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lunedì 14 settembre 2026

CHIEDI AL PASSATO

 




Chiedi al passato - Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti -

recensione a cura di Alece Bassoli


Con Chiedi al passato Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti raccolgono il testimone della serie Emma & Kate, progetto narrativo originale nel quale le due protagoniste vengono affidate, romanzo dopo romanzo, a diverse coppie di autrici. Dopo il primo capitolo, Emma Castelli e Kate Scott tornano a confrontarsi con un nuovo caso, questa volta alle prese con una vicenda familiare che affonda le proprie radici molto più lontano di quanto inizialmente si possa immaginare. Kate Scott è una famosa scrittrice americana che ha scelto di vivere sul lago di Como, nella sua elegante villa. Con lei c'è Emma Castelli, investigatrice privata che nel precedente romanzo l'aveva aiutata a fare luce sulla misteriosa scomparsa del marito. Tra le due, nonostante le personalità molto differenti, è nata un'amicizia autentica, accompagnata da una complicità che si rivela ancora una volta fondamentale. A chiedere il loro aiuto è Anna Galli, una giovane donna che si trova ad affrontare una situazione difficile da accettare. Nel giro di poco tempo ha perso entrambi i genitori: la madre Eleonora, da tempo alle prese con una profonda depressione, si è tolta la vita; il padre Maurizio, invece, è morto improvvisamente dopo un malore mentre si trovava in Valsesia. Due morti apparentemente scollegate, ma che ad Anna continuano a sembrare tutt'altro che casuali. È proprio da questo dubbio che prende avvio l'indagine. Emma e Kate cominciano a ricostruire la storia della famiglia Galli e, passo dopo passo, si rendono conto che dietro quelle due tragedie potrebbe esserci molto più di quanto emerga in superficie. Il passato della famiglia diventa così il vero terreno dell'indagine: vecchi segreti, silenzi, omissioni e avvenimenti mai realmente chiariti tornano a galla, modificando progressivamente la percezione di ciò che è accaduto. Il titolo del romanzo è particolarmente significativo, perché racchiude il cuore della storia: per comprendere il presente è necessario interrogare ciò che è accaduto prima. E spesso proprio le vicende che una famiglia ha cercato di dimenticare o di nascondere sono quelle destinate a lasciare le conseguenze più profonde sulle generazioni successive. Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio questo intreccio tra mistero e storia familiare. L'indagine diventa soprattutto un viaggio nella memoria, alla scoperta di rapporti, decisioni e verità che nel tempo hanno contribuito a creare una situazione sempre più difficile da decifrare. Gli indizi si aggiungono gradualmente, i sospetti cambiano direzione e le ipotesi che sembrano più convincenti vengono spesso rimesse in discussione. E proprio quando sembra di aver ricostruito il quadro, emerge un nuovo particolare capace di cambiare prospettiva. Le due protagoniste hanno caratteristiche molto diverse e proprio questa distanza rende interessante la loro collaborazione. Emma è più concreta e intraprendente, abituata a seguire gli indizi e a muoversi sul campo; Kate ha invece un'indole più riservata e una dimensione maggiormente legata alla sua casa e alla vita che si è costruita sul lago. Particolarmente importante è inoltre il ruolo delle donne all'interno della storia. Emma, Kate e Anna, insieme alle altre figure femminili coinvolte nella vicenda, contribuiscono a dare al romanzo una dimensione profondamente umana. Le relazioni familiari, le fragilità, le ferite personali e le conseguenze di decisioni prese molti anni prima diventano elementi centrali quanto il mistero stesso. Anche le ambientazioni hanno un ruolo significativo. La villa di Kate, elegante e quasi sospesa nella tranquillità del lago, crea un'atmosfera particolare, mentre gli altri luoghi legati alla storia della famiglia Galli assumono progressivamente un significato diverso man mano che l'indagine procede. Un romanzo straordinario, generoso, ricco di atmosfera e di umanità, letteralmente imperdibile per chi ama questo genere!


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 364

editore: self publishing


giovedì 10 settembre 2026

L'OMBRA DEI SANTI

 




L'ombra dei santi - Francesca Vaccari -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il commissario Lo Ferro si trova ad indagare su una serie di delitti. L'autore si sospetta possa essere sempre lo stesso. Quelli che vengono uccisi sono tutti preti ed hanno tutti pendente l'infamante accusa di essere dei pedofili. Un serial killer giustiziere.

 

🔥Punto di forza: Non c'è che dire l'autrice ha creato un bell'intreccio narrativo, intricatissimo. Fin troppo. Almeno inizialmente bisogna prestare molta attenzione alle dinamiche della storia ed ai personaggi. Con l'andare della vicenda tutto appare piu chiaro. La Vaccari è bravissima a sollevare "il velo" a poco a poco regalando mistero e suspense gradatamente ma inesorabilmente. 



🙁Punto debole: è per me l'argomento trattato: la pedofilia. Viene fatto in modo molto discreto e con grande sensibilità senza inutili forzature. Questo è sicuramente un punto a favore dell'autrice. Ma io rimango comunque sempre perplesso dall'opportunità. Crimini ce ne sono tanti, tipologie di vittime anche... 



🏁Finale: nel finale il commissario riesce a ricostruire l'intera vicenda assegnando i nomi ai responsabili dei vari crimini. Alcune situazioni rimangono però in sospeso. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫
Raramente leggo libri di grandi case editrici. Dei 5/6 libri che leggo in un mese non piu di uno appartiene ad una casa editrice mainstream. Il mio target sono le piccole case editrici indipendenti o gli autori self publishing. Questo mese, per quell'unica lettura che ho dedicato alle case editrici più strutturate, ho dato spazio ad un romanzo che mi incuriosiva molto. Probabilmente lo avrei letto a prescindere da chi lo avesse pubblicato. In più è stato scritto un'autrice che non conoscevo e che ha destato la mia curiosità. Il tema dominante del libro però riguarda un crimine che mi coinvolge sempre molto e che mal sopporto veder "usato" in un libro di fiction. Forse avrei dovuto passare oltre ma mi son lasciato coinvolgere ugualmente anche se per me la dimensione ideale per trattare questo argomento sono i saggi, scritti da esperti che sanno come "raccontare" questo abominio. Il romanzo va detto subito non indugia sul crimine anzi lo tratta con grande rispetto e delicatezza lasciandolo sempre sullo sfondo non entrando mai nei particolari. Ma per me rimane comunque un tabù. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 212

editore: Giunti

 


domenica 6 settembre 2026

OLTRE LE APPARENZE

 




Oltre le apparenze - Luana Finzio - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Bianca è una investigatrice privata. Spesso alle prese con casi che all'apparenza sembrano semplici. Dall'esito scontato. Ma non sempre ciò che sembra evidente e poi la verità. Nel lavoro e nella vita. Scopriremo che la sua esistenza, adesso serena, prima non lo è stata per nulla. 

