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lunedì 20 luglio 2026

L'ULTIMA COSA CHE SAI

 




L’ultima cosa che sai – Paolo Roversi -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Nuovo capitolo della serie dedicata al giornalista hacker Enrico Radeschi, che torna nella sua Bassa per trascorrere la Pasqua con i genitori e che verrà trascinato in una nuova indagine a seguito del ritrovamento di un cadavere sulle rive del Po. La scena del delitto richiama il “Mostro del Po”, un serial killer degli anni Sessanta mai identificato. Infatti, come allora, il cadavere è disposto in modo rituale, con un orologio fermo sulle 3.15 stretto tra le dita. Riaffiora così la leggenda del Tribunale delle Acque, un’antica corte che, secondo la tradizione, nelle notti senza luna giudicava le anime dei peccatori sulle rive del Po. A occuparsi delle indagini sono il maresciallo Giorgio Boskovic e il brigadiere Gennaro Rizzitano, ex compagno di scuola di Radeschi. Intanto, a Milano, il vicequestore Sebastiani indaga su un presunto suicidio destinato a rivelarsi qualcosa di molto più complesso. Due casi e due mondi, e soprattutto una verità che affonda le proprie radici nel passato, nella memoria e nel folklore delle tradizioni. 

Roversi costruisce un efficace doppio binario narrativo, alternando la quiete apparente della Bassa al caos di Milano, fino a far convergere le due indagini in un unico disegno. Il Po, la nebbia, gli argini e i piccoli paesi non fanno da semplice sfondo, ma diventano protagonisti della storia. E’ stato magico per me incontrare tra le pagine le strade, i locali, le tradizioni culinarie, le atmosfere dei luoghi che mi hanno vista crescere e che rappresentano per noi importanti punti di riferimento, e che, soprattutto, raccontano non solo una zona geografica, un territorio, ma incarnano lo slancio mistico che aleggia sulla Bassa, terra di poeti e artisti, da secoli. 

Il romanzo conferma le caratteristiche che hanno reso celebre la serie: una scrittura scorrevole, dialoghi vivacissimi e un protagonista ironico, che in questo episodio mostra anche un lato spiccatamente più riflessivo. 

E poi, i capitoli brevi e il ritmo serrato invogliano a proseguire la lettura senza cali di tensione. Una macchina narrativa magistrale e impeccabile, frutto della penna esperta di uno degli autori e interpreti più autorevoli e riconosciuti del panorama noir/thriller italiano.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 336

editore: Marsilio

 


domenica 12 luglio 2026

IL SEGRETO DELL'EBANO

 




Il segreto dell'ebano - Tea Vergani - 

recensione a cura di Simonetta Locci


La protagonista di questo giallo è Nina, un’insolita portinaia che vive e lavora nel quartiere Isola di Milano, figura tanto discreta quanto sorprendente.

Lontana anni luce dall’immagine della classica “zabetta” condominiale, Nina è riservata, silenziosa, estranea al pettegolezzo. Eppure, proprio questa sua presenza defilata le consente di osservare tutto con straordinaria lucidità: il microcosmo del palazzo e quello, più ampio, del quartiere, che conosce a menadito, nei suoi equilibri, nelle sue contraddizioni e nelle sue trasformazioni.

Quando un anziano viene trovato morto nel suo appartamento, Nina diventa un punto di riferimento naturale. Da tempo, infatti, è una presenza costante per chi vive ai margini dell’Isola: conosce volti, abitudini, fragilità. Il suo sguardo attento coglie dettagli che sfuggono agli altri, mentre il suo orecchio sa distinguere, tra mille voci, quelle che meritano davvero ascolto.

Questa volta, però, l’indagine si complica anche sul piano personale. A occuparsene è Adele, detta Taac, giovane poliziotta e nipote di Nina, che si troverà sospesa tra il rispetto delle regole e ciò che sente essere giusto. Un conflitto sottile, che la porterà a riconsiderare non solo il proprio ruolo, ma anche il legame con la nonna, scoprendo somiglianze inattese.

In questo intreccio di vite, il quartiere non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, con le sue storie incrociate e i suoi silenzi. E i legami di sangue finiscono per avere un peso che va ben oltre quello che i protagonisti immaginano.

Un romanzo ideale per chi ama i gialli e Milano — e per chi desidera conoscerla attraverso i suoi angoli più autentici, lontani dalle cartoline.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 341

editore: Independently published

martedì 7 luglio 2026

IL TRENO

 




Il treno - Georges Simenon - 

recensione a cura di Rossella Lombardi


La lettura di un libro di Simenon è sempre molto gradevole ed interessante; io me la regalo quasi mensilmente; è incredibile come l’ autore , in un numero esiguo di pagine, riesca a delineare così efficacemente  e con estrema sensibilità la psicologia dei personaggi e a portare noi lettori  a riflettere  sulle ragioni delle loro scelte, senza esplicitarle, né commentarle.

Nel 1940 le truppe  tedesche , ormai in Belgio, minacciano  i confini della Francia. Così nelle Ardenne colonne di profughi lasciano le loro case  e prendono d’assalto i treni per scappare  nel sud della Francia.

Il protagonista  di questa storia  è Marcel , un giovane uomo  mediocre, semplice, apparentemente privo di qualità, miope e di salute cagionevole. Con la moglie, incinta di sette mesi e la figlioletta di tre anni, Marcel decide di avventurarsi su un treno  dove viene subito diviso dalla famiglia e caricato su carro bestiame sul quale incontra  persone molto diverse da lui che Simenon descrive con la solita precisione e maestria. Fra i tanti, incontra  Anna, una giovane donna ebrea, della quale però non saprà molto altro.

Avrei voluto esprimere tutta la mia tenerezza, per quella donna  che il giorno prima non conoscevo ma che era un essere umano e che diventava ai miei occhi l’essere umano”

 Presto i due giovani, soli e disperati, diventano inseparabili ed intrecciano  una  relazione fatta di silenzi ma scaldata da una forte passione  amorosa.

“Per la prima volta dicevo “ti amo” in quel modo e non solo con le parole, dal profondo di me stesso. Ma era poi lei che amavo  o la vita ?”

Forse Marcel si rende conto, grazie a questa relazione ,di non aver vissuto la sua vita ma di aver inconsapevolmente  recitato, di essersi lasciato vivere. Anna lo aiuta a vivere pienamente.

