martedì 7 luglio 2026

IL TRENO

 




Il treno - Georges Simenon - 

recensione a cura di Rossella Lombardi


La lettura di un libro di Simenon è sempre molto gradevole ed interessante; io me la regalo quasi mensilmente; è incredibile come l’ autore , in un numero esiguo di pagine, riesca a delineare così efficacemente  e con estrema sensibilità la psicologia dei personaggi e a portare noi lettori  a riflettere  sulle ragioni delle loro scelte, senza esplicitarle, né commentarle.

Nel 1940 le truppe  tedesche , ormai in Belgio, minacciano  i confini della Francia. Così nelle Ardenne colonne di profughi lasciano le loro case  e prendono d’assalto i treni per scappare  nel sud della Francia.

Il protagonista  di questa storia  è Marcel , un giovane uomo  mediocre, semplice, apparentemente privo di qualità, miope e di salute cagionevole. Con la moglie, incinta di sette mesi e la figlioletta di tre anni, Marcel decide di avventurarsi su un treno  dove viene subito diviso dalla famiglia e caricato su carro bestiame sul quale incontra  persone molto diverse da lui che Simenon descrive con la solita precisione e maestria. Fra i tanti, incontra  Anna, una giovane donna ebrea, della quale però non saprà molto altro.

Avrei voluto esprimere tutta la mia tenerezza, per quella donna  che il giorno prima non conoscevo ma che era un essere umano e che diventava ai miei occhi l’essere umano”

 Presto i due giovani, soli e disperati, diventano inseparabili ed intrecciano  una  relazione fatta di silenzi ma scaldata da una forte passione  amorosa.

“Per la prima volta dicevo “ti amo” in quel modo e non solo con le parole, dal profondo di me stesso. Ma era poi lei che amavo  o la vita ?”

Forse Marcel si rende conto, grazie a questa relazione ,di non aver vissuto la sua vita ma di aver inconsapevolmente  recitato, di essersi lasciato vivere. Anna lo aiuta a vivere pienamente.

Molti anni dopo Marcel  lascerà uno scritto  destinato ai suoi figli nel quale racconterà questa vicenda e che  lui non è stato  per tutta la vita un uomo mediocre  ed incolore  ma che ha conosciuto la felicità, anche se per poco tempo e questo gli ha concesso di vivere davvero. “ I miei figli sapranno  così che c’è stato in me un altro uomo  e che per alcune settimane sono stato capace di provare la vera passione. In ogni caso  svelare  qui questo pensiero  recondito è qualcosa che devo a me stesso “.

Questa storia mi ha portato a domandarmi se abbiamo davvero coscienza  di ciò che siamo  e di come vogliamo vivere.  Dobbiamo aspettare che  il caso , il destino  sveli, prima di tutto a noi stessi,  chi vogliamo essere e come vogliamo vivere, oppure dobbiamo sforzarci  di sceglierlo , di volerlo fortemente ?


genere: giallo

pagine: 149 

editore: Adelphi

 

 


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