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sabato 3 febbraio 2024

LE MIE VALUTAZIONI GENNAIO 2024

 





GENNAIO

come l'alba e il tramonto        ⭐⭐⭐⭐

l'enigma svedese                     ⭐⭐⭐⭐

fiori recisi                               ⭐⭐⭐⭐

esci dal buio                           ⭐⭐⭐★

sotto il cielo di Roma             ⭐⭐⭐⭐

martedì 30 gennaio 2024

OSSI DI SEPPIA

 





Ossi di seppia - Eugenio Montale -

recensione a cura di Elisa Caccavale


La prima raccolta montaliana trova ambientazione quasi unicamente nella geografia ligure della riviera di levante e nel tempo della stagione estiva, stagione vissuta in bilico tra il ricordo delle estati giovanili e quelle presenti, tra l’età ormai trascorsa e i rovelli esistenziali della vita adulta. Tra i modelli di Montale troviamo il D’Annunzio di Alcyone, anche questo diario estivo ma, rispetto ai temi trattati da D’Annunzio, in Montale non troviamo il rilevante ruolo dell’estetismo (e della sue illusioni) nel rapporto tra l’uomo e la natura; nella sezione centrale della raccolta, Mediterraneo, il poeta dialoga con il mare, elemento fondamentale di questa raccolta, a partire già dal titolo che richiama l’essenza stessa del mare, che conserva e distrugge, leviga e annienta. Come un osso di seppia, ricordo di un’esistenza passata ma ancora presente nel suo simulacro.

Ricchissima nella raccolta la fenomenologia estatica che ha reso celebre Montale, le espressioni ormai quasi proverbiali della “maglia rotta nella rete” (In limine), del “segno di un’altra orbita” (Arsenio), dell’”anello che non tiene” (I limoni) che narrano della sensazione, che subito svanisce, di poter cogliere, per l’Io poetico, il senso profondo della vita.

Trova posto in questa raccolta anche la dichiarazione della poetica del “non” con la celeberrima Non chiederci la parola che squadri da ogni lato, con la quale Montale si dichiara adatto a testimoniare una vita priva di certezze e di valori, un autore lontanissimo dalle figure dei poeti vati del passato, un poeta che sa solo, socraticamente, ciò che non è e ciò che non vuole.

Come non citare, poi, l’essenziale e nitida poesia che con le sue metafore è diventata immagine meravigliosa del concetto del “male di vivere” (Spesso il male di vivere ho incontrato) in cui il messaggio, l’idea del male di vivere, è affidata a tre figure concrete (il rivo strozzato, la foglia accartocciata, il cavallo stramazzato), sublime esempio dell’oggettualità che caratterizza tanta poesia montaliana (e che si lega al correlativo oggettivo di Thomas Stearns Eliot).

In tutto ciò emerge la figura della donna, l’unica a potersi porre come mediatrice delle “impossibili possibilità”, colei che potrebbe cogliere il segno dell’altra orbita; è la donna conosciuta nelle “estati lontani” di Monterosso (dove Montale aveva una casa di famiglia) ma adesso assente, Annetta-Arletta, la prima delle tante donne salvifiche cantate da Montale (Dora Markus, Mosca, Volpe…).

Troppo ancora ci sarebbe da dire su questo autore, pertanto meglio fermarsi e lasciar spazio alle sue parole, con la poesia che è il testo montaliano più divulgato: si tratta di uno dei più tipici paesaggi di Montale, in cui l’ambiente viene presentato con caratteristiche di aridità, canicola, scabra essenzialità che sono le caratteristiche salienti del paesaggio di Ossi di seppia. A voi dunque: Meriggiare pallido e assorto.

 

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.


genere: poesia

anno di pubblicazione: 1925


 


lunedì 29 gennaio 2024

UN LUNGO CAPODANNO IN NOIR

 




UN LUNGO CAPODANNO IN NOIR -  AA.VV

recensione a cura di Edoardo Todaro


Se Sellerio mette in campo, ormai da tempo, una squadra di tutto rispetto andando a comporla tra i suoi migliori autori, vedi l’ultimo “Cucina in giallo”, Guanda noir risponde in maniera più che adeguata. 10 dei “suoi” migliori scrittori scendono in campo in modo del tutto positivo dando vita a “Un lungo capodanno in noir “. Certamente non voglio dire se è meglio l’uno o l’atro., mi interessa dire che con estremo piacere vediamo tanti scrittori cimentarsi in una gara non prevista, una gara di cui i beneficiari non possono che essere i lettori. Si parte alla grande, con Diego De Silva attraverso “Gli accidentali “ e l’autostima, l’auto considerazione, la semplificazione ed il fatto che una volta tanto nella vita è bello mandare tutto alla rovina . E come secondo? Giancarlo de Cataldo con “‘O zuzzuso“ (lo sporcaccione).  Una situazione che si svolge in un contesto culinario compromesso da informatori, calunniatori, con ricordi ormai svaniti nel tempo: da Rischiatutto alla SIP all’attentato, tanto per cambiare, addebitato agli anarchici.  Buon terzo, Leonardo Gori che ci riporta alla storia di Firenze, tra il bando di Graziani, l’oscuramento e coloro che, se sono politicamente diversi, chi è squadrista e chi è con i partigiani, hanno lo stesso atteggiamento nel rapporto verso le donne. Comunque una storia di amori malati che finiscono male. A seguire abbiamo a che fare con Gian Andrea Cerone e con “Il mistero del condominio “. Un’indagine condotta dalla moglie di un poliziotto, ma soprattutto di stringente attualità vista la descrizione che ci viene fatta della cosiddetta traversata del Mediterraneo compiuta dagli immigrati e la solidarietà che dimostra come spesso la realtà supera la fantasia, nonostante i tanti sospetti in circolazione. Che dire di Marco De Franchi con il “Dono“ e le vittime accomunate dall’essere dei poveracci di cui non importa niente a nessuno. Il racconto di De Franchi è l’ulteriore dimostrazione, se mai ne avevamo bisogno, che ogni serial killer ha il suo metodo. Terminato il “Dono “, ecco “Weekend lungo a Barcellona “ di Gianni Biondillo, cioè come una vacanza si trasforma in incubo. Dietro ad Antonio, il marito affettuoso si cela, in realtà, un boss della malavita organizzata che intrattiene affari nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio di denaro in attività poco legali. Se questo è il marito, che dire di Marina la moglie, una moglie diabolica. Avviandosi alla conclusione, ecco Andrea Fazioli con “Il custode dell’abisso“ che ci introduce in mondo con il quale dovremo, volenti o nolenti, avere a che fare nel prossimo futuro. L’Intelligenza Artificiale, con un nome: Max, con cui è possibile parlare. Intelligenza disponibile sempre, giorno e notte, che è come un chiromante che legge la mano.  Quindi è il momento di Luca Crovi con “Odio il capodanno“. Come accaduto in altri romanzi, Crovi ricorre al commissario De Vincenzi, creato da Augusto De Angelis negli anni ’30, per parlarci di chi è quell’uomo famoso che è detenuto e che non ha commesso alcun reato, un commissario che ama la giustizia ma odia il capodanno, come il famoso detenuto. A Marcello Fois il penultimo racconto con l’ispettore capo e l’agente scelto con il turno che sfiora la notte di capodanno, un racconto misterioso ed inquietante come sa fare Fois. In conclusione Marco Vichi ed “Il bosco “. Intrigante come sempre, in questo caso, tramite Camilla e Filippo affronta il cosiddetto piacere del proibito tra l’infanzia perduta e l’adolescenza in arrivo, con il senso di colpa che ti fa sentire più grande.  Riprendendo il gergo sportivo usato all’inizio, posso dire che la partita è finita ma se ci deve essere un vincitore, questo verrà decretato dai lettori.

