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venerdì 25 settembre 2026

IL MIRACOLO DELLA PRESENZA MENTALE

 





Il miracolo della presenza mentale - Thich Nhat Hanh -

recensione a cura di Francesc Tornabene

 

I viaggi meditativi non sono il mio forte: sonnecchio e la mente vaga in posizioni scomode.

Da anni cerco di controllare e migliorare il respiro, ma con scarsi risultati e piccoli passi avanti.

Così, ho deciso di dare acqua alle radici piuttosto che alle foglie così che in futuro questa pratica possa radicarsi meglio.

L'acquisto di questo genere di libri è quasi una sfida per me.

E poi...ehi, "Il miracolo della presenza mentale" del maestro Thich Nhat Hanh è un manuale di meditazione che ti aiuta a trasformare ogni atto di vita quotidiana in un'esperienza gioiosa, totale e illuminante.

Dal lavare i piatti al bere una tazza di tè.

Il perché del Maestro mi ha condotto all'acquisto.

Era una lettera indirizzata ad un vietnamita per aiutarlo a trovare, in mezzo alle atrocità della guerra, un rifugio mentale ovunque si trovasse.

E poi è anche l'acquisto ideale per chi va sempre di corsa, ma soprattutto per chi vuole esplorare una filosofia lontana dalla propria, migliorare se stesso o per chi è in cerca dei suoi perchè.

È un manuale breve, supera appena le 100 pagine. La scrittura è semplice, comprensibile; ogni argomento è trattato sinteticamente ma offre diversi spunti interessanti e qualche esercizio pratico.

Non è necessario isolarsi, si può meditare ovunque.

La vita è fin troppo frenetica per poterne assaporare ogni momento, così finiamo per vivere in compartimenti stagni.

Rincorriamo il pensiero del futuro, senza avere alcuna contezza del presente.

E, cosa ancor più paradossale, finiamo per confondere il mezzo per il fine e viceversa, bloccandoci in un loop infinito.

Eppure serve solo un approccio sorridente per svolgere ogni azione, quasi fosse un rito da compiere lentamente.

Rallentare ci permette di essere presenti e di vivere ogni attimo.

Il respiro aiuta la mente e il corpo a non perdersi, sviluppando la concentrazione e la saggezza.

Sembra banale!

Eppure noi preferiamo correre dietro mulini a vento che ci allontanano dalla realtà, quando dovremmo solo coltivare il "qui e ora".

Ho capito che la meditazione non è un'evasione, ma un incontro tranquillo con la realtà che ci aiuta a sperimentare una quiete profonda, ad avere un cuore sereno e una mente lucida.

La filosofia più affascinante, però, è quella che permette di vedere uno nel tutto e tutto nell'uno, abbattendo le barriere che limitano la percezione della realtà e insegnandoci a guardare gli altri con profonda compassione.

È fondamentale sapere che esiste un'altra via!

Abbiamo il dovere di imparare i suoi insegnamenti per trascendere l'odio con l'amore e disinnescare la violenza che attraversa la storia dell'uomo.

"Ha risvegliato il bambino nell'uomo descrivendoci l'arte del costruttore di aquiloni del villaggio, e il suono di strumenti a fiato che questi fragili vascelli portano alle nuvole".


genere: meditazione

anno di pubblicazione: 1992

pagine: 124

editore: Astrolabio Ubaldini

sabato 19 settembre 2026

BIO

 





Sono nata il primo sabato del mese di settembre, tra le pagine di un vecchio libro estivo del 1979.

La mia passione per la lettura ha origini profonde.

Ho sempre amato le storie: quelle raccontate dai miei nonni, dalle zie, ma soprattutto quelle di mia mamma.

A mio padre Libero, Felice devo invece la mia determinazione, la curiosità e una smisurata immaginazione.

Il natale in cui venne a mancare, mi regalò una spada; avevo solo 6 anni e mi esercitavo ogni giorno per andarlo a riprendere.

Ma ci sono luoghi da cui non c'è ritorno. 

Col tempo ho imparato che ci sono tantissimi modi per dare nuova vita ai nostri cari: tra le pagine di un libro, in un disegno o in una poesia.

Bisognava cercare dentro. Non fuori.

Ovunque c'è meraviglia! (È una cosa nota che io non sapevo, ma che avrò letto da qualche parte)

Ma c'è di più.

Ogni natale, fin dai tempi delle elementari, mio cugino Marco ed io mettevamo in scena uno spettacolo teatrale familiare, con tanto di copione, registrazione con telecamera.

Partecipavano tutti i cugini, e ovviamente anche noi: Lui era il protagonista e io l'antagonista.

Il resto della famiglia veniva "sequestrato" per almeno un'ora.

Questo richiedeva uno studio approfondito attraverso film, libri presi nella biblioteca comunale e interminabili prove che portavano a grasse risate, nonostante le storie dovessero essere commuoventi.

Ho sempre amato leggere e scrivere i miei pensieri dopo aver finito un libro.

Ho immaginato storie, finali alternativi, ho stravolto quelle trame nella mia mente ed ho viaggiato libera.

Attraverso i libri ho raggiunto mete sconosciute e lontane e ad ogni viaggio qualcosa di me è cambiato: il mio punto di vista del mondo, i miei pensieri, i desideri e il rapporto che ho con gli altri.

Ho sempre amato anche la matematica, ma la morte di Falcone e Borsellino mi fece appassionare alla giustizia.

Così dato che mia madre scartò l'ipotesi del liceo scientifico, appena diplomata come programmatore tecnico commerciale scelsi Giurisprudenza per realizzare il mio sogno.

Oggi sono un avvocato penalista che nuota tra le maglie della giustizia esplorando le storie umane e cercando le verità sotto la superficie delle cose.

