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giovedì 30 luglio 2026

MOMO

 




Momo -Michael Ende -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Dopo La storia infinita, ho voluto riprovare quell'ebbrezza densa di fantasia che ha contraddistinto quel viaggio straordinario.

La favola di Momo si pone su un piano diverso, ma ha conquistato un posto nel mio cuore per l'attualità dell'argomento trattato.

È più che una favola per bambini, c'è filosofia, sociologia, ecologia.

È una critica al progresso sfrenato.

Un manifesto che ci ricorda come gestire il nostro Tempo e che esso è la successione di istanti unici da vivere intensamente!

Se in quell'epopea il male dell'umanità era il Nulla che avanzava cancellando l'immaginazione – nato dal disinteresse per la lettura –, qui i nemici sono i Signori Grigi, che lottano per rubare il tempo.

"Il tempo è vita e la vita dimora nel cuore".

In un mondo frenetico, ossessionato dal futuro e dalla produttività, gli uomini cadono nel paradosso di voler risparmiare ogni secondo, finendo per esaurire i giorni della loro stessa esistenza.

Mi ha ricordato un film tedesco di fantascienza distopico "Paradise" di Kunz che esaspera il concetto filosofico di questa favola, trasformando il tempo biologico in merce di scambio! 

Anche se i due finali divergono, la conseguenza resta identica: la perdita di umanità, oltre che della propria vita!

In questo scenario - così familiare e tremendamente attuale - spiccano le qualità rivoluzionarie della piccola protagonista Momo e della tartaruga Cassiopea. 

L'ascolto profondo della bimba e la lentezza della testuggine diventano la cura per una società "MALATA DI NOIA MORTALE", che ha dimenticato la gioia di vivere, di giocare e l'importanza delle relazioni umane.

Credo che resterà una delle mie esperienze letterarie più incredibili: arrivare nel vicolo di Mai, presso la Casa di Nessun Luogo, attraversare quelle interminabili sale piene di orologi, visitare il punto esatto in cui nasce il tempo, conoscere Mastro Hora e ricevere in dono un Orafiore.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 205

editore: Parkum books


sabato 18 luglio 2026

REVIVAL

 



Revival - Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...e illuminata da luci elettriche".


Questa frase riassume Revival: un viaggio lungo oltre cinquant'anni, in cui la rinascita si rivela una maledizione più che una guarigione.

Ho divorato queste 470 pagine cupe e pervase da un nichilismo assoluto, senza sosta, risucchiata in una caduta libera senza fine tra riferimenti alla Bibbia, a Frankenstein e al Necronomicon.

Dopo l'impatto visivo de La tempesta del secolo, non mi aspettavo un evento atmosferico ancora più cinematografico: il colossale cataclisma di fulmini che fa da catalizzatore al dramma.

Jamie incontra il reverendo Jacobs a soli sei anni. 
L'ombra di questo legame lo incatenerà per sempre alla sfrenata brama di conoscenza dell'uomo, specialmente nei momenti più bui della propria deriva e della dipendenza.

All'armonia iniziale subentra la tragica conseguenza di un devastante lutto familiare.
Questo trauma distrugge la fede del reverendo e ne genera l'ossessione, culminando nella "terribile predica": un momento desolante e privo di consolazione.

Il segreto dell'energia elettrica ammalia fin dalle prime pagine, lasciando poi spazio ai misteri che avvolgono le guarigioni dei fedeli, segnate da inquietanti effetti collaterali.

Dopo una parte centrale volutamente più lenta, la dilatazione del tempo cede il passo a un climax spietato.

Un mondo privo di salvezza. L'immagine rassicurante del paradiso viene spazzata via da un ultimo inganno: ci si perde così in visioni prismatiche oltre la morte, in lande deserte dominate da mostri cosmici.

È il trionfo dell'orrore metafisico su quello umano: è come se si spegnessero tutte le luci, lasciando addosso una desolazione assoluta.


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2017

pagine: 469

editore: Sperling & Kupfer






venerdì 10 luglio 2026

I MIEI MARTEDI' COL PROFESSORE

 




I miei martedì col professore – Mitch Albom -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'amore è l'unico atto razionale" (Stephen Levine)

Questa frase incarna perfettamente questo volume che mi ha spezzato il cuore con la sua tenera filosofia, regalandomi un viaggio profondo e trasversale che non mi aspettavo.

Fin da subito ho visualizzato un'immagine.

Tra le sue 198 pagine, scelte da uno dei gruppi di lettura che frequento, ho approfondito temi come la malattia, la sofferenza e la morte, trovandovi eppure una pace inaspettata. 

Credo sia frutto di una scrittura intima, capace di raccontare le emozioni e la realtà di una storia vera con estrema delicatezza.

Leggendo, ho conosciuto Mitch e il suo adorabile professore Morrie, una straordinaria guida spirituale.

Mi sono trovata a sottolineare tutte le sue pillole di saggezza e a trascorrere le notti a pensare al senso della vita, al tempo che scorre e a quello, preziosissimo, che dedichiamo alle persone che amiamo.

È un invito a rallentare il ritmo della vita per assaporarne tutte le sfumature; a porsi le domande giuste sui nostri bisogni reali, anziché su quelli filtrati dalla società, rifiutando la cultura di massa per crearne una propria.

Ci esorta ad essere gentili, a valorizzare le relazioni e a guardare il mondo con altri occhi, perché siamo esseri uguali sotto questo cielo, accomunati da un unico destino.

Dobbiamo cogliere l'essenza di ogni cosa e ricordare che, specie nei periodi più bui, la risorsa di cui abbiamo più bisogno è l'amore. E, insieme ad esso, dei mentori.

