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giovedì 23 maggio 2024

LE MIE VALUTAZIONI MARZO/APRILE 2024

 





MARZO/APRILE


una storia sbagliata                      ⭐⭐⭐⭐

la ninnananna degli alberi            ⭐⭐⭐⭐★

querida                                         ⭐⭐⭐⭐ 

cento giorni che non torno           ⭐⭐⭐⭐ 


un nuovo giorno a wonderson...   ⭐⭐⭐⭐ 

nessuna traccia dell'assassino       ⭐⭐⭐⭐

cadere                                            ⭐⭐⭐⭐ 

cella numero 23                            ⭐⭐⭐⭐  

nuvole grigie                                ⭐⭐⭐★





giovedì 28 marzo 2024

IL GIUDICE E IL SUO BOIA

 





Il giudice e il suo boia - Friedrich Dürrenmatt

 Recensione di Miriam Donati

 

Se si pensa alla Svizzera la mente corre banalmente al cioccolato, agli orologi e alla neutralità.  Friedrich Dürrenmatt è svizzero, non so se ama il cioccolato, se sia più o meno puntuale, ma fa un uso della neutralità particolare. Da entomologo descrive l’animo umano senza dettagliate analisi psicologiche o complesse deduzioni, elimina tutto il superfluo e si limita, attraverso dialoghi molto efficaci, a fornire piccoli indizi che confondono il lettore, indotto a seguire una verità giudiziaria lontana dalla realtà. Il suo linguaggio è preciso, asciutto, rigoroso come quello di Sciascia.

La vicenda raccontata in questo libro parte da una alcolica discussione, mutata poi in una orrenda scommessa fatta a Costantinopoli tra un commissario di polizia, Bärlach, e un avventuriero nichilista, Gastmann: esiste il delitto perfetto? Per vincere la scommessa Gastmann, vero demone dostoevskijano, getta uno sconosciuto nel Bosforo. La sfida continua per quarant’anni, sempre a favore di Gastmann fino all’uccisione dell’ispettore Schmied della polizia di Berna, città dove Bärlach è nato. Potrebbe essere l’ultima occasione per l’ispettore, ormai rimasto solo, anziano e malato, per stanare finalmente l’avversario.

Dürrenmatt tesse una tela vischiosa per il lettore dove vittima e carnefice, giudice e imputato, boia e imputato e alla fine giudice e boia si legano e si mischiano creando fraintendimenti fino a un finale sconcertante a conclusione di una perfetta macchina narrativa.

I temi affrontati dall’autore sono principalmente due: il male e la giustizia al di là delle conclusioni giudiziarie nella ricerca del colpevole.

Il male che, pur non ammettendolo, oltre ad atterrire, attrae, senza riuscire a spiegarlo se non constatandone l’esistenza. Bärlach che ha creato il mostro quarant’anni prima, si immerge nell’indagine, non per scoprire la verità, ma per assolversi dal peccato originale. Si assume il ruolo di Dio e pone al lettore davanti al dilemma se sia giusto giudicare secondo le leggi o secondo la misura dell’uomo su una intera esistenza. La partita che si gioca tra Bärlach e Gastmann prevede solo l’annientamento dell’avversario e la vittoria non contempla la condanna del colpevole ma la vittoria sul nemico. Un trionfo della giustizia ambiguo e imperfetto com’è in quasi tutti i libri di Dürrenmatt dove è difficile capire quale sia il confine tra giustizia e verità. 

 Genere: Narrativa

 Anno di pubblicazione: 1952


mercoledì 27 marzo 2024

IL GIORNO DEL FURETTO

 




Il giorno del furetto – Marco Ghergo -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

Il romanzo "Il giorno del furetto" è la storia di Matteo, detto Teo, un contabile che odia il suo lavoro, un uomo che ha paura di qualsiasi malattia, reale o presunta, e che, nel tentativo di accontentare tutti, l'unico che non accontenta mai è se stesso. 

Una mattina, l'incontro casuale con un furetto, porterà Teo nella più grande avventura e disavventura della sua vita. 

In viaggio con i fratelli Leroy, la bella Rita, di cui si innamora all'istante, e il folle Renato, che ruba "perché non si fa", incontrerà personaggi strampalati, malviventi e una banda di fratelli con la vocazione per ripulire il mondo dal male. 

Affrontando tutte queste vicissitudini, si accorgerà che sta lasciando andare le sue più grandi paure per fare spazio alla vita. 

Come non affezionarsi a Teo? Come non identificarsi in lui? 

Insicuro, pauroso, fobico, sempre alle prese con ansie e panico, comprenderà però alla fine di essere più coraggioso di quanto non si sarebbe mai aspettato. 

Ho apprezzato il ruolo del dottor Carlo Gustavo Jovine, che si rifà spudoratamente e volontariamente al celebre Carl Gustav Jung, che dispensa a Teo frasi ad effetto e consigli psicologicamente ponderati per aiutarlo a sconfiggere le sue fobie… ma alla fine sarà un furetto ed una strampalata compagnia a fare superare a Teo i suoi problemi. 

Marco Ghergo, conosciuto casualmente alla fiera del libro di Roma, è stato la piacevole rivelazione di uno scrittore ironico, ma allo stesso tempo profondo, perché in questo romanzo, a tratti surreale, Teo rispecchia un po' le paure e le insicurezze di ognuno di noi. 

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

 


lunedì 25 marzo 2024

MALAVITA

 





Malavita - Giankarim De Caro -

recensione a cura di Patrizia Zara



Quando ero piccola mio nonno mi raccontava tante storie. Mio padre mi raccontava altrettante storie. Mia nonna e mia madre ancora storie. Storie di vita, testimonianze di esistenze in una terra, Palermo, baciata da tante civiltà, infangata dalla miseria, prosciugata dalla illustre balorda nobiltà, torturata dalla guerra.
Nel libro di Giankarim De Caro mi sembra di risentire le voci dei miei cari che raccontavano, ognuno a suo modo, le condizioni di chi la sorte lo aveva privato del suo destino, fato già segnato dall'ipocrisia dei potenti, dalla forza del denaro, dal volere di un oscuro divino.

