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mercoledì 30 luglio 2025

TRA LEI E ME

 





Tra lei e me - Giampaolo Simi -

recensione a cura di Lilli Luini


Ci sono libri di Simi che ho amato moltissimo, tre su tutti: Rosa elettrica, La notte alle mie spalle e Cosa resta di noi. Poi è venuto il ciclo del giornalista Corbo che, non so perché, mi ha appassionato di meno. E poi arriva questo suo ultimo libro: fulminante, geniale, spiazzante.

Abbiamo un delitto e si tratta di un femminicidio. Lorena Danesi, nota e chiacchierata agente immobiliare della Versilia, viene trovata strangolata in un villino di cui ha l’esclusiva per la vendita. Il primo sospettato è il compagno, Leandro, ex bancario riconvertito a gestore di un B&B molto alternativo.  Le indagini sono affidate all’ispettrice Siracusano, che ha fama di essere competente e implacabile. Ma non è lei la protagonista, bensì l’avvocato Pietro Vavassori, un uomo maturo, ex rugbista, che di solito difende le donne vittime di violenze e che, contro ogni previsione accetta di difendere Leandro. Ed è qui che Simi ci stupisce per la prima volta: perché una gran parte del romanzo è incentrata sul serrato interrogatorio a cui l’avvocato sottopone il sospettato, la notte prima dell’interrogatorio ufficiale.

Intanto, con una voce onnisciente di cui dobbiamo decidere se fidarci oppure no, ci vengono narrati episodi dei mesi precedenti il delitto. Narrati a spizzichi e bocconi, ma sempre rivelatori di qualcosa, cioè di quel mistero che sono i sentimenti, i rapporti all’interno di una coppia. Questi episodi dapprima sembrano quasi irrilevanti, poi via via sono sempre più pregnanti, coinvolgendo altri personaggi che insinuano dubbi su come può essere andata, fino a che Simi ci stupisce per la seconda volta, mettendoci di fronte a un capovolgimento di prospettiva che ci fa di nuovo dubitare di tutto.

I dialoghi sono serrati e mantengono una tensione altissima, fino ad arrivare a un finale perfetto, nella forma e nella sostanza. Scritto benissimo, tra l’altro, come del resto tutto il romanzo. Se ne esce con la convinzione di avere letto una grande romanzo contemporaneo, una storia universale, fatta di verità dette “tra lei e me”, frase che ricorre spesso nel romanzo, dove “lei” è da intendersi come l’interlocutore a cui, appunto, dai del lei. Un romanzo che rappresenta perfettamente il nostro tempo, le difficoltà di amare e di credere nei sentimenti.

genere: giallo

annom di pubblicazione: 2025

 


martedì 29 luglio 2025

HO PAURA TORERO

 




Ho paura torero - Pedro Lemebel

Recensione di Miriam Donati

 

La primavera era arrivata a Santiago come ogni anno, ma arrivava con colori vivaci che gocciolavano i muri di graffiti violenti, Slogan libertari, mobilitazioni sindacali e marce studentesche disperse in puro guanaco. A tutta velocità, le capre dell'università resistevano al flusso sporco dei poliziotti. E ancora e ancora tornarono alla carica, scendendo in strada con la loro tenerezza molotov infiammata di rabbia. Con una bomba pulita hanno tagliato l'elettricità e tutti hanno comprato candele, accaparrandosi candele e ancora candele per illuminare le strade e i fossati, per innaffiare la memoria con le braci, per accendere l'oblio. Come se stessero calando la coda di una cometa che sfiora la terra in omaggio a tanti scomparsi"

 Ho paura torero è ambientato a Santiago del Cile negli anni Ottanta, uno stato di polizia repressivo dove la militanza progressista si esercita dalla clandestinità sociale e la militanza LGBTQIA+ dalla clandestinità individuale.

Lemebel scrive in modo meraviglioso, la sua carica visiva è molto alta e colloca perfettamente il lettore nell'atmosfera dell'epoca. Il suo stile è barocco, sovraccarico, colto, provocatorio, irriverente, sarcastico, coinvolgente, immaginario e ricchissimo dal punto di vista lessicale. Leggerlo è un piacere, le parole scorrono e si trasferiscono in un dipinto dove quello che sta succedendo appare in modo plastico.  Ha un linguaggio che è un miscuglio tra il colloquiale, persino volgare, e il poetico. Il lirismo racchiuso nella sua narrazione rende questo romanzo una grande opera d'arte da godere semplicemente lasciandosi trasportare dalla sua musicalità e bellezza. Una prelibatezza da gustare lentamente e tornare a leggere solo per il piacere di gustarla ancora. La letteratura nella sua forma più pura.

La storia è dura e triste ma allo stesso tempo folgorante e giocosa, piena di sordidezza, miseria, violenza e ingiustizia ma anche di una dignità infrangibile, di quelle che ci permettono sempre di sentire una brezza, per quanto tenue, di speranza per un'umanità e una società che il più delle volte è orribile. In questa triste situazione Lemebel mette in scena il tentativo di assassinare il dittatore Pinochet insieme alla nascita di un amore impensabile.

Un giovane militante del Fronte Patriottico Manuel Rodríguez, che partecipa alla preparazione dell’attentato, incontra La Fata dell’Angolo (nella traduzione italiana) Loca del Frente (nella versione originale), un trans che lo sostiene, senza esplicita conoscenza, nei suoi piani politici. Le tensioni della relazione e le tensioni della preparazione e dell'esecuzione dell'attentato tengono il lettore sulle spine.

I monologhi interiori della Fata dell’Angolo in prima persona, contrastano con la narrazione in terza persona che descrive gli eventi da un punto di vista più oggettivo inseriti in una struttura lineare. Tali monologhi sono brillanti per la capacità espressiva e rivendicativa della Fata innamorata di Manuel, sarta di tovaglie per le mogli dei generali golpisti, cantante delle coplas di Sara Montiel (Ho paura torero è un verso di una sua canzone). Questo rapporto si svolge in un contesto ben disegnato: le proteste, le gomme che fumano per le strade della capitale, i blackout, il rintocco, spesso angoscioso, del "Diario de Cooperativa", i boleri, le rancheras e le ballate dell'epoca, Pinochet alle prese in intimità con i suoi fantasmi e incubi, e con Lucia, la moglie logorroica, infatuata degli ultimi modelli di Nina Ricci.

La Fata dell’Angolo, protagonista e testimone, accattivante personaggio carnevalesco, ponte tra sogni e miseria, è sdolcinata e kitsch perché è il suo modo di affrontare la bruttezza del mondo, a testa alta, senza nascondere la sua condizione di transessuale, esagerando la propria femminilità. Un personaggio tenero, commovente, coraggioso, onesto, leale, potente che ha dovuto superare un passato di abusi ed emarginazione. Deve vivere praticamente ai margini della società, nel suo mondo folle, con lo stigma di essere transessuale in un paese e in un tempo sotto l'oppressione della dittatura; lo si adora fin dal primo incontro, si soffre per lui fino all'ultima pagina. La Fata, nonostante il suo passato difficile, il suo presente triste e il suo futuro incerto, è capace di creare magie, di portare sorrisi, di creare bellezza con i pochi mezzi che ha a disposizione, e, soprattutto, dà una grande lezione di dignità con la sua gentilezza e il suo carisma. E non è ingenua, non si lascia ingannare da Carlos e dai suoi amici, sa benissimo in cosa si sta cacciando. Perché, nonostante la differenza di età, si è innamorato.

