnalati e recensiti da Elisa Caccavale


Book jumpers - Mechthild Glaser

Il romanzo (400 pagine) di cui vi parlo oggi è Book jumpers dell’autrice tedesca Mechthild Glaser, edito in Italia da Giunti per la collana TAG (Tascabili Autori Giunti).

📖Il libro narra le avventure di Amy, una ragazza timida e impacciata, con pochi amici e troppi problemi con i suoi coetanei; l’unico mondo in cui si sente sempre a suo agio è quello dei libri, nei quali si rifugia. Quando Amy lascia il suo paese in Germania per andare a trascorrere le vacanze in una sperduta isola scozzese, da cui proviene sua madre e dove ancora vive la sua famiglia, non sa che sta per trovarsi catapultata in un’avventura incredibile. Qui infatti la giovane Amy scopre di essere la discendente di una delle due famiglie dell’isola i cui componenti hanno un dono unico e speciale: possono “saltare” dentro i libri, vivendo in essi e interagendo con i personaggi delle storie. Il compito di questi “saltatori” è quello di custodire e salvaguardare la letteratura. Ma cosa può accadere ad un libro? Cosa può metterlo in pericolo? Amy lo scoprirà a sue spese mentre impara a conoscere e ad accettare sé stessa, mentre scopre una madre “nuova” di cui non sospettava l’esistenza. Al suo fianco ci sarà Will, rampollo dell’altra famiglia portatrice del dono e rivale, da sempre, di quella di Amy. I due ragazzi impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra, mentre strani crimini e misteri sconvolgono il mondo dei libri. E non solo quello.

🪢 "Book Jumpers" è un intreccio di storie tra realtà e fantasia, in cui è facile perdersi. Questo romanzo incarna il sogno dei lettori appassionati (chi non vorrebbe, almeno una volta, entrare nei propri romanzi preferiti?) e lo fa con un grande sfoggio di fantasia, offrendo al contempo un omaggio a molti libri, soprattutto ai grandi classici di vari generi.

🧑I protagonisti consentono una facile immedesimazione per i giovani lettori che si trovano a vivere con partecipazione le avventure e disavventure dei personaggi.

🔖Non è facile catalogare Book Jumpers in un unico genere: troviamo la categoria young adult, per l’età dei protagonisti e perché li vediamo crescere e, al contempo, affrontare le difficoltà della vita dei teenager perché, anche se si trovano a vivere un’avventura surreale, le sofferenze, le difficoltà e le emozioni dei personaggi sono reali e comuni. È di certo un romanzo d’avventura che alza il ritmo continuamente, fino ad arrivare al crescendo del finale, con un’acme molto incalzante e, forse, fin un po’ troppo roboante. E, infine, c’è anche il fantasy, più nelle ambientazioni che non nei personaggi.

✒️I temi ricorrenti sono quelli dell’accettazione di sé, la scoperta di talenti nascosti, la nascita dei sentimenti e lo spirito di sacrificio.

📚 Un romanzo che viene consigliato dai dieci anni in su, anche se personalmente sposterei la lancetta qualche anno avanti.

 
genere: narrativa per ragazzi

anno di pubblicazione: 2021


lunedì 16 settembre 2024

NEL LEGNO E NELLA PIETRA

 




