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giovedì 24 settembre 2026

QUANDO LE GRU VOLANO A SUD

 




Quando le gru volano verso sud - Lisa Ridzen -

Recensione a cura di Miriam Donati

 

"Sento l'impulso di alzarmi, di battere un pugno sul tavolo e dirgli che farò quello che diavolo mi pare. Che sono il capitano di questa nave. Ma non lo faccio, perché non sono un capitano. Sono un fagotto legato all'albero maestro durante una tempesta."

 Quando le gru volano verso sud è un'opera di narrativa contemporanea ambientata nella comunità rurale della Svezia settentrionale.

Un uomo, un figlio, un cane.
All’uomo, Bo, ottantanovenne svedese, sta per scadere il tempo. Eppure il tempo è una delle poche cose che gli restano; la sua mente è abbastanza lucida, ma il suo corpo lo sta abbandonando, dorme tantissimo e la sua tranquilla esistenza è interrotta solo dalle visite quotidiane dell'équipe di assistenza domiciliare. Le sue mani presto saranno troppo deboli per aprire il prezioso barattolo che custodisce la sciarpa della sua adorata moglie, Fredrika, malata di Alzheimer e che si trova in una casa di cura, sciarpa che conserva ancora il suo profumo.  Suo figlio Hans lo va a trovare regolarmente e Bo vorrebbe parlare con lui, aprirsi, vorrebbe ricucire il rapporto prima che sia troppo tardi per dirgli quanto gli vuole bene, quanto è orgoglioso di lui. Ma fatica a essere onesto e trasparente. Fortunatamente ha ancora il suo amato levriero Sixten a fargli compagnia, sebbene non sia più in grado di prendersi cura del cane adeguatamente.  Hans vorrebbe che se ne separasse perché non è sicuro per lui portare Sixten nel bosco, come ha sempre fatto, sebbene ci provi ripetutamente perché il cane è la sua ancora di salvezza.
La minaccia di perdere Sixten crea tensione tra lui e il figlio e scatena in lui un turbine di emozioni che lo portano a ripensare alla sua vita, alla sua paternità e al modo in cui esprime il suo amore.

La narrazione si snoda per date, come un diario, con passaggi in terza persona, quasi in un flusso di coscienza, in cui Bo condivide pensieri, ricordi, opinioni e preoccupazioni come se stesse parlando con Fredrika. A questi si alternano i commenti che descrivono le condizioni fisiche di Bo, lasciati nel diario dagli assistenti che vengono a trovarlo quattro volte al giorno, gli preparano i pasti, lo lavano e, in qualche occasione, anche se non di competenza, portano fuori Sixten. Questi commenti permettono di conoscere ciò che Bo non dice direttamente.
Bo è spesso comprensibilmente arrabbiato. Chi sono queste persone per continuare a dirgli cosa fare? Non si farà la doccia se non ne ha voglia. Perché dovrebbe mangiare se non ha fame? E naturalmente può portare fuori il suo cane da solo. Lo ha sempre fatto. Ma, in realtà, è impotente perché, sempre più spesso, è suo figlio Hans a prendere decisioni al posto suo. Bo, inevitabilmente, detesta questo ribaltamento di ruoli e usa il broncio per protestare perché è l'unica strategia che gli è rimasta.

Sixten dà a Bo un enorme conforto mentre dormono insieme sul divano antico in cucina, ma ovviamente, il lettore sa, per quanto tragico sia, che Hans ha ragione. Questa non è una vita adatta a un cane attivo e ha bisogno di essere adottato da una famiglia che possa prendersi cura di lui adeguatamente. D'altra parte, si percepisce il dolore di Bo all'idea di rimanere senza cane.

Hans è un personaggio interessante che conosciamo solo attraverso gli occhi di Bo e dei ricordi della sua infanzia. Bo è sempre stato determinato a essere un padre migliore del suo, un padre prepotente e violento. Ciononostante, lui e Hans hanno sempre faticato a comunicare liberamente. Il lettore riesce a vedere oltre le apparenze e a capire che il giovane sta facendo del suo meglio in una situazione difficile, soprattutto quando vanno a trovare Fredrika o partecipano al funerale del migliore amico di Bo, Ture, che, insieme a Ingrid, l'assistente preferita di Bo, sono le uniche persone con cui Bo ha un dialogo. Ingrid lo incoraggia senza essere condiscendente. Addirittura porta Sixten fuori per un breve periodo, cosa che sicuramente non rientra tra le sue mansioni.