In "Malavita" le protagoniste sono quattro donne palermitane: la madre Lucia e le figlie Provvidenza, Pipina e Grazia. Le quattro donne si aggirano fra baracche fatiscenti, serve fra nobili palazzi, e le loro esistenze in un susseguirsi generazionale abbracciano 20 anni, dal primo novecento alla seconda guerra mondiale.
Sono donne sfruttate e vessate dall'universo maschile, ominicchi o quaquaraqua ignoranti e nullafacenti, o da nobili racchiusi nel loro limbo dorato e, ancora e purtroppo, da ministri di culto divino unidirezionale. Non si salva, apparentemente, nessuno.
Donne sole costrette a vendere l'unica cosa che possiedono: il loro corpo. Prostitute dimenticate da Dio, dalla società, dalla giustizia.
Mi raccontava mio nonno, con un certo comprensibile pudore, di queste donne dedite al meretricio abusivo per sfamare se stesse e loro creature eredi del  peccato, figli del piacere; mi diceva della guerra atroce e insensata che non ha fatto altro che peggiorare le condizioni dei più disgraziati "la guerra la subiscono i miserabili" concludeva sempre ; mi raccontava mia nonna, con una certa amarezza, l'impotenza verso quegli uomini che si atteggiavano a padroni di vite altrui;  mi raccontava mio padre, con amara nostalgia, la disperazione della fame; mi raccontava mia madre le dolorose privazioni dell'universo femminile soprattutto quello rilegato nei borghi malfamati, insalubri e miseri che non davano, e non danno ancora oggi, spazio alla solidarietà femminile.
"Fimmini" vittime e carnefici di se stesse,  "màschuli" forti verso i più fragili e indifesi, classiche lotte tra poveri, guerre sotterranee che ingrassavano i ventri e coloravano le gote di chi non si voleva sporcare le mani. (È cambiato qualcosa?)
"Malavita" è un racconto corale, crudo ridotto all'essenziale, vero, scabroso, che non fa sconti a nessuno: amaro.
Eppure in tanta amarezza la scrittura si presenta elegantemente pulita anche nel descrivere scene dall'atmosfera di greve realismo, immagini vivide sulle atrocità della guerra, sugli aspetti più intimi e dolorosi delle protagoniste poiché non usa forzature narrative, né fronzoli scurrili e volgari, né il ricamo di una facile drammaticità.
De Caro utilizza uno stile narrativo che tenta di escludere il coinvolgimento del narratore in favore dell'imparzialità del giudizio, lasciando ai/le lettori/trici la formulazione di eventuali sentenze.
Tuttavia sebbene ciò, il lettore attento potrà scovare nelle sottili marcature la presenza dell’autore chr si affaccia quasi turbato e inconsapevolmente sconvolto dalla forza del suo stesso racconto. Allora la storia si colora di rabbiosa onesta umanità a scapito di un cavalcante cinismo in una società logora e ipocrita.
Lo consiglio soprattutto a chi ha letto la storia dei Florio poiché, mentre questi crescevano nel benessere, tante sono le storie disperate e dimenticate, vissute con altrettanta sofferenza, forza e determinazione, che parallelamente gravitavano nella realtà siciliana e il cui riscatto, se c'è stato, è stato pagato a carissimo prezzo. Bisogna sempre cambiare prospettiva per comprendere appieno la realtà degli uomini e delle cose: le medaglie hanno sempre due facce!
Grazie De Caro, mi sei piaciuto.

"Le campane delle chiese, all'unisono,  annunciavano le odi mattutine, svegliando le viuzze sporche  e malandate; i tuguri senz'anima e senza luce, dove una moltitudine di disgraziati fatta di pescatori, artigiani, donne e tanti picciutteddi e puciriddi, era pronta a invadere i fatiscenti vicoli della città alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. La miseria più nera e assoluta nella quale vivevano faceva da contrappeso all'opulenza delle nobili famiglie che, in quel periodo, diventavano protagoniste e fautrici del liberty palermitano"

"Beddamatri! Chi focu ranni!" Buona lettura 😊

genere: narrativa

anno di pubbblicazione: 2018

 


domenica 24 marzo 2024

UNA STORIA SBAGLIATA

 



Una storia sbagliata - Maurizio Blini -

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: due indagini una ufficiale l'altra un po' meno. La prima deve individuare l'assassino che uccide giovani drogati diventati pusher. La seconda vede due investigatori privati, prima in organico alla polizia, ora in pensione (ma non troppo) impegnati a cercare un giovane che è scappato prima da casa poi dalla comunità alla quale si era rivolto per risolvere la sua condizione di tossicodipendente. 

 

🔥Punto di forza: si tratta di un thriller abbastanza tradizionale ma con alcune peculiarità che lo rendono molto interessante. Innanzitutto la squadra di poliziotti sono tanti, sono uniti e leali. Blini li fa "lavorare" sempre con coordinazione ed ordine. L'esposizione e chiara e curata e si gode appieno del racconto. In più quasi nulla torna in ordine i colpi di scena sono tanti ed i pugni allo stomaco pure. Se si vuole fotografare la realtà non si possono fare sconti e l'autore proprio non ne fa dando come risultato un racconto molto duro e vero. 

 

🙁Punto debole: l'unico punto debole è proprio solo quello che il canovaccio di un thriller è abbastanza segnato e ovvio, anche se Blini ci mette molto del suo rendendolo coinvolgente e molto meno scontato. A

 

🏁Finale: il finale va oltre le mie aspettative. Un grande bravo a Blini ed un grazie. Finale coerente con il resto del romanzo che non cede mai a sentimentalismi. Niente zucchero. Pochi edulcoranti per mitigarne la durezza. Giustissimo. 

 

🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
Mi sono divertito. Bella storia, ottimamente raccontata, momenti complicati, coinvolgenti, sorprendenti. Nulla è scontato. Complimenti. 

genere: giallo

valutazione:buono

anno di pubblicazione: 2024


venerdì 22 marzo 2024

CODICE 93





 Codice 93 - Oliver Norek

recensione a cura di Edoardo Todaro

La vasta gamma di scrittori francesi che si cimentano con il noir si va arricchendo. L’ultimo, in ordine di tempo, è Olivier Norek. Ex poliziotto, oggi scrittore, scrittore affermato. Norek ci porta, attraverso Victor Coste, capo della squadra anticrimine, a tu per tu con il mondo delle periferie, il mondo delle banlieue, e lo fa perché qualcuno è stato sicuramente ammazzato, visto che viene svegliato a notte fonda. La descrizione del cuore della periferia, Seine Sent-Denis: casermoni che hanno preso il posto di quelle palazzine che erano subentrate ai villini; le roulette una accanto all’altra; il bucato sulle reti metalliche; la discarica con i suoi “ odori “; le montagne di immondizia; i lavoratori, a nero ovviamente, in attesa del furgone che li preleva e li porta ad essere sfruttati; magazzini lasciati in disuso, con la promessa sempre pronta ad essere usata, di essere demoliti; capannoni vuoti; le vedette con la funzione di sentinelle appostate per controllare il territorio.  Dicevamo che qualcuno è stato ammazzato, e ciò è vero: viene ritrovato un cadavere, un nero morto. Un cadavere con molti misteri ed efferatezze. Rapina a mano armata, spaccio, stupro? Il posto di polizia con gli uffici antidroga, la sezione specializzata in stupri e rapimenti; squadre anti-gang addette a disinfestare il quartiere ecc, deve destreggiarsi per capire cosa è successo; con le donne che sono considerate solo da un punto di vista sessuale. Ma il ritrovamento di un secondo cadavere complica le indagini: una donna di identità ignota sottoposta a violenza sessuale. Ed a questo punto la domanda è: i due casi sono collegati? I deceduti e ritrovati divengono 4, vittime invisibili, gli scomparsi; senza famiglia né amici: come del resto tossici, puttane, clandestini. Invisibili che sono esclusivamente numeri utili alle statistiche, statistiche che vengono manipolate a beneficio di dati che devono risultare positivi; invisibili che non sono una priorità per nessuno, sono solo corpi da mettere sotto terra; senza importanza dal punto di vista sociale. Un romanzo; “Codice 93“, che indaga su cos’è il potere, un potere difficilmente controllabile, che è stato sempre legato al sesso, in quanto quest’ultimo è, in realtà, una presa di potere. Un potere che sta progettando la più grossa speculazione di tutta la storia francese: il progetto della GRANDE PARIGI, che con il venir fuori di un’enclave di povertà produrrà sommosse, cadaveri occultati compresi. Avendo letto, ed apprezzato, “Il pesatore di anime“, e non solo io ci mancherebbe,  posso dire che Rizzoli ha compiuto una operazione commerciale intelligente sfruttando il successo riscosso da Norek, dando alle stampe la trilogia della balie, Trilogia che Norek ha scritto precedentemente a “ Il pesatore di anime “. Non credo sia da prendere in considerazione un parallelo tra i due romanzi in quanto sviluppano due piani diversi. Infine Giancarlo De Cataldo che sostiene questo nuovo autore francese è u viatico positivo al prossimo.