In definitiva, la Fata dell’Angolo è un personaggio che sfida le norme sociali e culturali del suo tempo e che lotta per essere accettato e rispettato da coloro che la circondano. La sua presenza nel romanzo è fondamentale per lo sviluppo del personaggio di Carlos, e per l'esplorazione di temi come l'identità, la sessualità e la discriminazione. Tematiche dolorosamente vicine all’autore, ne consegue un’eccezionale capacità nell’evocare sensazioni, turbamenti, percezioni: i moti interiori dei suoi personaggi sono descritti in maniera pura e genuina, con una maestria che incanta e turba il lettore, alternando passaggi struggenti a uno stile tutto sommato beffardo e irriverente, rendendo l’opera ricca di sfumature e di chiavi interpretative.

Come si legge nella quarta di copertina, "Pedro Lemebel ricostruisce l'amara e sordida realtà della dittatura, avvolgendola in orpelli e paillettes, al ritmo di boleri e canzoni d'altri tempi. Intreccia militanza politica e dissidenza sessuale, scrittura e oralità, cultura alta e cultura popolare", la cultura popolare infatti è un elemento chiave nel libro. Attraverso la musica, il cinema e la televisione, Pedro Lemebel costruisce un universo narrativo ricco e complesso che riflette la realtà sociale e culturale del Cile di quegli anni.

Ci sono due brani eccezionali nel libro, il primo è la maestria nel raccontare in contemporanea l'attentato al dittatore e la scena del cinema gay. E il secondo ha a che fare con ciò che lo stesso Lemebel ha detto del suo stile, "la rabbia è l'inchiostro della mia scrittura"; quella rabbia, quasi una vendetta, ha il suo culmine nella reazione che Lemebel immagina di Pinochet dopo l'attentato, "sul sedile posteriore, il Dittatore tremava come una foglia, non riusciva a parlare, non riusciva a pronunciare una parola, statico, senza muoversi, senza riuscire a sistemarsi sul sedile. Piuttosto, non voleva muoversi, seduto sul caldo intonaco della sua merda che gli scorreva lentamente lungo la gamba, lasciando uscire il fetore putrido della paura. Olé!

I temi affrontati sono vari: violenza, discriminazione, amore e lotta per diritti e libertà.

La violenza è utilizzata per esplorare la realtà politica e sociale del tempo in cui si svolge la storia ed esplorare la psicologia dei personaggi. Pedro Lemebel mostra la brutalità del regime militare cileno e la repressione subita dai gruppi emarginati della società, come gli omosessuali e i dissidenti politici. La violenza subita ed esercitata è una manifestazione del loro dolore e della loro rabbia per l'oppressione che subiscono. In questo senso, la violenza diventa una forma di resistenza e di lotta contro il sistema oppressivo.

Attraverso la figura della Fata, Lemebel ci mostra la lotta quotidiana di un transessuale per trovare il proprio posto in una società che lo emargina e lo discrimina. È un personaggio complesso e poliedrico che sfida gli stereotipi di genere e sessualità. È un uomo che si veste da donna e che si innamora di un guerrigliero rivoluzionario, ma è anche un essere umano con paure, desideri e sogni. vive ai margini della società ed è costretto a nascondere la sua vera identità per sopravvivere. Lemebel tramite le sue traversie ci mostra la crudeltà e l'ingiustizia del regime militare e come ha colpito le persone più vulnerabili della società. Lemebel non romanticizza o idealizza la sua vita, ma ci mostra le difficoltà e i pericoli che affronta per essere ciò che è nella società cilena dell’epoca.

Man mano che il romanzo procede, la Fata dell’Angolo diventa una sorta di mentore per Carlos, aiutandolo a esplorare la propria sessualità e a capire meglio il suo posto nel mondo. Attraverso le loro conversazioni Carlos inizia a rendersi conto che l'identità sessuale è fluida e mutevole, e che non esiste un unico modo di essere maschio o femmina.

La passione e il desiderio si mescolano con l'incertezza e la paura, creando una tensione emotiva che si mantiene per tutto il romanzo. Attraverso il loro amore, entrambi i personaggi sfidano le norme e i pregiudizi di una società conservatrice e repressiva. Pedro Lemebel in modo crudo e onesto riesce a creare una storia d'amore che trascende i limiti del convenzionale e diventa una forma di resistenza e lotta contro l'oppressione e l’ingiustizia, una sfida alle norme e ai pregiudizi di una società conservatrice e repressiva.

 

Genere Narrativa

 Anno di pubblicazione: Italia 2011


lunedì 28 luglio 2025

DIVORARE IL CIELO

 




Divorare il cielo - Paolo Giordano - 

recensione a cura di Patrizia Zara



Con questo romanzo ho concluso definitivamente la mia avventura letteraria con Paolo Giordano. Dopo "La solitudine dei numeri primi"— accattivante solo nel titolo — e l’insipido "Il corpo umano", ho letto "Divorare il cielo" non per masochismo né per concedere una terza possibilità all’autore, ma per qualcosa di molto più prezioso: per amicizia. Se volete, per amore.

Il libro mi è stato donato da una mia amica speciale, con l’invito semplice e dolce: “Leggilo e poi lo commentiamo insieme”. Quelle parole mi hanno scaldato il cuore. Condividere qualcosa — anche un libro che non si ama — con una persona cara è già di per sé un’esperienza meravigliosa.

Lei non è un'amica qualunque: sa ascoltare, non giudica, non impone. Con la sua calma disarmante si può parlare di tutto, persino di un romanzo che, per quanto mi riguarda, nella trama e nella sua costruzione narrativa, ha rappresentato il vuoto assoluto.

A lei è piaciuto. Si è immedesimata in Teresa, nella passione travolgente (e per me profondamente malsana) verso Bern, e nella semplicità rurale di una vita in masseria, immersa nella natura. È romantica, passionale, pura.

A me invece ha confermato l’impressione di uno scrittore mediocre, celebrato nei salotti letterari più chiacchieroni. La scrittura è confusa e melmosa, la storia sconclusionata e priva di energia. Troppi temi, sparati a caso: ribellione adolescenziale, inseminazione artificiale, ambientalismo e molto altro, come se bastasse accumulare spunti per fare letteratura.

La gestione dello spazio e del tempo è snervante, i periodi fantasiosi al punto da offendere l’intelligenza, i dialoghi ridicoli e tediosi da divorarmi i nervi — altro che il cielo!

I personaggi? Inconsistenti, caricature che trasmettono il nulla. Pietoso.

Eppure, ho terminato la lettura. L'ho fatto per lei, che mi aspettava con il suo caffè fumante e le sue torte soffici fatte in casa. E alla fine, tra una risata e l’altra, abbiamo celebrato quanto si possa essere diverse eppure stare bene insieme.

Di questo, in fondo, devo ringraziare Giordano: ci ha regalato un momento di complicità e allegria.

"Alla prossima occasione, ti regalo un altro libro. Così abbiamo modo di ridere ancora insieme". Che splendida persona.

Meglio di così, davvero.

