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venerdì 28 novembre 2025

LA VITTIMA MANCANTE

 




La vittima mancante -Robert Bryndza -

recensione a cura di Connie Bandini


Una sedicenne, scomparsa nel nulla dopo essere uscita a comprare le sigarette per la madre, del cui corpo non si troverà mai traccia. Un uomo accusato e condannato, ma assolto per insufficienza di prove anni dopo. Un mistero aperto che diventa uno dei cold case più inquietanti della capitale.

Trent’anni dopo, nell’era dei podcast true crime, un’agenzia creativa decide di riesumare il caso e ingaggia Kate Marshall, ex poliziotta e ora investigatrice privata, insieme al suo fidato collaboratore Tristan Harper. Per Kate, però, questa non è una semplice indagine: la pista riporta a galla il nome di Peter Conway, serial killer che ha distrutto la sua carriera e la sua vita personale. L’uomo, un tempo suo superiore e amante, è ora gravemente malato in carcere, ma la sua ombra continua a incombere.

Robert Bryndza costruisce un thriller classico che si serve delle atmosfere del cold case: documenti polverosi, testimoni che ricordano a metà, indizi corrotti dal tempo e sospetti che si moltiplicano. Kate e Tristan si muovono tra King’s Cross, un tempo quartiere degradato e oggi completamente trasformato, e i sobborghi londinesi, scavando in segreti mai del tutto svelati.

L’inchiesta si alterna a tensioni personali: il peso dei ricordi di Kate, le difficoltà economiche legate alla gestione del campeggio ereditato, il rapporto con il figlio Jake e la solida, affettuosa complicità con Tristan.

Il ritmo narrativo cresce progressivamente: se la prima parte si concentra sulla ricostruzione del contesto e sull’intreccio dei personaggi, dalla metà in avanti la trama accelera, infittendosi di colpi di scena e rivelazioni che portano a un finale sorprendente e, soprattutto, plausibile. Bryndza dosa con abilità verità taciute, piste ingannevoli e false confessioni, fino a sciogliere l’enigma con un equilibrio che lascia il lettore soddisfatto ma inquieto.

Kate è una protagonista complessa, segnata da errori e traumi, ma determinata a non lasciarsi schiacciare. Tristan, giovane, brillante e leale, è un perfetto contraltare: la sua presenza alleggerisce i toni cupi e dona freschezza alle indagini. Accanto a loro, un coro di figure secondarie credibili, mai solo comparse, che contribuiscono a rendere la vicenda tridimensionale.

Consigliato a chi ama i cold case avvolti da atmosfere cupe, con protagonisti realistici e umani, e a chi non ha paura di perdersi in un labirinto di menzogne per trovare, finalmente, la verità.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2025

 


giovedì 27 novembre 2025

DOMANI NELLA BATTAGLIA PENSA A ME

 




Domani nella battaglia pensa a me - Javier Marías -

recensione di Miriam Donati

 

Marías costruisce un thriller metafisico, una tragicommedia, che intreccia trama, digressioni, dilemmi filosofici su cosa fare, cosa non fare, cosa sarebbe successo se avesse fatto o se non avesse fatto.

È un romanzo satirico e allo stesso tempo gotico, come dice lo stesso autore, ma con mezzi moderni. Il fascino, la minaccia, i misteri del romanzo gotico si svelano su una segreteria telefonica, in conversazioni vuote, su un televisore per combattere l'insonnia.

È difficile entrare subito nell’opera, anche se l'inizio è memorabile, come quasi tutti quelli di questo autore (almeno nei libri che ho letto). Sembra lento, pesante, nonostante la sua innegabile ricchezza letteraria, ma, man mano si progredisce pazientemente nella lettura, si rimane intrappolati.

Lo scrittore ci presenta una storia che oscilla tra sanità mentale, follia e ossessione, è un romanzo sull'inganno, l'infedeltà, il caso e le sue conseguenze. Il suo protagonista, il ghostwriter, sceneggiatore di relativo successo, Víctor Francés, ha un appuntamento con Marta Téllez a casa sua. È una donna attraente, sposata con Dean e madre di un bambino di due anni. Questo incontro è promettente, perché il marito è a Londra. C'è attesa e tensione sessuale. Ma l'imprevisto domina la serata, Marta inizia a stare male, e a poco a poco, con Victor come testimone, agonizza e muore accanto a lui, nel letto matrimoniale. Il ragazzino dorme in una stanza vicina. Cosa farà Victor di fronte a questo scenario inaspettato che lo disarma completamente?

Il racconto, in prima persona, diventa una lunga riflessione di idee che si sovrappongono senza dare tregua al lettore. Le frasi si intrecciano per raccontarci impressioni, descrizioni, supposizioni, immaginazioni. Dopo quella notte... tutto può succedere. Ci sono solo domande che tormenteranno diversi personaggi. La frustrazione per l'infedeltà che non è stata consumata diventa una costante nella vita di Victor, ossessionato da ciò che è accaduto e si ritrova suo malgrado coinvolto nella vita di Marta, decidendo di conoscerne il marito, la sorella e il padre, guidato dal gravoso peso di quella responsabilità ingombrante, ossia l’essere il depositario delle parole della donna e colui che ne ha condiviso l’esperienza più intima, quella della morte appunto.

Ben presto Victor capirà che, in questa storia, niente e nessuno è come sembra, che i fantasmi appaiono più reali dei personaggi, intrisi come sono di doppiezza e di inganno, e che la vita non è che un gioco di interpretazioni possibili e alternative, ciascuna con un proprio senso.

Il tema più importante è l'ibridazione che colpisce subito nella figura del protagonista-narratore.  la professione di Víctor, un ghostwriter, non solo sottolinea "il potere della parola dandogli un ruolo da protagonista", ma funge anche da sfondo per le riflessioni sulla propria identità. Victor si descrive come un "intruso", un "usurpatore", un essere praticamente invisibile, qualcuno che non è "nessuno".

In un'altra occasione, si identifica con l'autore-narratore, quando dice che il suo nome è Javier a una prostituta che rimorchia per strada: "Forse stavo per essere imparentato con me stesso, Javier con Víctor". In questo episodio la nebulosità delle identità si manifesta anche in un altro modo: Victor non è sicuro che la prostituta sia la sua ex moglie, per quanto sia difficile capire che qualcuno non riconosca la persona con cui ha condiviso tre anni della sua vita. Tutto questo fa parte del gioco narrativo in cui si fondono ciò che è accaduto e ciò che è immaginato, fatti e memoria. La vita è presentata nel libro come un costante aggiornamento delle possibilità, nella realtà o nella memoria, alle quali è conferita.

In definitiva, il romanzo, come ha affermato lo stesso Marías nel suo discorso di accettazione del Premio Rómulo Gallegos, è un genere "ibrido e flessibile", in cui, come nella storia che racconta, le identità sono ignorate o dimenticate e il confine tra realtà e fantasia si apre nella misura in cui i lettori lo desiderano.

Pertanto la chiave di questo e degli altri romanzi dell'autore è che hanno un narratore, che narra i propri ricordi, una versione di eventi filtrati ed elaborati da un solo testimone arbitrario e onnipotente.

