lunedì 26 gennaio 2026

SCIALACCA





Scialacca - Kristine Maria Rapino -

recensione a cura di Connie Bandini


L’abruzzese Kristine Maria Rapino, attraverso una prosa densa, evocativa e squisitamente sensoriale indaga il tema universale del ritorno e del perdono familiare con una scrittura che mescola con naturalezza introspezione e concretezza.

Francesco Lomonaco torna nella casa di famiglia, sulla costa adriatica, nel cuore di un territorio che conserva ancora l’odore del sale e delle ferite non rimarginate. Al suo fianco c’è Aria, una ragazza albina, fragile e intensa, chiamata ad accompagnarlo nel difficile percorso di disintossicazione. Aria è una presenza che guida, senza giudicare. Anche lei, però, custodisce nel silenzio un dolore, generato da una storia taciuta.

Ad accoglierli, una famiglia che nel frattempo ha imparato a sopravvivere senza Francesco: una madre dolce esattamente come tanto tempo prima, un padre chiuso in sé e poco loquace e un fratello maggiore, Gillo, un tempo protettivo, oggi corazzato da rancore e disincanto.

È quest’ultimo, insieme alla fabbrica di fuochi d’artificio, il vero epicentro del romanzo. Quel luogo, fisico e simbolico insieme, è stato teatro di un passato doloroso e proprio lì, dove la polvere da sparo incontra l’acqua stagnante, si sedimentano i ricordi, le colpe e gli affetti sospesi.

La scialacca diventa così una potente metafora di ciò che resta: uno spazio dove il tempo non guarisce ma preserva la memoria, come una rete in cui si impigliano gli oggetti perduti e i legami che non si è riusciti a lasciar andare.
Tornare in quel luogo, per Francesco, significa affrontare i fantasmi del passato.

Il romanzo si muove su un equilibrio delicato tra il visibile e il taciuto, tra il gesto quotidiano e l’abisso interiore. Il dramma che ha spezzato i rapporti tra Gillo e Francesco aleggia fin dalle prime pagine: non viene subito esplicitato, ma si avverte come un nodo che stringe l’aria e condiziona ogni parola.

L’incontro tra i due fratelli Lomonaco è un lento avvicinamento, fatto di diffidenza, rabbia e affetto che non ha smesso di covare sotto la cenere. Sarà necessario un ponte tra i due per operare una vera e propria rinascita.

In un’intervista, Kristine Maria Rapino racconta che il personaggio di Francesco nasce da un incontro reale: un tossicodipendente conosciuto durante la sua esperienza come volontaria accanto ai senzatetto, morto pochi giorni prima di entrare in comunità. Scrivere, quindi, diventa un modo per restituirgli una seconda possibilità e un diverso destino.

E così il romanzo si fa omaggio a tutti gli invisibili che popolano le nostre città e le nostre coscienze. Rapino mostra con delicatezza e rispetto l’autenticità della caduta e del perdono, parla delle assenze che segnano, dei silenzi che pesano e della possibilità — fragile ma reale — di trovare la luce anche nei luoghi più oscuri.


genere: narrativa

anno di pubblicazione. 2025

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