Avete mai avuto un punto di riferimento così?

Io davanti a questa domanda non ho avuto dubbi. Ho pensato ad Agostino.

È stato il mio faro nel lavoro guidandomi oltre il mare in tempesta della vita.

Da lui ho imparato cosa significhi davvero essere avvocato e far parte di un team.

Non ho solo appreso alcuni segreti della professione forense, ma tutte quelle piccole sfumature umane ed etiche che mi ha trasmesso con enorme generosità.

Mi mancano le sue storie, quel "turismo giudiziario" fatto di trasferte e aule di tribunali, i preziosi consigli e quella contagiosa gioia di vivere.

Proprio come il professore Morrie per Mitch, la sua impronta resta indelebile.

Ho perso un maestro, un Gigante, un buon Amico.

Ancora oggi la sua luce mi guida e continua ad influenzare le mie scelte, ed io cerco con tutte le mie forze di essere all'altezza del suo nome e della sua eredità.

Non posso che ritenermi enormemente fortunata perché - come diceva Henry Adams - "Un insegnante ha effetto sull'eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza".


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

pagine: 208

editore: Sperling & Kupfer

 


venerdì 3 luglio 2026

CUORE DI CANE

 




Cuore di cane – Michail Bulgakov –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Con la dolcezza. È il solo sistema possibile con un essere vivente, qualunque sia il suo livello di sviluppo...il terrore non serve a nulla".

Ancora una volta Bulgakov è riuscito a meravigliarmi. 

Ho scoperto che all'epoca il testo circolava clandestinamente e apparteneva alla cultura del dissenso politico. 

Con la storia del cane Pallino - che subisce un trapianto e inizia a mutare sembianze, pensieri e parole - mi ha trascinata in un viaggio al limite del grottesco, sospeso tra la scienza e l'assurdo e il concetto di umanità.

Ma cosa ci rende veramente UMANI?

Il titolo assume un significato solo dopo aver letto il libro e sarà il professore Preobraženskij

a fornirci la spiegazione. 

È questa la chiave di lettura per affrontare questo viaggio e approfondire il labile confine tra umanità biologica e artificiale senza tralasciare il contesto storico in cui nasce il libro.

Mi sono immersa totalmente in una satira spietata contro le forzature dell'evoluzione sociale e biologica, specchio dell'ossessione umana di andare oltre ogni limite.

Il libro rivela una verità amara. Per certi aspetti, la trama evoca il mito di "Frankenstein", mostrando l'innocenza di una creatura abbandonata al proprio destino dal suo creatore.

In tale contesto, l'animale non si eleva, anzi, degenera nei vizi del nuovo essere sovietico.

Ciò che più agghiaccia è che, a un certo punto, questa deriva viene persino istituzionalizzata e stipendiata dalla politica.

Ho divorato in pochi giorni 133 pagine fulminanti, sorrette da una scrittura teatrale e senza tempo che non lascia scampo.

Il messaggio finale emerge con assoluta certezza: la vita e la natura non possono essere profanate.

Quando la scienza e il potere pretendono di superare i propri confini falliscono, generando caos e distruzione proprio perché ignorano la dimensione spirituale ed etica dell'esistenza.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1968

pagine: 149

editore: crescere

 


venerdì 26 giugno 2026

UOVA FATALI

 




Uova Fatali – Michail Bulgakov -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Si sa che gli uomini diventano migliori, in grembo alla natura".

Ma cosa succede quando essi vogliono governarla?

La fine del mondo raccontata in sole 73 pagine.

Sono stata rapita dalla copertina e dal titolo del libro che spiccava tra tanti volumi di una bancarella.

Ho fantasticato molto su queste misteriose uova fatali ancor prima di iniziare la mia avventura.

Immaginate la mia faccia quando, girando il libro sottosopra, ho scoperto che conteneva un'altra storia di Bulgakov che vi racconterò il seguito.

Un viaggio nella Mosca dell'aprile 1928 mi ha portato a conoscere il geniale zoologo Vladimir Ipatievič Persikov e la sua scoperta scientifica: un raggio "rosso" capace di accelerare la crescita cellulare.

Quella che sembrava essere un'invenzione straordinaria, però, si trasforma in un horror fantascientifico apocalittico, ma anche in una satira politica quasi comica sulla cecità del potere.

Infatti i politici pensano di usare il progresso per governare la natura, per poi restare vittime della loro stessa arroganza.

Ho atteso trepidante lo schiudersi di quelle uova per scoprire quale mostruoso essere ne sarebbe uscito fuori.

La scrittura cinematografica e visionaria mi ha trascinata nel caos, come dentro una pellicola in bianco e nero di un vecchio film di fantascienza.

Mi ha lasciato un'unica certezza: quella di un ciclo mitologico destinato a ripetersi, incarnato perfettamente nell'archetipo di Prometeo.

L'illusione immortale di poter governare la vita, racchiusa nel fragile guscio di un uovo che annuncia l'apocalisse.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1925

pagine: 102

editore: edizioni Clandestine

venerdì 19 giugno 2026

IO NON HO PAURA

 




Io non ho paura - Nicolò Ammaniti -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri".


Questa citazione è il leitmotiv del mio ultimo viaggio letterario.
Erano anni che volevo andare ad Acqua Traverse, frazione di Lucignano, ma rimandavo ogni volta.
Guardavo il libro da lontano sullo scaffale e mi dicevo: "Poi, poi".
Alla fine è arrivato il momento.

Mi è bastato leggere le prime pagine per essere catapultata totalmente dall'orrore freddo della "tempesta del secolo" di King alla favola nera dell'estate più torrida del secolo filtrata dallo sguardo del piccolo Michele di 9 anni.

