GENNAIO
come l'alba e il tramonto ⭐⭐⭐⭐
l'enigma svedese ⭐⭐⭐⭐
fiori recisi ⭐⭐⭐⭐
esci dal buio ⭐⭐⭐★
sotto il cielo di Roma ⭐⭐⭐⭐
GENNAIO
come l'alba e il tramonto ⭐⭐⭐⭐
l'enigma svedese ⭐⭐⭐⭐
fiori recisi ⭐⭐⭐⭐
esci dal buio ⭐⭐⭐★
sotto il cielo di Roma ⭐⭐⭐⭐
Ossi di seppia - Eugenio Montale -
recensione a cura di Elisa Caccavale
La prima raccolta
montaliana trova ambientazione quasi unicamente nella geografia ligure della
riviera di levante e nel tempo della stagione estiva, stagione vissuta in
bilico tra il ricordo delle estati giovanili e quelle presenti, tra l’età ormai
trascorsa e i rovelli esistenziali della vita adulta. Tra i modelli di Montale
troviamo il D’Annunzio di Alcyone, anche questo diario estivo ma,
rispetto ai temi trattati da D’Annunzio, in Montale non troviamo il rilevante
ruolo dell’estetismo (e della sue illusioni) nel rapporto tra l’uomo e la
natura; nella sezione centrale della raccolta, Mediterraneo, il poeta
dialoga con il mare, elemento fondamentale di questa raccolta, a partire già
dal titolo che richiama l’essenza stessa del mare, che conserva e distrugge,
leviga e annienta. Come un osso di seppia, ricordo di un’esistenza passata ma
ancora presente nel suo simulacro.
Ricchissima nella
raccolta la fenomenologia estatica che ha reso celebre Montale, le espressioni
ormai quasi proverbiali della “maglia rotta nella rete” (In limine), del “segno
di un’altra orbita” (Arsenio), dell’”anello che non tiene” (I limoni) che
narrano della sensazione, che subito svanisce, di poter cogliere, per l’Io
poetico, il senso profondo della vita.
Trova posto in questa
raccolta anche la dichiarazione della poetica del “non” con la celeberrima Non
chiederci la parola che squadri da ogni lato, con la quale Montale si
dichiara adatto a testimoniare una vita priva di certezze e di valori, un autore
lontanissimo dalle figure dei poeti vati del passato, un poeta che sa solo,
socraticamente, ciò che non è e ciò che non vuole.
Come non citare, poi,
l’essenziale e nitida poesia che con le sue metafore è diventata immagine
meravigliosa del concetto del “male di vivere” (Spesso il male di vivere ho
incontrato) in cui il messaggio, l’idea del male di vivere, è affidata a
tre figure concrete (il rivo strozzato, la foglia accartocciata, il cavallo
stramazzato), sublime esempio dell’oggettualità che caratterizza tanta poesia
montaliana (e che si lega al correlativo oggettivo di Thomas Stearns Eliot).
In tutto ciò emerge la
figura della donna, l’unica a potersi porre come mediatrice delle “impossibili
possibilità”, colei che potrebbe cogliere il segno dell’altra orbita; è la
donna conosciuta nelle “estati lontani” di Monterosso (dove Montale aveva una
casa di famiglia) ma adesso assente, Annetta-Arletta, la prima delle tante
donne salvifiche cantate da Montale (Dora Markus, Mosca, Volpe…).
Troppo ancora ci sarebbe
da dire su questo autore, pertanto meglio fermarsi e lasciar spazio alle sue
parole, con la poesia che è il testo montaliano più divulgato: si tratta di uno
dei più tipici paesaggi di Montale, in cui l’ambiente viene presentato con
caratteristiche di aridità, canicola, scabra essenzialità che sono le
caratteristiche salienti del paesaggio di Ossi di seppia. A voi dunque: Meriggiare
pallido e assorto.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
genere: poesia
anno di pubblicazione: 1925
UN LUNGO CAPODANNO IN NOIR -
AA.VV
recensione a cura di Edoardo Todaro
Se Sellerio mette in campo, ormai da tempo, una squadra di
tutto rispetto andando a comporla tra i suoi migliori autori, vedi l’ultimo
“Cucina in giallo”, Guanda noir risponde in maniera più che adeguata. 10 dei “suoi”
migliori scrittori scendono in campo in modo del tutto positivo dando vita a
“Un lungo capodanno in noir “. Certamente non voglio dire se è meglio l’uno o
l’atro., mi interessa dire che con estremo piacere vediamo tanti scrittori
cimentarsi in una gara non prevista, una gara di cui i beneficiari non possono
che essere i lettori. Si parte alla grande, con Diego De Silva attraverso “Gli
accidentali “ e l’autostima, l’auto considerazione, la semplificazione ed il
fatto che una volta tanto nella vita è bello mandare tutto alla rovina . E come
secondo? Giancarlo de Cataldo con “‘O zuzzuso“ (lo sporcaccione). Una situazione che si svolge in un contesto
culinario compromesso da informatori, calunniatori, con ricordi ormai svaniti
nel tempo: da Rischiatutto alla SIP all’attentato, tanto per cambiare,
addebitato agli anarchici. Buon terzo,
Leonardo Gori che ci riporta alla storia di Firenze, tra il bando di Graziani,
l’oscuramento e coloro che, se sono politicamente diversi, chi è squadrista e
chi è con i partigiani, hanno lo stesso atteggiamento nel rapporto verso le
donne. Comunque una storia di amori malati che finiscono male. A seguire
abbiamo a che fare con Gian Andrea Cerone e con “Il mistero del condominio “.
Un’indagine condotta dalla moglie di un poliziotto, ma soprattutto di
stringente attualità vista la descrizione che ci viene fatta della cosiddetta
traversata del Mediterraneo compiuta dagli immigrati e la solidarietà che
dimostra come spesso la realtà supera la fantasia, nonostante i tanti sospetti
in circolazione. Che dire di Marco De Franchi con il “Dono“ e le vittime
accomunate dall’essere dei poveracci di cui non importa niente a nessuno. Il
racconto di De Franchi è l’ulteriore dimostrazione, se mai ne avevamo bisogno,
che ogni serial killer ha il suo metodo. Terminato il “Dono “, ecco “Weekend
lungo a Barcellona “ di Gianni Biondillo, cioè come una vacanza si trasforma in
incubo. Dietro ad Antonio, il marito affettuoso si cela, in realtà, un boss
della malavita organizzata che intrattiene affari nel traffico di stupefacenti
e nel riciclaggio di denaro in attività poco legali. Se questo è il marito, che
dire di Marina la moglie, una moglie diabolica. Avviandosi alla conclusione,
ecco Andrea Fazioli con “Il custode dell’abisso“ che ci introduce in mondo con
il quale dovremo, volenti o nolenti, avere a che fare nel prossimo futuro.
