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mercoledì 16 settembre 2026

LA LUCE DEGLI INCENDI A DICEMBRE

 



La luce degli incendi a dicembre - Matteo Bussola -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“MI SEMBRAVA GIUSTO PRENDERMI CURA DI QUALCUNO CUI LA VITA AVEVA RUBATO I SOGNI”

 Ed eccomi qui, nuovamente a parlare di un romanzo di Matteo Bussola. Lo so, direte voi: " E basta! " Ma non credo sia essere ripetitivi, perché questo scrittore non lo è mai: ogni suo romanzo è una nuova scoperta, ogni storia un nuovo viaggio da compiere insieme ai suoi protagonisti.

In questo caso Marcello e Margherita: lui con un passato difficile, con il quale è riuscito a chiudere i conti e fare pace; lei con un presente complicato ed ingombrante, da cui vuole scappare, per prendere una boccata d'aria, per cercare di ritrovare se stessa.

Marcello e Margherita si incontrano su un treno: lui sta tornando dalla sua famiglia, lei cerca un po' di serenità lontano dalla sua. Basta uno sguardo e, si sa come funziona, iniziano a chiacchierare; ma quello che non si aspettano è che, in poco tempo, si ritrovano a confidarsi, anche essendo poco meno di estranei.

 Iniziano un racconto che diventa subito intimità: si confessano sogni, delusioni, rancori, rimorsi, come si fa con un caro amico. Lei gli parla di come le sue aspettative di una vita felice si siano ridotte alle responsabilità di essere madre e moglie, di come non riesca più a trovare se stessa, di un ruolo che si è costruita e che le hanno modellato addosso gli altri, ma che sente che non le appartiene più (o forse non le è mai appartenuto?). Lui le racconta una vita fatta di sofferenze, delusioni, dolore, ma anche di coraggio, amore e rinascita.

Lungo il viaggio che porta lui verso la sua famiglia e lei via dalla sua, i due si avvicinano sempre di più, fino a quando è il momento di salutarsi, ma può davvero finire tutto così?

Matteo Bussola riesce davvero ogni volta a sorprendermi, a farmi mancare un battito, a farmi scendere quella lacrima che mi ero ripromessa, questa volta, di non versare.

 Ogni suo romanzo è una coccola che mi riscalda il cuore e l'anima, che aspetto di leggere per assaporare sentimenti veri: nei suoi personaggi ci si potrebbe rispecchiare chiunque, perché sono persone reali, con mancanze, difetti, dubbi; hanno un passato intenso, un presente complicato ed un futuro incerto; alla fine del romanzo non diventeranno mai "il principe azzurro" o "la reginetta del ballo", resteranno sempre persone imperfette, che cercano un posto nel mondo, nelle quali ognuno di noi si può impersonificare.

 Questo romanzo è dolce, delicato, commovente, che ti viene da domandarti: "Ma da dove gli vengono queste idee?“ Riflettendoci bene, credo che Matteo Bussola sia un attento osservatore della gente e del mondo e un eccellente "traduttore", che mette in parole quello che i suoi occhi vedono e che il suo cuore percepisce.

“IO NON HO MAI AVUTO SOGNI PARTICOLARI. SONO SEMPRE STATA UNA BRAVA BAMBINA.

LE BRAVE BAMBINE NON HANNO SOGNI?

LE BRAVE BAMBINE I SOGNI IMPARANO A TENERLI PER SÉ.

QUINDI NE HANNO, GIUSTO?"


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 144

editore: Einaudi 


mercoledì 26 agosto 2026

L'UOMO NELL'ALTO DEL CASTELLO

 




L'uomo nell'alto del castello - Philip Dick - 

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Cosa sarebbe successo se a vincere la seconda guerra mondiale fossero stati Germania e Giappone?

 " L'uomo nell'alto castello " è un romanzo ucronico, cioè distorce la realtà, cambiando il passato con un universo alternativo: in questo libro si immagina il conflitto mondiale concluso con la vittoria di Hitler e la resa degli Stati Uniti.

Il romanzo è ambientato in una America che si ritrova sotto il dominio germanico e nipponico e, dopo vent'anni dalla fine della guerra, il mondo ha un aspetto molto diverso da quello che raccontano i nostri libri di scuola.

 Anche se il führer è ancora in vita, il comando viene preso dal cancelliere Bormann.

 Vari personaggi si intersecano nel romanzo per descrivere al meglio l'atmosfera che si è creata: c'è nuovamente la schiavitù; gli ebrei sono costretti a nascondersi e a falsificare la propria identità; la popolazione africana è stata sterminata; la superiorità della razza ariana è alla base delle decisioni dei governi.

Due libri sono protagonisti indiscussi del romanzo: l “I Ching”, al quale fanno affidamento i personaggi per cercare di scegliere la giusta via e capire dove sia la verità; " La locusta si trascinerà a stento " libro immaginario il cui titolo fa riferimento ad un versetto della Bibbia, che racconta come sarebbe il mondo se la seconda guerra mondiale l'avessero vinta gli americani (quindi la nostra realtà).

Il suo autore è proprio l'uomo nell'alto castello, costretto a vivere in gran segreto, perché preoccupato per la propria incolumità, in quanto il libro è stato vietato dal Reich.

"L’uomo nell'alto castello" è un romanzo complesso, non di facile lettura, per capirlo al meglio bisogna conoscere i fatti riguardanti quel periodo storico.

 Però è appassionante! È geniale pensare che qualcuno abbia potuto immaginare un mondo alternativo, ma non un futuro negativo (quindi una distopia), ma un passato altrettanto spaventoso (e quindi una ucronia); e poi, intorno ad un racconto storico, abbia creato tante vicende per rendere la storia ancora più coinvolgente.

Non avevo mai letto nulla di questo scrittore, né avevo mai letto un'ucronia e mi è piaciuto imbarcarmi in questa nuova avventura: amo scoprire mondi inesplorati della letteratura! Ma ci è voluto tempo, non è di certo un libro che si legge tutto d'un fiato o in un giorno: bisogna conoscere i personaggi, capire le situazioni sia storiche che geografiche.

 Ma, se ci si lascia trasportare dalla storia, ci si ritroverà piacevolmente sorpresi da un finale non scontato.


Genere: fantascienza (ucronia)

anno di pubblicazione: 1962

pagine: 300

editore: Mondadori


mercoledì 15 luglio 2026

IL SOLE NELLE POZZANGHERE

 




Il sole nelle pozzanghere - Matteo Bussola -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Iniziato, divorato, finito.

È questo che accade con i romanzi di Matteo Bussola: quando incominci, già sai che li amerai e che, alla fine, non saprai trattenere qualche lacrima, perché sa come toccare le corde dell'anima.

La sua scrittura è piacevole, scorrevole, mai ripetitiva; ogni suo romanzo regala emozioni autentiche, sempre nuove; affronta argomenti forti, impegnativi, senza mai risultare pesante, anzi, la delicatezza è la peculiarità dei suoi scritti.

Quando inizio a leggere un libro di Matteo Bussola, mi è difficile smettere; poi, appena finito, mi pento di averlo letto tutto d'un fiato, perché avrei voluto assaporarlo più lentamente; e così ritorno su qualche passo, rileggo qualche riga... È questo " l'effetto Bussola "!

 E mi fa riflettere molto: sulla morte; sulla vita, il suo significato e il valore che le diamo; sulla stupidità e l'ignoranza umana; sulla fragilità e l'unicità delle persone.

È un viaggio attraverso i personaggi della storia, ma, inevitabilmente, diventa un’esplorazione introspettiva di noi stessi.

"Il sole nelle pozzanghere" racconta di un uomo che prova a ricostruire la sua vita, guardando il futuro attraverso oggetti che hanno una storia, un passato, cose che la gente non vuole più, per le più svariate ragioni; ma il signor Pi, il nostro protagonista, sa che tutti possono avere una seconda occasione.

