Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post

domenica 14 giugno 2026

CINQUE PICCOLE AFFAMATE

 




Cinque piccole affamate - Valerio De Santis -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: è risaputo che le più note favole e filastrocche per bambini poi così tanto innocenti e tranquille non lo sono. Spesso contengono situazioni e personaggi inquietanti. Certo i bambini le utilizzano per addormentarsi senza chiedersi cosa accade veramente ai personaggi delle favole ma ad un'analisi più attenta vengono i brividi a conoscere certi dettagli. Cinque piccole affamate e una filastrocca all'apparenza innocente. Ma se la si analizza bene.... 

 

🔥Punto di forza: storia originale. Ritmo, tensione. Atmosfera inquietante. Personaggi singolari. Tutto ha origine da una filastrocca. Quella che un papà raccontava sempre alle sue figlie per farle giocare insieme. La mettevano anche in scena e non sempre si era d'accordo sui personaggi da interpretare... 



🙁Punto debole: tecnicamente non ne ho ravvisati. La lettura scorre piacevolmente, senza intoppi. Ovvio che deve piacere il genere. 



🏁Finale: la parte finale del racconto svela il perché di tutto ciò che è avvenuto fino a quel momento nel romanzo. I motivi per cui le cose sono andate in un certo modo. Un finale sorprendente che ribalta le convinzioni che ci si era fatti fino a quel punto. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐💫 
Il romanzo mi è piaciuto. Leggendo questa storia mi sono di nuovo messo alla prova. Il precedente romanzo che avevo letto della Delos Digital, sempre appartenente alla medesima collana (Innsmouth) di questo, mi aveva colpito di più, forse perché aveva meno elementi soprannaturali e di fantasy. Il weird era bilanciato da momenti thriller e noir. Qui invece l'horror abbinato al fantasy è preponderante mettendomi in difficoltà per giudicarlo. Riconosco la bontà del lavoro ma è un genere che non mi appartiene.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 260

editore: Delos Digital

 


venerdì 12 giugno 2026

LA TEMPESTA DEL SECOLO

 





La tempesta del secolo – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'INFERNO È RIPETIZIONE".

Con questa spaventosa consapevolezza inizia il mio nono viaggio nel multiverso di King: un copione cinematografico lungo 433 pagine!

Sono tornata nell'isola che non esiste: mi ritrovo nella Main Street di LITTLE TALL ISLAND, apparentemente settant'anni dopo l'omicidio del marito di DOLORES CLAIBORNE.

Ma i conti non tornano!

Tra queste pagine si assiste a un vero e proprio corto circuito temporale.

Se l'eclissi legata al delitto di Dolores risale al 1963, il mio sbarco su quest'isola avviene invece durante la "tempesta del secolo" del 1989. Eppure il tempo qui sembra relativo: Little Tall Island è un luogo sconosciuto alle mappe, intrappolato nei segreti inconfessabili dei suoi stessi abitanti.

Il destino di questa comunità sembra evocare quello della colonia perduta di Roanoke del 1587, il cui enigma è racchiuso in un'unica, spettrale traccia incisa su un albero: la parola "CROATOAN".

Storicamente, non si scoprì mai che fine fecero quei coloni, scomparsi come inghiottiti da una tremenda tempesta.

Seguendo questi indizi, che sembrano anticipare sinistramente cosa accadrà, mi sono preparata all'arrivo di Linoge, un'oscurità millenaria che tiene sotto scacco l'intera isola.

Ma ciò che mi fa più paura è il silenzio e il considerare il compromesso.

E quando quella stessa, infame parola minaccia nuovamente di essere incisa sui muri della città, il messaggio diventa spietato ed inevitabile: NESSUNO È INNOCENTE in questa tempesta morale che infuria nel cuore degli uomini.

Siamo dunque tutti condannati a ripetere i nostri peccati in eterno?

Quanto è alto il prezzo delle nostre scelte?

La paura può trasformare una civiltà in branco?

Non c'è dubbio che il silenzio difronte al male ci renda tutti complici! "Dategli ciò che vuole e se ne andrà!"

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 432

editore: Sperling & Kupfer

domenica 31 maggio 2026

QUELLO CHE RESTA

 




Quello che resta - Simone Capodicasa -

recensione a cura di Gino Campaner


📖Spiccioli di trama: Eugenio ha bisogno di una pausa. Troppi impegni, troppi doveri. Si sente sopraffatto. D'accordo con la sua famiglia parte per un viaggio in bicicletta, sua grande passione. Tutto procede per il meglio anche se ogni giorno deve affrontare situazioni singolari. Un giorno viene sorpreso da una pioggia torrenziale e si rifugia all'interno di un casolare, in un bosco, apparentemente abbandonato. 

 

🔥Punto di forza: la passione con la quale scrive Capodicasa, e che traspare ad ogni pagina. Non c'è dubbio (almeno questa è la mia impressione) che questo racconto raccolga buona parte delle sue esperienze personali e che sapientemente vengono rielaborate all'interno del romanzo. In più il libro è dedicato al padre e si capisce bene il perché al termine della storia. Un libro scritto con forza e coraggio.  Il racconto poi coinvolge e appassiona fin dalle prime battute. Merita di essere letto.

 

🙁Punto debole: non rappresenta un punto debole del libro ma piuttosto uno mio. Un romanzo che se non mi fosse stato suggerito non avrei letto. Mi son lasciato convincere. Risultato: mi ha tenuto incollato alle pagine, soprattutto perché ero curioso di vedere dove andasse a parare. Ad un certo punto la situazione era talmente ingarbugliata che mai lo avrei interrotto. Volevo capire come ne sarebbe venuto fuori l'autore. Lo ha fatto alla grande. Senza sbagliare una mossa. Ero scettico, mi son dovuto ricredere. Un genere non perfettamente nelle mie corde ma che sono contento di aver affrontato. Mi ha soddisfatto. 


🏁Finale: amaro. Non scontato. Coraggioso. Vero. Un romanzo mai banale con un finale in linea con le pagine che lo hanno preceduto. 


