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mercoledì 29 ottobre 2025

STORIE DI LUCE E OMBRA

 




Storie di luce e ombra – Maria Simona Cighir -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

Storie di luce e ombra è un libro intenso e, allo stesso tempo, dolce e delicato, che raccoglie le testimonianze di alcuni anziani, ospiti di una casa di riposo.  

Maria Simona, autrice del libro, è un infermiera e, nel racconto, mette tanto del suo vissuto e, da quello che si legge, si percepisce che ne ha passate tante nella vita, ma anche che non si è mai arresa. 

Durante i suoi studi si imbatte nella "medicina narrativa", una cura alternativa fatta attraverso l'ascolto del paziente, oltre la medicina tradizionale fatta di farmaci. 

 Decide quindi di intraprendere questo percorso, incontrando alcuni anziani,  proponendogli di raccontare le loro vite, mettendo l'ascolto come terapia, per provare l'efficacia dei suoi studi.  

Il libro si suddivide in dieci racconti: dieci storie di persone che portano dentro di sé gioie, sofferenze, amarezze, rimpianti e che spesso non sono più neanche abituate a rapportarsi con gli altri, tanta è la loro solitudine. 

Non conoscevo la medicina narrativa e ne sono rimasta affascinata, anche se mi chiedo come, in una società nella quale la fretta e la velocità hanno sempre più importanza, in confronto ai valori umani, si possa trovare, nell'ambito medico, il tempo per ascoltare i propri pazienti, per capire che, a volte, c'è bisogno di un orecchio teso, di una parola di conforto o di un attimo di presenza, più che di un farmaco. 

 La tenerezza di queste storie mi ha commosso, in ognuna di loro ho trovato un'anima gentile che, quasi alla fine della propria esistenza, ha fatto un resoconto del proprio vissuto, ognuna a modo suo, perché "lo sguardo che si sceglie di avere sulle cose può essere determinante nella vita". 

Maria Simona, con questo libro, non soltanto ci fa conoscere nuovi studi clinici, ma ci connette con un mondo spesso dimenticato, ricordandoci " l'importanza dell'empatia e della generosità e che l'amore può provenire da angoli inaspettati". 

Il testo è ben scritto, scorrevole, chiaro, considerando poi che l'autrice non è di madrelingua italiana e si è cimentata in questa avventura di scrittura e revisione del suo manoscritto, facendo un grande lavoro linguistico. 

Con questo libro ho scoperto non solo un nuovo modo di approcciarsi alla malattia e al dolore, ma anche una bella persona che dedica il suo tempo agli altri. 

 “La solitudine è un'oasi ristoratrice quando la si cerca, ma quando è l'unico luogo dove possiamo andare diventa una prigione" 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

 


lunedì 27 ottobre 2025

L'AMORE MIO NON MUORE

 




L’amore mio non muore – Roberto Saviano -

recensione a cura di Lilli Luini

 

Rossella Casini, la protagonista di questo romanzo-documento, è una vittima della ‘ndrangheta. Venne sequestrata, torturata e uccisa nel febbraio 1981. Il suo corpo smembrato fu gettato nella tonnara di Palmi, almeno secondo la testimonianza di un collaboratore di giustizia. Quel che è certo è che di lei si è persa ogni traccia.

Nel febbraio 1981 era in corso la sanguinosa faida di Palmi, che tra il 1977 e il 1990 provocò decine di omicidi. Rossella non è di Palmi, è una studentessa di Firenze che per sua disgrazia si è perdutamente innamorata di uno studente fuorisede, Francesco Frisina, il cui padre è vicino a una delle parti in conflitto. Lei lo scopre durante la prima estate che passa da lui e si allontana tornando a casa. Ma l’amore è troppo forte e Francesco la segue, così i due finiranno in Calabria, lui invischiato nella faida, lei impegnata a convincerlo a collaborare con il magistrato.  Questo alla fine le costerà la vita, a quanto pare decretata proprio dalla famiglia Frisina.  

Come ho detto all’inizio, il libro si tiene in equilibrio tra il documento e il romanzo. La storia è molto forte, ovviamente, molto emotiva. Ma la forma scelta per narrarla mi ha convinta a metà. Del resto non credo che Saviano avesse molte scelte: così come la foto in copertina è l’unica che sembra esistere di Rossella, anche i documenti che parlano di lei sono di certo scarsi, per non parlare dei testimoni: era figlia unica e i suoi genitori sono entrambi morti.

La scrittura di Saviano la conosciamo, è come la sua parlata: calma, profonda, segue tutti i rigagnoli in digressioni che in cui a volte ci si perde un po’. Molto efficace nel portarci dentro la faida, nel mostrarcela in tutta la sua assurdità (e crudeltà), lo è meno nel portarci dentro il sentimento dei due ragazzi. Che sia fortissimo, qualcosa che entrambi non hanno mai provato prima, l’ho letto nelle parole ma non l’ho mai sentito nella psiche dei due personaggi, non ne ho avvertito l’urgenza, nemmeno la ragione del loro avvicinamento. Che non è immediato o repentino, ma le loro affinità, quelle che li spingono uno verso l’altro in una maniera così totale, mi sono rimaste oscure. E questo mi ha portato a non capire Rossella, quel suo ritorno a Palmi anche dopo che Francesco ha ritrattato la confessione ed è finito in carcere, ritorno che le costerà la vita. Non avrà mai giustizia, il processo durò anni ma i magistrati non riuscirono a provare nulla.

Detto tutto questo, si tratta di una storia che andava raccontata e che va letta, perché Rossella non va dimenticata. Credeva nella legge e nella giustizia e ha cercato di tirar fuori l’uomo che amava dalla melma in cui era nato. Coraggio? Sì, certo, ma io ci vedo anche un monito e mi viene in mente una canzone di Mia Martini. “Gli uomini non cambiano”, tantomeno se crescono respirando e nutrendosi di quel tipo di violenza. Sono andata a cercarmi che fine ha fatto Francesco Frisina. Le ultime notizie sono del 2014, quando una maxi operazione dell’Antimafia confiscò i beni del clan a Roma e lui venne rinviato a giudizio insieme alla moglie e ad altri. E così si è aggiunta anche l’amarezza per questa stupenda ragazza morta invano.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 


domenica 26 ottobre 2025

SOLO PER VENDETTA

 




Solo per vendetta - Tony Damiano -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il protagonista (che non ha nome) è un ex giornalista diventato investigatore privato. Si occupa del caso della morte di Giovanni, morto suicida secondo gli inquirenti non così per la madre, secondo la quale invece è stato ucciso. Cercando la verità si infilerà in un pericoloso ginepraio.

 🔥Punto di forza: sicuramente la trama e la vicenda raccontata, coinvolgente e avvincente. Forte empatia con il protagonista. Tanti personaggi e ben caratterizzati. 


🙁Punto debole: ci sono alcune situazioni dal mio punto di vista che sono poco realistiche. 