“L’amicizia, quella vera, è il segno che l’umanità non si è ancora estinta”


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2018

 


domenica 27 luglio 2025

NERO COME IL BUIO

 




Nero come il buio – F. Forte, D. Lama, L. Vicidomini

Recensione a cura di Dario Brunetti


Nero come il buio è una raccolta di tre racconti noir uscita per Homo Scrivens editore nella collana Gatti neri e vicoli bui. Tre pregevoli firme del noir come Franco Forte, Diego Lama e Letizia Vicidomini impreziosiscono questo volume con delle storie drammatiche che sfociano a volte nella follia a discapito di un equilibrio che raggiunge livelli di alta instabilità a tal punto da perderne completamente il controllo.

La raccolta si avvale dell’introduzione dell’autrice di gialli Serena Venditto che è anche curatrice della collana Gatti neri e vicoli bui.

Smetti di guardare di Franco Forte racconta la storia di una famiglia criminale: Il padre che rappresenta il boss di un vasto impero, la moglie che gestisce l’intera organizzazione, il braccio destro pronto ad eseguire ogni ordine del suo fido padrone e infine il figlio che vuole intraprendere l’ascesa nel mondo criminale scavalcando proprio suo padre. Un viaggio spietato nel mondo del malaffare in cui le persone sono solo marionette vittime della bramosia del potere e del denaro. Lo scrittore si avvale di una narrazione cruda e feroce in cui la morte e il sesso diventano gli elementi imprescindibili di una storia ai limiti della perversione e della violenza. Per ricordare un titolo di un grande film del regista Francesco Munzi, i protagonisti sono delle Anime nere avvolte in una spirale di odio senza fine.

Lockdown di Diego Lama ci conduce nei vicoli di Napoli, nei quartieri come il rione Sanità, Cristallini e Vergini. Come annuncia il titolo della storia siamo in pieno lockdown a causa della pandemia e la città partenopea sembra spettrale in cui regna un silenzio assordante. Siamo in noir eppure in un luogo così buio e deserto, il pericolo è sempre in agguato soprattutto se vi è un protagonista come l’agente Cimmino follemente innamorato della sua Patty che si troverà a gestire una situazione complessa. La pace avrà dei risvolti terrificanti. Lama costruisce un personaggio che è l’esempio del poliziotto modello capace di saper fare osservare le regole. Ci tiene particolarmente e lo deve a suo padre, anch’egli poliziotto. L’autore mette in luce una società in crisi e un sistema completamente alla deriva. Come ne uscirà il nostro protagonista?

Sarebbe scontato citare Eduardo De Filippo essendo a Napoli e invece dedicherò al prezioso racconto di Letizia Vicidomini I teatranti queste parole calzanti di Carmelo Bene “La commedia finisce come una morte e la tragedia come una commedia. Se nella commedia vi è la morte di un’illusione apparente, nella tragedia pur mettendone in scena il suo lato cupo e oscuro potrebbe rivelare una commedia della morte attraverso aspetti assurdi e paradossali. Questa peculiarità è facilmente riscontabile nelle ultime frasi del regista Salvo Carrisi. I protagonisti di questa storia nera sono Francesco D’Alessio, brillante commercialista di successo ed Eleonora Pinto, una professoressa di francese; Entrambi sono stati selezionati dal regista Salvo Carrisi per prendere parte alla commedia Coniugi di Eric Assous. Un’opera teatrale che scava nelle relazioni proprio della coppia. Riusciranno a entrare nella parte i nostri protagonisti?

Sembrano davvero essere entrati nella parte eppure ad un certo punto si rompe un meccanismo che li farà sprofondare in un abisso senza fine dove emergeranno segreti, bugie, relazioni nascoste che sfoceranno in vendette personali.

Dalla commedia alla tragedia il passo sarà breve e il finale lasciamolo ai lettori.

Il teatro diventa il palcoscenico migliore per ambientare una storia nera dai contorni torbidi e drammatici, Letizia Vicidomini mette a dura prova l’equilibrio di una coppia borghese in cui la normalità è una facciata di sola apparenza, in realtà serpeggia ben altro che al momento opportuno dà sfogo a rancori tenuti nascosti per troppo tempo. Emerge una reazione forte ma al tempo stesso vivida dei suoi protagonisti che attraverso la finzione troveranno la purezza di una verità cruda e nera. Ancora una volta chapeau!

 
genere: Noir

anno di pubblicazione: 2025


sabato 26 luglio 2025

LA FABBRICANTE DI STELLE

 




La fabbricante di stelle  - Melissa Da Costa - 

recensione a cura di Alice Bassoli


Una fiaba per adulti, un balsamo per il cuore.

Arthur ha solo cinque anni quando sua madre gli racconta che presto partirà per Urano, dove disegnerà le stelle. Un modo poetico e struggente per spiegare a un bambino la separazione più difficile di tutte: la perdita di una madre. Anni dopo, Arthur diventa padre e solo allora capisce fino in fondo il gesto d’amore che si cela dietro quella “bugia meravigliosa”.

Mélissa Da Costa costruisce una storia delicata, parla di un’assenza che non smette di pulsare nel petto.

È un racconto zuccherino, sì, ma mai banale. Struggente, eppure pieno di luce. Una storia che parla di morte ma trabocca di vita.

Che guarda avanti, pur sapendo che qualcosa, o qualcuno, sta per finire.

Una lettura toccante, che accarezza dolcemente le ferite più profonde e ci ricorda che l’amore e l’immaginazione sono i veri strumenti per sopravvivere all’addio.


genere: narrativa 

anno di pubblicazione: 2025


venerdì 25 luglio 2025

L'ORRORE DELLA PORTA ACCANTO

 




L'orrore della porta accanto - Lorena. Lusetti

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: in un condominio di periferia un po malandato con annesso un giardino messo anche peggio avvengono dei fatti non proprio "convenzionali". Il fatto è che anche chi lo abita proprio stabile mentalmente non lo è. I fatti inquietanti si verificano con preoccupante frequenza. Ci sono invidie, odi, maldicenze che spesso vengono risolte in maniera un po troppo drastica. 

 

🔥Punto di forza: Lorena Lusetti è una scrittrice di grande esperienza. Sa bene come rendere un racconto o una storia inquietante ma anche divertente dove ci siano atmosfere cupe ma anche situazioni più rilassanti. Tutto questo lo ritroviamo in questo libro che sono certo si è divertita moltissimo a scrivere. Ognuno può mettere in fila gli episodi che lo hanno coinvolto di più. Ma sono tutti comunque di grande spessore. 


🙁Punto debole: l'unica cosa rilevabile anche se non è assolutamente un difetto è la forma del "romanzo", scritto tra virgolette perche in realta non lo è.

🏁Finale: il finale lascia interdetti. Si rimane un po’ sospesi come è giusto che sia. Un finale adeguato e in linea con tutto ciò che si è letto in precedenza. 


🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Quarto titolo nella collana Nerodonna della Golem. Racconti in formato digitale dedicato alle donne che scrivono gialli. Curata dalla scrittrice Cristina Origone. Questa volta si tratta di una serie di brevi racconti scritti da Lorena Lusetti. Non sono racconti a sé stanti, indipendenti uno dall’altro, sono episodi che narrano di fatti che avvengono all'interno di un condominio abitato da inquilini poco raccomandabili, alcuni proprio fuori controllo. Molti di questi episodi raccontano fatti macabri, altri drammatici, alcuni solo inquietanti, che vengono narrati da una "voce" particolare, a chi appartiene si saprà solo nella parte finale. Per chi ama il genere giallo/thriller non possono che piacere. A me hanno divertito molto, tenendomi piacevolmente compagnia. Bravissima l'autrice a creare questo romanzo a episodi, singolare ma molto avvincente. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025


martedì 22 luglio 2025

OLGA

 





Olga - Bernard Schilnk -

recensione a cura di Rossella Lombardi

 

La lettura di questo libro è scorrevole e coinvolgente. La struttura narrativa è molto semplice: la storia  si sviluppa infatti in soli tre capitoli.  Nella prima parte vengono presentati dal 1913 in poi i due protagonisti, durante la loro adolescenza. Olga, originaria di Breslavia in Polonia, viene trasferita in Germania, in un piccolo villaggio, dopo la morte di entrambi i genitori, presso la nonna, dura ed anaffettiva. Lì incontra un suo coetaneo, Herbert, appartenente ad una famiglia ricca e molto diverso da lei. Herbert è un personaggio originale, un sognatore, un avventuriero e molto inquieto. Insieme scoprono i primi turbamenti amorosi che lo scrittore descrive con estrema tenerezza. Mentre Olga coltiva il desiderio di studiare, di diventare insegnante, Herbert è pieno di dubbi e di domande: “Esiste l’infinito? Dio e l’infinito sono la stessa cosa? Ciò che è infinito è irraggiungibile?  “Olga più volte gli domanda: “Ma tu cosa cerchi?” e la sua risposta è sempre “Cerco la vastità infinita!  Io voglio di più!”  Olga allora percepisce in lui una disperazione di cui lui non è ancora consapevole.

Poi Herbert viene affascinato dalla filosofia di Nietzsche, dal quale si aspettava risposte alle sue innumerevoli domande. Decide di diventare egli stesso un “Super- uomo “, di non fermarsi prima di aver reso Grande la Germania, per rendere Grande anche se stesso. Si arruola per la campagna di colonizzazione dell’Africa del Nord. Dopo alcuni anni parte per l’Argentina e più avanti organizza una spedizione al Polo per riuscire a tracciare un passaggio a nord-ovest.

Questo primo capitolo del libro è, a mio parere, forse il più bello ed emozionante: è interessante seguire la crescita, sia personale che di coppia, dei due protagonisti, apprezzando di entrambi la tenacia e la determinazione. Nella seconda parte vengono narrate le vicende di Olga, ormai adulta ed insegnante, il suo difficile rapporto con Herbert, i suoi tentativi di rivendicare i diritti delle donne, in una Germania rigidamente maschilista e autoritaria e i suoi scontri con il regime nazista.  Nel 1971, ormai molto anziana, con un colpo di scena, la sua vita finisce tragicamente.

La terza parte del libro, sicuramente la più intima, è una raccolta di lettere che Olga ha scritto a Herbert durante tutta l sua vita, nelle quali vengono svelati dei segreti, descritte esperienze forti della sua vita durante la guerra ed alcuni stati d’animo che la nostra meravigliosa protagonista prova nell’affrontare le numerose e diverse difficoltà della sua esistenza.

Accanto alla descrizione di una splendida figura femminile, fin troppo perfetta e positiva, viene fotografata la tragedia di quegli anni in una Germania diventata matrigna anche per il suo popolo.

Forse avrei gradito che l’autore indagasse in modo più approfondito alcuni aspetti della vita dei protagonisti: il desiderio di maternità di Olga, le difficoltà incontrate in età matura, alla comparsa  della sordità (forse metafora della sua scelta di non voler più ascoltare le voci del contesto umano ma di poter scegliere di interpretare il linguaggio delle labbra di chi e quando lo ritenesse opportuno e utile), ma anche le difficoltà  pratiche e psicologiche  incontrate da Herbert nella realizzazione dei suoi ambiziosi progetti, scavando nelle ragioni più profonde.

Sono comunque molto soddisfatta di questa lettura e colpita che una penna maschile possa aver descritto con tanta delicatezza una figura così intensa come quella di Olga. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2021

lunedì 21 luglio 2025

DOMANI E PER SEMPRE

 




Domani e per sempre – Ermal Meta –  

recensione a cura di Lilli Luini

 

Un romanzo come non ne escono quasi più, questo del musicista albanese alla sua prima prova di scrittore. Un romanzo monumentale, nel solco dei classici, che ci porta dentro la storia albanese della seconda metà del XX secolo.

Karjan, il protagonista, ha sette anni quando lo conosciamo. È il 1943 e lui vive in un paese sperduto nel nord dell’Albania, con il nonno. Perché c’è la guerra e i suoi genitori sono in montagna, partigiani che lottano contro l’occupazione nazista. Ed è proprio un soldato nazista, un disertore, a entrare nella fattoria del nonno, chiedendo aiuto. Il vecchio lo nasconde ed è la prima grande svolta della vita di Karjan: prima di essere un soldato, l’uomo era un professore di musica e in quella povera casa c’è, incredibilmente, un pianoforte. Seduto sulle ginocchia del tedesco, Karjan dimostra la sua grande attitudine e così la musica entra nella sua vita. Molte, moltissime, saranno le svolte che il bambino, poi ragazzo e poi uomo, conoscerà. La musica e l’amore sono le due guide su cui si muove la vita di Karjan, coinvolto suo malgrado in una fuga a ovest che lo terrà lontano dal suo paese per oltre vent’anni.

E qui veniamo allo sfondo del romanzo. L’Albania esce dalla morsa dei nazisti solo per finire sotto il tallone del comunismo, personificato da Erver Hoxha, dittatore spietato e paranoico, che per quarant’anni mantenne nel paese un clima di terrore. Dimenticata da tutti, l’Albania fu l’unica nazione del blocco sovietico a non aderire alla de-stalinizzazione, tanto che venne addirittura sancito l’ateismo di Stato. Il sistema di controllo interno era rigidissimo, i diritti umani sistematicamente calpestati.

L’autore riesce benissimo a infondere nel romanzo quel clima claustrofobico, da pericolo imminente nascosto ovunque, che si respirava in quegli anni. Quando Karjan viene invitato a Berlino Est per un concerto dei migliori studenti dei paesi del Patto di Varsavia, si ritrova lo stesso clima, la stessa cupezza, visibile anche nei palazzi che appaiono tristi, abbandonati.

Innumerevoli gli episodi che ci fanno rabbrividire, episodi di ordinaria sopraffazione, rivolta verso chi pensa e crede che un modello migliore di vita e libertà sia possibile.

Ermal Meta, in diverse interviste, ha ribadito che non si tratta di una biografia, men che meno di un’autobiografia, ma di un romanzo per il quale si è ispirato a moltissime storie tramandate e raccontate, con le quali è riuscito a scrivere un romanzo compatto, non privo di quei colpi di scena che spesso ci riserva la vita vera. Un romanzo pieno di dolore, certo, ma capace anche di non perdere mai la speranza perché, riflette Karja, forse è vero che la vita con una mano ti lancia nel vuoto e con l’altra ti afferra poco prima che tu cada al suolo.

Consigliato a chi cerca un romanzo appassionante, di quelli che ti prendono e non ti mollano più ma al contempo ti aprono uno squarcio su pieghe della Storia dimenticate.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022


domenica 20 luglio 2025

IL MORTO NON ERA DEL POSTO

 




Il morto non era del posto - Flavia Labre

 

📖Spiccioli di trama: siamo a Varasole, comune di fantasia situato in Liguria.  Qui, nei pressi della riva del mare, viene trovato il cadavere di un uomo. Accanto a lui una bottiglia semivuota di liquore. Le indagini quindi propendono per una fatalità. Aurora Veleda, gattara settantenne, molto curiosa di vedere da vicino il luogo della disgrazia si reca nelle vicinanze e fortuitamente rinviene un orologio molto particolare. Da lì si sviluppa tutta la vicenda che porterà alla luce segreti inconfessabili tenuti nascosti per decenni. 