 

🔥Punto di forza: Bianca su tutti. Ha saputo darsi un futuro lottando contro le avversità che anzi l'hanno resa probabilmente più forte e determinata. La grande amicizia che la lega a Stella. Complicità e supporto. 
La vicenda narrata: coinvolge e si legge con piacere. C'è spazio per tanti argomenti, molto attuali affrontati senza troppa pesantezza, che non vuol dire superficialità, come la violenza di genere, la pedofilia, la dipendenza psicologica, l'amicizia, il tradimento e il perdono.

 

🙁Punto debole: c'è dolore ma anche speranza e determinazione. Tutto molto ben bilanciato. Nessun evidente punto debole per quanto mi riguarda. 


🏁Finale: nel finale c'è tanta speranza, nel presente e nel futuro. Fino a quel punto i momenti bui sono stati prevalenti. Fino alla fine non si riesce a tirare il fiato in modo soddisfacente, c'è sempre un particolare che stona. Ma le ultime pagine finalmente regalano un po' di serenità a tutti i personaggi. 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Un romanzo che è una sorpresa continua. Si dischiude lentamente ma poi prorompe portando alla luce fatti anche molto dolorosi ma anche momenti di grande fiducia per il futuro. Lottando sempre e comunque, anche quando tutto sembra perso, si può sovvertire un destino che sembra non darci speranza. Un'altra lezione che ci ricorda il libro è che ci vuole pazienza. Molti destini possono trovare una strada piena di sole dando però prima il tempo necessario alla tempesta (al fato), che ci ha colpito, di venire superata. Luana Finzio esordisce in maniera convincente e promettente. Seguirò attentamente e con molte aspettative la sua "carriera" . 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 156

editore: Bookabook

 


sabato 29 agosto 2026

IL SILENZIO CHE RESTA

 




Il silenzio che resta – Giuliano Pasini -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Giuliano Pasini costruisce un thriller psicologico cupo e doloroso, ambientato in una Treviso invernale, nebbiosa e piovosa. Al centro del romanzo c’è la scomparsa di un bambino, e soprattutto c’è il dolore di chi rimane, dolore che diventa il vero motore della narrazione.

La protagonista è Elena Dal Pozzo, una donna che prima della tragedia era una giornalista affermata e ambiziosa. Con la nascita di Mattia, però, la sua vita professionale e personale ha preso una direzione diversa. Il bambino è diventato il centro della sua esistenza, fino al giorno in cui scompare.

Elena sprofonda in una condizione di dolore e autodistruzione, cercando di anestetizzarsi con i farmaci e arrivando ogni sera a farsi del male. Durante una seduta di ipnoterapia, nel tentativo di recuperare i ricordi di quel giorno, cominciano ad affiorare immagini frammentarie: una baracca oltre un ponte, una figura minacciosa e un bambino sotto una coperta rossa. Poi arriva una nuova scomparsa: un altro bambino sparisce nello stesso giorno dell’anniversario della scomparsa di Mattia e, soprattutto, nello stesso luogo.

A occuparsi dell’indagine è Santo Mixielutzi, soprannominato Sfinge per il suo carattere apparentemente impassibile e per il suo modo di custodire gelosamente le proprie emozioni. È un investigatore preparato, ma anche un uomo segnato da un passato doloroso.

Da questo momento il romanzo procede su due piani: da una parte c’è la ricerca della verità sulle due scomparse, dall’altra c’è il viaggio di Elena dentro i propri ricordi, le proprie colpe e le proprie ferite.

Elena è una protagonista difficile. La sua sofferenza viene mostrata in tutta la sua devastante concretezza. E’ una donna che, insieme a Mattia, sembra aver perso anche una parte della propria identità.

Si parla di maternità, di sacrifici, di aspettative, di ruoli che rischiano di schiacciare la persona che esiste dietro la madre, la moglie, la lavoratrice. La maternità ha modificato profondamente il suo percorso e il romanzo mette in evidenza anche le conseguenze di questo cambiamento.

Il titolo: il silenzio è quello che rimane quando il rumore della vita si interrompe improvvisamente e ci si ritrova costretti a fare i conti con ciò che resta.

Che cosa rimane di una persona dopo che ha perso tutto?

È una lettura dura, soprattutto per chi è genitore, perché Giuliano Pasini entra  nella quotidianità, nei ricordi, negli oggetti, negli odori, nelle fotografie e in tutto ciò che continua a esistere anche quando quella persona non c’è più.

Da leggere! 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 368

editore: Piemme


 


UN ATTIMO PRIMA DI MORIRE

 




Un attimo prima di morire - Armando Guarino - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: due indagini: nella prima si deve scoprire chi ha ucciso Roberto, che è stato investito da un pirata della strada e lasciato senza vita a terra. Nella seconda devono capire cosa è successo a Sara, volata giù dagli scogli dell'isola di Gaiola. Sembra a tutti gli effetti un suicidio. Ma perché lo avrebbe fatto? Nulla li accomuna. Eppure... 

 

🔥Punto di forza: la napoletanità dei personaggi. Soprattutto della affiatata squadra dell'ispettore Rota (che è di Milano) in particolare di Carlo Gargiulo, il vice sovrintendente.

La psicologa Susy Scala. Una protagonista indiscussa della vicenda che mi ha totalmente conquistato. Ma sono tante le figure femminili splendidamente tratteggiate dall'autore (come non citare la pm Claudia Corbo o Mary?). 

La storia in sé è molto avvincente. Si legge con piacere. Ritmo sostenuto. Non annoia mai. 



🙁Punto debole: nulla da segnalare. Se proprio vogliamo essere pignoli la revisione del testo poteva essere più attenta. Ma è un andare a cercare il pelo nell'uovo. Nulla che infici la scorrevolezza della lettura. 