🎓Giudizio complessivo:  🌟🌟🌟🌟
Quasi un libro autobiografico visto che il protagonista, Eugenio, ha avuto quasi le  stesse esperienze di vita dell'autore. Al di là di questo credo di poter dire che Capodicasa ha scritto un romanzo originale e coraggioso. Una storia con tante sorprese e che mantiene per tutta la sua durata un'atmosfera di inquietudine e di dubbio. Man mano che il racconto procede le situazioni ambigue ed inverosimili si moltiplicano ma avranno alla fine una spiegazione plausibile. Un lavoro curato che merita attenzione. Un'ultima annotazione la merita la Delos digital perche in questa collana (Innsmouth) ha raccolto molti titoli interessanti che mi sono prontamente annotato e che spero avrò modo di leggere. 


genere: horror

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 180

editore: Delos Digital

 


venerdì 29 maggio 2026

INCUBI E DELIRI

 




Incubi e deliri – Stephen King –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non sei tu a possedere il tempo, ma è il tempo che possiede te".

Si è concluso così il mio ottavo viaggio di 855 pagine sulla nave del Re: Quattro mesi immersa nella nebbia del Maine tra Incubi e deliri.

Navigare tra terrore e soprannaturale dei vari racconti è stato intenso e pieno di sensazioni contrastanti.

Non è tra le mie opere preferite di King, ma in esso ho trovato dei pezzi unici che ho adorato.

Mi sono persa nel deserto con la vendetta de la cadilac di Dolan.

Ho amato la follia e la stranezza del il dito e di denti chiacchierini.

Ho avuto paura in Popsy, dove all'improvviso il predatore diventa preda.

In parto in casa ho trovato il brivido delle paure primordiali mentre in Hanno una band dell'altro mondo ho adorato l'ambientazione maledetta, la casualità, l'esplorazione delle leggende del rock.

Il viaggio, però, ha avuto qualche battuta di arresto. Alcuni racconti non mi sono piaciuti: troppo lenti o cervellotici, embrinali, poco chiari o estremamente enigmatici.

Eppure, nonostante le pause e la stanchezza, non ho mai pensato di chiudere la porta.

Perché c'è qualcosa di magico nelle sfumature di King che tiene inchiodati alle pagine, fino all'ultima riga.

Il colpo di grazia? La fine. Quelle note mi hanno lasciato addosso una malinconia inaspettata.

La Genesi di ogni incubo e i fili che si intrecciano legando ogni storia mi hanno fatta sentire parte di un disegno più grande.

Forse ogni storia è la chiave di una parte del suo grande multiverso.

È stato come un giro di giostra: una volta a terra, ho avuto subito voglia di fare un altro giro!

Mi è piaciuta molto anche l’intervista alla fine perché mostra l'uomo che si nasconde dietro al mito.

Più di ogni altra cosa, ho adorato il fatto che mi ha fatto viaggiare indietro negli anni pensando a zio Tibia, mitico presentatore di creepshow dei fumetti horror anni '50.

Sono già pronta per il mio prossimo viaggio con King: la tempesta del secolo mi attende!

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 1993

pagine: 849

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 17 aprile 2026

DOLORES CLAIBORNE




 


Dolores Claiborne – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Certe volte una donna deve fare la carogna per sopravvivere. Certe volte è tutto quello che le resta".

Non ne ho mai abbastanza dei viaggi con King.

Questo è stato puramente psicologico, privo di mostri o elementi soprannaturali: mi sono ritrovata stretta in un dramma che si consuma interamente tra le mura domestiche in una piccola isola.

Ho ascoltato la confessione di Dolores, accusata dell'omicidio della sua datrice di lavoro, Vera Donovan.

La sua deposizione precipita nell'oscurità in un pozzo pieno di segreti: il complesso rapporto con Vera, i suoi fantasmi, la verità sulla morte di suo marito, avvenuta anni prima.

Mi ha colpito la struttura: un monologo di 277 pagine senza alcuna interruzione.

Un flusso ininterrotto che scava nella paura, nella violenza e nella solidarietà femminile estrema.

È un racconto sull'amore materno e sul prezzo terribile che si paga quando, per sopravvivere, si è costretti a diventare "carogne".

È affascinante quanto le vite delle due donne siano speculari.

L'assenza di capitoli ha reso il ritmo serrato. La voce di Dolores, così cruda, mi ha tenuta incollata fino alla fine.

Ho cercato di trovare la luce in fondo ai suoi oscuri ricordi.

Il conflitto che alimenta l'intera storia precipita tra vendetta e sacrificio, in una tragedia che travolge la vita delle due donne: due MADRI pronte a tutto per i loro FIGLI.

Ancora una volta, King ha portato alla luce l'orrore più mostruoso. Quello che si annida tra le pieghe dell'animo umano: in un segreto di famiglia, in un trauma e persino nell'ombra di un'eclissi.

Un occhio che si chiude alla luce per abbracciare l'oscurità.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 278

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 27 febbraio 2026

ELEVATION

 




Elevation – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Ogni volta che viaggio con King è come se aprissi un'altra porta nel suo multiverso letterario.

È incredibile la capacità di raccontare la meraviglia.

Rispetto ad altri romanzi già letti, il carattere dei personaggi è poco approfondito.

Lo stile è più asciutto, essenziale e c'è tanto spazio per le riflessioni umane.

Sono volata fino a CASTLE ROCK per conoscere Scott Carey.

Un omone che perde peso ma che inspiegabilmente conserva il suo aspetto fisico inalterato.

Un viaggio surreale, SENZA ALCUNA PAURA, di 195 pagine. Il cui ritmo serrato, scorrevole, mi ha tenuta incollata fino alla fine.

Per tutto il tempo mi sono chiesta cosa sarebbe successo il giorno in cui il suo peso fosse diventato zero, quali sarebbero state le ripercussioni di questa trasformazione sugli abitanti di Castle Rock e soprattutto quale fosse il sottotesto di questo romanzo.

Ho visto consumarsi il conflitto tra pesantezza e leggerezza spirituale. Tra pregiudizio e accettazione. Odio e gentilezza.

Mi hanno colpito di Scott il suo cuore grande, la serenità nell'accettare il suo destino, la capacità di aiutare le sue vicine di casa (vittime di pregiudizio sociale), le connessioni che ha creato e l'impronta che ha lasciato.

Ho avuto modo di approfondire alcuni temi filosofici e formulare nuove ipotesi su chi siamo e qual è il nostro scopo in questa terra.

Ma soprattutto su quello stato di ESTASI e FELICITÀ che prova solo chi si eleva spiritualmente al di sopra di tutto e tutti; chi decide di vivere consapevolmente l'ETERNO PRESENTE.

