Piccoli Fantasmi - Gregg Dunnett -
recensione a cura di Elisa Caccavale
Al centro della storia
raccontata in Piccoli fantasmi di Gregg
Dunnett (Nord) c'è la famiglia Martin, ancora segnata dall'omicidio della
piccola Layla, rapita e uccisa due anni prima. Il colpevole non è mai stato
trovato e l'indagine sembra ormai destinata a chiudersi senza una soluzione.
L'ispettore Kieran Clarke, che non si è mai davvero rassegnato al fallimento
del caso, decide però di tentare un'ultima strada: riportare la vicenda
all'attenzione del pubblico attraverso un programma televisivo, nella speranza
che qualcuno si faccia avanti con nuove informazioni. Intanto Gale, il
fratellino di Layla, vive il dolore della perdita in un modo decisamente
insolito: continua infatti a vedere la sorella, che gli appare sotto forma di
fantasma e sostiene di poterlo aiutare a scoprire la verità sulla propria morte.
Da questo momento l'indagine della polizia e quella, molto particolare,
condotta da Gale finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.
La premessa di Piccoli
fantasmi è interessante perché intreccia due elementi
potenzialmente molto forti: da una parte il lutto di una famiglia che non
riesce a superare la morte violenta di una figlia, dall'altra un delitto
rimasto senza colpevole. Ed è soprattutto quest'ultimo aspetto a sostenere la
lettura, ma la componente gialla segue una strada un po' diversa da quella del
classico giallo a enigma. Il romanzo non costruisce infatti tutta la propria
suspense intorno alla domanda “chi ha ucciso Layla?”: il lettore arriva
piuttosto presto ad avere un quadro chiaro di ciò che è accaduto. Da quel
momento l'interesse si sposta altrove, sul capire come la verità riuscirà a
venire a galla e, soprattutto, se sarà possibile trovare il modo di
dimostrarla. È questo meccanismo a sostenere buona parte della tensione
narrativa e a rappresentare uno degli aspetti più riusciti del romanzo: non
tanto la scoperta del colpevole, quindi, quanto l'attesa di vedere come potrà
essere finalmente incastrato.
Meno convincente risulta
invece il modo in cui viene sviluppata la componente psicologica, che pure
avrebbe potuto avere un peso molto maggiore. L'idea iniziale di Gale che
continua a vedere la sorella offriva infatti molte possibilità sul piano
emotivo: un bambino traumatizzato dalla perdita, incapace di separarsi
completamente da Layla, che continua a sentirla accanto a sé. Sarebbe stato
interessante mantenere più a lungo l'ambiguità su quella presenza, lasciando
aperta la possibilità che fosse una proiezione del dolore, del senso di colpa o
semplicemente del bisogno disperato di Gale di avere ancora sua sorella con sé.
Dunnett sceglie invece
abbastanza nettamente la strada del soprannaturale: Layla non è soltanto una
presenza nella mente di Gale, ma un vero fantasmino che compare, parla e
fluttua accanto a lui. Una scelta che finisce per sottrarre forza proprio alla
dimensione che avrebbe potuto rendere il romanzo più profondo. Il rapporto tra
Gale e la sorella morta avrebbe potuto diventare un modo per raccontare il
lutto infantile e il difficile confine tra ricordo, immaginazione e realtà;
rendendo il fantasma concreto, invece, quell'ambiguità scompare.
Per questo risulta anche
difficile considerare Piccoli fantasmi
semplicemente un “thriller psicologico”, come viene presentato. La componente
psicologica certamente c'è — il trauma di Gale, il dolore dei genitori, la
disgregazione della famiglia — ma il romanzo rimane soprattutto a cavallo tra giallo
e paranormale. Aggiungere l'aggettivo “psicologico” non cambia
il fatto che uno degli elementi fondamentali dell'indagine sia una bambina
morta che torna realmente sotto forma di fantasma.
Nel complesso, quindi, Piccoli
fantasmi è un romanzo scorrevole, con un meccanismo giallo
sufficientemente solido da mantenere viva la curiosità e con una buona idea di
partenza, ma che non riesce a sfruttare fino in fondo le potenzialità emotive
della sua premessa. Paradossalmente, ciò che manca è proprio un po' più di
“fantasma” in senso metaforico: meno Layla che fluttua accanto al fratello e
più il peso della sua assenza nella mente di chi è rimasto. Sarebbe stato un
romanzo diverso, certamente, ma forse anche più intenso e psicologicamente incisivo.
genere: thriller
anno di pubblicazione: 2026
pagine: 364
Editore: Storm

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