La memoria diventa un filtro attraverso il quale si costruisce la realtà, e la finzione diventa un modo per esplorare i limiti di questa costruzione. Questa dualità è rappresentata dal protagonista, un uomo apparentemente di successo e rispettabile, sicuro di sé, ma anche pedante e pretenzioso e che nasconde un passato oscuro e una serie di segreti che lo tormentano. Man mano che si avanza nella lettura, si scopre che Victor si è costruito una maschera che gli permette di nascondere il suo vero io. L’altro personaggio che affronta una dualità simile è Marta Téllez, una donna enigmatica e seducente. Marta nasconde un'identità frammentata, piena di segreti e bugie, è una donna misteriosa, le cui motivazioni e le cui vere intenzioni sono difficili da decifrare e questo mette in discussione le percezioni del lettore.

L'asse di queste riflessioni è l'inganno permanente in cui si vive. Per quanto si cerchi di essere oggettivi, si trasmette sempre una realtà parziale e sfocata, raccontata in modi diversi a ciascuno.

L’autore utilizza simbolicamente per riflettere la dualità dei personaggi e le diverse sfaccettature della loro personalità lo specchio che è presente in tutta l’opera e rappresenta anche l'idea dell'immagine pubblica e di come le apparenze possano ingannare.

Il simbolismo è presente anche nel nome del protagonista, Victor, che può essere interpretato come un riferimento alla vittoria e alla conquista, che è legato all'ossessione del personaggio per il potere e il controllo.

La morte inaspettata e l'infedeltà non consumata diventano una sorta di "incantesimo" (il modo in cui Marías arriva a questa parola è un esempio della sua erudizione e della sua grande padronanza dell'inglese attraverso la parola ossessionante). L'incanto che Victor subisce gli impedisce di dimenticare o ignorare l'ambiente che ha lasciato e di dissociarsi da quello che sarà successo dopo che sarà uscito di casa e il giorno dopo torna nelle vicinanze dell'appartamento.

Quello che fino a quel momento poteva essere un romanzo solo intrigante, diventa da quel momento in poi una storia psicologica in cui alcuni aspetti comunemente inosservati dell'esperienza umana vengono esplorati lentamente e ripetitivamente.

Il libro di Marías è uno spazio carico di libri, metaletteratura, alta cultura, erudizione e con mille porte e corridoi, passaggi nascosti e codici segreti a volte difficili da decifrare.

Ambientato negli anni Novanta, nel bel mezzo della transizione politica della Spagna, l'opera ne riflette in modo sottile e profondo i cambiamenti, il periodo di incertezza e le conseguenze di quel recente passato. Inoltre, affronta questioni sociali rilevanti dell'epoca, come il ruolo delle donne nella società spagnola. Attraverso i personaggi femminili, Marías mostra le difficoltà e le limitazioni che le donne dovevano affrontare in quel momento, così come le aspettative e i ruoli imposti dalla società.

La prosa elegante è accuratamente costruita. Le frasi sono lunghe e complesse, piene di subordinate e divagazioni. Questo modo di scrivere può essere impegnativo, ma chi si immerge nel suo mondo letterario scopre una ricchezza e una profondità che pochi autori riescono a raggiungere. L'autore utilizza una voce narrante in prima persona, che permette di entrare in empatia con il protagonista e vivere i suoi conflitti interni e i dubbi esistenziali che lo tormentano e di comprendere le sue motivazioni e azioni, anche quando possono essere moralmente discutibili.

Victor, non smette di riflettere su tutto ciò che gli accade, fino ad allontanarsi per diverse pagine dalla trama in cui vive intrappolato. In queste digressioni ci imbattiamo in pensieri e frasi che potrebbero essere nostre.  D’altra parte troviamo sottotrame ingombranti, inutilmente lunghe, francamente inutili.

Marías alterna la narrazione al presente e al passato creando quindi tensione e suspense nella trama, ma anche un effetto di smarrimento nel lettore, che deve ricostruire le vicende e le relazioni tra i personaggi man mano che procede nella lettura. Questa struttura frammentata riflette anche la natura frammentaria della memoria e la soggettività dell'esperienza umana.

Un altro aspetto interessante dello stile narrativo di Marías è il suo uso della ripetizione e della reiterazione. Per tutto il romanzo, l'autore ripete alcune parole e frasi, creando un effetto ipnotico che rafforza l'atmosfera di ossessione e disagio che permea la storia.  L’autore usa l'intertestualità attraverso i riferimenti letterari. Allude a opere classiche della letteratura per arricchire il testo, che funzionano anche come una sorta di guida per il lettore, invitandolo a fare collegamenti e riflettere sui temi affrontati nel romanzo.

Marías sa come guidare la lettura, portare il lettore dove vuole davvero, permettendosi un esercizio di stile forse non da tutti ritenuto necessario.

Il romanzo immerge in un mondo in cui la morte si presenta in varie forme, sia come un evento imminente che come un'ombra che perseguita i personaggi e come un elemento che trascende il tempo e lo spazio. Nel corso del romanzo, i personaggi affrontano anche la morte dei propri ricordi ed esperienze. La morte diventa così un costante richiamo alla fragilità della memoria e all'inevitabilità dell'oblio. Utilizza allo scopo come simbolo l'orologio che diventa un oggetto ricorrente e che rappresenta il passare del tempo e l'ineluttabilità della morte. Simboleggia anche la mancanza di controllo che si ha sulla vita e su come si sia soggetti alle decisioni e alle azioni altrui.

Un altro tema evidente è quello della mancanza di comunicazione e della solitudine nella società contemporanea. Marías ci mostra personaggi che, nonostante siano circondati da persone, si sentono soli e disconnessi. Il protagonista ne è un chiaro esempio. Nonostante abbia una vita apparentemente di successo, si ritrova bloccato in una routine vuota e priva di significato, incapace di stabilire vere relazioni con gli altri.

I dialoghi, realistici e fluidi, giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama e nella costruzione dei personaggi e spesso contengono indizi chiave e rivelazioni che consentono al lettore di scoprire la verità dietro gli eventi.

Javier Marías riesce a bilanciare la serietà della trama con momenti di leggerezza e divertimento,

La scena con il re per esempio mi è sembrata ingegnosa, molto ben realizzata (anche se del tutto gratuita). Il dettaglio di non menzionare apertamente che si tratti del re di Spagna, anche se è chiaramente evidente, e di riferirsi a lui con soprannomi ridicoli, gli conferisce un tono comico.

Il titolo “rubato” alla tragedia di Shakespeare ha significato non tanto per le parole in sé, ma se contestualizzato rispetto al momento dell’opera in cui viene pronunciato: è il momento di una maledizione di un fantasma che torna a tormentare un animo colpevole costringendolo a fare i conti con la propria anima; è esattamente il processo che attraversa Victor rispetto a sé stesso e al fantasma, non fisico ma psicologico, di quella donna che ha accompagnato nell’istante della morte.

Il testo ha un epilogo sul valore della letteratura che è una delle spiegazioni più centrate che abbia mai letto sulla ragione dell'esistenza della letteratura stessa.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 1994



mercoledì 26 novembre 2025

FAHRENHEIT 451

 




Fahrenheit 451 – Ray Bradbury -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

" Fahrenheit 451 "è un romanzo visionario, scritto a metà del 1900 dallo scrittore americano Ray Bradbury; ambientato in un futuro prossimo, sicuramente ispirato dai roghi di libri avvenuti in Germania durante il periodo na#ista, parla di una realtà distopica (ma purtroppo molto vicina alla nostra attualità) dove la gente viene convinta che i libri siano portatori di falsità e messi al bando, vietati: a chiunque ne verrà trovato in possesso, gli verrà bruciata la casa e saranno proprio i pompieri a farlo. In questo mondo i pompieri non sono l'organizzazione che noi conosciamo, non sono eroi che ogni giorno mettono in pericolo la propria vita per salvare la nostra; un mestiere intrinseco di altruismo e solidarietà come quello del vigile del fuoco, viene dirottato e incanalato verso la distruzione della conoscenza: ad ogni segnalazione partirà una pattuglia e dalle loro pompe usciranno lingue di fuoco che bruceranno case e libri di chi non avrà rispettato le regole; da qui il nome del romanzo: 451 gradi fahrenheit è la temperatura a cui brucia la carta. Le case si riempiono di schermi che proiettano realtà distorte, fittizie, sciocche, cercando di non far pensare alla gente ai problemi reali del mondo, chiudendola dentro una bolla... Vi ricorda qualcosa di attuale? Ma perché tutto questo? Perché un popolo che non legge, che non studia, che non si informa, è formato da persone ignoranti, che credono a tutto ciò che gli viene detto e che quindi è facilmente manipolabile.