🏁Finale: nel finale c'è com'è logico tutto il sale del racconto. Prende forma il volto del colpevole e molte vicende "a latere" vengono chiarite. Un colpo di scena finale rende la terza indagine dell'ispettore Rota imperdibile. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐ 
Era da tempo che volevo affrontare la penna di Guarino. Purtroppo non sempre i miei progetti libreschi trovano soddisfazione. Oggi finalmente ho esaudito questo desiderio. Sono rimasto pienamente soddisfatto. Posso affermare con convinzione ciò che solo "sospettavo": Guarino è un ottimo autore. Romanzo verosimile senza inutili supereroi che scalano le montagne sulle mani o aprono casseforti con uno schiocco di dita. Personaggi credibili e storia intrigante. Complimenti. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024

pagine: 336

editore: Homo Scrivens

 


domenica 2 agosto 2026

NESSUN GIALLO PER NORA SARRIS

 




Nessun giallo per Nora Sarris - M. Coluccelli -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Elena è solo una ragazzina. Forse troppo intraprendente e impertinente. Di sicuro ingenua, fare certi "giochi" può essere pericoloso. La colpa di essere bella in un mondo di lupi. Nora Sarris dovrà difendere Renato da un'accusa infamante. 

 

🔥Punto di forza: senz'altro la protagonista, Nora Sarris. Una donna "normale", un'avvocata che cerca la verità, sempre. Anche se può essere dolorosa. Ma anche la vicenda raccontata. Così come i personaggi di contorno. L'atmosfera di incertezza e di sospetto che l'autrice riesce a creare in un numero limitato di battute.

 

🙁Punto debole: preferisco un romanzo. Ma quando leggo racconti di questo valore le mie convinzioni vacillano. 


🏁Finale: il finale rivela il vero autore del crimine ed è comunque una sorpresa. Dopo le tante congetture e le ipotesi fatte dall'avvocata.

 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐💫
 D'accordo è "solo" un racconto (lungo) ma scritto benissimo. Condotto con la solita perizia e capacita dall'autrice. Il racconto è il suo habitat naturale, si trova a meraviglia è scrive delle storie sempre molto coinvolgenti creando sempre personaggi di grande spessore. Come in questo caso dove protagonista è una avvocata, Nora Sarris che spero non termini qui il suo "lavoro". Mi ha conquistato, vorrei tanto approfondirne la conoscenza attraverso un altro racconto che la veda protagonista. Un appello velato alla Coluccelli che spero ascolti. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine:72

editore: Delos Digital

lunedì 20 luglio 2026

L'ULTIMA COSA CHE SAI

 




L’ultima cosa che sai – Paolo Roversi -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Nuovo capitolo della serie dedicata al giornalista hacker Enrico Radeschi, che torna nella sua Bassa per trascorrere la Pasqua con i genitori e che verrà trascinato in una nuova indagine a seguito del ritrovamento di un cadavere sulle rive del Po. La scena del delitto richiama il “Mostro del Po”, un serial killer degli anni Sessanta mai identificato. Infatti, come allora, il cadavere è disposto in modo rituale, con un orologio fermo sulle 3.15 stretto tra le dita. Riaffiora così la leggenda del Tribunale delle Acque, un’antica corte che, secondo la tradizione, nelle notti senza luna giudicava le anime dei peccatori sulle rive del Po. A occuparsi delle indagini sono il maresciallo Giorgio Boskovic e il brigadiere Gennaro Rizzitano, ex compagno di scuola di Radeschi. Intanto, a Milano, il vicequestore Sebastiani indaga su un presunto suicidio destinato a rivelarsi qualcosa di molto più complesso. Due casi e due mondi, e soprattutto una verità che affonda le proprie radici nel passato, nella memoria e nel folklore delle tradizioni. 

Roversi costruisce un efficace doppio binario narrativo, alternando la quiete apparente della Bassa al caos di Milano, fino a far convergere le due indagini in un unico disegno. Il Po, la nebbia, gli argini e i piccoli paesi non fanno da semplice sfondo, ma diventano protagonisti della storia. E’ stato magico per me incontrare tra le pagine le strade, i locali, le tradizioni culinarie, le atmosfere dei luoghi che mi hanno vista crescere e che rappresentano per noi importanti punti di riferimento, e che, soprattutto, raccontano non solo una zona geografica, un territorio, ma incarnano lo slancio mistico che aleggia sulla Bassa, terra di poeti e artisti, da secoli. 

Il romanzo conferma le caratteristiche che hanno reso celebre la serie: una scrittura scorrevole, dialoghi vivacissimi e un protagonista ironico, che in questo episodio mostra anche un lato spiccatamente più riflessivo. 

E poi, i capitoli brevi e il ritmo serrato invogliano a proseguire la lettura senza cali di tensione. Una macchina narrativa magistrale e impeccabile, frutto della penna esperta di uno degli autori e interpreti più autorevoli e riconosciuti del panorama noir/thriller italiano.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 336

editore: Marsilio

 


domenica 12 luglio 2026

IL SEGRETO DELL'EBANO

 




Il segreto dell'ebano - Tea Vergani - 

recensione a cura di Simonetta Locci


La protagonista di questo giallo è Nina, un’insolita portinaia che vive e lavora nel quartiere Isola di Milano, figura tanto discreta quanto sorprendente.

Lontana anni luce dall’immagine della classica “zabetta” condominiale, Nina è riservata, silenziosa, estranea al pettegolezzo. Eppure, proprio questa sua presenza defilata le consente di osservare tutto con straordinaria lucidità: il microcosmo del palazzo e quello, più ampio, del quartiere, che conosce a menadito, nei suoi equilibri, nelle sue contraddizioni e nelle sue trasformazioni.

Quando un anziano viene trovato morto nel suo appartamento, Nina diventa un punto di riferimento naturale. Da tempo, infatti, è una presenza costante per chi vive ai margini dell’Isola: conosce volti, abitudini, fragilità. Il suo sguardo attento coglie dettagli che sfuggono agli altri, mentre il suo orecchio sa distinguere, tra mille voci, quelle che meritano davvero ascolto.

Questa volta, però, l’indagine si complica anche sul piano personale. A occuparsene è Adele, detta Taac, giovane poliziotta e nipote di Nina, che si troverà sospesa tra il rispetto delle regole e ciò che sente essere giusto. Un conflitto sottile, che la porterà a riconsiderare non solo il proprio ruolo, ma anche il legame con la nonna, scoprendo somiglianze inattese.