Ho vissuto un'avventura incredibile tra le colline dorate di un piccolo borgo rurale, immaginario, isolato, dimenticato dallo Stato, che nasconde nelle sue viscere un crimine atroce.
Quando Michele scopre il mistero, la narrazione si trasforma in un incubo diurno che mette in scena il crollo delle certezze infantili, lo scontro generazionale con i genitori, il trauma della crescita e l'oscurità dell'animo umano.

Attraverso una scrittura fatta di poche parole granitiche, cinematografiche e sensoriali, ho compiuto un salto generazionale che mi ha tenuta come sospesa, col cuore in gola, in un'altra dimensione fino alla fine.

Una storia che evoca lo spettro dei sequestri degli anni di piombo, affrontando i temi universali dell'amicizia, del tradimento e della paura.
Ma soprattutto, parla di coraggio, disobbedienza e di mostri: quelli immaginari ma soprattutto quelli veri, in carne ed ossa.

Ogni volta che guarderò un campo di grano o una casa abbandonata non potrò fare a meno di ripensare a quel borgo incantato e rivedrò Michele e Filippo.
La forza di questo viaggio sta proprio in questo legame clandestino che si crea tra due bambini il cui destino è legato in un mondo di adulti che hanno smesso di essere umani.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2011

pagine: 230

editore: Einaudi



venerdì 12 giugno 2026

LA TEMPESTA DEL SECOLO

 





La tempesta del secolo – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"L'INFERNO È RIPETIZIONE".

Con questa spaventosa consapevolezza inizia il mio nono viaggio nel multiverso di King: un copione cinematografico lungo 433 pagine!

Sono tornata nell'isola che non esiste: mi ritrovo nella Main Street di LITTLE TALL ISLAND, apparentemente settant'anni dopo l'omicidio del marito di DOLORES CLAIBORNE.

Ma i conti non tornano!

Tra queste pagine si assiste a un vero e proprio corto circuito temporale.

Se l'eclissi legata al delitto di Dolores risale al 1963, il mio sbarco su quest'isola avviene invece durante la "tempesta del secolo" del 1989. Eppure il tempo qui sembra relativo: Little Tall Island è un luogo sconosciuto alle mappe, intrappolato nei segreti inconfessabili dei suoi stessi abitanti.

Il destino di questa comunità sembra evocare quello della colonia perduta di Roanoke del 1587, il cui enigma è racchiuso in un'unica, spettrale traccia incisa su un albero: la parola "CROATOAN".

Storicamente, non si scoprì mai che fine fecero quei coloni, scomparsi come inghiottiti da una tremenda tempesta.

Seguendo questi indizi, che sembrano anticipare sinistramente cosa accadrà, mi sono preparata all'arrivo di Linoge, un'oscurità millenaria che tiene sotto scacco l'intera isola.

Ma ciò che mi fa più paura è il silenzio e il considerare il compromesso.

E quando quella stessa, infame parola minaccia nuovamente di essere incisa sui muri della città, il messaggio diventa spietato ed inevitabile: NESSUNO È INNOCENTE in questa tempesta morale che infuria nel cuore degli uomini.

Siamo dunque tutti condannati a ripetere i nostri peccati in eterno?

Quanto è alto il prezzo delle nostre scelte?

La paura può trasformare una civiltà in branco?

Non c'è dubbio che il silenzio difronte al male ci renda tutti complici! "Dategli ciò che vuole e se ne andrà!"

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 432

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 5 giugno 2026

LACCI

 




Lacci – Domenico Starnone –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

In questo mio terzo viaggio all'interno della scrittura di STARNONE, ho avuto modo di approfondire alcune dinamiche e nodi familiari irrisolti legati all'abbandono, all'eredità del dolore, ai sensi di colpa e alle trappole del ricatto morale.

Mi sono lasciata cullare dall'eleganza di una prosa asciutta che ho ormai imparato ad amare e riconoscere.

Se in CONFIDENZA il fulcro era la paura dei segreti, in Il VECCHIO AL MARE il tempo che scorre, LACCI si è rivelato il più spietato dei tre viaggi.

E ciò in quanto smantella definitivamente l'illusione del "torniamo insieme per il bene della famiglia", mostrando come a volte questa non sia affatto la scelta migliore nè per i genitori, nè per i figli!

Durante la lettura non sono mancati i momenti in cui ho avvertito la stretta di quei "lacci", percependo tutta la tossicità di quei vincoli che continuano a stringere anche quando l'amore è svanito.

Ho apprezzato molto la struttura narrativa di questa opera breve di 133 pagine.

La moglie, il marito e i figli sono le tre voci differenti che, ricordando la costruzione di CONFIDENZA, sviscerano i non detti delle relazioni e trasformano una convivenza forzata in una prigione quotidiana dove nessuno è innocente, persino i figli!

Forse in questo quadro familiare l'unico a essere felice è il gatto Labes. Il cui nome è un altro codice da decifrare, un'altra chiave di lettura del testo.

"Dalla crisi di tanti anni fa abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto taciamo".


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 134

editore: Einaudi

venerdì 29 maggio 2026

INCUBI E DELIRI

 




Incubi e deliri – Stephen King –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non sei tu a possedere il tempo, ma è il tempo che possiede te".

Si è concluso così il mio ottavo viaggio di 855 pagine sulla nave del Re: Quattro mesi immersa nella nebbia del Maine tra Incubi e deliri.

Navigare tra terrore e soprannaturale dei vari racconti è stato intenso e pieno di sensazioni contrastanti.

Non è tra le mie opere preferite di King, ma in esso ho trovato dei pezzi unici che ho adorato.

