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giovedì 11 febbraio 2021

ANDROMEDA

 



ANDROMEDA G. Morozzi

Perdonatemi, so bene come è strutturata una recensione. Quali cose vanno esposte prima e quali dopo. Questa volta voglio partire dal fondo, dalle mie considerazioni finali. Si perché non resisto più dalla voglia di dire che questo libro è bellissimo. Per i miei gusti ovvio, ma in questo romanzo thriller, anche oggettivamente, c'è tutto ciò che si vorrebbe leggere quando ci si approccia ad un libro di questo genere. Suspense, colpi di scena, sorprese, pathos, tensione e anche cinismo. Tanto cinismo, soprattutto nel finale. Un finale giusto, coerente col resto del racconto ma che non fa sconti, come è giusto che sia, e come è giusto che sia soprattutto in questo caso. Il vissero tutti felici e contenti è un finale irreale in assoluto, lo sarebbe a maggior ragione in questo caso. Ma a questo punto possiamo riavvolgere il nastro e partire dall'inizio. Questo romanzo thriller, che si intitola Andromeda, è stato scritto da Gianluca Morozzi ed è pubblicato dalla Perrone editore. In questo racconto non ci sono commissari o ispettori di polizia né investigatori privati. La prima scena che noi “vediamo” ci racconta che siamo all'interno di un edificio, (che si scoprirà poi essere una villa), in una stanza con una ampia finestra. All'interno del locale c'è Dimitri, legato mani e piedi ad una croce di Sant'Andrea, e lì vicino c'è un individuo che da lui vuole sapere una cosa molto semplice: il suo nome. Dimitri deve dire il nome dell'individuo accanto a lui altrimenti per lui saranno problemi seri. Basta aggiungere che poco lontano da loro fa bella mostra di sé una motosega. Il problema grosso e che Dimitri proprio quel nome non se lo ricorda, o forse non lo ha mai saputo. Il pazientissimo individuo, (soprannominato Borg), per cercare di fargli tornare la memoria gli racconta la sua storia, la storia della sua vita ad iniziare dall’infanzia. Ricordi vecchi di più di 30 anni, fatti che ne hanno segnato indelebilmente l’esistenza. Cosi veniamo a conoscenza del primo trauma che segnerà la sua vita. Subìto a 3 forse 4 anni. Ci presenta poi la sua famiglia: la mamma, (fallimentare attrice, con molto poco talento); la nonna, che gli ripeteva come un mantra: stai lontano dai tossici e dai comunisti (e che abitava al piano di sopra); il padre, ricco ed insignificante e la sorella, Lucrezia. La sua giovinezza, da timorato di dio, fino a giungere al primo snodo fondamentale della sua vita. L’amicizia con Rocco Siderno, nata sui banchi della scuola media superiore dell’istituto privato San Barnaba di Bologna, che lo introduce a festini non proprio innocenti. Gli aneddoti e le avventure vissute con Rocco non si contano, e sono tutte raccontate nel dettaglio da Borg nella speranza che un lumicino si accenda nella memoria di Dimitri, ma nulla. All’individuo cosi non rimane altro da fare che cominciare ad usare la motosega…I racconti continuano, i personaggi si moltiplicano, fino a giungere all’altro snodo fondamentale dell’esistenza di Borg, che prende forma col nome di Alina. Attraverso tante altre situazioni, che faranno trattenere il fiato più di una volta, tra sorprese e momenti anche divertenti giungiamo al drammatico finale, nel quale Borg rivela finalmente perché Dimitri si trovi li legato e non più perfettamente integro. Un libro, l’ho già ampiamente anticipato, praticamente perfetto scritto da un autore originale ed ecclettico, in grado di passare dal thriller alla commedia, dal giallo all’ironico senza grandi difficoltà, anzi ottenendo sempre ottimi risultati. Morozzi oltre che scrittore originale e creativo (saggi, romanzi ma anche tanti racconti) è un bravissimo fumettista, un ottimo musicista, un conduttore radiofonico, un direttore editoriale (della casa editrice Fernandel) e, non ultimo, docente in corsi di scrittura creativa. Gianluca Morozzi è un artista ed un personaggio fondamentale per la nostra recente letteratura. Con questo romanzo, a parer mio, ha scritto una altra pietra miliare, della sua vasta produzione, da leggere assolutamente e da mandare a memoria. Complimenti.

valutazione: ottimo

genere: thriller

 


IL SANGUE DEGLI ABETI

 