L’Intelligenza Artificiale, con un nome: Max, con cui è possibile parlare.
Intelligenza disponibile sempre, giorno e notte, che è come un chiromante che
legge la mano. Quindi è il momento di
Luca Crovi con “Odio il capodanno“. Come accaduto in altri romanzi, Crovi
ricorre al commissario De Vincenzi, creato da Augusto De Angelis negli anni
’30, per parlarci di chi è quell’uomo famoso che è detenuto e che non ha
commesso alcun reato, un commissario che ama la giustizia ma odia il capodanno,
come il famoso detenuto. A Marcello Fois il penultimo racconto con l’ispettore
capo e l’agente scelto con il turno che sfiora la notte di capodanno, un
racconto misterioso ed inquietante come sa fare Fois. In conclusione Marco
Vichi ed “Il bosco “. Intrigante come sempre, in questo caso, tramite Camilla e
Filippo affronta il cosiddetto piacere del proibito tra l’infanzia perduta e
l’adolescenza in arrivo, con il senso di colpa che ti fa sentire più grande. Riprendendo il gergo sportivo usato
all’inizio, posso dire che la partita è finita ma se ci deve essere un
vincitore, questo verrà decretato dai lettori.
genere: noir
anno di pubblicazione: 2023
📖 Il principio del male -
Stefano Tura
recensione a cura di Alice Bassoli
🤕 Marco, con il volto
martoriato da lividi e ferite, si trova a fronteggiare non solo il dolore
fisico, ma anche la perdita devastante di Anna, la sua compagna, il cui corpo
senza vita è abbandonato accanto a lui. La trama si snoda attraverso Ipswich,
nel Suffolk, in Inghilterra.
🕵️♂️Il trasferimento
dall'Italia all'Inghilterra sembrava promettere un futuro migliore, ma presto
tutto si trasforma in un incubo senza via di fuga. La storia si intreccia con
l'omicidio di una giovane prostituta croata, che riapre un vecchio caso di un
serial killer. L'arrivo di Peter McBride, noto come BigMac, un detective di
Scotland Yard con metodi poco ortodossi, aggiunge un elemento intrigante alla
trama.
🌐 Ciò che rende
eccezionale questo libro è la trama ben costruita, con eventi apparentemente
non legati che si susseguono in modo avvincente. I colpi di scena mantengono
alto l'interesse del lettore, creando una suspense avvincente. 🔄
🌍 Uno degli aspetti che
ho apprezzato di più è il timbro realistico con cui l’autore ha affrontato
tematiche importanti come il razzismo e la "caccia alle streghe"
promossa dalla politica. La descrizione accurata delle dinamiche della
prostituzione e del quotidiano aggiunge profondità alla trama, rendendo il
racconto coinvolgente e riflessivo. 👥
📈 Il ritmo incalzante, coerente sia in termini di tempo che di trama, è il fil rouge che attraversa tutto quanto il libro. Leggetelo, non ve ne pentirete. Personalmente andrò sicuramente a leggere gli altri capolavori di questo grande autore 📚👏
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2016
Le cose che sanno di buono – Pietro La Barbera
Recensione a cura di Dario Brunetti
Le cose che sanno di BUONO è il nuovo romanzo del poliedrico Pietro La Barbera, al quale non solo li vengono riconosciute le doti di navigato speaker radiofonico ma anche di affermato scrittore.Si presenta questa volta con un testo per ragazzi e non solo, perché Le cose che sanno di buono è un romanzo adatto a tutte le età.
Un incontro tra Cecilia che Eric (protagonisti assoluti della storia e ben tratteggiati dall’autore) che porterà all’inizio di una vera e propria storia d’amore.
Eric è un
ragazzo non vedente, si porta addosso le ruggini di un’incidente e di una
storia d’amore finita male con Jolanda, una ragazza che l’ha abbandonato nel
suo momento più critico e ha la necessità impellente di rinascere e di
riscoprire la bellezza della vita. Inoltre ha una grande inclinazione,
nonostante la sua cecità dipinge quel che immagina. Ha uno stupendo cane guida
di nome Frida, amica fedele che non lo lascia un solo istante.
Cecilia è
una ragazza molto bella, si dimostra schiva, riservata e piena di sé, l’unica
sua amica è Claudia, ma il suo modo di fare, consiste solo nel proteggere la
sua parte insicura. Frequenta la scuola di danza della sua severa madre Milena,
alla quale le ha impartito un’educazione molto rigida e come se non bastasse
vuole che frequenti Andrea, un ragazzo benestante che cerca di corteggiare
proprio Cecilia che non sembra corrisponderlo. Alla ragazza le manca il padre,
figura per il quale nutre un senso di frustrazione per averla abbandonata
quando era ancora bambina. In lei aleggia più di un vago ricordo e non si
spiega ancora perché il papà sia sparito cosi all’improvviso.
Tanti
intrecci e situazioni che arricchiscono una storia piena di spunti che solo con
lo scorrere delle pagine sapremo se ci porterà a un lieto fine.
Pietro La
Barbera ci offre un romanzo che sa toccare le corde del cuore, grazie alla sua
narrazione fluida e particolarmente scorrevole e una prosa delicata ha saputo
non solo raccontarci una storia di due ragazzi, ma il loro vissuto che in
entrambi i casi è particolarmente difficile: nel caso di Eric, nel cercare di
superare non solo gli ostacoli del cuore, ma ancor di più della vita che molto
spesso lo relega ai margini di una società. Ancora oggi i ragazzi non vedenti
non sono particolarmente inseriti e integrati con i loro coetanei, se poi
pensiamo che viviamo in un mondo dove c’è ancora un retaggio di tipo culturale
e allora possiamo comprendere quanto la strada può essere ancora lunga e c’è
ancora molto da fare.