In questo intreccio di vite, il quartiere non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, con le sue storie incrociate e i suoi silenzi. E i legami di sangue finiscono per avere un peso che va ben oltre quello che i protagonisti immaginano.

Un romanzo ideale per chi ama i gialli e Milano — e per chi desidera conoscerla attraverso i suoi angoli più autentici, lontani dalle cartoline.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 341

editore: Independently published

martedì 7 luglio 2026

IL TRENO

 




Il treno - Georges Simenon - 

recensione a cura di Rossella Lombardi


La lettura di un libro di Simenon è sempre molto gradevole ed interessante; io me la regalo quasi mensilmente; è incredibile come l’ autore , in un numero esiguo di pagine, riesca a delineare così efficacemente  e con estrema sensibilità la psicologia dei personaggi e a portare noi lettori  a riflettere  sulle ragioni delle loro scelte, senza esplicitarle, né commentarle.

Nel 1940 le truppe  tedesche , ormai in Belgio, minacciano  i confini della Francia. Così nelle Ardenne colonne di profughi lasciano le loro case  e prendono d’assalto i treni per scappare  nel sud della Francia.

Il protagonista  di questa storia  è Marcel , un giovane uomo  mediocre, semplice, apparentemente privo di qualità, miope e di salute cagionevole. Con la moglie, incinta di sette mesi e la figlioletta di tre anni, Marcel decide di avventurarsi su un treno  dove viene subito diviso dalla famiglia e caricato su carro bestiame sul quale incontra  persone molto diverse da lui che Simenon descrive con la solita precisione e maestria. Fra i tanti, incontra  Anna, una giovane donna ebrea, della quale però non saprà molto altro.

“Avrei voluto esprimere tutta la mia tenerezza, per quella donna  che il giorno prima non conoscevo ma che era un essere umano e che diventava ai miei occhi l’essere umano”

 Presto i due giovani, soli e disperati, diventano inseparabili ed intrecciano  una  relazione fatta di silenzi ma scaldata da una forte passione  amorosa.

“Per la prima volta dicevo “ti amo” in quel modo e non solo con le parole, dal profondo di me stesso. Ma era poi lei che amavo  o la vita ?”

Forse Marcel si rende conto, grazie a questa relazione ,di non aver vissuto la sua vita ma di aver inconsapevolmente  recitato, di essersi lasciato vivere. Anna lo aiuta a vivere pienamente.

Molti anni dopo Marcel  lascerà uno scritto  destinato ai suoi figli nel quale racconterà questa vicenda e che  lui non è stato  per tutta la vita un uomo mediocre  ed incolore  ma che ha conosciuto la felicità, anche se per poco tempo e questo gli ha concesso di vivere davvero. “ I miei figli sapranno  così che c’è stato in me un altro uomo  e che per alcune settimane sono stato capace di provare la vera passione. In ogni caso  svelare  qui questo pensiero  recondito è qualcosa che devo a me stesso “.

Questa storia mi ha portato a domandarmi se abbiamo davvero coscienza  di ciò che siamo  e di come vogliamo vivere.  Dobbiamo aspettare che  il caso , il destino  sveli, prima di tutto a noi stessi,  chi vogliamo essere e come vogliamo vivere, oppure dobbiamo sforzarci  di sceglierlo , di volerlo fortemente ?


genere: giallo

pagine: 149 

editore: Adelphi

 

 


lunedì 29 giugno 2026

VENERE PRIVATA

 




Venere privata – Giorgio Scerbanenco –

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La storia si apre con Duca Lamberti, ex medico radiato dall’Ordine e appena uscito dal carcere dopo aver praticato un’eutanasia su una paziente terminale. Un ricco industriale gli chiede di aiutare il figlio Davide Auseri, un giovane che da mesi è sprofondato nell’alcolismo e nella depressione dopo la misteriosa e prematura morte di una  donna. Sembra inizialmente una banale vicenda sentimentale che si trasforma presto però in un’indagine sempre più complessa. Lamberti si addentra così in un mondo fatto di prostituzione d’alto bordo e illusioni infrante, il volto più oscuro della società milanese.

Al centro del romanzo c’è soprattutto l’umanità dei personaggi, descritti con uno sguardo lucido e privo di sentimentalismi.

Duca Lamberti è animato da un forte senso di giustizia e da una profonda compassione per chi soffre.

Aleggia su tutta la storia una riflessione sulla solitudine, sull’emarginazione e sulle conseguenze delle scelte umane.

Si potrebbero voler dire molte più cose su uno dei romanzi più famosi di questo straordinario scrittore, che non ha certo bisogno di qualcun altro che incoraggi il lettore a leggere i suoi meravigliosi romanzi. Sappiamo ormai tutto. Eppure ci troviamo ancora oggi, a distanza di anni, a volerne parlare. Questo grazie alla profonda umanità di cui sono intrise le sue storie, piene di sincerità, talmente oneste. Non sono romanzi ruffiani, i suoi, ben lontani dalla narrativa contemporanea, in cerca di consenso, quella che popola spopola sugli scaffali delle librerie oggi, che vuole leccare a tutti i costi i piedi al lettore, commuoverlo con inutili sentimentalismi e rievocazioni di storie ambientate in un passato commercialmente edulcorato.

Insomma, quando la me lettrice entra in crisi, la cura è sempre e solo una: Scerbanenco. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 1966

pagine: 256

Editore: La nave di Teseo


domenica 28 giugno 2026

LA BALLATA DI SANT'ILARIO

 




La ballata di Sant'Ilario - Giancarlo Vitagliano -

recensione a cura di gino campaner

 

📖Spiccioli di trama: il criminologo Milo Severi rientrando a Napoli subisce un grosso danno alla sua auto nel parcheggio di un autogrill. È costretto a ricorrere alle "cure" di un meccanico ed il piu vicino è nel paese di Porto Sant'Ilario. Arriva nel bel mezzo di un'alluvione che sarà concausa di numerosi contrattempi.... 

 

🔥Punto di forza: sicuramente i personaggi: Milo, Casimiro, Sofia, Dante, Elmo. Un'infinità di protagonisti, tutti ugualmente importanti, tutti partecipi nel rendere l'atmosfera di forte sospetto. Grazie alla loro empatia rimangono a lungo nella memoria. 
Ma anche la storia: verosimile, coinvolgente, dinamica. Si legge con piacere. 