🏁Finale: un finale...che non finisce, che lascia al lettore trarre le conclusioni. O forse Damiano ha voluto lasciare qualche dubbio su come si sarebbe conclusa la vicenda per poterla introdurre in un prossimo romanzo con ancora protagonista l'ex giornalista. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐
Un autore che credo fosse alla sua prima prova nel genere giallo. Un esordio convincente, una storia coinvolgente. Un protagonista che ho sentito molto vicino, per carattere e per convinzioni. Forse in qualche passaggio lascia un po’ interdetti ma credo che dipenda da chi legge. Io ad esempio nel romanzo che leggo cerco  verosimiglianza con la vita reale, qua non sempre l'ho trovata. Non riesco molto ad usare la fantasia e l'immaginazione preferisco il pragmatismo e la concretezza. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025


venerdì 24 ottobre 2025

IL LIBRAIO DI GAZA

 




Il libraio di Gaza - Rachid Benzine -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Ogni volta è così, mi aggiro come un animale selvaggio che fiuta la sua preda. Tra gli scaffali sfoglio libri, li annuso, li cattura.

Affamata di quel sapere, di storie, di rifugio, di nuove avventure, di specchi che riflettano quella luce che alberga in ognuno di noi.

Gaza. La mia nuova destinazione.

Un senso di impotenza difronte alla guerra mi suggerisce di lasciare il libro.

Ma quel titolo, la copertina, le prime pagine mi conquistano tanto da finirlo in meno di cinque giorni.

È stato un pugno nello stomaco lungo 141 pagine. Un'emozione strozzata infondo all'anima.

Ma nonostante ciò, avrei voluto fotografare ogni pagina di questo straordinario viaggio e regalare al vento la mia speranza.

Una rivolta sorda contro l'assurdità del mondo.

Una resistenza costante che vuole esprimere un'unica parola. La più rivoluzionaria: PACE!

Questo libro è pura poesia parla della forza delle parole, dell'urgenza di raccontare storie, della necessità di non dimenticare.

I suoi versi hanno trovato rifugio tra i miei pensieri ridisegnando i sogni, le fantasie e persino i silenzi e i gesti quotidiani.

Sono stata divorata dal dolore e dalla profondità di questo romanzo politico.

Persa tra le macerie e la bellezza desolante di Gaza e nella dimensione umana del conflitto israelo - palestinese.

Mi sono innamorata perdutamente di Nabil, della sua famiglia arabo cristiana e di tutti i libri che hanno segnato la sua esistenza.

Lui, un prigioniero consenziente che ha perso tutto, ma non la speranza.

C'è una frase che ancora risuona come un bombardamento silenzioso.

"Non ho perdonato, ma so che esistono dei giusti. Che la pace impossibile è il dolore condiviso dei giusti da entrambe le parti".

È attraverso la lettura che il suo pensiero rimane libero e resiste alla vendetta e alla collera.

Nei libri, la chiave che permette di far prevalere la misericordia sull'ira!

Ma ciò non basta. Quel sapere, lui vuole diffonderlo.

Ed è per questo che Nabil regala libri, per contrastare la disumanizzazione, la ferocia e l'assurdità della guerra.

Io ho riletto ogni frase sottolineata e fotografata quasi fossero messaggi in codice inviati dall'universo.

Ho appuntato i libri, gli scrittori, i poeti citati da Nabil.

Mentre torno a casa mi rendo conto che quel senso di impotenza difronte alla guerra era solo un pensiero instillato da altri.

Perché in realtà anche una goccia nell'oceano può essere tutto per chi ne beneficia.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 


giovedì 23 ottobre 2025

LA CURVA DELL'OBLIO

 




La curva dell'oblio - Gian A. Cerone -

recensione a cura di Connie Bandini


Gian Andrea Cerone firma il quarto capitolo della serie dedicata all’UACV, l’Unità di Analisi del Crimine Violento della questura di Milano e cattura il lettore fin dalle prime righe, con un incipit di grande impatto e inquietante. In una mansarda di Lambrate viene ritrovato il cadavere di un uomo dissanguato, il corpo circondato da sacche colme del suo stesso sangue e coperto da una maschera da medico della peste. Una firma inquietante e macabra, suggellata dalla fotografia in bianco e nero di una rara rosa, che annuncia l’inizio di un piano di vendetta.

Il commissario Mario Mandelli e l’ispettore Antonio Casalegno si rendono conto di trovarsi davanti a un assassino feroce e metodico, deciso a lasciare un messaggio.

Non si tratta, però, dell’unico caso di cui occuparsi. Infatti, mentre la giovane e determinata Caterina Dei Cas – incinta al settimo mese e compagna di Casalegno – sostituisce Mandelli alla guida delle indagini, il commissario e l’ispettore vengono richiamati dai superiori a occuparsi di un cold case in Val di Fassa. Un senatore pretende la riapertura del fascicolo sulla morte del figlio, avvenuta dieci anni prima e archiviata come accidentale, durante un periodo in cui la valle era stata sconvolta da delitti rituali.

Il valore aggiunto del romanzo sta proprio in questa doppia indagine, che corre su due binari solo in apparenza distanti: la Milano urbana, crepuscolare e soffocata dall’inverno, e la Val di Fassa, sospesa tra bellezza alpina e memorie oscure. I due filoni narrativi si intrecciano progressivamente fino a un epilogo capace di sorprendere e far riflettere, ponendo il lettore di fronte a temi universali come la colpa, la giustizia e la memoria.

Cerone non solo costruisce un giallo avvincente, ma cesella anche ritratti umani di grande realismo. Mandelli, figura ormai consolidata, non è un eroe senza macchia: è un uomo che dubita, che invecchia, che porta sulle spalle nostalgie e ferite mai del tutto rimarginate. Attorno a lui si muove una squadra viva e credibile, fatta di poliziotti con difetti, fragilità e ironia, che i lettori ritrovano libro dopo libro e a cui pian piano si affezionano.

La scrittura è elegante, incisiva, capace di bilanciare ritmo serrato e momenti di introspezione. I dialoghi risultano autentici e credibili, mentre le ambientazioni – Milano e le Dolomiti – non sono uno sfondo ma risuonano con i sentimenti dei personaggi: la città come specchio della tensione investigativa, la montagna come teatro di memorie sommerse e nostalgie profonde.

Se rispetto ai volumi precedenti la trama appare meno intricata, la quarta storia di Cerone eccelle in spessore simbolico e riflessivo, trasformandosi in un noir che scava nell’animo umano oltre che nelle paludi del crimine.

genere: noir

anno di pubblicazione: 2025


mercoledì 22 ottobre 2025

FIORI PER ALGERNON

 





Fiori per Algernon  - Daniel Keyes -

recensione a cura di Lilli Luini

 

Uscito nel 1959, classificato come fantascienza di anticipazione, è stato riscoperto in anni recenti, molto apprezzato tra i gruppi di lettori sui social. Io stessa l’ho scoperto così, ma devo confessare che mi immaginavo tutta un’altra cosa.

Credo sia il libro più triste che abbia mai letto. L’ho terminato con un peso sul cuore e non so se e quando riuscirò a scrollarmelo di dosso. Questo ovviamente va a merito dell’autore e di una scrittura eccellente, che ha trovato un registro narrativo insolito per renderci l’io narrante, Charlie Gordon, o meglio i due Charlie Gordon.

È marzo quando il trentaduenne Charlie, affetto da un grave deficit cognitivo, viene scelto per un esperimento. L’Algernon del titolo è un topolino che è stato sottoposto con successo a un intervento per aumentarne l’intelligenza e, contro ogni previsione, ne sta mantenendo gli effetti più a lungo del previsto. Quindi gli scienziati hanno deciso di provare l’intervento su un essere umano.