Mi sono persa nel deserto con la vendetta de la cadilac di Dolan.

Ho amato la follia e la stranezza del il dito e di denti chiacchierini.

Ho avuto paura in Popsy, dove all'improvviso il predatore diventa preda.

In parto in casa ho trovato il brivido delle paure primordiali mentre in Hanno una band dell'altro mondo ho adorato l'ambientazione maledetta, la casualità, l'esplorazione delle leggende del rock.

Il viaggio, però, ha avuto qualche battuta di arresto. Alcuni racconti non mi sono piaciuti: troppo lenti o cervellotici, embrinali, poco chiari o estremamente enigmatici.

Eppure, nonostante le pause e la stanchezza, non ho mai pensato di chiudere la porta.

Perché c'è qualcosa di magico nelle sfumature di King che tiene inchiodati alle pagine, fino all'ultima riga.

Il colpo di grazia? La fine. Quelle note mi hanno lasciato addosso una malinconia inaspettata.

La Genesi di ogni incubo e i fili che si intrecciano legando ogni storia mi hanno fatta sentire parte di un disegno più grande.

Forse ogni storia è la chiave di una parte del suo grande multiverso.

È stato come un giro di giostra: una volta a terra, ho avuto subito voglia di fare un altro giro!

Mi è piaciuta molto anche l’intervista alla fine perché mostra l'uomo che si nasconde dietro al mito.

Più di ogni altra cosa, ho adorato il fatto che mi ha fatto viaggiare indietro negli anni pensando a zio Tibia, mitico presentatore di creepshow dei fumetti horror anni '50.

Sono già pronta per il mio prossimo viaggio con King: la tempesta del secolo mi attende!

 

genere: horror

anno di pubblicazione: 1993

pagine: 849

editore: Sperling & Kupfer

venerdì 22 maggio 2026

LA RAGAZZA DELLA LUNA

 




La ragazza della luna - Jacqueline Petralia -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Questo viaggio, lungo 241 pagine, è iniziato diversi anni fa su Wattpad e si è perfezionato sulla carta con l'esordio di un romantasy multi-POV, il primo volume di una dilogia.

Mi sono persa totalmente nel mondo magico creato da una scrittrice esordiente, oggi sedicenne, che racconta le fragilità umane senza filtri ideologici o morali.

Jacqueline mi ha ricordato che a volte i sogni diventano realtà e che non bisogna arrendersi mai di fronte alle difficoltà.

Si percepisce che la sua scrittura creativa è in continua evoluzione.

La trama si regge su un archetipo potente e intramontabile: la ribellione!

Alisia, la ragazza della luna, è costretta a fuggire sulla terra per sottrarsi ad un matrimonio reale combinato.

I suoi migliori amici Aurora e Josh la seguono in questo viaggio verso l'ignoto.

Determinati a vivere la loro vita, ad ogni costo, senza i privilegi e doveri reali, i tre disobbedienti rivendicano la loro libertà contro tutto e tutti.

Il punto di forza di questo romanzo sono i dialoghi tra i personaggi e la resa delle emozioni.

A quell'età ogni cosa, ogni singola decisione e ogni sentimento sono amplificati: l'odio, l'amore, l'amicizia, l'invidia, la paura, sono vissuti senza mezze misure e senza compromessi.

La scelta stilistica sacrifica deliberatamente le descrizioni ambientali, focalizzando l'attenzione sul flusso di coscienza totalizzante dei personaggi, sulle loro fragilità, sui dialoghi e sui temi cruciali.

Mancano le frasi brevi che spezzano il ritmo che però vengono compensate da capitoli più corti ed incisivi che creano delle pause naturali nella narrazione.

Queste scelte riflettono perfettamente l'urgenza espressiva e la freschezza di un'autrice adolescente.

È lo specchio di un periodo d'età in cui conta poco il "fuori", rispetto alla tempesta che si ha dentro!

È un invito a non dare per scontata l'adolescenza, a riconoscerne la loro purezza e la loro forza, e a riconsiderare l'intensità e autenticità di quel periodo della nostra vita!

Torno a casa con tanti interrogativi, stordita da quel mondo sospeso che attende il secondo volume per svelare il futuro dei protagonisti.

Affamata di nuove storie e in attesa di assistere ad altre evoluzioni su carta e artistiche, non resta altro da dire: In bocca al lupo, piccola grande guerriera di penna Jacqueline.


genere: fantasy

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 241

editore: La zona oscura

 


venerdì 15 maggio 2026

ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE

 




Alla ricerca delle coccole perdute - Giulio Cesare Giacobbe -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È il mio terzo "viaggio evolutivo" con il prof. GIACOBBE, e ancora una volta torno a casa "piena"!

Questa volta ho percorso un cammino di auto-consapevolezza in grado di sbloccare ristagni psicologici passando dalla dipendenza infantile all'autonomia affettiva.

"Alla ricerca delle coccole perdute" è più di un saggio breve di psicologia evolutiva di

212 pagine. È uno strumento di auto-analisi rapido e pragmatico.

Il metodo del professore ha uno stile estremamente schematico, breve e può essere considerato un ottimo punto di partenza.

Non ha la pretesa di sostituire una terapia, ma offre un "input brillante", accessibile ed immediato per innescare il cambiamento.

L'autore seziona la personalità in quattro fasi - bambino, adulto, genitore e il saggio - e, con un linguaggio semplice, diretto, per niente accademico, analizza le nevrosi e l'infelicità della società contemporanea.

Spiegando come il ristagno in una di queste fasi impedisca una reale maturazione affettiva e sociale e la felicità.

Tra queste pagine ho trovato diversi suggerimenti preziosi su come superare determinati blocchi.

