Il treno - Georges Simenon -
recensione a cura di Rossella Lombardi
La lettura
di un libro di Simenon è sempre molto gradevole ed interessante; io me la
regalo quasi mensilmente; è incredibile come l’ autore , in un numero esiguo di
pagine, riesca a delineare così efficacemente
e con estrema sensibilità la psicologia dei personaggi e a portare noi
lettori a riflettere sulle ragioni delle loro scelte, senza
esplicitarle, né commentarle.
Nel 1940 le
truppe tedesche , ormai in Belgio,
minacciano i confini della Francia. Così
nelle Ardenne colonne di profughi lasciano le loro case e prendono d’assalto i treni per scappare nel sud della Francia.
Il
protagonista di questa storia è Marcel , un giovane uomo mediocre, semplice, apparentemente privo di
qualità, miope e di salute cagionevole. Con la moglie, incinta di sette mesi e
la figlioletta di tre anni, Marcel decide di avventurarsi su un treno dove viene subito diviso dalla famiglia e
caricato su carro bestiame sul quale incontra
persone molto diverse da lui che Simenon descrive con la solita
precisione e maestria. Fra i tanti, incontra
Anna, una giovane donna ebrea, della quale però non saprà molto altro.
“Avrei
voluto esprimere tutta la mia tenerezza, per quella donna che il giorno prima non conoscevo ma che era
un essere umano e che diventava ai miei occhi l’essere umano”
Presto i due giovani, soli e disperati,
diventano inseparabili ed intrecciano
una relazione fatta di silenzi ma
scaldata da una forte passione amorosa.
“Per la
prima volta dicevo “ti amo” in quel modo e non solo con le parole, dal profondo
di me stesso. Ma era poi lei che amavo o
la vita ?”
Forse Marcel
si rende conto, grazie a questa relazione ,di non aver vissuto la sua vita ma
di aver inconsapevolmente recitato, di
essersi lasciato vivere. Anna lo aiuta a vivere pienamente.
Molti anni
dopo Marcel lascerà uno scritto destinato ai suoi figli nel quale racconterà questa
vicenda e che lui non è stato per tutta la vita un uomo mediocre ed incolore
ma che ha conosciuto la felicità, anche se per poco tempo e questo gli
ha concesso di vivere davvero. “ I miei figli sapranno così che c’è stato in me un altro uomo e che per alcune settimane sono stato capace
di provare la vera passione. In ogni caso
svelare qui questo pensiero recondito è qualcosa che devo a me stesso “.
Questa
storia mi ha portato a domandarmi se abbiamo davvero coscienza di ciò che siamo e di come vogliamo vivere. Dobbiamo aspettare che il caso , il destino sveli, prima di tutto a noi stessi, chi vogliamo essere e come vogliamo vivere,
oppure dobbiamo sforzarci di sceglierlo
, di volerlo fortemente ?
genere: giallo
pagine: 149
editore: Adelphi