Il
personaggio di Cecilia invece vive uno stato di oppressione, una madre rigida
con la quale non riesce a instaurare un dialogo, un padre assente che rivive
solo in quei ricordi sbiaditi, in Eric scoprirà l’amore puro e sincero, quel
che sembra appartenere alle favole, ma in lui è riposta anche una speranza di
voler rinascere e di vedere la vita attraverso una luce che splende.
Se il
passato ha tormentato queste due povere creature, il futuro potrà sorridere
loro?
Attraverso
il dono della semplicità, La Barbera narra una storia in cui l’amore saprà
andare oltre le barriere e se vuole sa affrontare ogni tipo di paura, ma sta a
noi riuscirci per vedere finalmente sempre più gli spiragli di una vita
migliore.
Le cose che
sanno di buono non è solo
una storia di formazione, ma è anche un romanzo capace di darci qualche piccola
lezione di come si superano le avversità della vita.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2023
Non dirmi che hai paura - Catozzella Giuseppe
recensione a cura di Francesca Tornabene
"Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai.
Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti
vincere".
.
Con questo libro ho viaggiato fino a Mogadiscio in Somalia.
Già dalle prime pagine ho capito che questo viaggio mi avrebbe portata lontana,
in territori, a me, sconosciuti.
La storia è cruda, semplice, unica. È una escalation di
emozioni che culminano in un esplosione finale.
Ho viaggiato attraverso i continenti, il deserto e il mare.
Ho imparato tanto e soprattutto che "La paura è un lusso della
felicità".
L'autore racconta la storia straordinaria di una grande campionessa somala, il
potere dei sogni e l'importanza della libertà.
Samia è una bambina dolcissima che ha un grande sogno, quello di correre.
Questa piccola guerriera vuole correre per il suo paese, vuole essere simbolo
di liberazione delle donne partecipando alle Olimpiadi.
È disposta a tutto per realizzare il suo sogno.
Poi, un giorno, decide di lasciare la Somalia per diventare un'atleta
professionista.
Così, da sola, inizia un lunghissimo viaggio insieme a dei migranti per
raggiungere l'Italia in cerca di quella libertà, tanto agognata, che le
permetterà di vivere il suo sogno.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2015
E l'eco rispose - Khaled Hosseini
recensione a cura di Patrizia Zara
Se non avessi letto "Il cacciatore di aquiloni" e “Mille
splendidi soli", capolavori assoluti di emozioni, avrei considerato la
lettura di questo terzo libro di Hosseini come un romanzo di esordio dalle
grandi potenzialità. Tutto qua.
Ma conoscendo la scrittura toccante ed estremamente emozionante dei primi due
libri dell'autore, "E l'eco rispose " è un romanzo che può, dopo la
lettura, essere tranquillamente regalato o venduto nelle bancarelle di
quartiere.
Niente, non rimane niente. Qualche frasetta d'effetto e nulla più.
Un'accozzaglia di personaggi disarmonici che si aggirano in eventi senza
cadenza ritmica e flashback disorientativi, confusionari e inutili.
Manca di intensità, di pathos, e spesso la scrittura risulta affettata da
un'immaginazione forzata e da emozioni a comando al fine di suscitare una
lacrimazione facile, facile. Storie narrate con una crudezza giornalistica
senza coinvolgimento emotivo.
Mi chiedo perché? Perché soffermarsi su una quantità di personaggi che
sarebbero dovuti servire soltanto da contorno nella storia dei due protagonisti
e che invece diventano a sua volta protagonisti di storie a sé stanti? Bastava
sviluppare la storia iniziale di Abdullah e Pari, fratello e sorella separati
in giovane età bruscamente dalla miseria e dalla prepotenza, entrare nella loro
quotidianità, nelle loro anime, nei loro cuori, lungo gli anni di separazione.
Invece tutto questo spezzare fili per poi ricucirli malamente non mi ha
permesso di affezionarmi ai personaggi, che risultano sfuggevoli palline da
ping pong impazzite nel tempo e nello spazio.
Vi confesso che ho apprezzato soltanto la prima (strepitosa) e l'ultima parte
del romanzo, tutto il resto è solo una brodaglia insapore allungata con acqua:
frasi stilizzate, cliché di sensi colpa, insoddisfazioni giovanili, fughe,
tradizioni, superstizioni, miseria e ricchezza, guerra e pace, diversità e
normalità etc.…Storie a sé stanti legate debolmente dove i lettori sono
costretti a una gincana mentale snervante e noiosa addirittura a tratti
irritante.
E anche l'ambientazione sfuma tra le nebbie del troppo: Kabul diventa un
puntino nero e niente più.
Quando è così, mi chiedo perché, perché bruciare tutto così in una volta.
E sebbene stilisticamente il libro è caratterizzato da un linguaggio chiaro la
trama, mi ripeto, risulta ridondante e farraginosa e i contenuti non riescono
ad entusiasmare ed avvolgere, tanto da risultare un'eco distorta di quei
sentimenti genuini, dolorosi e rabbiosi - sino ad arrivare a turbarti
sino alle viscere - dei due libri precedenti.
“Malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che succeda
qualcosa di straordinario”
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2015
Come l'alba e il tramonto - Francesca Erriu Di Tucci
-
📖Spiccioli di trama:
Tom e Vin sono i due principali protagonisti del romanzo. Sono ragazzi
(minorenni) provenienti da famiglie problematiche e per questo sono stati
affidati a case famiglia. Vin vive già in istituto quando arriva Tom. Tom quasi
immediatamente scappa e Vin a breve lo segue. Li lega una forte amicizia. Si
ritroveranno a vivere ai margini. Spesso dovramno affrontare situazioni
pericolose, verranno sfruttati e maltrattati.
🔥Punto di forza: una
storia che racconta con crudezza ciò che probabilmente quotidianamente accade
nelle periferie di molte città. Dove ragazzi ed adulti vivono di
espedienti.
🙁Punto debole: una
storia intensa emozionante ma che a me non ha coinvolto come mi sarei
aspettato. Giudizio assolutamente soggettivo, come sempre. La verità forse
è che raccontare un romanzo non è semplice come sempre la miglior cosa è leggerlo.
🏁Finale: Drammatico, ma con qualche speranza per un nuovo inizio. Finale ad alto grado emozionale. Coerente e spiazzante, senza sconti. Ultime "scene" da brividi. Colpisce e si fa ricordare a lungo.