genere: thriller

anno di pubblicazione: 2024

giovedì 21 marzo 2024

DELITTI E TAROCCHI

 




Delitti e tarocchi – Morena Fellegara

Recensione a cura di Dario Brunetti


Delitti e tarocchi è il nuovo romanzo di Morena Fellegara uscito per la Fratelli Frilli editori. Si tratta del quarto capitolo della serie dedicata ai delitti del bar Marco di Sanremo, che vede ancora una volta protagonista Mario, il barista investigatore.

Quest’opera non sarà solo un giallo, ma un viaggio nel mondo dell’esoterismo e dell’interpretazione del significato dei tarocchi. Ogni carta è legato un simbolo che si rivelerà una vera e propria minaccia per il barista Mario, soprattutto quando avranno luogo dei delitti di un pericoloso serial killer.

Non sarà solo una partita con le carte, ma anche a scacchi perché Mario dovrà prevedere le mosse dell’assassino che sembra averlo preso di mira.

Da dove nasce questo accanimento nei suoi confronti? Telefonate anonime, morti inspiegabili ed eventi che sembrano frutto del caso ma che invece tendono a destabilizzare il bar Marco, luogo di intrattenimento per i clienti abituali.

La torre rovesciata, il Matto, il Diavolo, la Luna, l’Asso di Spade sono tutte carte che avranno un impatto decisivo sullo sviluppo della storia, ma saranno simboli che porteranno Mario a contestualizzarli nel modo più corretto possibile per fermare quanto prima la mano omicida; ad affiancarlo ci sarà l’ispettore Lanteri perché il gioco sembrerà farsi sempre più pericoloso soprattutto per lo stesso protagonista.

La Fellegara è un’autrice di talento, attraverso il suo stile semplice e immediato costruisce delle trame interessanti che godono di una buona tecnica narrativa, in questa storia ha legato il giallo all’esoterismo, un connubio che si è rivelato efficace per rendere quest’opera all’altezza del genere e di catturare soprattutto l’attenzione del lettore che resterà affascinato e al tempo stesso rapito dal mondo dell’occulto e della cartomanzia.

Il romanzo è ambientato negli inizi degli anni 80, dove il bar era luogo di ritrovo per appassionati sportivi che trascorrevano il loro tempo nel commentare le partite di calcio gustando qualche bevanda oppure nel dedicarsi al gioco delle carte.  Quest’opera è un tentativo ben riuscito per rompere questo clima di serenità, ma diventerà anche il modo di mettere alla prova la propria fantasia attraverso storie di mistero elaborando un giallo dove i tarocchi saranno un’arma a doppio taglio, un gioco proibito nei locali pubblici destinato a risultare letale.

Il romanzo sarà accompagnato da estratti di brani musicali di tre grandi artisti che hanno scritto pagine importanti della storia della musica italiana: Battiato, Celentano e De André, senza tralasciare l’incipit tratto dal Castello dei destini incrociati di Italo Calvino.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2023


mercoledì 20 marzo 2024

LA LADRA DI PAROLE





 

La ladra di parole - Abi Darè

 Recensione a cura di Miriam Donati

 

Questa è una storia dolorosa e amara con una protagonista femminile formidabile e coraggiosa di nome Adunni. Parla dalle pagine del libro con il suo caratteristico linguaggio sgrammaticato e fa immedesimare nel racconto proprio per la sua voce autentica. Infatti una nota iniziale avverte i lettori che la traduzione italiana rispetta il “broken English” parlato in Nigeria dove comincia la sua storia. Questo modo di parlare strampalato regala impreviste osservazioni di costume che, unite all’innocenza e all’ingenuità spiazzante di Adunni, fanno immergere il lettore in una vicenda penosa e al tempo stesso piena di speranza che vede la nostra protagonista dolce e instancabile, orgogliosa e determinata alla ricerca di riscatto.

Un riscatto che passa attraverso il suo sogno di istruzione, di sapere, di conoscenza nonostante un   destino di morte e schiavitù che passa per pestaggi, umiliazioni e sfruttamento perpetrati persino dalla famiglia presso cui ha trovato asilo impiegata come domestica.

Adunni a quattordici anni viene data in moglie a un vecchio con altre due mogli perché la famiglia ha bisogno di soldi nonostante il suo sogno sia quello di studiare, diventare maestra per insegnare alle bambine a liberarsi dalla miseria attraverso l’istruzione. Dopo un evento tragico riesce a fuggire nella capitale, Lagos, ma finisce serva di una padrona spietata e tirannica.

Adunni diventa pertanto una ladra, ruba di nascosto le parole dei vecchi libri di proprietà della sua ricca padrona. Le parole rubate sono l’unica via di fuga strappata a giornate estenuanti di lavoro e digiuno sognando sempre di diventare una maestra.

Il titolo italiano del libro appare pertanto centrato.

Il titolo originale “The girl with the louding voice”, d’altra parte ha la sua ragion d’essere perché Adunni dice: “Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti. Voglio che entro in un posto e le persone mi sentono, anche prima che ho aperto la bocca. Nella vita voglio aiutare tante persone, così, quando divento vecchia e muoio, vivo ancora nelle persone che ho aiutato”.

Far sentire quindi, alzare la propria voce oltre le sofferenze e gli abusi e per fare questo, per far nascere la speranza e far avverare il sogno l’unica maniera è andare a scuola, imparare a leggere e scrivere.  

Con fermezza Abi Darè racconta la situazione di migliaia di bambine e bambini nigeriani sfruttati e fa riflettere sull’influenza dell’istruzione, unico strumento di riscatto ed emancipazione.

“Per le ragazze come me il futuro è già deciso. Ma io non mi arrendo nel silenzio. Un giorno troverò la mia voce” Afferma Abi Darè attraverso Adunni e c’è riuscita.