Charlie frequenta una scuola per disabili ed è la sua insegnante a segnalarlo in quanto è l’unico a mostrare volontà di migliorare e di conoscere. Lavora come uomo di fatica in una panetteria, sembra che tutti gli vogliano bene e lui vorrebbe diventare intelligenti come i suoi compagni di lavoro per avere tanti amici. A poco a poco veniamo a conoscere sprazzi del suo passato, dei genitori che lo hanno parcheggiato in un istituto, di uno zio che lo ha aiutato. Quando finalmente viene sottoposto all’intervento chirurgico e alla terapia che dovrebbe moltiplicare il suo quoziente intellettivo, inizia per Charlie non solo un apprendimento rapido di tutto lo scibile umano, ma anche una dolorosa salita verso la consapevolezza di un mondo in cui non c’è spazio per i più fragili. Algernon è più intelligente di tanti umani, ma resta una cavia e una cavia si rende conto di essere anche Charlie per coloro che monitorano i suoi progressi. È Charlie stesso a raccontarsi, nel diario che deve tenere per i suoi medici, ed è in quelle pagine che si percepiscono la sua solitudine. Ci porta in un mondo, quello dei disabili mentali, fuori dalla nostra comfort zone e poi ci porta in quella dei geni, altrettanto lontana.

Quando Algernon comincia a dare segni di deterioramento, il rapporto con Charlie si stringe, in un crescendo straziante, nella certezza che entrambi siano soltanto cavie.

Una critica implicita alla scienza? O alla società? Non lo so. É un libro profondo, a tratti straziante, che mi ha costretta a mettermi di fronte a una realtà – quella dei disabili mentali – che non siamo mai riusciti ad affrontare seriamente, persi come siamo nel credere che il nostro modello di vita sia l’unico possibile. Ma Charlie Gordon è un essere umano e lo era anche prima dell’intervento. Questo rivendica, questo gli resta e lo porta alla scelta finale, fatta in assoluta autonomia.


genere: narrativa


 

 


lunedì 20 ottobre 2025

NOTTURNO CILENO

 






Notturno cileno - Roberto Bolaño -

Recensione di Miriam Donati

 

Roberto Bolaño sceglie di fare i conti con la storia del Cile scegliendo il punto di vista di un personaggio ambiguo e vile, un sacerdote reazionario, membro dell'Opus Dei, che è anche un poeta e autorevole critico letterario che si confessa in una notte di delirio e agonia. Attraverso un flusso ininterrotto e con una varietà di tecniche narrative crea un'opera complessa, sfaccettata e introspettiva, carica di simbolismo che sfida il lettore a considerare le implicazioni più profonde della vita di padre Urrutia e della società cilena e ci mostra attraverso i personaggi descritti che sono allo stesso tempo affascinanti e ripugnanti la lotta tra cultura e politica, religione e letteratura, vita e morte.

Bolaño utilizza una tecnica narrativa frammentata e discontinua che riflette la natura disordinata della memoria. I ricordi del narratore appaiono in modo non lineare e sono spesso mescolati con sogni e allucinazioni. Questa tecnica crea un senso di confusione e disorientamento che riflette la complessità della storia del Cile durante la dittatura. La memoria viene utilizzata anche come strumento di critica sociale, un elemento chiave come forma di resistenza contro l'oppressione e la repressione.

Lo stile letterario è una combinazione di poesia, realismo e fantasia. Poesia che troviamo già nella prima pagina del libro: "La notte era buia e il vento soffiava forte, come se volesse strappare le foglie dagli alberi e portarle lontano, lontano, verso il mare". E quando il sacerdote parla della morte, usa una metafora poetica per descrivere la sua esperienza: "La morte è come un fiume che sfocia nel mare, e noi siamo le foglie che galleggiano sulla sua superficie, senza sapere dove ci porterà la corrente".

Sebastian Urrutia Lacroix è un essere tormentato dalle proprie contraddizioni, si confronta con le sue paure, desideri e frustrazioni. Attraverso il "giovane vecchio", sua coscienza critica, e alla dualità che rappresenta, Bolaño invita a riflettere sulla complessità della mente umana e sulla costante lotta sia tra ragione e follia, ma soprattutto sulla condizione di "narratore bugiardo" o, meglio ancora, sulla “amnesia giustificata” di chi cerca di perdonarsi anche nei casi evidenti di violenza. Sebastian non si riconosce alcuna colpa per quello che è successo se non nell'ultima riga in cui cede ad "allora si scatena la tempesta di merda".  

Bolaño mostra come la Chiesa cattolica sia stata complice degli abusi del regime militare cileno e come abbia usato il suo potere per mantenere la popolazione nell'ignoranza e nella sottomissione e il protagonista, pur cosciente della corruzione nella Chiesa e nella società in generale, non fa nulla al riguardo.

Notturno cileno invita anche a riflettere sul rapporto tra letteratura e politica, e sul ruolo che gli intellettuali hanno nella società.

Il protagonista che è anche critico letterario, rappresenta la dualità dell'intellettuale. Da un lato, è ammirato per la sua erudizione e conoscenza nel mondo della letteratura, ma dall'altro è criticato per la sua mancanza di impegno sociale e politico. Gli intellettuali hanno la responsabilità di usare le loro conoscenze per denunciare le ingiustizie sociali e politiche. La letteratura e il pensiero critico sono strumenti potenti per la trasformazione sociale e gli intellettuali hanno la responsabilità di usarli per costruire un mondo più giusto ed equo. L’intelligenza non serve a nulla, è davvero vuota, se non accompagnata da un profondo senso morale.
Attraverso il personaggio di Farewell, critico letterario, Bolaño smaschera l'ipocrisia e la corruzione che prevalgono nei circoli intellettuali del paese criticando con ferocia l'élite culturale cilena. Farewell è un personaggio complesso e contraddittorio, che si presenta come un difensore della cultura e della letteratura, ma che in realtà usa la sua posizione per ottenere un guadagno personale e mantenere il suo status sociale. L'élite culturale cilena del periodo è diventata una casta chiusa ed elitaria, che è più preoccupata di mantenere i propri privilegi che di promuovere la creatività e l'innovazione nella sfera culturale. Un’elite culturale ed ecclesiastica dirigente ai tempi della dittatura, i cui eredi si trasformeranno poi nella classe culturale ed ecclesiastica smemorata ai tempi della democrazia.
Questa critica non si limita solo al mondo letterario, ma si estende a tutta la società cilena, intrappolata in un sistema di disuguaglianze ed esclusioni che impediscono il pieno sviluppo delle sue potenzialità.

Si coglie, nonostante l’autore non abbia mai appoggiato il regime, un imbarazzo, un disagio rispetto al suo paese per una certa connivenza o solo per il silenzio per le violenze e le morti conosciute e mai denunciate a gran voce.

Attraverso la voce di Urrutia, Bolaño ci mostra che la letteratura non è solo un oggetto di studio o di intrattenimento, ma può essere uno stile di vita e uno strumento per l'esplorazione della nostra stessa esistenza. Da un lato, la letteratura è un modo per sfuggire alla realtà e creare mondi immaginari che permettono di esplorare emozioni e pensieri più profondi. D'altra parte, la vita è una fonte inesauribile di storie ed esperienze che possono essere trasformate in letteratura. Insomma è un'opera che ci invita a riflettere sul rapporto tra letteratura e vita e sul ruolo che la letteratura può svolgere nella nostra comprensione del mondo e di noi stessi.