Nel legno e nella pietra - Mauro Corona

recensione a cura di Patrizia Zara 



Tempo addietro lessi "Il Muro" di Mauro Corona.
Non ricordo come capitò fra le mie mani, di certo non lo comprai.
Incuriosita dalla risonanza pubblicitaria dei suoi libri, delle sue sculture lignee e dal suo aspetto selvaggio intrapresi la lettura.
Trovai “Il muro" un romanzo terribilmente brutto sia per la trama che nello stile narrativo tanto da promettere a me stessa di avere chiuso con lo pseudo scrittore Mauro Corona ritenendolo il bluff del momento.
A distanza di qualche anno nella libreria condominiale (book crossing) si è ripresentato Mauro Corona con  il libro che mi accingo a recensire: un romanzo antecedente a "Il Muro".
Nuovamente incuriosita e incoraggiata dal fatto che "Nel legno e nella pietra" trattasi di storie svincolate da una trama, ho pensato di dare un'altra chance all'autore e, grazie alla frammentazione, di poterlo troncare subito senza rimorsi.
"Nel legno e nella pietra" ho trovato un Corona diverso, più spontaneo, naturale e poetico.
Le novantatré storie hanno come protagonista un uomo che ha vissuto nella montagna e con essa ha stabilito un rapporto di pacifica convivenza. Ha imparato a conoscerla e conoscere se stesso.
Ad affogare i dolori nella neve, accettare le sconfitte e i fallimenti arrampicandosi nelle rocce, imparare ad assaporare il gelo e respirare la vita sopra le guglie a un passo dal cielo.
Le storie narrate nel libro sono storie sentite perché i personaggi sembrano far parte della pietra e del legno. Anime inquiete che popolano le valli, i burroni, i scabri sentieri del Vajont.
Sono spaccapietre e carbonai, streghe e boscaioli, bracconieri e cacciatori. Sono bevitori impertinenti, selvatici e violenti...
La lettura non risulta impegnativa e può essere presa a piccole dosi grazie alla brevità dei racconti.
Racconti che nella loro spontaneità narrativa introducono ampie e opportune riflessioni sulla vita, l'esistenza e la consequenziale dipartita.
Lo consiglio a chi ama la Natura e una poesia montanara.
Per chi vuole conoscere meglio l'autore e per chi vuole riflettere sul senso della vita da una prospettiva diversa chiamiamola meno borghese.
Per quanto mi riguarda ho rivalutato Mauro Corona sebbene, paradossalmente, non leggerò altro.
Le ripetizioni mi annoiano.

"La montagna mi ha fatto capire che è da sciocchi mettere la vita in banca sperando di ritrovarla con gli interessi"


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020


domenica 15 settembre 2024

LA LIBRERIA DEI GATTI NERI

 




La libreria dei gatti neri – Piergiorgio Pulixi -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"Perché questo spiegherebbe tutto...il fatto che questa libreria sia una zattera di razionalità che naufraga nell'infinito oceano del disordine universale, e quindi attira tutti coloro che vogliono riparare al caos".

Questa frase, la più intrigante del mio ultimo "viaggio letterario".

Sono arrivata a Cagliari per conoscere Marzio Montecristo, la sua libreria del mistero, i suoi due gatti Miss Marple e Poirot e il suo gruppo di lettura degli investigatori del martedì.

Un gruppo appassionato di gialli che si troverà a collaborare con la polizia per risolvere dei casi. E in particolare quello dell'assassino delle clessidre.

Ho trascorso tanti giorni in quella libreria insieme ad ogni personaggio e mi sono fatta un'idea di ognuno di loro.

Ho persino imparato ogni nome dei gialli presenti sugli scaffali ed ho arricchito il mio bagaglio culturale.

E incuriosita dai principi di termodinamica da lui citati, ho approfondito come l'entropia potesse spiegare l'universo caotico in cui viviamo.

I rapporti umani sono il punto di forza di questo libro, pieno di sentimenti e di ironia ma  soprattutto di retroscena che hanno reso la trama più accattivante.

Una penna elegante e ispirata quella di Pulixi che ha reso godibile, comodo e pieno di suspense il mio viaggio.

296 pagine divorate tra risate incontenibili e riflessioni più profonde sull'eterna lotta tra il bene e il male.

Arrivata alla fine, già mi mancano i miei nuovi amici, quella libreria e persino i gatti.

Non resta che chiedermi se e quando li rivedrò.

Ed ogni martedì tornerò in quella libreria finché quegli investigatori non riprenderanno i loro incontri al fine di risolvere un nuovo caso.


genere: giallo

anno di pubbblicazione: 2023


sabato 14 settembre 2024

L'UNITA'

 




L'Unità - Ninni Holmqvist 📚

recensione di alice bassoli

 

"L'Unità" è un romanzo che ci proietta in un futuro distopico e inquietante, dove la vita di Dorrit, una donna di cinquant'anni, cambia drasticamente. Dorrit, single, senza figli e scrittrice, viene trasferita in una struttura chiamata “L’Unità”. Questo luogo, all'apparenza perfetto e confortevole, accoglie persone come lei, definite “dispensabili”, perché non hanno figli o relazioni stabili. Qui si vive tra appartamenti moderni, giardini incantevoli e cibo gourmet, e ci si può dedicare a varie attività ricreative, ma la permanenza ha un costo elevato. 👁️