 

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2020 

lunedì 18 marzo 2024

IL BREVE MESTIERE DI VIVERE

 




Il breve mestiere di vivere - Adriano Morosetti -

recensione a cura di Patrizia Zara


“Il gioco si fa duro e non si può dormire.
E non sappiamo più decidere se ripartire
E batte forte il cuore che per lo stupore
Di non capire l’orizzonte che colore ha…
…Cosa ci prende cosa si fa quanto si muore davvero
Il mistero di vivere è il solo mistero che c’è
(dalla canzone “Mistero” di Enrico Ruggeri)

Non amo particolarmente i gialli. Il genere di solito mi annoia.
Tuttavia quando mi capita di imbattermi in un libro che mi attrae per i colori della copertina o mi affascina per la breve sinossi di quarta, intuisco che del “giallo” ha soltanto lo sfondo per raccontare una vita travagliata e simpaticamente smaliziata.
Arturo Ferretti, il disincantato protagonista di “Il breve mestiere di vivere”, prende tutta la scena con la pungente ironia di chi della vita non si aspetta più nulla, coinvolgendo disinteressatamente i lettori nel suo percorso di morte e rinascita.
“Il mestiere di vivere” è un giallo scritto con un linguaggio disincantato, canzonatorio e, a tratti, baldanzoso tanto da renderlo alquanto spassoso, sebbene le parole fallimento, vuoto, solitudine aleggiano nell’aria viziata di un mondo fittizio.
Arturo Ferretti è un giornalista di trentotto anni che, dopo una forzata assenza di otto anni, ritorna nella sua Sanremo, terra natia, proprio mentre la città si prepara ad accogliere il famoso festival della canzone italiana. Siamo nell’anno 1983.
L’illusorio luccichio, fittizio agli occhi del nostro cinico personaggio, eroe futuro suo malgrado, brucia come una lamina conficcata nella schiena.
“Non tutto quello che luccica è oro”
Il nostro Ferretti sa che dietro i lustrini da circo si nasconde beatamente e indisturbato il degrado sociale.
E così, tra le note di una canzone e l’altra, tra un’intervista preparata a tavolino e un’altra, nonostante la sua apatia esistenziale, si troverà immischiato in una faccenda illegale.
Per amore, soltanto per amore e, anche, per amicizia, si trasformerà da giornalista di terz’ordine a un impavido supereroe, detective senza macchia e senza paura.
Il romanzo è scritto bene, scorre che è una meraviglia. I dialoghi sono tosti, a volte violenti e grossolani, disturbanti, che cozzano con l’ipocrita mondo del conformismo e del “politically correct” che impone la tv di Stato.
Sono questi, proprio i dialoghi disturbanti, che reggono la trama e impediscono che questa si sfaldi nell’immaginazione cinematografica dei cliché e dei luoghi comuni
Arturo Ferretti conquisterà i lettori con il suo volto scavato, la barba e i capelli lunghi alla William Dafoe ne “L’ultima tentazione di Cristo”.
E poco importa se nelle 275 pagine almeno per la metà è imbottito di alcool di ogni genere (per me, che sono totalmente astemia, è stato un supplizio), l’inconscio desiderio e i fatti casuali sono più forti del male di vivere e lo riporteranno a far pace con il suo doloroso passato e con la sua incantevole città, Sanremo la città dei fiori e della canzone italiana.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2024

 


domenica 17 marzo 2024

QUERIDA

 




Querida - Carmen Nolasco -

recensione a cura di Gino Campaner


Lo dico sinceramente, non sarà facile per me scrivere con obiettività una recensione su di un romanzo di Carmen Nolasco. Lo dichiaro apertamente da subito, anche se, per chi mi conosce, sa che difficilmente faccio sconti agli autori, soprattutto se hanno scritto un romanzo che mi ha poco emozionato, magari lo esterno con estrema diplomazia ma tra le righe della mia recensione la delusione si percepisce. Detto questo ribadisco che io adoro la penna della Nolasco. Mi viene difficile scriverne male. Lei comunque mi agevola spesso il compito perché i suoi romanzi sono sempre impeccabili. Cercherò allora di mantenere una certa sobrietà di giudizio. Ogni volta che la Nolasco pubblica un libro, già prima di leggerlo, ho aspettative altissime. Le ho da quando lessi Sposo di sangue, il primo romanzo che ho letto scritto da lei. Da allora posso dire che non ha mai sbagliato un colpo. Quindi anche da Querida mi aspettavo tantissimo. Ed anche questa volta sono rimasto pienamente soddisfatto. In Querida c’è tutta la sua consueta penna con in più una parte in cui il romanzo fa riflettere il lettore per i temi che tratta. Si parla infatti di un argomento attualissimo: l’intelligenza artificiale; la possibilità che dei robot, con sembianze più o meno umane, possano diventare nostri interlocutori diretti. Fin dove sarà lecito spingere la ricerca? Fin dove gli sarà permesso di arrivare? Quanto condizioneranno la nostra vita? Saranno in grado di evolvere autonomamente o agiranno solo dietro direttive imposte, di volta in volta, dai loro creatori? Assolveranno solo a compiti “ludici” o potranno anche avere sentimenti? Ci si può innamorare di un cyborg? Può sostituire una persona che abbiamo perduto ed alla quale eravamo profondamente legati? Tantissime domande e altrettante considerazioni nascono dalla lettura di questa parte di romanzo. Poi c’è una buona parte di romanzo (ovviamente le due parti sono perfettamente integrate) con una Nolasco più “tradizionale”, nel quale affronta temi più vicini ai suoi romanzi precedenti. L’amore platonico, quello passionale, l’abbandono, il dolore e la rinascita. Il ritorno alla vita. Il tutto immerso in descrizioni che fanno venire i brividi tanto sono vivide, facendo sentire il lettore quasi come realmente presente in quel contesto. La descrizione del mare della sua furia e del suo ritorno alla calma la presenza costante del vento che scompiglia ogni cosa: le fronde degli alberi o i capelli, i pensieri o le proprie paure. Tutto con una ricchezza di vocaboli e di suggestioni che ti fanno sussultare ti trasmettono emozioni continue. Al di là del racconto in sé quello che adoro della Nolasco è la sua penna: ricca, evocativa, pertinente, mai banale. Se tutto il romanzo sorprende e delizia il finale lascerà ad occhi spalancati e riproporrà i mille interrogativi che avevamo abbandonato per seguire la vicenda personale di Melissa. Carmen Nolasco non mi hai stupito, non più, mi hai semplicemente confermato ancora una volta le tue grandi doti di narratrice e di puntuale analizzatrice della società attuale. Complimenti.

valutazione: buono

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

sabato 16 marzo 2024

IL SENSO DEL DOLORE

 




Il senso del dolore - Maurizio De Giovanni

recensione a cura di Alice Bassoli


🎭 1931. La primavera tarda ad arrivare e un vento gelido balza per le strade di Napoli. Al Teatro San Carlo, l'illustre tenore Arnaldo Vezzi è trovato senza vita nel suo camerino, poco prima della rappresentazione de "I Pagliacci", con la gola squarciata da un frammento di specchio.

 

😱 Artista di fama mondiale, osannato dal pubblico e amico del Duce, Vezzi è un uomo egoista e spregevole, con una lunga lista di nemici.

 

🕵️‍♂️ È il primo caso per il commissario Ricciardi della Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Ciò che colpisce di De Giovanni è la sua abilità nell'umanizzare i personaggi, non semplici attori ma esseri che prendono vita tra le pagine.

 

🎶 La Doppia Faccia dell'Artista: Vezzi, famoso per il suo talento straordinario, è altrettanto detestato per la sua personalità spregevole. Man mano che Ricciardi indaga, emergono retroscena che dipingono un quadro complesso della vita di questo uomo.