Continuo ancora a leggere (persino ad alta voce!) forse per il piacere di viaggiare, per abbattere muri, per sete di conoscenza, per condividere, o semplicemente per rispondere a tre fondamentali domande: Chi siamo? Da dove veniamo? E dove stiamo andando?

Ho diverse passioni e sogni, tra cui disegnare per gli altri.

Un sogno che mi ha fatto stringere amicizie, conoscere nuove persone e luoghi remoti del mio essere, ho persino realizzato disegni che sono diventati il volto in copertina di due libri di una carissima amica, Luana Paladino.

A lei va anche il merito di avermi fatto conoscere questo gruppo incredibile di appassionati lettori con il quale condivido i miei pensieri sui libri che leggo.

Ah. Dimenticavo, leggo di tutto persino la lista della spesa e mi diverto ad usarla come la mappa che mi guiderà la prossima volta a fare la spesa.

 


venerdì 18 settembre 2026

LA CRONOLOGIA DELL'ACQUA

 



La cronologia dell’acqua – Lidia Yuknavitch –

recensione a cura di fancesca Tornabene


"C'erano le parole e c'era il mio corpo, vedevo attraverso la mia stessa pelle. Riversai le mie viscere nella scrittura. Finché diventò un libro. Finché la mia stessa pelle cantò urlando".


È stato un viaggio diverso dagli altri. La prima pagina, un pugno allo stomaco ben assestato. Alcuni argomenti sono difficili da digerire, ma artisticamente ho sgranato gli occhi per la meraviglia.

La cronologia dell'acqua è come un chiasmo: un mondo dentro un mondo, come un sogno in cui il tempo si perde e l'acqua è la nostra unica strada per ricostruire la memoria.

Un luogo dove il corpo riflette i traumi e la memoria di Lidia.
È un memoriale splendido, cazZuto e brutale (Azzarderei persino formativo!).

Come un geyser in cui le emozioni, come acqua piovana, penetrano in profondità nel terreno, vengono riscaldate da una camera magmatica, fino ad esplodere con violenza verso l'alto.

Le pagine si susseguono come un continuo moto ondoso autodistruttivo che cerca quasi disperatamente la luce.

Davanti a un'opera artistica così fuori dagli schemi, per niente lineare, provo estrema meraviglia.
Toglie il fiato!
Perché ogni parola è amore e sofferenza. Vita e morte.
È come se ogni parola prendesse nuova forma attraverso l'acqua e il corpo.

Ho visto come un luccichio dorato in quel suo modo di scrivere, di creare, di ricostruire la memoria, di suggerire di far "irruzione" nelle parole al fine di abbattere le pareti.

Nel nuoto come nella scrittura, Lidia si perde e si ritrova come nuotatrice riuscendo a narrare abusi infantili, violenze familiari, abbandono, lutto, aborto, ogni tipo di dipendenza e di desiderio senza alcun filtro.

E poi, si spinge oltre i confini del suo io, per destrutturare la sua identità di genere, di figlia, di madre, di moglie, di famiglia e di artista.

È una donna che non ha paura del caos. Lo affronta! Nuota!

Non discuto la sua vita al limite, ma il coraggio, la sfrontatezza, la determinazione, la misericordia che cerca e trova nei libri, la furiosa sopravvivenza e l'estenuante ricerca viscerale di una formidabile nuotatrice che, attraverso l'arte, ha riscritto l'amore, la speranza e persino se stessa.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2022

pagine: 336

edtitore: Nottetempo

venerdì 11 settembre 2026

MOMENTI DI GIOIA IMPERFETTA

 




Momenti di gioia imperfetta – Catherine Newman –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

<< Potresti decidere di essere felice >>

 << E tutto il resto? Mettilo su una barchetta nella tua mente e spingilo in mare >>

Si tratta non di reprimere. Di liberare. Mollare tutto.

Già ma come si fa?

Ho avuto difficoltà a lasciare l'ormeggio saldo su 22/11/63 di King, immaginate il resto!

Ho immaginato la trama del nuovo libro dal titolo e dalla copertina, per poi cercare notizie sulla scrittrice.

Poi ho letto l'indice per fissare i confini del mio nuovo viaggio: sette giorni in un cottage a Cape Cod con la famiglia di Rocky.

Ho pensato: "Che sarà mai! Vediamo".

All'inizio nutrivo delle perplessità: una donna in menopausa che racconta, attraverso continui flashback, le sue emozioni e le paure come donna, madre, moglie, figlia con una naturalezza disarmante.

La stessa che ha per preparare i "sandwich" prima di andare in spiaggia.

Uno stile di scrittura intimo, serrato, pieno di battute ed ironia che sfocia a volte nel sarcasmo, ma anche ricco di osservazioni poetiche sulla vita, l'amore e la morte.

Mentre mi chiedevo se sarei riuscita a capirla, al terzo giorno ero già una di famiglia. Pendevo dalle sue labbra con domande del tipo: perché? Che cosa è successo? E adesso dove andiamo?

Questo libro ha la sagacia dell'estate: accecante, tagliente, capace di mettere a nudo ogni segreto e stratificare ricordi ed emozioni.

Ora che la vacanza è finita sento un pò di malinconia, ma rifletto sui miei momenti preferiti e sorrido.

I bagni intimi al lago e le giornate trascorse in spiaggia davanti l'oceano con l'incognita della presenza degli squali.

Tra le pagine ritrovo una bellissima citazione di W. Blake: "Siamo posti sulla terra un pò di tempo, per imparare i raggi dell'amore". Mi viene da ridere adesso, se penso a tutto ciò che significa!

Rifletto su quanto sia meraviglioso ma anche spaventoso amare ma soprattutto essere umani.