🎓Giudizio complessivo:
⭐⭐⭐⭐
Ragazzi
allo sbando, anche troppo, o forse no. Molte situazioni potenzialmente deflagranti
alla fine non sono esplose. Molte situazioni, come le storie personali di
alcuni dei ragazzi, meritano approfondimento. Magari ci sarà modo in seguito di
scoprirle.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2023
Il
Bivio - Cathleen Barber
recensione a cura di Alice bassoli
🕵️♀️ "Il
Bivio" è un giallo che affronta il tema delle tragedie familiari. Josie
Buhrman, la protagonista, ha cercato per anni di sfuggire al passato doloroso
della sua famiglia, ma quando un podcast rivoluzionario riapre il caso
dell'omicidio di suo padre, si trova costretta a confrontarsi con i segreti
sepolti.
🌆 Josie ha finalmente
trovato la serenità a New York, celando il proprio passato al compagno Caleb.
Tuttavia, la giornalista senza scrupoli Poppy Parnell riporta alla luce il
passato, trascinando Josie nella cittadina dell'Illinois dove tutto è iniziato.
La trama si sviluppa intorno a segreti inconfessabili, legami irrisolti e la
sconvolgente possibilità che un innocente abbia pagato per un crimine mai
commesso.
🔍 Consigliato agli amanti
dei gialli soft, "Il Bivio" si distingue per la sua atmosfera
avvolgente e la psicologia realistica dei personaggi. Cathleen Barber ha creato
un intreccio narrativo che mantiene un equilibrio perfetto tra suspense e introspezione.
🎭 I personaggi sono ben
delineati. Ognuno con le proprie sfaccettature psicologiche che si svelano
progressivamente, aggiunge profondità alla storia. Il colpo di scena finale
ribalta la situazione, a bocca aperta.
📖 La scelta stilistica e
grafica di inserire i messaggi Twitter nel libro è un tocco brillante!
anno di pubblicazione: 2017
Tutti i particolari in cronaca - Antonio Manzini -
recensione a cura di Ornella Donna
Antonio Manzini
pubblica il suo primo libro dell’anno in corso, il 2024, in una prestigiosa
collana, Il Giallo Mondadori, intitolato Tutti
i particolari in cronaca. Un giallo che non vede più protagonista l’amato
vicequestore Rocco Schiavone, ma non meno importante per qualità di linguaggio
e trama concepita.
In
questo romanzo i personaggi ,di cui leggiamo le gesta, sono due: da una parte
l’archivista Carlo Cappai, che lavora in tribunale; eWalter Andretti che, dalla
cronaca sportiva è stato “buttato” direttamente alla Cronaca giudiziaria, cosa
che lui proprio non riesce a digerire. Cosa hanno in comune questi due personaggi?
Procediamo con ordine.
Carlo
Cappai è il prototipo del classico impiegato, o travet che dir si voglia. Un
uomo molto solo, invisibile, che tutti i giorni compie gli stessi gesti e
azioni. Si reca al lavoro, torna a casa e alle dieci di sera a letto. Una vita
ordinaria, buia, spenta. In realtà non è proprio così. Perché quei faldoni,
quella carta che lui tiene in grande ordine, gli parla, gli grida una verità
difficile e assai tragica, ovvero:
“Quello che avevano seminato ancora
gridava da molto dei faldoni che lui accudiva come orfani bisogni di affetto.”
E
lo scatolone che grida di più è quello:
“Effe. Sezione F, scaffale 7, ripiano 9,
busta 82. Che raccontava nero su bianco l’assoluzione di Luigi Sesti, il figlio
del grande avvocato; e di una vittima rimasta sola, spoglia e nuda.”
E
lui la vittima la conosceva molto bene. Era Giada,
“La sua unica e vera amica, col sangue
raggrumato sulla fronte e gli occhi chiusi per sempre. Nessuno le aveva reso
giustizia”.
Sarà
lui, novello giustiziere della notte, a farle giustizia per sempre? E come?
Dall’altra
parte c’è il personaggio di Walter Andretti, cronista di Nera, che all’inizio
si approccia ad una serie di omicidi alquanto strani ed insoluti, in maniera
goffa e ridicola, proprio perché lui è avverso a questo tipo di giornalismo. Ma
poi , piano piano, dopo un incontro risolutore con uno strano personaggio,
incomincia ad incuriosirsi e ad appassionarsi. Così che:
“L’omicidio di Zigan non è più un
bell’articolo sul giornale, mi si è incistato nella mente e non riesco più a
scacciarlo. Penso solo a quello.”
Due
personaggi, due vite diverse. Come convergeranno in un unico punto, in un’unica
indagine forzosa e alquanto avvincente? Alla lettura la risposta.
Antonio
Manzini torna con un grande giallo, il cui tema di sottofondo è assai delicato
, e , purtroppo, di grande attualità. La legge mette sempre in atto la
Giustizia? I giochi di avvocati, privi di scrupoli, quali conseguenze hanno per
chi subisce e soffre? Spesso,
“Che nei tribunali il più delle volte
si giocava con le procedure e i codici, che spesso si perdeva di vista il
motivo per cui quei tribunali esistevano.”
Dilemmi
profondi, risposte amletiche, scritti con un linguaggio preciso, privo di
inutili fronzoli , ma assai reali. Una trama avvincente e personaggi descritti
anche in modo assai intimo ed intimistico sono i pilastri fondanti di un
romanzo che cattura ed avvince. Sicuramente un romanzo differente da quelli che
raccontano le gesta del vicequestore prestato ad Aosta, ma molto profondo e
narrativamente completo. Ne consegue una lettura destinata ad un pubblico che
adora il giallo italiano; ma non solo. Anche a chi ama riflettere sui grandi
temi morali legati alla giustizia e alla legge. Un inizio di anno di buona
lettura, che si apre ad altre dello stesso livello. O almeno si spera. Ottimo
esordio in casa Giallo Mondadori.!
anno di pubblicazione: 2024
La ballata di Adam Henry - Ian McEwan
Recensione a cura di Miriam Donati
Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia, è sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi familiari con un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di "poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza". Quando il marito Jack le dice che ha bisogno di un "ultimo giro passionale" ed extraconiugale, umiliata, ferita, "abbandonata agli albori della vecchiaia", Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso che sta seguendo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede un trattamento immediato di trasfusioni rifiutato da lui e dai genitori.