IL SANGUE DEGLI ABETI C. Peli

Il romanzo scritto da Corrado Peli, Il sangue degli abeti, edito da TimeCrime è un bellissimo noir. Definirlo genericamente un giallo a mio parere sarebbe riduttivo. Dopo I bambini delle case lunghe, nel quale protagonista era la nebbia ed i silenzi della frazione di San Felice nella bassa bolognese, in questo romanzo, altrettanto coinvolgente, a dominare è il freddo e la neve, l’ambiguità ed il doppiogioco dei protagonisti. Il romanzo è ambientato in quello che per tutto l’anno è un piccolo paese di montagna, ma che d’inverno diventa una frequentata stazione sciistica dell’appennino modenese, dominato dal monte Cimone ed incastrata fra i centri di Pavullo e Sestola. E’ un noir perché, al di là delle indagini che seguono un crimine, i protagonisti, che vengono descritti in modo approfondito nei loro comportamenti e nei loro pensieri, nascondono inconfessabili peccati e segreti. L’autore a poco a poco ci fa scoprire situazioni ed avvenimenti compiuti da personaggi a prima vista insospettabili. Tutto è dominato da una atmosfera cupa, fredda e ambigua. Siamo a Roccacupa, chiamato così perché rimane quasi perennemente in ombra, a causa della ingombrante presenza del monte Cimone. Il maresciallo Luigi Morra guida da anni la piccola stazione dei carabinieri del paese. Siamo vicinissimi a Natale e Morra non vuole scocciature. I turisti stanno per giungere numerosi, e gli abitanti non aspettano altro che far festa e godersi le previste abbondanti nevicate. Lui vuole solo trascorrere nell’ozio le giornate che seguiranno. La sua discutibile linea di condotta è quella di gestire con accondiscendenza i rapporti con tutti gli abitanti del borgo, chiudendo un occhio se non due sulle loro piccole e grandi debolezze, magari in cambio di qualche favore, o di qualche piccola “gratificazione”. Li conosce tutti e di tutti conosce vizi e virtù. Si comporta ormai come un re con i sudditi usando con maestria il bastone e la carota. Non vuole grane, se non si solleva troppa polvere lui, quella poca, farà finta di non averla vista. Tutto procede senza problemi, senza che nessuno debba dolersi di questo modo di mantenere l’ordine, fino a quando non viene rinvenuto, da un contadino, impegnato a spazzar la neve che cade sempre più copiosa, e che si trasformerà col passare dei giorni in una tormenta, il cadavere di una ragazza, Irina Semyonov. Da quel momento tutti gli equilibri faticosamente costruiti cominceranno a vacillare. Per quel genere di “inconvenienti” è infatti competente il comando di Modena e il buon Morra deve cedere obbligatoriamente il passo. Viene incaricata delle indagini, per quel che si rivela da subito un omicidio, il tenente Sandra Pianigiani col fido ispettore Andrea Rocca ad aiutarla. Il tranquillo brigare del paese viene bruscamente interrotto. Ma l’omicidio di Irina non sarà l’unica situazione poco chiara nella quale dovrà mettere le mani la Pianigiani. I misteri si moltiplicano, ed i tentativi di renderle la vita difficile non saranno pochi. Tra gente che mente, che omette, che depista non sarà facile per il tenente riuscire a trovare la strada che conduce alla scoperta dei tanti scheletri nell’armadio sapientemente nascosti. Morra, il sovrano di Roccacupa, durante l’indagine, sarà più volte messo in discussione, si sentirà sempre più franare il terreno sotto i piedi e non tarderà a diventare poco collaborativo quando non apertamente ostile. In questo noir, perfettamente costruito e con una trama complessa e ricca di colpi di scena, di sorprese e di momenti emozionanti, sono tanti i personaggi che renderanno la vicenda sempre più intricata. Ognuno con un passato oscuro ed un presente opaco: Vittoria Segni, Stefano Stanzani, Emiliano Sacchetti, Sabrina Gatti sono soltanto alcuni dei nomi che animano le pagine di questo romanzo. Grazie anche all’aiuto di un giornalista, alla fine il tenente riporterà l’ordine tra i pochi abitanti e i tanti segreti di Roccacupa. Con un epilogo dominato dalla suspense Peli ci fa vivere momenti frenetici. Con molteplici finali, che ribaltano continuamente le certezze fino a quel momento acquisite. Con la speranza di vedere ancora all’opera il tenente Sandra Pianigiani che meriterebbe un lungo discorso a parte, tanto è profonda e caratterizzata la sua figura, faccio i complimenti a Corrado Peli per questo secondo ottimo romanzo. Non fatevelo sfuggire.