Non dobbiamo necessariamente decidere ogni cosa o scegliere, la vita a volte va accettata così com'è, senza incasellare o risolvere ogni cosa! Vivendo intensamente quei piccoli momenti di gioia imperfetta e lasciando andare tutto il resto!

E perché no, custodendo qualche segreto ma condividendo i momenti più importanti con le persone che amiamo.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 208

editore: Bollati Boringhieri

 


venerdì 4 settembre 2026

22/11/63

 




22/11/63 – Stephen King - 

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Come tutti i dolci sogni, sarà breve...ma la brevità è la chiave della dolcezza, no? Io penso di sì. Perché quando il tempo è passato, non riesci più a riacchiapparlo".

Questa frase sintetizza l'essenza di questa straordinaria opera letteraria, che porta già nel titolo la destinazione finale del viaggio.

Un imprevedibile viaggio nel tempo per salvare Kennedy.

Una storia d'amore appassionata e profonda che diventa l'anima stessa della vicenda.

La resistenza del passato ai cambiamenti e quell'effetto farfalla che incombe su tutto, dove un semplice battito di ali può provocare un cataclisma devastante nel futuro.

800 pagine dense di suspense, il cui ritmo, lo stile di scrittura e la disarmante semplicità di cui King è maestro hanno segnato il mio mese d'agosto!

Non sono riuscita a leggere altro. Risucchiata nell'eco del tempo tra il Maine e il Texas attraversando Lisbon falls, Derry, Dallas, Jodie, Fort Worth.

Con questa storia King si è ancora una volta superato. Ha avuto l'audacia di fondere thriller storico, fantascienza e una potentissima componente romantica.

È un'incredibile ricostruzione storica dell'America degli anni 50' e '60, così come la cronaca dettagliata dei movimenti di Lee Harvey Oswald.

Grazie al mio gruppo di lettura ho avuto modo di conoscere un altro aspetto del Re e la sua versatilità nel raccontare storie ed emozioni sempre diverse, ma unite da un unico, inconfondibile, filo conduttore: la sua firma autorale!

Ho galleggiato fino alla fine nel dilemma tra ciò che è giusto e ciò che va fatto.

Il tempo è la chiave di tutto e "la vita è come il lancio di una monetina": un invito ad accettare il passato con tutte le sue tragedie e traumi, perché il presente è il nostro unico, fragile, equilibrio reale.

Già viaggio verso una nuova meta, con un pò di nostalgia per la grande avventura e le emozioni che ho vissuto!


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2013

pagine: 957

editore: Sperling & Kupfer

martedì 4 agosto 2026

IO E TE

 




Io e te – Niccolò Ammaniti -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Un viaggio veloce, senza filtri nè romanticismi, che mi ha rapita fin dalla prima pagina.

Mi ha fregata il titolo "Io e Te" così diretto di un legame stretto che volevo e dovevo immediatamente esplorare.

Tutto inizia da una bugia del protagonista riguardo una settimana bianca con gli amici.

In realtà non sono andata lontano: la storia si sviluppa quasi interamente in una cantina, una bolla fuori dal mondo in cui Lorenzo e sua sorella Olivia mettono a nudo le loro fragilità umane.

Questa intimità forzata con i personaggi mi ha ricordato che non ci si può nascondere per sempre dietro alle nostre bugie per essere accettati dagli altri: prima o poi la vita va affrontata!

È il crollo delle illusioni il momento più catartico di questo viaggio: il momento in cui l'ostilità si trasforma in empatia e due fratelli quasi estranei smettono di contendersi lo spazio, iniziando ad abbandonare i propri rifugi emotivi per crescere insieme.

La struttura narrativa è incredibile.

Tutto parte da un flashback di Lorenzo che anticipa il racconto dell'evento formativo più importante della sua vita.

Poi la storia si sviluppa in tre atti: dall'isolamento iniziale all'imprevisto che rappresenta il punto di svolta, fino al climax finale che porta al cambiamento.

Alla fine del flashback si torna all'inizio, in quel bar, a quel biglietto di poche righe.

Un'emozione sospesa che è andata oltre il mio viaggio.

Nessuno si salva da solo!


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2010

pagine: 116

editore: Einaudi

 


giovedì 30 luglio 2026

MOMO

 




Momo -Michael Ende -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Dopo La storia infinita, ho voluto riprovare quell'ebbrezza densa di fantasia che ha contraddistinto quel viaggio straordinario.

La favola di Momo si pone su un piano diverso, ma ha conquistato un posto nel mio cuore per l'attualità dell'argomento trattato.

È più che una favola per bambini, c'è filosofia, sociologia, ecologia.

È una critica al progresso sfrenato.

Un manifesto che ci ricorda come gestire il nostro Tempo e che esso è la successione di istanti unici da vivere intensamente!

Se in quell'epopea il male dell'umanità era il Nulla che avanzava cancellando l'immaginazione – nato dal disinteresse per la lettura –, qui i nemici sono i Signori Grigi, che lottano per rubare il tempo.

"Il tempo è vita e la vita dimora nel cuore".

In un mondo frenetico, ossessionato dal futuro e dalla produttività, gli uomini cadono nel paradosso di voler risparmiare ogni secondo, finendo per esaurire i giorni della loro stessa esistenza.

Mi ha ricordato un film tedesco di fantascienza distopico "Paradise" di Kunz che esaspera il concetto filosofico di questa favola, trasformando il tempo biologico in merce di scambio! 

Anche se i due finali divergono, la conseguenza resta identica: la perdita di umanità, oltre che della propria vita!

In questo scenario - così familiare e tremendamente attuale - spiccano le qualità rivoluzionarie della piccola protagonista Momo e della tartaruga Cassiopea. 