genere: noir

anno di pubblicazione: 2023


sabato 27 gennaio 2024

IL PRINCIPIO DEL MALE

 




📖 Il principio del male - Stefano Tura

recensione a cura di Alice Bassoli

 

🤕 Marco, con il volto martoriato da lividi e ferite, si trova a fronteggiare non solo il dolore fisico, ma anche la perdita devastante di Anna, la sua compagna, il cui corpo senza vita è abbandonato accanto a lui. La trama si snoda attraverso Ipswich, nel Suffolk, in Inghilterra.

 

🕵️‍♂️Il trasferimento dall'Italia all'Inghilterra sembrava promettere un futuro migliore, ma presto tutto si trasforma in un incubo senza via di fuga. La storia si intreccia con l'omicidio di una giovane prostituta croata, che riapre un vecchio caso di un serial killer. L'arrivo di Peter McBride, noto come BigMac, un detective di Scotland Yard con metodi poco ortodossi, aggiunge un elemento intrigante alla trama.

 

🌐 Ciò che rende eccezionale questo libro è la trama ben costruita, con eventi apparentemente non legati che si susseguono in modo avvincente. I colpi di scena mantengono alto l'interesse del lettore, creando una suspense avvincente. 🔄

 

🌍 Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è il timbro realistico con cui l’autore ha affrontato tematiche importanti come il razzismo e la "caccia alle streghe" promossa dalla politica. La descrizione accurata delle dinamiche della prostituzione e del quotidiano aggiunge profondità alla trama, rendendo il racconto coinvolgente e riflessivo. 👥

 

📈 Il ritmo incalzante, coerente sia in termini di tempo che di trama, è il fil rouge che attraversa tutto quanto il libro. Leggetelo, non ve ne pentirete. Personalmente andrò sicuramente a leggere gli altri capolavori di questo grande autore 📚👏

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2016

venerdì 26 gennaio 2024

LE COSE CHE SANNO DI BUONO

 





Le cose che sanno di buono – Pietro La Barbera

Recensione a cura di Dario Brunetti

Le cose che sanno di BUONO è il nuovo romanzo del poliedrico Pietro La Barbera, al quale non solo li vengono riconosciute le doti di navigato speaker radiofonico ma anche di affermato scrittore.Si presenta questa volta con un testo per ragazzi e non solo, perché Le cose che sanno di buono è un romanzo adatto a tutte le età.

Un incontro tra Cecilia che Eric (protagonisti assoluti della storia e ben tratteggiati dall’autore) che porterà all’inizio di una vera e propria storia d’amore.

Eric è un ragazzo non vedente, si porta addosso le ruggini di un’incidente e di una storia d’amore finita male con Jolanda, una ragazza che l’ha abbandonato nel suo momento più critico e ha la necessità impellente di rinascere e di riscoprire la bellezza della vita. Inoltre ha una grande inclinazione, nonostante la sua cecità dipinge quel che immagina. Ha uno stupendo cane guida di nome Frida, amica fedele che non lo lascia un solo istante.

Cecilia è una ragazza molto bella, si dimostra schiva, riservata e piena di sé, l’unica sua amica è Claudia, ma il suo modo di fare, consiste solo nel proteggere la sua parte insicura. Frequenta la scuola di danza della sua severa madre Milena, alla quale le ha impartito un’educazione molto rigida e come se non bastasse vuole che frequenti Andrea, un ragazzo benestante che cerca di corteggiare proprio Cecilia che non sembra corrisponderlo. Alla ragazza le manca il padre, figura per il quale nutre un senso di frustrazione per averla abbandonata quando era ancora bambina. In lei aleggia più di un vago ricordo e non si spiega ancora perché il papà sia sparito cosi all’improvviso.

Tanti intrecci e situazioni che arricchiscono una storia piena di spunti che solo con lo scorrere delle pagine sapremo se ci porterà a un lieto fine.

Pietro La Barbera ci offre un romanzo che sa toccare le corde del cuore, grazie alla sua narrazione fluida e particolarmente scorrevole e una prosa delicata ha saputo non solo raccontarci una storia di due ragazzi, ma il loro vissuto che in entrambi i casi è particolarmente difficile: nel caso di Eric, nel cercare di superare non solo gli ostacoli del cuore, ma ancor di più della vita che molto spesso lo relega ai margini di una società. Ancora oggi i ragazzi non vedenti non sono particolarmente inseriti e integrati con i loro coetanei, se poi pensiamo che viviamo in un mondo dove c’è ancora un retaggio di tipo culturale e allora possiamo comprendere quanto la strada può essere ancora lunga e c’è ancora molto da fare. 

Il personaggio di Cecilia invece vive uno stato di oppressione, una madre rigida con la quale non riesce a instaurare un dialogo, un padre assente che rivive solo in quei ricordi sbiaditi, in Eric scoprirà l’amore puro e sincero, quel che sembra appartenere alle favole, ma in lui è riposta anche una speranza di voler rinascere e di vedere la vita attraverso una luce che splende.