Molti anni dopo Marcel  lascerà uno scritto  destinato ai suoi figli nel quale racconterà questa vicenda e che  lui non è stato  per tutta la vita un uomo mediocre  ed incolore  ma che ha conosciuto la felicità, anche se per poco tempo e questo gli ha concesso di vivere davvero. “ I miei figli sapranno  così che c’è stato in me un altro uomo  e che per alcune settimane sono stato capace di provare la vera passione. In ogni caso  svelare  qui questo pensiero  recondito è qualcosa che devo a me stesso “.

Questa storia mi ha portato a domandarmi se abbiamo davvero coscienza  di ciò che siamo  e di come vogliamo vivere.  Dobbiamo aspettare che  il caso , il destino  sveli, prima di tutto a noi stessi,  chi vogliamo essere e come vogliamo vivere, oppure dobbiamo sforzarci  di sceglierlo , di volerlo fortemente ?


genere: giallo

pagine: 149 

editore: Adelphi

 

 


lunedì 29 giugno 2026

VENERE PRIVATA

 




Venere privata – Giorgio Scerbanenco –

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La storia si apre con Duca Lamberti, ex medico radiato dall’Ordine e appena uscito dal carcere dopo aver praticato un’eutanasia su una paziente terminale. Un ricco industriale gli chiede di aiutare il figlio Davide Auseri, un giovane che da mesi è sprofondato nell’alcolismo e nella depressione dopo la misteriosa e prematura morte di una  donna. Sembra inizialmente una banale vicenda sentimentale che si trasforma presto però in un’indagine sempre più complessa. Lamberti si addentra così in un mondo fatto di prostituzione d’alto bordo e illusioni infrante, il volto più oscuro della società milanese.

Al centro del romanzo c’è soprattutto l’umanità dei personaggi, descritti con uno sguardo lucido e privo di sentimentalismi.

Duca Lamberti è animato da un forte senso di giustizia e da una profonda compassione per chi soffre.

Aleggia su tutta la storia una riflessione sulla solitudine, sull’emarginazione e sulle conseguenze delle scelte umane.

Si potrebbero voler dire molte più cose su uno dei romanzi più famosi di questo straordinario scrittore, che non ha certo bisogno di qualcun altro che incoraggi il lettore a leggere i suoi meravigliosi romanzi. Sappiamo ormai tutto. Eppure ci troviamo ancora oggi, a distanza di anni, a volerne parlare. Questo grazie alla profonda umanità di cui sono intrise le sue storie, piene di sincerità, talmente oneste. Non sono romanzi ruffiani, i suoi, ben lontani dalla narrativa contemporanea, in cerca di consenso, quella che popola spopola sugli scaffali delle librerie oggi, che vuole leccare a tutti i costi i piedi al lettore, commuoverlo con inutili sentimentalismi e rievocazioni di storie ambientate in un passato commercialmente edulcorato.

Insomma, quando la me lettrice entra in crisi, la cura è sempre e solo una: Scerbanenco. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 1966

pagine: 256

Editore: La nave di Teseo


domenica 28 giugno 2026

LA BALLATA DI SANT'ILARIO

 




La ballata di Sant'Ilario - Giancarlo Vitagliano -

recensione a cura di gino campaner

 

📖Spiccioli di trama: il criminologo Milo Severi rientrando a Napoli subisce un grosso danno alla sua auto nel parcheggio di un autogrill. È costretto a ricorrere alle "cure" di un meccanico ed il piu vicino è nel paese di Porto Sant'Ilario. Arriva nel bel mezzo di un'alluvione che sarà concausa di numerosi contrattempi.... 

 

🔥Punto di forza: sicuramente i personaggi: Milo, Casimiro, Sofia, Dante, Elmo. Un'infinità di protagonisti, tutti ugualmente importanti, tutti partecipi nel rendere l'atmosfera di forte sospetto. Grazie alla loro empatia rimangono a lungo nella memoria. 
Ma anche la storia: verosimile, coinvolgente, dinamica. Si legge con piacere. 



🙁Punto debole: per gli amanti delle emozioni forti qui non troveranno grande soddisfazione. Sorprese, una spruzzata di suspense, ma poco pathos. 



🏁Finale: il mistero viene risolto e ciò che verrà fuori dall'indagine di Milo sarà molto sorprendente. Non tutto andrà a buon fine. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Mi sono divertito. Romanzo piacevole. Questo è il giudizio finale se devo esprimere un parere netto su questo romanzo. Sull'autore devo necessariamente sospendere il giudizio. Non me ne voglia Vitagliano. Ho tutta l'intenzione di approfondire la sua "conoscenza" leggendo altri suoi romanzi. Credo che, a ritroso, continuerò ancora a leggere le indagini di Milo. Anche se i romanzi con protagonista il criminologo fanno parte di una serie (siamo gia al quarto capitolo) e sapete come la penso a riguardo. Leggere, come in questo caso, il quarto capitolo (l'ultimo) di una serie è un po’ come salire su un treno in corsa. D'accordo che i romanzi sono tutti indipendenti uno dall'altro per quanto riguarda le inchieste ma i personaggi principali al quarto capitolo hanno avuto tutti un'evoluzione rispetto al primo. Hanno tutti una storia che se non si conosce si fa fatica a capirne le nuove dinamiche.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 252

editore: Homo Scrivens

 


lunedì 22 giugno 2026

GRAN GALA' CON DELITTO

 




Gran galà con delitto - Simone Tempia –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Una cena in una prestigiosa villa, l'omicidio della padrona di casa, otto commensali (di cui uno immaginario) isolati dalla neve... ed ecco che il giallo è servito!

La trama e la struttura del primo romanzo scritto da Simone Tempia ricalcano in maniera non troppo originale il classico enigma della camera chiusa, con chiari riferimenti alla regina indiscussa del giallo, la meravigliosa Agatha Christie. 

Il lettore che si imbarca in questa lettura pensando di avere tra le mani un giallo da manuale o, ancor di più, qualcosa di originale e mai letto, rimarrà deluso.

Ma. Ma Simone Tempia fa un'operazione - questa sì originale - portando, all'interno della storia, Sir e Loyd (i personaggi che lo hanno reso famoso) con i loro dialoghi immaginari, le loro massime e i loro deliziosi siparietti. Ed ecco, allora, che il romanzo acquista un sapore diverso, diventa il contenitore di riflessioni, lezioni di vita, strategie di sopravvivenza (anche metaforiche). 