L'ascolto profondo della bimba e la lentezza della testuggine diventano la cura per una società "MALATA DI NOIA MORTALE", che ha dimenticato la gioia di vivere, di giocare e l'importanza delle relazioni umane.

Credo che resterà una delle mie esperienze letterarie più incredibili: arrivare nel vicolo di Mai, presso la Casa di Nessun Luogo, attraversare quelle interminabili sale piene di orologi, visitare il punto esatto in cui nasce il tempo, conoscere Mastro Hora e ricevere in dono un Orafiore.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 205

editore: Parkum books


sabato 18 luglio 2026

REVIVAL

 



Revival - Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...e illuminata da luci elettriche".


Questa frase riassume Revival: un viaggio lungo oltre cinquant'anni, in cui la rinascita si rivela una maledizione più che una guarigione.

Ho divorato queste 470 pagine cupe e pervase da un nichilismo assoluto, senza sosta, risucchiata in una caduta libera senza fine tra riferimenti alla Bibbia, a Frankenstein e al Necronomicon.

Dopo l'impatto visivo de La tempesta del secolo, non mi aspettavo un evento atmosferico ancora più cinematografico: il colossale cataclisma di fulmini che fa da catalizzatore al dramma.

Jamie incontra il reverendo Jacobs a soli sei anni. 
L'ombra di questo legame lo incatenerà per sempre alla sfrenata brama di conoscenza dell'uomo, specialmente nei momenti più bui della propria deriva e della dipendenza.

All'armonia iniziale subentra la tragica conseguenza di un devastante lutto familiare.
Questo trauma distrugge la fede del reverendo e ne genera l'ossessione, culminando nella "terribile predica": un momento desolante e privo di consolazione.

Il segreto dell'energia elettrica ammalia fin dalle prime pagine, lasciando poi spazio ai misteri che avvolgono le guarigioni dei fedeli, segnate da inquietanti effetti collaterali.

Dopo una parte centrale volutamente più lenta, la dilatazione del tempo cede il passo a un climax spietato.

Un mondo privo di salvezza. L'immagine rassicurante del paradiso viene spazzata via da un ultimo inganno: ci si perde così in visioni prismatiche oltre la morte, in lande deserte dominate da mostri cosmici.

È il trionfo dell'orrore metafisico su quello umano: è come se si spegnessero tutte le luci, lasciando addosso una desolazione assoluta.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2017

pagine: 469

editore: Sperling & Kupfer






venerdì 10 luglio 2026

I MIEI MARTEDI' COL PROFESSORE

 




I miei martedì col professore – Mitch Albom -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'amore è l'unico atto razionale" (Stephen Levine)

Questa frase incarna perfettamente questo volume che mi ha spezzato il cuore con la sua tenera filosofia, regalandomi un viaggio profondo e trasversale che non mi aspettavo.

Fin da subito ho visualizzato un'immagine.

Tra le sue 198 pagine, scelte da uno dei gruppi di lettura che frequento, ho approfondito temi come la malattia, la sofferenza e la morte, trovandovi eppure una pace inaspettata. 

Credo sia frutto di una scrittura intima, capace di raccontare le emozioni e la realtà di una storia vera con estrema delicatezza.

Leggendo, ho conosciuto Mitch e il suo adorabile professore Morrie, una straordinaria guida spirituale.

Mi sono trovata a sottolineare tutte le sue pillole di saggezza e a trascorrere le notti a pensare al senso della vita, al tempo che scorre e a quello, preziosissimo, che dedichiamo alle persone che amiamo.

È un invito a rallentare il ritmo della vita per assaporarne tutte le sfumature; a porsi le domande giuste sui nostri bisogni reali, anziché su quelli filtrati dalla società, rifiutando la cultura di massa per crearne una propria.

Ci esorta ad essere gentili, a valorizzare le relazioni e a guardare il mondo con altri occhi, perché siamo esseri uguali sotto questo cielo, accomunati da un unico destino.

Dobbiamo cogliere l'essenza di ogni cosa e ricordare che, specie nei periodi più bui, la risorsa di cui abbiamo più bisogno è l'amore. E, insieme ad esso, dei mentori.

Avete mai avuto un punto di riferimento così?

Io davanti a questa domanda non ho avuto dubbi. Ho pensato ad Agostino.

È stato il mio faro nel lavoro guidandomi oltre il mare in tempesta della vita.

Da lui ho imparato cosa significhi davvero essere avvocato e far parte di un team.

Non ho solo appreso alcuni segreti della professione forense, ma tutte quelle piccole sfumature umane ed etiche che mi ha trasmesso con enorme generosità.

Mi mancano le sue storie, quel "turismo giudiziario" fatto di trasferte e aule di tribunali, i preziosi consigli e quella contagiosa gioia di vivere.

Proprio come il professore Morrie per Mitch, la sua impronta resta indelebile.

Ho perso un maestro, un Gigante, un buon Amico.

Ancora oggi la sua luce mi guida e continua ad influenzare le mie scelte, ed io cerco con tutte le mie forze di essere all'altezza del suo nome e della sua eredità.

Non posso che ritenermi enormemente fortunata perché - come diceva Henry Adams - "Un insegnante ha effetto sull'eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza".


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

pagine: 208

editore: Sperling & Kupfer

 


venerdì 3 luglio 2026

CUORE DI CANE

 




Cuore di cane – Michail Bulgakov –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Con la dolcezza. È il solo sistema possibile con un essere vivente, qualunque sia il suo livello di sviluppo...il terrore non serve a nulla".

Ancora una volta Bulgakov è riuscito a meravigliarmi. 

Ho scoperto che all'epoca il testo circolava clandestinamente e apparteneva alla cultura del dissenso politico. 