Nel suo negozio di antiquariato si intrecciano storie di persone e personaggi, ma soprattutto di oggetti, che prendono, in qualche modo, vita, perché ne assorbono da chi li ha posseduti.

Immaginate quanto di voi c'è negli oggetti che vi hanno accompagnato nell'arco della vostra vita; quanto sanno di voi, quante ne hanno viste, sentite, perché erano lì, mentre la vostra esistenza scorreva; hanno ascoltato conversazioni, assistito a litigi, ad eventi importanti, tristi o lieti: dentro di loro c'è un po' (o forse tanto?) di voi.

Ma è arrivato il momento di lasciarle andare... Perché non dargli una nuova vita, una seconda occasione?

È questo che fa il signor Pi, che quando tocca gli artefatti che gli vengono proposti, crede quasi di sentire le loro storie e cerca per loro un nuovo posto nel mondo: un telefono che ha ascoltato la grettezza della gente e la purezza di un bambino; una cucina che ha accolto l'amore di una famiglia, ma anche tenuto un segreto inconfessato e inconfessabile; una valigetta che non porterà l'amore sperato, ma l'amore, si sa, si manifesta quando e come vuole; una bambola che sarà causa di dolore, ma che troverà anche lei il suo posto nel mondo, perché, alla fine, siamo tutti “LA STORIA ABBANDONATA DI QUALCUN ALTRO “


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2026

pagine: 163

editore: Einaudi


mercoledì 17 giugno 2026

LA VITA DAVANTI A SE'

 




La vita davanti a sé - Romain Gary -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“È SEMPRE NEGLI OCCHI CHE LA GENTE È PIÙ TRISTE”

Quasi mai mi soffermo sulla vita dello scrittore, quando parlo dei libri che ho letto, ma stavolta alcune parole le devo dire, perché in questo romanzo si sente tutta la sofferenza provata in una vita in cui le disuguaglianze sociali, religiose ed etniche sono state di ingente importanza: dalla deportazione in Russia, all'arrivo illegale in Francia, all’ostracismo nella carriera militare, perché ebreo.

Sicuramente un uomo di grande profondità, Romain Gary, ha saputo donare al mondo opere di valore letterario e morale, ma non ha saputo affrontare i demoni interiori che lo tormentavano, arrivando a togliersi la vita.

Il romanzo "La vita davanti a sé" racconta di un ragazzino, Mohammed, detto Momò, cresciuto da un ex prostituta ebrea, Madame Rosa, che accoglie i figli delle prostitute che, per legge, non possono tenerli con loro, in un condominio alla periferia di Parigi. Ma Momò è diverso, nessuno viene mai a trovarlo, non viene proposto per l'adozione, non si sa nulla del suo passato: tra lui e Madame Rosa c'è un legame speciale. Momò aiuta madame Rosa, che sta invecchiando ed è malata: le fa compagnia, si prende cura di lei; un piccolo uomo, che sente su di sé la responsabilità di accudire ciò che ha di più caro al mondo e la paura di rimanere da solo.

“DOVEVO AVERE, CHE SO OTTO, NOVE O DIECI ANNI E AVEVO UNA FIFA MATTA DI TROVARMI SENZA NESSUNO AL MONDO”

Madame Rosa, da parte sua, ama Momò come un figlio, ha paura di perderlo, tanto che non gli rivelerà la verità fino alla fine.

“ERAVAMO TUTTO QUELLO CHE AVEVAMO AL MONDO E ALMENO QUESTO LO AVEVAMO SALVATO”

Questo romanzo è molto coinvolgente, anche perché la narrazione è particolare, parla in prima persona proprio il piccolo Momò: l'esposizione è infantile, il linguaggio volutamente tipico di un bambino. Il resoconto dei fatti è spesso schietto, proprio come guardano il mondo gli occhi di un Infante; a volte racconta ciò che non riesce a capire fino in fondo, perché lui ha un cuore privo di pregiudizi, non è ancora contaminato dai preconcetti. La sua voce però è, al tempo stesso, anche, in un certo modo, adulta: un bambino costretto a crescere troppo in fretta, in un ambiente insolito, ma nel quale riceve amore, sia da Madame Rosa, sia dagli stravaganti personaggi che abitano nel loro condominio e nei dintorni, affezionati sia a lui che alla vecchia signora.

I temi trattati sono tanti, impegnativi ed importanti: l'amore, la solitudine, la morte, la malattia, la solidarietà, la povertà, il razzismo, la prostituzione: in poco più di 200 pagine un vortice di emozioni vi trasporterà nella periferia parigina e, ad ogni pagina, vi meraviglierete di quanta verità riuscirete a trovare.

Alla fine della lettura, posso affermare di essermi immersa in una tenera storia di amore familiare: un racconto di come l'amore non ha necessariamente bisogno di legami di parentela, di come le storie d'amore nascono nei posti più improbabili e non sono solo quelle passionali, ma anche quelle materne.

Il finale vi farà commuovere... O forse piangere... Perché alla fine…

”NON SI PUÒ VIVERE SENZA NESSUNO DA AMARE”


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1975

pagine: 222

editore: Neri Pozza

 


mercoledì 20 maggio 2026

IL MIO NOME E' ROSSO

 





Il mio nome è rosso – Orhan Pamuk -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

“Perché se dentro di te, inciso sul cuore, vive il volto della persona amata,  
il mondo è ancora la tua casa” 

 “Il mio nome è rosso” lo potrei definire il libro delle prime volte: la prima volta che leggo un romanzo di uno scrittore turco, tra l'altro vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2006; la prima volta che mi imbatto in un racconto polifonico, formato da tanti capitoli, ognuno dei quali viene narrato da una voce diversa: personaggi differenti che raccontano secondo il loro punto di vista, tra cui la morte, Satana e il colore rosso, che ha dato il nome al libro; la prima volta che mi avventuro nel mondo orientale della miniatura e delle antiche tradizioni coraniche. 

Ambientato alla fine del 1500 ad Istanbul, questo libro è un intreccio di romanzo d'amore e giallo: la storia d'amore tra la bella Sekure e l'ex miniaturista Nero si sovrappone all'enigma della morte del miniaturista Raffinato Effendi, tutto contornato da descrizioni della città, del palazzo del Sultano e dall'antica arte della miniatura. 

 Interessante scoprire alcuni aspetti di una religione diversa dalla propria: un particolare che mi ha fatto riflettere è che per l’ Islam veniva  considerato peccato disegnare in modo realistico gli esseri viventi, perché solo Allah aveva questo diritto, mentre agli umani era consentito disegnare solo quello che la mente vedeva, non quello che l'occhio guardava, quindi erano vietati loro i ritratti e le prospettive. 

 A tratti il romanzo risulta lento, perché troppo minuzioso quando parla delle miniature, descrivendo dettagliatamente i disegni, anche se devo dire che ho trovato alcune narrazioni molto poetiche: “le migliaia di uccelli di ogni specie, tra cui la saggia upupa, il passero saltellante, l'inesperto nibbio, l'usignolo poeta; i gatti quieti e i cani irrequieti, le nuvole frettolose; le graziose erbette ripetute in migliaia di disegni, le rocce ombreggiate in maniera impacciata e le decine di migliaia di cipressi, platani, melograni con le foglie disegnate a una a una con la pazienza di Giobbe” 

La scrittura di Orhan Pamuk, piacevole e suggestiva, tiene sempre acceso l'interesse e, fino alla fine, ci si domanda: " Ma insomma…Chi è l'assassino? "    Ed inoltre “ Come finirà la storia d’amore tra Sekure e Nero? ” 

 Lungo il corso della narrazione, si impara a conoscere i personaggi, che all'inizio sembrano così lontani, provenendo da un'altra cultura. 