E i pochi che si oppongono vengono scovati e puniti. Fino a che uno dei pompieri, Guy Montag, protagonista della storia, non inizia a dubitare del proprio ruolo, dopo l'incontro con una stravagante ragazza, che gli mostra il mondo da un punto di vista differente. Da qui inizia la sua ricerca della verità attraverso la lettura di alcuni libri e di altri dissidenti. Ci saranno persone che cercheranno di ostacolarlo, sua moglie per prima, felice della sua vita dentro le mura di casa, in compagnia delle persone virtuali degli schermi e della finta gioia che dà la stoltezza.

Altro tema attuale del romanzo è la velocità con cui la gente vive: velocità utilizzata come fonte di adrenalina e quindi di felicità; una vita vissuta di corsa per poter essere sempre su di giri, ma nella quale nessuno alza gli occhi per ammirare le stelle. Anche questo non vi ricorda il nostro presente? Ho amato e divorato questo libro perché tratta temi fondamentali e contemporanei, come la cultura, l'ignoranza, la manipolazione e la ribellione. Guy apprenderà dall'uomo che lo aiuterà durante il suo viaggio alla ricerca della verità un insegnamento essenziale: “la prima cosa di cui abbiamo bisogno è la qualità dell'informazione; la seconda cosa è il tempo per riflettere; la terza è il diritto di compiere azioni basate su quello che impariamo dall’interazione tra le prime due” Quanta verità in questa frase?! Fahrenheit 451 è uno di quei romanzi che quando li leggi ti cambiano il modo di vedere il mondo... Ti cambiano un po' la vita...
“BRUCIALI TUTTI E POI BRUCIA LE CENERI”




venerdì 21 novembre 2025

LASCIA CHE TI RACCONTI

 






Lascia che ti racconti – Jorge Bucay -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È stato un viaggio letterario, lungo 283 pagine, diviso in storie ricche di quella saggezza popolare che raccontavano un tempo i nostri nonni.

La struttura è quella del libro "le mille e una notte".

C'è una storia cornice che contiene all'interno tante altre storie.

I racconti scandiscono il tempo di ogni singolo incontro tra un bizzarro terapista, detto il Gordo, e il suo paziente Demian.

Il filo narrativo di queste storie è un percorso psicologico umanistico.

Quello della scuola Gestalt che si concentra sul "qui e ora" (attraverso una rappresentazione simbolica del presente),

sulla consapevolezza e sulla responsabilità.

È stata una passeggiata culturale stimolante tra leggende antiche, aneddoti, favole, fiabe, parabole, proverbi e frasi fantasiose.

Le ho adorate tutte, soprattutto quella dell'elefante incatenato, del vero valore dell'anello d'oro, delle rane e la panna, dell'uomo che credeva di essere morto, di Diogene, del tesoro sepolto, del giro dei 99, del piantatore di datteri e del diamante nascosto.

Racconti semplici, scorrevoli e divertenti che offrono diversi spunti di riflessione sulla condizione umana e le sue potenzialità dormienti.

Partendo dalla "molla della consapevolezza", il Gordo crea uno spazio culturale in cui la personalità del suo paziente, influenzata dall'ambiente e dal significato profondo delle singole storie, si forma e si esprime liberamente e consapevolmente.

È stato come cercare in ognuna di queste meravigliose storie "un tesoro nascosto" oltre le parole, i desideri e le paure.

L'ultima carezza prima di andare a dormire.

Alcune le conoscevo già, perchè mia madre (e alcune persino mia nonna) me le raccontavano per farmi sorridere e ragionare.

Oggi capisco che erano molto più di questo e ne sono grata.

Le altre invece sono state l'occasione per nuovi spunti di riflessione e poi di conversazione tra amici e parenti.

Sono indicazioni, chiavi di lettura, punti su una mappa che indicano sentieri sconosciuti per trovare i tesori celati dentro ogni storia. A noi il compito di esplorare. A noi spetta vivere con gioia il presente.

genere: saggio

anno di pubblicazione: 2014

 


LA STANZA NELLA MENTE

 




La stanza nella mente - Alessio Conti -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: Giulia, Riccardo, Elena, Samuele e la mamma di Alessio. Tutti vanno da Alessio per essere ascoltati, compresi, coccolati, nutriti di cibo e di parole senza mai essere giudicati. A volte consigliati. Spesso incoraggiati. 

 

🔥Punto di forza: un romanzo profondo e motivante, perché per tutti c'è (ci deve essere) una seconda possibilità. Abbiamo tutti bisogno di sentirci parte importante della società, anche se spesso è solo un'illusione. Solo così ci arrivano le motivazioni fondamentali per cercare ognuno la propria realizzazione. Non è facile trovare la propria strada nel mondo. A volte ci si deve accontentare, spesso osare porta a risultati inattesi. 



🙁Punto debole: la prima parte. Introduzione necessaria, ma forse un po’ "lenta". Nella seconda il romanzo coinvolge molto di più. 



🏁Finale: in buona parte regala un futuro di speranza a tutti i protagonisti. A quasi tutti. Un finale non scontato. Drammatico, commovente e amaro. Tutti si riscattano dalla vita precedente trovando una nuova strada o una speranza per il futuro. Quasi tutti. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Un romanzo che ha tanti protagonisti. Mi son dimenticato di citare il dottor Caligari, personaggio fondamentale nel racconto. Senza il quale Alessio non avrebbe potuto aiutare in maniera cosi determinante tutti quelli che lo hanno conosciuto. Una storia intensa, coinvolgente, che fa riflettere e che non lesina colpi bassi. Emozioni e riflessioni si susseguono fino al termine. Scrittura profonda ma non eccessiva. Non ci si annoia. La prima parte forse un po’ meno scorrevole, la seconda è un richiamo continuo alla lettura. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025


 


mercoledì 19 novembre 2025

NINFEE NERE

 




Ninfee nere – Michel Bussi –

recensione a cura di Stefania Calà

 

"Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista."
Incipit di tutto rispetto per un romanzo dai toni noir che mi ha trascinato, letteralmente, nel mondo dei pittori impressionisti e, più precisamente,  a Giverny, paese della Normandia noto per essere stato il luogo dove Claude Monet dipinse le sue ninfee.
La storia narrata da Bussi è incentrata sull'omicidio di un oftalmologo, avvenuto proprio a Givenry, e attorno al quale si intrecciano,  in un susseguirsi a volte lineare e a volte caotico, le vite e le vicende di queste tre donne: una vedova di 80 anni che vive isolata e da tutti definita una strega, una maestrina di 36 anni intrappolata in un matrimonio senza amore e una bambina di 11 con la passione della pittura.
Il romanzo è sviluppato anche su piani temporali diversi che creano quella suspense necessaria affinché il lettore venga incuriosito e spinto a leggere fino alla fine. Devo ammetterlo, l'escamotage funziona, anche se talvolta è forzato e crea confusione.
La storia, nonostante alcune incongruenze, è intrigante e suggestiva, soprattutto per le ambientazioni e descrizioni dei luoghi e di ciò che quei luoghi hanno rappresentato per l'arte moderna. Mi è venuta, infatti, una gran voglia di visitare il paese di Monet e il museo Marmottan, ove sono esposte gran parte delle sue opere.
Il finale non mi ha sorpreso, diciamo che era "nell'aria". Comunque ben costruito.
Lo consiglio? Ma sì, tutto sommato è un buon noir.
Voto 7/10