🔥Punto di forza: essenzialmente il suo modo di scrivere. A me piace molto. Poi il saper inventare storie, situazioni, personaggi, sempre coinvolgenti e, in questo caso, anche divertenti. Il riuscire a trasmettere sempre inquietudine, anche in un romanzo leggero come questo. Il personaggio di Aurora, gattara per vocazione, ti rimane impresso. Simpatico e risoluto. Non mancano sorprese e colpi di scena. La capacità dell'autrice di passare con disinvoltura da un registro angosciante e sinistro ad uno giocoso e rilassato. 



🙁Punto debole: a mio giudizio tecnicamente e stilisticamente non ce ne sono. Ovvio che è un genere che mi appartiene poco. L'ho letto solo per il piacere di leggere una storia scritta dalla Labre. 



🏁Finale: alla fine l'assassino viene individuato e arrestato non senza un po’ di batticuore. Nelle pagine finali anche le vite dei protagonisti, che sono state scombussolate per tutto il romanzo, tornano alla solita routine. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
La Labre scrive veramente bene. È un piacere leggere i suoi libri e racconti. A prescindere dal genere a cui appartengono. Termini semplici ma corretti e appropriati che rendono la lettura scorrevole, senza intoppi, divertente e coinvolgente. Crea facilmente momenti di suspense e sorprese inattese. Io ho conosciuto la penna della Labre leggendo il racconto Ogni suo respiro e me ne sono innamorato. Questo cozy mystery le è servito per stemperare un po' la tensione emotiva tra un thriller e l'altro, almeno spero. Perché il noir è il suo habitat naturale ne sono certo e se leggerete Ogni suo respiro ve ne accorgerete. Ma posso immaginare che descrivere certe scene, inventare personaggi al limite, creare suspense e pathos non sia semplice e soprattutto produce "ansia", si ha bisogno di staccare ogni tanto da certe atmosfere. Allora ben vengano anche questi romanzi. Adesso la aspetto alla sua prossima storia thriller sono certo che mi emozioneró ancora. 

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 


sabato 19 luglio 2025

LA CARNE

 




La carne – Emma Glass -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Emma Glass esordisce con un romanzo breve e potentissimo, La carne, che scardina ogni aspettativa narrativa per affondare il bisturi in una materia viva, pulsante, disturbante. È la storia di uno stupro, sì, ma raccontata come fosse una fiaba grottesca, surreale, claustrofobica, in cui i confini del reale si liquefanno, lasciando spazio a un delirio poetico di carne, ossa, grasso e sangue.

La protagonista, una ragazza vegetariana, subisce una violenza da parte di un “uomo fatto di salsicce”. Quella che a prima vista potrebbe sembrare una trovata assurda, da libro per bambini, si rivela invece una potente metafora dell’orrore, dell’invasione corporea, dell’alienazione successiva al trauma. L’uomo fatto di carne diventa l’incarnazione del patriarcato, del desiderio maschile predatorio, della sopraffazione.

Glass non racconta la violenza con il realismo del reportage o del romanzo civile: la descrive con immagini visionarie, in una lingua scarnificata e ritmica. Il lessico è ossessivo, sensoriale, a tratti nauseante, come a voler far percepire fisicamente al lettore l’invasione, il dolore, la dissociazione.

La ragazza si sutura da sola, cerca di tornare alla normalità, ma il trauma la perseguita, prende forme mostruose, invade i sogni e la veglia, la casa, la scuola, l’acqua della piscina. L’unica soluzione sembra essere il ribaltamento della violenza: il barbecue finale, quasi cannibalico, in cui la vittima diventa carnefice, è al tempo stesso vendetta, catarsi e dissoluzione.

Il corpo diventa protagonista assoluto: corpo violato, corpo che muta, corpo che implode. E infine si spolpa, si riduce a osso, a nulla. Il finale, spiazzante, sembra dirci che non sempre si sopravvive al male, nemmeno quando lo si combatte.

La carne è un romanzo difficile, non per tutti. Non concede sconti, non offre redenzioni facili, non si preoccupa di risultare gradevole. È breve ma intensissimo, un pugno nello stomaco che continua a farsi sentire anche dopo la lettura. È una fiaba nera, una parabola sull’orrore e sulla trasformazione, una riflessione poetica sull’irreparabile.

In un panorama editoriale spesso rassicurante, Emma Glass emerge come una voce nuova, radicale, coraggiosa. La carne è un esordio che lascia il segno. E che difficilmente si dimentica.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2018

 


venerdì 18 luglio 2025

LE SETTE LEGGI SPIRITUALI DEL SUCCESSO

 




Le sette leggi spirituali del successo – Deepak Chopra –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non c'è una via alla gioia: la Gioia è la via" (Thich Nath Hanh)

"Il passato è storia, il futuro è un mistero e questo momento è un dono. Ecco perché viene chiamato presente".

Questo libro fornisce delle pillole di endorfine che una volta ingerite creano dipendenza.

Frasi semplici, accessibili a tutti.

Frasi Rivoluzionarie.

Alcune più di altre.

Ogni desiderio pianta un seme dentro di te.

Ogni seme, promessa di migliaia di foreste.

Affascinata da questa filosofia orientale, ho letto il libro tutto in un fiato in uno stato di totale estasi.

Poi, dopo aver avidamente divorato ogni parola, mi sono soffermata sui principi che regolano la crescita personale attraverso la connessione di mente, corpo e spirito.

Le sette leggi spirituali del successo propongono una mappa mentale, concettuale, del benessere che va oltre il materialismo e che deriva dall'armonia dell'universo, la comunione con la natura, dalle nostre abilità nascoste, dalla meditazione quotidiana.

È un invito a sognare, a scrivere righe di noi stessi e dei nostri desideri, a scoprire i nostri talenti e assecondare la nostra creatività, a vivere abbracciando la saggezza dell'incertezza, a prendere coscienza del presente andando oltre il passato, ma soprattutto, ad essere liberi da ogni condizionamento!

Alla fine del libro è previsto un programma di 4 settimane. Una regola ogni giorno.

Ho scoperto nuovi punti di osservazione del mondo, dove i problemi diventano occasioni di crescita. I sogni, foreste infinite di possibilità.

Prima di passare ad un'altra lettura e un altro viaggio culturale, mentre intorno regna il caos, mi siedo in riva al mare per contemplare: il tramonto, il presente e quello spazio, quasi magico, che alberga tra i pensieri.


anno di pubblicazione: 2019

 


mercoledì 16 luglio 2025

VERTIGINE

 




Vertigine - Franck Thilliez

 Recensione di Miriam Donati

 

Un Franck Thilliez che anche in questo libro non smentisce la fama di autore di thriller psicologici ricchi di suspense e noto per le sue storie angoscianti che impediscono al lettore di lasciare la lettura.