I momenti illuminanti del libro sono tanti e passano attraverso i personaggi. La luminosità illumina la notte in cui Urrutia Lacroix incontra Neruda e assiste al suo dialogo cristallino con la luna, Illumina il suo tour in Europa. Illumina una serie di sacerdoti e una serie di falchi che si precipitano in volo sopra le colombe. Le chiese soccombono sotto il peso dei loro escrementi; il profano corrompe il sacro. Per certi versi il prete ha pietà delle colombe, dilaniate in una pioggia di piume e sangue che macchia il pavimento delle chiese, ma il sangue, come si dimostra negli anni, non è così facile da pulire o da dimenticare. Il giovane vecchio che lo osserva da un angolo glielo ricorda, senza pietà.

La luminosità illumina la notte impossibile in cui Urrutia Lacroix incontra un Pinochet impossibile; un Pinochet che legge. Un Pinochet che cerca di capire il nemico seguendo dieci sessioni di un corso di base sul marxismo tenuto dal prete settimane dopo il colpo di Stato. E un Pinochet che cerca di capire la spiegazione del prete dell’Infinito di Leopardi.
Illumina i personaggi fittizi e quelli reali o simbolici come i due burocrati kafkiani, i signori Aruap e Oido, cioè paura e odio al contrario.

Illumina in particolare le piccole "sottostorie". La storia del calzolaio che vuole creare un monumento agli eroi dell'impero per esempio è semplicemente fantastica.

E quasi alla fine, già al suo massimo splendore, la luminosità raggiunge la notte e tutte le notti che sono arrivate dopo che Urrutia ha incontrato la scrittrice María Canales. E le porte della casa di María Canales sono spalancate per lui e per la nuova cerchia intellettuale dell'avanguardia cilena. E poi si apre il seminterrato dove avvenivano le torture, e poi si chiude tutto, e anche se Urrutia cerca di scappare, sa di essere rimasto dentro per sempre.

 

Genere: Narrativa

 Anno di pubblicazione: 2016

 


domenica 19 ottobre 2025

LA NOTTE HA IL SUO PROFUMO

 




La notte ha il suo profumo - M. Azzalini - 

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: al vicequestore Oriani viene chiesto di interrompere le ferie per seguire un caso di omicidio. La dinamica anomala del delitto ma soprattutto quel che viene scoperto, perquisendo l'alloggio di chi è stato ucciso, rischia di far riaprire vecchie ferite. A causa del ritrovamento di un testamento olografo si liberano scheletri nell'armadio che si pensava (e si sperava) rimanessero chiusi per sempre. 

 

🔥Punto di forza: innumerevoli. A cominciare dai personaggi, tratteggiati benissimo. 1)Il primo è senz'altro il vicequestore Oriani, titolare delle indagini. Non un super eroe e nemmeno un investigatore in lite col mondo, spesso brillo o iracondo. Ma una persona "normale". Solo un po’ incavolato perché richiamato al lavoro nel suo periodo di ferie. 2)Per proseguire poi con la vicenda raccontata. Idea eccellente. 3)La città di Padova, una protagonista indiscussa dei tumultuosi anni 70. 4)La cura e la confezione del romanzo stesso. Editing e revisione ottimi. Una indagine che prende e non ti lascia mai. Si legge con grande interesse curiosi di capirne i tanti misteri. 


🙁Punto debole: anche vivisezionando l'intero romanzo io non ne ho trovati. Ho guardato forse con occhi da innamorato ma sfido obiettivamente ogni lettore a trovarne. 


🏁Finale: la parte finale ovviamente è rivelatrice e risolutrice. Il finale di questo romanzo mette il carico da 90 ad una storia molto ben costruita. Le ultime pagine a me sono piaciute molto. Non sono ovvie ma anzi regalano ulteriori emozioni e sorprese. Un finale che da ancora piu valore a tutto il romanzo. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐💫
Combattuto tra lo scrivere le mie impressioni a caldo o far sedimentare le emozioni e scriverle a freddo. La sostanza in effetti non cambierebbe. Questo romanzo mi ha totalmente conquistato. Ci voleva proprio un romanzo così, coinvolgente e appassionante. Un romanzo che volevo leggere da un po' e sono contento di averlo fatto ora. Al momento giusto. Dopo qualche delusione un romanzo che riconcilia con la lettura. Sono nato all'inizio degli anni 70. Non li ho vissuti da "protagonista" ma nel tempo li ho studiati tanto. Mi hanno sempre affascinato, sono anni pieni di contraddizioni ma fondamentali per la nostra repubblica. Ma non voglio andare oltre. Qui voglio solo celebrare un racconto senza sbavature. Che consiglio senza indugio. 


genere: giallo

anoo di pubblicazione: 2025

 


sabato 18 ottobre 2025

L'ISOLA DEGLI IDEALISTI

 




 L'isola degli idealisti - Giorgio Scerbanenco -

recensione a cura di Alice Bassoli


La vicenda si svolge sull’Isola della Ginestra (chiamata anche “Ginestrin”), uno scoglio verde nel cuore di un lago, dove la famiglia Reffi vive in una villa isolata con i suoi componenti: Antonio, il patriarca medico otorino, dotato di ironia, i figli Carla (scrittrice) e Celestino (matematico idealista), i cugini Vittorio e Jole, le domestiche e il custode.  La quiete dell’isola viene rotta dall’arrivo di due fuggiaschi: Guido, giocatore d’azzardo con la passione per la pittura, e Beatrice, donna bella, sicura di sé, audace. Fuggono dal continente, inseguiti dalla polizia, e chiedono rifugio. I Reffi, che fin lì vivevano isolati dal mondo, si trovano davanti a un dilemma morale: denunciare questi due estranei, oppure accoglierli offrendo loro una possibilità di redenzione? Carlo e Celestino in particolare incarnano questo scontro interno: Carla con i suoi sogni e intuizioni, Celestino col desiderio di cambiare l’altro, di educare all’onestà.

Da qui si sviluppano tensioni nascoste: amori, invidie, bugie, conflitti interiori. I rapporti tra i Reffi vengono scossi, i privilegi borghesi messi in discussione, le maschere dell’“ordine” rivelano crepe. Alla fine, l’“esperimento morale” mette tutti di fronte all’abisso della propria natura. Anche l’elemento della redenzione: Scerbanenco si chiede se il cambiamento sia possibile davvero, se l’“ospite peccatore” possa davvero evolversi, e se chi giudica possa perdonare se stesso. L’ambientazione è di per sé molto suggestiva: l’isola, il lago, la villa isolata creano un’atmosfera sospesa, quasi claustrofobica. I personaggi sono ben tratteggiati, credibili, con contraddizioni: non ci sono eroi, ma persone fragili. È un romanzo che, pur scritto in tempi lontani, parla di temi universali e attuali: giustizia, moralità, accoglienza, paura del diverso. Inutile dirlo: un capolavoro.


genere: giallo



venerdì 17 ottobre 2025

PARLARNE TRA AMICI





Parlarne tra amici- Sally Rooney -

recensione a cura di Carmen Nolasco


Parlarne tra amici è un romanzo brillante di Sally Rooney che, con una scrittura ricca e moderna, tocca un tema importante: le relazioni sono un groviglio di fraintendimenti dove il non detto si rivela più potente delle parole scambiate.