CIT. "La vita si riduce a due o tre occasioni da non lasciarsi sfuggire. Te la giochi così, una vita! Niente di più. "
CIT. "Conosco i classici, ispettore. Se non c'è movente non serve un alibi."
CIT. "Ha capito cosa le sto dicendo, ispettore? Monet ha osservato la propria morte nel riflesso delle ninfee e l'ha immortalata sulla tela. Ninfee nere!"
CIT. "Se sogno, sogno ciò che mi viene vietato... È vero, il sogno è fuorilegge."
CIT. "Esiste un ufficio delle vite perdute?"


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2016

martedì 18 novembre 2025

CACCIA ALLE STORIE - BAMBINI DI CRISTALLO

 




CACCIA ALLE STORIE- AVVENTURE TRA LE PAGINE PER RAGAZZI CURIOSI

Bambini di cristallo - Kristina Ohlsson -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Bambini di cristallo è un romanzo per ragazzi dal taglio misterioso e avvincente, scritto dall’autrice svedese Kristina Ohlsson, nota per la sua grande abilità nel coniugare atmosfere da thriller con temi vicini ai giovani lettori. Il libro riesce a mantenere un equilibrio perfetto tra tensione, curiosità e crescita personale, senza mai sfociare nell’eccessivamente spaventoso o nel fantastico incontrollato.

La protagonista è Billie, una ragazzina costretta a trasferirsi con la madre in una vecchia casa vicino al mare, nel tentativo di lasciarsi alle spalle un passato doloroso. Fin dai primi giorni, però, qualcosa nella nuova abitazione sembra inquietante: rumori misteriosi, oggetti che si spostano, finestre che si aprono da sole, e soprattutto la sensazione che qualcuno – o qualcosa – la stia osservando. Con l’aiuto di nuovi e vecchi amici, Billie inizierà a investigare su un passato oscuro legato alla casa e a una tragica vicenda che coinvolge dei bambini scomparsi.

Il romanzo procede con ritmo crescente, alternando momenti di paura e suspense a dialoghi realistici e situazioni quotidiane. Ohlsson scrive con uno stile semplice e accessibile, ma capace di evocare immagini vivide e un’atmosfera suggestiva, tipica delle storie nordiche. Il tema centrale, oltre al mistero, è quello della fiducia: fiducia nei propri sentimenti, nelle proprie intuizioni e nell’amicizia come forza per affrontare l’ignoto.

🔍 Perché consigliarlo

·        Perfetto per lettori dagli 10–13 anni circa

·        Ideale per chi ama misteri, leggende e case inquietanti ma non vuole horror estremo

·        Offre un messaggio emotivo profondo, pur mantenendo il ritmo del giallo

·        Invita a riflettere sul passato, sulla memoria e sulla capacità di ascoltare ciò che non si vede

In sintesi
Bambini di cristallo è una storia avvolgente, delicatamente inquietante, capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. Un romanzo che parla di fantasmi, sì, ma soprattutto delle paure reali dei ragazzi, e della forza dell'amicizia quando il mondo diventerebbe troppo pesante da affrontare da soli.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020


domenica 16 novembre 2025

I SEGRETI DELLA NEBBIA

 




I segreti della nebbia – Matteo Monforte -

Recensione a cura di Dario Brunetti


“Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male, qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese”.

Cantava così Fabrizio De André in Delitto di paese, brano del 1969 e riadattamento al testo di George Brassens; ed è un po' quel che accade nel piccolo comune di Crocefieschi nel nuovo romanzo di Matteo Monforte dal titolo I segreti della nebbia edito dalla Fratelli Frilli.

Con Monforte siamo stati abituati a storie che uniscono il giallo alla commedia, grazie a Martino Rebowsky il suo strampalato e bizzarro detective, nei segreti della nebbia, l’autore genovese abbandona la prosa umoristica offrendoci dei toni decisamente più forti e marcati che appartengono al genere noir attraverso un’atmosfera più oscura e intensa.

La nebbia mattutina avvolge il piccolo paese di Crocefieschi e sotto il cartello di benvenuto al borgo genovese viene rinvenuto il cadavere del diciottenne Billo Bianchi.

A seguire il caso è Oscar De Ferrari, un giornalista musicale, nonché ex musicista di un gruppo punk che deve misurarsi con la cronaca nera nello stupore generale degli abitanti di Crocefieschi che non avevano mai vissuto l’esperienza di un omicidio così efferato.

Il giovane giornalista non sarà il solo a seguire questo terribile delitto che ha sconvolto l’intero borgo, ad accompagnarlo nelle indagini troverà l’affidabile collega Nina e Giulio Scandale, capitano del Nucleo Operativo.

I piccoli paesi di provincia sono luoghi tranquilli e ordinari solo in apparenza, invece nascondono una realtà più complessa e torbida. Il delitto diventa essenziale per concentrare al meglio le attenzioni sulle relazioni e i segreti che si nascondono dietro la duplice facciata di una qualsiasi comunità.

Il romanzo è pieno di citazioni musicali che accompagnano la prosa narrativa di Monforte, ma se dovessi trovare una colonna sonora per questo testo, mi verrebbe in mente Highway to hell degli AC/DC con biglietto di solo andata come recita nel brano.

Forse anche per Crocefieschi sembra essere davvero così, un paese non solo avvolto da una nebbia che si porta con sé segreti del passato e del presente, ma da un assordante silenzio che ha creato dei traumi esistenziali manifestatasi in un contesto sociale che ha generato una violenza occultata.

Monforte consegna ai lettori un noir di ottima fattura in bilico tra realtà e finzione, con dei personaggi caratterizzati alla perfezione e con delle descrizioni particolarmente accurate per una storia carica di tensione dalle atmosfere rarefatte.

Il lato oscuro del male si insinua nelle vite degli abitanti di Crocefieschi facendo emergere antiche paure, ma un giornalista ostinato e determinato le affronterà con coraggio e determinazione restituendo coraggio e dignità.

Forse a essere davvero sconfitta sarà la finta apparenza di un paese forse sin troppo tranquillo che ha nascosto per tanto tempo il suo duplice volto, ma è scoccata l’ora di far cadere le maschere di quel finto perbenismo, come si dice meglio tardi che mai!

Buona e intrigante lettura!