Usa un'arma che conosce fin troppo bene: la cattività. Sfrutta e manipola gli angoli più piccoli del cervello ed esplora tutti i meandri dei centri nevralgici alla ricerca delle fobie più profonde. Fobie che esplora in 330 pagine di oscurità, isolamento, freddo e abbandono. Come si fa a non impazzire sapendo che si precipiterà in una minacciosa e gelida voragine e che si scomparirà in fondo a un abisso ostile fin dalla prima pagina?

Basta immaginare per qualche secondo come si potrebbe reagire alla notizia della certezza che si sta per morire. Cosa accadrebbe al cervello? Come si reagirebbe se ci si trovasse accanto altre persone nella stessa situazione?

Domande che Jonathan Touvier e altre due persone dovranno porsi perché si ritrovano in questa orrenda situazione. Jonathan, padre di una giovane ragazza di nome Claire – al contrario di oscura? – e marito di Françoise, malata terminale di leucemia.

È incatenato al polso da una catena con un secondo individuo, Farid, un giovane arabo, anche lui incatenato, ma alla caviglia. Anche un terzo uomo, Michel, si trova in questa tana ghiacciata, libero di muoversi, indossa una maschera d'acciaio che esploderà se si allontana oltre una certa distanza dalle altre due persone. Con loro c'è anche Pokhara, il fedele cane di Jonathan.

Hanno solo il minimo indispensabile per sopravvivere e su ciascuna delle loro giacche è scritta una frase:
Chi è il bugiardo?
Chi è il ladro?
Chi è l'assassino?

Cosa hanno fatto questi personaggi per meritare questo? Qual è il legame che li unisce? Fino a che punto riusciranno a spingersi per sopravvivere? Ci si rende conto che tutto ruota attorno a Jonathan, il narratore, un alpinista che ha dei segreti da nascondere.

Franck Thilliez gioca con i nervi del lettore con questo enigma machiavellico e soffocante. In questo abisso buio e gelido dove tre uomini, che sembrano non avere nulla in comune, si ritrovano bloccati. È in questo luogo ostile e tetro che devono scoprire perché sono rinchiusi qui. Termini come fiducia, promessa o aiuto reciproco hanno ancora senso quando la vita è totalmente in prestito? Al contrario ci saranno solo diffidenze, dubbi, bugie e paure. Questa orrida situazione, in cui sembra non esserci alcuna speranza, rivelerà i meandri tortuosi delle loro anime e il lato oscuro di ciascuno. Il loro istinto di sopravvivenza prenderà il sopravvento, i personaggi si distingueranno, si deformeranno e si indeboliranno. L'aiuto reciproco sembra essere la soluzione migliore, ma fino a che punto la vita dell'altra persona conta di più? In queste condizioni atroci e inimmaginabili anche il lettore è immerso nel buio più totale. Rivelando gradualmente dei tre personaggi i punti di forza, le loro debolezze e i loro segreti, Thilliez, con la sua scrittura emozionante e padroneggiata perfettamente, aumenta la tensione a ogni pagina, distilla riflessioni sulla paura, la vigliaccheria, l'identità sessuale con un filo conduttore come barra: la necessità e il libero arbitrio. Brevi capitoli rafforzano questo clima terribile e oppressivo.

Conclude la sua storia claustrofobica in un modo che farà riflettere a lungo alla fine della lettura di questo thriller oscuro, implacabile, inquietante.
Nell’epilogo dice: "Questo romanzo ha una sola soluzione. E non è necessariamente quello che pensi”. Ebbene, forse occorrerà rileggere Vertigine, giusto per controllare alcune cose.

Un piccolissimo dettaglio fa la differenza...

 

Genere Thriller

Anno di pubblicazione 2023


martedì 15 luglio 2025

AMARE UNA VOLTA

 




Amare una volta - Davide Mosca -

recensione a cura di Elisa Caccavale


In Amare una volta (Salani, 2021) Davide Mosca intreccia una storia d’amore intensa e struggente con il dramma storico della Resistenza, ambientando il racconto tra le colline delle Langhe del Belbo. Protagonista del romanzo è Virginia Costamagna, una giovane donna che, al termine della Seconda guerra mondiale, incontra il partigiano Italo. La guerra alla sua famiglia ha portato via tanto, troppo: figli, ricchezza, serenità. I padroni di un tempo sono solo l’ombra di ciò che erano stati, ma Virginia continua a guardare la vita con fierezza, cercando di difendere ciò che è rimasto e ciò che di nuovo, e bello, potrebbe nascere: l’amore, per esempio. L’amore con Italo nasce dunque in un tempo ostile, tra tensioni familiari, ideologiche e sociali, e si sviluppa con forza e fragilità insieme, come solo gli amori impossibili sanno fare, spingendo la vicenda dei due giovani verso un destino forse già scritto.

Amare una volta è un romanzo che intreccia amore, memoria e ferite storiche non del tutto rimarginate. Il loro amore, nato in un contesto di violenza e resistenza, è segnato da tensioni familiari e da una comunità che non dimentica né perdona.

Uno degli elementi più riusciti del romanzo è senz’altro l’ambientazione: Mosca descrive le Langhe con grande sensibilità, restituendone l’anima aspra e poetica. Le colline, le vigne, le case in pietra e il silenzio delle campagne diventano parte viva della narrazione, quasi personaggi anch’essi, capaci di riflettere l’interiorità dei protagonisti. Anche la scrittura si distingue per finezza e intensità emotiva: è elegante, misurata, ma capace di toccare corde profonde senza mai cedere al melodramma.

Tuttavia, il romanzo soffre in alcuni punti di un’eccessiva lentezza: certi passaggi, soprattutto verso la parte conclusiva del romanzo, risultano ripetitivi e dilatati oltre il necessario, rischiando di rallentare il ritmo narrativo.

Il vero punto debole, però, è il finale. Dopo aver costruito con cura atmosfere, personaggi e intrecci, Mosca chiude la storia con un taglio troppo netto, quasi improvviso, che lascia in sospeso nodi emotivi e narrativi importanti. La sensazione è quella di un racconto interrotto, che avrebbe meritato un epilogo più ampio e strutturato, all’altezza della profondità mostrata fino a quel momento.

In sintesi, Amare una volta è un romanzo intenso, ben scritto e ricco di suggestioni, che riesce a far rivivere una pagina dolorosa della nostra storia attraverso la forza di un amore contrastato. Peccato per un finale che non rende piena giustizia al cammino intrapreso.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2021


lunedì 14 luglio 2025

LA CASA SUL FIUME

 