Corre per tutte le pagine una forte tensione narrativa che nasce dalla scelta dei personaggi di adattare le proprie comunicazioni all'interlocutore, senza mai esprimere veramente i propri profondi sentimenti. Nonostante questa reticenza emotiva, gli scambi dialettici sono particolarmente brillanti e realistici, privi di qualsiasi spiegazione superflua rivolta al lettore.

Il romanzo segue le vite di Frances e Bobbi, due studentesse ventenni ed ex amanti, che incrociano la strada di Nick e Melissa, una coppia sposata sulla trentina. Da questo incontro si sviluppa un complesso intreccio di sentimenti e segreti, in cui Frances si innamora di Nick e inizia con lui una relazione.

La trama si sviluppa con una scrittura rapida e fluente, tipica di chi sa far procedere la storia attraverso ciò che accade, con una linea temporale che prosegue sempre in avanti evitando inutili orpelli. Quello che ne risulta è una narrazione ricca e scorrevole.

La caratterizzazione dei personaggi è semplicemente superlativa. Frances, in particolare, è un ritratto acuto dell'insicurezza e dell'intelligenza. La sua introspezione tormentata non è mai raccontata a voce alta, ma emerge in modo acuto attraverso le sue azioni e reazioni, i messaggi scambiati, le conversazioni e i silenzi. I suoi tormenti risuonano palpabili, densi, e pagina dopo pagina ti inglobano. E se è vero che qualche lettore potrebbe non simpatizzare subito con questo personaggio — intelligente ma immaturo come solo una ventenne può esserlo — è altrettanto vero che Frances suscita un profondo senso di empatia e la speranza che possa, alla fine, trovare la pace.

Anche Bobbi, sua amica intima ed ex amante, ha una personalità bene definita e un linguaggio giovane e perspicace che suscita l’ammirazione del lettore e di Frances stessa. Bobbi è più bella, più capace, più spigliata, più interessante, più sensuale, eppure Nick si innamorerà di Frances. E qui il lettore resterà a lungo con un dubbio profondo sui suoi veri sentimenti. Tale ambiguità è una scelta narrativa brillante, poiché la storia è interamente filtrata dalla prospettiva in prima persona di Frances, lasciando l'interpretazione delle intenzioni di Nick sempre in bilico e mai definitive. La bassa autostima di Frances camminerà tra le pagine del romanzo di pari passo con la sua natura visibilmente intelligente e controversa.

È un romanzo di formazione controcorrente e lucidissimo che si discosta dalle aspettative più convenzionali, descrivendo il disagio esistenziale della sua generazione. L’approccio narrativo ricorda in un certo qual modo quel tipo di narrazione tipicamente americana che si ritrova in libri come Meno di zero di Bret Easton Ellis. La differenza fondamentale è che Rooney è più morbida, ironica e intellettuale, mentre Ellis ha una scrittura decisamente più cruda.

Rooney utilizza inoltre le conversazioni tra gli amici – Melissa, Bobbi, Nick e Frances - come un espediente narrativo per far emergere temi caldi e attuali. Nelle loro chiacchiere si fanno spazio argomenti come il femminismo, il concetto di monogamia, il conflitto ebraico-palestinese, la lotta al capitalismo, l'omosessualità e le convenzioni sociali. Il libro diventa così un affresco fedele delle sfide intellettuali e morali della gioventù odierna.

Un libro imperdibile per chi cerca una narrativa che sia allo stesso tempo profonda, intellettuale ed emozionalmente vera.

Sally Rooney è una scrittrice, poetessa e saggista irlandese. Non ha scritto molte opere letterarie, eppure viene acclamata dal pubblico e dalla critica come una delle migliori scrittrici della sua generazione.

Parlarne tra amici è stato il suo romanzo d’esordio. Poi ha pubblicato con grande successo Persone normali. Entrambi i lavori sono stati portati in TV con due miniserie da dodici puntate.

Tradotta sempre da Maurizia Balmelli ha poi pubblicato: Dove sei mondo bello.

Intermezzo è l’ultimo romanzo.

Ha ricevuto i seguenti premi e riconoscimenti:

Irish Book Awards: vincitrice nella categoria "Romanzo dell'anno" con Persone normali (2018) e con Dove sei, mondo bello (2021)

Con Persone normali ha vinto anche: Costa Book Awards: 2018, Booker Prize: 2018 ed Encore Award: 2019.

Che dire? Dopo aver conosciuto questa giovane e brillante autrice leggerò senza dubbio anche il romanzo – Persone normali - che l’ha portata al successo.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

giovedì 16 ottobre 2025

LA LEVATRICE






La levatrice - Bibbiana Cau -

recensione a cura di Connie Bandini


Con La levatrice, Bibbiana Cau, ostetrica sarda che nel corso della sua lunga carriera lavorativa ha avuto il privilegio di aiutare molte vite a nascere, offre al lettore un romanzo potente e intenso, una storia in cui la saggezza popolare si mescola con il progresso e crea frizioni difficili da affrontare.

Le protagoniste sono due donne molto diverse che, tuttavia, rappresentano le due facce di una medesima medaglia: Angelica, coraggiosa e istruita, viene rifiutata dalla comunità presso cui è costretta ad andare; Mallena, carica di esperienza, fatica a venire accettata da un sistema che sta cambiando e per il quale la saggezza popolare non rappresenta più, come in passato, un valore aggiunto. Due donne in lotta, quindi; due figure agli antipodi che mostrano tuttavia la medesima caparbietà, la stessa determinazione e un uguale spirito indomito, caratterizzato in fondo da uno stesso desiderio di indipendenza e di affermazione.

Mallena è la llevadora, figura fondamentale per la realtà in cui vive: la sua esperienza, messa a disposizione della comunità di Norolani, è un sapere antico trasmessole dalla madre. Nulla chiede in cambio, Mallena, fino a quando le condizioni di salute del marito, rientrato dalla guerra ferito nel corpo e nell’anima, richiedono cure costose. E allora, per pagarle, Mallena reclama un compenso per il lavoro svolto, ma il consiglio comunale glielo nega.

Anche Angelica, ostetrica laureata inviata a Norolani per sostituire la llevadora, è una donna che porta su di sé profonde cicatrici, frutto di scelte di vita coraggiose e poco convenzionali.

Le due donne troveranno un terreno comune – la lotta contro le ingiustizie e il giudizio – che le avvicinerà anziché farne due nemiche. La sorellanza tra le due si rafforza poi quando l’intera comunità, nel momento di maggior bisogno, si schiera al fianco della llevadora per aiutarla a imprimere una svolta al suo destino.

Un romanzo storico ben strutturato, che celebra la forza femminile, capace di risuonare con ancora maggior vigore se inserita in una realtà come quella raccontata dall’autrice, una Sardegna aspra ma orgogliosa e fiera delle proprie tradizioni e radici.  


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 

mercoledì 15 ottobre 2025

CHIAMATA PER IL MORTO

 




Chiamata per il morto - John Le Carré –

recensione a cura di Stefania Calà

 

Pubblicato nel 1961, "Chiamata per il morto" è il romanzo d'esordio del giallista (con un breve trascorso nei Servizi segreti inglesi) John Le Carré e anche il debutto dell'agente segreto George Smiley. 

A questo primo lavoro ne seguiranno molti altri, sempre con lo stesso protagonista. Nel 1967 Sidney Lumet ne realizza un film per il grande schermo (esattamente 10 anni dopo il celebre e bellissimo "La parola ai giurati").