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025


sabato 15 novembre 2025

I RAGAZZI DEL MASSACRO

 





I ragazzi del massacro - Giorgio Scerbanenco -

recensione a cura di Alice  Bassoli

 

Giorgio Scerbanenco, padre del Noir italiano, firma qui una delle sue opere più disturbanti e necessarie. Una giovane insegnante viene ritrovata brutalmente uccisa nella scuola privata dove lavora. Accanto al cadavere, ci sono i suoi alunni: un gruppo di ragazzi difficili, apparentemente incapaci di spiegare ciò che è accaduto. L’omicidio è inspiegabile, il movente nebuloso, il clima è quello di un malessere sociale che serpeggia un po’ ovunque. A indagare è il dottor Duca Lamberti, il medico radiato dall’albo e diventato investigatore suo malgrado. La sua è un’indagine che entra nelle crepe dell’adolescenza abbandonata, nelle famiglie disastrate, nei margini della Milano degli anni ’60. È una città che non ha pietà, che ingoia i più deboli e non restituisce mai niente indietro. Più Lamberti scava, più il massacro assume contorni ambigui e rivelatori: in quella classe non ci sono mostri, solo vittime che diventano carnefici dentro un sistema particolarmente marcio. È un romanzo lucido. Scerbanenco scrive con una ferocia asciutta, chirurgica, senza sbavature né compiacimento. L’autore scava nella solitudine dei giovani, nella violenza che nasce dalla mancanza d’amore, nella responsabilità collettiva che la società non vuole assumersi. Lamberti emerge come un investigatore umano, fallibile, capace di guardare oltre l’orrore e cercare la radice del male, non solo il volto del colpevole. Questo libro è un noir, sì, ma anche un manifesto sulla fragilità e sulla disgregazione sociale.
Un capolavoro. 


genere: noir

anno di pubblicazione: 1968





venerdì 14 novembre 2025

IN FUGA DA SETTEMBRE

 




In fuga da settembre – Neomenia -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Ho iniziato questo viaggio letterario carica di aspettive.

È stato come essere al BELLINI di Catania per lo spettacolo di un'opera lirica in tre atti.

Il protagonista è un pittore dannato che vede la sua salvezza dal male di vivere in un'anima fragile, pura, ancora incontaminata.

Attorno a loro aleggiano le storie dei personaggi secondari.

Ho sentito la musica, ho udito il canto degli attori e trepidante ho cercato di leggere i sottotitoli, per non perdere il contatto con la realtà, o almeno finché quella passione mi ha travolta e stravolta completamente.

Tanto da non aver bisogno d'altro se non bere da quella fonte d'arte che asseta e disseta allo stesso tempo.

Quelle parole scritte nere su bianco sono come poste all'interno di un intervallo di una consonanza perfetta.

Una sinfonia elegante, pulita, poetica, profonda, spietata e che non lascia scampo.

Una cellula sonora dotata di senso proprio che varia fino a quella CADENZA D'IGANNO creando un momento di sospensione e mantenendo aperto un discorso armonico totalmente inaspettato.

Ed è stato lì, in quel momento, in quel divario, che ho potuto perdermi, lasciandomi sedurre dalla sostanza delle storie che custodisce quest'opera.

Capitolo dopo capitolo su più livelli.

Tra lettere, personaggi, pagine nere di storia, bambini smarriti, fantasmi di un mondo corrotto, malato e lontano, da cui non si può fuggire se non attraverso la scrittura.

È l'arte come suprema espressione delle emozioni che mi ha tenuta incollata fino alla fine di questo viaggio letterario.

Ripenso all'Innocenza e alla ferocia. L'Arte e la follia. L'Amore, il male di vivere e la furia omicida. 

Il conflitto interiore e quello esteriore. La voglia di far tacere il dolore attraverso il movimento dei corpi a suon di quattrini.

E soprattutto a quella voglia di fuga.

Alla fine ho riletto alcuni passaggi sottolineati, ripensato ad ognuno dei personaggi, soprattutto ad Alba, alla donna col cappello e a quella viaggiatrice di mondi la cui presenza aleggia su quel treno e si incastra nella mia memoria.

L'opera finisce, ma le emozioni restano sospese dentro di me come una magia.

È tutto questo grazie alla SCRITTURA, il più potente mezzo per viaggiare, creare, specchiarsi, curare, fuggire e persino per inchiodare la realtà.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 


mercoledì 12 novembre 2025

ANIME SCALZE

 




Anime scalze – Fabio Geda -

recensione a cura di Lilli Luini

 

A parer mio, Fabio Geda è uno dei migliori autori della nostra narrativa contemporanea. Oltre a una grande capacità di penetrare la psicologia degli adolescenti, sa mettere in scena storie che sono un vero e proprio spaccato di questo nostro mondo così arruffato.

Incontriamo Ercole Santià sul tetto di un supermercato. Ha quindici anni, è armato e ha con sé il fratellino Luca, cinque anni. Come e perché è arrivato lì sarà lui stesso a spiegarcelo in pagine dure e allo stesso tempo tenere, scritte con il linguaggio di un ragazzino che nonostante tutto cerca di farcela.

Gli adulti sono i grandi assenti nella sua vita: la madre è andata via quando Ercole aveva cinque anni e la sorella Asia undici, il padre si arrabatta a lavorare qua e là per dar da mangiare ai figli, ma spesso sparisce, torna ubriaco e si chiude nella sua amarezza, mettendo addirittura cartelli sulla porta per non essere disturbato. Chi manda avanti la famiglia è Asia, che amministra i pochi soldi, si preoccupa che il fratellino vada a scuola in condizioni decenti perché, dice, se i buoni si accorgono delle loro difficoltà interverranno e li separeranno.

Ercole è convinto che nei muri ci siano i mostri e per esorcizzare la paura li disegna, perché a scuola gli hanno detto che ciò che conosci non ti uccide. Cresce così, in una Torino periferica, e ogni tanto su un autobus e gira per la città, senza mettersi nei guai, cercando di tenere sempre un profilo basso per non finire nei radar degli assistenti sociali.

E un giorno, ormai adolescente, dal finestrino dell’autobus vede Viola e se ne innamora.

Mi fermo qui con la trama, che evolve in maniera inaspettata.

La vicenda di Ettore, la sua dolcezza nel raccontare, i dialoghi, a volte ingenui tanto da commuovere, sono la cifra stilistica del romanzo. Ho trovato perfetta la costruzione dei personaggi di contorno, credibili e realistici, fatti di luci e di ombre come sono davvero gli umani. Tra di loro spicca sicuramente il piccolo Luca, che trasforma Ettore da fratello minore a fratello maggiore, un passaggio fondamentale nella sua presa di consapevolezza e responsabilità.

Gli adulti non escono bene da queste pagine, né i genitori rimasti ad uno stato adolescenziale, né le strutture assistenziali, capaci solo di giudicare e dividere, né tantomeno quelli che vengono a contatto con Ettore e che, con il loro comportamento sconsiderato, lo costringono a una scelta drammatica.  E purtroppo anche loro sono realistici, si inseriscono benissimo nel quadro di questi nostri anni.

Il romanzo è a struttura circolare, finisce laddove è iniziato, cioè sul tetto di un supermercato. Forse l’unico difetto è in un finale che nella realtà  sarebbe stato più duro, di certo più complicato. Ma a me è piaciuto così, mi piace pensare che Luca ce l’abbia fatta, nonostante tutto, e che sia diventato una persona capace di prendersi cura degli altri, anche di chi non si è preso cura di lui.

Un libro adatto anche ai ragazzi delle Superiori, potrebbe innescare eccellenti discussioni.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2019


martedì 11 novembre 2025

LANCILLOTTO

 




Lancillotto - Claudio Lagomarsini -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Lancillotto (Giunti, 2025; 308 pagine) romanzo di Claudio Lagomarsini, si presenta come un’opera di grande pregio filologico e letterario. Non sorprende, considerando che l’autore è professore associato di Filologia romanza all’Università di Siena ed esperto di letteratura francese medievale: il suo sguardo di studioso attraversa ogni pagina del libro, che restituisce con rara precisione e rigore il mondo del ciclo bretone.

