Le vie dell’Eden – Eskhol
Nevo -
recensione a cura di Lilli Luini
Romanzo divise in tre parti – o
tre lunghi racconti – come già accaduto per una delle più famose opere
dell’autore israeliano, Tre piani. Le storie sono indipendenti, ma legate da un
fil rouge. Nella prima, un musicista con un doloroso divorzio alle spalle e una
figlia amatissima, viene coinvolto in una vicenda oscura da una donna appena
conosciuta. Nel secondo, uno stimato medico in lutto finisca accusato di
molestie sessuali da un’allieva. Nel terzo, una donna va a passeggio con il
marito ma ad un certo punto lui le consegna il proprio telefono, entra in un
frutteto e scompare.
Ognuna delle tre storie è una
confessione, unica via per la redenzione e l’ingresso nell’Eden. Ma che cos’è
questo Eden? Il frutteto in cui entra e scompare Ofer fa riferimento a una
storia del Talmud, in cui quattro maestri entrano nel Paradès, il giardino di
Dio, da cui uno solo uscirà incolume. Ma Nevo è laico e quindi questo Eden
resta indeterminato, indefinito, un luogo in cui non ci sono risposte. Del resto,
tutto il romando è costruito sull’indeterminatezza. Ascoltiamo ciò che ci
dicono i tre protagonisti, empatizziamo con loro ma non riusciamo a credere
fino in fondo alla loro versione dei fatti. L’impressione di venire manipolati
è lì, in sottofondo e non ci abbandona. Se le vicende hanno la suspence di un
thriller, si discostano dal genere proprio perché non ci sono certezze sulla
colpevolezza o l’innocenza. Nel cercare le parole per confessare
l’inconfessabile, le tre voci narranti ci mettono di fronte a una matassa
inestricabile di ricordi, segreti, mezze verità.
Omri, Caro ed Heli – questi i
loro nomi – vengono fotografati e scandagliati nel momento in cui tutta la loro
vita vacilla, in cui si trovano di fronte all’ambiguità. È un tema ricorrente
nella narrativa di Nevo, che ci mostra come anche nelle vite più normali –
quelle che lui identifica con il termine di Borghesistan – si annidino nodi
oscuri che non sappiano se è come e quando deflagreranno, magari smossi da
avvenimenti irrisori, casuali, che addirittura sottovalutiamo nel momento del
loro accadere.
E ancora, Nevo riesce sempre – al
di là delle vicende narrate – a darci un quadro dell’incertezza del nostro
tempo. Va rilevato che questo libro è stato scritto interamente nel periodo
della pandemia, in cui tutti noi mai avremmo pensato di ritrovarci nel tempo
dello strapotere della scienza.
Insomma, in conclusione,
l’ennesimo, splendido libro di uno dei migliori scrittori del nostro tempo.
genere: narrativa
anno di pubblicazione: 2022

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