È come se tutta la storia fosse stata architettata ad hoc per consentire ai nostri di esprimersi.

Sono una grande lettrice di gialli, ma sono anche un'estimatrice di Sir e Loyd. Pertanto il mio giudizio non può che essere positivo. Ancor di più se consideriamo la penna sapiente di Tempia: il libro, infatti, è scritto molto bene.

Impossibile selezionare (come mia consuetudine) le citazioni più significative, perché ogni dialogo tra i due protagonisti meriterebbe uno spazio a sè. 
Consigliato.

Voto 8/10

Giusto un accenno...

"L'ostentazione mostra, l'eleganza non nasconde, Sir."

"È per questo che l'eleganza si vede, Lloyd."

"Quando il gioco si fa duro, Lloyd..."

"Vuol dire che non è più un gioco, Sir."

"Se mi permette. Meglio deludere le attese, che dare soddisfazione alle accuse, Sir."

"Licenza poetica, Loyd?"

"Direi più licenza elementare, Sir."

"Tu che ne pensi, Lloyd?"

"Io non penso, Sir. Spolvero."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Garzanti


mercoledì 10 giugno 2026

LA TERZA DIMENSIONE

 




La terza dimensione - Enrico Pandiani -

recensione a cura di Connie Bandini


Enrico Pandiani- autore torinese - torna a raccontare le vicende dei “Les Italiens”, la squadra investigativa della polizia parigina guidata dal commissario Jean-Pierre Mordenti. Si tratta di un noir articolato, in cui indagine criminale, ironia e vita privata dei protagonisti si intrecciano dando forma a una storia che procede su più livelli narrativi.

Il romanzo si apre con un fatto di sangue destinato a scuotere la quiete notturna di Parigi. Tre persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco. Le vittime non sembrano avere alcun legame tra loro e l’assenza di un movente evidente rende l’indagine ancora più complessa. A occuparsene sono Mordenti e il suo inseparabile collega Servandoni, insieme al gruppo di investigatori noto come “Les Italiens”, una squadra di poliziotti in gran parte di origine italiana che affronta il lavoro con uno stile spesso poco ortodosso ma molto efficace.

Fin dalle prime battute appare chiaro che dietro il triplice omicidio si nasconde qualcosa di più articolato di quanto sembri. L’unico indizio concreto conduce a un elemento inquietante e contemporaneo: l’arma utilizzata per il delitto sarebbe stata prodotta con una stampante 3D. Da qui prende forma un’indagine che tocca il lato più oscuro della tecnologia e della sua potenziale deriva criminale, aprendo uno scenario in cui il confine tra innovazione e pericolo diventa sempre più fragile.

Il titolo del romanzo suggerisce proprio questa molteplicità di piani. Da un lato c’è la dimensione tecnologica dell’indagine, rappresentata dalle armi stampate in 3D; dall’altro emerge una dimensione più profonda, legata alla complessità dei rapporti umani. Mordenti non è soltanto un commissario alle prese con un caso difficile, ma è un uomo che cerca di conciliare il lavoro con la vita affettiva, il rapporto con la compagna Tristane e il ruolo di padre acquisito per il piccolo Benjamin. Questa dimensione privata rende il personaggio più sfaccettato e contribuisce a dare spessore alla narrazione.

 Accanto alla ricerca dell’assassino trovano spazio le dinamiche tra i membri della squadra, i rapporti sentimentali e le fragilità dei protagonisti. Un ruolo fondamentale, poi, lo gioca anche l’ambientazione. La Parigi raccontata da Pandiani è una città fatta di quartieri popolari, bistrot, vicoli e periferie notturne, descritta con attenzione ai dettagli e capace di restituire un’atmosfera insieme affascinante e malinconica.

 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 308

editore: Rizzoli


lunedì 25 maggio 2026

A CIASCUNO LA SUA COLPA

 




A ciascuno la sua colpa  - Simonetta Locci -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: l'indagine riguarda la morte di Cinzia. La moglie di Gionni amico di Viola la quale crede fermamente nella sua innocenza. Ma il maresciallo Mirco Benelli ha piu di un elemento per sospettarlo. Sullo sfondo ma neppure troppo i rapporti tra Viola Mirco e Gionni. 

 

🔥Punto di forza: i personaggi principali innanzitutto. Elisa/Viola, Alex, Mirco, Gionni. Ma anche i tanti personaggi che gravitano attorno ai protagonisti. Poi la storia che la Locci ha costruito. Semplice ma coinvolgente, vivace e che riserva più di un colpo basso. In questo volume forse la mano è andata giù un po’ meno pesante (nel secondo il finale è più "doloroso") anche se non mancano anche qui suspense e sorprese. 



🙁Punto debole: l'unico che personalmente rilevo è che le serie mi piacciono quando hanno una estensione...limitata. Per quanto mi riguarda difficilmente vado oltre il quarto volume. Qua siamo a tre.... 



🏁Finale: il finale non chiude definitivamente tutte le questioni aperte anche se il caso viene risolto. Ci sono ancora molte situazioni in sospeso che aspettano di essere chiarite. Il cinismo ed il coraggio comunque all'autrice non mancano anche nella chiusura di questo volume. 



🎓Giudizio complessivo: 🌟🌟🌟🌟
L'ho già avuto modo di dire in precedenti occasioni ma lo ripeto volentieri: Simonetta Locci è un'ottima autrice. Ha già maturato una certa esperienza e sa come coinvolgere il lettore nella storia che sta raccontando. Nei suoi romanzi, almeno in questa ultima serie, c'è una vena gialla preponderante ma non solo. Hanno anche molto importanza i rapporti umani e le possibili dinamiche (non solo sentimentali) che possono nascere in un rapporto uomo donna. A ciascuno la sua colpa è il terzo volume di una serie (spero non esageratamente lunga) che si chiama Cuori in giallo. La Locci scrive bene, con cura ed attenzione.   È un dato di fatto e credo che possa ancora migliorare. La aspetto già, con grandi aspettative, ai prossimi romanzi. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 245

editore: Independently published

 


domenica 24 maggio 2026

VELOCEMENTE DA NESSUNA PARTE

 




