Gli invisibili - Pajtim Statovci
Pajtim
Statovci, albanese sfollato dal Kosovo in Finlandia a causa dei conflitti
jugoslavi degli anni Novanta, ha scritto un'inquietante e potente indagine
sulle vite travolte dalla guerra e dalle sue conseguenze, sollevando
interrogativi sulle nefaste politiche nazionaliste che ne sono alla base e
sulle relazioni e famiglie frammentate che lascia dietro di sé; interrogativi
che appaiono tanto più attuali e carichi di emozione ora che la guerra infuria
di nuovo nell'Europa orientale.
Sebbene il
libro sia scritto in finlandese, la lingua della sua patria adottiva,
Statovci si ispira al cupo "realismo magico" di romanzieri
dell'Europa orientale, fondendo passaggi di inquietante brutalità e abuso con
voli lirici sull'amore erotico e fugaci momenti di condivisione. Nonostante la
trama principale sia la storia di Arsim, un giovane albanese del Kosovo,
aspirante scrittore, costretto a fuggire da Pristina nel Kosovo con la moglie e
figlio, il romanzo crea una narrazione ricca e stratificata alternando le
confessioni in prima persona di Arsim a passaggi in corsivo, il cui
interlocutore non viene esplicitamente nominato ma sembra essere Milos, lo
studente di medicina serbo che Arsim aveva incontrato e di cui si era
innamorato a Pristina nel 1995 e con cui aveva
cominciano una relazione clandestina, sebbene avesse a suo tempo,
obbediente alla tradizione, accettato di sposare Ajshe.
La
morale comune non può tollerare lo scandalo del loro amore. Ma non è solo la
società civile che li condanna a essere invisibili. È la guerra a separarli
definitivamente, a decretarli nemici e a renderli anche invisibili l'uno
all'altro. Questo nella prosaica realtà, ma non nello struggente attaccamento
al desiderio e al sogno a cui entrambi restano fedeli (pur sapendo che “i
sogni corrono dietro alle menzogne che diciamo a noi stessi”).
Vivranno condizioni molto diverse, Arnim da esule con la sua famiglia,
Miloš da medico di guerra, ma avranno in comune la progressiva devastazione
delle loro vite. L'odio per se stessi, la disgregazione dei desideri, la paura,
il buio intorno e dentro fino al compimento dei loro diversi destini, quando la
Storia divorerà le loro storie.
Arsim,
aspirante scrittore, mette a punto una confessione cupa e oscura che sfida il
lettore, rivelando verità terribili. Conducendo un'esistenza vuota come operaio
immigrato e padre riluttante, Arsim è vittima della guerra e dello
sradicamento, ma anche dell'omofobia che lo porta a reprimere la sua vera
natura e ad abbandonare Milos, con la sua bussola morale frantumata da processi
di emarginazione che lo trascinano impotente in avanti. Mentre Miloš,
tormentato dagli orrori vissuti. nei suoi brevi capitoli allucinatori e
claustrofobici, mostra un uomo che si sta sgretolando. I ricordi della sua infanzia infelice e delle
sue orribili esperienze come chirurgo in prima linea in guerra si intrecciano
con estratti di miti e folclore, che amplificano la tragedia conferendole un
carattere universale e allontanano ancora una volta l'esperienza del lettore
dal realismo lineare convenzionale.
"Forse
la felicità è sapere che non esiste. E la tristezza è la saggezza di
sopportarlo".
Arsim
si imbatte in una sordida relazione con un'adolescente, che lo mette nei guai
con le autorità e lo porta in prigione e all'espulsione. Scontata la pena e
tornato a Pristina, rifiutato dalla moglie e dalla famiglia, Arsim inizia a
recuperare un senso di autodeterminazione, trovando un lavoro e reiscrivendosi
all'università per riprendere gli studi letterari. Decide anche di ritrovare
Milos, ma qui il romanzo si discosta dall'ovvio arco narrativo del lieto fine e
della risoluzione redentrice della trama per i due protagonisti. Gli
invisibili si trasforma da un'anticipazione onirica del futuro in una tesa
negoziazione del passato. Solo sfuggendo al circuito anestetizzante della
fantasia, suggerisce Statovci, possiamo iniziare a sopportare la realtà.
Quando
lo ritroviamo, Milos è profondamente segnato dalle esperienze vissute al
fronte, un uomo indifeso e incapace di parlare, ridotto a un guscio vuoto. Con
un gesto sconvolgente, Arsim si distacca dal suo passato, rendendosi conto che
il loro amore non potrà mai essere rianimato. Se si può dire che il libro abbia
un lieto fine, questo risiede nel fatto che Arsim trova la sua strada come
scrittore, ironicamente facilitato da un regalo d'addio in denaro da parte
della sua ex moglie.
Il
titolo originale del libro che risuona in tutto il testo è Bolla: spettro,
creatura ignota, straniero. Un titolo che indica l'ambiguità, l'impasto di bene
e male di cui è fatto l’uomo: un accordo tra dio e diavolo, come si legge nella
premessa, tratto da una storia della mitologia albanese e del folklore locale.