valutazione: più che buono

Genere: 3noir

 


mercoledì 27 gennaio 2021

LE MIE VALUTAZIONI GENNAIO 2021

 







GENNAIO 2021


Certezza di cose che si sperano               ⭐⭐⭐⭐

Il sangue degli abeti                                 ⭐⭐⭐⭐★

In una delle molte feritoie della notte       ⭐⭐⭐⭐

Andromeda                                               ⭐⭐⭐⭐⭐

La corrente invisibile                                ⭐⭐⭐⭐

Perle di thriller    (racconti)                          ⭐⭐⭐

Le favole della buonanotte (racconti)        ⭐⭐⭐




martedì 12 gennaio 2021

IN UNA DELLE MOLTE FERITOIE DELLA NOTTE

 


IN UNA DELLE MOLTE FERITOIE DELLA NOTTE E. Misici

In una delle molte feritoie della notte è il secondo romanzo scritto da Emiliano Misici ed autopubblicato nel settembre del 2020. Ha per protagonisti ancora il duo di amici Vincenzo Falqui e Achille Turone. Vincenzo è un investigatore privato; Achille è un falegname, ma soprattutto è il fondamentale supporto di Achille nelle indagini che lui viene chiamato a seguire. Il loro rapporto d’amicizia è inscalfibile, corroborato anche dalle tante passioni in comune, come la musica. Dopo la loro prima avventura, raccontata nel romanzo Killer gente che uccide, in questo secondo caso si trovano alle prese con la misteriosa scomparsa di un giovanissimo ragazzino. E’ uscito in bicicletta alla mattina per andare a scuola ma li non ci è mai arrivato. Il padre vuole capire cosa sia successo. Cosi decide di ingaggiare Vincenzo per indagare. Misici si ripete, dopo aver scritto un ottimo libro d’esordio, bissando le positive impressioni che aveva suscitato. Un libro molto divertente, che si legge volentieri trascinati da un ritmo molto sostenuto e dalle continue evoluzioni della trama. Condito sapientemente da dialoghi brillanti e dall’ironia e dal sarcasmo dei protagonisti, e da Vincenzo in particolare. Protagonisti tutti molto indovinati. Nessuno appare fuori registro tutti vengono coinvolti nella storia sviluppata dall’autore e tutti sono descritti con attenzione. Un libro che a dispetto della leggerezza che ne pervade le pagine, propone spesso situazioni e descrizioni spietate e spesso sconvolgenti, trattando un tema piuttosto doloroso. Ciò che mi ha conquistato maggiormente è infatti questa sua capacità di mantenere un tono giocoso e rilassato pur raccontando una storia molto delicata con risvolti altamente drammatici. Come nel primo romanzo saranno in tanti ad uscire da questa storia con le ossa rotte. Alla fine il caso si risolve ma l’amaro in bocca resta comunque. Io apprezzo sempre tanto i finali come questo. La conclusione positiva del caso non presuppone necessariamente il vissero tutti felici e contenti. Il realismo in questo libro è garantito ed il cinismo ed il dolore trovano il giusto spazio come è logico che sia. Ancora tanti complimenti a Misici. Attendo con curiosità la terza avventura del duo Vincenzo/Achille. Ancora una volta viene confermata la mia convinzione che fra gli autopubblicati si nascondono vere e proprie gemme.    

valutazione: più che buono

genere: thriller

NESSUN NESSO

 



