Tutti i colori del buio - Chris Whitaker –
recensione a cura di Lilli Luini
Impossibile dare a questo romanzo
un’etichetta di genere, ma è sbagliato anche dire che non è. Meglio affermare
che non è solo un romanzo di formazione, non è solo un giallo, non è solo un
mistery. In realtà bisogna abbandonare tutte le definizioni e chiamarlo
semplicemente “romanzo”, 700 pagine, 30 anni di dimensione temporale, quasi
tutti gli Stati Uniti come dimensione geografica, anche se il centro attorno a
cui ruota questo mondo è in periferia, nel Missouri, dove la vicenda prende
inizio nel 1975.
Joseph Macauley, detto Patch, ha
13 anni quando, camminando nel bosco, salva casualmente la giovane Misty da un
rapimento. Viene portato via al suo posto e rimarrà oltre un anno nelle mani
del suo sequestratore, in una cantina, al buio e solo, tranne per una ragazza,
la misteriosa Grace, che ogni tanto lo raggiunge e gli racconta un mondo che
Patch non ha mai visto.
Il linguaggio estremamente
poetico di Whitaker in questa fase dà il meglio di sé: ero così presa a
visualizzare le sue descrizioni che solo molte pagine dopo mi son resa conto
che forse quei racconti così vividi contenevano degli indizi per la trama
poliziesca.
Non è un caso che questo si
annoveri tra i pochissimi libri in cui non ho intuito nessuna delle soluzioni
che verranno alla fine: intendiamoci, la vicenda su cui si snoda l’indagine è
molto interessante ma è popolata di personaggi di cui l’autore si occupa in
profondità, nessuno stereotipo, nessuna frase fatta e neanche nessuna ricetta
semplificata. Chi legge è profondamente immerso in loro e nel loro vivere,
tempo per le ipotesi ne resta poco e così scappano i collegamenti.
C’è anche da sottolineare una
certa bravura dell’autore a tenere le carte coperte senza darlo a vedere. Ci
sono personaggi su cui ho avuto dei dubbi, ma alla fine era giusto avere il
dubbio solo che il segreto che celavano andava in tutt’altra direzione.
Tornando a Patch: a salvarlo è la
sua amica, Saint Brown, apicultrice in erba che diventerà poliziotta. Ma lui
non tornerà mai completamente da quell’anno vissuto al buio, continuerà a
cercare Grace e la sua ricerca si estenderà a tutte le ragazze scomparse. Senza
pesare in digressioni didascaliche, Whitaker affronta il tema del trauma. In
mezzo a romanzi consolatori, dove chi torna dal buio supera il momento e
riprende serenamente il proprio percorso, ci mostra come ciò non sia possibile,
come anche nella migliore delle ipotesi la vita resti divisa tra il prima e il
dopo.
Patch trova il suo linguaggio
nella pittura e il suo scopo nella ricerca di Grace, ma è ben consapevole di
creare sofferenza a chi lo ama. Saint innanzitutto, la cui vita è ugualmente
divisa in un prima e un dopo, così come quella di Misty, la ragazza che ha
salvato.
Non ha difetti la scrittura,
neppure il modo di raccontare, non spettacolarizza il dolore, non indulge in
dettagli macabri, li lascia intuire nello scorrere della narrazione.
Se qualcosa non mi è piaciuto,
sta in qualche scelta di trama che vede coinvolto Patch in azioni di cui,
secondo me, si poteva fare a meno, trovando soluzioni differenti ed evitando la
classica domanda del lettore “ma capitano tutte a lui”.
Altre cose potrebbero disturbare
i lettori, soprattutto coloro che lo aprono convinti che sia un thriller: non
lo è, assolutamente, ci sono tante descrizioni, a volte il ritmo rallenta di
molto, cosa che ai giallisti non piace. Come ho detto sono 700 pagine circa, la
storia si svolge in un arco di tempo molto lungo e quindi la narrazione ha dei
salti temporali.
Girano recensioni che lo
acclamano come un capolavoro. Io credo che sia un bel romanzo, superiore alla
media ma per il momento mi fermerei qui.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 726
editore: Einaudi

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