Il lettore ha così l’occasione di riscoprire le avventure di Lancillotto, di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda in una forma narrativa agile, moderna, ma saldamente fondata sui testi originali. Lagomarsini riesce a tradurre l’epopea cortese in una lingua limpida e contemporanea, senza tradirne l’anima antica: è questa la cifra più originale del suo lavoro, che unisce la fedeltà accademica all’efficacia divulgativa.

Tuttavia, proprio questa fedeltà alla materia epica, comporta anche qualche limite narrativo. Nella prima parte, in particolare, si avverte una certa mancanza di introspezione psicologica: i personaggi restano talvolta figure simboliche  e personaggi piatti, più che anime complesse. L’analisi delle relazioni umane e delle passioni — che nei grandi romanzi diventa il cuore pulsante della narrazione — lascia qui spazio all’esigenza di ricomporre una trama vasta e articolata. Ne deriva anche una certa sbrigatività nella successione degli eventi, inevitabile quando si tenta di condensare l’intero ciclo arturiano in un romanzo di dimensioni contenute.

Particolarmente interessante è il ritratto di re Artù, che Lagomarsini tratteggia in modo spiazzante e quasi impietoso: un sovrano anziano, stanco, a tratti smarrito, più spettatore che protagonista delle vicende del suo regno. Non il monarca leggendario della tradizione eroica, ma un uomo in balia del destino, degli eventi e delle azioni altrui. Una scelta coraggiosa, che contribuisce a dare al romanzo una sua originalità di sguardo.

In definitiva, Lancillotto è un’opera colta, rigorosa e affascinante, capace di riportare alla luce la materia di Bretagna con un rispetto filologico raro nella narrativa contemporanea. Pur non raggiungendo la profondità emotiva dei grandi romanzi moderni, si impone come un lavoro di alto livello culturale, che unisce la competenza dello studioso al talento del narratore.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

lunedì 10 novembre 2025

PER AMORE

 




Per amore - Vanni Pestelli -

recensione a cura di Gino Campaner


📖Spiccioli di trama: l'ispettore Moretti, investigatore creato da Vanni Pestelli, giunge alla sua seconda inchiesta. Dovrà indagare, insieme alla sua squadra, su un crimine che avviene nella città di Firenze. Avrà il compito di capire come è morta Gaia. Una studentessa diciasettenne che era appena uscita da una villa dove si stava svolgendo una festa di compleanno. 

 

🔥Punto di forza: l'autore costruisce una storia avvincente che si lascia leggere con interesse. Situazioni non scontate. Sorprese e colpi di scena. Personaggi complessi e ambigui. Una vicenda che coinvolge, anche per il sentimento (amore) che anima i protagonisti. Le dinamiche non sempre "innocenti" che spesso coinvolgono ragazze (ma anche ragazzi) minorenni con uomini adulti. I complessi rapporti che intercorrono anche tra gli stessi ragazzi.
 


🙁Punto debole: un giallo non tanto intenso. O meglio il romanzo intenso lo è ma non per le vicende "gialle" che si susseguono. Una storia forte, ma non troppo. Un racconto giallo che parla d'amore. 


🏁Finale: un finale che raccoglie tutti insieme i tanti punti di vista emersi via via nel romanzo sul sentimento più nobile che si possa provare. Una chiusura di romanzo che svela la verità dei fatti su ciò che è accaduto. Un finale giusto e coerente col resto del racconto. Un finale positivo. Forse troppo. Chiude tutte le situazioni ancora in sospeso.
 


🎓Giudizio complessivo:
⭐⭐⭐💫
Tentativo riuscito di dimostrare, attraverso una storia gialla, come l'amore incida nella vita di ognuno di noi. Ci costringe a compiere azioni che probabilmente non avremmo compiuto. Ci può aiutare e mettere in difficoltà. Sceglie per noi in un momento di indecisione. Insomma l'amore è il motore che ci muove, che ci fa compiere la quasi totalità delle azioni che portiamo avanti nella giornata, nella vita. Tutto questo però a discapito della trama gialla, che ai miei occhi appare un po' dimessa. La storia affronta i tanti aspetti dell'amore: quello fraterno, quello dei genitori per i figli, quello passionale, quello platonico, quello occasionale. Un romanzo che intrattiene e coinvolge e che lascia comunque qualcosa dentro. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 


sabato 8 novembre 2025

IL CANTO DEI CUORI RIBELLI

 





Il canto dei cuori ribelli – Thrity Umrigar –

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Smita Agarwal è una giornalista indiana-americana che ha lasciato l’India a 14 anni con la famiglia, segnando un taglio netto col suo passato.   Ora vive negli Stati Uniti, convinta di aver chiuso con quel mondo che l’aveva ferita. Ma quando viene incaricata di coprire un crudo caso di cronaca a Mumbai (quello di Meena, una giovane donna brutalmente sfigurata da familiari e villaggio per avere sposato un uomo di religione diversa) Smita è costretta a tornare, nel corpo e nell’anima, nel Paese che aveva giurato di non rivedere.  

Nel corso di questa esperienza, Smita dovrà confrontarsi con le proprie radici, le proprie paure e desideri, mentre l’indagine su Meena le farà toccare con mano le ingiustizie delle società travolte da tradizione, religione e legami familiari morbosi.  

Il romanzo si svolge sullo sfondo di un’India che oscilla tra modernità e oscurantismo, esplorando i temi dell’onore, della libertà e della violenza di genere.

Questo romanzo invita a a non accettare il silenzio come complice. Umrigar costrusce due protagoniste, Smita e Meena, molto diverse tra loro, ma unite dalla ribellione: la prima contro il proprio passato, la seconda contro un destino viziato dall’idea di “onore” che giustifica la violenza.

La scrittura è ricca di meravigliosi e intensissimi dettagli sensoriali: odori, sapori, paesaggi urbani e rurali dell’India. Lo stile estremamente scorrevole ma potente e a tratti crudele, rende la lettura molto coinvolgente.  

Ciò che emerge con forza è il conflitto tra tradizione e cambiamento, tra il peso dell’identità e il desiderio della libertà individuale. Smita, tornata da dove era partita, scopre che le ferite del passato non si chiudono semplicemente con il tempo; Meena, invece, affronta un sistema che non ammette deviazioni dall’ordine costituito. Sorprende e commuove come la forza delle donne, nella forma della resilienza, dell’amicizia, della scelta, diventi arma di verità.

Qualche lettore segnala che il ritmo, nella prima parte, possa risultare meno incisivo, perché l’autrice vuole portarci dentro alla storia lentamente, ma che nel complesso il crescendo emotivo e narrativo rende l’opera memorabile. 

Intenso, da leggere assolutamente! 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024


venerdì 7 novembre 2025

IL TALISMANO

 





Il talismano - Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Durante il mio viaggio letterario ho conosciuto Jack "viaggiante".
Un ragazzino vivace di 12 anni dal cuore grande partito alla ricerca di questo misterioso TALISMANO per guarire la madre gravemente malata di cancro.
È questa idea, tragicamente romantica, che mi ha tenuta incollata fino alla fine di questa storia on the road.
Anch'io avrei voluto avere questa possibilità.
Viaggiare nelle pieghe del tempo e tra gli spazi di ogni dimensione ultraterrena solo per salvarla...

È stato un viaggio scomodo, estenuante, lungo 743 pagine, dal ritmo altalenante.
Ma anche un'avventura formativa, surreale e affascinante all'interno di un vero e proprio multiverso.
Ho adorato flippare tra la realtà e i territori di questo dark fantasy.
È stato come rivivere quel lontano stile di alcune storie degli anni 80 con un pizzico di malinconia.
Ho trovato geniale l'idea del plettro magico che muta ogni qualvolta si supera il confine tra i due mondi.