NESSUN NESSO F. Fabbri

Nessun nesso è l’ultimo romanzo thriller scritto da Federico Fabbri, pubblicato dalla casa editrice Les flaneurs nel novembre del 2020. Il protagonista principale è il commissario Santo Fabbri. Il romanzo inizia col racconto dei festeggiamenti per il compleanno di Noemi, la figlia di Fabbri, da parte dei genitori, dei suoi compagni di scuola e degli amici. Fabbri è felice del suo nuovo incarico di commissario, perché gli permette di avere più tempo per la famiglia e di poter avere un ritmo lavorativo più umano, con orari più regolari. Prima da ispettore la vita era alquanto frenetica, magari più emozionante ma non aveva orari, ed era anche piuttosto pericolosa. Ora, soprattutto dopo la morte della moglie, preferisce passare più tempo accanto alla figlia ed alla nuova compagna, Alessandra. Purtroppo però, nel bel mezzo del pomeriggio di festa, arrivano a casa sua due agenti della sua squadra. Widmer e Zanaga, questi i nomi dei poliziotti, gli dicono che deve necessariamente seguirli perché è successo un fatto gravissimo. A malincuore lascia gli invitati e segue gli agenti. Il caso che dovranno cercare di risolvere inizia con la scoperta di 4 corpi, semi sepolti, di giovanissime bambine uccise strangolate e poi sotterrate, se non per un arto che viene lasciato fuori dalla terra con un oggetto nella mano. Un ritrovamento inquietante, ed un caso che si presenta subito difficile. La squadra del commissario Fabbri e dell’ispettore Riccardo Tegon, un elemento niente affatto accomodante, anzi piuttosto scontroso e molto poco socievole, dovranno affrontare momenti di altissima tensione. Nel corso della storia verranno battute tante piste, che si riveleranno sbagliate e che porteranno ad accusare, senza peraltro reali riscontri, tante persone innocenti. Nel frattempo le morti si susseguono senza sosta, ed i nostri investigatori si ritroveranno, ad un certo punto, in una pessima situazione, pressati dall’opinione pubblica e dalle istituzioni, ed accusati di inefficienza. Non sarà semplice giungere alla soluzione del caso, che si risolverà solo nelle ultime concitate pagine del romanzo con un epilogo in parte sorprendente. Ero rimasto conquistato dalla precedente opera di Fabbri (L'assassino), e quando ho saputo dell'uscita di questo suo nuovo lavoro ho tralasciato tutte le letture che avevo in programma e mi sono immediatamente dedicato a questo libro. Ero certo di leggere nuovamente qualcosa di originale e divertente come il precedente. Nella realtà le mie aspettative sono andate un po' deluse. Queste sono le mie impressioni personali, è sempre bene ribadirlo. Sono certo che qualcuno possa trovare questo romanzo eccellente e non ci troverei, comunque, nulla di strano. Dicevo, se il precedente romanzo mi aveva sedotto, questo, non mi ha completamente deluso, ma mi ha lasciato un po' perplesso. Innanzitutto per la storia che racconta. Un serial killer che uccide strangolandoli e poi sotterrandoli quasi completamente, ad eccezione di un braccio, dei bambini, tanti bambini, troppi. Poi perché mi è parso eccessivamente frettoloso, sotto vari aspetti. I protagonisti della vicenda, ad esempio, sono tutti personaggi interessanti, sulla carta. Ma non sono approfonditi. L'unico che è stato "trattato" sotto questo aspetto è il commissario Fabbri. Ma anche la poliziotta Sonia Zanaga avrebbe meritato più attenzione, così come l'ispettore Tegon, ed anche Alessandra, la nuova compagna di Fabbri. Il serial killer poi porta a compimento una vera e propria carneficina, tutta a discapito dei bambini. Questa come situazione è oggettivamente un po' pesante ma potrebbe anche starci. Ma la rivelazione dei motivi che hanno portato il serial killer ad agire in questo modo e, del perché il serial killer compia così tanti omicidi, li ho trovati un po' grotteschi. Alcune situazioni poi, che qui non approfondisco per il pericolo di spoilerare, mi sono sembrate eccessive o comunque poco praticabili. Mi rendo conto di essere stato un po' duro, forse anche eccessivo nella mia analisi. Magari la causa va ricercata nella grande aspettativa che riponevo in questo romanzo. Mi scuso fin d'ora quindi per la ruvidezza di alcuni miei giudizi. Ma sono sinceri e onesti. Purtroppo ho riscontrato, mi duole dirlo, più ombre che luci. Devo anche sottolineare che la versione ebook da me letta contiene diversi refusi, ed anche questo forse ha contribuito a rendere meno fluida la lettura. Sono certo che ritroverò presto l'autore, che avevo tanto apprezzato, al livello che gli è proprio ed anche per questo continuerò a seguirlo con interesse. Un piccolo incidente di percorso che non inficia assolutamente il mio giudizio sull’autore che rimane più che positivo.

valutazione: più che sufficiente

genere: 1giallo

 


mercoledì 6 gennaio 2021

LA CORRENTE INVISIBILE

 