“Il mio nome è rosso " è un libro da assaporare, non certamente da divorare, per poter apprezzare appieno un'arte antica come la miniatura, nei suoi piccoli e significativi dettagli e le peculiarità di una tradizione lontana da noi nello spazio e nel tempo. 

 È L'AMORE CHE FA DIVENTARE SCIOCCHE LE PERSONE O SONO SOLO GLI SCIOCCHI AD INNAMORARSI?  

 AL BUIO LE PAROLE HANNO LE ALI 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1998

pagine: 456

editore: Einaudi

 


mercoledì 29 aprile 2026

DELITTO E CASTIGO

 




Delitto e castigo - Fedor Dostoevskij -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Fino a che punto possiamo giustificare le nostre azioni?

" Delitto e castigo ", capolavoro di Fëdor Dostoevskij, che si svolge quasi esclusivamente a San Pietroburgo, non è un romanzo giallo, né un noir, non ci sono casi da risolvere o assassini da scovare.

Il delitto avviene pressoché nell'immediato del racconto e a compierlo è il protagonista della storia, il giovane e indigente ex studente Raskol’nikov; ma non è certamente questo uno spoiler, perché sarà da qui che inizierà il vero cuore del romanzo.

Raskol’nikov uccide una vecchia usuraia e sua sorella, per cercare di sfuggire ad una vita miserabile, ma soprattutto per provare una sua personale teoria, basata sul fatto che esistono persone che sono al di sopra delle parti, autorizzate, in un certo modo, a decidere la sorte altrui, in beneficio di una causa superiore.

Ma, subito dopo il delitto, inizierà dentro di lui una lotta morale, per cercare di giustificare le sue azioni.

Durante questo conflitto interno, egli passerà attraverso la vergogna, il pentimento e infine il delirio e sarà vittima di un vero malessere fisico.

Intorno a lui ruotano tanti personaggi, che aiutano il lettore a comprendere meglio la storia e che completano la descrizione di un ambiente complesso, dove si alternano sentimenti ambigui: l'egoismo e la carità, l'amore e l'odio, il bene e il male; Dostoevskij riesce a scavare così bene nell'animo umano che i suoi personaggi sono così poliedrici, fragili, complicati da sembrare reali.

 Prima fra tutti Sonja, figlia di un ubriacone che Raskol’nikov incontrerà per caso; sarà lei la prima a cui lui confesserà il suo segreto.

 Lei è un'anima pura, che esprime la compassione, la fede sincera e profonda, l'amore incondizionato, ma che è costretta a prostituirsi per aiutare la famiglia, che vive nella miseria.

Non di minore importanza è Vrazumichin, amico di Raskol’nikov , anche lui ex studente, di animo buono e leale, che cercherà di aiutarlo nel suo momento di confusione e disperazione.

La grande differenza tra i due è la serenità con cui Vrazumichin affronta la vita, in confronto alle afflizioni di Raskol’nikov , perché alla fine il suo vero castigo non sarà la punizione fisica, ma il suo tormento interiore.

 Ogni parola, ogni frase esprimono questa sua sofferenza e tutti i personaggi e gli eventi completano il ritratto della complessità di quest'uomo, povero, ma di talento, che vorrebbe di più dalla vita, che si pone tante domande, che cerca risposte, che si dispera.

Dostoevskij descrive magistralmente la disperazione umana, riuscendo ad entrare dritto nell'animo, come una freccia ben scoccata, forse proprio a causa del suo vissuto, delle sue sofferenze personali, perché chi ha tanto sofferto, spesso, riesce ad avere una maggiore empatia ed il suo sguardo va oltre le apparenze e osserva la profondità.

Non riesco a trovare parole adatte a descrivere le emozioni provate nel leggere questo capolavoro, perché coesistono in me un vortice di sensazioni diverse.

Dostoevskij riesce sempre a stupirmi, mai a deludermi: nella lettura dei suoi romanzi ho troppa fretta di leggere, perché sono completamente coinvolta nella storia, ma ho poi la malinconia di aver terminato così velocemente e sento subito la mancanza di quella che ormai era diventata la mia quotidianità.

Volete provare tutte queste emozioni, senza uscire di casa?

Aprire un libro di Dostoevskij ed iniziate a leggere...

LA SOFFERENZA, IL DOLORE SONO L'INEVITABILE DOVERE DI UNA COSCIENZA GENEROSA E DI UN CUORE PROFONDO. GLI UOMINI VERAMENTE GRANDI, CREDO, DEBBANO PROVARE SU QUESTA TERRA UNA GRANDE TRISTEZZA.


mercoledì 15 aprile 2026

IL TALENTO DELLA RONDINE





Il talento della rondine - Matteo Bussola -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


È giusto inseguire i propri sogni, lottando con impegno e fatica? O è meglio accontentarsi e sfruttare i talenti di cui la natura ci ha dotati? 

“Il talento della rondine” è l’ultimo romanzo di Matteo Bussola e racconta la vita di due ragazzi uguali e contrari: Brando, nato con il talento per la danza, ma innamorato del disegno; Ettore, nato con il talento per il disegno ed un corpo che tutto sembrerebbe tranne che essere fatto per danzare, ma che ama il ballo più della sua vita. 

Il destino li fa incontrare: Ettore riconosce subito “la farfalla “, così Brando viene soprannominato, quel ragazzo che tutti sanno diventerà una stella della danza; Brando, invece, rimane stupito nel vedere tanta grazia nei movimenti di Ettore, un ragazzo dal corpo non modellato per ballare, ma dalla tenacia e l’ostinazione che lo porteranno a fare ingenti progressi, lui, che proprio a causa di quella corporatura, hanno soprannominato “la rondine “. 

Quando si conoscono meglio e scoprono che hanno in comune anche la passione per il disegno, cercheranno di aiutarsi a vicenda a migliorare le proprie qualità e a capire cosa sia davvero importante nella vita. 

In tutta questa avventura, sono accompagnati dalla stravagante amica Mirta, che guarda il mondo attraverso le sue foto e che lo osserva in modo attento e particolare. 

Mondi simili, ma differenti: quello di Ettore, che ha un padre che crede che la danza non sia adatta al figlio e lo ostacola nel suo percorso, facendo diventare ogni passo una sfida; quello di Brando, che invece ha una madre che ha già pianificato la sua vita da ballerino e sogna per lui grandi cose, sogni che forse sono più del genitore che suoi, ma che il ragazzo insegue per non deludere le aspettative.

Il loro incontro sconvolgerà gli equilibri: Ettore capirà che ce la potrà fare ad emergere tra le stelle della danza e Brando cercherà di trovare la sua strada, perché forse disegno e danza, dentro di loro, potrebbero convivere... 

La voce di Matteo Bussola, sempre delicata e coinvolgente, affronta nuovamente le difficoltà adolescenziali, viste da vari punti, senza mai ombra di critica o giudizio, perché se è vero che è difficile essere adolescenti, è altresì vero che non è semplice essere genitori e trovare il giusto compromesso. 

I romanzi di Matteo Bussola sono sempre una coccola per l’anima, anche se affrontano temi difficili, che toccano le corde del profondo e spesso ci portano ad intime riflessioni. 

Quante volte decidiamo di accontentare gli altri, rinunciando ai nostri sogni, per non deludere le aspettative? E quante volte avremmo voluto lottare di più per inseguire quel sogno, che invece è rimasto chiuso dentro il nostro cuore, per mancanza di coraggio?