La ballata di Adam Henry ha una scrittura nitida e accurata, sia nelle descrizioni minuziose
delle parti giuridiche sia nella definizione delle emozioni ed è una lettura
fluida, scorrevole e incisiva. Conduce nell'animo tormentato della
protagonista, mostrando cosa succede quando tutto quello su cui ha costruito la
propria vita frana improvvisamente, lasciandola fragile di fronte al futuro che
l’aspetta, cercando di ricostruire la propria identità. Il matrimonio, il
lavoro, i figli che non ha mai avuto perché prima "è troppo presto" e
un attimo dopo "è troppo tardi", le sentenze da scrivere, i viaggi da
organizzare, le udienze da fissare. Figura di un giudice chiamata a risolvere conflitti familiari
e decidere su casi che, come quello su cui si incentra la storia, mettono in
gioco la vita, la morte, la scienza medica, la religione e finiscono per
coinvolgerla in un particolare rapporto umano che, senza che lei ne impedisca
la crescita, si instaura con il giovane destinatario della sua sentenza. E questo metterà in discussione le sue certezze.
Tante
sono le variabili, i fattori morali, filosofici, giuridici, culturali, medici,
etici e quant’altro che subentrano nella riflessione sul caso e lo scrittore
non si sottrae all’esposizione di ogni punto di vista. E’ impossibile non
ragionare, non pensare, non schierarsi nel dibattito di un argomento così
delicato e divisivo. Dove sta il limite tra sfera privata e professionale e
soprattutto, fino a che punto la giustizia può interferire con le scelte
personali, soprattutto in campo sanitario? Alla fine Fiona opterà per il Children Act del 1989 (che dà anche il nome
al titolo inglese del libro) scatenando delle reazioni nel cuore e nella mente
di Adam a dir poco imprevedibili.
Il rapporto tra i due
protagonisti, la giudice e il giovanissimo paziente, è profondo e molto
complesso sul piano psicologico e umano: il ragazzo rappresenta per lei una
creatura vitale e creativa da preservare o, forse, la giovinezza perduta o il
figlio mancato. Per lui la donna è il punto di riferimento di fronte allo
smarrimento e lo sconcerto di fronte al mondo adulto che lo circonda. Lo
scrittore ci racconta la fragilità e sete di risposte degli adolescenti, il
desiderio di dare un "senso" alla propria vita e alle sue deviazioni
di percorso, ci racconta di come gli adulti, chiamati ad assumere decisioni
eticamente impegnative per sé e per gli altri, possano talvolta essere
impreparati ad affrontare ed esaudire quelle richieste di aiuto.
Il finale non è consolatorio, il pensiero della determinazione e della
tenerezza di Adam Henry continuano ad assillarci anche al termine della
lettura,
“Tutta
la vita e l’amore che il ragazzo ha davanti” citati nella sentenza si
riducono a poca cosa se questo amore non è totale e totalizzante e non comporta
un rischio da correre per l’altro.
Anno di pubblicazione 2014
Jane Eyre - Charlotte Bronte
Jane Eyre è un romanzo nato dalla penna di Charlotte Bronte
nel 1847 e ambientato dell'Inghilterra di quel tempo.
Questo libro narra la storia della vita di Jane Eyre.
Dopo la morte dei suoi genitori, viene presa con sé dallo
zio, ma in quella casa subisce maltrattamenti da parte della zia e dei cugini,
perché diversa da loro; lei ha una spiccata integrità morale e una notevole
voglia di indipendenza, che le fa trovare la forza di ribellarsi.
Alla morte dello zio, stanca di lei, la zia la manda ad una
scuola di carità; lì sarà trattata con ancor più acredine e punita solo perché
il suo carattere schietto la fa opporre al regime scolastico e alle vessazioni
degli insegnanti.
Divenuta adulta, lascia la scuola per diventare
istitutrice.
È nella casa in cui va a lavorare che incontra l'amore:
Edward Rochester, tutore di Adele, la bambina alla quale dovrà fare da
educatrice.
Lui è un uomo misterioso, dal carattere complesso e spesso
tenebroso, tormentato da un difficile passato e da un presente
enigmatico.
La loro storia sarà ostica ed intricata, un po’ per la
personalità di lui, un po’ per l’integrità morale di lei, a tal punto che, alla
fine, Jane deciderà di andarsene da quella casa, dal suo lavoro e dal suo
amore.
La disperazione di dover lasciare tutto la farà ammalare;
verrà accolta in casa da una famiglia che l'aiuterà a rimettersi in forze e a
trovare lavoro come insegnante.
Riassumere tutta la storia sarebbe oltremodo complesso e
toglierebbe la curiosità di leggere uno dei grandi capolavori della letteratura
inglese, quindi non aggiungo altri particolari.
Mi soffermo invece su due peculiarità che mi hanno
maggiormente trasmesso emozioni.
La prima caratteristica è l'integrità morale di Jane, che,
fin da bambina, ha preferito la verità a discapito di una vita meno
sofferente.
Da adulta diventa poi una donna che pondera tutte le sue
scelte, discernendo il bene dal male.
Il secondo aspetto è la sua voglia di indipendenza
che, se si osserva dal periodo storico in cui il romanzo è stato scritto, non è
così scontata per una donna, come invece lo è ai nostri tempi.
Lei capisce fin da subito che solo arrivando ad una propria
autonomia potrà essere libera dai soprusi.
Jane Eyre rimane fedele a sé stessa e ai suoi principi
morali fino alla fine.
Donna di un’altra epoca, ha in sé il coraggio e la
determinazione che la rendono moderna e innovativa.