Ho attraversato l'America fino in California, e contemporaneamente i TERRITORI.
Dalla terrificante casa del sole alla Contrada maledetta, fino all'albergo Nero. Poi ho fatto ritorno ad Arcadia beach, nel New Hampshire.

I TERRITORI sono una piccola dimensione oscura dove vivono creature misteriose, lupi mannari, uomini alati che evocano gli uomini-uccello di Flash Gordon e persino alcuni gemellanti degli esseri umani in grado di viaggiare tra i mondi.
La cosa più inquietante e suggestiva è che tutto ciò che succede in questi luoghi si ripercuote nella nostra realtà.

È stata una lettura lenta, combattuta, piena di lunghi sospiri, guizzi di meraviglia.
Sentimenti contrastanti, che annaspavano tra le pagine e si perdevano all'interno delle maglie di mondi paralleli e in chissà quali galassie.

In alcuni momenti di stupefatta contemplazione dell'innocenza di JACK, mi è sembrato di vivere in un miraggio, nell'eco di altre storie, dove ho perso completamente la cognizione della realtà e del tempo.

In questo caos, però il talismano è stato il mio faro. Un oggetto pieno di simbolismo. Il nexus dei mondi possibili.
Un vero pilastro dell'ordine e del tempo cosmico del multiverso, ma anche il fulcro dell'armonia tra il bene e il male.

Ora che è tutto finito, ripenso all'avventura di questo piccolo eroe, al suo coraggio, a tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare e alla sua evoluzione caratteriale.
Sono certa che resterà tra i miei ricordi per molto, moltissimo tempo.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2014

 


giovedì 6 novembre 2025

GLI ALTRI

 



Gli altri  - Georges Simenon - 

recensione a cura di Rossella Lombardi


I libri  di Simenon mi attirano  e mi incuriosiscono sempre.

Il protagonista di questa storia, che si definisce  “un mediocre soddisfatto”,attraverso la forma del diario, ci racconta le vicende e le ragioni di una dozzina di personaggi  che compongono la sua grande famiglia con più generazioni, in un ambiente di provincia un po’ soffocante.  L’autore delinea  con lucidità e distacco le diverse psicologie dei personaggi :  i tradimenti, le rivalità,  le incomprensioni, i sospetti, gli opportunismi, le bassezze e le ipocrisie….

Il 2 novembre muore, per l’eccessiva  somministrazione di un farmaco, in circostanze poco chiare, lo zio Antoine, ricco avvocato molto ben stimato , la mente e la colonna dell’intera famiglia. Accorrono al suo capezzale  la sorella, la cognata e i numerosi nipoti con le rispettive famiglie per  mostrare all’intero paese la propria affezione  nei riguardi dello zio, l’eleganza  e il  buon gusto del proprio abbigliamento e cercando  però di nascondere, senza riuscirci,  l’ interesse per l’eredità. Ciascuno dei personaggi ha nascosti dei segreti e delle scorrettezze  nei confronti di uno o più parenti ma è pronto a criticare e denigrare  i “ peccati “ degli  “ALTRI “ ( forse da qui il titolo del romanzo).

La scrittura dell’autore è sempre gradevole, scorrevole e profonda. Devo confessare però che la narrazione  mi è sembrata un po’ tronca. E’ avvincente l’ intreccio delle vicende  e delle relazioni  tra i personaggi ma in conclusione  lascia il lettore un po’ in sospeso; alcune questioni rimangono, forse volutamente, non risolte .Non c’è un personaggio davvero positivo  e non è facile empatizzare con  qualcuno. Soprattutto le figure femminili vengono dipinte   in modo molto negativo : troviamo le  arrendevoli , le ingenue, le arriviste, le avide e grette, le mistificatrici e bugiarde…Rimane la bella figura dello zio  defunto che era sempre stato prodigo  e accogliente  con tutti ma senza però incidere significativamente in nessuno dei suoi congiunti.


genere: narrativa



mercoledì 5 novembre 2025

MORTE DI UN DIO

 




Morte di un dio - Emanuela Valentini -

recensione a cura di Connie Bandini

Emanuela Valentini centra il bersaglio per la terza volto consecutiva. Nei due thriller precedenti a sua firma l’autrice ha indagato l’universo delle credenze popolari, un mondo misterioso e complesso intriso di richiami ai miti e alle storie a volte fantastiche e a volte terribili di una realtà tanto affascinante quanto complessa. Con questo terzo lavoro l’autrice romana continua a dimostrare grande abilità nel muoversi tra suspense, folklore e introspezione, tessendo un racconto in cui l’ignoto emerge quasi come fosse una divinità. Il suo è un thriller psicologico/mentale che offre un’esperienza intensa e perturbante, grazie soprattutto alla presenza di una natura incontaminata che nasconde verità oscure, mentre la psiche dei personaggi – magistralmente costruiti – si muove tra luce e oscurità.

Al centro della vicenda la vita di tre donne – Miriam, Eleonora e Lola – e un mistero che affonda le radici nel cuore delle montagne.

Miriam, figlia della montagna, appunto, conosce solo l’affetto e la protezione del padre e dello zio, con cui condivide rituali ancestrali. Il suo universo e le sue certezze franano quando un segreto minaccia la sua stabilità e il suo mondo interiore si fa oggetto di indagine.

Eleonora, antropologa, chiamata a ricostruire la scomparsa di Chiara Ricci, una giovane svanita nella boscaglia del Cicolano, è ossessionata dalla ricerca della giovane e finisce per confrontarsi con paure e incongruenze che tendono a superare ogni logica.
Infine Lola, ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo un TSO, si muove tra paure e follia. Le sue visioni sono messaggi criptici che si mescolano agli eventi reali e raccontano altri segreti, minacciosi e oscuri.

Il risultato è un testo denso in cui una suspense crescente, atmosfere angoscianti e rivelazioni morbose agganciano il lettore fin dalle prime pagine e lo conducono al colpo di scena finale, efficacissimo. Una storia cruda, ma ricca di emozione. Un viaggio nel buio che vale la pena affrontare.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2025

 


martedì 4 novembre 2025

GALVESTON

 




Galveston -Nic Pizzolatto -

 Recensione di Miriam Donati


Unico romanzo dell’autore, famoso per la sceneggiatura della prima serie di True Detective, pubblicato nel 2010 e da noi da Mondadori nel 2016 sulla scia del successo della serie televisiva e ripubblicato ora da Minimum Fax ancora nella traduzione di Giuseppe Manuel Brescia.

Per me scoperta ulteriore della bravura dell’autore.

Un noir crepuscolare che somma un protagonista che non si dimentica a un’ambientazione altrettanto memorabile.

Pizzolatto con questo suo romanzo d’esordio sembra richiamarsi sia a Cormack McCarthy con il suo mondo disumano e senza speranza, sia a Burke e a Lansdale per l’ambientazione.

La sua prosa è veloce, febbrile, a tratti malinconica, fosca nelle descrizioni ambientali e nella psicologia del protagonista con dialoghi concreti e incisivi.