Anche Ture, con cui Bo ha condiviso una vita di lavoro ed amicizia si fa aiutare da degli assistenti e i due amici si raccontano le loro esperienze al telefono.

Bo passa parte del suo tempo dormendo o mezzo addormentato. I suoi ricordi sono come sogni, ma questi si insinuano anche nel suo stato di veglia. Ripensa alla sua infanzia, alla casa in cui ha vissuto da bambino, al padre irascibile e autoritario, alla madre affettuosa, alla moglie amorevole, all'amicizia di una vita con Ture e al figlio Hans, quando era piccolo. Spesso, al risveglio, si sorprende di trovare un panino accanto al letto o Hans che gli riempie il frigorifero di cibo. Sebbene la sua vita interiore rimanga vivida, trova sempre più difficile esprimere i suoi bisogni agli altri o entrare in contatto con suo figlio,

La ricca vita interiore di Bo non corrisponde a ciò che vedono i suoi assistenti e suo figlio. La dicotomia è toccante e straziante, sebbene il corpo umano possa indebolirsi, la mente e lo spirito rimangono giovani.
Attraverso il suo punto di vista in prima persona, Bo accompagna il lettore attraverso una moltitudine di emozioni: la rabbia verso Hans per aver pianificato di portare via Sixten, l'imbarazzo di dipendere dagli assistenti per i suoi bisogni intimi, il dolore per il fatto che Frederika non riconosca più i suoi cari, la gioia per le interazioni con il suo migliore amico, il rimpianto di non aver avuto un buon rapporto con il padre defunto, o l'ansia di non riuscire a dire a suo figlio tutto ciò che desidera prima che arrivi il suo momento.
Lisa Ridzén, dottoranda in sociologia, apporta al suo romanzo d'esordio sia una solida preparazione accademica sia un profondo legame personale perché la storia è ispirata dagli appunti che l'équipe medica che si prendeva cura del nonno dell'autrice ha lasciato alla famiglia mentre lui si avvicinava alla fine della sua vita.   

Ridzen cattura ogni emozione alla perfezione: lo smarrimento, la confusione, la rabbia verso gli altri, verso se stessi, verso la vita, il risentimento per la dipendenza dagli altri.

Bo si confonde, dimentica le cose e ha le smemoratezze che si riscontrano nella maggior parte delle persone che si avvicinano ai novant’anni. Mentre le poche gioie rimaste della sua vita vengono gradualmente eliminate, Bo perde sempre più la volontà e il desiderio di vivere.

La prosa è caratterizzata da una schiettezza tipica della letteratura scandinava, ma l'evoluzione del personaggio di Bo è avvincente, mentre fa pace con le frustrazioni a lungo covate, scoprendo che è più facile lasciarsele alle spalle.

Quando le gru volano a sud è un viaggio la cui malinconia cresce progressivamente. La domanda centrale del romanzo è al contempo universale e profondamente personale: come possiamo invecchiare con dignità in un mondo che ha una fretta impellente di andare avanti senza di noi?

La narrazione di Bo descrive come la vecchiaia non comporti solo la perdita della memoria, ma anche la perdita della mobilità, della compagnia, dell'indipendenza e della dignità. L'autrice merita un plauso per aver ritratto senza filtri il dilemma in cui si trovano tanti anziani, ma anche senza cadere nel voyeurismo. La sua scrittura è al tempo stesso semplice e delicata. Il romanzo è contemplativo, malinconico, realistico, straziante. Una meditazione potente e profondamente toccante sulla vita e sulla morte, e sulle relazioni fondamentali dell’esistenza, semplice nella sua premessa, mostra la quieta e ostinata dignità di un uomo che affronta i suoi ultimi giorni con una sincerità disarmante trovando un finale che chiude il cerchio in modo impeccabile.

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2025

pagine: 336

editore: Neri Pozza


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