🙁Punto debole: per gli amanti delle emozioni forti qui non troveranno grande soddisfazione. Sorprese, una spruzzata di suspense, ma poco pathos. 



🏁Finale: il mistero viene risolto e ciò che verrà fuori dall'indagine di Milo sarà molto sorprendente. Non tutto andrà a buon fine. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Mi sono divertito. Romanzo piacevole. Questo è il giudizio finale se devo esprimere un parere netto su questo romanzo. Sull'autore devo necessariamente sospendere il giudizio. Non me ne voglia Vitagliano. Ho tutta l'intenzione di approfondire la sua "conoscenza" leggendo altri suoi romanzi. Credo che, a ritroso, continuerò ancora a leggere le indagini di Milo. Anche se i romanzi con protagonista il criminologo fanno parte di una serie (siamo gia al quarto capitolo) e sapete come la penso a riguardo. Leggere, come in questo caso, il quarto capitolo (l'ultimo) di una serie è un po’ come salire su un treno in corsa. D'accordo che i romanzi sono tutti indipendenti uno dall'altro per quanto riguarda le inchieste ma i personaggi principali al quarto capitolo hanno avuto tutti un'evoluzione rispetto al primo. Hanno tutti una storia che se non si conosce si fa fatica a capirne le nuove dinamiche.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 252

editore: Homo Scrivens

 


lunedì 22 giugno 2026

GRAN GALA' CON DELITTO

 




Gran galà con delitto - Simone Tempia –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Una cena in una prestigiosa villa, l'omicidio della padrona di casa, otto commensali (di cui uno immaginario) isolati dalla neve... ed ecco che il giallo è servito!

La trama e la struttura del primo romanzo scritto da Simone Tempia ricalcano in maniera non troppo originale il classico enigma della camera chiusa, con chiari riferimenti alla regina indiscussa del giallo, la meravigliosa Agatha Christie. 

Il lettore che si imbarca in questa lettura pensando di avere tra le mani un giallo da manuale o, ancor di più, qualcosa di originale e mai letto, rimarrà deluso.

Ma. Ma Simone Tempia fa un'operazione - questa sì originale - portando, all'interno della storia, Sir e Loyd (i personaggi che lo hanno reso famoso) con i loro dialoghi immaginari, le loro massime e i loro deliziosi siparietti. Ed ecco, allora, che il romanzo acquista un sapore diverso, diventa il contenitore di riflessioni, lezioni di vita, strategie di sopravvivenza (anche metaforiche). 

È come se tutta la storia fosse stata architettata ad hoc per consentire ai nostri di esprimersi.

Sono una grande lettrice di gialli, ma sono anche un'estimatrice di Sir e Loyd. Pertanto il mio giudizio non può che essere positivo. Ancor di più se consideriamo la penna sapiente di Tempia: il libro, infatti, è scritto molto bene.

Impossibile selezionare (come mia consuetudine) le citazioni più significative, perché ogni dialogo tra i due protagonisti meriterebbe uno spazio a sè. 
Consigliato.

Voto 8/10

Giusto un accenno...

"L'ostentazione mostra, l'eleganza non nasconde, Sir."

"È per questo che l'eleganza si vede, Lloyd."

"Quando il gioco si fa duro, Lloyd..."

"Vuol dire che non è più un gioco, Sir."

"Se mi permette. Meglio deludere le attese, che dare soddisfazione alle accuse, Sir."

"Licenza poetica, Loyd?"

"Direi più licenza elementare, Sir."

"Tu che ne pensi, Lloyd?"

"Io non penso, Sir. Spolvero."


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 272

editore: Garzanti


mercoledì 10 giugno 2026

LA TERZA DIMENSIONE

 




La terza dimensione - Enrico Pandiani -

recensione a cura di Connie Bandini


Enrico Pandiani- autore torinese - torna a raccontare le vicende dei “Les Italiens”, la squadra investigativa della polizia parigina guidata dal commissario Jean-Pierre Mordenti. Si tratta di un noir articolato, in cui indagine criminale, ironia e vita privata dei protagonisti si intrecciano dando forma a una storia che procede su più livelli narrativi.

Il romanzo si apre con un fatto di sangue destinato a scuotere la quiete notturna di Parigi. Tre persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco. Le vittime non sembrano avere alcun legame tra loro e l’assenza di un movente evidente rende l’indagine ancora più complessa. A occuparsene sono Mordenti e il suo inseparabile collega Servandoni, insieme al gruppo di investigatori noto come “Les Italiens”, una squadra di poliziotti in gran parte di origine italiana che affronta il lavoro con uno stile spesso poco ortodosso ma molto efficace.

Fin dalle prime battute appare chiaro che dietro il triplice omicidio si nasconde qualcosa di più articolato di quanto sembri. L’unico indizio concreto conduce a un elemento inquietante e contemporaneo: l’arma utilizzata per il delitto sarebbe stata prodotta con una stampante 3D. Da qui prende forma un’indagine che tocca il lato più oscuro della tecnologia e della sua potenziale deriva criminale, aprendo uno scenario in cui il confine tra innovazione e pericolo diventa sempre più fragile.

Il titolo del romanzo suggerisce proprio questa molteplicità di piani. Da un lato c’è la dimensione tecnologica dell’indagine, rappresentata dalle armi stampate in 3D; dall’altro emerge una dimensione più profonda, legata alla complessità dei rapporti umani. Mordenti non è soltanto un commissario alle prese con un caso difficile, ma è un uomo che cerca di conciliare il lavoro con la vita affettiva, il rapporto con la compagna Tristane e il ruolo di padre acquisito per il piccolo Benjamin. Questa dimensione privata rende il personaggio più sfaccettato e contribuisce a dare spessore alla narrazione.

 Accanto alla ricerca dell’assassino trovano spazio le dinamiche tra i membri della squadra, i rapporti sentimentali e le fragilità dei protagonisti. Un ruolo fondamentale, poi, lo gioca anche l’ambientazione. La Parigi raccontata da Pandiani è una città fatta di quartieri popolari, bistrot, vicoli e periferie notturne, descritta con attenzione ai dettagli e capace di restituire un’atmosfera insieme affascinante e malinconica.