Ad esempio, su come attivare la personalità genitoriale attraverso gesti quotidiani di responsabilità verso gli altri, 

offrendo una mappa interiore che mi ha permesso di guardarmi dentro più di quanto avrei immaginato.

Il focus del libro è chiaro per me: forse siamo tutti "ricercatori di coccole perdute" che, come consumatori esasperati, cercano protezione ovunque (oggetti, persone, relazioni tossiche), rifiutando la fatica di crescere.

Questo libro aiuta ad abbattere quella resistenza, attraverso un percorso di crescita personale autentico, semplice e accessibile.

Mostrando che la vera svolta avviene quando diventiamo noi stessi punti di riferimento, capaci di offrire cura agli altri, anziché limitarci solo a pretenderla.

 

genere: saggio

anno di pubblicazione: 2012

pagine: 212

editore: Ponte alle Grazie



venerdì 17 aprile 2026

DOLORES CLAIBORNE




 


Dolores Claiborne – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Certe volte una donna deve fare la carogna per sopravvivere. Certe volte è tutto quello che le resta".

Non ne ho mai abbastanza dei viaggi con King.

Questo è stato puramente psicologico, privo di mostri o elementi soprannaturali: mi sono ritrovata stretta in un dramma che si consuma interamente tra le mura domestiche in una piccola isola.

Ho ascoltato la confessione di Dolores, accusata dell'omicidio della sua datrice di lavoro, Vera Donovan.

La sua deposizione precipita nell'oscurità in un pozzo pieno di segreti: il complesso rapporto con Vera, i suoi fantasmi, la verità sulla morte di suo marito, avvenuta anni prima.

Mi ha colpito la struttura: un monologo di 277 pagine senza alcuna interruzione.

Un flusso ininterrotto che scava nella paura, nella violenza e nella solidarietà femminile estrema.

È un racconto sull'amore materno e sul prezzo terribile che si paga quando, per sopravvivere, si è costretti a diventare "carogne".

È affascinante quanto le vite delle due donne siano speculari.

L'assenza di capitoli ha reso il ritmo serrato. La voce di Dolores, così cruda, mi ha tenuta incollata fino alla fine.

Ho cercato di trovare la luce in fondo ai suoi oscuri ricordi.

Il conflitto che alimenta l'intera storia precipita tra vendetta e sacrificio, in una tragedia che travolge la vita delle due donne: due MADRI pronte a tutto per i loro FIGLI.

Ancora una volta, King ha portato alla luce l'orrore più mostruoso. Quello che si annida tra le pieghe dell'animo umano: in un segreto di famiglia, in un trauma e persino nell'ombra di un'eclissi.

Un occhio che si chiude alla luce per abbracciare l'oscurità.


genere: horror

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 278

editore: Sperling & Kupfer

martedì 31 marzo 2026

TWIST

 




Twist – Colum McCann -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

È stato un viaggio diverso dagli altri: sono partita con Antony, un giornalista irlandese, per documentare la riparazione di cavi in fibra ottica che trasportano i dati internet nelle profondità marine e connettono il mondo.

Mi sono sentita a bordo, parte dell'equipaggio su una nave posacavi lungo le coste dell'Africa.

Immersa per 2 settimane, in una storia frammentata di 249 pagine fatta di segreti e inganni.

Non è solo un reportage ma un viaggio che va oltre la superficie e si spinge negli abissi umani, nel fango, alla ricerca della luce.

Ho vissuto il mare nel profondo. Prima la vertigine, poi l'ebbrezza di una caduta libera tra solitudine e meraviglia.

L'essenza del viaggio è racchiusa nel concetto di unreachable by machine.

I cavi evocano la fragilità dei legami. Il punto di congiunzione è la scintilla umana che nessuna macchina può replicare.

In un mondo codificato, anticipato da algoritmi perfetti, la fragilità resta l'unico baluardo umano. È il collante che ci tiene uniti.

L'isolamento è invece il prezzo che paghiamo per la connessione perenne.

Conway incarna questa fragilità. Un ingegnere apneista, misterioso, magnetico, spezzato che vive nel silenzio spinto da un unico desiderio: Riparare le ferite del mondo!

Come in apocalypse now, la sua è una resistenza al caos, una missione disperata.

Un genio che cura affidandosi non ai calcoli, ma all'intuizione e al cuore.

Ho conosciuto Zanele. La sua compagna. Una donna legata alla terra. Solare che ama il rumore ma che ha un passato misterioso.

Il loro amore sembra un incastro di omissioni, silenzi, vuoti che entrambi accettano di non colmare ma che inevitabilmente li allontana.

Forse è in questi vuoti che si cela la forza della loro storia. Vuoti che ho cercato di colmare per decodificare i colpi di scena, finché ho scelto semplicemente di sentire.

"Tutta la verità, ma nessuna sincerità"

Adesso che il viaggio è finito, soffro di mal di terra. 

Che storia impossibile ho vissuto!

Straordinario il fremito che ho provato!

Ancora in apnea mi godo la samba, la risalita e la meraviglia di ciò che resta umano in un mondo di algoritmi.

"Non tutto può essere riparato. Ma ciò che conta è il tentativo".



genere: narativa 

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 240

editore: Feltrinelli

 


venerdì 20 marzo 2026

GLI STRUZZI

 




Gli struzzi – Luana Paladino –

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Fuga o resistenza? In questo dilemma si consuma la danza silenziosa degli Struzzi, prigionieri di un tempo che non è lineare, ma un labirinto.

Se la loro scelta suggerisce la cecità, la fuga della realtà, o il nascondere la testa sotto la sabbia, il libro di Luana si rivela invece come una grande matrioska della memoria.