Con la storia del cane Pallino - che subisce un trapianto e inizia a mutare sembianze, pensieri e parole - mi ha trascinata in un viaggio al limite del grottesco, sospeso tra la scienza e l'assurdo e il concetto di umanità.

Ma cosa ci rende veramente UMANI?

Il titolo assume un significato solo dopo aver letto il libro e sarà il professore Preobraženskij

a fornirci la spiegazione. 

È questa la chiave di lettura per affrontare questo viaggio e approfondire il labile confine tra umanità biologica e artificiale senza tralasciare il contesto storico in cui nasce il libro.

Mi sono immersa totalmente in una satira spietata contro le forzature dell'evoluzione sociale e biologica, specchio dell'ossessione umana di andare oltre ogni limite.

Il libro rivela una verità amara. Per certi aspetti, la trama evoca il mito di "Frankenstein", mostrando l'innocenza di una creatura abbandonata al proprio destino dal suo creatore.

In tale contesto, l'animale non si eleva, anzi, degenera nei vizi del nuovo essere sovietico.

Ciò che più agghiaccia è che, a un certo punto, questa deriva viene persino istituzionalizzata e stipendiata dalla politica.

Ho divorato in pochi giorni 133 pagine fulminanti, sorrette da una scrittura teatrale e senza tempo che non lascia scampo.

Il messaggio finale emerge con assoluta certezza: la vita e la natura non possono essere profanate.

Quando la scienza e il potere pretendono di superare i propri confini falliscono, generando caos e distruzione proprio perché ignorano la dimensione spirituale ed etica dell'esistenza.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1968

pagine: 149

editore: crescere

 


venerdì 26 giugno 2026

UOVA FATALI

 




Uova Fatali – Michail Bulgakov -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Si sa che gli uomini diventano migliori, in grembo alla natura".

Ma cosa succede quando essi vogliono governarla?

La fine del mondo raccontata in sole 73 pagine.

Sono stata rapita dalla copertina e dal titolo del libro che spiccava tra tanti volumi di una bancarella.

Ho fantasticato molto su queste misteriose uova fatali ancor prima di iniziare la mia avventura.

Immaginate la mia faccia quando, girando il libro sottosopra, ho scoperto che conteneva un'altra storia di Bulgakov che vi racconterò il seguito.

Un viaggio nella Mosca dell'aprile 1928 mi ha portato a conoscere il geniale zoologo Vladimir Ipatievič Persikov e la sua scoperta scientifica: un raggio "rosso" capace di accelerare la crescita cellulare.

Quella che sembrava essere un'invenzione straordinaria, però, si trasforma in un horror fantascientifico apocalittico, ma anche in una satira politica quasi comica sulla cecità del potere.

Infatti i politici pensano di usare il progresso per governare la natura, per poi restare vittime della loro stessa arroganza.

Ho atteso trepidante lo schiudersi di quelle uova per scoprire quale mostruoso essere ne sarebbe uscito fuori.

La scrittura cinematografica e visionaria mi ha trascinata nel caos, come dentro una pellicola in bianco e nero di un vecchio film di fantascienza.

Mi ha lasciato un'unica certezza: quella di un ciclo mitologico destinato a ripetersi, incarnato perfettamente nell'archetipo di Prometeo.

L'illusione immortale di poter governare la vita, racchiusa nel fragile guscio di un uovo che annuncia l'apocalisse.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1925

pagine: 102

editore: edizioni Clandestine

venerdì 19 giugno 2026

IO NON HO PAURA

 




Io non ho paura - Nicolò Ammaniti -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri".


Questa citazione è il leitmotiv del mio ultimo viaggio letterario.
Erano anni che volevo andare ad Acqua Traverse, frazione di Lucignano, ma rimandavo ogni volta.
Guardavo il libro da lontano sullo scaffale e mi dicevo: "Poi, poi".
Alla fine è arrivato il momento.

Mi è bastato leggere le prime pagine per essere catapultata totalmente dall'orrore freddo della "tempesta del secolo" di King alla favola nera dell'estate più torrida del secolo filtrata dallo sguardo del piccolo Michele di 9 anni.

Ho vissuto un'avventura incredibile tra le colline dorate di un piccolo borgo rurale, immaginario, isolato, dimenticato dallo Stato, che nasconde nelle sue viscere un crimine atroce.
Quando Michele scopre il mistero, la narrazione si trasforma in un incubo diurno che mette in scena il crollo delle certezze infantili, lo scontro generazionale con i genitori, il trauma della crescita e l'oscurità dell'animo umano.

Attraverso una scrittura fatta di poche parole granitiche, cinematografiche e sensoriali, ho compiuto un salto generazionale che mi ha tenuta come sospesa, col cuore in gola, in un'altra dimensione fino alla fine.

Una storia che evoca lo spettro dei sequestri degli anni di piombo, affrontando i temi universali dell'amicizia, del tradimento e della paura.
Ma soprattutto, parla di coraggio, disobbedienza e di mostri: quelli immaginari ma soprattutto quelli veri, in carne ed ossa.

Ogni volta che guarderò un campo di grano o una casa abbandonata non potrò fare a meno di ripensare a quel borgo incantato e rivedrò Michele e Filippo.
La forza di questo viaggio sta proprio in questo legame clandestino che si crea tra due bambini il cui destino è legato in un mondo di adulti che hanno smesso di essere umani.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2011

pagine: 230

editore: Einaudi



venerdì 12 giugno 2026

LA TEMPESTA DEL SECOLO

 





La tempesta del secolo – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'INFERNO È RIPETIZIONE".

Con questa spaventosa consapevolezza inizia il mio nono viaggio nel multiverso di King: un copione cinematografico lungo 433 pagine!