 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 308

editore: Rizzoli


lunedì 25 maggio 2026

A CIASCUNO LA SUA COLPA

 




A ciascuno la sua colpa  - Simonetta Locci -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: l'indagine riguarda la morte di Cinzia. La moglie di Gionni amico di Viola la quale crede fermamente nella sua innocenza. Ma il maresciallo Mirco Benelli ha piu di un elemento per sospettarlo. Sullo sfondo ma neppure troppo i rapporti tra Viola Mirco e Gionni. 

 

🔥Punto di forza: i personaggi principali innanzitutto. Elisa/Viola, Alex, Mirco, Gionni. Ma anche i tanti personaggi che gravitano attorno ai protagonisti. Poi la storia che la Locci ha costruito. Semplice ma coinvolgente, vivace e che riserva più di un colpo basso. In questo volume forse la mano è andata giù un po’ meno pesante (nel secondo il finale è più "doloroso") anche se non mancano anche qui suspense e sorprese. 



🙁Punto debole: l'unico che personalmente rilevo è che le serie mi piacciono quando hanno una estensione...limitata. Per quanto mi riguarda difficilmente vado oltre il quarto volume. Qua siamo a tre.... 



🏁Finale: il finale non chiude definitivamente tutte le questioni aperte anche se il caso viene risolto. Ci sono ancora molte situazioni in sospeso che aspettano di essere chiarite. Il cinismo ed il coraggio comunque all'autrice non mancano anche nella chiusura di questo volume. 



🎓Giudizio complessivo: 🌟🌟🌟🌟
L'ho già avuto modo di dire in precedenti occasioni ma lo ripeto volentieri: Simonetta Locci è un'ottima autrice. Ha già maturato una certa esperienza e sa come coinvolgere il lettore nella storia che sta raccontando. Nei suoi romanzi, almeno in questa ultima serie, c'è una vena gialla preponderante ma non solo. Hanno anche molto importanza i rapporti umani e le possibili dinamiche (non solo sentimentali) che possono nascere in un rapporto uomo donna. A ciascuno la sua colpa è il terzo volume di una serie (spero non esageratamente lunga) che si chiama Cuori in giallo. La Locci scrive bene, con cura ed attenzione.   È un dato di fatto e credo che possa ancora migliorare. La aspetto già, con grandi aspettative, ai prossimi romanzi. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 245

editore: Independently published

 


domenica 24 maggio 2026

VELOCEMENTE DA NESSUNA PARTE

 




Velocemente, da nessuna parte – Grazia Verasani -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La trama: “Velocemente da nessuna parte” vede protagonista Giorgia Cantini, investigatrice privata bolognese quarantenne, disillusa e solitaria, abituata a occuparsi soprattutto di pedinamenti e casi legati a tradimenti sentimentali. Vive una quotidianità irregolare fatta di relazioni occasionali, musica rock e alcol. Questa volta, però, Giorgia si trova coinvolta in un’indagine molto più complessa. Dora, una donna legata alla vittima, le chiede di fare luce sulla scomparsa di Vanessa Liverani, detta Van, giovane prostituta e madre di un bambino di dieci anni, Willy. Van conduceva una vita marginale e isolata ed è sparita improvvisamente senza lasciare tracce. Poco dopo, il suo corpo viene ritrovato senza vita nella Grotta delle Fate. Per cercare di comprendere chi fosse davvero Van e cosa le sia accaduto, Giorgia inizia a leggere il diario personale della donna, entrando progressivamente in una rete di tensioni familiari, segreti mai risolti e dinamiche provinciali segnate da ipocrisia, violenza sommersa e rapporti profondamente compromessi. L’indagine si sviluppa tra una Bologna estiva, afosa e quasi immobile. Durante il percorso investigativo, Giorgia entra in contatto con Lena, madre di Van, donna concreta e ruvida, con il nonno Rolando, ex partigiano che si occupa del piccolo Willy, e con la figura più sfuggente e problematica del padre della ragazza, ancora segnato dal peso di un vecchio delitto passionale che continua a proiettare la sua ombra sulla famiglia. “Velocemente da nessuna parte” è un romanzo che affronta in maniera diretta e concreta alcuni temi centrali della contemporaneità: il disorientamento identitario, la precarietà emotiva, la difficoltà di costruire relazioni stabili e il senso di vuoto che attraversa molte esistenze urbane. Grazia Verasani si concentra soprattutto sull’analisi psicologica dei personaggi e sulle dinamiche relazionali che li legano. La protagonista si muove all’interno di una realtà metropolitana frammentata, caratterizzata da rapporti intermittenti, legami instabili e continue fughe emotive. La trama: Verasani preferisce lavorare sulla progressiva emersione delle tensioni psicologiche. Proprio questa scelta rende il romanzo credibile e coerente con il tipo di realtà che vuole raccontare. La narrazione punta sull’analisi dei comportamenti, delle fragilità e delle contraddizioni dei protagonisti. Verasani evita accuratamente il sentimentalismo ruffiano e non cerca mai di rendere i suoi protagonisti “simpatici” o facilmente giustificabili. Al contrario, ne mette in evidenza egoismi, paure, ambiguità e incapacità relazionali. Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la rappresentazione della precarietà emotiva come condizione esistenziale stabile. I personaggi sembrano incapaci di costruire un’identità definita perché vivono all’interno di una società che tende a rendere tutto temporaneo: relazioni, lavoro, prospettive future, desideri. Il titolo stesso sintetizza efficacemente questa condizione di movimento continuo privo di una reale destinazione. La sessualità viene raccontata senza idealizzazioni e inserita all’interno di rapporti spesso fragili e incompleti. Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Grazia Verasani ha una forte identità. È magnetica, splendida, bellissima, a tratti poetica, spesso cruda e graffiante. Un capolavoro di prosa che ahimé di questi tempi è difficile, davvero difficile da trovare in giro. Una prosa, la sua, caratterizzata da una forte originalità espressiva. Anche l’ambientazione urbana partecipa attivamente alla costruzione del clima narrativo accentuandone il senso di isolamento che accompagna i protagonisti. Grazia Verasani conferma la sua capacità di raccontare le fragilità contemporanee con lucidità. Anche per questo continua a essere una delle autrici che apprezzo maggiormente. Grazie per averci regalato un altro capolavoro che ho seriamente amato alla follia.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2006

pagine: 223

editore: Marsilio


lunedì 18 maggio 2026

QUO VADIS, BABY?