 

📘 È un libro che cattura l'animo, con una trama impeccabile, personaggi sfaccettati e una narrazione che incanta dalla prima all'ultima pagina.

 
genere: giallo

anno di pubblicazione: 2012


venerdì 15 marzo 2024

SENZA SANGUE

 




Senza sangue - Alessandro Baricco -

recensione a cura di Francesca Tornabene


"E sentiva il proprio corpo raccolto, rigirato su se stesso come una conchiglia - questo le piaceva - era guscio e animale, riparo di se stessa, era tutto, era per sé stessa tutto, nulla avrebbe potuto farle male fino a quando fosse rimasta in quella posizione..."

Sono due racconti brevi con un unico filo conduttore che si divorano in un giorno. 

Usando le stesse parole incise tra le pagine di questo libro, potrei dire che questa è una storia che si consuma "In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d'improvviso clemente. E senza sangue".

La scrittura è semplice, poetica, ispirata, ma soprattutto diretta.

Ogni frase disegna i confini di una storia il cui scenario è ben definito tanto da trascinarti dentro le pagine di questo libro, prima ancora di capire che cosa stia realmente accandendo.

Nel titolo si cela la nostra chiave di lettura per affrontare questo viaggio attraverso immagini evocative e contrapposte.

Quelle realistiche dell'inferno della guerra e quelle quasi oniriche dell'ignoranza del male.

Attraverso questo viaggio si snodano il conflitto tra carnefice e salvatore. E soprattutto, il desiderio dicotomico tra la vendetta e il perdono. 

Il passato ritorna sempre e quell'immagine quasi magica, di una bambina che ormai è donna, rimane cucita addosso ai nostri ricordi, attraversa la crudeltà della guerra fino allo scenario conclusivo della storia.

Ed è in quell'ultima immagine che il conflitto lascia il posto al desiderio.

Mentre nel silenzio, il lettore rimane senza fiato.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2002


giovedì 14 marzo 2024

NESSUN LUOGO E' PIU' CASA

 



Nessun luogo è più casa - John Boyne

recensione a cura di Ornella Donna


John Boyne, autore del famoso bestseller Il bambino con il pigiama a righe, approda in libreria con un nuovo, toccante, romanzo intitolato Nessun luogo è più casa, edito da Rizzoli. Un libro che affronta nella sua storia un tema delicato: i figli dei mostri, che hanno compiuto ogni sorta di abominio nei campi di concentramento, quanto sono a loro volta colpevoli? Devono espiare una colpa non loro? O , come dice il cristianesimo, le colpe dei padri devono ricadere sui figli?

E’ quello che per tutto il cammino si è domandata la signora Gretel Fernsby, novantun anni. Lei che ora abita in una bella casa, nel centro di Londra, ove:

       “La mia dimora di Mayfair tecnicamente è un “appartamento”, ma sarebbe un po’ come definire il castello di Windsor “casetta in campagna della regina”. Tutti gli appartamenti del palazzo- sono cinque in totale, uno al piano terra e due ciascuno dei due piani superiori – consistono di 140 metri quadrati nella creme de la creme del mercato immobiliare londinese con tre camere da letto, due bagni più uno di servizio e una vista su Hyde Park che ne attesta il valore.”

Lei ha girato il mondo, pagando un tributo pesante per essere la figlia di un padre, che ha perpetuato grossi crimini a Berlino:

      “Se esaminavo il mio viso vi scorgevo l’ombra di mio padre, la sua espressione indifferente, la determinazione a restare fedele alle convinzioni che avevano forgiato la sua vita adulta.”

E a lei non è rimasto altro da fare che vivere una perenne fuga, con la paura ossessiva di venire scoperta:

       “Andando in capo al mondo o quasi, avevo fatto tutto ciò che potevo per lasciarmi il passato alle spalle, ma ora sapevo che era impossibile. (…) quelle cicatrici stupende di cui aveva parlato Kurt mi avrebbero sempre trascinata in quell’altro posto. Non sarei mai riuscita a sfuggirgli.”

Ma il passato torna, ovunque:

        “Il mio ultimo gesto fu imbucare una lettera . (…) nella quale esponevo nel dettaglio tutta la mia storia con suo marito, dalla mattina in cui la mia famiglia aveva lasciato Berlino. Non tralasciai nessun particolare, ammisi chiaro chi ero, chi erano stati i miei familiari.”

Forse è giunto il momento di chiudere con il passato, ed  espiare la propria colpa, tramite un gesto estremo, che andrà ad aiutare una persona in difficoltà. Che farà?

Un romanzo che colpisce al cuore; una lunga riflessione su un tema delicato, trattato con precisione, senza mai giudicare, che induce ad una profonda riflessione:

     “Nessun luogo è più casa è un romanzo sulla colpa, sulla connivenza e sul dolore della perdita, un libro che si propone di esaminare quanto colpevole possa essere una persona giovane alla luce degli eventi storici che avvengono attorno a lei, e se tale persona possa mai mondarsi dei crimini commessi da altre persone a cui voleva bene.”

Un libro che ruota intorno alla figura di donna, così ambivalente, così difettosa, ma anche così stupefacente che il lettore non può che restare incantato dinnanzi al suo cospetto perché la libertà e il suo valore possono sempre essere realizzati, ed è necessario anche passare attraverso la lettura di storie come queste. Potente, lucido ed incantevole! Buona lettura!

 


mercoledì 13 marzo 2024

AD OCCHI CHIUSI

 




Ad occhi chiusi - Gianrico Carofiglio -

recensione a cura di Edoardo Todaro


Ed eccoci con il secondo romanzo con protagonista l’avvocato Guerrieri, descritto da Gianrico Carofiglio. Dopo “ Testimone inconsapevole “ è la volta di “ Ad occhi chiusi “. Guerrieri: l’avvocato che è abituato ad avere a che fare con ladri, truffatori, rapinatori, ricettatori, bancarottieri, qualche raro spacciatore, ma che rifugge da stupratori, di bambini in particolare. Un avvocato che è totalmente consapevole che in una città come Bari, se sei dedito a rubare e/o truffare lo fai solo e soltanto perché non hai avuto altre opportunità; che è consapevole che pestare un sospetto o un arrestato nelle galere e nelle questure è cosa all’ordine del giorno.  Avvocato di indubbia fama positiva, amante del ficcarsi nei guai, che ricorre alle arti del mestiere, come il patteggiamento che ci fa tornare alla mente “ Testimone inconsapevole “ per affrontare casi di difficile approccio,con il suo angolo palestra per scaricare l’aggressività, e le mani dietro la schiena chiudendo gli occhi per scacciare l’ansia che sale, e se tutto questo non è sufficiente va al supermercato metodo usato da sempre per rilassarsi; che subisce pressioni perché non deve assumere la difesa di qualcosa che potrebbe mettere in discussione tante cose; l’avvocato che sente gli odori delle persone a tal punto che si accorge quando questi cambiano. In questo caso abbiamo certamente protagonista Guerrieri, ed a lui si accompagna suor Claudia con il suo contributo all’interno di una  comunità per donne maltrattate,vittime di tratta, collaboratrici di giustizia, la suora, e che suora,  istruttrice di boxe cinese, il wing tsun. Dicevamo poco sopra di Bari, e Carofiglio ci porta a tu per tu con l’esponente della Bari bene, l’essere ex picchiatore fascista, il giocatore ludopatico di poker, il cocainomane che ha rapporti familiari nei piani decisionali delle sezioni penali della corte d’appello, ma anche con la periferia degradata e capannoni immensi abbandonati, una Bari con confini invisibili ma reali: pub, finte osterie tradizionali da una parte, il fornello abusivo per arrostire, il giocare a calcio per strada, i pregiudicati ed i sorvegliati speciali. Simpaticissimo il riferimento ai pensionati che invece di giocare a briscola o, come nell’opinione generale, a guardare i lavori in corso, stazionano nelle aule di tribunale per vedere i processi, qualunque processo si tratti. Con quanto descritto, l’avvocato Guerrieri ci rimanda alla prossima fortunata puntata e noi lo seguiremo.