Il suo riscatto sociale, dopo un’esistenza di
maltrattamenti, senza mai perdere la sua nobiltà d’animo, la rende un’eroina
degna di questo appellativo.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 1847
L'annusatrice di libri - Desy Icardi -
recensione a cura di Elisa Caccavale
📖La storia scorre su due linee
temporali distinte, una ambientata nel presente, in cui sono narrate le vicende
della giovane Adelina e di sua zia Amalia, e una nel passato, dove si
ripercorre la vicenda di Amalia, dalla sua giovinezza fino al momento in cui è
diventata “dama Peyran”; il presente sono gli anni Sessanta, mentre la vicenda
di Amalia si colloca una trentina di anni prima. Zia e nipote hanno un vissuto
per certi versi simile: entrambe allontanate a causa di un ragazzo dalle loro
famiglie, con le quali vivevano in provincia, per essere mandate a Torino;
entrambe dovranno costruirsi qui una vita e una strada: Amalia, per vie
contorte e con grande caparbietà (e una buona dose di scaltrezza) riuscirà a
compiere l’ascesa sociale e potrà, trent’anni dopo, dare ospitalità a sua
nipote Adelina; un’ospitalità decisamente rigida ed austera, va detto. La
ragazza frequenta una buona scuola di Torino e qui fa la conoscenza di Luisella
Vergano con la quale, anche grazie all’intervento del professor Kelley, un severo
insegnante, stringerà un forte legame. La dolce, ingenua e spaesata Adelina
scopre, però, di avere un dono misterioso che la rende unica e decisamente
speciale: lei da qualche tempo non riesce a leggere, le lettere si
ingarbugliano ed aggrovigliano davanti ai suoi occhi, ma in compenso riesce a
leggere i libri … con il naso. Li annusa e le storie le si dispiegano nella
mente, con tutte le loro emozioni, sensazioni e tutta la vita che essi
contengono. Questo dono però potrebbe metterla in pericolo …
📚Questo libro è un dolcissimo omaggio
ai libri stessi, al loro potere, alla loro fascinazione, ai doni che la lettura
può dare a chi si lascia travolgere da essi, anche per chi, proprio, non ne
vuole sapere di perdere tempo con essi (come scoprirà zia Amalia…).
👧I personaggi sono irresistibili nella
loro imperfezione che li rende così reali e amabili; non c’è un personaggio, in
questo libro, che non entri nel cuore: la dolce e sprovveduta Adelina, la
severa Amalia con un passato da soubrette, il professor Kelley con la sua
severità a tratti spietata ma pronto a mettere, quando necessario, il bene
degli altri prima dei suoi interessi, il subdolo e spregiudicato notaio
Vergnano, l’arzillo bibliofilo avvocato Ferro. Li amerete (o detesterete)
tutti.
🔎Un libro che unisce con delicatezza e
senza paternalismi passaggi leggeri, ironici e scanzonati a temi sensibili come
l’accettazione di sé stessi e la difficoltà di crescere.
“Ci
sono circostanze nelle quali non sentirsi soli è praticamente impossibile:
quando
si è adolescenti, quando si è lontani da casa
o quando si è diversi da tutti gli altri.
Adelina,
in quel momento, poteva vantare tre requisiti su tre”.
✒️L’autrice usa in questo romanzo in maniera
sapiente una delle più note e insegnate strategie di scrittura: lo show
don’t tell; il disagio di Adelina, le manovre per trovare un marito di una
giovane Amalia, le idiosincrasie dell’avvocato Ferro …tutto ci viene mostrato
nella sua divertente potenza, senza mai una parola di troppo.
♥️Insomma, che
aggiungere? Davvero un libro consigliatissimo, se ve lo siete perso è
sicuramente una lettura da mettere in lista.
genere:
Soledad - Maurizio De Givanni
recensione a cura di Edoardo Todaro
Colpisce subito, fin dalle prime righe in lettura. SI PUO’
ESSER SOLI ANCHE SE SI STA IN MEZZO AGLI ALTRI. Sarebbe sufficiente questa
frase per introdurci in questa nuovo incontro con il commissario Ricciardi
della regia questura. Tra l’altro non solo con lui, ma anche con tutti coloro
che, in passato, sono stati in sua compagnia, come Nelide, Bianca, Marta, il
brigadiere Maione con i suoi figli, che ha un rapporto con Ricciardi come tra
marito e moglie, che si capiscono, dopo tanto vivere insieme, con un cenno, che
considera picchiare i fascisti un simpatico passatempo; il dottor Modo antifascista che ha in antipaia
il collega Severi in quanto ritenuto presunto confidente,che si è speso al
servizio del prossimo; i ricordi della moglie Enrica e Bambinella con le sue
amiche, i femminielli, che sono parte della comunità. A questi si aggiunge il vicequestore Angelo
Garzo con la moglie Rachele che deve fare fronte al proprio modo di considerare
il regime, se prima ne provava simpatia, questa sparisce nel momento, con le
leggi razziali, si sente messo in pericolo non solo per la propria carriera, ma
soprattutto per l’incolumità dei propri cari, e l’avvocato Catello De Nardo:
chi difende vince; Gaspare, l’operaio del cementificio schierato dalla parte di
chi è sfruttato, e che per questo “sparisce”. Alle porte? Il Natale, con il suono delle
zampogne,forse l’ultimo Natale di un’epoca al tramonto per approdare verso un
futuro pieno di incognite; l’Italia che,
dopo essersi costruita ad hoc l’impero con le conseguenti sanzioni
internazionali,e le leggi sulla razza, si avvia all’entrata in guerra;situazioni
che non possono che produrre insofferenza popolare che ha come obiettivo niente
meno che la rivoluzione; l’insicurezza
del muoversi a piedi per i funzionari e
per le forze dell’ordine in una città
nella quale le comunicazioni viaggiano di balcone in balcone,di vicolo in
vicolo, con il caffè che in realtà è un surrogato di quello che in realtà
dovrebbe essere, e se il caffè è un surrogato ci sono sempre i cinguli ( gli
spaghettoni fatti a mano e preparati nel brodo di maiale ). Quanto descritto
possiamo ritenerlo il contesto nel quale prende piede il ritrovamento di un cadavere
sul quale il regime impone il silenzio, come su tutto quanto possa essere
elemento di difficoltà nel preservare la facciata di tranquillità. Il
commissario Ricciardi che nonostante le proprie difficoltà, si assume l’onere
del primo contatto con la scena nella quale è avvenuta la morte violenta. Ricciardi
e Garzo due modi opposti di muoversi nell’indagare in casi complessi. Ma se
tutto questo è vero, non possiamo eludere il fatto che è la solitudine la
protagonista di queste pagine, con la difficoltà di gestirla e farci i conti, e
puoi farci i conti il giorno, ma è la sera che è il momento peggiore. Anche in
questo caso De Giovanni conferma tutto il bene che ci ha fatto conoscere a
proposito del commissario Ricciardi e di Napoli.