 

Quo vadis, baby? - Grazia Verasani -

recensione di Alice Bassoli 

 

La protagonista è Giorgia Cantini, investigatrice privata bolognese. Vive sospesa tra casi da risolvere, tormentata da relazioni complicate, notti insonni e un passato importante che continua a bussare alla porta. Quando le viene affidata un’indagine legata alla scomparsa di una giovane donna, Giorgia si ritrova a scavare non soltanto nella vita degli altri, ma anche dentro sé stessa, in un viaggio che attraversa solitudini, dipendenze emotive, desideri irrisolti

La trama procede con il ritmo del noir, ma ciò che colpisce davvero non è tanto il mistero in sé quanto l’atmosfera che Verasani riesce a costruire. Bologna diventa quasi un organismo notturno e umido, pieno di locali, sigarette, alcol, incontri. Una città distante dalle cartoline, raccontata nella sua parte più vulnerabile e autentica.

Grazia Verasani scrive con uno stile diretto che ha una potente espressività, difficile da trovare nel nostro panorama letterario, uno stile unico attraversato da una sensibilità molto forte. Giorgia Cantini è disillusa, a tratti autodistruttiva, ma proprio per questo estremamente vera. È una donna che inciampa nella vita e continua comunque ad andare avanti, trascinandosi addosso il peso delle proprie ferite.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la capacità di raccontare la fragilità senza trasformarla in qualcosa di romantico, ruffiano o estetico. In Quo vadis, baby? i rapporti umani sono sporchi e ambigui.

Il romanzo conserva ancora oggi una modernità sorprendente. Alcuni temi affrontati da Verasani, soprattutto il senso di smarrimento emotivo, la precarietà affettiva e la fatica di abitare il proprio tempo, risultano attualissimi. È un noir che usa l’indagine come pretesto per parlare di identità, solitudine e inquietudine esistenziale.

Racconta esseri umani pieni di contraddizioni, e lo fa con uno sguardo lucido, disincantato, ma profondamente empatico. Un romanzo che conferma Grazia Verasani come una delle voci più interessanti del noir italiano contemporaneo. Una delle mie autrici preferite 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 192

editore: Marsilio

venerdì 8 maggio 2026

L'ASSASSINO STA SCRIVENDO

 




L'assassino sta scrivendo - Elena Campani -

recensione a cura di Connie Bandini


Elena Campani porta in scena la prima vera indagine di Tuva Colmar, personaggio già apparso ne L’ombra fissa del cane (Astarte, 2024), ma qui rielaborato e ampliato in una veste più compiuta e centrale. Il risultato è un giallo atipico, che si muove con passo misurato tra cozy crime e narrativa introspettiva, capace di intrecciare mistero, fragilità umane e una riflessione sottile sul linguaggio e sull’ascolto.

Fin dalla copertina – dove la silhouette di un cane si riflette nelle lenti di un paio di occhiali – è chiaro come l’universo canino rappresenti un filo conduttore simbolico dell’opera. I riferimenti ai cani attraversano i capitoli, dalle citazioni in apertura ai ricordi di Goya, l’amato pastore di Tuva. Il fiuto evocato anche nel sottotitolo – “una prof di poche parole ma dal fiuto eccezionale” – non è solo una metafora investigativa, ma una chiave di lettura dell’intero romanzo: osservazione, olfatto, sensibilità e intuito diventano strumenti alternativi alla parola, soprattutto per una protagonista che con la parola ha un rapporto doloroso.

Tuva Colmar è un’ex docente di lettere del liceo linguistico Vittorio Solmi di Pisa. In seguito a un trauma che le ha causato gravi problemi all’apparato fonatorio, è stata trasferita alla gestione della biblioteca scolastica. Parlare per lei è faticoso: le frasi si spezzano, richiedono preparazione, si inceppano. Per comunicare, spesso utilizza un tablet su cui scrive ciò che non riesce a dire con fluidità. Questa condizione è una ferita aperta ma anche il tratto distintivo di un personaggio intensamente umano. Ironica, vulnerabile, a volte frustrata dalla sensazione di non essere presa sul serio, Tuva trasforma la propria fragilità in uno strumento di comprensione profonda degli altri.

Il microcosmo scolastico in cui si muove è delineato con grande attenzione: colleghi, vicepresidi, docenti di materie diverse, ognuno con tic, ambizioni, ipocrisie e piccole rivalità. Le chat di gruppo – amate e detestate – diventano uno spazio narrativo fondamentale. È proprio attraverso i messaggi, gli scambi scritti, gli entusiasmi e le irritazioni digitali che emergono le personalità e le crepe nei rapporti. Non è un caso che il titolo, L’assassino sta scrivendo, rimandi a questa dimensione: la parola scritta, veicolata nelle chat, è parte integrante del mistero.

La morte violenta di Erika, una studentessa riservata e frequentatrice abituale della biblioteca, scuote il liceo e si trasforma rapidamente in un caso mediatico nazionale. I media, infatti, si avventano sulla tragedia con un’attenzione famelica, mentre all’interno della scuola emergono segreti, ambiguità e comportamenti ambivalenti. Più che concentrarsi sulle procedure investigative tradizionali, il romanzo sceglie di raccontare le reazioni, specie quelle dei compagni di classe, dei docenti, dei giornalisti. È uno spaccato antropologico lucido, in cui la tragedia diventa lente d’ingrandimento sulle dinamiche umane.

L’indagine condotta da Tuva procede in parallelo a quella ufficiale. A metà narrazione, un’intuizione apparentemente lontana dal delitto apre una pista decisiva. A guidarla non è solo il ragionamento logico, ma quel fiuto fatto di osservazione minuziosa, attenzione agli odori, ai dettagli, alle incoerenze.

La scrittura di Elena Campani è elegante e capace di alternare registri diversi: dal linguaggio scolastico ai tecnicismi della storia dell’arte, dalle conversazioni con un amico straniero ai brevi messaggi delle chat.