genere: giallo 

anno di pubblicazione: 2003


martedì 12 marzo 2024

LA STAGIONE DEGLI INNOCENTI

 





La stagione degli innocenti - Samuel Bjork -

recensione a cura di Elisa Caccavale


La stagione degli innocenti è un libro di Samuel Biork e racconta la prima vicenda di una serie che vede protagonisti gli investigatori della polizia di Oslo, Holger Munch e Mia Kruger.

In questa storia la polizia norvegese si trova ad indagare sugli omicidi di alcune bambine di sei anni che vengono trovate morte nei boschi, vestite come bambole, con attaccato al collo un biglietto con scritto “io viaggio da sola”. L’assassino sembra inafferrabile e continua a rapire le sue vittime innocenti, gettando la popolazione nel terrore e la polizia nello sconforto. A questa vicenda si intrecciano il destino di una misteriosa comunità cristiana che sembra nascondere qualcosa e le vicende personali dei protagonisti, che in questo primo libro vengono presentati al lettore, pronto a seguire gli sviluppi nei libri seguenti della serie (“La stagione del sangue” e “La stagione del fuoco”).

Il libro si inserisce nel filone ormai ben consolidato della narrativa gialla scandinava; i personaggi ricalcano quello che è ormai un topos narrativo, quello del detective antieroe, ricco di talento quanto di turbe e idiosincrasie: Holger  Munch è sovrappeso, divorziato, ha una figlia che lo evita il più possibile e fuma in modo compulsivo; Mia Kruger inganna il tempo cercando di risolvere il caso mentre aspetta il momento di suicidarsi per raggiungere così la sorella gemella, morta per overdose, e nel frattempo si uccide lentamente ingollando pasticche ed alcol fino ad ottenebrarsi la mente. Nonostante questo Munch e Kruger, insieme alla loro squadra, sono ancora i migliori investigatori di Oslo e saranno gli unici in grado di tenere testa a questo assassino di bambine; un messaggio esplicito e positivo, pur in mezzo a tanta cupezza, sul fatto che le debolezze umane vanno accettate e gestite e non identificano (o condannano) le persone.

Il libro si legge con piacere, la trama è piuttosto avvincente e soprattutto in certi passaggi la suspance è ben costruita, anche se, in conclusione, la vicenda narrata non risulta sempre credibile e il movente, una volta scoperto, è piuttosto debole. Un discreto colpo di scena rende il finale gustoso anche se la costruzione della vicenda è un po’ stiracchiata.

Il romanzo tocca anche profonde corde emotive perché quando le vittime sono bambini la coscienza di tutti rimane scossa, pur se si tratta solo di finzione.

Il libro è immotivatamente lungo (490 pagine); molto spesso le digressioni in cui l’autore si perde sono più un divagare che un contestualizzare, lunghi passaggi in cui si sofferma su personaggi secondari narrando le loro vite e le loro esperienze per introdurre un fatto che poi risulta essere totalmente slegato dal personaggio stesso.

In sintesi: un libro che consiglio agli amanti degli autori scandinavi e che apprezzano i protagonisti complessi (e un po’ complessati) e vicende forse non proprio coerenti fino in fondo ma che sanno creare una buona tensione e condurre il lettore attraverso svariati depistaggi e vicoli ciechi, prima di imboccare la via della risoluzione del caso.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2017


lunedì 11 marzo 2024

AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE

 





Al di là del bene e del male - Friedrich Nietzsche

recensione a cura di Francesca Zara



"Esseri liberi non significa precipitosamente esseri forti e schiacciare i deboli, ma implica l'essere coscienti di questi rapporti, il vivere al di là delle illusioni (al di là del bene e del male), e costruire il proprio spazio di libertà, e la propria morale, nel cuore di questa consapevolezza".

Un libro da leggere a sorsi, assaporando ogni parola tra la lingua e il palato; sentirne la consistenza, l'essenza per creare, insieme al proprio DNA salivare, un nuovo e personalissimo gusto.
Nietzsche è straordinariamente e inequivocabilmente attuale poiché ha superato il concetto di tempo, di morale, di libertà, di religiosità.
È uno dei filosofi che adoro perché è riuscito a superare anche lo stesso concetto di filosofia.
"Al di là del bene e del male" è un libro che bisogna tenere sul comodino, nella borsa, in valigia per averlo a portata di mano e poterlo aprire e lasciarsi attrarre dalla scrittura fascinosa e ammaliante del grande Nietzsche al fine di poter respirare aria di libertà e positività in questo mondo ingabbiato in preconcetti, concetti, pregiudizi e giudizi sia morali, sia etici che religiosi.
Si legge Nietzsche non certo per conoscere Nietzsche. Lo leggiamo per conoscere noi stessi, il nostro mondo, la nostra natura. Nietzsche, infatti, ce li dispone davanti agli occhi con tanta grazia e insieme con tanta brutale franchezza che non possiamo rimanere indifferenti al meccanismo che si sbocca e si aziona nel nostro cervello. Ci fa pensare e bene anche.
E non bisogna avere "paura" di Nietzsche per chi crede di non avere l'attrezzatura intellettuale giusta: Nietzsche è un autore semplice ma non facile, è un autore complesso ma non complicato. Richiede un po’ di impegno, è vero, ma basta pensare e il gioco è fatto.
Bisogna approcciarsi alla lettura di Nietzsche con animo sereno e molto naturale onde evitare di perdersi nelle sue parole e di non saper cogliere la sfida del suo pensiero estremante al di sopra delle contraddizioni che altro non sono che parole con la stessa origine e di conseguenza contenenti gli opposti di cui uno predominante e l'altro latente.
Mi spiego meglio: non c'è bene senza male, non c'è male senza bene, non c' è vita senza morte, non c'è il bello senza il brutto, non c'è moralità senza immoralità. Da ciò è chiaro che qualsiasi sia lo schieramento scelto include, inevitabilmente, anche l'opposto. Se critichi uno oggetto e/o una persona sei inequivocabilmente parte della critica, fai parte dell'oggetto e/o della persona che critichi. In poche parole sei parte della massa squallida e mediocre.
Bisogna andare oltre, e più che schierarsi con questo o quello, direi che bisogna trovare la propria dimensione al di là di ogni "cosa".
Difatti quando si illumina il proprio pensiero state certi che l'anima denudata dai logori cenci e rinvigorita dalla ritrovata verginità acquisisce un'inquietante e vigorosa tranquillità del tutto appagante poiché senti che la vita ti appartiene nella tua unicità.
In questa società che ci tiene in ostaggio di una moralità bolsa e decadente Nietzsche è stato l’iniziatore di una filosofia che getta lo sguardo al di là dei contrasti, del discordante, dell’antitetico. Non mirando a un regno di indifferenza etica e morale, ma raccogliendo la sfida -dolorosa e fatalmente isolante- di conquistare mediante il pensiero uno spazio di libertà per il pensiero stesso, una nuova inquieta dimora in cui l'uomo possa affrancarsi da filisteismi e moralismi per condurre un'esistenza la cui natura morale si realizzi e si esprima massimamente nel suo essere libero pensatore e libero legislatore.
Che pensare? La mente se posta nelle condizioni di pensare, attività eccelsa, è una grande potenza (Superuomo).
In conclusione: siamo in un mondo che si definisce libero e ognuno legge quello che vuole, nel modo che vuole e con la chiave di interpretazione che vuole ma vi consiglio di leggere Nietzsche con tutti gli strumenti che sono a vostra disposizione adeguandoli all'oggetto che è in certi punti delicatissimo e in certi altri esplosivo e soprattutto con la mente totalmente aperta e pronta per ricostruire una vostro esclusivo pensiero.
Leggete Nietzsche con attenzione, quella attenzione nel cercare nella propria attrezzatura culturale, filosofica e letteraria tutti i riferimenti utili alla sua comprensione, nell’ uscire da ogni brano da ogni frammento, da ogni sezione del libro con qualcosa in mano che prima non si aveva o con qualche certezza in meno. Non vi ancorate in Verità Assolute. Uscite dalla massa. Siate numeri primi "un numero Primo non si può dividere (pensiero)  in due o più parti uguali (opposti) cioè non si può mettere in relazione con nessun altro numero (massa)"