Sono tornata nell'isola che non esiste: mi ritrovo nella Main Street di LITTLE TALL ISLAND, apparentemente settant'anni dopo l'omicidio del marito di DOLORES CLAIBORNE.

Ma i conti non tornano!

Tra queste pagine si assiste a un vero e proprio corto circuito temporale.

Se l'eclissi legata al delitto di Dolores risale al 1963, il mio sbarco su quest'isola avviene invece durante la "tempesta del secolo" del 1989. Eppure il tempo qui sembra relativo: Little Tall Island è un luogo sconosciuto alle mappe, intrappolato nei segreti inconfessabili dei suoi stessi abitanti.

Il destino di questa comunità sembra evocare quello della colonia perduta di Roanoke del 1587, il cui enigma è racchiuso in un'unica, spettrale traccia incisa su un albero: la parola "CROATOAN".

Storicamente, non si scoprì mai che fine fecero quei coloni, scomparsi come inghiottiti da una tremenda tempesta.

Seguendo questi indizi, che sembrano anticipare sinistramente cosa accadrà, mi sono preparata all'arrivo di Linoge, un'oscurità millenaria che tiene sotto scacco l'intera isola.

Ma ciò che mi fa più paura è il silenzio e il considerare il compromesso.

E quando quella stessa, infame parola minaccia nuovamente di essere incisa sui muri della città, il messaggio diventa spietato ed inevitabile: NESSUNO È INNOCENTE in questa tempesta morale che infuria nel cuore degli uomini.

Siamo dunque tutti condannati a ripetere i nostri peccati in eterno?

Quanto è alto il prezzo delle nostre scelte?

La paura può trasformare una civiltà in branco?

Non c'è dubbio che il silenzio difronte al male ci renda tutti complici! "Dategli ciò che vuole e se ne andrà!"

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 432

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 5 giugno 2026

LACCI

 




Lacci – Domenico Starnone –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

In questo mio terzo viaggio all'interno della scrittura di STARNONE, ho avuto modo di approfondire alcune dinamiche e nodi familiari irrisolti legati all'abbandono, all'eredità del dolore, ai sensi di colpa e alle trappole del ricatto morale.

Mi sono lasciata cullare dall'eleganza di una prosa asciutta che ho ormai imparato ad amare e riconoscere.

Se in CONFIDENZA il fulcro era la paura dei segreti, in Il VECCHIO AL MARE il tempo che scorre, LACCI si è rivelato il più spietato dei tre viaggi.

E ciò in quanto smantella definitivamente l'illusione del "torniamo insieme per il bene della famiglia", mostrando come a volte questa non sia affatto la scelta migliore nè per i genitori, nè per i figli!

Durante la lettura non sono mancati i momenti in cui ho avvertito la stretta di quei "lacci", percependo tutta la tossicità di quei vincoli che continuano a stringere anche quando l'amore è svanito.

Ho apprezzato molto la struttura narrativa di questa opera breve di 133 pagine.

La moglie, il marito e i figli sono le tre voci differenti che, ricordando la costruzione di CONFIDENZA, sviscerano i non detti delle relazioni e trasformano una convivenza forzata in una prigione quotidiana dove nessuno è innocente, persino i figli!

Forse in questo quadro familiare l'unico a essere felice è il gatto Labes. Il cui nome è un altro codice da decifrare, un'altra chiave di lettura del testo.

"Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto taciamo".


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 134

editore: Einaudi

venerdì 29 maggio 2026

INCUBI E DELIRI

 




Incubi e deliri – Stephen King –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non sei tu a possedere il tempo, ma è il tempo che possiede te".

Si è concluso così il mio ottavo viaggio di 855 pagine sulla nave del Re: Quattro mesi immersa nella nebbia del Maine tra Incubi e deliri.

Navigare tra terrore e soprannaturale dei vari racconti è stato intenso e pieno di sensazioni contrastanti.

Non è tra le mie opere preferite di King, ma in esso ho trovato dei pezzi unici che ho adorato.

Mi sono persa nel deserto con la vendetta de la cadilac di Dolan.

Ho amato la follia e la stranezza del il dito e di denti chiacchierini.

Ho avuto paura in Popsy, dove all'improvviso il predatore diventa preda.

In parto in casa ho trovato il brivido delle paure primordiali mentre in Hanno una band dell'altro mondo ho adorato l'ambientazione maledetta, la casualità, l'esplorazione delle leggende del rock.

Il viaggio, però, ha avuto qualche battuta di arresto. Alcuni racconti non mi sono piaciuti: troppo lenti o cervellotici, embrinali, poco chiari o estremamente enigmatici.

Eppure, nonostante le pause e la stanchezza, non ho mai pensato di chiudere la porta.

Perché c'è qualcosa di magico nelle sfumature di King che tiene inchiodati alle pagine, fino all'ultima riga.

Il colpo di grazia? La fine. Quelle note mi hanno lasciato addosso una malinconia inaspettata.

La Genesi di ogni incubo e i fili che si intrecciano legando ogni storia mi hanno fatta sentire parte di un disegno più grande.

Forse ogni storia è la chiave di una parte del suo grande multiverso.

È stato come un giro di giostra: una volta a terra, ho avuto subito voglia di fare un altro giro!

Mi è piaciuta molto anche l’intervista alla fine perché mostra l'uomo che si nasconde dietro al mito.

Più di ogni altra cosa, ho adorato il fatto che mi ha fatto viaggiare indietro negli anni pensando a zio Tibia, mitico presentatore di creepshow dei fumetti horror anni '50.

Sono già pronta per il mio prossimo viaggio con King: la tempesta del secolo mi attende!