Se il passato ha tormentato queste due povere creature, il futuro potrà sorridere loro?

Attraverso il dono della semplicità, La Barbera narra una storia in cui l’amore saprà andare oltre le barriere e se vuole sa affrontare ogni tipo di paura, ma sta a noi riuscirci per vedere finalmente sempre più gli spiragli di una vita migliore.

Le cose che sanno di buono non è solo una storia di formazione, ma è anche un romanzo capace di darci qualche piccola lezione di come si superano le avversità della vita.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023


mercoledì 24 gennaio 2024

NON DIRMI CHE HAI PAURA

 




Non dirmi che hai paura -  Catozzella Giuseppe

recensione a cura di Francesca Tornabene

 

"Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere".
.
Con questo libro ho viaggiato fino a Mogadiscio in Somalia.
Già dalle prime pagine ho capito che questo viaggio mi avrebbe portata lontana, in territori, a me, sconosciuti.

La storia è cruda, semplice, unica. È una escalation di emozioni che culminano in un esplosione finale.

Ho viaggiato attraverso i continenti, il deserto e il mare.
Ho imparato tanto e soprattutto che "La paura è un lusso della felicità".

L'autore racconta la storia straordinaria di una grande campionessa somala, il potere dei sogni e l'importanza della libertà.

Samia è una bambina dolcissima che ha un grande sogno, quello di correre.
Questa piccola guerriera vuole correre per il suo paese, vuole essere simbolo di liberazione delle donne partecipando alle Olimpiadi.
È disposta a tutto per realizzare il suo sogno.
Poi, un giorno, decide di lasciare la Somalia per diventare un'atleta professionista.
Così, da sola, inizia un lunghissimo viaggio insieme a dei migranti per raggiungere l'Italia in cerca di quella libertà, tanto agognata, che le permetterà di vivere il suo sogno.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2015


lunedì 22 gennaio 2024

E L'ECO RISPOSE

 




E l'eco rispose - Khaled Hosseini

recensione a cura di Patrizia Zara



Se non avessi letto "Il cacciatore di aquiloni" e “Mille splendidi soli", capolavori assoluti di emozioni, avrei considerato la lettura di questo terzo libro di Hosseini come un romanzo di esordio dalle grandi potenzialità. Tutto qua.
Ma conoscendo la scrittura toccante ed estremamente emozionante dei primi due libri dell'autore, "E l'eco rispose " è un romanzo che può, dopo la lettura, essere tranquillamente regalato o venduto nelle bancarelle di quartiere.
Niente, non rimane niente. Qualche frasetta d'effetto e nulla più.
Un'accozzaglia di personaggi disarmonici che si aggirano in eventi senza cadenza ritmica e flashback disorientativi, confusionari e inutili.
Manca di intensità, di pathos, e spesso la scrittura risulta affettata da un'immaginazione forzata e da emozioni a comando al fine di suscitare una lacrimazione facile, facile. Storie narrate con una crudezza giornalistica senza coinvolgimento emotivo.
Mi chiedo perché? Perché soffermarsi su una quantità di personaggi che sarebbero dovuti servire soltanto da contorno nella storia dei due protagonisti e che invece diventano a sua volta protagonisti di storie a sé stanti? Bastava sviluppare la storia iniziale di Abdullah e Pari, fratello e sorella separati in giovane età bruscamente dalla miseria e dalla prepotenza, entrare nella loro quotidianità, nelle loro anime, nei loro cuori, lungo gli anni di separazione.
Invece tutto questo spezzare fili per poi ricucirli malamente non mi ha permesso di affezionarmi ai personaggi, che risultano sfuggevoli palline da ping pong impazzite nel tempo e nello spazio.
Vi confesso che ho apprezzato soltanto la prima (strepitosa) e l'ultima parte del romanzo, tutto il resto è solo una brodaglia insapore allungata con acqua: frasi stilizzate, cliché di sensi colpa, insoddisfazioni giovanili, fughe, tradizioni, superstizioni, miseria e ricchezza, guerra e pace, diversità e normalità etc.…Storie a sé stanti legate debolmente dove i lettori sono costretti a una gincana mentale snervante e noiosa addirittura a tratti irritante.
E anche l'ambientazione sfuma tra le nebbie del troppo: Kabul diventa un puntino nero e niente più.
Quando è così, mi chiedo perché, perché bruciare tutto così in una volta.
E sebbene stilisticamente il libro è caratterizzato da un linguaggio chiaro la trama, mi ripeto, risulta ridondante e farraginosa e i contenuti non riescono ad entusiasmare ed avvolgere, tanto da risultare un'eco distorta di quei sentimenti genuini, dolorosi e rabbiosi -  sino ad arrivare a turbarti sino alle viscere - dei due libri precedenti.

“Malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che succeda qualcosa di straordinario”

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2015


domenica 21 gennaio 2024

COME L'ALBA E IL TRAMONTO

 




Come l'alba e il tramonto - Francesca Erriu Di Tucci - 

 

📖Spiccioli di trama: Tom e Vin sono i due principali protagonisti del romanzo. Sono ragazzi (minorenni) provenienti da famiglie problematiche e per questo sono stati affidati a case famiglia. Vin vive già in istituto quando arriva Tom. Tom quasi immediatamente scappa e Vin a breve lo segue. Li lega una forte amicizia. Si ritroveranno a vivere ai margini. Spesso dovramno affrontare situazioni pericolose, verranno sfruttati e maltrattati.  

 

🔥Punto di forza: una storia che racconta con crudezza ciò che probabilmente quotidianamente accade nelle periferie di molte città. Dove ragazzi ed adulti vivono di espedienti. 



🙁Punto debole: una storia intensa emozionante ma che a me non ha coinvolto come mi sarei aspettato. Giudizio assolutamente soggettivo, come sempre. La verità forse è che raccontare un romanzo non è semplice come sempre la miglior cosa è leggerlo.



🏁Finale: Drammatico, ma con qualche speranza per un nuovo inizio. Finale ad alto grado emozionale. Coerente e spiazzante, senza sconti. Ultime "scene" da brividi. Colpisce e si fa ricordare a lungo.