Velocemente, da nessuna parte – Grazia Verasani -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La trama: “Velocemente da nessuna parte” vede protagonista Giorgia Cantini, investigatrice privata bolognese quarantenne, disillusa e solitaria, abituata a occuparsi soprattutto di pedinamenti e casi legati a tradimenti sentimentali. Vive una quotidianità irregolare fatta di relazioni occasionali, musica rock e alcol. Questa volta, però, Giorgia si trova coinvolta in un’indagine molto più complessa. Dora, una donna legata alla vittima, le chiede di fare luce sulla scomparsa di Vanessa Liverani, detta Van, giovane prostituta e madre di un bambino di dieci anni, Willy. Van conduceva una vita marginale e isolata ed è sparita improvvisamente senza lasciare tracce. Poco dopo, il suo corpo viene ritrovato senza vita nella Grotta delle Fate. Per cercare di comprendere chi fosse davvero Van e cosa le sia accaduto, Giorgia inizia a leggere il diario personale della donna, entrando progressivamente in una rete di tensioni familiari, segreti mai risolti e dinamiche provinciali segnate da ipocrisia, violenza sommersa e rapporti profondamente compromessi. L’indagine si sviluppa tra una Bologna estiva, afosa e quasi immobile. Durante il percorso investigativo, Giorgia entra in contatto con Lena, madre di Van, donna concreta e ruvida, con il nonno Rolando, ex partigiano che si occupa del piccolo Willy, e con la figura più sfuggente e problematica del padre della ragazza, ancora segnato dal peso di un vecchio delitto passionale che continua a proiettare la sua ombra sulla famiglia. “Velocemente da nessuna parte” è un romanzo che affronta in maniera diretta e concreta alcuni temi centrali della contemporaneità: il disorientamento identitario, la precarietà emotiva, la difficoltà di costruire relazioni stabili e il senso di vuoto che attraversa molte esistenze urbane. Grazia Verasani si concentra soprattutto sull’analisi psicologica dei personaggi e sulle dinamiche relazionali che li legano. La protagonista si muove all’interno di una realtà metropolitana frammentata, caratterizzata da rapporti intermittenti, legami instabili e continue fughe emotive. La trama: Verasani preferisce lavorare sulla progressiva emersione delle tensioni psicologiche. Proprio questa scelta rende il romanzo credibile e coerente con il tipo di realtà che vuole raccontare. La narrazione punta sull’analisi dei comportamenti, delle fragilità e delle contraddizioni dei protagonisti. Verasani evita accuratamente il sentimentalismo ruffiano e non cerca mai di rendere i suoi protagonisti “simpatici” o facilmente giustificabili. Al contrario, ne mette in evidenza egoismi, paure, ambiguità e incapacità relazionali. Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la rappresentazione della precarietà emotiva come condizione esistenziale stabile. I personaggi sembrano incapaci di costruire un’identità definita perché vivono all’interno di una società che tende a rendere tutto temporaneo: relazioni, lavoro, prospettive future, desideri. Il titolo stesso sintetizza efficacemente questa condizione di movimento continuo privo di una reale destinazione. La sessualità viene raccontata senza idealizzazioni e inserita all’interno di rapporti spesso fragili e incompleti. Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Grazia Verasani ha una forte identità. È magnetica, splendida, bellissima, a tratti poetica, spesso cruda e graffiante. Un capolavoro di prosa che ahimé di questi tempi è difficile, davvero difficile da trovare in giro. Una prosa, la sua, caratterizzata da una forte originalità espressiva. Anche l’ambientazione urbana partecipa attivamente alla costruzione del clima narrativo accentuandone il senso di isolamento che accompagna i protagonisti. Grazia Verasani conferma la sua capacità di raccontare le fragilità contemporanee con lucidità. Anche per questo continua a essere una delle autrici che apprezzo maggiormente. Grazie per averci regalato un altro capolavoro che ho seriamente amato alla follia.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2006

pagine: 223

editore: Marsilio


lunedì 18 maggio 2026

QUO VADIS, BABY?






 

Quo vadis, baby? - Grazia Verasani -

recensione di Alice Bassoli 

 

La protagonista è Giorgia Cantini, investigatrice privata bolognese. Vive sospesa tra casi da risolvere, tormentata da relazioni complicate, notti insonni e un passato importante che continua a bussare alla porta. Quando le viene affidata un’indagine legata alla scomparsa di una giovane donna, Giorgia si ritrova a scavare non soltanto nella vita degli altri, ma anche dentro sé stessa, in un viaggio che attraversa solitudini, dipendenze emotive, desideri irrisolti

La trama procede con il ritmo del noir, ma ciò che colpisce davvero non è tanto il mistero in sé quanto l’atmosfera che Verasani riesce a costruire. Bologna diventa quasi un organismo notturno e umido, pieno di locali, sigarette, alcol, incontri. Una città distante dalle cartoline, raccontata nella sua parte più vulnerabile e autentica.

Grazia Verasani scrive con uno stile diretto che ha una potente espressività, difficile da trovare nel nostro panorama letterario, uno stile unico attraversato da una sensibilità molto forte. Giorgia Cantini è disillusa, a tratti autodistruttiva, ma proprio per questo estremamente vera. È una donna che inciampa nella vita e continua comunque ad andare avanti, trascinandosi addosso il peso delle proprie ferite.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la capacità di raccontare la fragilità senza trasformarla in qualcosa di romantico, ruffiano o estetico. In Quo vadis, baby? i rapporti umani sono sporchi e ambigui.

Il romanzo conserva ancora oggi una modernità sorprendente. Alcuni temi affrontati da Verasani, soprattutto il senso di smarrimento emotivo, la precarietà affettiva e la fatica di abitare il proprio tempo, risultano attualissimi. È un noir che usa l’indagine come pretesto per parlare di identità, solitudine e inquietudine esistenziale.

Racconta esseri umani pieni di contraddizioni, e lo fa con uno sguardo lucido, disincantato, ma profondamente empatico. Un romanzo che conferma Grazia Verasani come una delle voci più interessanti del noir italiano contemporaneo. Una delle mie autrici preferite 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 192

editore: Marsilio

venerdì 8 maggio 2026

L'ASSASSINO STA SCRIVENDO

 




L'assassino sta scrivendo - Elena Campani -

recensione a cura di Connie Bandini


Elena Campani porta in scena la prima vera indagine di Tuva Colmar, personaggio già apparso ne L’ombra fissa del cane (Astarte, 2024), ma qui rielaborato e ampliato in una veste più compiuta e centrale. Il risultato è un giallo atipico, che si muove con passo misurato tra cozy crime e narrativa introspettiva, capace di intrecciare mistero, fragilità umane e una riflessione sottile sul linguaggio e sull’ascolto.