 

Dorrit, insieme agli altri ospiti, è destinata a diventare una cavia umana per esperimenti scientifici e test farmacologici. Non solo: uno per uno, i suoi organi verranno prelevati e donati a coloro che sono considerati "utili" dalla società, ossia le persone con figli o famiglie. La vita de "L'Unità" si presenta come un paradiso surreale, ma si trasforma rapidamente in una prigione soffocante, dove ogni respiro è una lenta marcia verso la "donazione finale", ovvero il sacrificio totale per gli altri. La società ha trovato un modo per sfruttare al massimo coloro che non hanno procreato, giudicandoli privi di valore autonomo. 😢

 

Dorrit, inizialmente rassegnata al suo destino, vive i suoi giorni nell'Unità cercando di adattarsi, e trova conforto nelle nuove amicizie. Ma qualcosa di inaspettato stravolge il suo percorso: si innamora follemente di un uomo, anche lui ospite della struttura. Questo amore improvviso la costringe a ripensare tutto ciò che aveva accettato con rassegnazione. L'Unità, che prima sembrava solo un passaggio verso la fine, diventa il simbolo di una lotta interiore per un futuro diverso, per una possibilità di salvezza, anche se il tempo sembra scorrere inevitabilmente verso la conclusione. ❤️

 

Ninni Holmqvist, con una prosa fluida e delicata, ci regala una storia che, pur essendo ambientata in un futuro immaginario, tocca temi profondamente attuali: l'isolamento sociale, la discriminazione basata sulle scelte di vita, e il ruolo della donna in una società che spesso ne definisce il valore solo in relazione alla maternità. Il romanzo ci mette davanti a domande scomode: cosa significa davvero essere “utili”? Chi decide il valore di una vita? 🤔

 

"La Unità" è un libro che commuove e sconvolge allo stesso tempo, facendoci sentire un profondo senso di ingiustizia, pagina dopo pagina. Ogni passaggio ci immerge nel dilemma di Dorrit e nella crudele logica di una società che sembra tanto distante, ma allo stesso tempo troppo vicina alla nostra realtà. Se inizialmente ci si aspetta una svolta thriller, il vero nucleo della storia risiede nel viaggio emotivo e psicologico dei personaggi, che ci invita a riflettere sul destino che loro, e forse anche noi, non possiamo evitare.

Una lettura imperdibile, per chi cerca storie capaci di scuotere l'anima. 🌿


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

venerdì 13 settembre 2024

LA GUERRA E' UN INGANNO

 




La guerra è un inganno - Frederic Paulin -

recensione a cura di Edoardo Todaro 


Algeria, Francia, servizi segreti di una parte e dell’altra, neocolonialismo ed aspettative di reale emancipazione. Un qualcosa di già visto anche dalle nostre parti. Qualcosa di conosciuto come “ strategia della tensione “. Omicidi che vengono fatti passare come compiuti … da chi non li ha commessi, per delegittimare il consenso reale, forze dell’ordine e gruppi terroristici in un’alleanza innaturale, un gioco di scatole cinesi. L’emergere dei campi di prigionia, prigioni segrete, nei quali vengono detenuti gli oppositori politici, nei quali viene praticata la tortura. Interrogatori che servono esclusivamente per far dire ciò che serve, il waterboarding, gli elettrodi ai testicoli ed ai lobi delle orecchie, gli stupri e le violenze sessuali, il particolare interrogatorio il “ cerchio della morte “. L’Algeria, un paese nel quale il sentimento diffuso è quello della paura che tiene la gente chiusa in casa, la paura e la fame un binomio che porta al timore  della morte. Un noir che ha tutte le caratteristiche proprie di quel genere. Un noir che indaga, che ci fa venire alla luce intrighi geopolitici, che mette sotto i riflettori una Francia democratica che non solo chiude gli occhi per far finta di non sapere ciò che sta accadendo, ma che ne è complice. Un noir quanto mai attuale, visto il tramontare, oggi, di vecchie alleanze, in favore di altre; e di una vera e propria decolonizzazione in corso. Un noir che ha al centro l’Algeria, con il suo gas e petrolio che  precipita; un paese impazzito;inevitabilmente travalica i confini: il Togo, il Mali, il Burkina Faso ecc … Il titolo scelto è emblematico: GUERRA, guerra per svilire il nemico, umiliarlo, distruggerlo psicologicamente., la guerra  che non rende gli uomini migliori anzi li trasforma in bestie feroci.  Noir ed una pentola a pressione pronta ad esplodere. Una pressione che si sta manifestando ora, ma che è al di là dell’esaurirsi nell’immediato. Un dubbio a conclusione:  democrazia? Cos’è.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024