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Ragazzi allo sbando, anche troppo, o forse no. Molte situazioni potenzialmente deflagranti alla fine non sono esplose. Molte situazioni, come le storie personali di alcuni dei ragazzi, meritano approfondimento. Magari ci sarà modo in seguito di scoprirle.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023


sabato 20 gennaio 2024

IL BIVIO

 




Il Bivio - Cathleen Barber 

recensione a cura di Alice bassoli

 

🕵️‍♀️ "Il Bivio" è un giallo che affronta il tema delle tragedie familiari. Josie Buhrman, la protagonista, ha cercato per anni di sfuggire al passato doloroso della sua famiglia, ma quando un podcast rivoluzionario riapre il caso dell'omicidio di suo padre, si trova costretta a confrontarsi con i segreti sepolti.

 

🌆 Josie ha finalmente trovato la serenità a New York, celando il proprio passato al compagno Caleb. Tuttavia, la giornalista senza scrupoli Poppy Parnell riporta alla luce il passato, trascinando Josie nella cittadina dell'Illinois dove tutto è iniziato. La trama si sviluppa intorno a segreti inconfessabili, legami irrisolti e la sconvolgente possibilità che un innocente abbia pagato per un crimine mai commesso.

 

🔍 Consigliato agli amanti dei gialli soft, "Il Bivio" si distingue per la sua atmosfera avvolgente e la psicologia realistica dei personaggi. Cathleen Barber ha creato un intreccio narrativo che mantiene un equilibrio perfetto tra suspense e introspezione.

 

🎭 I personaggi sono ben delineati. Ognuno con le proprie sfaccettature psicologiche che si svelano progressivamente, aggiunge profondità alla storia. Il colpo di scena finale ribalta la situazione, a bocca aperta.

 

📖 La scelta stilistica e grafica di inserire i messaggi Twitter nel libro è un tocco brillante!

 Assolutamente consigliato!


Genere: giallo

anno di pubblicazione: 2017

venerdì 19 gennaio 2024

TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA

 





Tutti i particolari in cronaca - Antonio Manzini -

recensione a cura di Ornella Donna


Antonio Manzini pubblica il suo primo libro dell’anno in corso, il 2024, in una prestigiosa collana, Il Giallo Mondadori, intitolato Tutti i particolari in cronaca. Un giallo che non vede più protagonista l’amato vicequestore Rocco Schiavone, ma non meno importante per qualità di linguaggio e trama concepita.

In questo romanzo i personaggi ,di cui leggiamo le gesta, sono due: da una parte l’archivista Carlo Cappai, che lavora in tribunale; eWalter Andretti che, dalla cronaca sportiva è stato “buttato” direttamente alla Cronaca giudiziaria, cosa che lui proprio non riesce a digerire. Cosa hanno in comune questi due personaggi? Procediamo con ordine.

Carlo Cappai è il prototipo del classico impiegato, o travet che dir si voglia. Un uomo molto solo, invisibile, che tutti i giorni compie gli stessi gesti e azioni. Si reca al lavoro, torna a casa e alle dieci di sera a letto. Una vita ordinaria, buia, spenta. In realtà non è proprio così. Perché quei faldoni, quella carta che lui tiene in grande ordine, gli parla, gli grida una verità difficile e assai tragica, ovvero:

       “Quello che avevano seminato ancora gridava da molto dei faldoni che lui accudiva come orfani bisogni di affetto.”

E lo scatolone che grida di più è quello:

      “Effe. Sezione F, scaffale 7, ripiano 9, busta 82. Che raccontava nero su bianco l’assoluzione di Luigi Sesti, il figlio del grande avvocato; e di una vittima rimasta sola, spoglia e nuda.”

E lui la vittima la conosceva molto bene. Era Giada,

     “La sua unica e vera amica, col sangue raggrumato sulla fronte e gli occhi chiusi per sempre. Nessuno le aveva reso giustizia”.

Sarà lui, novello giustiziere della notte, a farle giustizia per sempre? E come?

Dall’altra parte c’è il personaggio di Walter Andretti, cronista di Nera, che all’inizio si approccia ad una serie di omicidi alquanto strani ed insoluti, in maniera goffa e ridicola, proprio perché lui è avverso a questo tipo di giornalismo. Ma poi , piano piano, dopo un incontro risolutore con uno strano personaggio, incomincia ad incuriosirsi e ad appassionarsi. Così che:

      “L’omicidio di Zigan non è più un bell’articolo sul giornale, mi si è incistato nella mente e non riesco più a scacciarlo. Penso solo a quello.”

Due personaggi, due vite diverse. Come convergeranno in un unico punto, in un’unica indagine forzosa e alquanto avvincente? Alla lettura la risposta.

Antonio Manzini torna con un grande giallo, il cui tema di sottofondo è assai delicato , e , purtroppo, di grande attualità. La legge mette sempre in atto la Giustizia? I giochi di avvocati, privi di scrupoli, quali conseguenze hanno per chi subisce e soffre? Spesso,

        “Che nei tribunali il più delle volte si giocava con le procedure e i codici, che spesso si perdeva di vista il motivo per cui quei tribunali esistevano.”

Dilemmi profondi, risposte amletiche, scritti con un linguaggio preciso, privo di inutili fronzoli , ma assai reali. Una trama avvincente e personaggi descritti anche in modo assai intimo ed intimistico sono i pilastri fondanti di un romanzo che cattura ed avvince. Sicuramente un romanzo differente da quelli che raccontano le gesta del vicequestore prestato ad Aosta, ma molto profondo e narrativamente completo. Ne consegue una lettura destinata ad un pubblico che adora il giallo italiano; ma non solo. Anche a chi ama riflettere sui grandi temi morali legati alla giustizia e alla legge. Un inizio di anno di buona lettura, che si apre ad altre dello stesso livello. O almeno si spera. Ottimo esordio in casa Giallo Mondadori.!

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024

giovedì 18 gennaio 2024

LA BALLATA DI ADAM HENRY

 





La ballata di Adam Henry - Ian McEwan

Recensione a cura di Miriam Donati

 

Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia, è sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi familiari con un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di "poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza". Quando il marito Jack le dice che ha bisogno di un "ultimo giro passionale" ed extraconiugale, umiliata, ferita, "abbandonata agli albori della vecchiaia", Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso che sta seguendo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede un trattamento immediato di trasfusioni rifiutato da lui e dai genitori. 