Fin dalla copertina – dove la silhouette di un cane si riflette nelle lenti di un paio di occhiali – è chiaro come l’universo canino rappresenti un filo conduttore simbolico dell’opera. I riferimenti ai cani attraversano i capitoli, dalle citazioni in apertura ai ricordi di Goya, l’amato pastore di Tuva. Il fiuto evocato anche nel sottotitolo – “una prof di poche parole ma dal fiuto eccezionale” – non è solo una metafora investigativa, ma una chiave di lettura dell’intero romanzo: osservazione, olfatto, sensibilità e intuito diventano strumenti alternativi alla parola, soprattutto per una protagonista che con la parola ha un rapporto doloroso.

Tuva Colmar è un’ex docente di lettere del liceo linguistico Vittorio Solmi di Pisa. In seguito a un trauma che le ha causato gravi problemi all’apparato fonatorio, è stata trasferita alla gestione della biblioteca scolastica. Parlare per lei è faticoso: le frasi si spezzano, richiedono preparazione, si inceppano. Per comunicare, spesso utilizza un tablet su cui scrive ciò che non riesce a dire con fluidità. Questa condizione è una ferita aperta ma anche il tratto distintivo di un personaggio intensamente umano. Ironica, vulnerabile, a volte frustrata dalla sensazione di non essere presa sul serio, Tuva trasforma la propria fragilità in uno strumento di comprensione profonda degli altri.

Il microcosmo scolastico in cui si muove è delineato con grande attenzione: colleghi, vicepresidi, docenti di materie diverse, ognuno con tic, ambizioni, ipocrisie e piccole rivalità. Le chat di gruppo – amate e detestate – diventano uno spazio narrativo fondamentale. È proprio attraverso i messaggi, gli scambi scritti, gli entusiasmi e le irritazioni digitali che emergono le personalità e le crepe nei rapporti. Non è un caso che il titolo, L’assassino sta scrivendo, rimandi a questa dimensione: la parola scritta, veicolata nelle chat, è parte integrante del mistero.

La morte violenta di Erika, una studentessa riservata e frequentatrice abituale della biblioteca, scuote il liceo e si trasforma rapidamente in un caso mediatico nazionale. I media, infatti, si avventano sulla tragedia con un’attenzione famelica, mentre all’interno della scuola emergono segreti, ambiguità e comportamenti ambivalenti. Più che concentrarsi sulle procedure investigative tradizionali, il romanzo sceglie di raccontare le reazioni, specie quelle dei compagni di classe, dei docenti, dei giornalisti. È uno spaccato antropologico lucido, in cui la tragedia diventa lente d’ingrandimento sulle dinamiche umane.

L’indagine condotta da Tuva procede in parallelo a quella ufficiale. A metà narrazione, un’intuizione apparentemente lontana dal delitto apre una pista decisiva. A guidarla non è solo il ragionamento logico, ma quel fiuto fatto di osservazione minuziosa, attenzione agli odori, ai dettagli, alle incoerenze.

La scrittura di Elena Campani è elegante e capace di alternare registri diversi: dal linguaggio scolastico ai tecnicismi della storia dell’arte, dalle conversazioni con un amico straniero ai brevi messaggi delle chat.

Oltre al mistero, il romanzo affronta temi profondi come il lutto, la perdita, il senso di inadeguatezza, la superficialità collettiva di fronte al dolore altrui. Ma accanto al buio si intravede sempre una possibilità di riscatto. Il finale, pur attraversato dal peso della tragedia, si apre alla consapevolezza che fragilità e coraggio possono convivere.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 293

editore: Bompiani





lunedì 4 maggio 2026

LA VECCHIA

 




La vecchia - Georges Simenon -

recensione a cura di Alice Bassoli


Simenon dimostra con estrema chiarezza la sua capacità di scavare nella materia umana più opaca e ambigua, senza bisogno di grandi eventi o di una trama spettacolare. La storia si svolge in un piccolo ambiente domestico, dove una donna anziana vive insieme a una coppia più giovane, in una convivenza che fin da subito appare tesa, carica di sottintesi e di piccoli attriti quotidiani. La vecchia del titolo è una figura apparentemente fragile, marginale, quasi fastidiosa nella sua presenza costante e silenziosa. Eppure, pagina dopo pagina, la sua figura si carica di un peso sempre maggiore, come se dietro quella vecchiaia si nascondesse qualcosa di non detto.

L’equilibrio tra i tre è precario. I gesti quotidiani, le parole dette a metà, gli sguardi evitati costruiscono una tensione sottile ma persistente. Simenon lavora per sottrazione, lascia cioè che siano i dettagli a parlare.

La trama si sviluppa lentamente, non c’è un vero punto di svolta improvviso, ma una progressiva trasformazione dell’atmosfera. Ciò che all’inizio sembra solo una convivenza difficile si trasforma in qualcosa di più oscuro, dove il sospetto si insinua e modifica la percezione dei personaggi. La vecchia, da presenza passiva, diventa quindi il centro di tensione.

Lo stile è essenziale, asciutto, privo di orpelli. È proprio questa economia di mezzi a rendere il romanzo efficace.

Senza entrare nel finale, si può dire che la tensione costruita lungo tutto il romanzo trova una sua risoluzione coerente, ma non rassicurante. Non ci sarà infatti un finale consolatorio. Rimane piuttosto una sensazione di inquietudine, come se qualcosa continuasse a sfuggire anche dopo aver terminato la lettura dell’ultima pagina.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 1959

pagine: 167

editore: Adelphi

 


domenica 3 maggio 2026

TENEBRA

 




Tenebra - AA. VV. -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: in questo caso meglio parlare di tema più che di trama. Ed il tema erano appunto le tenebre. Un tema quanto mai accattivante. Libera fantasia a quello che accade quando la luce del giorno si affievolisce fino a scomparire. Quando la notte, il buio prendono il sopravvento sul giorno. Quando gli istinti più bassi prendono coraggio e vengono allo scoperto. E quando i destini di malcapitati personaggi trovano il loro epilogo. 

 

🔥Punto di forza: il principale punto di forza in questi progetti, almeno per me, è la possibilità di conoscere autori che diversamente per tanti motivi non avrei mai (termine eccessivo ma esemplificativo) letto. Voglio citare per questo un'autrice che ho scoperto attraverso questa raccolta e che ha scritto un racconto molto significativo che a me è piaciuto tanto: Emanuela Di Matteo. Complimenti. Ma conferme della loro bravura e del loro impegno ce ne sono stati tanti. Cito molto volentieri: Letizia Vicidomini (autrice del mio racconto preferito), Alessandro Vizzino, Roberta Castelli e la coppia Campeti/Cocuzza. Nonché Salvatore Napoli, Claudia Proietti.... 