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 1993

pagine: 849

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 22 maggio 2026

LA RAGAZZA DELLA LUNA

 




La ragazza della luna - Jacqueline Petralia -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Questo viaggio, lungo 241 pagine, è iniziato diversi anni fa su Wattpad e si è perfezionato sulla carta con l'esordio di un romantasy multi-POV, il primo volume di una dilogia.

Mi sono persa totalmente nel mondo magico creato da una scrittrice esordiente, oggi sedicenne, che racconta le fragilità umane senza filtri ideologici o morali.

Jacqueline mi ha ricordato che a volte i sogni diventano realtà e che non bisogna arrendersi mai di fronte alle difficoltà.

Si percepisce che la sua scrittura creativa è in continua evoluzione.

La trama si regge su un archetipo potente e intramontabile: la ribellione!

Alisia, la ragazza della luna, è costretta a fuggire sulla terra per sottrarsi ad un matrimonio reale combinato.

I suoi migliori amici Aurora e Josh la seguono in questo viaggio verso l'ignoto.

Determinati a vivere la loro vita, ad ogni costo, senza i privilegi e doveri reali, i tre disobbedienti rivendicano la loro libertà contro tutto e tutti.

Il punto di forza di questo romanzo sono i dialoghi tra i personaggi e la resa delle emozioni.

A quell'età ogni cosa, ogni singola decisione e ogni sentimento sono amplificati: l'odio, l'amore, l'amicizia, l'invidia, la paura, sono vissuti senza mezze misure e senza compromessi.

La scelta stilistica sacrifica deliberatamente le descrizioni ambientali, focalizzando l'attenzione sul flusso di coscienza totalizzante dei personaggi, sulle loro fragilità, sui dialoghi e sui temi cruciali.

Mancano le frasi brevi che spezzano il ritmo che però vengono compensate da capitoli più corti ed incisivi che creano delle pause naturali nella narrazione.

Queste scelte riflettono perfettamente l'urgenza espressiva e la freschezza di un'autrice adolescente.

È lo specchio di un periodo d'età in cui conta poco il "fuori", rispetto alla tempesta che si ha dentro!

È un invito a non dare per scontata l'adolescenza, a riconoscerne la loro purezza e la loro forza, e a riconsiderare l'intensità e autenticità di quel periodo della nostra vita!

Torno a casa con tanti interrogativi, stordita da quel mondo sospeso che attende il secondo volume per svelare il futuro dei protagonisti.

Affamata di nuove storie e in attesa di assistere ad altre evoluzioni su carta e artistiche, non resta altro da dire: In bocca al lupo, piccola grande guerriera di penna Jacqueline.


genere: fantasy

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 241

editore: La zona oscura

 


venerdì 15 maggio 2026

ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE

 




Alla ricerca delle coccole perdute - Giulio Cesare Giacobbe -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È il mio terzo "viaggio evolutivo" con il prof. GIACOBBE, e ancora una volta torno a casa "piena"!

Questa volta ho percorso un cammino di auto-consapevolezza in grado di sbloccare ristagni psicologici passando dalla dipendenza infantile all'autonomia affettiva.

"Alla ricerca delle coccole perdute" è più di un saggio breve di psicologia evolutiva di

212 pagine. È uno strumento di auto-analisi rapido e pragmatico.

Il metodo del professore ha uno stile estremamente schematico, breve e può essere considerato un ottimo punto di partenza.

Non ha la pretesa di sostituire una terapia, ma offre un "input brillante", accessibile ed immediato per innescare il cambiamento.

L'autore seziona la personalità in quattro fasi - bambino, adulto, genitore e il saggio - e, con un linguaggio semplice, diretto, per niente accademico, analizza le nevrosi e l'infelicità della società contemporanea.

Spiegando come il ristagno in una di queste fasi impedisca una reale maturazione affettiva e sociale e la felicità.

Tra queste pagine ho trovato diversi suggerimenti preziosi su come superare determinati blocchi.

Ad esempio, su come attivare la personalità genitoriale attraverso gesti quotidiani di responsabilità verso gli altri, 

offrendo una mappa interiore che mi ha permesso di guardarmi dentro più di quanto avrei immaginato.

Il focus del libro è chiaro per me: forse siamo tutti "ricercatori di coccole perdute" che, come consumatori esasperati, cercano protezione ovunque (oggetti, persone, relazioni tossiche), rifiutando la fatica di crescere.

Questo libro aiuta ad abbattere quella resistenza, attraverso un percorso di crescita personale autentico, semplice e accessibile.

Mostrando che la vera svolta avviene quando diventiamo noi stessi punti di riferimento, capaci di offrire cura agli altri, anziché limitarci solo a pretenderla.

 

genere: saggio

anno di pubblicazione: 2012

pagine: 212

editore: Ponte alle Grazie



venerdì 17 aprile 2026

DOLORES CLAIBORNE




 


Dolores Claiborne – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Certe volte una donna deve fare la carogna per sopravvivere. Certe volte è tutto quello che le resta".

Non ne ho mai abbastanza dei viaggi con King.

Questo è stato puramente psicologico, privo di mostri o elementi soprannaturali: mi sono ritrovata stretta in un dramma che si consuma interamente tra le mura domestiche in una piccola isola.

Ho ascoltato la confessione di Dolores, accusata dell'omicidio della sua datrice di lavoro, Vera Donovan.

La sua deposizione precipita nell'oscurità in un pozzo pieno di segreti: il complesso rapporto con Vera, i suoi fantasmi, la verità sulla morte di suo marito, avvenuta anni prima.

Mi ha colpito la struttura: un monologo di 277 pagine senza alcuna interruzione.

Un flusso ininterrotto che scava nella paura, nella violenza e nella solidarietà femminile estrema.