Bolla è sia la creatura serpentina simile a Satana che apre gli occhi solo una
volta all'anno e poi divora ogni essere umano che la vede, sia come compare nel
primo racconto scritto da Arsim in cui fa amicizia con una ragazza cieca, i due
si accordano per incontrarsi ogni anno, nel pieno della primavera, nella stessa
foresta, sullo stesso sentiero e la bolla diventa per entrambi un simbolo di
speranza che il loro rapporto segua lo stesso percorso. Ma bolla significa
anche estraneo, alieno e, alla fine è trasformato in mostro dalla guerra, che
sia Arsim che Milos diventano in diversi momenti della narrazione. Questa parte
simbolica del libro sottolinea in modo toccante la sottile linea di confine tra
bene e male.
A
volte è come se il male che vedi diventasse il male che fai.
Pur
svolgendosi sullo sfondo della guerra, il conflitto stesso viene menzionato
solo fugacemente. Statovci sceglie invece di concentrarsi sulla persistenza
delle lotte personali e sul costo umano della guerra, in particolare sui temi
dello sradicamento e del trauma. Infatti, uno dei maggiori punti di forza del
romanzo è la complessità dei suoi personaggi. Anche un personaggio sottotono e
marginale come Ajshe, la moglie devota e sottomessa di Arnim, silenziosa
custode della tradizione, ha una evoluzione personale sorprendente.
Sebbene
entrambi gli uomini siano capaci di grande tenerezza e generosità quando sono
insieme, Statovci non esita a mostrare i loro lati oscuri. La costante
pressione e il risentimento di dover nascondere i suoi veri sentimenti al mondo
spingono Arsim alla violenza e alla crudeltà – soprattutto nei confronti della
moglie, mentre Milos, un tempo animo gentile determinato a diventare medico, è
ridotto a un'ombra di se stesso dagli orrori che subisce come soldato al
fronte. È una testimonianza della sottigliezza e del realismo dello stile di
Statovci il fatto che, nonostante gli innegabili difetti e le azioni
imperdonabili dei personaggi, ci ritroviamo comunque a fare il tifo per loro,
sperando che alla fine trovino la felicità.
Alla fine del libro, comprendiamo che l'unico modo per fare i conti con il
passato è abbandonare ogni speranza o aspettativa per il futuro, e accettare
invece l'impossibile bruttezza della realtà. Dopotutto, "se tutti
ottenessero ciò che desiderano, esisterebbe ancora una parola per descrivere il
desiderio?".
La
prosa di Statovci è uno strumento sinuoso e flessibile, capace di rendere
ugualmente bene la brutalità viscerale del conflitto, la desolante anomia della
vita cittadina del dopoguerra e la sensualità compulsiva di una storia d'amore
segreta. Il suo stile elevato spesso trova metafore efficaci e sorprendenti
rendendo il testo così affascinante per la sua assoluta cupezza, ma la
straordinaria bellezza del linguaggio lo rende in qualche modo trascendente.
C'è una componente magica in questa scrittura, perché trabocca di significato,
ma al tempo stesso è piena di moderazione; è così fantasiosa, ma anche
realistica. Credo che la chiave sia che Statovci non scrive per giudicare o per
istruire, ma lascia che sia il lettore a valutare i personaggi che porta in vita. Il
libro ricorre ad alcuni cliché e stereotipi tipici delle narrazioni omosessuali
(in particolare per quanto riguarda le storie d'amore sfortunate e gli abusi
infantili), ma la profonda comprensione di un periodo spesso trascurato della
storia recente e l'originalità della narrazione oscurano qualsiasi iniziale
sensazione di familiarità.
I
momenti più intensi emergono quando descrive gli effetti totalizzanti della
paura legati alla situazione di Arsim, rifugiato in esilio. "Chi cresce
con la paura non impara mai a vivere senza di essa", afferma Arsim.
"È il vicino che trova un parcheggio migliore perché questo è il suo
paese, non il tuo; è chi porta a spasso il cane e ti saluta con un cenno del
capo, strizzando gli occhi, non per salutarti, ma perché sei uno
straniero". Statovci, la cui famiglia fuggì dal Kosovo in Finlandia
quando lui aveva due anni, descrive l'identità di un rifugiato non come un
abito che si può modificare facilmente, ma come una pelle di cui ci si può
liberare solo con grande difficoltà.
Bolla parla di guerre
interiori e guerre esteriori. Lo sfondo della relazione tra Arsim e Miloš
rispecchia le loro guerre interiori, fatte di paura, vergogna, alienazione
culturale, separazione forzata e persistenza del trauma e mostra come gli
individui arrivino a perdere l'empatia per gli altri a causa della tensione
derivante dal vivere in circostanze terribilmente tese e dal trauma
postbellico. Sebbene questo romanzo inizi come una storia d'amore, si trasforma
gradualmente in qualcosa di più complesso, sinistro e devastante mostrando come
l'istinto di sopravvivenza possa corrompere completamente un individuo.
"Non
conosco niente di più snervante del crollo emotivo che si prova quando ci si
rende conto di essere disposti a fare qualsiasi cosa, a dire qualsiasi cosa,
pur di recuperare anche solo una minima parte di ciò che un tempo era così
abbondante."
Un
romanzo intenso, forte, con una cifra stilistica ben definita e un percorso
narrativo non banale.
Questa storia ci mostra i nervi scoperti del dolore, ci racconta del coraggio
di resistere e della resa, della miseria e della meraviglia di essere umani,
perché, nonostante l'orrore, alla fine è la compassione ad averla vinta.
Il
libro ha vinto il Premio Finlandia 2019 e il Premio Grinzane 2022
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2021
pagine:200
editore: Sellerio

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