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

pagine: 208

editore: Salani

 

mercoledì 25 marzo 2026

IL MONDO NUOVO

 



Il mondo nuovo - Aldous Huxley -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“Questo è il segreto per la felicità: amare ciò che si DEVE amare, fare in modo che la gente ami la sua inevitabile sorte”

“Il Mondo nuovo " è un romanzo distopico, cioè racconta o, per meglio dire, immagina un futuro indesiderabile, negativo, non ideale.

Ma appena si inizia a leggere, si scopre una società felice, senza paura della morte, dove tutto è organizzato, dove non esiste l'instabilità; i cittadini, concepiti e prodotti industrialmente in provetta, non soffrono la fame, hanno libertà dei piaceri materiali e sessuali, non conoscono malattie, né guerre.

E allora ci si domanda: è distopico o utopico?

Ma poi si continua a leggere...

La società è basata su un'organizzazione ossessiva e maniacale e sul produttivismo; è una collettività modellata su una felicità fittizia, dove la popolazione è divisa in caste, dalla più intelligente alla più inetta; ogni persona ha un ruolo specifico e non ambisce ad altro.

Tutto questo a discapito dell'individualismo, con la conseguente rinuncia ai sentimenti e alle emozioni.

Le persone infatti sono prodotte in provetta anche per evitare ogni legame affettivo e familiare: non  si hanno madri, padri, compagni, figli, amanti: chiunque e qualsiasi cosa possa provocare violente passioni, in favore della stabilità mentale.

 La mente delle persone, tramite ipnopedia, ore ed ore di discorsi subliminali, ripetuti per anni, fin dall’infanzia, viene soggiogata e alla fine diventa la somma di tutti i suggerimenti ricevuti, non rimanendo in essa nulla di personale.

E quando c’è bisogno di un momento di evasione, si ricorre ad una droga sintetica, senza controindicazioni apparenti, che aiuta l’ individuo ad essere ancora più artificialmente felice… non vi fa pensare in qualche modo a tanti stupidi programmi televisivi, creati appositamente per ammansire le persone? O ad ore ed ore passate a perdere tempo a guardare i social?

A differenza di 1984 di George Orwell, nel quale alla base della società c’era uno stato di tirannia, qui c’è una finta felicità, che è ancora più pericolosa, perché, mentre l’oppressione può scatenare ribellioni, far credere ad un popolo di vivere nel benessere, riduce al minimo la possibilità di rivolta.

 Quindi il modo di raggirare e suggestionare nell'immaginario mondo di questo romanzo è ancora più insidioso di quello ideato da George Orwell nel suo 1984.

 Infatti, a mio parere, questo libro è il più inquietante tra tutti i distopici letti finora, perché ad una prima lettura è ammaliante, la persuasione subconscia e la manipolazione psicologica sono talmente infide da poter essere usate senza che le vittime se ne accorgano.

Scritto nel 1932, è un libro profetico e visionario, perché, riflettendoci bene, l'ipnopedia, questo lavaggio del cervello attraverso stimoli continui, che cambiano il modo di vedere delle persone, lo fanno già da tempo nella nostra società, con tutti noi, se già pensiamo soltanto alla pubblicità, che ci induce a comprare un prodotto attraverso impulsi visivi e uditivi, fatti di foto, slogan, cartelloni e messaggi, che inondano le nostre giornate.

Ma chi ci dice che non venga utilizzato anche per altri scopi?

Infine l'assenza del dolore e l’ indifferenza di fronte alla morte, che a primo impatto potrebbero sembrare molto positive,  perché eliminerebbero le sofferenze della vita, evidenziano invece la completa mancanza di emotività… e che vita sarebbe se fosse priva di sentimenti e di passione? 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1932

pagine: 384

 


mercoledì 11 marzo 2026

LA MORTE DI IVAN IL'IC

 




La morte di Ivan Il'ic - Lev Tolstoj -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


Il romanzo “La morte di Ivan Il’ic” è una delle meravigliose creature, nate dalla penna di Lev Tolstoj nel 1886; è ambientato a San Pietroburgo negli anni 80 del 1800.

La storia inizia in un ufficio di un tribunale, dove alcuni magistrati, leggendo sul giornale della morte di un loro collega, Ivan Il’ic, protagonista del libro, che era malato da tempo, si interrogano su chi lo sostituirà.

Un giudice suo amico, dopo il lavoro, si reca a trovare la vedova e lei si lamenta con lui della condizione in cui il marito ha lasciato la famiglia e chiede come poter ottenere la reversibilità della pensione. Il giudice, uscendo dalla casa del defunto, va a giocare a carte da amici.

Insomma, né ai colleghi, né alla famiglia, né all’ amico interessa veramente della morte di Ivan Il’ic, ma ognuno guarda la sua dipartita secondo il proprio tornaconto personale.

Da qui inizia il racconto della vita di Ivan Il’ic, uomo borghese, che di lavoro fa il magistrato e che è sempre preoccupato della considerazione dei suoi superiori e della possibile scalata sociale. Anche nella vita personale, si sposa per convenienza, più che per amore.

Tutto procede secondo i suoi piani, fino a che non accade un incidente, che da principio sembra banale, ma che si rivela sempre più grave.

Comincia così per il protagonista un calvario fatto di consultazioni di medici e insofferenze, che lo porta alla sempre maggiore consapevolezza dell’indifferenza delle persone sane nei confronti dei malati, anche dei suoi familiari più stretti, come la figlia e la moglie, che vivono la malattia di Ivan Il’ic più come una seccatura per loro, che come un serio problema per lui.

Questa mancanza di comprensione lo demoralizza e lo fa riflettere molto: gli fa porre domande sul senso della vita.

Solo una persona si prende volentieri cura di lui: un personaggio modesto, ma di buon cuore, che ha pietà di lui e lo assiste fino all’ ultimo momento.

Ivan Il’ic inizierà un percorso introspettivo e rivedrà tutte le sue priorità morali e la sua scala dei valori, sia nel mondo lavorativo, che in quello familiare, riuscendo a capire che quello che aveva ritenuto importante fino ad allora, in verità non lo era affatto.

Alla fine della vita, Ivan Il’ic si chiede se sia stato giusto seguire le convenzioni, vivere secondo quello che gli altri si aspettavano da lui, per essere accettato e rispettato o se sarebbe stato meglio essere se stesso.

Ne è valsa veramente la pena?

Libro breve, ma intenso, influenzato dalla crisi spirituale di Tolstoj, ha come fulcro la morte, ma necessariamente anche la vita e come va vissuta: essendo se stessi, senza un eccessivo attaccamento al denaro e facendo attenzione a non perdere i nostri valori.

Magistrale la narrazione di Tolstoj, che descrive il dolore sempre più forte, acuto, lancinante del protagonista, fino a farlo sentire al lettore, attraverso le pagine del libro; si percepisce tutta la sua frustrazione per l’ abbandono della famiglia, la solitudine di un uomo, che per tutta la vita ha cercato di essere rispettabile e rispettato, la disperazione, la rassegnazione ed infine la serenità per la fine ormai vicina, in un cammino psicologico e spirituale intenso, che l’ autore racconta così bene che il lettore agonizza ed infine muore insieme al protagonista.

Le descrizioni di Tolstoj sono spietate, sia nei confronti della famiglia, ingrata, priva di affetto e di pietà, sia dei colleghi, contenti soltanto che l’ infausta sorte non sia toccata  a loro e interessati alla posizione vacante in tribunale.

Come ogni opera classica di ingente calibro, rimane attuale attraverso i secoli e non potrebbe esserlo di più in un momento storico di grande confusione politica, sociale e personale, riguardo il senso della vita e il rispetto dei valori, come lo sono i nostri giorni.