Ha ragione King. Il TEMPO e il PESO sono costrutti umani, gabbie mentali, misure irrilevanti che non possiamo controllare e che ci ancorano alla morte.
Dobbiamo imparare a GUARDARE OLTRE LA SUPERFICIE delle cose, a MERAVIGLIARCI del mistero che avvolge quell'enigma profondo di cui noi stessi siamo parte.
E che le uniche cose su cui dovremmo concentrarci sono il presente, la qualità dell'esistenza e i rapporti umani.

"Il peso, la massa, la realtà: un unico mistero, che ci circonda".

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 116

Editore: sperling & Kupfer

 


venerdì 7 novembre 2025

IL TALISMANO

 





Il talismano - Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Durante il mio viaggio letterario ho conosciuto Jack "viaggiante".
Un ragazzino vivace di 12 anni dal cuore grande partito alla ricerca di questo misterioso TALISMANO per guarire la madre gravemente malata di cancro.
È questa idea, tragicamente romantica, che mi ha tenuta incollata fino alla fine di questa storia on the road.
Anch'io avrei voluto avere questa possibilità.
Viaggiare nelle pieghe del tempo e tra gli spazi di ogni dimensione ultraterrena solo per salvarla...

È stato un viaggio scomodo, estenuante, lungo 743 pagine, dal ritmo altalenante.
Ma anche un'avventura formativa, surreale e affascinante all'interno di un vero e proprio multiverso.
Ho adorato flippare tra la realtà e i territori di questo dark fantasy.
È stato come rivivere quel lontano stile di alcune storie degli anni 80 con un pizzico di malinconia.
Ho trovato geniale l'idea del plettro magico che muta ogni qualvolta si supera il confine tra i due mondi.

Ho attraversato l'America fino in California, e contemporaneamente i TERRITORI.
Dalla terrificante casa del sole alla Contrada maledetta, fino all'albergo Nero. Poi ho fatto ritorno ad Arcadia beach, nel New Hampshire.

I TERRITORI sono una piccola dimensione oscura dove vivono creature misteriose, lupi mannari, uomini alati che evocano gli uomini-uccello di Flash Gordon e persino alcuni gemellanti degli esseri umani in grado di viaggiare tra i mondi.
La cosa più inquietante e suggestiva è che tutto ciò che succede in questi luoghi si ripercuote nella nostra realtà.

È stata una lettura lenta, combattuta, piena di lunghi sospiri, guizzi di meraviglia.
Sentimenti contrastanti, che annaspavano tra le pagine e si perdevano all'interno delle maglie di mondi paralleli e in chissà quali galassie.

In alcuni momenti di stupefatta contemplazione dell'innocenza di JACK, mi è sembrato di vivere in un miraggio, nell'eco di altre storie, dove ho perso completamente la cognizione della realtà e del tempo.

In questo caos, però il talismano è stato il mio faro. Un oggetto pieno di simbolismo. Il nexus dei mondi possibili.
Un vero pilastro dell'ordine e del tempo cosmico del multiverso, ma anche il fulcro dell'armonia tra il bene e il male.

Ora che è tutto finito, ripenso all'avventura di questo piccolo eroe, al suo coraggio, a tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare e alla sua evoluzione caratteriale.
Sono certa che resterà tra i miei ricordi per molto, moltissimo tempo.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2014

 


venerdì 26 settembre 2025

THE SHINING

 




The shining – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Unica pecca del libro è la copertina! Per il resto che dire...

CAPOLAVORO!

Ho fatto un viaggio insolito fino in Colorado nel misterioso e spettrale Overlook hotel.

Dopo qualche pagina consumata a lume di candela ho optato per la luce del giorno, ma ho avuto comunque paura, sempre.

Mi ha turbato persino il "SILENZIO" in quel precario equilibrio sulla corda della follia.

È stato come annaspare in un sogno, lungo 554 pagine di pura tensione, tra metafore e simbolismi.

Nidi di vespe, ascensori da incubo, stanze proibite, parole criptiche (Redrum), orologi infernali.

Ho adorato i riferimenti a "la maschera della Morte rossa" di Edgar Alan Poe e quelli ad "Alice nel mondo delle meraviglie".

Rispetto al film, tutto è più profondo e fin troppo reale. Dimensione umana, pensieri, paure, sogni e fragilità dei personaggi.

La sua scrittura ipnotica e onirica non lascia scampo, specie quando vengono affrontati i temi forti: alcolismo, isolamento, lotta tra il bene e il male, la paura di ripetere gli sbagli dei propri genitori, di perdersi e di far male alle persone che ami, la luccicanza (cd. shining).

Il male descritto è una forza primordiale, ciclica, che non può essere debellata.

Chiunque può essere aggredito dalle forze maligne.

Qualcuno può aiutarci, sostenerci come accade nel mondo reale.

Almeno finché, noi non siamo in grado di lottare da soli con tutte le nostre forze tenendo vivo l'AMORE che abbiamo e andando avanti per la nostra strada qualunque cosa accada.

In questo mondo c'è più di quanto sembri e tanto su cui riflettere, soprattutto sull'amore che è l'unica nostra ancora di salvezza.

Tornando a casa, tra le tante immagini, una rimane incollata, inaspettatamente.

Così un'emozione scivola via, lontano, in un rivolo di lacrime dolci.

"Bisogna spostarsi in mezzo al lago se si vuole prendere un pesce che valga la pena di mangiare, ragazzo mio. È al largo che ci sono quelli grossi".

"Qui balene non ce ne sono! Certo che no. Quelle di qui sono...Balene rosa...e nuotano controcorrente per arrivare fin qui dall'oceano".

Suona come una magia. Un bagliore di speranza, dopo un incubo infernale.

So bene che le BALENE ROSA non esistono!

Eppure per un attimo chiudo gli occhi e sorrido pensando a quell'immagine criptica, lontana, baluginante e ricca di significati onirici e spirituali.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2024

 


sabato 12 luglio 2025

MALE DENTRO

 




Male dentro – Jo Burnette -

recensione a cura di Alice Bassoli

 

Da qualche tempo ho finito Male dentro di Jo Burnette e ancora adesso ne porto addosso l’inquietudine. Quel tipo di inquietudine che si incolla alla pelle e rimane lì, anche quando chiudi il libro, spegni la luce, e pensi di aver lasciato tutto alle spalle.