Non ci sono fronzoli: Ogni pezzo porta ad un altro più piccolo, rivelando sotto ogni strato dettagli e verità sempre più intime dei personaggi.

È proprio questo paradosso ad avermi letteralmente ammaliata. 

La scrittura di Luana è accessibile, sensoriale ed evocativa.

Con essa sviscera il suo smisurato amore per Catania, rendendola una presenza viva, una testimone in grado di riflettere i silenzi, le resistenze e le emozioni delle due voci narranti.

La semplicità della sua prosa mi ha accompagnata con delicatezza verso rivelazioni che altrimenti sarebbero state troppo dolorose.

La struttura è come un abito che Luana cuce su misura per le sue storie.

Ne "Gli struzzi" ha creato un gioco di specchi in cui si alternano una donna e un uomo, uniti dal sacro vincolo del matrimonio.

Ho vissuto ogni stadio del loro legame, che è insieme rifugio e fuga.

Un amore che non è solo un sentimento ma memoria e sigillo di questa storia.

Bisogna arrivare alla fine per ricomporre il mosaico, per capire cosa si nasconda sotto l'ultima matrioska del cuore umano e quale verità celi quel labirinto di prospettive.

Sono stata testimone dei pensieri di Agnese e Arturo. Custode del loro segreto e della fragilità del loro legame.

Ed è proprio la fragilità il ponte che mi ha avvicinata ai personaggi: trasformando la paura di rompere l'equilibrio della matrioska nel timore universale di guardarsi dentro e lasciare andare.

È la consapevolezza che tutto possa frantumarsi da un momento all'altro che ha reso prezioso ogni gesto tra i due amanti. Gesti spesso custoditi solo tra pieghe della memoria.

Ho cercato di catturarne la bellezza in un fermo immagine statico, fatto di emozioni sospese: un disegno che ritroverò ogni volta che terrò il libro tra le mie dita.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine:172

editore: Algra

 


venerdì 6 marzo 2026

MERIDIANO DI SANGUE

 




Meridiano di sangue - Cormac McCarthy -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Non è tra i libri che consiglierei. Non è una lettura ma una discesa all'inferno.

Una spirale di violenza cieca e gratuita, dove ogni frase è l'eco demoniaco della cannonata di un obice.

Ho navigato per mesi attraverso luoghi oscuri che non concedono redenzione o evoluzione, ma solo rassegnazione, morte e distruzione.

Testimone di una brutalità umana inaudita che degenera nel male metafisico.

Una scrittura granitica, arcaica, difficile da leggere, ma allo stesso tempo poetica, inevitabile e ipnotica.

Con essa, McCarthy scardina la concezione del vecchio West come luogo dell'ordine democratico e rivela anarchia e caos primordiali.

In questo Western distopico lungo 298 pagine interminabili, ho seguito un ragazzo nell'abisso della Banda di Glanton.

Un gruppo di cacciatori di scalpi realmente esistito nel 1850, qui trasformato in spettro del caos.

Figura centrale è il giudice Holden.

Un essere malefico, quasi soprannaturale, un filosofo del male con il gusto perverso per la violenza insensata, che considera la gueRRa non un atto umano, ma divino.

Un atto di creazione, qualcosa che dà senso alla vita, all'esistenza dell'uomo.

Solo il ragazzo, senza nome, sembra conservare una lieve scintilla di clemenza, una debole umanità che resiste e rifiuta di rassegnarsi alla filosofia dell'eterna violenza del giudice.

È questo il conflitto che mi ha tenuta incollata fino alla fine!

L'incisione sul fucile del giudice: ET IN ARCADIA EGO è il sigillo del romanzo.

Come nel quadro del Guercino, ci comunica che nessuno può sfuggire al proprio destino.

La morte è padrona ovunque, persino nei luoghi più idilliaci.

In quest'ottica, nel west incontaminato quello che doveva essere un nuovo inizio ora sembra soltanto il cimitero della civiltà.

È stata una resistenza contro l'abisso. In questa mattanza apocalittica sono rimasta aggrappata tutto il tempo del viaggio alla speranza, a quella flebile scintilla di umanità che caparbiamente rifiuta di spegnersi!


genere: thriller

anno di pubblicazione: 2014

pagine: 306

editore: Einaudi

 


venerdì 27 febbraio 2026

ELEVATION

 




Elevation – Stephen King -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Ogni volta che viaggio con King è come se aprissi un'altra porta nel suo multiverso letterario.

È incredibile la capacità di raccontare la meraviglia.

Rispetto ad altri romanzi già letti, il carattere dei personaggi è poco approfondito.

Lo stile è più asciutto, essenziale e c'è tanto spazio per le riflessioni umane.

Sono volata fino a CASTLE ROCK per conoscere Scott Carey.

Un omone che perde peso ma che inspiegabilmente conserva il suo aspetto fisico inalterato.

Un viaggio surreale, SENZA ALCUNA PAURA, di 195 pagine. Il cui ritmo serrato, scorrevole, mi ha tenuta incollata fino alla fine.

Per tutto il tempo mi sono chiesta cosa sarebbe successo il giorno in cui il suo peso fosse diventato zero, quali sarebbero state le ripercussioni di questa trasformazione sugli abitanti di Castle Rock e soprattutto quale fosse il sottotesto di questo romanzo.

Ho visto consumarsi il conflitto tra pesantezza e leggerezza spirituale. Tra pregiudizio e accettazione. Odio e gentilezza.

Mi hanno colpito di Scott il suo cuore grande, la serenità nell'accettare il suo destino, la capacità di aiutare le sue vicine di casa (vittime di pregiudizio sociale), le connessioni che ha creato e l'impronta che ha lasciato.