La ballata di Adam Henry ha una scrittura nitida e accurata, sia nelle descrizioni minuziose delle parti giuridiche sia nella definizione delle emozioni ed è una lettura fluida, scorrevole e incisiva. Conduce nell'animo tormentato della protagonista, mostrando cosa succede quando tutto quello su cui ha costruito la propria vita frana improvvisamente, lasciandola fragile di fronte al futuro che l’aspetta, cercando di ricostruire la propria identità. Il matrimonio, il lavoro, i figli che non ha mai avuto perché prima "è troppo presto" e un attimo dopo "è troppo tardi", le sentenze da scrivere, i viaggi da organizzare, le udienze da fissare. Figura di un giudice chiamata a risolvere conflitti familiari e decidere su casi che, come quello su cui si incentra la storia, mettono in gioco la vita, la morte, la scienza medica, la religione e finiscono per coinvolgerla in un particolare rapporto umano che, senza che lei ne impedisca la crescita, si instaura con il giovane destinatario della sua sentenza. E questo metterà in discussione le sue certezze.

Tante sono le variabili, i fattori morali, filosofici, giuridici, culturali, medici, etici e quant’altro che subentrano nella riflessione sul caso e lo scrittore non si sottrae all’esposizione di ogni punto di vista. E’ impossibile non ragionare, non pensare, non schierarsi nel dibattito di un argomento così delicato e divisivo. Dove sta il limite tra sfera privata e professionale e soprattutto, fino a che punto la giustizia può interferire con le scelte personali, soprattutto in campo sanitario?  Alla fine Fiona opterà per il Children Act del 1989 (che dà anche il nome al titolo inglese del libro) scatenando delle reazioni nel cuore e nella mente di Adam a dir poco imprevedibili.

Il rapporto tra i due protagonisti, la giudice e il giovanissimo paziente, è profondo e molto complesso sul piano psicologico e umano: il ragazzo rappresenta per lei una creatura vitale e creativa da preservare o, forse, la giovinezza perduta o il figlio mancato. Per lui la donna è il punto di riferimento di fronte allo smarrimento e lo sconcerto di fronte al mondo adulto che lo circonda. Lo scrittore ci racconta la fragilità e sete di risposte degli adolescenti, il desiderio di dare un "senso" alla propria vita e alle sue deviazioni di percorso, ci racconta di come gli adulti, chiamati ad assumere decisioni eticamente impegnative per sé e per gli altri, possano talvolta essere impreparati ad affrontare ed esaudire quelle richieste di aiuto.
Il finale non è consolatorio, il pensiero della determinazione e della tenerezza di Adam Henry continuano ad assillarci anche al termine della lettura,

 Tutta la vita e l’amore che il ragazzo ha davanti” citati nella sentenza si riducono a poca cosa se questo amore non è totale e totalizzante e non comporta un rischio da correre per l’altro.

 Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione 2014


mercoledì 17 gennaio 2024

JANE EYRE

 





Jane Eyre - Charlotte Bronte 

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Jane Eyre è un romanzo nato dalla penna di Charlotte Bronte nel 1847 e ambientato dell'Inghilterra di quel tempo. 

Questo libro narra la storia della vita di Jane Eyre. 

Dopo la morte dei suoi genitori, viene presa con sé dallo zio, ma in quella casa subisce maltrattamenti da parte della zia e dei cugini, perché diversa da loro; lei ha una spiccata integrità morale e una notevole voglia di indipendenza, che le fa trovare la forza di ribellarsi. 

Alla morte dello zio, stanca di lei, la zia la manda ad una scuola di carità; lì sarà trattata con ancor più acredine e punita solo perché il suo carattere schietto la fa opporre al regime scolastico e alle vessazioni degli insegnanti. 

 Divenuta adulta, lascia la scuola per diventare istitutrice. 

È nella casa in cui va a lavorare che incontra l'amore: Edward Rochester, tutore di Adele, la bambina alla quale dovrà fare da educatrice. 

Lui è un uomo misterioso, dal carattere complesso e spesso tenebroso, tormentato da un difficile passato e da un presente enigmatico. 

La loro storia sarà ostica ed intricata, un po’ per la personalità di lui, un po’ per l’integrità morale di lei, a tal punto che, alla fine, Jane deciderà di andarsene da quella casa, dal suo lavoro e dal suo amore. 

La disperazione di dover lasciare tutto la farà ammalare; verrà accolta in casa da una famiglia che l'aiuterà a rimettersi in forze e a trovare lavoro come insegnante. 

Riassumere tutta la storia sarebbe oltremodo complesso e toglierebbe la curiosità di leggere uno dei grandi capolavori della letteratura inglese, quindi non aggiungo altri particolari. 

Mi soffermo invece su due peculiarità che mi hanno maggiormente trasmesso emozioni. 

La prima caratteristica è l'integrità morale di Jane, che, fin da bambina, ha preferito la verità a discapito di una vita meno sofferente. 

Da adulta diventa poi una donna che pondera tutte le sue scelte, discernendo il bene dal male. 

 Il secondo aspetto è la sua voglia di indipendenza che, se si osserva dal periodo storico in cui il romanzo è stato scritto, non è così scontata per una donna, come invece lo è ai nostri tempi. 

Lei capisce fin da subito che solo arrivando ad una propria autonomia potrà essere libera dai soprusi. 

Jane Eyre rimane fedele a sé stessa e ai suoi principi morali fino alla fine. 

Donna di un’altra epoca, ha in sé il coraggio e la determinazione che la rendono moderna e innovativa. 

Il suo riscatto sociale, dopo un’esistenza di maltrattamenti, senza mai perdere la sua nobiltà d’animo, la rende un’eroina degna di questo appellativo. 