In questo primo capitolo della serie, Smiley si trova a indagare sul caso del suicidio di Samuel Fennan, un alto funzionario del Foreign Office, l'ufficio affari esteri del Commonwealth. Fennan pare si sia suicidato proprio dopo un colloquio con Smiley. Quest'ultimo, incredulo e preoccupato, si reca a casa del defunto e, accidentalmente, risponde alla telefonata del centralino al quale Fennan aveva chiesto la sveglia per il giorno dopo. A partire da questa evidente stranezza, l'agente segreto si convince del fatto che nessuno chiederebbe la sveglia per il giorno successivo se ha in animo di togliersi la vita. Questo è l'incipit.

Mi sono approcciata alla lettura di questo libro, appartenente al genere "romanzo dello spionaggio" o "spy story", in punta di piedi e con grande curiosità. A lettura ultimata (ma anche durante) ho provato un pizzico di delusione e ho riflettuto sul fatto che tutto deve essere contestualizzato. Mi riferisco allo stile narrativo, che mi ha ricordato quello di Raymond Chandler (che non mi aveva convinta del tutto). Ma anche qui, come nel caso de "Il grande sonno", ho cercato di immaginare cosa significasse scrivere in quegli anni, ho cercato di capire il linguaggio, di entrare in quel mood, di seguire i ragionamenti e i voli pindarici e, spesso, il fatto di narrare dando per scontati personaggi e circostanze. In poche parole, a volte mi sono sentita confusa e disorientata. E ho capito, una volta per tutte, che la letteratura segue il suo tempo (e, perché no?, le sue mode). 

Evidentemente non è una moda che fa per me.

Ciò che mi ha più convinta, invece, è stato il protagonista, un agente segreto grasso e goffo, l'antitesi del modello James Bond che spopolava proprio in quegli anni.

Aggiungo anche che l'edizione Oscar Mondadori è talmente curata che, alla fine, ho apprezzato (a ritroso) la storia. Infatti, a chiusura del libro, vi è tutta una parte dedicata alle trame degli altri romanzi della serie, nonchè approfondimenti sulla Guerra fredda, sui Servizi segreti britannici etc... Insomma, la parte più bella e interessante dell'opera.

Voto, mio malgrado, 6/10

CIT. "Io sono l'ebrea errante, la terra di nessuno, il campo di battaglia per i vostri soldatini di piombo."


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2019

 


martedì 14 ottobre 2025

LA TERZA (E ULTIMA) VITA DI AIACE PARDON

 






La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon - Alessandra Selmi -

recensione a cura di Elisa Caccavale


La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon, romanzo d’esordio di Alessandra Selmi pubblicato da Baldini & Castoldi nel 2015 (237 pagine), è una lettura piacevole e scorrevole che mescola il mistero a una riflessione sociale sul margine e sull’invisibilità delle vite comuni. La storia ruota attorno a Aiace Pardon, un senzatetto milanese che vive nei pressi della stazione Centrale e che un giorno comincia a ricevere misteriose donazioni di denaro, sempre più consistenti, fino a scomparire improvvisamente lasciando dietro di sé una scia di interrogativi. L’indagine sulla sua sparizione conduce il lettore nei meandri di una città spenta e malinconica, popolata da personaggi fragili e realistici, rivelando un intreccio umano più che poliziesco. Indagano sulla sparizione un’altra senzatetto, amica di Aiace, che si rivela essere donna colta e misteriosa, e il poliziotto Alex Lotoro: una coppia stramba che, però, con il tempo si lega proprio come fanno i poli opposti di una calamita.

La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è un romanzo piacevole e scorrevole, che sa mescolare l’indagine poliziesca con elementi sociali, umani e drammatici. La vicenda ha un suo potenziale d’attrazione: l’idea dell’uomo “invisibile” che, attraverso piccoli gesti anonimi, richiama l’attenzione e poi sparisce, è stimolante e offre spazio ad interrogativi morali. Selmi non rinuncia a mostrare le pieghe dure della realtà — l’indifferenza urbana, il degrado, le fragilità personali — e costruisce un’atmosfera di tensione sommessa che regge il ritmo narrativo.

Tuttavia, per chi conosce l’autrice attraverso i suoi romanzi successivi, in particolar modo il bellissimo (a parere di chi scrive) “Al di qua del fiume” non può non notare la differenza stilistica e di spessore tra questo romanzo e altri della Selmi. Nel confronto con Al di qua del fiume, che mostra una voce più compiuta, Aiace Pardon appare più ingenuo e meno ambizioso. Manca quella “lucentezza” stilistica che caratterizza le migliori pagine di Selmi nei romanzi successivi: lì la costruzione dell’ambientazione storica e la gestione dei personaggi avvolgenti e stratificati emergono con maggior forza, mentre in questo romanzo d’esordio la tecnica sembra ancora alla ricerca del proprio spazio.

La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è un esordio che si lascia leggere con piacere, che offre temi autentici e una trama con un lieve mistero da svelare. Non è però un’opera che sorprende dal punto di vista formale: lo stile è discreto, senza slanci memorabili, e non sempre all’altezza di quello che l’autrice raggiungerà in seguito. Per chi ama seguire l’evoluzione di uno scrittore, questo romanzo ha interesse come tappa iniziale, ma non sostituisce, né trascende, le sue opere migliori. Il romanzo resta comunque un esordio dignitoso, con un’idea narrativa originale e un tono umano che accompagna il lettore fino alla fine, ma è evidente che l’Alessandra Selmi più intensa e compiuta arriverà solo in seguito, quando lo stile si farà più sicuro, più profondo e capace di restituire quella densità emotiva che in questo primo romanzo resta solo accennata.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2015

domenica 12 ottobre 2025

IL DELITTO DI VIA ETNEA

 




Il delitto di via Etnea – Roberta Castelli -

Recensione a cura di Dario Brunetti


Il delitto di via Etnea è un romanzo della scrittrice Roberta Castelli uscito per la Fratelli Frilli editori.

Catania è la protagonista indiscussa di questo noir che affronta tematiche sociali di particolare rilievo. La via Etnea (con chiaro rifermento all’Etna) rappresenta la strada principale del cuore di Catania, nasce alla fine del XVII secolo a causa del terremoto del 1963. È diventata una via nella quale si possono fare delle lunghe passeggiate grazie ai suoi 3 chilometri visitando palazzi e chiese barocche.

Seppur si può venir catturati da via Etnea grazie alla sua suggestiva e incantevole bellezza per la sua storia e i monumenti, con il passare del tempo si è andato verso uno stato di abbandono che l’ha portata a vivere nel degrado.

I romanzi danno una grande opportunità e favoriscono la costruzione di una storia di fantasia dove magari ci scappa pure il morto per contestualizzare tematiche sociali di forte impatto e rilevanza.

Ma la protagonista non è solo la città di Catania, ci sono Mariolina e Manfredi, una coppia di amici che saranno catapultati in un’indagine particolarmente complessa.

Mariolina è una donna che ha sofferto pene d’amore a causa di un matrimonio che non si è mai veramente concretizzato e che ha fatto cadere la stessa donna nello sconforto e nella depressione. Manfredi è un ex poliziotto dotato di grande acume investigativo e che porta con sé un passato tremendamente doloroso. Entrambi hanno in comune qualcosa che gli lega, il fatto di aver vissuto un evento tragico di una portata devastante (soprattutto Manfredi) e che gli ha resi vulnerabili nel loro animo scosso sempre più da un’inquietudine che non sembra dare via di scampo.