LA CORRENTE INVISIBILE S. Muscarello

La corrente invisibile è un romanzo legal-thriller scritto da Salvino Muscarello, vincitore del primo premio AMAZON STORYTELLER 2020 su una selezione di oltre 1.500 titoli. Un romanzo originale e molto coinvolgente che ha per protagonista l’avvocato penalista Davide Bruno. La storia ha inizio quando un noto industriale, Graziano Galvani, con interessi in vari campi entrando nello studio dell’avvocato, chiede il suo aiuto legale perché è stato recentemente interrogato dalla polizia in merito alla morte, apparsa a prima vista accidentale, della giornalista Virginia De Falco. Lui è sicuro che presto verrà accusato della sua morte anche se al momento appare una accusa inverosimile. Da li a poco in effetti l’accusa viene formalizzata e il legale diventa il suo difensore. Da qui parte un racconto intensissimo pieno di sorprese che tiene il lettore avvinto alle pagine del libro che scorrono rapide sia per il ritmo sia per la necessità di conoscere come procede. Un libro che analizza bene i vari momenti di un processo. I pensieri e le azioni che mette in campo un avvocato per difendere il suo assistito. Ma non è solo questo. Anzi, questa parte forse più tecnica non disturba affatto l’incedere del romanzo che analizza in profondità vita e stati d’animo dei protagonisti. Descrive anche bene il posto in cui è ambientato il romanzo cioè Messina. Un romanzo che merita attenzione, scritto da un nuovo autore molto promettente.

valutazione: buono

genere: thriller

 


sabato 2 gennaio 2021

CERTEZZA DI COSE CHE SI SPERANO

 



CERTEZZA DI COSE CHE SI SPERANO P. Nobile

Certezza di cose che si sperano è un romanzo noir scritto da Paolo Nobile ed autopubblicato nel giugno del 2020. Ha per protagonista Isotta Ales, ispettrice in un commissariato di Milano. Viene incaricata di indagare sulla misteriosa morte di una ragazza. Morgana, questo il nome della giovane, è stata ritrovata ai bordi di una strada sterrata tra cespugli e sterpaglie, vicino ad un serbatoio per la distribuzione dell’acqua. Attorno al suo corpo, da poco rinvenuto, ci sono Gionata Comitis, il commissario, e Sibilla, il medico legale, che cercano di recuperare le prime informazioni su quanto accaduto. L’ispettore non c’è. Isotta in quei giorni è presa da altre preoccupazioni. Da poco tempo infatti il suo uomo, Delio Grande, è ricoverato in ospedale in coma, ha avuto un incidente d’auto causato da un camion che lo ha urtato violentemente e poi è fuggito. Insieme a Delio, in auto, c’era anche una ragazza, Adil, che invece è morta. Isotta vuole assolutamente capire qual è il mistero che alberga dietro questo strano incidente, che è stato chiaramente provocato. Trascurerà quindi l’indagine alla quale è stata assegnata e che inizialmente sarà interamente sulle spalle di Aris Garo il quale, appena arrivato nel commissariato di Isotta, sarà immediatamente investito di una grande responsabilità. Ma gli omicidi aumentano, ed il mistero legato alla morte di Morgana si infittisce, cosi anche Isotta sarà costretta a seguire più attentamente l’evolversi della vicenda. L’intera squadra, composta oltre che dai due investigatori anche dal commissario e dal medico legale, riuscirà a far luce sul caso ed a capire le motivazioni che hanno spinto il serial killer ad uccidere. Anche l’ambiguo incidente che ha visto vittima Delio e Adil verrà finalmente chiarito. Un finale sorprendente, che lascia aperta la possibilità ad una nuova storia con Isotta protagonista. Nobile confeziona un bel noir attraverso una trama complessa ed una storia coinvolgente, forse un po’ troppo complicata ma comunque molto interessante ed assolutamente plausibile. Notevole soprattutto la sua capacità di donare al romanzo un’aurea cupa e misteriosa. Atmosfere rarefatte, protagonisti che si muovono tra dubbi e incertezze. Un noir che scava nei pensieri dei suoi protagonisti, nel loro passato e nelle loro debolezze. I personaggi sono ben caratterizzati anche quelli solo di “passaggio”. Leggere Certezze di cose che si sperano si è rivelato un ottimo modo per iniziare l’anno. Un romanzo i cui protagonisti rimangono impressi a lungo nella memoria. Il viaggio sarà lungo, ma… chi ben comincia e già a metà dell’opera, si dice. Ed allora complimenti a Nobile sperando che questo romanzo non rimanga la sua unica gemma.

valutazione: più che discreto

Genere: noir