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1847

 


martedì 16 gennaio 2024

L'ANNUSATRICE DI LIBRI

 





L'annusatrice di libri - Desy Icardi -

recensione a cura di Elisa Caccavale


📖La storia scorre su due linee temporali distinte, una ambientata nel presente, in cui sono narrate le vicende della giovane Adelina e di sua zia Amalia, e una nel passato, dove si ripercorre la vicenda di Amalia, dalla sua giovinezza fino al momento in cui è diventata “dama Peyran”; il presente sono gli anni Sessanta, mentre la vicenda di Amalia si colloca una trentina di anni prima. Zia e nipote hanno un vissuto per certi versi simile: entrambe allontanate a causa di un ragazzo dalle loro famiglie, con le quali vivevano in provincia, per essere mandate a Torino; entrambe dovranno costruirsi qui una vita e una strada: Amalia, per vie contorte e con grande caparbietà (e una buona dose di scaltrezza) riuscirà a compiere l’ascesa sociale e potrà, trent’anni dopo, dare ospitalità a sua nipote Adelina; un’ospitalità decisamente rigida ed austera, va detto. La ragazza frequenta una buona scuola di Torino e qui fa la conoscenza di Luisella Vergano con la quale, anche grazie all’intervento del professor Kelley, un severo insegnante, stringerà un forte legame. La dolce, ingenua e spaesata Adelina scopre, però, di avere un dono misterioso che la rende unica e decisamente speciale: lei da qualche tempo non riesce a leggere, le lettere si ingarbugliano ed aggrovigliano davanti ai suoi occhi, ma in compenso riesce a leggere i libri … con il naso. Li annusa e le storie le si dispiegano nella mente, con tutte le loro emozioni, sensazioni e tutta la vita che essi contengono. Questo dono però potrebbe metterla in pericolo …

 📚Questo libro è un dolcissimo omaggio ai libri stessi, al loro potere, alla loro fascinazione, ai doni che la lettura può dare a chi si lascia travolgere da essi, anche per chi, proprio, non ne vuole sapere di perdere tempo con essi (come scoprirà zia Amalia…).

👧I personaggi sono irresistibili nella loro imperfezione che li rende così reali e amabili; non c’è un personaggio, in questo libro, che non entri nel cuore: la dolce e sprovveduta Adelina, la severa Amalia con un passato da soubrette, il professor Kelley con la sua severità a tratti spietata ma pronto a mettere, quando necessario, il bene degli altri prima dei suoi interessi, il subdolo e spregiudicato notaio Vergnano, l’arzillo bibliofilo avvocato Ferro. Li amerete (o detesterete) tutti.

🔎Un libro che unisce con delicatezza e senza paternalismi passaggi leggeri, ironici e scanzonati a temi sensibili come l’accettazione di sé stessi e la difficoltà di crescere.

“Ci sono circostanze nelle quali non sentirsi soli è praticamente impossibile:

quando si è adolescenti, quando si è lontani da casa

 o quando si è diversi da tutti gli altri.

Adelina, in quel momento, poteva vantare tre requisiti su tre”.

 

✒️L’autrice usa in questo romanzo in maniera sapiente una delle più note e insegnate strategie di scrittura: lo show don’t tell; il disagio di Adelina, le manovre per trovare un marito di una giovane Amalia, le idiosincrasie dell’avvocato Ferro …tutto ci viene mostrato nella sua divertente potenza, senza mai una parola di troppo.

♥️Insomma, che aggiungere? Davvero un libro consigliatissimo, se ve lo siete perso è sicuramente una lettura da mettere in lista.

genere: 


lunedì 15 gennaio 2024

SOLEDAD

 



Soledad - Maurizio De Givanni

recensione a cura di Edoardo Todaro


Colpisce subito, fin dalle prime righe in lettura. SI PUO’ ESSER SOLI ANCHE SE SI STA IN MEZZO AGLI ALTRI. Sarebbe sufficiente questa frase per introdurci in questa nuovo incontro con il commissario Ricciardi della regia questura. Tra l’altro non solo con lui, ma anche con tutti coloro che, in passato, sono stati in sua compagnia, come Nelide, Bianca, Marta, il brigadiere Maione con i suoi figli, che ha un rapporto con Ricciardi come tra marito e moglie, che si capiscono, dopo tanto vivere insieme, con un cenno, che considera picchiare i fascisti un simpatico passatempo;  il dottor Modo antifascista che ha in antipaia il collega Severi in quanto ritenuto presunto confidente,che si è speso al servizio del prossimo; i ricordi della moglie Enrica e Bambinella con le sue amiche, i femminielli, che sono parte della comunità.  A questi si aggiunge il vicequestore Angelo Garzo con la moglie Rachele che deve fare fronte al proprio modo di considerare il regime, se prima ne provava simpatia, questa sparisce nel momento, con le leggi razziali, si sente messo in pericolo non solo per la propria carriera, ma soprattutto per l’incolumità dei propri cari, e l’avvocato Catello De Nardo: chi difende vince; Gaspare, l’operaio del cementificio schierato dalla parte di chi è sfruttato, e che per questo “sparisce”.  Alle porte? Il Natale, con il suono delle zampogne,forse l’ultimo Natale di un’epoca al tramonto per approdare verso un futuro pieno di incognite;  l’Italia che, dopo essersi costruita ad hoc l’impero con le conseguenti sanzioni internazionali,e le leggi sulla razza, si avvia all’entrata in guerra;situazioni che non possono che produrre insofferenza popolare che ha come obiettivo niente meno che la rivoluzione;  l’insicurezza del muoversi a piedi per i funzionari  e per le  forze dell’ordine in una città nella quale le comunicazioni viaggiano di balcone in balcone,di vicolo in vicolo, con il caffè che in realtà è un surrogato di quello che in realtà dovrebbe essere, e se il caffè è un surrogato ci sono sempre i cinguli ( gli spaghettoni fatti a mano e preparati nel brodo di maiale ). Quanto descritto possiamo ritenerlo il contesto nel quale prende piede il ritrovamento di un cadavere sul quale il regime impone il silenzio, come su tutto quanto possa essere elemento di difficoltà nel preservare la facciata di tranquillità. Il commissario Ricciardi che nonostante le proprie difficoltà, si assume l’onere del primo contatto con la scena nella quale è avvenuta la morte violenta. Ricciardi e Garzo due modi opposti di muoversi nell’indagare in casi complessi. Ma se tutto questo è vero, non possiamo eludere il fatto che è la solitudine la protagonista di queste pagine, con la difficoltà di gestirla e farci i conti, e puoi farci i conti il giorno, ma è la sera che è il momento peggiore. Anche in questo caso De Giovanni conferma tutto il bene che ci ha fatto conoscere a proposito del commissario Ricciardi e di Napoli.

genere: giallo

Anno di pubblicazione: 2023

domenica 14 gennaio 2024

LA CADUTA, CRONACHE DELLA FINE DEL FASCISMO

 




La caduta, cronache della fine del fascismo - Ezio Mauro -

recensione a cura di Daria Lucca


Per quanto riguarda i saggi, di solito scelgo gli argomenti e non gli autori. E quando mi sono imbattuta ne “La caduta” di Ezio Mauro l’ho preso al volo perché mi sono resa conto che dei fatti accaduti in questo paese il 25 luglio 1943 non sapevo quasi nulla, nonostante la storia sia una delle mie passioni. Però lì, in effetti, mi riconoscevo un buco. Certo, so che è il giorno in cui Mussolini viene scaricato dal Gran Consiglio del partito fascista, ma poco altro. Oltretutto, mi son detta, Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica, ex corrispondente della Stampa a Mosca, sa scrivere. Cioè, sa comunicare bene (confermo, dopo la lettura).