La sensazione è simile a quella che ho provato la prima volta che ho visto Donnie Darko. Un film che è diventato per me un punto di riferimento emotivo, un faro nel buio quando si tratta di storie che sanno scavare nella mente, nel tempo, nella colpa, nei paradossi interiori e temporali. Ecco, Male dentro mi ha dato la stessa vertigine. La stessa sensazione di trovarmi sospesa tra ciò che è reale e ciò che potrebbe non esserlo. Tra un presente fragile e un passato che torna a reclamare tutto. O forse un passato che non è mai stato, ma che avrebbe potuto essere, se solo.

Jo Burnette costruisce un mondo cupo, elettrico, teso come una corda tirata al limite. Berlino Est, 1979. L’aria pesante di una centrale esplosa, le emanazioni tossiche che si insinuano silenziose e invisibili in un corpo innocente. L’inizio sembra quasi scientifico, distaccato. Ma poi comincia la discesa. E non c’è più nulla di razionale, o meglio: ogni razionalità viene riscritta secondo una nuova grammatica, quella del paranormale, della psiche deviata, del legame fraterno che diventa gabbia, incubo, specchio deformante.

E in mezzo a tutto questo, c’è l’adolescenza. Quel periodo instabile, amplificato, dove ogni dolore si moltiplica per mille. Dove la colpa non è mai piccola. Dove i pensieri sono schegge. E Burnette riesce a dare voce proprio a questo: al rumore bianco della mente di un ragazzo che comincia a sentire che qualcosa, dentro di lui, si è spezzato. Forse da sempre. Forse per colpa di qualcun altro. Forse per una maledizione scritta nel sangue, nel DNA, nel destino.

La sua prosa è un pugno. Lirica, tagliente, coraggiosa. Totalmente distante da tutto quello che gira nel panorama mainstream. Male dentro è un romanzo che ha il coraggio di osare: nella struttura, nella lingua, nel messaggio. E non fa sconti. Non cerca di spiegare tutto. Non ti prende per mano: ti butta dentro e ti lascia lì. Sta a te decidere se affondare o galleggiare.

L’ho amato perché mi ha disturbata. Perché mi ha riportata in quel territorio emotivo che conosco bene: quello in cui sogno e realtà si confondono, in cui il dolore si fa lucido, e le immagini ti restano impresse come cicatrici. 


genere: horror

anno di pubblicazione: 2024


martedì 27 maggio 2025

I SETTE CORVI

 



I sette corvi - Matteo Strukul -

recensione a cura di Elisa Caccavale


I Sette corvi, romanzo di Matteo Strukul (2025, Newton Compton Editori, 288 pagine), si presenta come un thriller/horror contemporaneo, ambientato tra le nebbie del Nordest italiano.

Trama in sintesi


La storia ruota attorno all’ispettrice di polizia Zoe Tormen, che deve far luce sulla morte dell’insegnante Nicla Rossi ma questo evento tragico si mostra immediatamente misterioso e inspiegabile, come se l’artefice dell’omicidio non fosse un essere umano…

Eventi oscuri e presenze inquietanti sembrano legate a un misterioso passato che sembra voler tornare; tra sogni premonitori, apparizioni inquietanti e simbolismi cupi, Zoe si trova coinvolta in una spirale di eventi dai contorni sempre più oscuri. Il tutto si snoda tra atmosfere gotiche e paesaggi rurali, fino a una conclusione repentina e drammatica.

 

Commento
Pur apprezzando la penna di Strukul, autore che ha dimostrato grande talento nella narrativa storica, questo suo sconfinamento nell’horror mi lascia qualche perplessità. La trama, almeno in fase iniziale e sulla quarta di copertina, non lascia presagire un vero horror (piuttosto, a causa della presenza del medico legale Alvise Stella, citato anche nella trama, sembrerebbe preludio ad una di quelle serie poliziesche in cui due personaggi diversi ma complementari si affiancano per risolvere casi misteriosi) e ciò potrebbe spiazzare chi si approccia al romanzo con aspettative diverse. Inoltre, per quanto il libro sia scorrevole e dotato di una buona tensione narrativa — tanto da spingere il lettore a voltare pagina con curiosità — l’effetto disturbante o spaventoso tipico del genere horror risulta piuttosto attenuato. Alcune citazioni che rimandano a Gli uccelli di Hitcock non sono sufficienti a generare un’atmosfera perturbante, quanto piuttosto talvolta un po’ splatter.

Senza poter dire molto per non rivelare troppo, originale la scelta del “narratore” e del punto di vista in alcune parti, anche se personalmente non ho apprezzato del tutto l’idea di attribuire pensieri e parole umane ad alcuni animali. Per quanto simbolica o suggestiva possa essere come scelta stilistica, in più di un’occasione mi è sembrata forzata e poco coerente con l’atmosfera che il romanzo cercava di costruire.

Il personaggio principale, Zoe, appare poco credibile in alcune sue scelte e azioni, specialmente nel finale, dove le sue capacità sfiorano l’inverosimile. Anche la conclusione del romanzo si rivela affrettata e poco incisiva, lasciando al lettore un senso di incompiutezza.

Tuttavia, va riconosciuto il pregio dell’ambientazione: suggestiva, evocativa, a tratti poetica. Strukul riesce a restituire con efficacia l’atmosfera del paesaggio veneto, impregnato di nebbie, silenzi e mistero.

In sintesi


I Sette corvi è un esperimento interessante ma a parer mio poco riuscito, che conferma però il talento narrativo di Strukul, anche se applicato a un genere che sembra meno nelle sue corde. Con rispetto e stima, attendiamo il suo ritorno alla narrativa storica, terreno dove ha saputo davvero brillare.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2025

venerdì 25 aprile 2025

THE MIST

 




The mist – Stephen King –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Avrai più paura dei mostri che infestano la nebbia o di quelli che vivono negli abissi dell'animo umano?" 

È il dubbio che ha accompagnato la mia lettura. 

The mist è un Romanzo breve, scorrevole, che appartiene al genere horror con spiccati tratti di fantascienza.

È stato un viaggio surreale in compagnia del Re dell'horror, nel New England del Nord, nella regione del Maine, nei pressi di Long Lake, precisamente a Bridgton.

Da subito, leggendo l'incipit sono entrata nel vivo della storia travolta dalla potenza di un uragano...

Dopo la tempesta, la nebbia ha avvolto ogni cosa...e strani avvenimenti si sono verificati.

Ma come se ciò non bastasse, la paranoia, la follia e la minaccia di un male sconosciuto hanno rivelato le fragilità umane e l'incapacità di gestire le situazioni con lucidità e di lavorare insieme per la sopravvivenza.