mercoledì 11 settembre 2024

LA STANZA DI NATALIA

 



La stanza di Natalia - Monica Gentile -

recensione a cura di Valentina Di Ludovico


A soli dieci anni il mondo di Isabella si sgretola.

Dieci anni e la spensieratezza, lo zucchero filato, le corse sul prato e gli abbracci vengono messi da parte per fare posto all’abbandono, al silenzio e alle domande senza risposta.

La mamma di Isabella decide di andare via di casa e il padre non sa come gestire la situazione. Una situazione dove l’elemento ingombrante diventa Isabella che deve essere mandata subito dalla nonna Antonia, dal nonno Pacifico e dallo zio Alfredo a Torino.

Da questo momento in poi Isabella diventa portatrice dei problemi irrisolti degli adulti e si crea un suo mondo per poter sfuggire dalle mancanze dei grandi.

Con questa storia, la scrittrice Monica Gentile, ci invita a riflettere sul mondo distorto degli adulti e sul modo ingenuo di salvarsi di una bambina. Monica lo fa con uno stile distintivo dove le metafore trovano un loro spazio per poterci accompagnare tra la fervida immaginazione e la ruvida realtà senza eccessi, in modo lineare ma efficace. La scrittrice, con la sua prima persona, entra ed esce dai risvolti psicologici di Isabella rispetto all’abbandono e all’indifferenza dell’adulto con un ritmo incalzante ma mai serrato, dando tempo al lettore di immedesimarsi, commuoversi, arrabbiarsi e perdersi nelle storie inventate.

Sì, le storie inventate. Quelle di Calvino e delle sue alici, della Ginzburg rinchiusa nella sua stanza a scrivere e quelle della Morante perdutamente innamorata dei suoi gatti. Quelle storie che nonna Antonia racconta a Isabella per concederle una pausa dai suoi pensieri irriverenti che hanno il retrogusto dei sensi di colpa e della rabbia. Qui il tono dell’autrice si fa originale e profondo, mai scontato, regalando un tocco di leggerezza e seminando la curiosità di andare avanti nella storia.

Consiglio vivamente questo libro a chi sa ancora sognare, a chi crede nella salvezza dell’immaginazione e, perché no, a chi si ostina ad andare in direzione contraria.

 Buona lettura.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024


martedì 10 settembre 2024

IL MISTERO DELLE TRE QUERCE

 




Il mistero delle tre querce – Edgar Wallace -

recensione a cura di Elisa Caccavale

 

📚Il romanzo Il mistero delle tre querce ormai vanta una veneranda età, è stato infatti pubblicato nel 1924 da Edgar Wallace, passato alla storia come “The King of Thrillers”, il primo scrittore a raggiungere lo status di vera e propria star.

Tra le mie mani è capitato, per puro caso, in un assolato pomeriggio di agosto dove mi ha adocchiato dagli scaffali di un centro commerciale; un’edizione di Rusconi, finita di stampare nel giugno del 2024. Insomma: una lunga e fortunata vita, quella del romanzo di Wallace.

📖Tutto ha inizio quando Socrates Smith, antropologo con trascorsi nel Criminal Investigation Departement, viene invitato da John Mandle, ispettore di Scoltland Yard in pensione, nella sua tenuta di campagna nel Surrey. Qui Smith ritroverà non solo Mandle, ma anche Robert Stone, vicino di casa di Mandle: tutti e tre hanno lavorato per Scotland Yard e si aspettano di trascorrere una piacevole rimpatriata, che invece si trasforma, ben presto, in un caso complesso ed intricato. Chi ha ucciso in piena notte, impiccandolo ad una quercia, John Mandle? E come ci è arrivato fin lì l’uomo, che da tempo non poteva più camminare? E chi ha lasciato legato nel suo letto un terrorizzato Robert Stone? Perché? A Socrates Smih il compito di risolvere questo complesso enigma.