genere: saggio

anno di pubblicazione: 1886

 


domenica 10 marzo 2024

SU FOGLI VOLANTI

 




Su fogli volanti - Mirella Guagnano

recensione a cura di Gino Campaner

 

📖Spiccioli di trama: il romanzo ripercorre, come fosse una biografia scritta in prima persona, la travagliata vita di Eva. Da quando nasce anzi da quando venne concepita fino all'età adulta (siamo vicini ai 30 anni). 

 

🔥Punto di forza: Una vita difficilissima quella di Eva fatta di infiniti soprusi e umiliazioni. Da piccolissima viene trattata come una serva dalla madre che non le ha mai dimostrato affetto. Da adolescente e da giovane donna le cose non cambiano. Il destino con lei è spietato. La scrittrice non fa sconti e racconta di una esistenza senza gioie che solo attraverso tanto dolore e sacrificio riesce a riemergere e tornare a sorridere dimostrando una forza di volontà e di reagire commoventi. 

 

🙁Punto debole: non ho ravvisato rilevanti punti deboli nella narrazione. Semplicemente è un tipo di romanzo che deve piacere. Dipende da quali aspettative si possono avere iniziando a leggerlo. A me a pienamente soddisfatto. 



🏁Finale: il finale contiene finalmente un po' di miele. Per tutto il romanzo tranne per alcuni piccoli momenti si soffre accanto a Eva ma il finale le restituisce finalmente un po' di serenità.  Giunta ormai vicino ai 30 direi che se lo merita. Ma senza esagerare. Un finale tutto da scoprire. 



🎓Giudizio complessivo: ⭐⭐⭐⭐
È giusto attribuire una valutazione alta perché il romanzo lo merita. Anche se spesso le persone "sfortunate" dalla nascita continuano a subire per tutta la vita non riuscendo mai a rialzarsi. Eva è brava e fortunata. E la Guagnano ad un certo punto a pietà di lei. Eva dimostra una grande forza di volontà e di capacità di adattamento ma ha un talento importante che in pochi possono vantare e riesce a metterlo a frutto. Trovando il giusto riscatto. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

 


sabato 9 marzo 2024

BARAKA

 




Baraka - Riccardo Bruni -

recensione a cura di Alice Bassoli


🕵️ Dante Baldini è un investigatore privato che si è ritirato dalla polizia per vivere in tranquillità nella sua casa sul mare a Rocca Tirrenica. Tuttavia, il suo passato sembra inseguirlo quando uno studio legale gli chiede di indagare sulla misteriosa morte di Bianca Cataldi, la moglie di un influente uomo d'affari locale. Ciò che sembra essere un caso isolato si intreccia presto con un'altra intricata storia riguardante gli stabilimenti balneari del litorale, complicando ulteriormente le indagini di Baldini.

 

🔍 Riccardo Bruni ci trasporta in un mondo affascinante, diviso tra la lucentezza delle cerchie sociali e il buio dei segreti nascosti dietro le quinte. La sua prosa brillante e limpida cattura l'attenzione del lettore fin dalle prime pagine, mentre il ritmo incalzante che batte lungo tutto il romanzo rende impossibile posare il libro.

 

🔥 Tra incendi dolosi, misteri irrisolti e personaggi enigmatici, Bruni sa come intrattenere il suo pubblico. Dante Baldini emerge come un protagonista affascinante, con il suo mix irresistibile di ironia e dedizione alla verità.

 

💡 "Baraka" è un giallo che si distingue per la sua capacità di combinare suspense e umorismo. L'autore sembra promettere ulteriori avventure per il suo indomito detective, lasciando i lettori desiderosi di nuove storie. Un romanzo da non perdere!


genere: giallo

Anno di pubblicazione: 2023

 


venerdì 8 marzo 2024

RAGIONEVOLI DUBBI

 