🙁Punto debole: fondamentalmente il maggiore neo che si può riscontrare è che alcuni racconti si avvertono come meno intensi rispetto alla media della raccolta e di conseguenza viene da pensare che alcuni autori si sono sentiti meno coinvolti rispetto all'iniziativa. 



🏁Finale: i finali sono 18. Alcuni si ricorderanno per un bel po’. Anche perché magari sono andati nella direzione e con le modalità che auspicavamo. Come normale che sia altri invece sono stati un po' meno audaci e si ricorderanno con meno intensità. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
È sempre complicato giudicare una raccolta di racconti. Soprattutto se sono tanti (18), come nel caso di Tenebra. All'interno del libro trovi certamente quelli che sono più affini ai tuoi gusti ma ne puoi trovare altrettanti invece che lo sono meno. Allora il giudizio finale deve riguardare anche altri aspetti. Almeno per me è così. Nel leggerli ad esempio ci si accorge in fretta quali sono gli autori che si sono sentiti più coinvolti dal progetto. I loro racconti sono i più sentiti ed i più originali. Quelli che regalano più emozioni. Devo dire che sotto questo aspetto il curatore dell'opera è stato molto attento disponendo e scegliendo tutte storie e autori molto coinvolgenti e coinvolti. I racconti sono tutti o quasi ottimi. Da qui il mio giudizio che è più che buono. Complimenti

 

genere: racconti gialli

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 152

editore: La Torre Nera


sabato 11 aprile 2026

I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO

 




I milanesi ammazzano il sabato - Giorgio Scerbanenco -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La città è rappresentata come un organismo contraddittorio, attraversato da tensioni, solitudini e marginalità. In questo contesto si muove Duca Lamberti, medico radiato dall’albo per aver praticato eutanasia, chiamato a confrontarsi con un caso che si rivela fin da subito profondamente disturbante.

La vicenda prende avvio quando Lamberti viene coinvolto nella storia di una giovane donna segnata da una fragilità psicologica importante, che scompare senza lasciare traccia e speranze. Attorno a lei si sviluppa una rete di relazioni opache, in cui si intrecciano dipendenza affettiva, sopraffazione e una sottile ma costante violenza psicologica. L’indagine procede per gradi, portando alla luce il lato oscuro dell’essere umano che sfrutta le debolezze altrui per trarne benefici economici. Ed è quella mancanza di scrupoli, la freddezza con cui i colpevoli decidono di compiere questo atto criminoso ai danni di una povera ragazza con problemi psichici, che ci fa riflettere sulla meschinità che spesso si nasconde nell’uomo.

Dal punto di vista stilistico, Scerbanenco adotta una scrittura essenziale e controllata. I dialoghi, per esempio, sono asciutti e realistici.

Il titolo stesso suggerisce una dimensione rituale del male, come se esso fosse parte integrante di una normalità distorta ma accettata. In questa prospettiva, l’opera mantiene intatta la propria attualità, offrendo al lettore contemporaneo uno sguardo lucido sull’animo umano e sulle contraddizioni della modernità.

genere: giallo

anno di pubblicazione: 1969

pagine: 208



giovedì 9 aprile 2026

LA FORESTIERA

 





La forestiera – Claudia Cocuzza -

Recensione a cura di Dario Brunetti


La forestiera è il nuovo romanzo di Claudia Cocuzza uscito nella prestigiosa collana Il Giallo Mondadori curata da Franco Forte.

La protagonista di questo elegante giallo storico è realmente esistita; si tratta della nobildonna scozzese Lady Florence Trevelyan, unica figlia di Edward Spencer Trevelyan. Nel 1879 Florence, ormai orfana di padre e dopo due anni dalla morte di sua madre, intraprende assieme a sua cugina Louise Harriet Perceval, un lungo viaggio tra Nord Africa ed Europa. Nel 1881 le due ragazze si fermeranno a Taormina.

È doveroso ricordare che Florence dovette lasciare la corte britannica per uno scandalo che coinvolse la regina Vittoria che la fece esiliare a causa di una relazione clandestina con suo figlio Edoardo Vii, che a quei tempi era Principe di Galles.

Florence si stabilizzerà con sua cugina Louise proprio a Taormina in compagnia di ben cinque cani; nel corso degli anni verrà realizzato in suo onore, il Parco Trevelyan, uno dei luoghi più incantevoli e suggestivi della città. Situato nel centro storico, troviamo un’oasi verde che racchiude il fascino della bellezza artistica e della natura. Lady Florence Trevelyan è appassionata di botanica e l’autrice siciliana, le affiderà il ruolo di abile detective.

Ecco come questo romanzo si muove in maniera efficace tra narrazione storica ed invenzione letteraria con un personaggio eccentrico e particolarmente spigoloso.

Lady Florence Trevelyan si troverà ad indagare sull'omicidio di Sir Arthur Milton, un impresario di spettacoli teatrali che stava realizzando l’Amleto di Shakespeare al Teatro Greco. L’uomo è stato rinvenuto nella sua stanza d’albergo dalla cameriera Concetta; trovandosi sul luogo del delitto viene subito sospettata esattamente come Lady Jane Milton, moglie di Sir Arthur.

Nei gialli classici sono tutti dei potenziali assassini e l’autrice focalizza l’attenzione su una cerchia ristretta di personaggi e ciascun di loro può avere un possibile movente per commettere un delitto.

Lady Florence Trevelyan dovrà affidarsi al suo abile intuito di investigatrice dilettante per dipanare il mistero muovendosi tra i salotti dell’hotel e dietro le quinte del Teatro Greco.

Il teatro quindi, diventa non solo l’elemento cardine su cui poggia la trama, ma la struttura sulla quale modellare il giallo dandone una dimensione drammatica.

Maestria ed equilibrio per una trama che gode della sua compattezza e solidità, con un personaggio affascinante quanto credibile che si improvvisa detective a vantaggio di una storia che appassionerà gli amanti del genere.

Claudia Cocuzza confeziona un giallo magistrale attraverso uno stile raffinato che rispecchia non solo i canoni del genere, ma anche una provvidenziale documentazione storica.