 

genere: narrativa

pagine: 98

anno  di pubblicazione: 1886


mercoledì 4 febbraio 2026

IL MIO GATTO MI DETESTA

 




Il mio gatto mi detesta - Federica Bosco  -

recensione a cura di Francesca Simoncelli


“Il mio gatto mi detesta” divertente romanzo di Federica Bosco, è un libro ironico, scritto sotto forma di diario, narrato in prima persona da un gatto, Sir Thomas, un bellissimo Maine Coon rosso, talmente grosso da sembrare una lince, che osserva la sua vita, fin dai suoi primi giorni, quando viene scelto o, per meglio dire, sceglie la sua umana ed inizia la loro avventura insieme.

Sarà stata una buona scelta? L’umana sarà all'altezza del compito? Secondo Sir Thomas non è assolutamente come se l'aspettava: come mai l'umana babbea non riesce a capire le regole basilari che la servitù dovrebbe osservare?

Esilarante pensare che Thomas si consideri il padrone di casa e reputi invece Federica come la sua donna di servizio: chissà se i nostri amici dal musetto peloso ci vedono con gli stessi occhi critici?

 Naturalmente l’ ironia del racconto porta all’ esasperazione le vicende, rendendole comiche: quello che per Federica sarebbe dovuto essere un animale da compagnia, si rivela un impegno a tempo pieno, una continua fonte di preoccupazione, un'infinità di soldi spesi per i veterinari, le pappe, i giochi e gli accessori per la sua incolumità, ma, soprattutto, si rivela un vero e proprio despota, che vuole la sua umana tutta per sé e, con tattiche fatte di sensi di colpa e occhioni dolci che la supplicano di non uscire di casa e di non lasciarlo solo, distrugge la sua già precaria  vita sociale.

Tra traslochi, lavori di ristrutturazione, vacanze, vecchie e nuove amicizie, la vita di Federica e Sir Thomas sarà piena di avventure e disavventure, che porteranno l’ umana ad essere sempre più sull’ orlo di una crisi di nervi e il bel micione alla critica più sfrenata per un trattamento che lui considera non abbastanza regale.

Sicuramente chi ha un gatto si rivede in questa simpatica storia: Federica è iperprotettiva, così tanto amorevole da diventare maniacale, ma in fondo tutto questo è ripagato dall'amore incondizionato che solo un animale riesce a donarci.


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2023

pagine: 256

 


lunedì 22 dicembre 2025

CANNE AL VENTO

 




Canne al vento – Grazia Deledda -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

Il romanzo " Canne al vento " uscì originariamente a puntate nei primi anni del 1900 e vide solo in seguito la luce come volume unico.

È il libro più conosciuto di Grazia Deledda, scrittrice sarda che ricevette il Nobel per la letteratura nel 1926. 

Il romanzo è ambientato in Sardegna e ruota intorno alla famiglia Pintor, anche se il vero protagonista della storia è il servo Efix.

Le sorelle Pintor, provenienti da una nobile casata, cadono in disgrazia quando una di loro, Lia, fugge per scappare dalla svantaggiata condizione femminile alla quale il padre le costringe.

Il genitore muore mentre tenta di riprendere la figlia durante la fuga e le altre sorelle, Esther, Ruth e Noemi, rimaste sole, vivono quasi in miseria, ma sempre affiancate dal devoto servo Efix, che cerca di proteggerle e non fargli mancare nulla.

 I guai cominciano quando arriva in visita Giacinto, figlio di Lia. 

Efix si troverà diviso tra il voler aiutare il ragazzo e il dissenso delle zie, che nutrono ancora rancore nei confronti della sorella, perché la incolpano della loro indigenza. 

Nel personaggio di Efix troviamo un essere complesso, pieno di passione, dubbi, emozioni, rimpianti, come se vivessero in lui infinite persone.

 Anche se all'inizio del racconto sembra che la protagonista della storia sia la famiglia Pintor e che lui sia un personaggio secondario, essendo un servo, piano piano emerge tutta la grandiosità della sua anima; se cogliamo pienamente l'essenza di Efix è merito della scrittrice che è riuscita a descriverlo minuziosamente; e a fine romanzo ci accorgiamo che il protagonista è proprio lui, che, nell'ombra del suo ruolo, svolge un compito importante all'interno della casa, anche se le dame Pintor stentano a riconoscere il suo valore, specialmente Noemi.

Ma il suo affetto per loro è incondizionato e lui non si ferma davanti agli ostacoli, fa quello che è meglio per le sue padrone.

La descrizione del paesaggio ci fa immergere nei luoghi, come fossimo lì, nel poderetto insieme ad Efix, nella Sardegna di tanti anni fa, insieme a Noemi, Ruth ed Ester.

 Ogni dettaglio della narrazione è curato nei particolari e durante la lettura ti catturano le emozioni, i colori e i profumi di un tempo che non c'è più, ma che rimane nei cuori di chi ricorda. 

“Riposarsi con Dio mentre nel silenzio della notte le canne sussurrano la preghiera della terra che s' addormenta”

“Ma dimmi Efix, non è una gran cattiva sorte la nostra? Perché ci stronca, così come canne? Sì, siamo proprio come canne al vento, donna Ester mia: siamo canne e la sorte è il vento"

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 1913

mercoledì 26 novembre 2025

FAHRENHEIT 451

 




Fahrenheit 451 – Ray Bradbury -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

" Fahrenheit 451 "è un romanzo visionario, scritto a metà del 1900 dallo scrittore americano Ray Bradbury; ambientato in un futuro prossimo, sicuramente ispirato dai roghi di libri avvenuti in Germania durante il periodo na#ista, parla di una realtà distopica (ma purtroppo molto vicina alla nostra attualità) dove la gente viene convinta che i libri siano portatori di falsità e messi al bando, vietati: a chiunque ne verrà trovato in possesso, gli verrà bruciata la casa e saranno proprio i pompieri a farlo. In questo mondo i pompieri non sono l'organizzazione che noi conosciamo, non sono eroi che ogni giorno mettono in pericolo la propria vita per salvare la nostra; un mestiere intrinseco di altruismo e solidarietà come quello del vigile del fuoco, viene dirottato e incanalato verso la distruzione della conoscenza: ad ogni segnalazione partirà una pattuglia e dalle loro pompe usciranno lingue di fuoco che bruceranno case e libri di chi non avrà rispettato le regole; da qui il nome del romanzo: 451 gradi fahrenheit è la temperatura a cui brucia la carta. Le case si riempiono di schermi che proiettano realtà distorte, fittizie, sciocche, cercando di non far pensare alla gente ai problemi reali del mondo, chiudendola dentro una bolla... Vi ricorda qualcosa di attuale? Ma perché tutto questo? Perché un popolo che non legge, che non studia, che non si informa, è formato da persone ignoranti, che credono a tutto ciò che gli viene detto e che quindi è facilmente manipolabile.

E i pochi che si oppongono vengono scovati e puniti. Fino a che uno dei pompieri, Guy Montag, protagonista della storia, non inizia a dubitare del proprio ruolo, dopo l'incontro con una stravagante ragazza, che gli mostra il mondo da un punto di vista differente. Da qui inizia la sua ricerca della verità attraverso la lettura di alcuni libri e di altri dissidenti. Ci saranno persone che cercheranno di ostacolarlo, sua moglie per prima, felice della sua vita dentro le mura di casa, in compagnia delle persone virtuali degli schermi e della finta gioia che dà la stoltezza.