Nonostante le loro sofferenze, traspare in maniera incisiva il valore dell’amicizia di due persone che si supporteranno a vicenda dandosi forza e coraggio nei momenti difficili.

Ma a Catania, nel quartiere Bottegaccia, viene rinvenuto da Manfredi il cadavere di Momar, un ragazzo senegalese che per sbarcare il lunario vendeva dei cd a contrabbando in via Etnea. L’uomo è stato ucciso e a occuparsi dell’indagine è l’ispettore Nicola Romano, ex collega e amico di Manfredi.

Il delitto di via Etnea è un noir scritto in maniera magistrale da Roberta Castelli che dà voce agli ultimi, ai cosiddetti invisibili relegati sempre più ai margini della nostra società e attraverso il suo grido incessante di una terra sofferente, la stessa scrittrice vuole restituire loro quella dignità negata da sempre che li destina ad un futuro quasi senza speranze dove non è permesso nemmeno di sognare ad occhi aperti.

Interessante la caratterizzazione dei personaggi anche di coloro i quali assumono un ruolo secondario all’interno della storia, la Castelli tratteggia alla perfezione sviluppandone al meglio il loro lato psicologico vittima di uno stato alquanto precario e disagevole in cui vi è un destino beffardo che sembra metterli con le spalle al muro.

La povertà, la disoccupazione e la disperazione di chi combatte e lotta tutti i giorni per la dignità e la libertà, cosi la scrittrice catanese si rivolge a una società spesso indifferente e soprattutto distratta per prestare un concreto aiuto verso gli ultimi.

Con animo sincero e sensibile, la Castelli ci racconta una Sicilia affascinante e struggente costruendo un noir di pregevole fattura e rivelandosi una delle voci più interessanti del panorama letterario.

Chi l’ha apprezzata nel suo esordio con La traccia del pescatore e La bambola di cera (Golem edizioni), gialli che vede protagonista il commissario Vanedda, potrà ritrovarla in quest’altra gemma tutta da scoprire.

 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2023

sabato 11 ottobre 2025

LA CAMERA AZZURRA

 




La camera azzurra - Georges Simenon -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Tutto comincia in una stanza. Una stanza anonima, con le tende tirate e l’odore di sesso nell’aria. Lui, lei, un pomeriggio d’estate. Niente di straordinario, se non fosse che da quel letto disfatto inizia il lento scivolare verso la catastrofe.  Georges Simenon spoglia l’amore di ogni romanticismo per mostrarne la parte più torbida, più animale.
Tony Falcone è un uomo comune. Ha una moglie, un lavoro, una vita che scorre monotona in un paesino qualsiasi della provincia francese. Ma in una stanza d’albergo, “la camera azzurra” appunto, incontra Andrée, la donna che lo trascina in una passione divorante. Da lì inizia la discesa. Una storia di adulterio che lentamente diventa ossessione, e poi tragedia.
Simenon ci accompagna dentro la mente di Tony con la precisione di un chirurgo: le sue esitazioni, il suo senso di colpa, la paura, la vigliaccheria.
Non ci sono eroi, solo esseri umani che si dibattono tra desiderio e paura, tra la voglia di vivere e quella di fuggire. Tony Falcone dunque non è un mostro, per lo meno sembra molto lontano dall’immagine del mostro a cui ci hanno abituati. Ed è proprio questo a spiazzarci: Tony è un uomo normale. Ma la normalità, nei romanzi di Simenon, è un edificio fragile: basta una crepa, una tentazione, un attimo di leggerezza, e tutto crolla. Andrée, la donna che lo trascina nella camera azzurra, è quella crepa. Una fessura nella realtà da cui entra il disordine, la febbre, la follia. Il libro non è un giallo in senso stretto. Sappiamo già chi ha fatto cosa, eppure continuiamo a leggere come ipnotizzati. Perché Simenon non racconta il delitto, racconta il perché del delitto. La sua lente è puntata sulla psicologia dei colpevoli, su quel confine invisibile tra passione e distruzione. “La camera azzurra” è un romanzo pieno di umanità. Simenon non giudica, ma osserva. Non descrive l’assassino come un animale da laboratorio, ma come un essere umano che ha smarrito il controllo. E nel farlo, ci costringe a riconoscere un frammento di noi in quell’uomo che si è perso dietro un desiderio troppo grande.


genere: classico

 


venerdì 10 ottobre 2025

SCANDALO A HOLLYWOOD

 




Scandalo a Hollywood – Felicia Kingsley -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"La verità non esiste, è solo la versione dei fatti a cui scegliamo di credere. Di solito è quella che ci piace di più". 

Pensavo di leggere un semplice Romance. Storia d'amore, lieto fine, baci e abbracci e tanta speranza.

Invece, zia Felicia ha spostato l'attenzione anche verso altro. Le dinamiche di potere e le implicazioni politiche, sociali e familiari di uno scandalo.

Il mio viaggio verso Hollywood - lungo 474 pagine - è stato comodo, veloce e divertente, grazie a quel suo stile ironico, romantico, fresco e coinvolgente.

Ho trovato anche degli spunti su come mettere da parte le proprie diversità e collaborare, fare squadra INSIEME per il bene comune, la giustizia sociale e i diritti.

Ho conosciuto due giornalisti. Sofia giornalista d'inchiesta e attivista.

Mentre Hayden è il numero uno nel gossip.

Sono rivali fin dall'università ma ad un certo punto si ritrovano per caso a collaborare insieme.

Questa per loro è un'opportunità per conoscersi meglio e innamorarsi. Ma anche, un momento di crescita personale e professionale.

La storia d'amore ruota attorno ad un'inchiesta giornalistica su un fatto di cronaca realmente accaduto.

Incuriosita ho persino cercato i dettagli su internet per approfondire la vicenda giudiziaria.

Ho trascorso delle ore piacevoli lontano dalla realtà.

Non sono mancati, momenti sognanti (spesso surreali e alcuni persino grotteschi!), piccanti ma anche esilaranti.

Questo viaggio è stato l'occasione per riflettere anche su tematiche inclusive attuali e su problematiche sociali e politiche, sugli abusi dietro gli squilibri di potere, sull'importanza delle scelte, sui privilegi di classe e l'ipocrisia, sull'apparenza e la sostanza, sui sogni e le opportunità; ma più di ogni altra cosa, sull'importanza di affermare se stessi nel mondo!


genere: romance

anno di pubblicazione: 2025

 


giovedì 9 ottobre 2025

L'ORA DI GRECO

 



L'ora di greco - Han Kang -

recensione a cura di Carmen Nolasco


È un libro che consiglierei sicuramente, ma non a tutti. Solo a chi è disposto a rinunciare a un'immersione nella trama per privilegiare un approccio più mentale e, in un certo qual modo, anche lirico. L'ho trovata un'esperienza molto introspettiva, più vicina a un'analisi filosofica che a un semplice racconto.

Non è quindi un libro per chi cerca una narrazione tradizionale e fluida, ma per chi è attratto da temi come la profondità umana e del linguaggio.