La mia attenzione è stata catturata dal rapporto tra "la nebbia" e "il sogno".

Due immagini che si confondono in un'unica figura onirica, fugace e priva di concretezza nel mondo reale.

Tanto da chiedermi dove inizia la nebbia e dove finisce il sogno di questo viaggio.

Immagino la nebbia come il confine dello scrittore diviso tra la realtà e il sogno.

E mentre cerco indizi per supportare la mia tesi, il viaggio volge al termine.

Tornando a casa, ripenso ancora una volta a quelle immagini della nebbia così oniriche romanzate, ai luoghi avvolti dal suo anatema e ai sopravvissuti.

Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui King ha chiuso il racconto. Un finale oscuro, criptico che lascia tanti punti di domanda.

Prima che queste figure svaniscano del tutto, mi fermo, ancora qualche minuto, in quel luogo in cui i cervi guadano il fiume Connecticut. 

Poi...Apro gli occhi.

"I sogni, dopotutto, sono cose prive di sostanza, proprio come la nebbia".

genere: horror

anno di pubblicazione: 2018

 


martedì 8 aprile 2025

I FANTASMI DELL'INVERNO

 



I fantasmi dell'inverno - AA.VV. -

recensione a cura di Elisa Caccavale


Oggi vi presento un libro con il quale saluto l’inverno e offro, perché no, una suggestione e un suggerimento per quello che verrà. Sto parlando della raccolta antologica “I fantasmi dell'inverno" (Neri Pozza).

Si tratta di un libro che si legge come una carezza gelida sulla pelle: piacevole, ma anche lievemente inquietante. Dodici racconti gotici, firmati da altrettanti autori contemporanei, offrono un viaggio nell’ombra, tra nebbie, dimore isolate, spiriti inquieti e segreti sepolti. Ogni storia ha il proprio respiro, il proprio ritmo, ma tutte condividono quell’atmosfera sospesa, tipica delle serate invernali in cui il tempo sembra dilatarsi e il confine tra realtà e incubo si assottiglia.

Quello che colpisce della raccolta è la varietà: si passa da ambientazioni vittoriane cariche di fascino decadente a scenari più moderni ma non meno sinistri, con protagonisti che spesso devono fare i conti non solo con presenze soprannaturali, ma anche con i propri fantasmi interiori. Gli autori riescono, con grande abilità, a intrecciare il soprannaturale con temi profondamente umani: lutto, solitudine, senso di colpa, desiderio di redenzione.

La scrittura è curata, evocativa, mai eccessivamente descrittiva, e lascia spazio all’immaginazione del lettore. Alcuni racconti colpiscono per la loro intensità emotiva, altri per l’inventiva con cui rinnovano i topoi classici del gotico. Non tutti i racconti hanno la stessa forza, come accade spesso nelle antologie, ma nel complesso la raccolta mantiene un livello alto e regala più di un brivido sincero.

"I fantasmi dell'inverno" è il compagno perfetto per chi ama le storie da leggere con una coperta sulle gambe e una tazza calda tra le mani. Non tanto per spaventarsi, quanto per lasciarsi trasportare in un altrove dove l’inverno è più buio, ma anche più magico.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2023


martedì 18 marzo 2025

CACCIA ALLE STORIE - QUANDO HELEN VERRA' A PRENDERTI

 




CACCIA ALLE STORIE – AVVENTURE TRA LE PAGINE PER RAGAZZI CURIOSI

romanzi segnalati e recensiti da Elisa Caccavale


Quando Helen verrà a prenderti – Mary Downing Hahn -

"Quando Helen verrà a prenderti" è un romanzo horror per ragazzi scritto da Mary Downing Hahn, pubblicato nel 1986 e diventato nel tempo un classico della narrativa di suspense per giovani lettori. La storia segue Molly e suo fratello Michael, che si trasferiscono in una casa isolata insieme alla madre, al patrigno e alla loro nuova sorellastra Heather. La casa, un'ex chiesa ristrutturata, si trova vicino a un cimitero antico, un dettaglio che contribuisce a creare un'atmosfera carica di tensione.

Heather è una bambina introversa e ostile, che fatica ad accettare la nuova famiglia e manifesta un attaccamento inquietante alla figura di Helen, una misteriosa bambina morta più di un secolo prima. Convinta che il fantasma di Helen sia reale, Heather minaccia ripetutamente Molly e Michael, sostenendo che lo spirito verrà a prenderli per vendicare Heather dei maltrattamenti e delle ingiustizie a cui, a suo dire, i due fratelli la sottopongono. Man mano che gli eventi si susseguono, i due fratellastri iniziano a sospettare che dietro le parole di Heather possa nascondersi qualcosa di più sinistro di un semplice capriccio infantile.

Il romanzo si distingue per la sua capacità di creare suspense attraverso un'ambientazione suggestiva e un crescendo di eventi sempre più inquietanti. La scrittura di Hahn è fluida e avvincente, riuscendo a trasmettere il senso di inquietudine tipico delle storie di fantasmi senza mai risultare eccessivamente spaventosa per un pubblico giovane.

Oltre agli elementi horror, la storia esplora temi profondi come il senso di appartenenza, la difficoltà di adattarsi a una nuova famiglia, il bisogno di essere accettati e i limiti dei genitori. I personaggi sono ben costruiti: Heather ad esempio, con il suo carattere problematico, rappresenta una figura complessa, capace di suscitare sia antipatia che compassione.

"Quando Helen verrà a prenderti" è un libro consigliato a chi ama le storie di fantasmi e desidera un romanzo che unisca brivido e introspezione. Perfetto per giovani lettori che vogliono avvicinarsi al genere horror senza eccessi, ma anche per adulti che apprezzano le atmosfere misteriose e le narrazioni ben costruite.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2022

 


martedì 8 ottobre 2024

IL GIORNO DEL DIAVOLO

 