Seppure siamo in un giallo classico, il delitto diventa un escamotage per concentrare il focus della storia sui contrasti sociali che dividono la nobiltà inglese trasferitasi in Sicilia e il popolo locale che vive nel sacrificio e nella fatica e che spesso viene sottomesso proprio ai loro padroni. L’esempio lampante risiede nel personaggio della povera Concetta, sulla quale si concentreranno i maggiori sospetti, mentre altri celano al meglio i loro segreti.

Troveranno una Lady Florence che dimostrerà il suo amore sconfinato per la sua terra siciliana e che sarà capace di andare oltre qualsiasi pregiudizio voltando le spalle a una nobiltà inglese che vive di albagia facendone un vero e proprio ostacolo per la giustizia; un vero e proprio scudo molto spesso usato dai forestieri per nascondere mezze verità.

Ma in Sicilia e soprattutto a Taormina, non tutti i forestieri sono uguali, c’è sempre qualcuno (in questo caso, qualcuna) a far prevalere la sua nobiltà d’animo per rompere le barriere del pregiudizio sociale e consegnare l’assassino alla giustizia. Lei è Lady Florence, un personaggio memorabile che approda nel giallo Mondadori, grazie a un’autrice che ha saputo maneggiare con disinvoltura un genere intramontabile offrendo un lavoro di pregevolissima qualità

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 286

editore: Mondadori

martedì 7 aprile 2026

LA LIBRERIA DEI DELITTI

 




La libreria dei delitti - Jennifer Gladwell -

recensione a cura di Elisa Caccavale


La protagonista, Lucy Darkwether, è la proprietaria di una piccola libreria antiquaria, un luogo appartato e suggestivo in cui il tempo sembra essersi fermato. La sua routine tranquilla viene sconvolta quando in città viene organizzata un’esposizione dedicata a un antico reperto: una mummia egizia recentemente rinvenuta, destinata ad attirare curiosi, studiosi e appassionati.

L’arrivo della mummia porta con sé un’aura di mistero che ben presto si trasforma in qualcosa di più oscuro. Alcuni eventi inquietanti e una serie di delitti iniziano infatti a intrecciarsi proprio attorno a questo reperto, facendo emergere connessioni inattese tra passato e presente.

Emily, inizialmente estranea ai fatti, si ritrova coinvolta sempre più a fondo nelle indagini, spinta sia dalla curiosità sia da legami personali che la avvicinano al cuore della vicenda. Tra libri rari, documenti dimenticati e segreti sepolti nel tempo, la protagonista segue una pista che sembra condurre verso verità scomode e pericolose.

 

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è senza dubbio l’ambientazione. Jennifer Gladwell dimostra una notevole cura nel ricostruire il periodo storico in cui si svolgono gli eventi: le descrizioni degli spazi, degli oggetti e delle abitudini restituiscono un’atmosfera immersiva e credibile. La libreria stessa non è solo uno sfondo, ma diventa un vero e proprio personaggio, carico di fascino e mistero, capace di trasmettere quel senso di sospensione tra passato e presente che sostiene l’intera narrazione.

Meno convincente, invece, è l’impianto narrativo legato all’indagine. Il romanzo ricade infatti in una dinamica ormai abusata: quella dei “non addetti ai lavori” che si improvvisano investigatori e finiscono per risolvere casi complessi. Questo espediente, che potrebbe risultare accattivante se ben costruito, qui appare piuttosto prevedibile e, a tratti, forzato.

Le soluzioni dei misteri, infatti, tendono spesso verso esiti poco credibili, con moventi che risultano deboli o eccessivamente artificiosi. La costruzione della trama ne risente: alcune svolte narrative appaiono inverosimili e sembrano piegate più all’effetto sorpresa che a una reale coerenza interna.

Il risultato è un romanzo che affascina per l’ambientazione e per il potenziale evocativo del contesto storico, ma che fatica a convincere pienamente sul piano della struttura gialla, lasciando talvolta il lettore con la sensazione di un intreccio costruito più per convenzione che per autentica necessità narrativa.

Un libro piacevole per chi ama i cozy crime, le atmosfere letterarie e i gialli ambientati in contesti storici, ma che potrebbe deludere chi cerca una trama investigativa solida e rigorosa.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 345

editore: Newton Compton

 


mercoledì 18 marzo 2026

VIA DELLE STREGHE

 




Via delle streghe - Marilù Oliva -

recensione a cura di Stefania Calà


A Bologna, in via delle Streghe, vivono quattro donne, ciascuna magica a modo suo: Serena che rappresenta il fuoco, Magalie la sapienza, Iside l'oscurità e Zulmira la forza divinatrice.
Quattro donne diversissime tra loro ma accomunate da un desiderio, quasi un bisogno: vendicare le vittime di femminicidio. E così si incontrano, sempre dopo la mezzanotte, a casa di una di loro e, durante questi moderni sabba, organizzano e pianificano omicidi perfetti, che loro chiamano "la magia nera".
Al di là di ciò che fanno, le protagoniste di questo romanzo noir sono talmente ben caratterizzate che risulta impossibile non entrare in empatia con ognuna di loro: per i loro vissuti personali,  per le loro sofferenze,  per i loro sogni.
Marilù Oliva ha dato vita a "quattro donne ferite dagli eventi che non si vogliono piegare alla rassegnazione comune. Quattro sghembe rivoluzionarie contro i femminicidi".
Una storia,  quella qui narrata, che ha il grande merito di accendere (e lasciare puntati) i riflettori su un problema attualissimo (quello della violenza di genere) e che ci costringe a interrogarci su un'altra questione altrettanto spinosa: può un essere umano elevarsi a giustiziere, in barba ai dettami morali e alle conquiste della civiltà?
Romanzo scritto benissimo, a tratti poetico, emozionante, interessante,  istruttivo, ricco di riferimenti storici.
Molto, molto bello. Ed è la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della grande poliedricità di questa autrice, capace di passare dal retelling dei classici latini e greci alla narrativa contemporanea, eccellendo anche nel genere giallo e noir.
L'accento sul tema della sorellanza mi ha riportato alla mente il già apprezzato "Le sultane", anche se qui siamo a livelli ben più elevati.
Vorrei scrivere altro, ma preferisco che giudichiate da soli.
Io l'ho adorato.
Voto 10/10

Cit. "Quando avvisti le cose come sono, non senti più il bisogno di trattenerle."
Cit. "Se non c'è una spiegazione a questa vita, perché affannarsi tanto?"
Cit. "L'amore è la magia più imprevedibile."
Cit. "Tutti possiamo fare le magie. Le facciamo ogni giorno. Solo non ce ne rendiamo conto."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Solferino

 


martedì 10 marzo 2026

IL SEGRETO DELLA LAVANDAIA

 




Il segreto della lavandaia - Cecilia Zonta -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: l'ispettore Morsetti deve scoprire come è morta Carlotta Verri trovata dalla sorella senza vita ai piedi delle scale di casa. Incidente, suicidio o omicidio? Indagini serrate fanno emergere inquietanti risvolti. 