La storia si concentra su due personaggi che frequentano un corso serale di greco antico a Seul:

La Narratrice (senza nome), è una donna che ha perso l'uso della parola dopo una serie di eventi traumatici: la separazione dal marito, la perdita della custodia del figlio e una profonda crisi personale. Il suo mutismo non è organico, ma una reazione psicologica al dolore e all'alienazione. Per ritrovare un contatto con la realtà e forse con sé stessa, si iscrive al corso di greco antico. Per lei, la lingua antica, con la sua struttura rigorosa e la sua distanza temporale, rappresenta un rifugio e un tentativo di ricominciare a sentire e quindi a parlare. I suoi sforzi per imparare le declinazioni e la sintassi sono un disperato tentativo di ricostruire un ordine nel caos della sua vita.

Il Professore è un uomo che sta perdendo progressivamente la vista e il mondo esterno ai suoi occhi si sta dissolvendo nell'oscurità. Il corso di greco è un modo per aggrapparsi al mondo della conoscenza e della bellezza formale prima che la cecità diventi totale.

La trama si svolge attraverso la lente delle loro interazioni mute ed esigue nel corso serale di greco. Il greco antico, con le sue declinazioni, le sue radici e la sua capacità di dare forma a concetti universali funge da ponte tra le due solitudini e da catalizzatore per le loro riflessioni sul potere del linguaggio.

Il finale è pura poesia. Il momento che ripaga l'intero tempo dedicato a leggere, quando quella sottile ed esile aspettativa del lettore si concretizza, finalmente, ma ancora una volta attraverso la potenza della suggestione e non della narrazione esplicita.

Han Kang è considerata una delle voci più significative della letteratura contemporanea e le sue opere sono note per la prosa intensa e poetica, che affronta temi come la violenza, il trauma storico e la fragilità della condizione umana.

Ha vinto il premio Nobel per la letteratura “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana", diventando la prima persona della Corea del Sud a ricevere questo prestigioso riconoscimento.

Con il romanzo La vegetariana ha vinto il Man Booker International Prize che l'ha portata alla ribalta internazionale.

Di Han Kang ho letto anche Non dico addio (letteralmente: Non ci separiamo) pubblicato in Italia da Adelphi nel 2024.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

 


mercoledì 8 ottobre 2025

SE I GATTI SCOMPARISSERO DAL MONDO

 




Se i gatti scomparissero dal mondo – Kawamura Genki -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

" Se i gatti scomparissero dal mondo " è un romanzo surreale, ma, al tempo stesso, profondo e dolce. 

Un uomo, il protagonista, fa di lavoro il portalettere e racconta la sua storia dal momento in cui viene a sapere che di lì a poco dovrà morire. 

E quale modo migliore se non scrivere per narrare l'accaduto in una lunga lettera al padre, con il quale non ha più rapporti da molto tempo, per raccontargli cosa gli è successo e, soprattutto, per cercare di recuperare una relazione prima incrinata, poi definitivamente rotta. 

 A fargli compagnia nella vita, c'è il suo gatto Cavolo, che sarà testimone, insieme a lui, di avvenimenti bizzarri, da quando entrerà in scena il diavolo in persona, per proporre al nostro amico un patto: far scomparire qualcosa dal mondo in cambio di un giorno in più di vita. 

Iniziano così decisioni difficili e sparizioni definitive di vari oggetti, perché lui, pur di avere qualche ora in più da passare su questa Terra, accetterà le condizioni del patto... Fino a che il diavolo non lo metterà davanti ad una scelta troppo complicata: far scomparire i gatti!  

Queste creature dal musetto peloso lo hanno accompagnato durante tutta la vita; sono il dolce ricordo di sua madre, che li amava; ed ora c'è lui, Cavolo, che gli ha fatto compagnia in questi anni di solitudine e che, con la sua presenza, ha riempito vuoti e silenzi. 

Si può, per puro egoismo, eliminare qualcosa dalla vita degli altri?  

Beh finché si tratta di orologi, film, telefonini… Ci si può anche stare. 

Ma se il diavolo vi chiedesse di far scomparire i gatti dal mondo?  

Kawamura Genki ha il tratto delicato, tipico degli autori nipponici, pur occupandosi di temi intensi come la malattia e la morte. 

Ma questo libro parla anche di amore, di fragilità, di rapporti familiari: insomma è un vortice di emozioni che si mescolano tra loro durante la lettura, che affascina e stupisce. 

La presenza di un diavolo alquanto eccentrico e di un gatto a tratti parlante (si, vi assicuro che ad un certo punto della storia Cavolo parla davvero!), mi ha ricordato il grande capolavoro di Michail Bulgakov “il Maestro e Margherita ".  

Il finale lo lascio scoprire a voi, perché vi assicuro che ne vale veramente la pena di leggere questo romanzo: vi rimarrà nel cuore la dolcezza di una storia scritta per arrivare fino alla parte più profonda dell'anima.  

“AVEVAMO SCAMBIATO LA FAMIGLIA PER UN DATO DI FATTO, MA LA FAMIGLIA NON È QUALCOSA CHE ESISTE A PRIORI, LA FAMIGLIA È QUALCOSA CHE SI CREA " 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

 


martedì 7 ottobre 2025

IL NIDO DEL PETTIROSSO

 




l nido del pettirosso - Lorenzo Sartori -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il nido del pettirosso, di Lorenzo Sartori, pubblicato da Fazi Editore nella collana Darkside nel 2024, conta 336 pagine e si presenta come un thriller psicologico dalle atmosfere dense e malinconiche. La storia si apre con il ritorno di Alice ad Alveno, un piccolo paese montano dove sorgeva l’albergo di famiglia, “Il Nido del Pettirosso”. È un luogo carico di ricordi, segnato dalla tragedia della sorella maggiore, Sara, morta anni prima in circostanze mai del tutto chiarite. Quando Alice scompare misteriosamente durante un viaggio con alcuni amici, la madre Laura e l’ispettrice Valenti si trovano a indagare non solo sull’ennesimo dramma, ma anche sulle ferite del passato che non hanno mai smesso di sanguinare. L’indagine diventa così un percorso nella memoria, in cui il confine tra colpa e dolore, tra verità e illusione, si fa sempre più sottile.

Sartori costruisce una trama intensa, fatta di salti temporali e flashback che ricompongono lentamente il mosaico degli eventi. La montagna, con la sua natura silenziosa e impenetrabile, diventa un vero e proprio personaggio: uno spazio sospeso, lontano dal mondo, dove ogni rumore può essere presagio e ogni sguardo cela un dubbio. L’autore dimostra grande abilità nel bilanciare introspezione e tensione narrativa, alternando pagine dominate dal ricordo e dal rimorso a momenti di pura suspense. L’atmosfera è avvolgente, densa di non detti, e il ritmo — pur non frenetico — mantiene costante l’attenzione grazie a rivelazioni dosate con cura.

Il cuore del romanzo, però, non è tanto nel mistero della scomparsa quanto nei legami che uniscono e dividono i personaggi. Il rapporto madre-figlia è tratteggiato con sensibilità, in un intreccio di amore, perdita e desiderio di redenzione. Le figure femminili, forti e fragili insieme, sono al centro della narrazione, mentre i personaggi secondari ruotano attorno a loro come specchi deformanti di un passato che non smette di riflettersi.

Il nido del pettirosso è un romanzo che unisce il fascino del thriller classico alla profondità del dramma familiare. È la storia di un ritorno, di un mistero che si ricompone lentamente come la neve che cade a coprire tracce dimenticate. L’autore conduce il lettore per mano dentro un paesaggio dell’anima, dove la verità non è mai semplice e la salvezza passa solo attraverso il coraggio di guardare indietro.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024