Ragionevoli dubbi - Gianrico Carofiglio - 

recensione a cura di Edoardo todaro


Andando a ritroso con Guido Guerrieri l’avvocato descritto, anzi costruito, da Carofiglio, ci imbattiamo con “Ragionevoli dubbi “. Quanto ci descrive Carofiglio, ci porta nella Bari degli anni ’70, anni ’70 che fa di Bari una delle tante città in quel periodo. Guido Guerrieri, anche se marginalmente, ha fatto parte dei gruppi della sinistra extraparlamentare esistenti a Bari negli anni ’70. In contrapposizione a Guido, c’era Fabio Paolicelli, detto Rayban, picchiatore fascista, dedito a rapine a mano armata, frequentatore di campi paramilitari ed attirato dalla mitologia ariana, soprattutto un possibile autore dell’agguato mortale subìto da Benedetto Petrone; una Bari, non solo lei, con le zone della città divise politicamente, oggi “ Rayban “ è dedito al traffico internazionale di stupefacenti e  per questo si trova a scontare 16 anni in carcere. Il carcere, e le accuse rivolte a Paolicelli, mette Guerrieri, l’avvocato Guerrieri, a tu per tu con la propria coscienza: difendere o no, un individuo con cui mai avrebbe pensato di entrare in confidenza, anzi un qualcuno di cui avrebbe desiderato, sicuramente, la morte, con il quale ci sono dei conti in sospeso. Ma siccome come si dice, niente vien da sé, ecco che Guerrieri, il Perry Mason delle Murgie, si deve confrontare, anzi scontrare, lui ed il ricorso alle sigarette per schiarirsi le idee, con un collega, il collega che ha difeso, in precedenza, Paolicelli, un collega che deve fare i conti con accuse piuttosto pesanti. Mai, nel non scritto, è previsto che un avvocato si metta contro ad un altro avvocato. Infatti, cosa avviene? Guerrieri va in contro tendenza ed entra in conflitto con il suo, odiato, collega, un trafficante che si fa scudo dell’essere avvocato. Guerrieri che vaga nelle strade, solo, senza meta, con l’insonnia, la depressione e gli attacchi di panico, che cerca la libreria di riferimento da usare come ansiolitico ed antidepressivo, che odia la domenica in quanto emblema della solitudine, che deve gestire il rapporto, portatore di contraddizioni, con la convivente di un cliente detenuto, con le sue domande senza risposta,  ed il pugilato, anzi gli incontri di boxe, che assumono il modo di porsi rispetto a quanto accade nella vita, perché la sua quotidianità è: pugni al sacco; doccia; panino + birra; il pugilato, metafora della vita, insegnamento per gestire le difficoltà del vivere.  In queste pagine, come nei precedenti romanzi,  incontriamo l’ispettore di polizia, Carmelo Tancredi, capace di leggere nella faccia delle persone;  e Carofiglio ci spinge nell’entrare a conoscere la realtà, la realtà dell’oggi, attraverso la moglie di Paolicelli, Kawabata, l’immigrata, e Bari nella quale non può mancare, fortunatamente, l’associazione di cittadini contro l’installazione dell’impianto per lo smaltimento di rifiuti; ed ”  il menare la birra “, un gioco tra pochi, i pochi raccomandabili; Carofiglio/ Guerrieri ci accompagna nei sotterranei del Palazzo di Giustizia, nel quale le celle di sicurezza sono somiglianti, in tutto e per tutto, alle gabbie per animali da batteria, con la muffa, nafta, umido, i muri scrostati e sudici. Quindi al di là del risultato giudiziario, Carofiglio/Guerrieri ci mette di fronte ai dubbi, il dubbio che ognuno di noi si deve porre per andare avanti, in modo equilibrato con se stesso.


genere: giallo

anno di pubblicazione: 2006



giovedì 7 marzo 2024

LA FIGLIA UNICA




 


La figlia unica - Guadalupe Nettel

 Recensione di Miriam Donati


Due ventenni che si sono conosciute a Parigi tornano in Messico avendo maturato una coscienza femminista. Entrambe rifiutano la maternità. Laura sta per finire una tesi di dottorato mentre Alina che ha conosciuto nel frattempo Aurelio, cambia idea e rimane incinta. Sembra che tutto proceda per il meglio e invece una ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. È Laura a raccontare il percorso della coppia e la nascita di Ines, racconterà anche di se stessa e della vicina Doris alle prese con un figlio adorabile ma difficile da gestire.

La storia della maternità di Alina si ispira alla difficile esperienza di un’amica dell’autrice e, come si evince dalla dedica, il libro intende essere un omaggio legando così scrittura e vita.

La scrittura della Nettel è asciutta, intensa, apparentemente semplice e questa semplicità diventa un bisturi affilato che tocca i nervi scoperti legati all’idea di maternità declinata nel libro in ogni aspetto con spirito critico esaminando le scelte più intime delle donne.

La maternità è vista come desiderio, come status da conquistare, come rifiuto consapevole, come ostacolo alla carriera, come contrapposizione nella relazione di coppia, ma anche come rivelazione della parte autentica di sé e delle relazioni. La Nettel pone domande inaspettate e difficili, quelle che molte donne e madri non osano nemmeno pensare. Dà risposte autentiche, empatiche, talvolta spietate, però non in modo assoluto, mai giudicanti, fornendo modelli alternativi attraverso un coro di voci femminili che hanno fede nella vita, una fede laica, che, da lettrice, è impossibile non cogliere.

La maternità è una condizione così intima e composita, così incognita, così piena di luci e ombre che ogni situazione è degna di riguardo e considerazione; nessuno può giudicare, nessuno può decidere cosa sia giusto per una donna se non quello che decide per se stessa.

Tutti i personaggi femminili, ciascuno con le proprie esperienze, le proprie esigenze e desideri, ma anche difetti e timori, costruiscono senza rendersene conto una rete di mutuo soccorso senza esserne obbligate.

Questo libro non parla solo e soltanto di maternità in senso stretto, piuttosto allarga a un “prendersi cura” dimostrando che si può amare e accudire anche chi non è sangue del proprio sangue.

La Nettel esorta a cancellare le categorie definite e utilizzare la similitudine con il mondo animale. I due piccioni che hanno scelto di nidificare sul terrazzo di Laura, probabili vittime consapevoli di quello che è chiamato scientificamente “parassitismo di cova”, non temono di affrontare una maternità non biologica e si uniscono a formare una famiglia e diventano con il loro figlio/non figlio cuculo il simbolo di tutte le possibili maternità.

Quante volte in passato i bambini sono stati allattati, nutriti, accuditi e cresciuti da donne che non li avevano partoriti, pertanto, non si possono accettare limiti all’amore.

L’aggettivo unica, abbinato alla figlia del titolo farebbe immediatamente pensare al fatto di essere una sola figlia per una coppia di genitori, qui invece unica ha un altro significato. Indica il rapporto madre-figlia il cui vincolo è unico. In tal senso è la singolarità di Inés figlia e l’esperienza della maternità che fa Alina diventano metafora di quello che è forse il motivo principale del romanzo, ossia l’unicità delle relazioni, motivo che accende anche il rapporto che nasce tra Laura e il piccolo Nicolas, figlio problematico di Doris, sua vicina di casa, e di cui la giovane inizia a prendersi cura a modo suo. Unicità che mette in risalto tutto ciò che non è normativo, conosciuto e rassicurante, ma piuttosto dissonante, diverso e pur sempre dotato di una sua bellezza.

Non c’è un finale rassicurante, bensì tante storie sospese in perenne divenire e in contraddizione: Alina e Doris, madri che amano i propri figli, ma, per motivi differenti, sentono il peso schiacciante della maternità; Laura invece, quando incontra Nicolas, deve ricontrattare con se stessa il rifiuto di maternità e il rifiuto verso la madre; madre che, dopo aver difeso bellezza e importanza della maternità con la figlia, rivela quasi in sordina, trattarsi di “una stanchezza irrimediabile”;  l’arrivo di una fin troppo premurosa tata costringe Alina ed Aurelio a ripensare il loro rapporto genitoriale e di coppia; Doris deve combattere con la violenza del figlio dopo aver subito quella del padre, ma soprattutto contro la sua depressione e instaura un’amicizia che prenderà pieghe inaspettate con Laura.

La coralità di situazioni si intravvede anche nell’Alveare, collettivo femminista pensato come spazio di incontro e condivisione femminile con il Messico sullo sfondo, perennemente in lotta con le sue tante anime. Un paese che ancora non assicura la pienezza di diritti alle proprie donne, dove si ha paura di uscire per strada in certi orari e le donne muoiono senza che si parli di femminicidio.

 Genere: Narrativa

 Anno di pubblicazione: 2020