Il giorno del diavoloAndrew Michael Hurley -

recensione a cura di Elisa Caccavale


📚La vicenda ruota intorno alla famiglia Pentecost, a John Pentecost in particolare, il quale ogni autunno fa ritorno dalla città dove vive insieme alla moglie Katherine e dove svolge la professione di insegnante, nella fattoria delle Endland (Lancashire) in cui è nato per aiutare la sua famiglia nella transumanza del gregge di pecore, dai pascoli estivi alla stalla per il periodo invernale. Qui la vita è rimasta ancorata a valori arcaici e tradizionali e l’esistenza è dura, fatta di lavoro, fatica, pioggia e fango. Quest’anno il ritorno di John ha, però, un sapore diverso: è appena morto suo nonno, patriarca della famiglia, è la prima volta di Katherine (incinta del loro primo figlio) nelle Endland ma, soprattutto, John si sente divorato da una nostalgia profonda e atavica che gli fa rimpiangere la sua scelta di voltare le spalle alla famiglia e alla tradizione per andare a vivere la vita comoda del cittadino, una vita che ora non sente più come sua. E mentre le vicende del presente si intrecciano alle storie e ai ricordi del passato, emerge pian piano uno dei protagonisti indiscussi del romanzo: il diavolo. Nelle Endland si racconta che cento anni prima il diavolo si sia nascosto in mezzo alle pecore durante la transumanza e abbia cominciato a seminare morte, dolore, malattia e malanimo. L’arrivo del diavolo portò con sé una tormenta di neve che durò per giorni, causando la morte di molte persone. Da allora, gli abitanti delle Endland celebrano ogni anno una festa apotropaica chiamata “il giorno del diavolo”, un rito che serve a tenere lontano dal villaggio questo astuto nemico.

🌨️Del libro di Hurley è pregevole l’ambientazione, sia perché riesce, con le descrizioni vivide ma mai sdolcinate, anzi, spesso brutali e schiette, ad aiutare il lettore a entrare in quei paesaggi brulli e inospitali, sia perché crea connessioni potenti con molti testi fondamentali della letteratura inglese; la brughiera infatti è un luogo che spesso fa ritorno nei grandi autori britannici, basti pensare  a Sherlock Holmes che la attraversa ne Il mastino dei Baskerville o l’amore tormentato di Cime tempestose. Hurley rende omaggio alla grande letteratura inglese e ambienta nella brughiera delle Endland una storia che presenta elementi che rimandano alla saga familiare, al romanzo di formazione, al gotico, strizzando l’occhio anche al genere giallo.

📖La trama narrata da Hurley procede costruita su due diverse linee temporali: il passato del bambino John e il suo presente, ma le storie si mescolano in un continuo rimando e in una fusione ben orchestrata.

🧔I personaggi sono costruiti con grande credibilità, lontani dall’essere degli eroi bucolici che portano avanti con amore e dedizione il proprio lavoro (o compito); vengono presentati, quasi buttati, nel testo con un uso scolastico (inteso nel senso da insegnante) della tecnica dello show don’t tell… fin in modo talvolta eccessivo a parere di chi scrive (molti dubbi e interrogativi rimangono al lettore al termine del romanzo in merito al vissuto e al passato di alcuni personaggi).

✒️Per lo stesso motivo, verso la fine la narrazione subisce un taglio a mio parere un po’ brusco, la conclusione arriva inaspettata e il lettore non viene accompagnato nella comprensione delle motivazioni che guidano le scelte di alcuni personaggi, oltre a lasciare, volutamente, degli irrisolti (aspetto che alcuni lettori, tra cui la sottoscritta, non apprezzano particolarmente).

👹Chi si appresta alla lettura de Il giorno del diavolo deve essere anche pronto a lasciare socchiusa la porta della razionalità, perché il diavolo, qui, non è solo una metafora …l’autore “gioca” con il paranormale lasciando al lettore il compito di sciogliere il dubbio: verità o sogno? Illusione o no? Ognuno darà la propria risposta.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2019






martedì 13 febbraio 2024

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO

 




Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson -

recensione a cura di Elisa Caccavale


🏰Il romanzo narra la vicenda di una famiglia, i Blackwood, o perlomeno di ciò che ne rimane dal momento che durante una cena sono stati tutti avvelenati e passati quindi a miglior vita; della numerosa famiglia, composta da padre, madre, tre figli, il fratello del padre e la moglie, sono sopravvissuti solo due delle figlie, la diciottenne Mary Katherine (Merricat) e la sorella maggiore Constance e Julian, loro zio, rimasto invalido per le conseguenze dell’avvelenamento al quale è però scampato.

📖La voce narrante è quella di Merricat, l’unica che esce di casa due volte alla settimana per provvedere ai bisogni della famiglia, mentre Constance e Julian vivono murati nella grande villa di famiglia dalla quale non escono dal giorno della strage, sei anni prima. Julian vive scrivendo ossessivamente le sue memorie e rivivendo, in un cortocircuito senza uscita, l’ultimo giorno della sua famiglia, mentre Constance veglia su tutto e tutti come un angelo del focolare, gestendo la casa e i bisogni di Merricat e Julian in modo amorevole e con totale dedizione. Intorno a loro la palese ostilità dei paesani che non hanno dimenticato il crimine per il quale, a loro giudizio, chi ha colpe non ha pagato…

📚Romanzo piuttosto breve (189 pagine) non si tratta, però, di una lettura scorrevole: l’impianto del testo è teatrale, nel senso che, fatta eccezione per il primo capitolo in cui si segue Mary Katherine nelle sue commissioni in paese, è interamente ambientato nella villa e il testo, privo di azione vera e propria, è costruito quasi interamente su dialoghi, il che rende la narrazione piuttosto lenta e a tratti noiosa. Questi dialoghi, poi, molto spesso risultano claustrofobici, un vortice di discesa nella follia, non quella urlata, evidente, ma quella più subdola, strisciante, e arrivano al punto di essere irritanti nel loro essere a tratti stucchevoli, a tratti surreali (ho perso il conto delle volte in cui l’autrice ha fatto pronunciare a Constance l’espressione “Merricat, sciocchina”).

👤L’autrice è riuscita nella notevole impresa di rendere odiosi tutti i personaggi, ognuno a suo modo: Merricat, persa nel suo mondo e nel suo folle egocentrismo, Constance che nasconde ciò che non si può nascondere e costruisce un’esistenza basata sulla menzogna, mansueta come un agnello destinato al patibolo, Julian, petulante e ossessivo, il cugino Charles, parassita approfittatore che un giorno piomba nella villa a scombinare la quotidianità. Eppure, nonostante tutto, si riesce persino ad empatizzare ed essere solidali con la famiglia Blackwood quando viene travolta dalla cattiveria più bieca, rappresentata dalla gente del paese, la quale incarna tutte le brutture e bassezze umane. Il personaggio corale della “gente del paese” balza così in testa alla classifica degli elementi in grado di logorare i nervi del lettore di questo libro, che vorrebbe entrare nelle pagine e prendere tutti per il collo, o per strozzarli o per scuoterli e farli rinsavire.