La casa sul fiume - Lena Manta -

recensione a cura di Patrizia Zara



Premesso che difficilmente scelgo di leggere saghe familiari che di solito (almeno quelle che ho letto finora), se non scritte da una mano talentuosa scadono in un rosa più che sbadito, e romanzi etichettati come "narrativa femminile" proprio per lo stesso motivo del rosa déjà-vu.
Più leggo e più mi rendo conto che preferisco romanzi che non hanno etichette di genere e toccano aspetti più ampi, che scavano nel profondo.
Ma è estate, c'è caldo e il cervello con i suoi ingranaggi fa fatica ed è bene non sforzarlo più del dovuto.
Per tale ragione mi sono convinta che è meglio lasciarsi trascinare da una storia senza troppe riflessioni, enigmi, considerazioni.
Ecco perché, pur sapendo di trovarmi di fronte a un romanzo esclusivamente romantico e passionale, ho intrapreso la lettura de "La casa sul fiume" della scrittrice greca Lena Manta (questo mi ha incuriosita - vediamo come scrivono le scrittrici greche).
Il romanzo praticamente è diviso in tre parti ideali: un antefatto, un corpo centrale suddiviso in cinque capitoli e quello finale. Nell'antefatto troviamo l’intesa storia d’amore della coriacea Teodora e la nascita delle sue cinque figlie. Le ragazze nascono e crescono, fino all’età da marito, in un villaggio greco piccolo e senza prospettive alle pendici del monte Olimpo, dimora degli dei, e attraversato da un fiume dove, secondo un'antica leggenda, la dea dell'amore, Afrodite, faceva il bagno. La loro casa è proprio sul quel fiume.
Le cinque ragazze crescono belle e forti e possiedono tutte un fascino irresistibile e ammaliante proprio come la loro mitica antenata ma sono anche capricciose e inquiete perché desiderose di conoscere la vita oltre il piccolo villaggio. Piccole anime affette da bovarismo.
A questo punto, dopo che una dopo l'altra conquista il cuore del forestiero di turno giunto per caso nel loro piccolo villaggio, intraprendono ognuna il proprio percorso così come avevano sognato. Diventano ricchissime e coltissime e anche famose.
E così ognuno di loro avrà il suo capitolo: Melissanthi, Iulìa, Aspasìa, Polixeni, Magdalini, fino a giungere all'ultimo paragrafo "Il ritorno".
L'inizio risulta piacevole di alte prospettive e si lascia leggere con molta facilità e con una certa trascinante curiosità sebbene pieno di luoghi comuni e cliché. Sorvoliamo.
Purtroppo dopo qualche capitolo il tutto comincia a scadere in una forma ripetitiva fino al limite del banale.
L’epilogo è illeggibile, inverosimile, ridicolo.
Peccato. Peccato perché lo stile non è per nulla scipito, anzi a volte è molto articolato per il genere trattato. Bastava non esagerare con le ripetizioni, con gli aspetti rutilanti di passione e rendere il ritorno più credibile senza scadere in una favoletta quasi al limite dell'offensivo. Una Sveva Casati Modignani greca!
Mi sa che lo regalerò a qualcuna che ama il genere.
Periodicamente ci casco che vi devo dire anch'io ho un animo femminile che cerca disperatamente di immergersi nei sogni, quelli improbabili che al risveglio lasciano inevitabilmente l’amaro in bocca
Alla prossima caduta libera.
Lo consiglio? Non lo so. Se ha venduto 2/milioni di copie (così dicono) fortunatamente non siamo tutti uguali.

"Perché anche se vai lontano, ci sarà sempre qualche posto ancora più lontano. Se ti arrampichi in cima a una montagna, vedrai che accanto ce n’è una ancora più alta. Così a un certo punto si sente il bisogno di mettere radici da qualche parte"


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

 


domenica 13 luglio 2025

IDENTITA' NEGATE

 




Identità negate - Ferdinando Salamino - 

recensione a cura di Gino Campaner 


 📖Spiccioli di trama: Nadia è una ragazza solare e spensierata, amica sincera, sempre pronta ad aiutare. Viene trovata senza vita nella camera di una villa dove un gruppo di studenti, suoi compagni di classe, sta facendo baldoria durante una festa, di fine anno scolastico, non proprio innocentissima. Iniziano le indagini condotte dalla procuratrice Tagliaferri. Quello che piano piano emergerà va oltre ogni immaginazione. 

 🔥Punto di forza: Salamino crea un altro protagonista che non può lasciare indifferenti. Dopo Michele Sabella è la volta di Ivan Castelli. Un criminologo cinico e anaffettivo. Con una moglie che non ama, ed una figlia (Nadia) per la quale non dimostra nessun affetto. Freddo e insensibile, solo dedito al suo lavoro di profiler. Anche la procuratrice Sonya Tagliaferri ha un posto speciale nello sviluppo del romanzo. Determinata sul lavoro, sensibile ed empatica nella vita. Trama che coinvolge, scrittura che cattura. Inquietudine e emozioni si susseguono, in una storia piena di pathos e sorprese. 

🙁Punto debole: come consuetudine con i romanzi di Salamino leggiamo una storia a forte impatto emozionale, con personaggi che arrivano dritti al cuore. Ma quello che Salamino a suo tempo ha costruito intorno al personaggio di Michele Sabella per me rimane inarrivabile. Quella trilogia, soprattutto il primo volume, per me resta inavvicinabile. Almeno per ora... 

🏁Finale: quasi un doppio finale. Nel primo si conclude l'indagine sulla morte di Nadia. Si conosce finalmente il nome dell'assassino. Nel secondo un lungo interrogatorio chiarisce il ruolo di Ivan in tutta la vicenda. Entrambe creano attesa e suspense. Le ultime pagine, dolorose e toccanti, ci fanno  scoprire un Ivan Castelli inaspettatamente meno cinico e freddo. 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
In questo romanzo, in questa storia, anche chi non ha commesso materialmente il delitto non può ritenersi innocente. Sono tutti, anche solo moralmente, colpevoli. Che poi è un po’ la storia di tutti i delitti. Il colpevole è uno solo ma per riuscire a commettere il crimine si è potuto giovare dell'indifferenza o della complicità di molti. Nel romanzo colpevoli e non, col loro disdicevole comportamento, hanno contribuito a creare i presupposti per i fatti tragici che si sono verificati. Bugie, omissioni, manie, mancanze. La meno colpevole è probabilmente colei che ha subito l'oltraggio più grande, Nadia. Ancora un ottimo romanzo di Salamino che una volta di più, in maniera magistrale, mette a nudo le ossessioni ed i peccati dell'animo umano. 


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2025

 


sabato 12 luglio 2025

MALE DENTRO

 




Male dentro – Jo Burnette -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Da qualche tempo ho finito Male dentro di Jo Burnette e ancora adesso ne porto addosso l’inquietudine. Quel tipo di inquietudine che si incolla alla pelle e rimane lì, anche quando chiudi il libro, spegni la luce, e pensi di aver lasciato tutto alle spalle.

La sensazione è simile a quella che ho provato la prima volta che ho visto Donnie Darko. Un film che è diventato per me un punto di riferimento emotivo, un faro nel buio quando si tratta di storie che sanno scavare nella mente, nel tempo, nella colpa, nei paradossi interiori e temporali. Ecco, Male dentro mi ha dato la stessa vertigine. La stessa sensazione di trovarmi sospesa tra ciò che è reale e ciò che potrebbe non esserlo. Tra un presente fragile e un passato che torna a reclamare tutto. O forse un passato che non è mai stato, ma che avrebbe potuto essere, se solo.

Jo Burnette costruisce un mondo cupo, elettrico, teso come una corda tirata al limite. Berlino Est, 1979. L’aria pesante di una centrale esplosa, le emanazioni tossiche che si insinuano silenziose e invisibili in un corpo innocente. L’inizio sembra quasi scientifico, distaccato. Ma poi comincia la discesa. E non c’è più nulla di razionale, o meglio: ogni razionalità viene riscritta secondo una nuova grammatica, quella del paranormale, della psiche deviata, del legame fraterno che diventa gabbia, incubo, specchio deformante.

E in mezzo a tutto questo, c’è l’adolescenza. Quel periodo instabile, amplificato, dove ogni dolore si moltiplica per mille. Dove la colpa non è mai piccola. Dove i pensieri sono schegge. E Burnette riesce a dare voce proprio a questo: al rumore bianco della mente di un ragazzo che comincia a sentire che qualcosa, dentro di lui, si è spezzato. Forse da sempre. Forse per colpa di qualcun altro. Forse per una maledizione scritta nel sangue, nel DNA, nel destino.