👀Il mistero delle tre querce è un romanzo piacevole che offre agli amanti del genere giallo/poliziesco una storia che si legge con gusto. Nonostante ormai vanti sulle spalle cento anni giusti giusti, la lettura non risulta pedante o pesante, lo stile è attuale, il che ci lascia apprezzare la modernità rispetto ai tempi in cui fu scritto.

🕵️‍♂️Socrates Smith ricorda molto Sherlock Holmes: nei comportamenti, negli atteggiamenti, ma soprattutto per il modo in cui risolve il caso, un modus operandi basato molto più sul ragionamento deduttivo che non sui muscoli e sull’azione (anche se qualche sparatoria non manca). Questa particolare connotazione del personaggio è una delle caratteristiche che permette di rendere il romanzo senza tempo; Sherlock Holmes non passerà mai di moda, la stessa cosa accade quindi a Socrates Smith.

🔎Il romanzo è un perfetto esempio di giallo ad enigma e anche se alcuni elementi non sono, oggi, molto originali e alcuni aspetti vengono intuiti e anticipati con una certa facilità dal lettore, la vicenda narrata non risulta noiosa o stereotipata.

❓In un certo senso il romanzo può anche rivelarsi in un certo modo una riflessione psicologica sull’animo umano e sulle paure: Wallace ci mostra quanto ciò che temiamo a volte diventi il nostro peggior nemico e porti a concretizzare le paure stesse. Di più non posso aggiungere: il movente del crimine parlerà al posto mio.

🧍‍♂️Per concludere: un romanzo scritto e ambientato negli anni Venti del Novecento non può che fornirci, oggi, anche un interessante spaccato sulle usanze, sulle relazioni, sui comportamenti della società di cento anni fa, distante da noi, ma al contempo, già così simile. 


genere: giallo

annodi pubblicazione: 1924


lunedì 9 settembre 2024

IL MONDO DI SOFIA

 




"Il mondo di Sofia" di Jostein Gaarder

reensione a cura di Patrizia Zara

Si è molto parlato di questo libro per la sua struttura semplice, per l'originalità delle storie surreali calate all'interno di temi filosofici e storici, temi perlopiù confinati nell'area didattica.
"Il mondo di Sofia" è un libro che per incanto prende il lettore per mano e lo guida a ritroso alla scoperta del suo passato, il tempo di ogni cosa, rendendolo consapevole della sua "storia" sino all'umana, attuale conclusione che ogni cosa, vivente e non, è polvere di stelle: polvere ancora avvolta nel mistero giacché "niente può essere creato dal niente"
Ma non voglio prolungarmi sul romanzo in sé, sull'aspetto tridimensionale della trama, nell'alternarsi fra sogno e realtà, voglio raccontarvi le mie sensazioni.
Durante la lettura più volte il mio cervello mi ha riportato  al nostro Luciano De Crescenzo, i suoi scritti, il suo modo così ironico di porsi nei confronti della vita.
E mi sono trovata a paragonarlo a Gaarden.
Mi sono collegata a Google e ho messo a confronto le foto dei due in questione, non avendo avuto il piacere di conoscerli personalmente.
Vi sembrerà strano ma ho trovato somiglianze non tanto nei tratti somatici ma nell'espressione degli occhi e nella linea del sorriso.
Pur essendo personaggi diversi, De Crescenzo, nato il 20 agosto, uomo dall'indole mediterranea, dotato di un'ironia godereccia, Gaarden, nato l'8 agosto, uomo del nord avvolto dalla nebbia e dalla magica di gnomi e folletti, i due hanno un denominatore comune ( e lo stesso mese di nascita. Ahi, ahi l'influenza degli astri!)che li ha resi simili nell'approccio alla vita: l'amore per la sapienza.
Entrambi hanno saputo cogliere nella storia e nella filosolofia l'arte di vivere, e lo sguardo biricchino, limpido in entrambi (fateci caso), sembra trasmettere scintille simili all'universo in continua espansione.
Il loro sorriso appare saggio di chi sa che il non sapere è in fondo una forma di sapere.
I due hanno guardato, osservato, studiato, sperimentato il fuori nel tempo e nello spazio trovando dentro di loro il "vero sapere", ossia la grandiosità di tutto ciò che li circonda e la contezza che l'uomo è la parte infinitesimale, la più preziosa, che riflette la luce di ogni cosa.
Ambedue, dal nord al sud, fanno da guida, con le loro storie, lungo il percorso di un remoto, fantastico viaggio che ha inizio moltissimi anni fa, fanno conoscere gli  avi e le loro menti, spiegano che la cultura non ha senso se lasciata a se stessa e inducono con pacatezza a non guardare spauriti ma, al contrario, illuminati, quel fantastico mistero che è la vita, giacché questa continua ancora, e che l'unica cosa di cui ha bisogno l'essere umano è la capacità di stupirsi.
E per ultimo non a caso, "soltanto in questo modo eviterai di fluttuare nel vuoto..."