Il libro ha un sapore di incompletezza: la conclusione è volutamente surreale, con una regressione delle protagoniste ad un’esistenza quasi selvaggia e animale (il come e perché lo scoprirete solo leggendo), ma quello che più esalta questa sensazione è che nulla viene spiegato; “Abbiamo sempre vissuto nel castello” si chiude con un grande punto interrogativo. E non parlo di un finale aperto, intendo proprio che non vi è spiegazione su nessun aspetto: su quanto è successo sei anni prima, sul comportamento dei personaggi, sulle vicende pregresse e future, sui rapporti umani e sulle pulsioni e motivazioni che li governano. Il lettore resta lì, come un voyeur sbigottito e confuso, aspettando un’altra pagina che dia un senso a tutto ciò che ha visto dalle finestre della villa dei Blackwood.

Questo libro mi è piaciuto? No. Tuttavia se ho scritto una recensione di una pagina significa che è un libro che lascia delle sensazioni, magari non per tutti piacevoli, ma di certo non lascia indifferenti. Ed è l’indifferenza il peccato mortale per un libro.

genere:horror

anno di pubblicazione: 1962, prima ed. italiana: 1990


martedì 28 novembre 2023

HORROR GENOVA





Horror Genova AA. VV.

recensione a cura di Elisa Caccavale


Il libro che vi presento oggi è una raccolta antologica di storie noir, legate tra loro dal filo rosso dell’ambientazione interamente ligure, precisa scelta dell’editore (Erga edizioni) e del curatore Massimo Villa, che hanno così reso omaggio alla loro città, invitando a partecipare a quest’opera molte delle voci più influenti della narrativa ligure (di nascita o adozione) come ad esempio Valeria Corciolani e Dario Apicella, ma anche autori emergenti o semplici appassionati di lettura e scrittura, creando così un’opera dal sapore innovativo, pur rimanendo nel solco della miglior tradizione horror; ecco a voi, dunque HorrorGenova.

👻Questa antologia di racconti horror rende omaggio a tutti gli aspetti che caratterizzano e identificano il genere; sì, perché l’horror ha mille voci diverse: il mistero, il perturbante, la tensione, lo splatter, il sovrannaturale … e qui trovano posto tutti questi aspetti, venendo incontro a tutti i gusti degli appassionati del genere.

🧛‍♂️forse, proprio per questo, non ci si può aspettare una grande originalità nei testi, ma, a ben pensare, non è questo che un lettore che si affianca al genere horror cerca: come tutti i generi … “di genere” il racconto di paura sa di avere il suo pubblico, con le sue esigenze e le sue inclinazioni, un pubblico che cerca determinate caratteristiche e che non vuole, pertanto, restare deluso. E HorrorGenova non lo deluderà, anzi, offre preziose connessioni e pregevoli citazioni, non solo letterarie: abbiamo il cinema de Il sesto senso e di The Others, Sentinella di Fredrich Brown, il pifferaio di Hamelin a braccetto con la famiglia Corio de I topi di Dino Buzzati, fino a giungere ad evanescenti figure femminili che tanto devono al romanzo gotico dell’Ottocento, in preda alle loro “sovraeccitazioni nervose”. Un viaggio, insomma, nel mondo del racconto di paura che omaggia le sue origini, con, però, un tocco di modernità e un profumo di basilico che lo rendono davvero gradevole.

🌅e qui introduco un altro aspetto pregevole del libro: l’ambientazione. Per i genovesi e i liguri è sicuramente particolare riconoscere le proprie strade, i propri palazzi, il proprio territorio ed immaginarvi accadere fatti strani, misteriosi ed inquietanti, ma allo stesso tempo permette una grande immedesimazione e una facile visualizzazione. Ma anche i non genovesi possono apprezzare le descrizioni e ambientazioni della città che vedono presentata, così, sotto una luce diversa e particolare.

👂per concludere: da menzionare anche l’iniziativa portata avanti da Erga edizioni di “legare” il proprio libro ad una app (Vesepia); al termine di ogni racconto è inserito un qrcode inquadrando il quale è possibile ascoltare direttamente dallo smartphone l’audioracconto dei testi, letti dai loro autori o da altri autori. Idea originale.

genere: horror

anno pubblicazione: 2023

  

domenica 19 novembre 2023

LA CASA STREGATA

 




La casa stregata – Howard P. Lovercraft

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Lovecraft definito fabbro di sogni, visioni e incubi, di luoghi mitologici intrisi di magia e immagini evocative.

Fonte di ispirazione degli scrittori del genere.

"L'orrore, visto nella più profonda essenza, non poteva essere il fondamento di una storia, in quanto, come dice l'autore tedesco citato da Poe, es lasst sich nicht lesen: non si lascia leggere".

La scelta narrativa in prima persona rende i suoi racconti intimi e compenetranti.

Ho viaggiato nell'eco di antichi miti e leggende che hanno origini lontane e attraverso un orrore cosmico che sprofonda negli abissi della mente umana mettendone a dura prova la sua sanità. 

Così che, dapprima sono stata trascinata a Providence per risolvere il mistero di una leggendaria e maledetta casa, infestata da oscure e terrificanti presenze assetate di sangue.

E poi mi sono ritrovata a Red hook, insieme ad un poliziotto per indagare su sette occulte e orrori metropolitani e a tradurre antiche trascrizioni ed evocazioni.

In comune i due racconti hanno il fremito che l'uomo averte nel percepire il male che circonda il mondo. 

Terribili segreti atavici e tenebrosi che devono restare tali per non turbare il perno stesso dell'universo.

Ho avuto un assaggio della vertigine, provocata dalla potenza di sogni raccapriccianti, che precipitano in una solitudine cosmica e in una escalation di terrore senza fine.

Alla fine del viaggio ho chiuso il libro e sono tornata alla vita di sempre con l'eredità di un messaggio quasi onirico.

Si sopravvive al dolore!