Oltre al mistero, il romanzo affronta temi profondi come il lutto, la perdita, il senso di inadeguatezza, la superficialità collettiva di fronte al dolore altrui. Ma accanto al buio si intravede sempre una possibilità di riscatto. Il finale, pur attraversato dal peso della tragedia, si apre alla consapevolezza che fragilità e coraggio possono convivere.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 293

editore: Bompiani





lunedì 4 maggio 2026

LA VECCHIA

 




La vecchia - Georges Simenon -

recensione a cura di Alice Bassoli


Simenon dimostra con estrema chiarezza la sua capacità di scavare nella materia umana più opaca e ambigua, senza bisogno di grandi eventi o di una trama spettacolare. La storia si svolge in un piccolo ambiente domestico, dove una donna anziana vive insieme a una coppia più giovane, in una convivenza che fin da subito appare tesa, carica di sottintesi e di piccoli attriti quotidiani. La vecchia del titolo è una figura apparentemente fragile, marginale, quasi fastidiosa nella sua presenza costante e silenziosa. Eppure, pagina dopo pagina, la sua figura si carica di un peso sempre maggiore, come se dietro quella vecchiaia si nascondesse qualcosa di non detto.

L’equilibrio tra i tre è precario. I gesti quotidiani, le parole dette a metà, gli sguardi evitati costruiscono una tensione sottile ma persistente. Simenon lavora per sottrazione, lascia cioè che siano i dettagli a parlare.

La trama si sviluppa lentamente, non c’è un vero punto di svolta improvviso, ma una progressiva trasformazione dell’atmosfera. Ciò che all’inizio sembra solo una convivenza difficile si trasforma in qualcosa di più oscuro, dove il sospetto si insinua e modifica la percezione dei personaggi. La vecchia, da presenza passiva, diventa quindi il centro di tensione.

Lo stile è essenziale, asciutto, privo di orpelli. È proprio questa economia di mezzi a rendere il romanzo efficace.

Senza entrare nel finale, si può dire che la tensione costruita lungo tutto il romanzo trova una sua risoluzione coerente, ma non rassicurante. Non ci sarà infatti un finale consolatorio. Rimane piuttosto una sensazione di inquietudine, come se qualcosa continuasse a sfuggire anche dopo aver terminato la lettura dell’ultima pagina.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 1959

pagine: 167

editore: Adelphi

 


domenica 3 maggio 2026

TENEBRA

 




Tenebra - AA. VV. -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: in questo caso meglio parlare di tema più che di trama. Ed il tema erano appunto le tenebre. Un tema quanto mai accattivante. Libera fantasia a quello che accade quando la luce del giorno si affievolisce fino a scomparire. Quando la notte, il buio prendono il sopravvento sul giorno. Quando gli istinti più bassi prendono coraggio e vengono allo scoperto. E quando i destini di malcapitati personaggi trovano il loro epilogo. 

 

🔥Punto di forza: il principale punto di forza in questi progetti, almeno per me, è la possibilità di conoscere autori che diversamente per tanti motivi non avrei mai (termine eccessivo ma esemplificativo) letto. Voglio citare per questo un'autrice che ho scoperto attraverso questa raccolta e che ha scritto un racconto molto significativo che a me è piaciuto tanto: Emanuela Di Matteo. Complimenti. Ma conferme della loro bravura e del loro impegno ce ne sono stati tanti. Cito molto volentieri: Letizia Vicidomini (autrice del mio racconto preferito), Alessandro Vizzino, Roberta Castelli e la coppia Campeti/Cocuzza. Nonché Salvatore Napoli, Claudia Proietti.... 



🙁Punto debole: fondamentalmente il maggiore neo che si può riscontrare è che alcuni racconti si avvertono come meno intensi rispetto alla media della raccolta e di conseguenza viene da pensare che alcuni autori si sono sentiti meno coinvolti rispetto all'iniziativa. 



🏁Finale: i finali sono 18. Alcuni si ricorderanno per un bel po’. Anche perché magari sono andati nella direzione e con le modalità che auspicavamo. Come normale che sia altri invece sono stati un po' meno audaci e si ricorderanno con meno intensità. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
È sempre complicato giudicare una raccolta di racconti. Soprattutto se sono tanti (18), come nel caso di Tenebra. All'interno del libro trovi certamente quelli che sono più affini ai tuoi gusti ma ne puoi trovare altrettanti invece che lo sono meno. Allora il giudizio finale deve riguardare anche altri aspetti. Almeno per me è così. Nel leggerli ad esempio ci si accorge in fretta quali sono gli autori che si sono sentiti più coinvolti dal progetto. I loro racconti sono i più sentiti ed i più originali. Quelli che regalano più emozioni. Devo dire che sotto questo aspetto il curatore dell'opera è stato molto attento disponendo e scegliendo tutte storie e autori molto coinvolgenti e coinvolti. I racconti sono tutti o quasi ottimi. Da qui il mio giudizio che è più che buono. Complimenti

 

genere: racconti gialli

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 152

editore: La Torre Nera


sabato 11 aprile 2026

I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO

 




I milanesi ammazzano il sabato - Giorgio Scerbanenco -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

La città è rappresentata come un organismo contraddittorio, attraversato da tensioni, solitudini e marginalità. In questo contesto si muove Duca Lamberti, medico radiato dall’albo per aver praticato eutanasia, chiamato a confrontarsi con un caso che si rivela fin da subito profondamente disturbante.

La vicenda prende avvio quando Lamberti viene coinvolto nella storia di una giovane donna segnata da una fragilità psicologica importante, che scompare senza lasciare traccia e speranze. Attorno a lei si sviluppa una rete di relazioni opache, in cui si intrecciano dipendenza affettiva, sopraffazione e una sottile ma costante violenza psicologica. L’indagine procede per gradi, portando alla luce il lato oscuro dell’essere umano che sfrutta le debolezze altrui per trarne benefici economici. Ed è quella mancanza di scrupoli, la freddezza con cui i colpevoli decidono di compiere questo atto criminoso ai danni di una povera ragazza con problemi psichici, che ci fa riflettere sulla meschinità che spesso si nasconde nell’uomo.

Dal punto di vista stilistico, Scerbanenco adotta una scrittura essenziale e controllata. I dialoghi, per esempio, sono asciutti e realistici.

Il titolo stesso suggerisce una dimensione rituale del male, come se esso fosse parte integrante di una normalità distorta ma accettata. In questa prospettiva, l’opera mantiene intatta la propria attualità, offrendo al lettore contemporaneo uno sguardo lucido sull’animo umano e sulle contraddizioni della modernità.

genere: giallo

anno di pubblicazione: 1969

pagine: 208