"Quando si incontrava De Crescenzo in giro (fin quando è stato bene lo si incontrava spesso anche per strada) dava sempre l’impressione di godersi la vita che si era costruito. Con un’impronta e una capacità davvero da filosofo greco. Con lo spirito epicureo e il riso di un cinico, sembrava saper mettere in pratica quanto spiegava: un disincanto mai rassegnato, un’allegria placida senza le bizze dell’euforia. E la coincidenza tra il suo modo di esporre, tra quanto scriveva o raccontava e come pareva vivere realmente ha sempre creato un rapporto speciale tra lui e il suo pubblico di lettori. Quella corrispondenza tra scritto e vita reale, tra personaggio pubblico e privato è sempre stata la sua cifra". (art. su Luciano De Crescenzo"

"A me piace camminare, fare lunghe passeggiate in montagna, nei boschi, in città e mentre passeggio muovo sia il corpo che i pensieri, non riesco a raccogliere pensieri seduto davanti al computer… diciamo che adesso sono nella fase del ‘camminatore’" (intervista a Jostein Gaarden)


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

domenica 8 settembre 2024

JUNK -CARNE SALATA -

 





Junk carne salata - Luca D'Onofrio

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Junk (spazzatura) è il protagonista di questa storia. Vive a San Francisco. Sopravvive in realtà. Junk è un uomo di circa sessant'anni che abita per strada ha un volto provato e pieno di cicatrici testimonianza di un passato doloroso. Ha un amico Smitty. Inizialmente seguiamo le loro vicende quotidiane, quelle di chi vive ai margini. Poi ci sono i poliziotti Carson e Ramirez ed il loro capo, il capitano Pirson. Anche per loro inizialmente si raccontano giornate (pericolosamente) di routine, in lotta per mantenere un minimo di ordine tra le strade della città. È poi c'è Evelin... 

 

🔥Punto di forza: è un libro crudo, dilaniante. Dall'inizio si vive in una atmosfera di inquietudine, di precarietà. Ma il romanzo parte piano o meglio non si presagiscono immediatamente gli sviluppi successivi che invece sono travolgenti. Sorprendenti e dolorosi. Un noir di quelli che amo tanto. Con questo libro ho di nuovo ritrovato la "mia" strada. Un libro che tormenta ma che ti conquista e ti rimane dentro. Colpi di scena che lasciano senza fiato. 


🙁Punto debole: qualche errore di scrittura almeno nella versione Kindle che ho letto. Forse poca attenzione nell'editing finale ma nulla di eclatante o che ne compromette la lettura. 


🏁Finale: il finale è l'apoteosi di ciò che si è letto fino a quel punto. Un finale che ti mozza il fiato. Senza sconti. Sorprendente. Un racconto che ha nutrito a dovere il mio spirito. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐💫
Quattro e mezzo su cinque ma sarebbe quattro virgola sette/otto. Lo 0,3 in più grazie ad un finale spacca cuore. 


genere: noir

anno di pubblicazione: 2022