Galveston ha le sue piccole incongruenze come l'ingannevole paura del "cancro", ma sono facili da ignorare poiché il lettore è attratto dal criminale imperfetto e dall'atmosfera cupa. Parti della storia sono ambientate nelle ore prima dell'arrivo di un devastante uragano su Galveston nel 2007, rispecchiando il turbolento paesaggio psicologico di Roy Cady.
“Un medico mi fece delle foto ai polmoni. Erano pieni di raffiche di neve. Quando uscii dallo studio tutta la gente seduta nella sala d'attesa sembrava grata di non essere al mio posto. Certe cose gliele leggi in faccia, a una persona.”

Roy Cady è un uomo che vive in prestito, dopo che gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni. Inoltre, riesce a malapena a fuggire da una trappola orchestrata dal suo capo. Il motivo della fuga è, naturalmente, una donna, ma dopo che le acque si sono calmate, Roy si ritrova responsabile di un'altra donna: una giovane prostituta di nome Rocky e la sua sorellina di tre anni, Tiffany. Il loro viaggio li porterà a Galveston in Texas, ultimo rifugio e scenario di ulteriore brutalità e violenza. 

Roy Cady è un antieroe, un criminale stranamente sensibile, ossessionato dai ricordi di un amore scomparso da tempo, e in una delle scene emotivamente più scomode del libro, lo incontra di nuovo e tutti noi ci contorciamo per lui e le sue considerazioni fuorvianti. Inoltre, non è solo un delinquente comune. Anche se la sua diagnosi terminale apre la strada a un po' di nichilismo, non è spericolato e non si lancia in una follia omicida alimentata dalla vendetta, che sarebbe la norma per questo tipo di libro. Qui, in realtà, è un po' l'opposto.
È un grande libro in termini di struttura e ritmo, e nella lenta ma sicura chiusura di quel cerchio del tempo quando apprendiamo cosa è successo nell’allora per trasformare il duro Roy nel Roy spezzato del presente. È anche un forte studio del personaggio, di un uomo che diverge dalle convenzioni di genere per fornire al lettore alcuni colpi di scena davvero sorprendenti e scene con un impatto emotivo inaspettato.

Roy è una sorta di filosofo delle lattine di birra usate che dispone come un esercito di soldati sul suo tavolino da caffè mentre riflette sulla natura del tempo e della morte simile alla creazione successiva di Pizzolatto: quel Rustin Cohle di True Detective.

La narrazione però si discosta completamente da quella della serie; ma se si pensa alle ultime parole affidate a Rustin Cohle, che sosteneva esistesse solo una storia, quella della luce contro l'oscurità, si comprende come quelle parole possano valere anche per Galveston:

“Non è possibile sopravvivere a certe esperienze e comunque dopo, anche se non si è morti, non si può nemmeno dire di vivere davvero. Tutto quello che è successo nel maggio del 1987 non si può cancellare, solo che adesso sono passati vent'anni, e tutto quello che è successo è soltanto una storia.”

Galveston alterna malvagità e meditazione; Roy, quando non è alle prese con la propria sopravvivenza contempla quello che è diventato e quello che poteva essere, la sua voglia di fermarsi e l’obbligo di fuggire, gestire per una volta il proprio tempo e la vita che invece gli sta sfuggendo. Pizzolatto avvicenda con grande capacità tecnica le scene di azione alle descrizioni del paesaggio, di questa America emarginata, fatta di paludi e bayou, motel scalcagnati, litorali desolati e desolanti, distributori abbandonati, piattaforme petrolifere, bar malfamati, vite miserabili senza prospettive o vie di fuga, condannate fin dall’infanzia. Vite come quella di Roy fatta di affidi e di lavori forzati nei campi di cotone o quella di Rocky abituata alle violenze in famiglia da ragazzina. Il viaggio di ritorno che fa Roy con Rocky è una fuga dal passato e dalla vita presente, è una discesa infinita nell’abisso della povertà, della tragedia e del male contro i quali non c’è rimedio. Non c’è salvezza a meno di salvare invece che se stessi, salvare gli altri.

“Un cartello verde diceva che Orange era a dodici chilometri. "Va bene", annuii. "Come vuoi." Giunse le mani sulla borsa e sospirò. Sembrava che tutto quel mondo ondulato di vite kudzu e alberi ossuti e acqua nera significasse qualcosa per lei, così come significava qualcosa per me, e guardava fuori dal finestrino con uno sguardo fisso e rassegnato. Per entrambi quel panorama aveva una gravità che ci trascinava indietro nel tempo, rendendoci come posseduti dalle persone che eravamo stati.”  

La relazione di Roy con Rocky e Tiffany mostra quanto sia un personaggio ricco di sfumature, con sentimenti contrastanti nei confronti di Rocky e l'amore per sua sorella Tiffany. Roy ritiene di non avere diritto a una seconda possibilità, mentre Rocky potrebbe aspirare a una vita migliore insieme alla sorella e Roy avverte il bisogno di proteggerle.

La trama si snoda su due piani temporali diversi, distanziati di vent’anni, tra il 1987 e il 2008, piena non solo di macerie umane ma anche naturali: dopo l’uragano Katrina che sommerse le parti più misere e popolari della Louisiana, l’uragano Ike percorre le coste atlantiche del Texas nel 2008 e, come sempre, il prezzo più alto lo pagano i più poveri.

Il finale è nerissimo anche se le ultime parole del libro sono luminose.

L'immagine è vecchia, piegata e sbiadita. Mostra l'oceano, una spiaggia. Tre persone si stagliano tra le onde. L'uomo è alto, largo e abbronzato, e le ragazze sono bionde, flessuose, i loro dettagli si perdono nella luce bianca del Golfo.”


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 

 


sabato 1 novembre 2025

CHI MANDA LE ONDE

 




Chi manda le onde - Fabio Genovesi -

recensione a cura di Alice Bassoli


Fabio Genovesi, con Chi manda le onde, ci porta in una Versilia diversa da quella patinata che siamo abituati a conoscere: un luogo fatto di mare, pinete e anime un po’ sgangherate, che però sanno ancora credere nelle onde del destino. La storia ruota attorno a Luna, una bambina albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell’immaginazione. Il sole la ferisce, ma lei continua a inseguire ciò che il mare porta a riva: conchiglie, legnetti, piccoli miracoli. Accanto a lei c’è il fratello Luca, surfista bello e spavaldo, e la madre Serena, donna forte e disillusa, che ha imparato a difendersi dalla vita come da una battaglia quotidiana.

Poi arriva lo tsunami del destino che travolge tutto, e attorno a loro si radunano altri “naufraghi”: Sandro, quarantenne irrisolto che vive ancora con i genitori e cerca un senso tra supplenze e cacce ai tesori col metal detector, Zot, bambino di Chernobyl, con la sua fisarmonica scordata e un linguaggio da vecchio saggio, Ferro, il bagnino in pensione che presidia la spiaggia come un soldato contro i nuovi ricchi pronti a comprare la costa.

Genovesi costruisce un mondo dove il realismo si mescola alla favola, dove non si capisce più se sia la fantasia a dare senso alla realtà o il contrario. È una storia di persone comuni, imperfette, fragili ma testarde, che si aggrappano alla vita con la stessa forza con cui si affronta un’onda più grande di sé.

La scrittura è ironica e poetica, semplice e profonda, con quella capacità tutta di Genovesi di far convivere il riso e la commozione nella stessa frase.
Un romanzo che parla di famiglia, perdita, rinascita e solidarietà tra anime fuori posto, e che ci ricorda che non sempre chi appare “strambo” è perduto, anzi, spesso sono proprio loro a salvarci.  “Chi manda le onde” è una favola urbana travestita da realismo, o forse il contrario. Un libro che mi ha fatto piangere e ridere e commuovere. Insomma, un libro che ha un’anima immensa.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2016