Altro tema attuale del romanzo è la velocità con cui la gente vive: velocità utilizzata come fonte di adrenalina e quindi di felicità; una vita vissuta di corsa per poter essere sempre su di giri, ma nella quale nessuno alza gli occhi per ammirare le stelle. Anche questo non vi ricorda il nostro presente? Ho amato e divorato questo libro perché tratta temi fondamentali e contemporanei, come la cultura, l'ignoranza, la manipolazione e la ribellione. Guy apprenderà dall'uomo che lo aiuterà durante il suo viaggio alla ricerca della verità un insegnamento essenziale: “la prima cosa di cui abbiamo bisogno è la qualità dell'informazione; la seconda cosa è il tempo per riflettere; la terza è il diritto di compiere azioni basate su quello che impariamo dall’interazione tra le prime due” Quanta verità in questa frase?! Fahrenheit 451 è uno di quei romanzi che quando li leggi ti cambiano il modo di vedere il mondo... Ti cambiano un po' la vita...
“BRUCIALI TUTTI E POI BRUCIA LE CENERI”




mercoledì 29 ottobre 2025

STORIE DI LUCE E OMBRA

 




Storie di luce e ombra – Maria Simona Cighir -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

Storie di luce e ombra è un libro intenso e, allo stesso tempo, dolce e delicato, che raccoglie le testimonianze di alcuni anziani, ospiti di una casa di riposo.  

Maria Simona, autrice del libro, è un infermiera e, nel racconto, mette tanto del suo vissuto e, da quello che si legge, si percepisce che ne ha passate tante nella vita, ma anche che non si è mai arresa. 

Durante i suoi studi si imbatte nella "medicina narrativa", una cura alternativa fatta attraverso l'ascolto del paziente, oltre la medicina tradizionale fatta di farmaci. 

 Decide quindi di intraprendere questo percorso, incontrando alcuni anziani,  proponendogli di raccontare le loro vite, mettendo l'ascolto come terapia, per provare l'efficacia dei suoi studi.  

Il libro si suddivide in dieci racconti: dieci storie di persone che portano dentro di sé gioie, sofferenze, amarezze, rimpianti e che spesso non sono più neanche abituate a rapportarsi con gli altri, tanta è la loro solitudine. 

Non conoscevo la medicina narrativa e ne sono rimasta affascinata, anche se mi chiedo come, in una società nella quale la fretta e la velocità hanno sempre più importanza, in confronto ai valori umani, si possa trovare, nell'ambito medico, il tempo per ascoltare i propri pazienti, per capire che, a volte, c'è bisogno di un orecchio teso, di una parola di conforto o di un attimo di presenza, più che di un farmaco. 

 La tenerezza di queste storie mi ha commosso, in ognuna di loro ho trovato un'anima gentile che, quasi alla fine della propria esistenza, ha fatto un resoconto del proprio vissuto, ognuna a modo suo, perché "lo sguardo che si sceglie di avere sulle cose può essere determinante nella vita". 

Maria Simona, con questo libro, non soltanto ci fa conoscere nuovi studi clinici, ma ci connette con un mondo spesso dimenticato, ricordandoci " l'importanza dell'empatia e della generosità e che l'amore può provenire da angoli inaspettati". 

Il testo è ben scritto, scorrevole, chiaro, considerando poi che l'autrice non è di madrelingua italiana e si è cimentata in questa avventura di scrittura e revisione del suo manoscritto, facendo un grande lavoro linguistico. 

Con questo libro ho scoperto non solo un nuovo modo di approcciarsi alla malattia e al dolore, ma anche una bella persona che dedica il suo tempo agli altri. 

 “La solitudine è un'oasi ristoratrice quando la si cerca, ma quando è l'unico luogo dove possiamo andare diventa una prigione" 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

 


mercoledì 8 ottobre 2025

SE I GATTI SCOMPARISSERO DAL MONDO

 




Se i gatti scomparissero dal mondo – Kawamura Genki -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

" Se i gatti scomparissero dal mondo " è un romanzo surreale, ma, al tempo stesso, profondo e dolce. 

Un uomo, il protagonista, fa di lavoro il portalettere e racconta la sua storia dal momento in cui viene a sapere che di lì a poco dovrà morire. 

E quale modo migliore se non scrivere per narrare l'accaduto in una lunga lettera al padre, con il quale non ha più rapporti da molto tempo, per raccontargli cosa gli è successo e, soprattutto, per cercare di recuperare una relazione prima incrinata, poi definitivamente rotta. 

 A fargli compagnia nella vita, c'è il suo gatto Cavolo, che sarà testimone, insieme a lui, di avvenimenti bizzarri, da quando entrerà in scena il diavolo in persona, per proporre al nostro amico un patto: far scomparire qualcosa dal mondo in cambio di un giorno in più di vita. 

Iniziano così decisioni difficili e sparizioni definitive di vari oggetti, perché lui, pur di avere qualche ora in più da passare su questa Terra, accetterà le condizioni del patto... Fino a che il diavolo non lo metterà davanti ad una scelta troppo complicata: far scomparire i gatti!  

Queste creature dal musetto peloso lo hanno accompagnato durante tutta la vita; sono il dolce ricordo di sua madre, che li amava; ed ora c'è lui, Cavolo, che gli ha fatto compagnia in questi anni di solitudine e che, con la sua presenza, ha riempito vuoti e silenzi. 

Si può, per puro egoismo, eliminare qualcosa dalla vita degli altri?  

Beh finché si tratta di orologi, film, telefonini… Ci si può anche stare. 

Ma se il diavolo vi chiedesse di far scomparire i gatti dal mondo?  

Kawamura Genki ha il tratto delicato, tipico degli autori nipponici, pur occupandosi di temi intensi come la malattia e la morte. 

Ma questo libro parla anche di amore, di fragilità, di rapporti familiari: insomma è un vortice di emozioni che si mescolano tra loro durante la lettura, che affascina e stupisce. 

La presenza di un diavolo alquanto eccentrico e di un gatto a tratti parlante (si, vi assicuro che ad un certo punto della storia Cavolo parla davvero!), mi ha ricordato il grande capolavoro di Michail Bulgakov “il Maestro e Margherita ".  

Il finale lo lascio scoprire a voi, perché vi assicuro che ne vale veramente la pena di leggere questo romanzo: vi rimarrà nel cuore la dolcezza di una storia scritta per arrivare fino alla parte più profonda dell'anima.  

“AVEVAMO SCAMBIATO LA FAMIGLIA PER UN DATO DI FATTO, MA LA FAMIGLIA NON È QUALCOSA CHE ESISTE A PRIORI, LA FAMIGLIA È QUALCOSA CHE SI CREA " 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2020

 


mercoledì 10 settembre 2025

L'IDIOTA

 




L’idiota – Fedor Dostoevskij -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

È difficile per me mettere in parole i pensieri che riguardano questo romanzo, perché è talmente sorprendente la scrittura e l'essenza di Dostoevskij, che scriverne sminuisce tale bellezza.  

"L'idiota", romanzo del 1869, narra le vicende del principe Lev Nikolaevic Myskyn. 

Il racconto inizia con il suo viaggio di ritorno in treno dalla Svizzera, verso San Pietroburgo: già a bordo di quei vagoni farà la conoscenza con i primi stravaganti personaggi.  

Arrivato poi in città, incontrerà la famiglia di alcuni parenti e farà nuove amicizie: comincerà così un avvicendarsi di avventure e disavventure, un intreccio di amori, relazioni, sotterfugi e malintesi. 

Ad ingarbugliare la storia, la figura di Nastasja Filippovna, donna bella, intrigante, complessa e capricciosa, della quale difficile non infatuarsi e, inevitabilmente, questo trascenderà in litigi, scontri e discussioni. 

Inizialmente arrivato a San Pietroburgo senza mezzi economici, il principe riceverà poi un'eredità da una zia, diventando benestante.  

Un susseguirsi di tanti personaggi, con nomi difficili da ricordare, spesso bisogna tornare qualche pagina indietro, specialmente in principio, per tenere il passo con la storia e tenere a mente i nomi; poi però, piano piano, ci si affeziona ad ognuno di loro; Dostoevskij li descrive contemplando il lato buono e quello cattivo, la dualità di luce e oscurità che c'è in loro, come anche in ciascuno di noi, rendendo ogni personaggio autentico.  