È un racconto sull'amore materno e sul prezzo terribile che si paga quando, per sopravvivere, si è costretti a diventare "carogne".

È affascinante quanto le vite delle due donne siano speculari.

L'assenza di capitoli ha reso il ritmo serrato. La voce di Dolores, così cruda, mi ha tenuta incollata fino alla fine.

Ho cercato di trovare la luce in fondo ai suoi oscuri ricordi.

Il conflitto che alimenta l'intera storia precipita tra vendetta e sacrificio, in una tragedia che travolge la vita delle due donne: due MADRI pronte a tutto per i loro FIGLI.

Ancora una volta, King ha portato alla luce l'orrore più mostruoso. Quello che si annida tra le pieghe dell'animo umano: in un segreto di famiglia, in un trauma e persino nell'ombra di un'eclissi.

Un occhio che si chiude alla luce per abbracciare l'oscurità.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 278

editore: Sperling & Kupfer

martedì 31 marzo 2026

TWIST

 




Twist – Colum McCann -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È stato un viaggio diverso dagli altri: sono partita con Antony, un giornalista irlandese, per documentare la riparazione di cavi in fibra ottica che trasportano i dati internet nelle profondità marine e connettono il mondo.

Mi sono sentita a bordo, parte dell'equipaggio su una nave posacavi lungo le coste dell'Africa.

Immersa per 2 settimane, in una storia frammentata di 249 pagine fatta di segreti e inganni.

Non è solo un reportage ma un viaggio che va oltre la superficie e si spinge negli abissi umani, nel fango, alla ricerca della luce.

Ho vissuto il mare nel profondo. Prima la vertigine, poi l'ebbrezza di una caduta libera tra solitudine e meraviglia.

L'essenza del viaggio è racchiusa nel concetto di unreachable by machine.

I cavi evocano la fragilità dei legami. Il punto di congiunzione è la scintilla umana che nessuna macchina può replicare.

In un mondo codificato, anticipato da algoritmi perfetti, la fragilità resta l'unico baluardo umano. È il collante che ci tiene uniti.

L'isolamento è invece il prezzo che paghiamo per la connessione perenne.

Conway incarna questa fragilità. Un ingegnere apneista, misterioso, magnetico, spezzato che vive nel silenzio spinto da un unico desiderio: Riparare le ferite del mondo!

Come in apocalypse now, la sua è una resistenza al caos, una missione disperata.

Un genio che cura affidandosi non ai calcoli, ma all'intuizione e al cuore.

Ho conosciuto Zanele. La sua compagna. Una donna legata alla terra. Solare che ama il rumore ma che ha un passato misterioso.

Il loro amore sembra un incastro di omissioni, silenzi, vuoti che entrambi accettano di non colmare ma che inevitabilmente li allontana.

Forse è in questi vuoti che si cela la forza della loro storia. Vuoti che ho cercato di colmare per decodificare i colpi di scena, finché ho scelto semplicemente di sentire.

"Tutta la verità, ma nessuna sincerità"

Adesso che il viaggio è finito, soffro di mal di terra. 

Che storia impossibile ho vissuto!

Straordinario il fremito che ho provato!

Ancora in apnea mi godo la samba, la risalita e la meraviglia di ciò che resta umano in un mondo di algoritmi.

"Non tutto può essere riparato. Ma ciò che conta è il tentativo".



genere: narativa 

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 240

editore: Feltrinelli

 


venerdì 20 marzo 2026

GLI STRUZZI

 




Gli struzzi – Luana Paladino –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Fuga o resistenza? In questo dilemma si consuma la danza silenziosa degli Struzzi, prigionieri di un tempo che non è lineare, ma un labirinto.

Se la loro scelta suggerisce la cecità, la fuga della realtà, o il nascondere la testa sotto la sabbia, il libro di Luana si rivela invece come una grande matrioska della memoria.

Non ci sono fronzoli: Ogni pezzo porta ad un altro più piccolo, rivelando sotto ogni strato dettagli e verità sempre più intime dei personaggi.

È proprio questo paradosso ad avermi letteralmente ammaliata. 

La scrittura di Luana è accessibile, sensoriale ed evocativa.

Con essa sviscera il suo smisurato amore per Catania, rendendola una presenza viva, una testimone in grado di riflettere i silenzi, le resistenze e le emozioni delle due voci narranti.

La semplicità della sua prosa mi ha accompagnata con delicatezza verso rivelazioni che altrimenti sarebbero state troppo dolorose.

La struttura è come un abito che Luana cuce su misura per le sue storie.

Ne "Gli struzzi" ha creato un gioco di specchi in cui si alternano una donna e un uomo, uniti dal sacro vincolo del matrimonio.

Ho vissuto ogni stadio del loro legame, che è insieme rifugio e fuga.

Un amore che non è solo un sentimento ma memoria e sigillo di questa storia.

Bisogna arrivare alla fine per ricomporre il mosaico, per capire cosa si nasconda sotto l'ultima matrioska del cuore umano e quale verità celi quel labirinto di prospettive.

Sono stata testimone dei pensieri di Agnese e Arturo. Custode del loro segreto e della fragilità del loro legame.

Ed è proprio la fragilità il ponte che mi ha avvicinata ai personaggi: trasformando la paura di rompere l'equilibrio della matrioska nel timore universale di guardarsi dentro e lasciare andare.

È la consapevolezza che tutto possa frantumarsi da un momento all'altro che ha reso prezioso ogni gesto tra i due amanti. Gesti spesso custoditi solo tra pieghe della memoria.

Ho cercato di catturarne la bellezza in un fermo immagine statico, fatto di emozioni sospese: un disegno che ritroverò ogni volta che terrò il libro tra le mie dita.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine:172

editore: Algra