Ho avuto modo di approfondire alcuni temi filosofici e formulare nuove ipotesi su chi siamo e qual è il nostro scopo in questa terra.

Ma soprattutto su quello stato di ESTASI e FELICITÀ che prova solo chi si eleva spiritualmente al di sopra di tutto e tutti; chi decide di vivere consapevolmente l'ETERNO PRESENTE.

Ha ragione King. Il TEMPO e il PESO sono costrutti umani, gabbie mentali, misure irrilevanti che non possiamo controllare e che ci ancorano alla morte.
Dobbiamo imparare a GUARDARE OLTRE LA SUPERFICIE delle cose, a MERAVIGLIARCI del mistero che avvolge quell'enigma profondo di cui noi stessi siamo parte.
E che le uniche cose su cui dovremmo concentrarci sono il presente, la qualità dell'esistenza e i rapporti umani.

"Il peso, la massa, la realtà: un unico mistero, che ci circonda".

genere: horror

anno di pubblicazione: 2019

pagine: 116

Editore: sperling & Kupfer

 


venerdì 20 febbraio 2026

TU, MIO

 




Tu, mio – Erri de Luca -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Un viaggio letterario fino ad Ischia per vivere un'ESTATE degli anni 50, in 114 pagine.

La mia prima immagine è stata quella dell'antica ARTE DELLA PESCA che il protagonista, un adolescente, impara dal suo mentore.

Un pescatore sopravvissuto alla guerra di nome Nicola che vive di mare.

Avidamente ho letto del difficile passaggio dall'innocenza all'età adulta di un ragazzo il cui nome non viene mai menzionato.

Del suo incontro con Caia, un'altra sopravvissuta. Una ragazza più grande che custodisce un segreto che solo lui conosce.

Ho visto nascere l'AMORE.

Quello assoluto che si prova a quell'età, che ti plasma, ma è anche precipizio della memoria di un passato che spesso non ci appartiene, ma inevitabilmente ci segna.

Quello di chi non conoscendo l'alfabeto dei sentimenti ne è travolto completamente e a volte tragicamente.

Tanto da annaspare in un precipizio di emozioni, tra inadeguatezza, vuoto, senso feroce di protezione per le persone che amiamo, rabbia verso i nemici e urgenza di giustizia riparativa contro i torti subiti.

Poi mi sono lasciata cullare da un'altra immagine dell'AMORE.

Quella SPIRITUALE che sana la memoria, che diventa anello di congiunzione di un'infanzia negata e postino di parole, gesti, sguardi delle persone care che non ci sono più.

Quella che ti fa sussurrare "Tu, mio" come promessa che va oltre ogni tempo.

Ogni parola è stata poesia, misura, di un pensiero artistico sconfinato.

Un momento per sognare ad occhi aperti, riflettere, perdermi nella fragilità dei personaggi, ma anche schiantarmi dinnanzi alla memoria di una guErra consumata, il cui fuoco ancora arde prepotentemente nei cuori dei sopravvissuti e alimenta curiosità, sentimenti contrastanti nelle nuove generazioni.

Tra quelle pagine ho visto consumarsi il conflitto tra la memoria e l'urgenza del presente. Tra il senso di veNdetta e la PACE.

Poi, ho trovato conforto nella VERITÀ disarmante rivelata da Nicola.

L'odio lascia solo voragini dentro di noi e nessun trionfo!

Non esiste alcun nemico.

Davanti alla morte siamo tutti uguali.

Il sangue non ripara la memoria, non restituisce giustizia.

Dobbiamo solo imparare a convivere con il vuoto e a comprendere il suo peso nella nostra VITA.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2012

pagine: 128

Editore: Feltrinelli

 


venerdì 6 febbraio 2026

NELLA CARNE

 




Nella carne – David Szalay -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

In questo itinerario letterario contemporaneo, ho avuto la possibilità di esplorare la solitudine e il disallineamento tra la coscienza e il corpo di un uomo durante le stagioni della sua vita.

Un viaggio nella carne. Spazio dove si consuma il desiderio in tutte le sue sfaccettature.

La cui tensione si schianta davanti alla prepotente voglia di "normalità".

Istvan è un uomo fisico, crudo, disincantato, semplice, di poche parole, di scarna emotività, che ha avuto vari traumi nella vita.

Sembra un essere che semplicemente esiste e che forse non nulla sa di sé.

Uno che non dice mai NO! Che accetta quasi passivamente la vita, che non riesce a gestire i sentimenti e a dargli un nome.

Tanto che spesso le sue azioni degenerano in qualcosa che vanno oltre il vuoto emotivo, si trasformano in apatia o in aggressività.

Istvan è quasi uno spettatore. Subisce il suo corpo. Non crede. Non sceglie, non si impone, a volte vince ma soprattutto perde!

Durante il racconto dell'arco della sua vita mi colpiscono gli spazi bianchi, i silenzi, le poche parole ripetute quasi come una litania.

Ho adorato questo stile misurato l'ho trovato carico di magnetismo filosofico.

È quel non detto, che sconvolge la mia visione del mondo e instilla nuovi dubbi e riflessioni esistenziali, su traumi, strumenti emotivi, corpo e coscienza, destino e tempo.

Il finale mi ha lasciata un vuoto dentro la carne.

Come se alla fine, il presagio di quella tragedia, sussurrata tra le pagine, fosse diventata realtà.

Come se, quella corazza fatta di poche parole si sia trasformata in condanna definitiva alla solitudine.

Il tempo e il destino sono inesorabili e l'uomo nulla può contro essi.

So quanto possa essere terrificante e inadeguata "la normalità" davanti ai drammi della vita.