E poi c'è lui, l'idiota, il protagonista del romanzo, il principe Myskyn, che invece è l'incarnazione del buono: in lui non c'è nulla di cattivo, non c'è malizia, né perversione, ecco perché tutti lo scambiano per un idiota; ma a lui non importa, il suo cuore è puro, sincero ed è sempre cortese con tutti; pur essendo un uomo malato, rimane autentico e, cercando di comprendere la vita dei suoi nuovi amici russi, dopo aver vissuto in Svizzera per molto tempo per essere curato, cerca di aiutarli a risolvere i loro problemi.  

Mentre leggi le pagine di questo libro pensi a quanto sarebbe bello e allo stesso tempo utopico essere come lui e a quanto vorresti assomigliargli, ma quanto, nella vita reale, una figura di una tale bellezza ed ingenuità verrebbe schiacciata dalla società.  

Dostoevskij, in questo capolavoro, si prefigge l'idea di descrivere un uomo totalmente buono, in mezzo ad una società intrinseca di bene e male: impresa non facile, ma dal risultato eccellente, vista la magnificenza di questo libro.  

 Ogni personaggio, per quanto secondario, ha la sua importanza: nessuno, nel corso del racconto, sarà di minor rilievo.  

"L'idiota" è un romanzo lungo, complesso, a volte lento; la trama è intricata, lo stile di Dostoevskij è carico di particolari e alcuni episodi vengono descritti con tanta, forse troppa, minuzia. 

Eppure è uno di quei libri che ti tiene incollato alle pagine, che non smetteresti mai di leggere, per vedere come prosegue, che ti fa innamorare dei personaggi, che vorresti non finisse mai, che ti fa sentire immerso nella storia e che ti fa avvertire la mancanza quando ne hai terminato la lettura.  

E il principe Myskyn ti rimarrà nel cuore per sempre, perché d'altronde, lo dice Dostoevskij... La bellezza salverà il mondo... 


genere: narrativa


mercoledì 27 agosto 2025

DIMMI DI TE

 





Dimmi di te – Chiara Gamberale -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

Dimmi di te… che fai adesso?  

Che ne è stato dell'adolescente delle scuole superiori?  

Come ha fatto quel ragazzo a diventare un adulto?  

Sei riuscito a conciliare i sogni con le responsabilità della vita reale?  

Chiara è una donna confusa, che a 40 anni si ritrova con tante domande sul senso della vita e su come poter coniugare i desideri con la praticità.  

L'essere diventata madre, l'arrivo inaspettato di sua figlia, la catapulta in un mondo di doveri e responsabilità, costringendola a lasciare la sua esistenza vissuta fino a quel momento "alla giornata", per adattarsi ad una più organizzata, secondo i bisogni di un bambino.  

Tutto questo la manda in crisi e da qui nasce in lei il bisogno di sapere i suoi ex compagni delle scuole superiori come hanno affrontato la transizione dall'adolescenza alla maturità.  

Decide quindi di contattarli ed intervistarli, chiedendo loro di raccontare se hanno accettato compromessi, realizzato i loro sogni e come sono riusciti ad adattarsi alla vita. 

Inizia così un viaggio dentro se stessa, attraverso i suoi ex compagni di scuola.  

Con domande mirate o lasciando che i suoi amici le aprono il loro cuore con rivelazioni inaspettate, scoprirà che per tutti la vita è un compromesso, che nessuno ha percorso la strada senza mai inciampare o dover cambiare itinerario, che dover cercare di far stare in equilibrio cuore e mente è una prerogativa di ciascuno di noi. 

Alla fine scoprirà che proprio quella bambina che lei credeva arrivata al momento sbagliato, la aiuterà a trovare il senso di ogni cosa.  

Ho iniziato questo libro senza sapere cosa aspettarmi; mi è stato regalato ed è la prima opera che leggo di questa autrice.  

Fin dalle prime pagine ho capito che era un romanzo che avrebbe toccato le corde più intime della mia anima; le domande che si pone Chiara sono le stesse che tante volte ho pensato anche io: l'inadeguatezza, il peso delle responsabilità, il sentirsi sempre fuori luogo.  

E anche io, come lei, dai miei figli ho imparato, più che insegnato: con loro sono cresciuta e sto ancora crescendo, in loro vedo la bellezza del mondo, per loro sento l'importanza di fare alcune scelte. 

Leggere questo libro mi ha fatto bene al cuore, lo ha reso un po' più leggero; ho pensato: "allora non sono la sola a sentirmi inadeguata in un mondo che corre, mentre a me sembra di non saper neanche camminare?!” 

Chiara scrive limpido, fluido; in queste pagine si sente tutta se stessa, la sua passione, la fragilità e la forza.  

Ho amato e divorato questo libro, perché parla al cuore del lettore... Perché sembra sia scritto proprio per me!  

 "A quarant’ anni suonati scoprivo così che esistono dei momenti, nella vita, che non hanno niente, davvero niente di romanzesco. Sfugge prima di tutto a noi, il senso della nostra trama " 

genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

 


mercoledì 2 luglio 2025

UN GATTO PER I GIORNI DIFFICILI

 





Un gatto per i giorni difficili - Ishida Syou -

recensiuone a cura di Francesca Simoncelli

 

Ho sempre amato gli animali, ma mai avrei immaginato che l'arrivo di un piccolo pelosetto nella nostra famiglia portasse tanta gioia e scompiglio, quindi credo di poter affermare con molta convinzione che mi rispecchio in pieno nel libro che sto per raccontarvi.  

" Un gatto per i giorni difficili” è un insieme di storie, tutte legate da un fil rouge: una strana clinica, che si trova non si sa precisamente in quale parte della città di Kyoto e che viene trovata, grazie ad un passaparola, solo da chi ne ha veramente bisogno. 

Ad accogliere i pazienti, un'inconsueta coppia, formata da infermiera e dottore che "prescrivono" un gatto come terapia, perché secondo loro "quasi tutti i problemi possono essere curati con i gatti".  

Le storie che vengono raccontate sono molto diverse tra loro, eppure in ognuna i gatti hanno davvero un potere medicamentoso: prima di tutto perché spostare l'attenzione da se stessi all'accudimento del micio, porta la persona a vedere la vita da un altro punto di vista; poi perché la compagnia e l'affetto che queste creature riescono a donare sono veramente terapeutici.  

Così i protagonisti di questi racconti, credendo di essere loro a prendersi cura del nuovo arrivato in famiglia, saranno invece aiutati dai gatti a trovare il coraggio di cambiare quello che non va nelle loro vite.  

Questo libro è scritto in tipico stile giapponese, delicato e magico, con una sorpresa finale.  

Devo confessare che più leggo autori nipponici, più rimango affascinata dal loro linguaggio e dalla forma di espressione, a volte quasi onirica.  

Unico punto negativo sono i nomi dei personaggi, incomprensibili e impronunciabili, ma è un piccolo dettaglio trascurabile, considerando poi la bellezza del libro.  

Le storie narrano di gente alle prese con la stanchezza di una vita che non rispecchia le aspettative e la paura di non essere all'altezza: come Koga, che non riesce a riposare bene per problemi al lavoro, al quale verrà prescritta la gattina Margot; poi c'è Shuta, che si ritrova nei guai con il lavoro, al quale il dottor Nike darà come cura la piccola gattina Bi; Megumi ripercorrerà la sua infanzia e alla fine deciderà di adottare un cucciolo; Tomoka, troppo dedita al lavoro, troppo rigida nella vita, pretende troppo da se stessa e dagli altri, finché non arriveranno in suo soccorso i mici Tanku e Kutan, a stravolgerle la vita e ammorbidire la sua corazza; infine c'è Abino, che fa la geisha di mestiere, che dovrà passare attraverso la sofferenza per la perdita della sua gattina Chitose, prima di potersi affezionare al nuovo arrivato Mimita. 