Il libro è una sorta di diario degli eventi che vanno dai giorni immediatamente precedenti quel 25 luglio (di cui nel ’23 ricorreva l’ottantennale) all’8 settembre. Raccontato in modo brillante, con largo uso dei documenti storici, ma non solo quelli che ti aspetti, tipo lo stringato annuncio regale delle dimissioni del duce. Ci sono tantissimi agganci alla cronaca dell’epoca, che qualcuno dei lettori più anziani ricorderà dalle memorie dei genitori e dei nonni.   Ma quelli che mi hanno colpito di più sono, ad esempio, le trascrizioni delle telefonate intercettate dagli spioni di stato che tutte le mattine venivano consegnate, sulla mega scrivania nello studio di palazzo Venezia (sì, quello con il balcone), al comandante supremo delle forze armate italiane.

Anzi, no. Quella carica lui non l’ha mai ottenuta. Vittorio Emanuele ha sempre fatto resistenza (l’unica resistenza, perché non ha resistito quando ha firmato le leggi razziali, quando ha taciuto sul delitto Matteotti) a consegnargliela.

A me è sembrato che il saggio racconti appunto due persone: il capo del fascismo e il monarca, la coppia al comando del paese per vent’anni. L’uno che rifiuta di prendere atto che la guerra è persa, gli alpini sono stati decimati in Russia, i fanti sono prigionieri in Africa (proprio ieri, passeggiando, un signore con cucciolo ci raccontava del padre rimasto due anni nel campo di prigionia inglese in Kenya) , gli americani sono sbarcati in Sicilia, e insiste provocando la sfiducia del suo stesso partito; l’altro che non trova di meglio che incaricare un generale già discusso dopo Caporetto, Pietro Badoglio, che non si decide a firmare l’armistizio lasciando le forze armate senza ordini precisi, concedendo tempo ai tedeschi per occupare l’Italia, perdendo la faccia e il futuro della monarchia di fronte ai suoi concittadini.

E’ il racconto di una disfatta, reso vivido da una scrittura battente e ricca. Il cui punto di drammaticità massima, per me torinese e repubblicana, è la scena in cui il corteo reale ormai avviato verso Brindisi (vergogna nazionale) si ferma per una pausa, il principe ereditario Umberto si avvicina all’auto del padre e gli dice “Io torno indietro“, ultimo sussulto d’orgoglio di una dinastia al tramonto e il re gli risponde. In dialetto: «S’at piju, at masu». Serve la traduzione? Se fossi un professore di storia delle superiori, lo darei da portare all’esame di maturità.

genere: saggio

anno di pubblicazione: 2023

 


sabato 13 gennaio 2024

LENA E LA TEMPESTA

 




Lena e la tempesta - Alessia Gazzola

recensione a cura di Alice Bassoli

 

📖 In "Lena e la tempesta," Alessia Gazzola ci accoglie nelle profondità dell'animo umano. Il romanzo è un viaggio emozionante che esplora la complessità delle relazioni, il peso dei segreti e la ricerca di una nuova vita.

 

🏝️ La trama si sviluppa attorno a Lena, un'illustratrice in crisi che, a causa di un segreto che la tormenta, decide di ritornare sull'isola siciliana di Levura, luogo intriso di memorie e cambiamenti. L'autrice dipinge l'isola con descrizioni ricche e dettagliate che mi hanno trasportato in un mondo frastagliato e selvaggio, capace di catturare l'immaginazione.

 

💔 Il cuore pulsante del romanzo è il segreto di Lena, un mistero che permea la narrazione come un'ombra incolmabile. Il modo in cui Lena si sforza di dimenticare il suo passato e di dare una svolta alla sua vita crea una tensione emotiva che mi ha tenuta incollata alle pagine.

 

🌟 Gli eventi si sviluppano in modo realistico e senza eccessive artificiosità. La storia è dolce e sincera, non cade mai in fronzoli eccessivi. L’autrice ha saputo dosare il pathos che avrebbe meritato ogni singolo evento con delicatezza e grande sensibilità, trattando temi profondi con genuinità, intelligenza ed empatia. La drammaticità è resa in modo realistico, senza mai scadere nell'esasperazione, mantenendo così una connessione autentica con i personaggi e le loro vite.

 

🌀 Il colpo di scena finale è un tocco brillante che aggiunge ulteriori strati alla trama, offrendo al lettore una rivelazione sorprendente che rimane impressa nella mente. La conclusione lascia spazio a riflessioni profonde sulla verità, sulle sfumature della colpa e sull'importanza di affrontare il passato.

 

📚 "Lena e la tempesta" è un romanzo che merita assolutamente di essere letto.

genere:narrativa

anno di pubblicazione: 2019


venerdì 12 gennaio 2024

FIORI RECISI

 




Fiori recisi - Scilla Salvi

 

📖Spiccioli di trama: Stella è una ragazza che sconta ora, che ha intorno ai vent'anni, un'infanzia ed una adolescenza di abbandoni e di indifferenza da parte di chi le avrebbe dovuto voler bene. Costantemente in analisi non riesce a mettere ordine nella sua vita. Anzi pezzi di ricordi o presunti tali affiorano nella sua mente rendendola ancora più confusa. 

 

🔥Punto di forza: un romanzo caraggioso scritto da una autrice che per questo ammiro molto, che racconta una storia dura, difficile, senza sorrisi. Di chi dalla vita non ha ricevuto regali e pochi momenti sereni. 

 

🙁Punto debole: non è un libro ruffiano, non prevede spolverate di zucchero per tenere tranquilli i lettori. A me è piaciuto tanto. Ma secondo me non è un romanzo per tutti. In realtà non lo considero un punto debole tutt'altro. 

 

🏁Finale: logico, coerente. Un plauso alla Salvi che non ha ceduto. Il finale lascia qualche possibilità e tanto basta. 