Ma pur avendo la meglio sui terrori più orripilanti della faccia della terra, il ricordo dell'orrore provato resta e mai abbandona la memoria dell'uomo.

genere: horror

anno prima pubblicazione: 1937


martedì 14 giugno 2022

L'INSANA IMPROVVISAZIONE DI ELIA VETTOREL







L'INSANA IMPROVVISAZIONE DI ELIA VETTOREL  A. Ledger

Anemone Ledger continua a sorprendermi. Avevo letto poco tempo fa la sua raccolta di racconti (lei li preferisce definire stralci) dal titolo Il sorpasso dell'irrealtà e mi aveva molto colpito. Soprattutto pensando che quei racconti erano stati scritti quando Anemone era poco più che adolescente. Ora ho letto il romanzo che pubblicò in proprio dopo quella raccolta. Entrambe i libri sono stati recentemente riproposti dalla casa editrice Homo scrivens. Io li ho letti in questa nuova edizione. Della raccolta Il sorpasso dell'irrealtà avevo già parlato. Ora ho finito di leggere L'insana improvvisazione di Elia Vettorel ed anche di questo romanzo dirò qual è la mia opinione. Innanzitutto va detto che rispetto a quello pubblicato 6 anni fa ha subito diverse revisioni, aggiustamenti e ritocchi fino a giungere alla attuale versione targata appunto Homo scrivens. Ma va comunque anche ribadito che l'impianto generale del racconto la storia ed i suoi protagonisti sono i medesimi della versione originale, parliamo di una storia scritta quando l'autrice aveva 16/17 anni. I motivi che hanno generato la vicenda di Elia Vettorel li spiega bene lei al termine del libro ma rimane comunque sorprendente quello che è il risultato finale. Un racconto senz'altro molto originale. All'inizio del romanzo Elia Vettorel è un bambino che sta crescendo in un orfanotrofio gestito da suore. Si sente particolarmente brutto e probabilmente lo è, subisce scherzi e prese in giro dagli altri bambini. Anche le suore lo disprezzano, lo puniscono spesso e spesso lo maltrattato. Cresce in questo clima ostile e matura diverse turbe. Un bel giorno la madre naturale va a riprenderselo e....il resto va scoperto leggendolo. Solo leggendolo si può apprezzare appieno la capacità di descrivere ed emozionare dell'autrice. Questo romanzo horror a me è piaciuto moltissimo. Un romanzo che non annoia mai. Horror ma non splatter, che racconta una vicenda paradossale ma non impossibile un racconto che scorre veloce e che coinvolge. Elia consuma una vita senza mai essere veramente presente a sé stesso, neppure in tenera età, ha manie e smanie distruttive, per se e per gli altri, però per la sua vicenda si prova prima pena che orrore. Un romanzo che va letto per conoscere una scrittrice horror che promette di farci divertire a lungo. Che sa scrivere, che sa sorprendere e che sa dosare anche momenti di amara ironia. Complimenti.

valutazione: buono

genere: horror

 


martedì 29 marzo 2022

IL SORPASSO DELL'IRREALTA'

 





IL SORPASSO DELL'IRREALTA' A. Ledger

Recensire un libro di racconti è quanto mai complicato, almeno per me. Recensire questa raccolta di racconti è ancora più difficile. Lo è perché, nel giudicare l'opera dell'autrice, si deve tenere ben presente anche l'epoca in cui è stata scritta ed il contesto nel quale è nata. Sono racconti horror (o come ama definirli Anemone stralci d'irrealtà) scritti da una ragazza, al tempo (6 anni fa), neppure ancora maggiorenne anzi molto prima che la maggiore età arrivasse. L'autrice si chiama Anemone Ledger. La raccolta ha come titolo Il sorpasso dell'irrealtà. Per pubblicarla la prima volta l'autrice scelse il self publishing. Poi nel 2020, dopo varie modifiche e revisioni, avvenute nel corso degli anni, giunge sulla scrivania della casa editrice Homo Scrivens che decide di ripubblicarlo. Parlare dettagliatamente di ogni racconto non mi pare opportuno anche perche si priverebbe del gusto della sorpresa e della sensazione di angoscia che molti di questi trasmettono. In generale però si deve dire che sono racconti molto ben scritti, ben identificabili nel genere e che spingono tutti sull'acceleratore della suspense e della paura. Sempre in bilico tra il reale e l'irreale. Tra il sogno e il vero. Sono "stralci" molto curati che ti fanno vivere la storia che raccontano lasciandoti favorevolmente sorpreso per la loro incisività e per la tensione che generano. Sono un biglietto da visita importante, un ottimo inizio di carriera; anche se in realtà Anemone scrive praticamente da sempre, e ininterrottamente, da quando era piccola. Non so dire se il racconto è la sua dimensione ideale (ha scritto anche un romanzo ma non lo ho ancora letto) ma questa prova è stata superata a pieni voti ed ora avendo raggiunto un'età più matura sono certo che saprà produrre opere ancora migliori che sapranno regalare ancora più emozioni di quante se ne siano provate in questi primi due "assaggi". Va obbligatoriamente ricordato che ogni stralcio presente nel libro (così come la copertina) è preceduto da una splendida illustrazione disegnata da bravissimi artisti che rendono il racconto ancora più "macabramente" affascinante. Complimenti.

valutazione: buono

genere: horror

domenica 11 agosto 2019

TI GUARDERÒ MORIRE


ti-guardero-morire.jpg

TI GUARDERÒ MORIRE F. Semplici
Se parliamo di letture questo mese di agosto è stato per me, che sono un super goloso, come
entrare in una pasticceria e vedere un'infinità di dolci squisiti, un susseguirsi di romanzi tutti belli
coinvolgenti ed emozionanti e non fa certo eccezione questo di Filippo Semplici Ti vedrò morire.
Vi posso assicurare che di libri thriller ne ho letti a decine ma questo ha avuto la rara capacita di
farmi aumentare i battiti del cuore. L' ansia e la suspense si fondono e si alternano senza soste
la scrittura è scorrevole e incisiva; non è "solo" un thriller lo definirei un soft horror (l'ho inventato
ora?) perché lo splatter (quello buono), quello che ti fa accapponare la pelle, in alcune situazioni
è presente ma è assolutamente funzionale al racconto lo arricchisce lo rende più "reale".
E Pensare che Orlando voleva fare solo una breve sosta per bere un po' dacqua fresca perché
quel giorno in gita con la moto in compagnia della sua ragazza faceva caldo aveva una gran sete
e quel posto nel paese di Borgoladro sembrava proprio fare al caso suo non sapeva che varcata l
a porta di quel bar avrebbe trovato...
Romanzo che offre numerosi spunti di discussione che però ora non si possono fare perché
potrebbero rovinare il gusto della lettura mi limito a consigliarlo a tutti i lettori a cui piacciono le
forti emozioni e che cercano una storia non banale.
valutazione: buono
genere: thriller/horror