Storie dolci, commoventi, piene di sensibilità: ho ritrovato in queste pagine tutto l’amore che un gattino può donare, proprio come il mio Lev ne dà a me ogni giorno. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2025

 


mercoledì 4 giugno 2025

ESERCIZI DI STILE

 




Esercizi di stile - Raymond Queneau -

Recensione  a cura di Francesca Simoncelli 

 

“Esercizi di stile” è un libro insolito, nel quale l'autore fa esperimenti linguistici.  

Un testo molto semplice, banale, di poche righe, viene riproposto in 99 varianti, ognuna con uno stile differente, nel quale lo scrittore gioca con la grammatica: ci sono molte figure retoriche, ma anche poesia, sonetti, dialetto; alcuni testi sono quasi incomprensibili, altri buffi da far sorridere, ma comunque tutti interessanti, perché fanno riflettere su come una stessa cosa può essere osservata da così tanti punti di vista differenti.  

Non ero a conoscenza di libri di questo genere: per me è stata una rivelazione e una bella scoperta; mi è piaciuto leggere, una dopo l'altra, tutte le varianti e spesso ho pensato " ma quanta fantasia, oltre alla tecnica grammaticale, ha avuto l'autore, per realizzare un'opera del genere?" 

Il libro originale è in francese, io l'ho letto in italiano, tradotto da Umberto Eco, che non ha dovuto soltanto trasporre, ma anche rielaborare alcuni testi per rendere comprensibili i giochi di parole che Queneau aveva composto. 

 Credo non sia stato un lavoro da poco, ma stiamo parlando di Eco... e lo ha fatto in modo magistrale! 

Mi sono divertita, pagina dopo pagina, a scoprire tutti i giochi di parole, ho rispolverato figure retoriche studiate a scuola e ne ho imparate di nuove.  

Ad abbellire e completare il libro, c'è il testo in francese accanto, per chi volesse mettere a confronto le varianti; ed anche io, incuriosita, ne ho lette alcune in lingua originale.  

È il primo testo di questo genere in cui mi avventuro e devo dire che ha superato le mie aspettative.  

Riporto di seguito brevi estratti di due varianti che mi sono piaciute, perché particolarmente simpatiche:  

“VOLGARE”, che Eco traduce nel dialetto romanesco  

“Aho! Annavo a magna’ e te monto su quer bidone de la Esse… Te possino! …E metti un bottone de qua’ e sposta un bottone de là e ancora un po’ ce faceva lo spacchetto” 

“DISTINGUO”, in cui Eco ha ben riproposto in italiano un gioco di parole  

“Un bel dì sul torpedone (non la torre col pedone) scorsi (ma non preteriti) un tipo (ma non un carattere a stampa) ovvero un giovinotto (che non era un sette da poco cresciuto)” 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2014

 


mercoledì 7 maggio 2025

LA BIBLIOTECA DEI LIBRI DIMENTICATI

 




La biblioteca dei libri dimenticati - Nicola Pesce  -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

“La biblioteca dei libri dimenticati” è un libro affascinante, che parla di amore, riscatto, rinascita e, naturalmente, di libri, autori e librerie.  

Leda è una ragazza del sud Italia, con un passato ed una famiglia difficili e una gran voglia di ricominciare.  

L'incontro con un signore di Venezia le darà la possibilità di riscattarsi e di realizzare il sogno di aprire una libreria.  

Da qui inizierà per lei una nuova vita, tante avventure e nuove amicizie.  

In questa libreria scoprirà una biblioteca segreta, dove vengono custoditi i libri sconosciuti di autori di epoche passate e proprio qui troverà un passaggio per tornare indietro nel tempo e si troverà a passeggiare per San Pietroburgo con Dostoevskij e per Recanati con Leopardi e avrà l'onore di conversare con loro.  

Ad intrecciarsi con la protagonista, c'è la storia di un gatto nero che, rimasto solo, cerca il suo posto nel mondo e, dopo varie avventure e disavventure, si ritrova davanti la libreria di Leda, diventandone anche lui un frequentatore. 

Di questo libro ho apprezzato in particolar modo tre cose: 

-il fatto che Leda sia una ragazza "normale", non una di quelle protagoniste alte, belle e magre: insomma lei è una persona con la quale chiunque di noi si può identificare; 

-il fatto che il gatto parli in prima persona, quindi il lettore può essere coinvolto al meglio nelle sue vicissitudini, nei suoi pensieri, nelle sue riflessioni;  

-infine, il fatto che sia un romanzo che parla di libri e di scrittori, dettaglio che io amo particolarmente. 

Devo dire che è stato un bell'azzardo per l'autore far parlare scrittori del calibro di Dostoevskij e Leopardi, prendersi la responsabilità di pensare cosa loro potessero dire se avessero avuto una conversazione così surreale con una donna del nostro tempo. 

 Il libro, secondo me, è scritto bene, è scorrevole, pieno di dettagli e descrizioni. 

 Fin dalle prime pagine, ci si affeziona a Leda e al micio, poi, via via, a Riccardo, Donatella, Andrea... Chi sono? direte voi. 

Leggete il libro, se lo volete sapere!  

Posso anticiparvi che quando arriverete all'ultima pagina, avrete l'impressione che siano dei cari amici, che state salutando con un ciao, non con un addio.  

È una di quelle storie che ti cattura emotivamente e, ad ogni frase, ridi, ti arrabbi e trattieni il respiro insieme ai personaggi; quando pensi di essere già abbastanza coinvolto, ecco che appare la biblioteca dei libri dimenticati e tu rimani a bocca aperta e un attimo dopo passeggi insieme a Leda e Dostoevskij, quasi fossi né “Le notti bianche”. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024

 


mercoledì 19 marzo 2025

LE RAGAZZE DELLA TERRAZZA

 




Le ragazze della terrazza – Mirella Pieroni -

recensione a cura di Francesca Simoncelli

 

“Le ragazze della terrazza” è una raccolta di racconti, incentrata sul tradimento, nell'accezione più ampia del termine. 

Delle amiche si riuniscono sulla terrazza di una di loro, per farle compagnia e aiutarla a superare un momento difficile che sta vivendo, anche se lei non gradisce molto né la loro presenza, né tantomeno i consigli che le danno.  

Rimasta finalmente sola, decide di iniziare a scrivere, utilizzando i nomi delle sue amiche, per raccontare di donne che, ognuna in un modo diverso, dovranno affrontare un tradimento: da parte di un uomo, della vita o del destino.  

Sono racconti commoventi, che portano il lettore a riflettere su argomenti delicati come l'aborto, la morte, la genitorialità e l'infedeltà.  

In ognuno di loro ho simpatizzato con la protagonista, in qualcuno ho trovato qualcosa di me stessa, ma comunque in tutti il filo conduttore è la sensibilità d'animo dell'autrice, che trapela da ogni sua parola.  

Mi sono piaciuti in particolar modo i racconti "Alessia", dove ho apprezzato il triplice finale; "Erika", che è stato oltremodo commovente; e “Francesca”, per il quale ho provato una particolare empatia. 

Avrei voluto che alcuni racconti fossero più articolati: la scrittura di Mirella è così coinvolgente che mi sarebbe piaciuto sapere di più su queste donne e sulle loro vite, le loro storie. 

Racconti nati da un'ispirazione e lasciati per tanti anni in un cassetto, l'autrice ha poi trovato finalmente l'ardire di pubblicarli, per nostra fortuna, oserei dire, perché sarebbe stato un peccato se fossero rimasti nascosti agli occhi del mondo. 


genere: narrativa

anno di pubblicazione: 2024