 

🔥Punto di forza: la capacità di creare attesa, di costruire una storia gialla senza punti deboli. Con personaggi, soprattutto l'ispettore , accattivanti e ben delineati. 
Creare suspense anche in poche pagine. 

🙁Punto debole: nessuno. Solo la sensazione che la Zonta dovrebbe oltrepassare il limite del racconto e mettersi alla prova con un romanzo. Il talento narrativo da giallista è di primo livello. 


🏁Finale: un finale che lascia di stucco nel quale ci si ritrova ad incitare l'ispettore ad andare avanti con coraggio e determinazione nell'indagine. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
La fine dei racconti (soprattutto i racconti gialli) mi lasciano spesso di sale. Con una sensazione di incompiuto. Ma questo, lo riconosco, è anche il bello dei racconti. E di chi li scrive. Ai quali va riconosciuto (non a tutti) la grande capacità di creare attesa, respirazione rallentata, sgomento, nel lettore. Cecilia Zonta è bravissima a costruire, in poche pagine, suspense, sospetto, sospensione, lasciando nel dubbio chi legge. Un racconto che potrebbe benissimo essere considerato l'inizio di un romanzo. Complimenti vivissimi. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 85

editore: Delos Digital

 


mercoledì 4 marzo 2026

UNA SCIARPA BLU COBALTO

 




Una sciarpa blu cobalto - Cristina Biolcati -

recensione a cura di Gino Campaner 

 

📖Spiccioli di trama: un'anziana signora viene trovata senza vita dal suo domestico, nel salotto di casa sua. Presumibilmente strangolata. Le indagini sono affidate all'ispettrice Bianca Damiani ed alla sua squadra. Contemporaneamente a questo delitto, da un condomino dello stesso palazzo, in cui abitava l'anziana uccisa, arriva una denuncia di stalking... 

 

🔥Punto di forza: le due donne protagoniste, Bianca e Silvia.
Ciascuna nel suo ruolo, una ispettrice l'altra medico legale, conducono un'indagine scrupolosa che darà i suoi frutti. 
L'intera squadra di poliziotti, leali ed operosi, che coadiuvano il lavoro dell'ispettrice Damiani. 
La scrittura dell'autrice, sempre vivace e mai noiosa. Il romanzo si legge con grande interesse e coinvolgimento. 
L'ambientazione: il mondo dei social. Ingannevole per natura.
L'autrice approfondisce dinamiche drammatiche ma purtroppo verosimili. Mette in guardia dalle derive pericolose che possono travolgere chi frequenta i social network, soprattutto le persone meno accorte e quindi piu influenzabili. 

🙁Punto debole: un'indagine anzi due che sono quasi un pretesto per stigmatizzare l'uso ingannevole e spesso truffaldino dei social.
Nessuno si fa male. 


🏁Finale: una parte finale nella quale, dopo svariate ipotesi investigative, grazie ad una brillante intuizione, viene smascherato il colpevole. Colui che fino a pochissime pagine prima era assolutamente insospettabile. Tutto si aggiusta, anche nella vita privata dei protagonisti, e tutto rientra nella normalità. Notevole il colpo di scena finale. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Un romanzo giallo costruito benissimo dalla Biolcati che, grazie alla casa editrice Golem, per l'occasione pubblica un libro oltre che nella versione digitale, come era per lei prassi consolidata, anche in cartaceo. Un romanzo non un racconto, che sono la sua vera specialità. Fa ancora centro, anche in questa modalità. Un giallo che oltre che intrattenere è portatore anche di un messaggio sociale o forse più correttamente...social. Perché spesso si viene sopraffatti da questo meccanismo infernale. Apparire nei social a tutti i costi. Non importa la proposta che porti, l'importante è esserci e possibilmente guadagnare. Non importa come. Solo che spesso i creatori digitali perdono il contatto con la realtà e le conseguenze possono essere tragiche. 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 167

editore: Golem

 


lunedì 2 febbraio 2026

L'OMBRA DENTRO

 




L'ombra dentro - Elena Buccoliero -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il cadavere di Antonello Pennoncini., un noto avvocato penalista, viene rinvenuto nel suo studio legale. Il modo in cui viene ritrovato è singolare e lascia molti dubbi sulle cause della morte. Incaricato dell'indagine è il commissario Bellabarba con l'aiuto dell'ispettore Storti. Suo amico fin dall'infanzia.
 

🔥Punto di forza: senz'altro l'idea iniziale che ha dato vita al romanzo. Ma anche lo sviluppo della storia. I suoi tanti imprevedibili risvolti. Una storia dura che mette l'accento su una piaga aberrante e difficile da combattere. È trattata con grande rispetto e attenzione. Per me è sempre difficile accettare che certi argomenti vengano "usati" in un racconto giallo. In questo caso però ho molto apprezzato la delicatezza dell'autrice. Mantiene sempre alta l'attenzione di chi legge, senza cali di tensione evidenti all'interno del racconto. 

🙁Punto debole: dal mio punto di vista non ce ne sono. Tutto appare curato e anche la lettura scorre via piacevolmente, senza intoppi. 

🏁Finale: il finale come accade spesso non soddisfa il mio alto livello di cinismo ma obiettivamente è un epilogo giusto, corretto che è logica conseguenza del racconto che lo ha preceduto. 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Un gran bel romanzo. Si dice sempre che bello non è qualificante, è un aggettivo troppo generico. Però in questo caso credo che sia l'espressione più giusta per definire questo romanzo. Perché in bello è compreso tutto. È scritto bene, con personaggi ben definiti, che creano empatia col lettore, profondo, perché tratta un argomento sempre complicato da affrontare soprattutto in un romanzo giallo ma lo fa con molta delicatezza e rispetto. Coinvolgente, energico, sorprendente. Complimenti all'autrice che spero ci dia presto sue notizie. 

 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025