 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐
Forse meriterebbe qualcosa in più ma leggendo quello che ho scritto si capisce chiaramente che è un romanzo per me molto significativo. Leggerlo è stato unottimo modo per iniziare l'anno. Complimenti all'autrice. 

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023


giovedì 11 gennaio 2024

LA SCONOSCIUTA DI PORTA VENEZIA

 




La sconosciuta di porta Venezia - Mauro Biagini -

recensione a cura di Ornella Donna

Torna Mauro Biagini e la sua creatura di carta, la magliaia Delia, nel libro intitolato La sconosciuta di Porta Venezia, edito da fratelli Frilli. Un giallo curioso e assai intrigante.

Chi è la magliaia Delia? E’ una deliziosa signora, che abita nel quartiere Porta Venezia a Milano, che a causa di difficoltà economiche incipienti, si trova a vivere in un negozio dove unisce la sua attività lavorativa alle sue esigenze abitative in un connubio perfetto. E’ una donna capace ed intuitiva, comprensiva delle difficoltà della vita, con una forte capacità psicologica di comprendere appieno e nel profondo gli altri. Intesse una grande amicizia con il commissario Attilio Manzini, con cui è solita scambiare opinioni e pensieri circa le indagini da lui condotte. Ora Delia è in ospedale, costretta a letto da un intervento chirurgico alle anche. Ma anche da questo insolito luogo non rinuncia al suo “vizietto”, ovvero ad indagare e a formulare ipotesi risolutive.

Cosa può mai accadere a Milano in questa torrida estate? All’apparenza nulla di che, nella realtà una serie di morti strane ed inquietanti. Il primo morto si chiama Maurizio Del Fa, è un immobiliarista arricchitosi senza scrupolo alcuno, ed è stato investito da un Suv mentre portava a spasso il suo cane. Nessuno si è fermato a prestare soccorso, e lui è deceduto. Incidente o tragica fatalità o cos’altro? Si scopre presto che Maurizio era uomo dai mille segreti. Uno per tutti: era omosessuale, intratteneva una relazione clandestina con un bel giovane, Maxime, ma non voleva abbandonare la ricca moglie. Quindi potrebbe essere stata la stessa moglie ad aver ordito il complotto. Però a questa morte se ne aggiungono altre, tutte mascherate da ciò che non è. Prima un uomo si gettata dal balcone di casa sua dal settimo piano e poi altri incidenti camuffati mietono vittime. Qual è il fil rouge che lega tutte queste morti? E chi è quella bella donna, con un fascinoso cappello, che si aggira, incuriosita, per il quartiere? Alla magliaia Delia, che, conosce tutti i segreti, il compito di formulare tesi risolutive. Ci riuscirà?

Un bel giallo, scorrevole e ricco di mistero. Il ritratto fedele e ben congegnato di una umanità variegata, spesso preda di segreti inconfessabili ed inquietanti. Un romanzo che affonda le radici in un passato, che ha segnato profondamente i personaggi che lo hanno vissuto. Una lettura di genere indicata per gli amanti, che poggia i suoi fondamenti in una trama ben congegnata, scritta con un linguaggio preciso e scorrevole. Una storia misteriosa ed attraente.

Considerato l’erede di Renato Olivieri, con cui condivide la malinconia dei suoi personaggi e le ambientazioni milanesi rese con particolare precisione, Mauro Biagini, con La sconosciuta di Porta Venezia, firma il suo quinto libro, più interessante che mai. Una serialità perfettamente riuscita, che convince il lettore per bellezza e sapienza narrativa. Buona Lettura!

genere: giallo

anno di pubblicazione: 2023


mercoledì 10 gennaio 2024

LA DONNA DI GILLES

 




La donna di Gilles - Madeleine Bourdouxhe - 

recensione a cura di Carmen Nolasco


Di questo romanzo ho letto la pubblicazione de Gli Adelphi del 2005. Ma è un’opera che ha già una sua bella età essendo stata stampata e ristampata innumerevoli volte. Ne è stato anche tratto un film diretto da Frédéric Fonteyne e presentato nel 2004 alla Mostra del Cinema di Venezia.

Madeleine Bourdouxhe ha pubblicato nel 1937 questo romanzo d’esordio appena trentenne ed è subito diventato un gioiello della letteratura belga. È una storia d’amore, ma non aspettatevi un racconto sdolcinato e tenero, è una storia crudele e intensa. La trama è davvero molto semplice eppure il romanzo è complesso e memorabile.

Dopo questo capolavoro, irripetibile, l’autrice è rimasta quasi assente, tranne poche apparizioni, dalla scena letteraria. La femme de Gilles è un’opera straordinaria per la minuziosa capacità di indagare, e tradurre in parola, le profonde, dolorose, deliranti emozioni umane.

Elisa non è veramente sé stessa, non è consapevole della propria unicità e del proprio valore, questi sono strettamente connessi all’esistenza di Gilles, ai bisogni di Gilles, alla bellezza di Gilles e alla sua abnegazione per Gilles. Lei è la donna di Gilles, e così sarà fino a quasi la fine del racconto.

Moglie devota? No, oggi diremmo legame patologico, annientamento psicologico. Diremmo dipendenza affettiva.

Gilles, dal suo canto, non è un marito e padre devoto. Un giorno, a smuovere Elisa dalla sua adorazione incondizionata, è l’intuizione e poi la scoperta di un tradimento. Non un tradimento qualsiasi, ma un tradimento che non si dovrebbe mai subire. E lei, Elisa, lo subisce in una forma per nulla indolente, come potrebbe apparire di primo acchito, ma a suo modo attiva e così lontana dall’immaginario collettivo della donna tradita da fare accapponare la pelle.

Cosa non farebbe Elisa, pur di stare accanto al suo Gilles e alleviargli le pene?

Il racconto è così toccante ― e in un certo senso scandaloso ― così privo di qualsiasi teatralità e concentrato sui fatti nudi e crudi, da entrare come un treno in corsa nell’emotività del lettore. Nessuno può restare indifferente di fronte a questa lettura. È come guardare un film e soffrire e sperare nel lieto fine. O nella giustizia. O, ancora, nella riparazione finale del torto.

A un certo punto la narrazione appare perfino grottesca, così incomprensibile e lontana dalle nostre vite da sbigottirci. Oppure, lasciatemelo dire, così vicina alla parte più intima del nostro cuore, da affondare con facilità e naturalezza nel mare oscuro delle nostre vere, umane debolezze.

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1937