Anno di pubblicazione: 2023
La caduta, cronache della fine del fascismo - Ezio Mauro -
recensione a cura di Daria Lucca
Per quanto riguarda i saggi, di solito scelgo gli argomenti
e non gli autori. E quando mi sono imbattuta ne “La caduta” di Ezio Mauro l’ho
preso al volo perché mi sono resa conto che dei fatti accaduti in questo paese
il 25 luglio 1943 non sapevo quasi nulla, nonostante la storia sia una delle
mie passioni. Però lì, in effetti, mi riconoscevo un buco. Certo, so che è il
giorno in cui Mussolini viene scaricato dal Gran Consiglio del partito
fascista, ma poco altro. Oltretutto, mi son detta, Ezio Mauro, ex direttore di
Repubblica, ex corrispondente della Stampa a Mosca, sa scrivere. Cioè, sa
comunicare bene (confermo, dopo la lettura).
Il libro è una sorta di diario degli eventi che vanno dai
giorni immediatamente precedenti quel 25 luglio (di cui nel ’23 ricorreva l’ottantennale)
all’8 settembre. Raccontato in modo brillante, con largo uso dei documenti
storici, ma non solo quelli che ti aspetti, tipo lo stringato annuncio regale
delle dimissioni del duce. Ci sono tantissimi agganci alla cronaca dell’epoca,
che qualcuno dei lettori più anziani ricorderà dalle memorie dei genitori e dei
nonni. Ma quelli che mi hanno colpito
di più sono, ad esempio, le trascrizioni delle telefonate intercettate dagli
spioni di stato che tutte le mattine venivano consegnate, sulla mega scrivania
nello studio di palazzo Venezia (sì, quello con il balcone), al comandante
supremo delle forze armate italiane.
Anzi, no. Quella carica lui non l’ha mai ottenuta. Vittorio
Emanuele ha sempre fatto resistenza (l’unica resistenza, perché non ha
resistito quando ha firmato le leggi razziali, quando ha taciuto sul delitto
Matteotti) a consegnargliela.
A me è sembrato che il saggio racconti appunto due persone:
il capo del fascismo e il monarca, la coppia al comando del paese per vent’anni.
L’uno che rifiuta di prendere atto che la guerra è persa, gli alpini sono stati
decimati in Russia, i fanti sono prigionieri in Africa (proprio ieri,
passeggiando, un signore con cucciolo ci raccontava del padre rimasto due anni
nel campo di prigionia inglese in Kenya) , gli americani sono sbarcati in Sicilia,
e insiste provocando la sfiducia del suo stesso partito; l’altro che non trova
di meglio che incaricare un generale già discusso dopo Caporetto, Pietro
Badoglio, che non si decide a firmare l’armistizio lasciando le forze armate
senza ordini precisi, concedendo tempo ai tedeschi per occupare l’Italia,
perdendo la faccia e il futuro della monarchia di fronte ai suoi concittadini.
E’ il racconto di una disfatta, reso vivido da una scrittura
battente e ricca. Il cui punto di drammaticità massima, per me torinese e
repubblicana, è la scena in cui il corteo reale ormai avviato verso Brindisi
(vergogna nazionale) si ferma per una pausa, il principe ereditario Umberto si
avvicina all’auto del padre e gli dice “Io torno indietro“, ultimo sussulto d’orgoglio
di una dinastia al tramonto e il re gli risponde. In dialetto: «S’at piju,
at masu». Serve la traduzione? Se fossi un professore di storia delle
superiori, lo darei da portare all’esame di maturità.
genere: saggio
anno di pubblicazione: 2023
Lena e la tempesta - Alessia Gazzola
recensione a cura di Alice Bassoli
📖 In "Lena e la
tempesta," Alessia Gazzola ci accoglie nelle profondità dell'animo umano.
Il romanzo è un viaggio emozionante che esplora la complessità delle relazioni,
il peso dei segreti e la ricerca di una nuova vita.
🏝️ La trama si sviluppa
attorno a Lena, un'illustratrice in crisi che, a causa di un segreto che la
tormenta, decide di ritornare sull'isola siciliana di Levura, luogo intriso di
memorie e cambiamenti. L'autrice dipinge l'isola con descrizioni ricche e dettagliate
che mi hanno trasportato in un mondo frastagliato e selvaggio, capace di
catturare l'immaginazione.
💔 Il cuore pulsante del
romanzo è il segreto di Lena, un mistero che permea la narrazione come un'ombra
incolmabile. Il modo in cui Lena si sforza di dimenticare il suo passato e di
dare una svolta alla sua vita crea una tensione emotiva che mi ha tenuta incollata
alle pagine.
🌟 Gli eventi si
sviluppano in modo realistico e senza eccessive artificiosità. La storia è
dolce e sincera, non cade mai in fronzoli eccessivi. L’autrice ha saputo dosare
il pathos che avrebbe meritato ogni singolo evento con delicatezza e grande
sensibilità, trattando temi profondi con genuinità, intelligenza ed empatia. La
drammaticità è resa in modo realistico, senza mai scadere nell'esasperazione,
mantenendo così una connessione autentica con i personaggi e le loro vite.
🌀 Il colpo di scena
finale è un tocco brillante che aggiunge ulteriori strati alla trama, offrendo
al lettore una rivelazione sorprendente che rimane impressa nella mente. La
conclusione lascia spazio a riflessioni profonde sulla verità, sulle sfumature
della colpa e sull'importanza di affrontare il passato.
📚 "Lena e la
tempesta" è un romanzo che merita assolutamente di essere letto.
genere:narrativa
anno di pubblicazione: 2019
Fiori recisi - Scilla Salvi
📖Spiccioli di trama:
Stella è una ragazza che sconta ora, che ha intorno ai vent'anni, un'infanzia
ed una adolescenza di abbandoni e di indifferenza da parte di chi le avrebbe
dovuto voler bene. Costantemente in analisi non riesce a mettere ordine nella sua
vita. Anzi pezzi di ricordi o presunti tali affiorano nella sua mente
rendendola ancora più confusa.
🔥Punto di forza: un
romanzo caraggioso scritto da una autrice che per questo ammiro molto, che
racconta una storia dura, difficile, senza sorrisi. Di chi dalla vita non ha
ricevuto regali e pochi momenti sereni.
🙁Punto debole: non è un
libro ruffiano, non prevede spolverate di zucchero per tenere tranquilli i
lettori. A me è piaciuto tanto. Ma secondo me non è un romanzo per tutti. In
realtà non lo considero un punto debole tutt'altro.
🏁Finale: logico,
coerente. Un plauso alla Salvi che non ha ceduto. Il finale lascia qualche
possibilità e tanto basta.
🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Forse meriterebbe qualcosa in più ma leggendo quello che ho scritto si capisce
chiaramente che è un romanzo per me molto significativo. Leggerlo è stato
unottimo modo per iniziare l'anno. Complimenti all'autrice.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2023
La sconosciuta di porta Venezia - Mauro Biagini -
recensione a cura di Ornella Donna
Torna
Mauro Biagini e la sua creatura di
carta, la magliaia Delia, nel libro intitolato La sconosciuta di Porta
Venezia, edito da fratelli Frilli. Un giallo curioso e assai intrigante.
Chi
è la magliaia Delia? E’ una deliziosa signora, che abita nel quartiere Porta
Venezia a Milano, che a causa di difficoltà economiche incipienti, si trova a
vivere in un negozio dove unisce la sua attività lavorativa alle sue esigenze
abitative in un connubio perfetto. E’ una donna capace ed intuitiva,
comprensiva delle difficoltà della vita, con una forte capacità psicologica di
comprendere appieno e nel profondo gli altri. Intesse una grande amicizia con
il commissario Attilio Manzini, con cui è solita scambiare opinioni e pensieri
circa le indagini da lui condotte. Ora Delia è in ospedale, costretta a letto
da un intervento chirurgico alle anche. Ma anche da questo insolito luogo non
rinuncia al suo “vizietto”, ovvero ad indagare e a formulare ipotesi
risolutive.
Cosa
può mai accadere a Milano in questa torrida estate? All’apparenza nulla di che,
nella realtà una serie di morti strane ed inquietanti. Il primo morto si chiama
Maurizio Del Fa, è un immobiliarista arricchitosi senza scrupolo alcuno, ed è
stato investito da un Suv mentre portava a spasso il suo cane. Nessuno si è
fermato a prestare soccorso, e lui è deceduto. Incidente o tragica fatalità o
cos’altro? Si scopre presto che Maurizio era uomo dai mille segreti. Uno per
tutti: era omosessuale, intratteneva una relazione clandestina con un bel
giovane, Maxime, ma non voleva abbandonare la ricca moglie. Quindi potrebbe
essere stata la stessa moglie ad aver ordito il complotto. Però a questa morte
se ne aggiungono altre, tutte mascherate da ciò che non è. Prima un uomo si
gettata dal balcone di casa sua dal settimo piano e poi altri incidenti
camuffati mietono vittime. Qual è il fil rouge che lega tutte queste morti? E
chi è quella bella donna, con un fascinoso cappello, che si aggira,
incuriosita, per il quartiere? Alla magliaia Delia, che, conosce tutti i
segreti, il compito di formulare tesi risolutive. Ci riuscirà?
Un
bel giallo, scorrevole e ricco di mistero. Il ritratto fedele e ben congegnato
di una umanità variegata, spesso preda di segreti inconfessabili ed
inquietanti. Un romanzo che affonda le radici in un passato, che ha segnato
profondamente i personaggi che lo hanno vissuto. Una lettura di genere indicata
per gli amanti, che poggia i suoi fondamenti in una trama ben congegnata,
scritta con un linguaggio preciso e scorrevole. Una storia misteriosa ed
attraente.
Considerato
l’erede di Renato Olivieri, con cui condivide la malinconia dei suoi personaggi
e le ambientazioni milanesi rese con particolare precisione, Mauro Biagini, con
La sconosciuta di Porta Venezia, firma il suo quinto libro, più interessante
che mai. Una serialità perfettamente riuscita, che convince il lettore per
bellezza e sapienza narrativa. Buona Lettura!
genere: giallo
anno di pubblicazione: 2023
La donna di Gilles - Madeleine Bourdouxhe -
recensione a cura di Carmen Nolasco
Di questo romanzo ho letto la
pubblicazione de Gli Adelphi del 2005. Ma è un’opera che ha già una sua bella
età essendo stata stampata e ristampata innumerevoli volte. Ne è stato anche
tratto un film diretto da Frédéric Fonteyne e presentato nel 2004 alla Mostra
del Cinema di Venezia.
Madeleine Bourdouxhe ha
pubblicato nel 1937 questo romanzo d’esordio appena trentenne ed è subito
diventato un gioiello della letteratura belga. È una storia d’amore, ma non
aspettatevi un racconto sdolcinato e tenero, è una storia crudele e intensa. La
trama è davvero molto semplice eppure il romanzo è complesso e memorabile.
Dopo questo capolavoro, irripetibile,
l’autrice è rimasta quasi assente, tranne poche apparizioni, dalla scena
letteraria. La femme de Gilles è un’opera straordinaria per la minuziosa
capacità di indagare, e tradurre in parola, le profonde, dolorose, deliranti
emozioni umane.
Elisa non è veramente sé stessa,
non è consapevole della propria unicità e del proprio valore, questi sono
strettamente connessi all’esistenza di Gilles, ai bisogni di Gilles, alla
bellezza di Gilles e alla sua abnegazione per Gilles. Lei è la donna di Gilles,
e così sarà fino a quasi la fine del racconto.
Moglie devota? No, oggi diremmo
legame patologico, annientamento psicologico. Diremmo dipendenza affettiva.
Gilles, dal suo canto, non è un
marito e padre devoto. Un giorno, a smuovere Elisa dalla sua adorazione
incondizionata, è l’intuizione e poi la scoperta di un tradimento. Non un
tradimento qualsiasi, ma un tradimento che non si dovrebbe mai subire. E lei,
Elisa, lo subisce in una forma per nulla indolente, come potrebbe apparire di
primo acchito, ma a suo modo attiva e così lontana dall’immaginario collettivo
della donna tradita da fare accapponare la pelle.
Cosa non farebbe Elisa, pur di
stare accanto al suo Gilles e alleviargli le pene?
Il racconto è così toccante ― e
in un certo senso scandaloso ― così privo di qualsiasi teatralità e concentrato
sui fatti nudi e crudi, da entrare come un treno in corsa nell’emotività del
lettore. Nessuno può restare indifferente di fronte a questa lettura. È come
guardare un film e soffrire e sperare nel lieto fine. O nella giustizia. O,
ancora, nella riparazione finale del torto.
A un certo punto la narrazione
appare perfino grottesca, così incomprensibile e lontana dalle nostre vite da sbigottirci.
Oppure, lasciatemelo dire, così vicina alla parte più intima del nostro cuore,
da affondare con facilità e naturalezza nel mare oscuro delle nostre vere, umane
debolezze.
anno di pubblicazione: 1937