Ma dobbiamo andare avanti, esplorando i nostri sentimenti.

Altrimenti rischiamo di svuotare i nostri corpi dalle emozioni.

Tornando a casa ci penso ancora. Al paradosso che ha portato in scena "la normalità" come limite della condizione umana.

Ma nonostante alcune solitudini siano insanabili, penso che un corpo non può essere solo contenitore, perché nel momento in cui smette di avere desideri, emozioni, impulsi, l'uomo cessa di esistere.

"C'è qualcosa di terrificante nel modo in cui la normalità si impone. Nel modo in cui l'estate si ostina a proseguire. Nel modo in cui gli ippocastani fioriscono e comincia Wimbledon".


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 


venerdì 30 gennaio 2026

FAI BEI SOGNI. DIECI ANNI DOPO

 





Fai bei sogni Dieci anni dopo - Masssimo Gramellini -

recensione a cura di Francesca Tornabene


In punta di piedi, mi sono seduta ad ascoltare questa storia intensa, intima, autobiografica.

Ho trovato CASA tra quelle pagine e ho avuto paura.

Un bambino di nove anni perde la sua mamma e si trova ad affrontare la vita senza.

Ma quella verità, raccontata per 40 anni, cela un segreto.

È questo il fulcro stravolgente della storia. Il conflitto tra la verità e la paura di conoscerla.

È stato bello conoscere un Uomo coraggioso che mette a nudo la sua anima, lotta contro 

il MALE DI VIVERE e poi, mette LA SUA STORIA al servizio degli altri.

E 10 anni dopo l'uscita del libro, rivede, aggiorna, aggiunge capitoli, e racconta con tanta umiltà l'impatto che ha avuto lui dai messaggi dei sui lettori.

Tanto che la prima parola, dopo 230 pagine di silenzio e dolore è stata GRAZIE!

Ricordandomi che non siamo soli in quella muta sofferenza.

Quel "Belfagor" che prepotentemente prende forme diverse e riaffiora quando meno te lo aspetti, offuscando i ricordi, lo combattiamo TUTTI.

Ma non tutti riusciamo a vincere le nostre paure.

Mi ha commosso la tenerezza con la quale ha descritto il confine labile tra una dolce bugia e la prigione dell'eternità.

Ha ragione lui. La foga di capire gli eventi si schianta nella nostra inadeguatezza.

Bisogna dare tregua alla nostra mente.

Col TEMPO, la trama della nostra VITA assume un SENSO del tutto inaspettato. E la meraviglia è così grande che vale la pena attendere!

Il Buio non è vuoto. Bisogna solo attendere la luce per orientarsi.

Mi ha colpito l'impatto che i SOGNI hanno avuto sulla sua vita.

Tanto da pensare che essi non sono solo radicati nell'anima, ma spesso, alcuni di essi diventano radice stessa dell'animo umano.

Ancora una volta, la scrittura scava nel fango delle nostre esistenze, scopre relitti perduti nel tempo e poi cura con quella capacità unica di trasformare sofferenza in meraviglia.

Così quel "Fai bei sogni" suona come la più poetica e tenera delle buone notti.

GRAZIE.



genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

 

venerdì 9 gennaio 2026

UN DRAGO A FORMA DI NUVOLA

 



Un drago a forma di nuvole – E. Scola, I. Milazzo -

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

Dopo aver visto il film "Il materiale emotivo", ho acquistato il grafic novel

da cui tutto è partito.

Il titolo, una calamita per me! Ho pensato alla forza dell'effimero, del fugace, dell'inafferrabile.

Non è solo un libro, è un'esperienza artistica, cinematografica.

Ho amato come la fragilità dell'acquerello abbia dato sostanza poetica ed emotiva ad ogni singola illustrazione trasformandola in un'esperienza sensoriale profonda.

Una libreria a Parigi, la mia destinazione letteraria.

In quelle 103 pagine, il tempio sacro delle parole mi è apparso come un mausoleo.

Perchè Pierre ha rinunciato alla sua vita sociale per accudire la figlia paralizzata da anni.

Ed è come imprigionato in un monologo interminabile senza via d'uscita che si ripete tutti i giorni.

E ciò in quanto le sue parole si infrangono nel mutismo selettivo della figlia.

Mi ha colpito la performance del paradosso comunicativo.

Più il padre parla, parla parla e meno comunica con la figlia che invece è un fiume di pensieri.

Ma è la dimensione immaginaria in cui egli vive insieme alla figlia oltre i confini della realtà che rapisce totalmente la mia attenzione.

Quello spazio intimo che solo la lettura ad alta voce di un libro sa creare.

In quell'atmosfera chi legge e chi ascolta vivono e comunicano come sospesi nel tempo.

Mi sono chiesta più volte chi fosse quel Drago!?

Lei? L'immaginazione? I libri? O La connessione tra i tre elementi!?

Il momento più suggestivo è stato l'arrivo turbolento di una giovane donna in libreria.

Perchè quel monologo triste si è trasformato in un tumulto condiviso di idee, parole, sentimenti e gioia.

Una vera e propria catastrofe luminosa che ha condotto Pierre a riflessioni profonde sul suo futuro e quello della figlia.

È stato uno di quei viaggi intimi che lasciano un sapore dolce amaro e diversi interrogativi.

Ho riflettuto sull'AMORE come atto di fedeltà estrema; sui SACRIFICI che i genitori fanno per i figli;

sui LIBRI, quale rifugio, cura e nuovo vocabolario quando la realtà e le parole falliscono;

ma più di ogni altra cosa, ho pensato al SILENZIO come espressione comunicativa del linguaggio supremo dell'ESSERE.


genere: fumetti

anno di pubblicazione: 2020