La sua prosa è un pugno. Lirica, tagliente, coraggiosa. Totalmente distante da tutto quello che gira nel panorama mainstream. Male dentro è un romanzo che ha il coraggio di osare: nella struttura, nella lingua, nel messaggio. E non fa sconti. Non cerca di spiegare tutto. Non ti prende per mano: ti butta dentro e ti lascia lì. Sta a te decidere se affondare o galleggiare.

L’ho amato perché mi ha disturbata. Perché mi ha riportata in quel territorio emotivo che conosco bene: quello in cui sogno e realtà si confondono, in cui il dolore si fa lucido, e le immagini ti restano impresse come cicatrici. 


genere: horror

anno di pubblicazione: 2024


venerdì 11 luglio 2025

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI E GODERSI LA VITA

 




Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita- G.C. Giacobbe - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Vecchio paradosso di Zenone di Elea diceva che se il tempo scorre il tempo non esiste, perché l'istante non potendosi fermare non c'è: appena comincia è già finito".

È stato un viaggio veloce, inaspettato, irrazionale.

Ho esplorato i meandri della mente umana attraverso una scrittura semplice, diretta, ironica e un pò fuori dalle righe.

Il libro non è solo un manuale tascabile di psicologia.

È molto di più.

Un saggio pieno di suggerimenti pratici, di metafore, esempi, riferimenti (anche ironici) a tecniche psicologiche orientali - quali quelle buddiste, zen e yogistiche - 

per prevenire le nevrosi, i circoli viziosi che conducono a stress, ansie e pensieri negativi, ma soprattutto a inevitabili seghe mentali.

Molto interessante il suo punto di vista.

Il pensiero come risposta alla memoria, come metodo al pari del sogno per allentare la tensione "elettrica" creata nel cervello.

Il testo comunque è un invito a pensare meno, a godersi la vita, a ridere e soprattutto ad imparare a distinguere cosa è reale da ciò che non lo è.

Ho apprezzato la spiegazione e il suggerimento dell'uso dei mantra per uscire da circoli viziosi della mente.

Della tecnica dell'osservazione passiva, del respiro profondo e soprattutto della "presenza mentale" come metodo per acquisire "consapevolezza" di ciò che accade fuori o dentro di noi.

È stato un viaggio quasi onirico per certi aspetti, specie nell'ultimo capitolo.

Dove con un dialogo più intimo, profondo, quasi poetico, questo brillante professore racconta gli "incontri" e ci fornisce un perfetto esempio di osservazione, accettazione, consapevolezza del mondo che ci circonda.


genere: altro

anno di pubblicazione: 2012

 


mercoledì 9 luglio 2025

VIOLETA

 





Violeta - Isabel Allende -

recensione a cura di Stefania Calà


"Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta del 1920, l'anno del flagello".
Inizia così questo romanzo di Isabel Allende pubblicato nel 2022.
Violeta è una donna straordinaria che, prima di morire, decide di narrare la sua lunga vita a Camilo (si scoprirà solo a lettura inoltrata chi sia quest'uomo a cui la donna si racconta senza veti e senza pudicizia).
Violeta ha vissuto una vita piena, ricca, a tratti ribelle. Nasce nel 1920, durante la pandemia della spagnola, e muore nel 2020, durante il coronavirus.
In questo delicato e appassionato racconto, la donna ricorda i suoi amori, le sue conquiste lavorative, ma parla anche della dittatura cilena, della tragedia dei desaparecidos, della violenza domestica e di tutto quello che lei è riuscita a fare per dare un contributo vero e tangibile in favore delle donne vittime di violenza di genere.
Ma non solo. Violeta è anche una mamma fragile, che soffre per la sorte dei suoi figli. Ed è una donna che conosce l'amore, la passione, la ricchezza e la disperazione.
Quello della Allende è un romanzo intenso, scritto (neanche a dirlo) benissimo, che incanta e commuove.
Ciò che, ai miei occhi, lo penalizza è la forma narrativa: è tutto sotto forma di racconto e questo, alla lunga, stanca un po'.
Ma è un racconto bellissimo (e anche storicamente interessante).
Voto 7/10

CIT. "Ogni momento lontano da lei era vita persa."
CIT. "Il tempo si misurava in piogge, raccolti e disgrazie."
CIT. "L'unica cosa bella dei bambini è che crescono."
CIT. "L'affetto si coltiva, Camilo, bisogna annaffiarlo come una pianta, e invece noi avevamo lasciato che si seccasse."
CIT. "La distanza sfuma i contorni e il colore dei ricordi."
CIT. "Non credere di essere speciale o migliore degli altri e ricorda che è il chiodo più sporgente il primo a essere martellato."
CIT. "Non pensavo alla morte perché ero entusiasta della vita."
CIT. "C'è un tempo per vivere e un tempo per morire. E tra i due, c'è il tempo per ricordare."


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022


BAMBINI LUPO

 




Bambini lupo - Vera Buck -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il romanzo Bambini lupo, di Vera Buck (Giunti – 2024) è ambientato in una remota valle alpina, la vicenda ruota intorno a Jakobsleiter, una comunità isolata che rifiuta ogni contatto con il mondo moderno. I protagonisti sono Jesse e Rebekka, due adolescenti che scendono al villaggio per andare a scuola, e la piccola Edith, silenziosa e misteriosa. Parallelamente, Smilla, una giovane giornalista tormentata dalla scomparsa di un’amica dieci anni prima, inizia a indagare su una serie di sparizioni di ragazze nella regione. Il lettore scopre presto che dietro l’apparente tranquillità della comunità si cela un predatore umano, non un lupo vero, e il crescendo di tensione emerge dall’intreccio tra la natura selvaggia e la psicologia dei personaggi.

Vera Buck offre un debutto solido e suggestivo, capace di creare un’atmosfera cupa e inquietante: le montagne, le grotte e i boschi diventano quasi personaggi, e la cornice fiabesca (in stile Grimm) amplifica l’alone di mistero. L’approccio corale – con punti di vista alternati – arricchisce la narrazione, anche se in alcuni momenti può diluire il ritmo.

L’aspetto più riuscito del romanzo è la capacità di generare ansia, soprattutto quando la narrazione si concentra sulle vittime: gli episodi che riguardano le ragazze scomparse, narrati in prima persona, intensificano il senso di vulnerabilità. Grazie a capitoli brevi e spesso conclusi sull’orlo di una svolta, il lettore rimane col fiato sospeso: «il fiato sospeso con cui ci lascia l’autrice ad ogni fine capitolo» è un elemento ricorrente nelle recensioni. Emerge così una tensione palpabile, perché si percepisce continuamente che il pericolo è dietro l’angolo – un sospetto che si insinua nei pensieri fino a diventare ansia pura.

Bambini lupo è un thriller psicologico avvincente, con una capacità notevole di far sentire il lettore in bilico tra bellezza selvaggia e paura primordiale. Le scene dedicate alle vittime sono gestite magistralmente, generando quella sensazione di ansia costante che ti fa voltare pagina – un ottimo esordio per Vera Buck. Se ti piacciono i thriller a claustrofobia alpina con atmosfera gotica e tensione continua, questo romanzo fa al caso tuo.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024